Goodmorning Brescia (63) – Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

 

1873

Una data talmente remota, ormai, da mettere in soggezione chiunque.

   

Poi, quando sei lì, nel centro di Milano, in via Manzoni, a due passi dalla mitica Montenapoleone,  che osservi l’ingresso del teatro dall’altra parte della strada, inaugurato appunto in quell’anno di grazia, ecco che un mondo antico si rimaterializza nel presente, prendendo quasi consistenza reale: invece di berline, coupé, autobus e moto, cominciano a sfilarti davanti gentiluomini con il cappello a cilindro e dame vestite di trine,  a piedi e a bordo di carrozze tirate da cavalli.

E proprio sulla presenza degli equini nelle immediate vicinanze del teatro è basato lo sconveniente augurio che, immancabilmente, è solita scambiarsi, nell’imminenza di una prima, la gente di teatro: tanto sterco sul pavimento di strade e piazze equivale a tanti spettatori, a tanti biglietti staccati.

Giovedì 23 novembre, in via Manzoni non si avverte olezzo di letame; semmai quel che si respira è alito di città, vapore di idrocarburi, meno maleolente ma certamente più tossico dell’altro.

Quanti anni, quanta storia è passata di qui. È proprio qui che Milano davvero e Milano da sempre. È qui, come alla Scala per la lirica, che la storia della prosa e della lirica italiana, tra crisi politiche sociali, tra periodi di pace, travagli convulsi di guerra, è passata, si è fermata e soggiorna tuttora.

È qui che si svolge la premiazione di uno dei più prestigiosi concorsi di composizione teatrale che si celebrano ogni anno in Italia: «Autori italiani», bandito dalla rivista Sipario e intitolato a Carlo Terron.

«È con grandissima soddisfazione e con grandissimo orgoglio che, giovedì 23 novembre, io ed Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano), abbiamo ricevuto la targa assegnata al vincitore dalle mani del maestro Beppe Menegatti» dichiara senza esitazioni (ma con malcelata emozione) Patrizio Pacioni

«Un risultato simile alla prima prova, per dirla vichianamente, “mi turba e mi commuove”, dunque lasciatemi il tempo di metabolizzare»  è il pensiero, invece, di Elena Bonometti.

Oltre che dal rinomato regista, i riconoscimenti sono stati consegnati da Alessandro Arnone  (direttore del Teatro Manzoni), Mario Mattia Giorgetti (direttore della rivista Sipario), Ferruccio Soleri e Carla Fracci (rispettivamente grandissimo Arlecchino di Sthreler e leggendaria étoile).

Ora anche per «Come nel Gioco dell’Oca» comincia l’attesa di vederla rappresentata sul palcoscenico, così come, ormai fra pochissimi giorni  sarà, per  il solo Pacioni,  «Sua Eccellenza è servita».

Oltre al già ambitissimo riconoscimento e alla targa di rito, alla commedia è stato assegnato il premio aggiuntivo, non di esigia consistenza, di un ammontare di 20.000 spendibili in pubblicità su tutti i media aderenti al progetto “Autori Italiani” da parte dell’Ente teatrale che la metterà in scena per almeno venti repliche.

Ricordo con l’occasione che Sipario è una prestigiosa rivista fondata nel 1946 da Ivo Chiesa e da Gian Maria Guglielmin. La sua linea editoriale si propone con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo dello spettacolo, comprendente teatro, danza, lirica, musica, cinema e rassegne, ai quali la rivista dedica ogni anno altrettanti speciali, comprendenti notizie ma soprattutto articoli di analisi e documentazione delle tendenze del settore.

 

 

Particolare attenzione è dedicata alla drammaturgia contemporanea, italiana e straniera, sempre privilegiata nelle scelte editoriali e critiche. Ai testi di autori esordienti o poco noti al pubblico, Sipario dedica infatti uno spazio mensile, pubblicando uno o più testi, promuovendo anche la diffusione e la traduzione di testi stranieri.

