Goodmorning Brescia (109) – I vividi colori bresciani di Giambattista Tiepolo

Che sia un appuntamento di storia dell’arte a riempire una sala, è circostanza piuttosto inconsueta e sempre ben gradita.

Nella circostanza si è trattato della conferenza «Giambattista Tiepolo a Brescia e nel Bresciano» tenuta dalla prof.ssa Fiorella Frisoni, docente dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito del ciclo d’incontri  «I pittori veneti in Lombardia» pensato e organizzato dalla Fondazione Civiltà Bresciana.

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«L’intento di questo ciclo di conferenze non è tanto di parlare del percorso generale degli artisti ma di mettere a fuoco i loro percorsi bresciani» spiega, prima di lasciare la parola alla relatrice che, come aggiunge subito dopo, «continua a coltivare gli amati artisti (e le artiste!) bolognesi del ‘700»

«Anche se l’influsso di Giambattista Tiepolo  non è stato tale da modificare significativamente il percorso artistico locale, di certo ne ha influenzato molti artisti» esordisce la professoressa Frisoni. Poi, grazie ai suoi commenti e alle sue spiegazioni, erudite ma al tempo stesso perfettamente comprensibili e assimilabili per tutto il pubblico presente, parte un viaggio fantastico tra i siti bresciani “toccati” dalla magistrale mano: dall’Ultima Cena del Duomo di Desenzano (per il quale si può ipotizzare anch e l”intervento del figlio Gian Domenico, magari in un secondo momento)  si passa ai teleri della Collegiata di Verolanuova, alla straordinaria Pala di Folzano, per finire all’ipotesi del coinvolgimento di Giambattista Tiepolo nel ciclo decorativo del presbiterio di San Faustino, a Brescia.

È un susseguirsi di quadri con accostamenti cromatici forti e arditi (non solo per i tempi)  e accorgimenti  scenografici (i dipinti ricordano l’allestimento di un palcoscenico
in cui i toni si affievoliscono sul fondale) secondo lo stile del Maestro. Pennellate corpose,  soluzioni estetiche innovative, grandissima attenzione per i particolari, soprattutto i più singolari.Un godimento per gli occhi e un arricchimento per la mente, grazie all’analisi approfondita mail tempo stesso fresca e leggera della conferenziere: per ogni dipinto c’è un dettaglio appetitoso, e/o un riferimento storico suggestivo, un collegamento sorprendente, un gustoso aneddoto.

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Poi, inevitabilmente, nonostante le intenzioni in premessa, si arriva a discettare dello stile di Giambattista: in certe occasioni, forse, anche vagamente retorico, ma così potente da provocare autentiche accensioni cromatiche che favoriscono  sorprendenti esplosioni luminose. La nettezza dei contorni, le innovative e ardite  “prospettive dal basso”  mosse dal vento, la continuazione degli spazi oltre la struttura architettonica.

Giovedì prossimo, nella stessa sede, per lo stesso ciclo, parlerà di Tiziano il già citato professor Luciano Anelli.

Consiglio, a chi potrà, di essere presente.

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I protagonisti dell’incontro:

Fiorella Frisoni, dal 2006 insegna Storia dell’arte moderna, corso avanzato,p er il corso di laurea magistrale in Storia e critica dell’arte. Pubblicazioni più significative negli ultimi 3 anni: ♦ Una Sirani ancora più “vera” , in Elisabetta Sirani, “pittrice eroina”, 1638-1665, catalogo della mostra ( Bologna, Museo Archeologico) a cura di J. Bentini e V. Fortunati, Editrice Compositori, Bologna, dicembre 2004, pp. 76-89 [ e schede critiche, pp. 175-179, 181-183, 185-189, 198, 209, 211, 212-216, 234, 238-240, 241, 253-256, 262-265]; ♦ Spigolature nella pinacoteca Tosio Martinengo: il Seicento emiliano e altro, in Da Romanino e Moretto a Ceruti. Tesori ritrovati nella Pinacoteca Tosio Martinengo, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di E. Lucchesi Ragni e R. Stradiotti, Linea d’ombra Libri, Conegliano, febbraio 2006, pp. 35-51 [e schede critiche, pp. 114-127]; ♦ Girolamo Romanino, Pala di San Domenico, in L’ultimo Romanino. Ricerche sulle ultime opere del pittore bresciano, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di F. Frangi e R. Stradiotti, gennaio 2007, pp. 66-68; ♦ Le pale d’altare e La decorazione pittorica della Parrocchiale di Sale Marasino nel quadro del UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Settecento bresciano: gli affreschi di figura, in Storia ed Arte nella chiesa di San Zenone a Sale Marasino, a cura di F.Frisoni e A. Burlotti, FdP Editore, Marone (Brescia), novembre 2007, pp. 89-112; 135-159; ♦ Pietro Marone e Tommaso Bona: due pittori bresciano fra Moretto e Lattanzio Gambara e Pietro Marone e Tommaso Bona, le “Storie di san Pietro” nell’antica cattedrale, in Brescia nell’età della Maniera, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di R. Stradiotti ed E. Lucchesi Ragni, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, novembre 2007, pp. 81-95, 194-199 [e schede critiche, pp. 200-214]; ♦ I dipinti della Fondazione Malossi di Ome. Nuove proposte attributive, in «Civiltà bresciana», a.XVII (2008), nn. 1-2, pp. 117-132.

