Goodmorning Brescia (76) – San Faustino: tanti “singoli” fanno una moltitudine

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Giusto due parole, poi lascerò la parola alle immagini di questa giornata di festa per Brescia, immancabile richiamo e ricorrente grande appuntamento per tutti i bresciani.

Come spesso accade per la ricorrenza del Santo Patrono (questo è da tempo San Faustino per Brescia, insieme al meno ricordato San Giovita, a dimostrazione che anche tra i Santi esiste una certa gerarchia) , soprattutto in città della tipologia e della grandezza della Leonessa, o per centri di minore dimensione, ciò che “arma” la voglia di scendere in piazza e partecipare allo struscio collettivo, è il desiderio, mai sopito, di riaffermare la propria identità, sia d’individuo che di gruppo.

Una voglia che, soprattutto in una città ormai indubitabilmente multietnica e multiculturale come Brescia, assume singolari tonalità e sfumature che meriterebbero un più articolato e ponderato approfondimento.

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.Eccoci di nuovo qui.

Avete saziato gli occhi con queste belle foto?  Sì? Allora a questo punto le alternative sono due:

a) Siete forestieri. Accontentatevi di questo e rallegratevi per avere conosciuto qualcosa di più sulla Leonessa d’Italia.

b) Siete di Brescia e dintorni: infilatevi un giubbotto o un paletot e recatevi subito in centro città: così, oltre al senso della vista, potrete gratificare a suon di salamina, porchetta, formaggi e altre simili piacevolezze, anche l’olfatto e, soprattutto, il gusto. Poi, prima di tornare a casa, un bel pirlo come aperitivo ci sta sempre.

Ah, ancora una cosa!

Per chi non lo sapesse, in San Faustino, da qualche tempo, è stato individuato anche il Protettore dei single. In questo caso, a far preferire (ancora una volta) lo stesso Faustino allo sfortunato Giovita, sarebbe l’assonanza con il Santo festeggiato il giorno precedente.

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Probabilmente una sorta di rivalsa da parte di chi, il giorno. precedente, non ha avuto nulla e nessuno da festeggiare. Per alcuni però, la cosa avrebbe anche un fondamento, per così dire, di derivazione storica: la tradizione medievale che vedeva in San Faustino uno assai propenso a offrire alle giovani fanciulle l’opportunità di incontrare il futuro moroso. .

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   Bonera.2

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Goormorning Brescia (57) – San Faustino tra il giallo… e il fucsia

«Quando la vita vera è più avventurosa di un romanzo »

oppure

«Quando ci si trova a raccontare agli altri ciò che si ha persino scrupolo a raccontare a se stessi»

Forse potrebbe cominciare così una recensione del libro autobiografico «Lei, Armando» dalla presentazione del quale (in programma domani sabato 9 dicembre alle ore 17, presso il Museo Fotografico di via San Faustino 2) il sempre attento Costanzo Gatta ha preso spunto per un interessante articolo apparso sul numero odierno del Corriere della Sera, sezione cultura dell’inserto bresciano.

Solo un pretesto, appunto, perché partendo dal libro, Gatta ci accompagna a fare una passeggiata nel passato del cuore stesso di Brescia.

Sembra di sentirli rumori e odori delle vie antiche di San Faustino di mezzo secolo fa.

Quando il mondo era sporco, brutto e cattivo come lo è ai giorni di oggi, ma forse un po’ meno.

Quando il male e il vizio erano identificabili al primo sguardo, perché isolati in un ghetto, quindi sotto controllo, mentre ora serpeggiano in modo molto più insidioso in anditi urbani ed extraurbani, in strati sociali e classi culturali a prima vista insospettabili.

I protagonisti del dramma andato in scena al Carmine, alla curt dei puli, a via Pallone, via Capriolo  e vicolo Rossovera erano i soli a soffrire di emarginazione e di esclusione dal contesto sociale, perché per loro, per i “diversi”, gli altri non avevano altro che risolini di maliziosa e ironica sufficienza.

Quando erano in pubblico, però. Perché in privato, quando nessuno poteva vederli e riconoscere, da censori si trasformavano in clienti di lucciole di ogni sesso e di ogni genere.

Questa sì che è una vecchia storia che, con più poesia ed efficacia di tutti, cantò Fabrizio De Andrè nell’indimenticabile «La città vecchia»:

«Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie / quella che di notte stabilisce un prezzo alle tue voglie»

   Bonera.2

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