Goodmorning Brescia (119) – C’è un Paese dei Campanelli anche in provincia d Brescia

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Quelli di adesso li chiamano “musical” e spesso, come si dice in gergo, fanno a lungo cassetta.  Da Jesus Christ Superstar a Hair, da Cabaret a Moulin Rouge, da Singing in the rain a Dirty Dancing, da Notre Dame a Giulietta e Romeo, a West Side Story a Grease, a I Miserabili, a Chicago (e chissà quanti importanti e belli ne ho lasciati indietro) è stato, nel corso dei decenni, un susseguirsi di successi a Brodway, nei teatri del mondo e al cinema.

In realtà, a ben vedere, di altro non si tratta che dell’evoluzione di un prodotto che in Italia e nella Mitteleuropa della Belle Époque andava alla grande già oltre un secolo orsono.

Tecnicamente parlando, l’operetta è uno spettacolo che ricalca la struttura del melodramma con arie, recitativi, duetti. La storia dell’operetta ha radici lontane: da un lato la ballad-opera di lingua inglese, dall’altro il Singspiel tedesco e il vaudeville francese. 

Fatta questa doverosa (ma probabilmente per molti noiosa) premessa, non resta che passare  a ciò che ha ispirato questo mio post.

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Eccolo qui, di nuovo un articolo firmato da Costanzo Gatta, che (con tutta la simpatia del mondo e con rispetto parlando) è più curioso di una scimmia e ha più occhi (soprattutto -ma non solo- per tutti i personaggi, gli avvenimenti, le spigolature che girano intorno e all’interno del mondo dell’Arte, della Cultura e della Storia) del mitico Argo Panoptes, anche nella sua versione pavonica.

Questa volta, l’attenzione del giornalista del Corriere della Sera, si è puntata, appunto, sull’operetta e, in particolare sul brescianissimo Gruppo Musicale Caronte (il cui nome invero richiama più una Commedia, e per di più Divina) di Elena Trovato che questa forma di spettacolo coltiva e cerca di diffondere con tutte le proprie energie.

Domani sera, per esempio, saranno in scena a Villa Badia di Leno con  l’immortale «La vedova allegra».

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Compito non agevole, quello del Gruppo Caronte, visto che, per natura, l’operetta è tipologia di evento che richiede cast numerosi e scenari sontuosi che poco vanno d’accordo con le ristrettezze economiche che, ai nostri giorni colpiscono e costringono, ahimé!, anche impresari e teatri. Come Gatta racconta, ancora una volta, la passione e l’italica astuzia, ancora una volta (leggete il suo articolo per leggere come e perché) alla fine l’hanno spuntata, con una soluzione di grande inventiva e praticità che consente la messa in scena di eventi per così dire light.

Di mio aggiungo che, effettivamente, Brescia potrebbe fare molto di più in proposito: che di dovere, per esempio, potrebbe prendere magari in considerazione, allorché saranno pienamente operativi nuovi spazi teatrali (come quello doppio, di ambizioso progetto, del Teatro Ideal di via Milano)  di riservare in modo continuativo una serie di appuntamenti proprio al “teatro musicale” di vecchia e nuova generazione.

Lanciato il sasso… non nascondo la mano.

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A proposito dell’articolo di questo post:   «Il Paese dei Campanelli»  è un’operetta in tre atti scritta da Carlo Lombardo con la musica di Lombardo e Virgilio Ranzato, composta nel 1923 e andata in scena con successo il 23 novembre di quello stesso anno al Teatro Lirico di Milano, diretta dal compositore con Lina Di Sambon, Dina Evarist, Piero Zacchetti, Riccardo Massucci e Carlo Rizzo.

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Goodmorning Brescia (118) – Si avvicina un nuovo varo, per la motonave Hedia

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Prima era così …

 

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Poi è stato così:

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«Come andrà venerdì prossimo, quando si andrà in scena non mi sento di prevederlo, se non altro per scaramanzia»  mi dice Patrizio Pacioni, alla fine della conferenza che, nell’elegante Cafè Novecento di Marone, gremita di gente fino ai limiti del possibile, nonostante una pioggia battente, ha presentato ai maronesi il dramma «Diciannove + Uno», allestito e messo in scena dagli attori della Lanterna Teatrale in coproduzione con Le Ombre di Platone di Roma e Teatro Studio di Darfo Boario Terme.