Luciano Anelli, originario di Brescia, si è dedicato per anni all’insegnamento delle discipline umanistiche in varie scuole, prima di assumere la Presidenza dell’Istituto d’Arte di Brescia. Ha infine assunto l’incarico di insegnamento di Teoria del Restauro e di Storia delle Tecniche Artistiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha pubblicato circa settecento articoli in giornali e riviste specializzate, prevalentemente di carattere storico-artistico, ma anche interventi di costume, curiosità e viaggi. Ha pubblicato inoltre una trentina di libri che raccolgono in monografie soggetti e pittori che prevalentemente vanno dal Tardo Cinquecento all’Ottocento.

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Goodmorning Brescia (76) – San Faustino: tanti “singoli” fanno una moltitudine

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Giusto due parole, poi lascerò la parola alle immagini di questa giornata di festa per Brescia, immancabile richiamo e ricorrente grande appuntamento per tutti i bresciani.

Come spesso accade per la ricorrenza del Santo Patrono (questo è da tempo San Faustino per Brescia, insieme al meno ricordato San Giovita, a dimostrazione che anche tra i Santi esiste una certa gerarchia) , soprattutto in città della tipologia e della grandezza della Leonessa, o per centri di minore dimensione, ciò che “arma” la voglia di scendere in piazza e partecipare allo struscio collettivo, è il desiderio, mai sopito, di riaffermare la propria identità, sia d’individuo che di gruppo.

Una voglia che, soprattutto in una città ormai indubitabilmente multietnica e multiculturale come Brescia, assume singolari tonalità e sfumature che meriterebbero un più articolato e ponderato approfondimento.

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.Eccoci di nuovo qui.

Avete saziato gli occhi con queste belle foto?  Sì? Allora a questo punto le alternative sono due:

a) Siete forestieri. Accontentatevi di questo e rallegratevi per avere conosciuto qualcosa di più sulla Leonessa d’Italia.

b) Siete di Brescia e dintorni: infilatevi un giubbotto o un paletot e recatevi subito in centro città: così, oltre al senso della vista, potrete gratificare a suon di salamina, porchetta, formaggi e altre simili piacevolezze, anche l’olfatto e, soprattutto, il gusto. Poi, prima di tornare a casa, un bel pirlo come aperitivo ci sta sempre.

Ah, ancora una cosa!

Per chi non lo sapesse, in San Faustino, da qualche tempo, è stato individuato anche il Protettore dei single. In questo caso, a far preferire (ancora una volta) lo stesso Faustino allo sfortunato Giovita, sarebbe l’assonanza con il Santo festeggiato il giorno precedente.

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Probabilmente una sorta di rivalsa da parte di chi, il giorno. precedente, non ha avuto nulla e nessuno da festeggiare. Per alcuni però, la cosa avrebbe anche un fondamento, per così dire, di derivazione storica: la tradizione medievale che vedeva in San Faustino uno assai propenso a offrire alle giovani fanciulle l’opportunità di incontrare il futuro moroso. .

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Goormorning Brescia (57) – San Faustino tra il giallo… e il fucsia

«Quando la vita vera è più avventurosa di un romanzo »

oppure

«Quando ci si trova a raccontare agli altri ciò che si ha persino scrupolo a raccontare a se stessi»

Forse potrebbe cominciare così una recensione del libro autobiografico «Lei, Armando» dalla presentazione del quale (in programma domani sabato 9 dicembre alle ore 17, presso il Museo Fotografico di via San Faustino 2) il sempre attento Costanzo Gatta ha preso spunto per un interessante articolo apparso sul numero odierno del Corriere della Sera, sezione cultura dell’inserto bresciano.

Solo un pretesto, appunto, perché partendo dal libro, Gatta ci accompagna a fare una passeggiata nel passato del cuore stesso di Brescia.

Sembra di sentirli rumori e odori delle vie antiche di San Faustino di mezzo secolo fa.

Quando il mondo era sporco, brutto e cattivo come lo è ai giorni di oggi, ma forse un po’ meno.

Quando il male e il vizio erano identificabili al primo sguardo, perché isolati in un ghetto, quindi sotto controllo, mentre ora serpeggiano in modo molto più insidioso in anditi urbani ed extraurbani, in strati sociali e classi culturali a prima vista insospettabili.

I protagonisti del dramma andato in scena al Carmine, alla curt dei puli, a via Pallone, via Capriolo  e vicolo Rossovera erano i soli a soffrire di emarginazione e di esclusione dal contesto sociale, perché per loro, per i “diversi”, gli altri non avevano altro che risolini di maliziosa e ironica sufficienza.

Quando erano in pubblico, però. Perché in privato, quando nessuno poteva vederli e riconoscere, da censori si trasformavano in clienti di lucciole di ogni sesso e di ogni genere.

Questa sì che è una vecchia storia che, con più poesia ed efficacia di tutti, cantò Fabrizio De Andrè nell’indimenticabile «La città vecchia»:

«Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie / quella che di notte stabilisce un prezzo alle tue voglie»

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