Una piccola annotazione in merito al “trattamento” dell’importante notizia da parte della stampa bresciana: unico a diffonderla con la dovuta attenzione che meritava informare i lettori “di zona” è stato il Corriere della Sera, uscito con grande tempestività il giorno stesso della premiazione con un articolo a firma di Nino Dolfo, da sempre attento a ogni significativo avvenimento della vita culturale di Brescia. Quanto, invece, al Giornale di Brescia e Bresciaoggi, senza voler fare torto a nessuno, il miglior commento ricalca l’arguta quanto celeberrima frase attribuita a Giacomo Badoar «Un bel tacer non fu mai scritto».

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  Bonera.2

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Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Umberto Gagliano: guardare al passato per costruire il futuro

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Ho incontrato Umberto Gagliano in Sicilia, qualche settimana fa.

Mi ero già reso conto, osservando le sue illustrazioni diffuse in rete, di quali fossero le potenzialità della “matita”, ma ero curioso di capire anche a chi realmente appartenesse la mano che l’impugnava.

Ne è uscita fuori l’intervista, al tempo stesso rilassata e vivace, riportata più sotto.

 

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So che hai sempre avuto un’autentica passione per il fumetto e che il tuo impegno professionale è arrivato solo nella maturità della Tua vita. Qual è, sempre che ci sia, la scintilla che ti ha portato a intraprendere professionalmente quel che fino a poco prima era solo un hobby, o meglio, una grande passione ma riservata solo a Te stesso?

Nel corso della mia vita ho sempre dipinto in acrilico su tela, in pieno stile Popart, i personaggi che ammiravo da giovane sulle pagine dei fumetti degli anni 70 editi dalla Editoriale Corno, oltre a ritratti e quant’altro: troppo materiale che a un certo punto della mia vita non poteva più essere rilegato in cantina, complice la mia spiccata pigrizia. La vera scintilla credo sia attribuibile in realtà alla maggiore determinazione con cui mia moglie Manuela mi ha incoraggiato a uscire fuori dal guscio, cogliendo così l’occasione per approfittare delle tante opportunità che sono offerte ai nostri giorni, molto più che in passato.

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Vedendo le cose che hai disegnato che sono presenti nel web mi sono reso conto che hai una autentica passione per le riproduzioni delle cover e delle prime pagine di grandi comics del passato. Cosa rappresenta per te questa tipologia di impegno artistico? Cosa pensi che possa aggiungere una semplice (per quanto perfetta) riproduzione di tavole che già sono state disegnate? Non è un po’ come se qua un pittore si impegnasse solo a ridipingere capolavori come “La Gioconda” di Leonardo, “Il bacio”di Ayes, “I girasoli” di Van Gogh o altri capolavori del genere?

In realtà mi trovo spesso impegnato in commission di ogni genere, richieste che provo a raffigurare nello stile fumettistico tipico degli anni ‘70 e la cosa mi diverte tanto. Per esempio mi capitano persone che vorrebbero vedere i propri figli dipinti con indumenti da super eroi nel bel mezzo di una scena di azione tra Spiderman e Green Goblin tra la folla in preda al panico. Nel riprodurre le cover invece mi tengo in allenamento e nel frattempo realizzo qualcosa che mi piace personalmente. Credo che la cover e la prima pagina di un fumetto rappresentino quanto di più bello ed elettrizzante ci sia nei comics.

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Quali tecniche di disegno preferisci utilizzare? E perché?

Non ho dubbi, acrilico, acrilico e ancora acrilico nel rispetto della più tyradizionale e tipica Popart. Mi piace molto utilizzare colori di non facile reperibilità. Li producono in Spagna a Valencia, sono a base di latex e donano all’opera un effetto stampa luminoso e plastico. L’azienda è storica e vanta clienti eccezionali come Salvador Dalì. Lo studio e la ricerca dei colori rappresentano per me la riuscita del 50% dell’opera.

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La tua abilità tecnica ormai non ha bisogno di ulteriori conferme. Adesso, però, non è arrivato il momento di impegnarsi nella costruzione di una narrazione?

Perché no? Mi piace, per esempio, l’idea di realizzare una storia a fumetti in perfetto stile Marvel anni 70, come dire «Hey, ragazzi! Eccoci, siamo tornati: vi piacciamo ancora?». È un’operazione che qualcuno deve pur portare avanti, se non si vuole che tutta quella (bella) roba muoia nel dimenticatoio.