«Di certo, però, neanche nelle più ottimistiche aspettative, avrei potuto immaginare quanto interesse e quanta attesa si sono venuti a creare per il nuovo esordio della drammatica narrazione del mistero che, nell’ormai lontano (ma non troppo) 1962, vide scomparire praticamente nel nulla la motonave Hedia e il suo equipaggio al completo. Diciannove italiani e un gallese, appunto» aggiunge subito dopo, visibilmente soddisfatto.

E davvero ogni cosa è andata alla grande, a partire dalla impeccabile ospitalità del Cafè Novecento, alla partecipazione numerosa e partecipe del pubblico, alla conduzione del cronista del Giornale di Brescia, Flavio Archetti, abile nel porre le domande giuste e nello scandire i tempi della conferenza. Significativa la presenza del vicesindaco Enrica Bontempi, che ha portato il saluto a nome della Giunta e del la Presidente della Commissione Cultura Tania Gheza.

Il primo intervento è stato di Pacioni che, in modo snello ma adeguatamente approfondito, ha spiegato  i principi del cosiddetto teatro d’inchiesta che ne ispirano in maggior grado l’attività drammaturgica.

Poi, a nome degli attori della Lanterna Teatrale, Carlo Hasan si è soffermato sulle difficoltà incontrate (e certamente superate, ma questo lo potremo dire solo la tarda serata del prossimo venerdì, quando calerà il sipario della prima) nell’adattare un’opera pensata per un gran numero di attori a solo pochi interpreti: lui stesso, Fabrizia Boffelli e Lorenzo Trombini.

«Una sfida che ho e abbiamo accolto con coraggio ed entusiasmo, un lavoro collettivo in cui crediamo profondamente, che abbiamo affrontato impegnandoci allo spasimo» ha sottolineato.

Com’è giusto che sia, però, la parte del leone (in questo caso della Leonessa, senza riferimenti al territorio bresciano che, dalla Sicilia, l’accoglie da anni con grande simpatia e stima per l’impegno profuso sia in campo sociale che culturale) l’ha interpretata Giusy Orofino. La sua testimonianza, viva e palpitante, sulla scomparsa dello zio Giuseppe Orofino (semplicemente Pippo per familiari e amici) e sullo sgomento della famiglia di fronte a una tragedia che ha fatto della perdita nell’ignoito un dolore ancora più acuto di una morte accertata, ha letteralmente rapito il pubblico presente. Al punto che anche dopo il termine della conferenza, in tanti l’hanno circondata, ponendole mille domande e guardando con attenzione la documentazione che aveva portato con sé: lettere, ritagli di giornali, vecchie foto in bianco e nero, capaci di dare ulteriore spessore e suggestione alla vicenda.

Ora non resta che attendere sette giorni, dopo di che la motonave Hedia, dal porto… di Marone, ripartirà per un nuovo e (ci auguriamo vivamente) lunghissimo viaggio.

 

VENERDÌ 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La Sala della Comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

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Ricordiamo, per concludere, che  il dramma «Diciannove + Uno» si è aggiudicata numerosi e significativi riconoscimenti tra i quali, in particolare, si ricorda il Premio Angelo Musco bandito dall’Associazione Il Convivio e il primo posto nel concorso Va in scena l’Autore, organizzato dalla FUIS Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Come già detto, lo spettacolo, inserito nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese  «La settimana della Cultura», andrà in scena presso la Sala della Comunità di Marone, in via Cristini 5.

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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   Bonera.2

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FaIDa Morgana – Gli sbagli, gli abbagli e i ragli del Web (6)

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Come mettere sotto i piedi la dignità, per un pugno di “like”

 

Il post è comparso con la maliziosa tempestività di chi è avvezzo a pescare e sguazzare nel torbido.

Una struggente lettera indirizzata a Marta Danisi, una dell vittime del crollo del ponte Morandi di Genova, dal suo affranto papà.

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Qualcuno (no, più di qualcuno!) ci si è anche commosso al punto di asciugarsi con un fuggevole passaggio di dita le ciglia umide di lacrime di legitima commozione.

Invece no. Si trattava solo di una fake, di una bufala, più volgare e più fetida di altre.

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L’articolo (postato in Rete da Elisabetta Ferlito, giornalista di L’Urlo News), uno dei tanti che denuncia il falso.

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Immagino lo sconosciuto vanaglorioso intento a scrivere quelle righe, concentrato nel buio rischiarato solo da una lampada da tavolo. Una maschera di finto cordoglio sul volto e, subito sotto, la malata pregustazione di quanti ingenui pesciolini avrebbero abboccato al suo schifoso amo, dei numeri che avrebbe potuto mostrare con malcelato orgoglio ai propri amici e, soprattutto, ai propri “contatti” e followers.

Farina del suo sacco? Se non altro la dimostrazione di una raffinata sensibilità creativa e di una non comune capacità di scrittura?

Macché.

Sembra che l’imbecille in cerca di gloria si sia pesantemente ispirato (per non dire che abbia copiato di sana pianta) la lettera scritta all’indomani della strage parigina di Charlie Hebdo dal genitore di una delle vittime. Per la cronaca, il “bottino” di questa bella impresa annovera quasi 4.000 condivisioni, 2.200 commenti e quasi 13.000 likes: ah, che soddisfazione!

Immaginate lo squallore, la grettezza, la mancanza di sentimenti positivi e il vuoto mentale di un individuo del genere. E, alla fine…

… alla fine, la sfortunata Marta Danisi e coloro che le volevano bne, sono stati oltraggiati crudelmente una seconda volta.

Alla fine, come sempre, in questi casi, resta solo raccapriccio e un fastidioso, acido e persistente olezzo di sterco.

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Alla prossima, Amici. Non vi farete abbindolare più da imbecilli del genere, promesso?   

 

 

 

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FaIDa Morgana – Gli sbagli, gli abbagli e i ragli del Web (4)

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I furbetti del quartierino (anti-vaccino)

Il disegno è semplice ed efficace: compare un post su facebook che , come spesso accade in certi casi, realizzato mettendo insieme (poca) verità e (molte) bugie/maliziose omissioni, si presenta diretto e suggestivo.

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Federica Livio,

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Ecco il percorso:

C’è un bambino (anzi una bambina, ora adulta, che risponde al nome di Alessandra Martinelli)  rimasto paralizzato in seguito all’inoculazione di un vaccino → Ergo: i vaccini fanno male o, quanto meno, possono risultare molto pericolosi;

Un Ente pubblico (la Regione Liguria) costretto a rifondere i danni  → Ergo: un giudice ha riconosciuto la nocività o quanto meno il potenziale pericolo rappresenato dai vaccini;

Un immunodepresso, finché non si ammala mortalmente, sta meglio di un bambino danneggiato irreparabilmente da un vaccino → Ergo: se proprio dobbiamo scegliere, meglio difendere i sani che i malati (teoria forse di stampo ugenetico ma, considerando la maggioranza dei sani sui malati, effettivamente efficace;

Alla luce dei punti elencati, il vaccino obbligatorio, oltre a una lesione della libertà di scelta, è un attentato alla salute pubblica.

Una bufala ben costruita, bisogna riconoscerlo. una fake di tipo “professionale” capace di ingannare chiunque non trovi tempo e voglia di verificare quale sia la notizia VERA. E qui, ovviamente, entra in gioco la sottoscritta.

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Prendiamo un quotidiano a caso (in questa occasione il primo che mi è capitato sotto gli occhi è La Stampa) e leggiamo una ricostruzione più completa (e LEGGERMENTE diversa di quanto accaduto.

.L’articolista, nell’ambito di un’attenta e approfondita analisi, esprime questo concetto di basilare importanza per arricvare alla realtà dei fatti:

«Anche se l’errore viene commesso, come nel caso di Alessandra, da un medico di base, quindi un libero professionista, perché quel medico – è il ragionamento dei giudici – operava per conto della Asl. è un principio rivoluzionario perché prima, anche se la colpa del medico era accertata, difficilmente quest’ultimo aveva i mezzi economici per risarcire una vittima che avesse subito i danni di una paziente come Alessandra. »

Riandiamo allora a leggere cosa ne dice la stessa Repubblica.it e ci chiariamo ancora meglio i termini della vicenda:

«Sarebbe bastato somministrarle del cortisone per evitare la reazione al vaccino. Nonostante le pressanti richieste di intervento della madre alla guardia medica di Susa e al medico di base appena sorti i primi sintomi, il caso fu trattato in modo sbrigativo, come se si trattasse di una semplice convulsione da febbre»

Ecco, avete capito? Al posto del vaccino avrebbe potuto esserci un qualsiasi farmaco capace di causare reazioni allergiche, come -per esempio- uno a base di penicillina. Ma siccome in questo caso si trattava di un vaccino, la notizia viene caricata come una pallottola nella pistola dei no-vax.

Un pericoloso proiettile che, ancora una volta, abbiamo appena provveduto a privare di ogni significato, di ogni attendibilità e, dunque, di ogni effetto.

Mi riferisco a chi ancora non ha messo a dormire il cervello, naturalmente.