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Da qualche anno a questa parte sei un assiduo espositore in fiere di settore dedicate particolarmente al fumetto. Puoi dirci che cosa pensi di trarre dal contatto con il pubblico e quale valore aggiunto ci sia nella concentrazione in un solo luogo e in una sola giornata di disegnatori, autori, sceneggiatori, inchiostratori, ma anche di editori e semplici appassionati dei comics?

È ormai ampiamente assodato che ogni fiera rappresenta una ghiotta occasione per proficui scambi d’idee e per un aggiornamento artistico non indifferente: ci si confronta e ci si espone maggiormente a un pubblico ben selezionato ed attento. Le fiere per me sono una fucina di opportunità che poi si concretizzano in tempi più lunghi. Le tele che produco io richiedono per la realizzazione un certo periodo di tempo, quindi pur se non ti accaparri quello che espongo al momento, magari più in là, a mente serena, definirai con maggior precisione cosa desideri veramente e, a quel punto. Si lavorerà insieme su un progetto chiaro e specifico.

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A questo proposito è comune impressione che le manifestazioni collaterali,  dall’imitazione dei personaggi  ai tornei di carte, stiano finendo per avere la prevalenza su quella che era una volta la natura principale delle fiere di settore?

Sono d’accordo, sicuramente le fiere esclusive del fumetto sono molto più utili alla “causa” ma è anche vero che alcune Fiere come Lucca, Roma, Napoli e chiaramente la mia amata Etnacomics non sarebbero mai entrate negli standard delle grandi Fiere americane senza la presenza del Cosplay , dei Videogames di Youtubers e di tutte le altre attività connesse.

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Ho appreso  da fonti sicure che nei mesi scorsi ci sono stati intensi e ripetuti contatti tra te e Patrizio Pacioni. Non è un segreto, tra l’altro, che tu abbia realizzato anche qualche tavola di prova ispirata al mondo di Monteselva. La saggezza popolare dice che dove c’è fumo c’è anche fuoco. Dunque? C’è per caso qualche incendio in arrivo?

Patrizio è persona molto affine al mio modo di pensare e osservare, mi piace molto come descrive i personaggi, gli ambienti. Io con il mio temperamento e la capacità di tradurre idee in immagini, lui con il suo enorme potenziale creativo e narrativo, costituiremmo un tandem davvero interessante: in più c’è mia moglie Manuela, che mi spinge a intraprendere nuovi percorsi artistici e ad accettare sfide sempre più complesse e difficili, dunque…  Ecco, potremmo diventare talmente esplosivi che, dovesse concretizzarsi una collaborazione, sarà qualcosa di talmente incendiario ed esplosivo da consigliare di tenere all’erta anche i pomieri.

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Ecco.

Credo che, arrivati a questo punto, non resta che attendere quale sarà la direzione che prenderà la sua evoluzione artistico-espressiva e, soprattutto, se l’ipotesi di una collaborazione tra il disegnatore catanese e Patrizio Pacioni, porterà davvero alla nascita di un progetto comune.

Questo, però, come cantava Lucio Battisti, «lo sapremo solo vivendo».

   Umberto Gagliano

Dice di sé:

«Nasco a Catania il 22 Settembre del 1970. Passo la mia infanzia a disegnare su carta, con matite e pennarelli carioca, i personaggi dei cartoni che trasmettono in TV; Supergulp, Superman, Asterix e tanti altri. Poi arrivano i giapponesi, Goldrake, Jeeg robot, Mazinga e Mazinga Z che danno sfoggio di bellissime anatomie del corpo umano, i personaggi assumono pose tiratissime e tesissime regalandomi un sacco di spunti per perfezionare sempre di più quello che scopiazzavo anche per non restare a bocca asciutta visto che allora la TV non trasmetteva ininterrottamente i cartoni come invece accade oggi e forse era un bene. All’età di sette anni  mio padre mi compra un fumetto della editoriale corno, L’Uomo Ragno Gigante, il numero 14 illustrato da Steve Ditko. Mi beccai la serie cronologica proprio nel punto in cui Steve Ditko passava il testimone a John Romita Senior e da allora smisi di affezzionarmi al super eroe in particolare ma incominciai a inseguire John Romita laddove dava sfoggio della sua arte. Non mi importava più chi fosse l’eroe; l’uomo Ragno, Devil , I Fantastici 4 o Capitan America, per me il vero eroe era John Romita. Adoro anche Jack Kirby, ma John Romita resterà per sempre il mio preferito. All’età di 14 anni subisco un “trauma”, mi ritiro a casa dalla scuola, mi siedo a tavola e finito di pranzare passo in camera mia e cosa vedo? A questo punto chiunque può immaginare una sorpresa, che so io, un megaposter sulla parete, Un libro di fumetti rilegato di quel tempo e invece no. La sorpresa consiste nel fatto che tutti i fumetti che avevo accumulato in quegli anni sono spariti, buttati nella pattumiera, per la prima volta ho pensato che Peter Parker non era poi tanto sfigato. Ma fu un bene, ringrazio ancora mia madre per averlo fatto perchè così ha fatto in modo che non smettessi mai più di dare importanza a questi fumetti, tant’e’ che ancora oggi li compro, li vendo e non è tanto per una questione di farci soldi ma per il puro gusto di trattarli e condividerli, e non solo la serie cronologica Gigante che in fondo era una raccolta, ma tutte le cronologie numero per numero, comprese le copie americane originali della Marvel. Crescendo di età ma lasciando inalterati gli interessi ho cominciato a disegnare non più con la matita, ma usando i pennelli e non più su carta ma su tela, e non più con i pennarelli carioca ma con gli acrilici indovinate che cosa? I soggetti di John Romita ovviamente, perchè non mi bastava vedere quei quadratini piccoli sulle pagine dei fumetti, ho pensato che tanta arte in quelle dimensioni era troppo ridotta, più grandi sono le dimensioni e piu’ bello è il risultato. Le copertine degli originali americani poi sono il massimo. Certo, mi capita che qualcuno mi chiede un ritratto o qualche tela della Disney per la cameretta dei bambini, ma chi mi chiede una tela in puro stile Marvel….mi rende felice» (altro…)

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (17) – La pazzia, l’amore e l’avventura

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«Dall’abisso» è il primo romanzo pubblicato (per le stampe di Vita Felice) da Lorella De Bon (*). Al pubblico di questo sito l’Autrice è nota (e particolarmente cara) per avere firmato, insieme a Patrizio Pacioni, la raccolta di racconti gialli «Delitti e Diletti» con il commissario Cardona in veste di protagonista.

Si tratta di un’opera prima ben riuscita, catìratterizzata da una scrittura efficace e scorrevole, che  si contraddistingue per una singolare discontinuità di struttura narrativa, assistita in ogni momento da coerenti variazioni di stile di scrittura.

I primi capitoli, infatti, sono di sofferta analisi interiore risolvendosi in un viaggio, documentato e didattico al tempo stesso, nei meandri oscuri della follia in cui si dibatte la fragile Teresa, vittima di un’infanzia disagiata e degradata. In questa parte del romanzo risulta oltremodo apprezzabile l’attento lavoro di ricerca sui metodi e le finalità di quella che si può definire la preistoria psichiatrica, fondata sull’emarginazione dalla società dei malati invece che su tentativi, pure in molti casi problematici, di recupero degli stessi.

Improvvisamente, ma senza strappi, il lettore si trova coinvolto in un altro tipo di storia, romanticamente improbabile:; succede allorché il dottor Givetti, nuovo direttore del manicomio, nonché medico curante di Teresa, s’innamora della sua paziente: un errore e un orrore per la deontologia psichiatrica dei nostri tempi, ma accettabile e perfettamente somministrata, in questo caso, grazie alla fantasiosa libertà della fiction.

Infine la vicenda si movimenta, accelera, trasformandosi in un racconto d’azione, con tanto di fughe rocambolesche, inseguimenti e violenze di implacabili cani da caccia rappresentati, in questo caso da ottusi e violenti servi del Potere.

Il tutto senza trascurare l’attento, accurato e sempre presente studio del contesto storico: l’atmosfera prebellica esaltata e cieca, di un’Italia avvelenata, ripiegata su se stessa, addormentata com’è dalla retorica fascista.