 

 

Fate i bravi e non becvete tutto quello che vi versano nel bicchiere, d’accordo? Buon Ferragosto da    

 

 

 

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FaIDa Morgana: gli sbagli, gli abbagli e i ragli del web (03)

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Confesso che per scrivere questo post non ho dovuto faticare molto. In un gioco di specchi, infatti, mi limito a riportare, qui di seguito, quanto pubblicato sul proprio profilo facebook dal signor Emilio Mola (da Oria, provincia di Brindisi) che, a sua volta, si riferisce al commento (sempre fonte Facebook) del giornalista Pha Bioh in merito alla clamorosa fake spacciata da due “autorevoli” (si fa per dire)) quotidiani del profondo nordest.

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«I richiedenti asilo che protestano (e dalle foto sembrerebbe pure con un certo vigore) davanti alla Questura di Vicenza perché vogliono “Sky con le partite di calcio”. È una di quelle notizie capaci di urtare il sistema nervoso anche buonisti più convinti. Capace di farti pensare: “Ok, ma così esagerano!”.

Ti viene il sospetto che sia la bufala di un sito di fake news, poi leggi il nome della testata “Giornale di Vicenza” e “Corriere del Veneto” e devi scartare quell’ipotesi.

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Però c’è chi non si ferma al titolo e alla testata. E va a fondo. Come Pha Bioh (Repubblica, Le Iene) che, letta la notizia e “Non avendo un caso da fare” -dice lui- si è preso la briga di telefonare in Questura. E gli dicono che di questa storia di Sky non sanno nulla. E allora chiama in Prefettura: e niente, nemmeno loro. Allora telefona al Giornale di Vicenza e chiede lumi al cronista, e quello gli dice che glielo ha detto uno che però non può rivelare. “Ma con i richiedenti asilo ci hai parlato?” chiede Pha Bioh. “Non ne ho avuto il tempo” risponde l’altro.

Il Corriere del Veneto fa di meglio. Perché aggiunge alla bufala la foto di questi tizi che protestano con ferocia. Urlano. Sono incazzati neri. “Ma come?” pensi tu, per Sky tutta questa rabbia! “Ma allora siete proprio stronz…”.

Poi però, guardi meglio la foto. Cappello di lana, cappotto. E pensi che questi o soffrono veramente il clima europeo, oppure la foto, con quello che è successo lunedì davanti alla Questura, non c’entra nulla.

È tutta, insomma, una enorme montatura. Ed è la montatura più pericolosa, visti gli ingredienti di prima scelta: argomento capace di fare arrabbiare tutti, ma proprio tutti; fatto che spaventa; testate giornalistiche autorevoli.

E, infatti, la politica si scatena. I politici leghisti partono con il “Mandiamoli a casa loro!”. La gente li segue a ruota. E l’odio monta. Perché l’odio serve sempre. Perché l’odio fa vendere. E fa prendere voti. Ma finché ci saranno dei Pha Bioh in giro, giornalisti che dubitano, che non si fermano, che chiedono poi informano e diffondono, un argine sarà ancora possibile.»

Ecco. Mi sembra proprio che non ci sia niente da aggiungere.

Anzi, no: una cosa c’è: il brillante articolo dei due quotidiani veneti è stato ripreso (ovviamente senza effettuare il minio controllo di merito) da altre prestigiose (?) testate nazionali, quali Libero, Il Secolo e Il Giornale.

Chissà perché, ritengo che questo non susciti in voi la minima sorpresa.

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Alla prossima e mi raccomando: nel frattempo non abboccate alle esche dei pataccari del Web!   

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Goodmorning Brescia (116) – Il panorama dietro Monna Lisa? Un puzzle!

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Ci sono argomemnti in cui ognuno, a torto o a ragione, si ritiene in diritto di dire la sua.

Uno tra questi, senza ombra di dubbio, è l’identificazione del paesaggio che Leonardo Da Vinci dipinse alle spalle di Monna Lisa

Le campagne toscane, le colline del Piacentino, Bobbio, il Resegone, oppure uno scorcio del Lago di Garda? Il Resegone o la Corba Trentapassi? Le Prealpi, la Valle Camonica o il Montefeltro? E giù, teorie, argomentazioni, polemiche e reazioni piccate da primadonna: ogni esperto, è sicuro che sia la sua, la risposta giusta, e bolla quelle espresse dagli arti come cialtronerie, o giù di lì.

E allora?

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E allora Costanzo Gatta, ovviamente, non poteva lasciarsi scappare un’occasione come questa e, infatti, ecco che, nel Corriere della Sera uscito in edicola stamane, ha colto, come si suol dire, la palla al balzo. Elenca con puntiglio le vatie ipotesi che, espresse negli ultimo mesi, sono andate ad aggiungersi a quelle formulate in precedenza.

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Non senza avere aperto l’articolo, con uno dei suoi caratteristici ammiccamenti. accennando all’artistica malizia con la quale Leonardo decise di ammantare non solo l’enigmatica Gioconda, ma anche il contesto nel quale le fece elargire l’immortale sorriso.

Sempre che di sorriso si trattasse, perché neanche questo è certo.

Non posso però, né tantomeno voglio, concludere questo post senza esprimere anche la mia teoria: lo sfondo potrebbe essere un puzzle, e la vera ambientazione, c’è da scommeterci, è nascosta proprio dietro il bel volto dell’inconsapevole modella. 

Ah, dimenticavo una cosa.

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Sembra che anche Monna Lisa, a  quanto mi dicono, cominciando ad averne abbastanza di tutte queste polemiche, stia cercando di sottrarsi a questo dilemma di difficilissima risoluzione attraverso l’utilizzo di una certa erba medicamentosa,  naturale sì, ma che non sembra sia da annoverrasi tra quelle coltivate nelle campagne frequentate a suo tempo da messer Leonardo.  Almeno non legalmente.

Quasi quasi le telefono e lo chiedo direttamente a lei.

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Il numero di telefono? Ah, quello lo chiederò a Costanzo Gatta: sono sicuro che ce l’ha memorizzato in rubrica.

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  Bonera.2

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FaIDa Morgana: gli sbagli, gli abbagli e i ragli del web (02)

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La Fabbrica delle Falsità: istruzioni per l’uso

Ecco, cari i miei aspiranti-troll: questo articolo potete considerarlo una lezione su come si costruisce un fake.

A sinistra la notizia riportata da un sito d’ingormazione “normale”, dall’altro l’arbitraria versione immessa in Rete da un tipico profilo  “hater”:

 

 

 

 

Prima di passare a un analisi più dettagliata di questa robaccia, però, mi preme mettere in evidenza qualcosa di molto importante: mettere in bocca a una vittima, parole che non può avere pronunciato, sia a causa dell’entità delle lesioni riportate nella caduta, sia lo  stato d’incoscienza in cui versa da quel momento in poi, solo per sostenere una tesi sino a questo momento del tutto campata in aria, è sempre sbagliato. In questo caso, poi, credo che non solo sia eticamente abominevole dal punto di vista di un corretto servizio d’informazione, ma rappresenti anche, sul piano delle relazioni umane, una gravissima mancanza di rispetto per chi (come la povera Alena) giace in un letto di ospedale senza avere la possibilità di esprimere la propria versione sul reale svolgimento dei fatti.

Venendo al merito, intanto, è assolutamente falso che ci sia stato un “silenzio stampa”: tutte le TV nazionali hanno riferito con grande enfasi di questo fatto di cronaca (tra l’altro, proprio mentre scrivo questo post -sono le 14,12 di martedì 7 agosto- ne sta parlando diffusamente il TG di Sky).

Avendo, infatti,  una minima cognizione della esasperatissima situazione di conflittualità politico/sociale, che porta le opposte parti politiche a strumentalizzare ogni fatto di cronaca, pro o contro temi come la sanità, il razzismo, la violenza di genere etc. etc. non vedo come avrebbe potuto sfuggire all’attenzione dei media un fatto di cronaca di questo tipo.

In secondo luogo mi riprometto  di cercare di scoprire come mai quello che è riferito da testimoni come “litigio” venga automaticamente tradotto “tentativo di violenza” senza nessun elemento di giudizio oggettivo che possa supportare l’ipotesi espressa. Tra l’altro sono da sempre convinto che voler anticipare una sentenza da tribunale del popolo, prima che gli inquirenti legittimati a  indagare in merito, si siano espressi in merito, sia quanto di più  contrario a ogni principio giuridico oltre che al buon senso. 

Terzo, da oggi in poi, mi batterò per la difesa della grammatica della lingua italiana e l’utilizzo delle “h” dov ci vogliono, in particolare nella coniugazione del verbo avere.

Riconosco, infine, che «Sputtianiamo tutti» è sicuramente un nome azzeccato per questo profilo FB: peccato che, a essere DAVVERO sputtanati, siano solo quelli (creduloni o in cattiva fede) che raccolgono e rilanciano in Rete questo tipo di escrementi del pensiero.

 

 

   State sempre accorti, Uaiò! Ciao!  

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