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titolo Dall’abisso
autore Lorella De Bon
editore La Vita Felice
genere  Narrativa
collana  Albalibri – Narratori senza confini
pagine  180
pubblicazione  10/2017
prezzo  €  15,00
ISBN/EAN   9788893461856

 

(*Lorella De Bon, laureatasi in storia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, pubblica regolarmente poesie in Rete, sotto lo pseudonimo di CRISalide. Altri suoi componimenti o lavori in prosa compaiono in svariati volumi, fra cui Avere un nome, Liberodiscrivere, Genova, 2003 (antologia con prefazione di Don Ciotti); Le FiumIdee, Liberodiscrivere, Genova, 2004 (antologia presentata alla Fiera internazionale del libro di Torino); Poetici Orizzonti, volume IV, Aletti Editore, Villanova di Guidonia, 2004 (antologia); Ti bacio in bocca. Antologia di poesia erotica al femminile, LietoColle, Faloppio, 2005; Navigando nelle parole, volume XVII, Edizioni Il Filo, Roma-Viterbo, 2005 (antologia); Briciole di senso, Casa Editrice Montedit, Melegnano, 2005 (antologia); ES temporanea. 24 donne per un romanzo, Liberodiscrivere, Genova, 2005 (romanzo collettivo con prefazione di Gabriella Falconi); Il velo della notte, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia di fiabe, miti e racconti fantasy); Anatomia di un battito d’ali, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia); Sei emozione raccolta in uno sguardo, Edizioni Artemis, Reggio Calabria, 2006 (silloge poetica di Ugo Antonio Bella); Ucronie per il terzo millennio, Liberodiscrivere, Genova, 2007 (antologia di racconti fantascientifici); Malta Femmina, Editrice Zona, Pieve al Toppo, 2009 (romanzo collettivo). 
Per l’Associazione “Terre Sommerse” di Roma, ha curato un’antologia di poeti vari, dedicata ad una grande autrice: Alda Merini; il volume — intitolato Nata il 21 marzo. Un seme nella terra, un fiore di poesia — è uscito nel 2006, con una prefazione della stessa Merini. 
Nel 2004 una sua poesia (Sala d’attesa i giorni) è stata letta durante la trasmissione di Rai Tre Cominciamo bene prima. 
Qui di seguito, alcuni dei risultati che ha ottenuto partecipando ai premi letterari: seconda classificata alla V edizione del Premio “Città di Salerno”; selezionata al Concorso “Ti bacio in bocca” della casa editrice LietoColle; finalista all’VIII edizione del Premio biennale di poesia “Diego Valeri” — Piove di Sacco (Padova); prima classificata all’VIII edizione del Concorso di poesia “Lino Negri” — Parona (Pavia); seconda classificata alla VI edizione del Premio di poesia e narrativa “Vigonza” (Padova); prima classificata alla IX edizione del Premio “Alessio Di Giovanni”, indetto dall’Accademia teatrale di Sicilia; finalista all’VIII Premio “De Palchi-Raiziss” — Verona; segnalata al XXX Premio di poesia in dialetto veneto “Bruno Tosi”, organizzato dalla Fondazione “Fioroni” di Legnago (Verona).

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Marco Blanchi: «Insegnare? È il miglior modo di imparare»

 

  

Marco Blanchi.  A sinistra in un bel primo piano, a destra ripreso, in scena, con Giancarlo Fares

 

 

Sarà la barba, sarà lo sguardo luciferino, ma quello di Marco Blanchi è uno di quei volti capaci di “bucare” lo schermo, come si suol dire, oppure di scendere giù dal palcoscenico per catturare e tenere inchiodato lo sguardo degli spettatori che assistono a una rappresentazione teatrale fino al calare del sipario. Ci siamo incontrati a Roma, nel corso di una delle prove di «Sua Eccellenza è servita» e quel che segue, che per praticità chiamo “intervista”, è il risultato del nostro aperto e franco dialogo.

Ah, mi raccomando: se, incontrando per caso Marco Blanchi, lui si dimostrasse interessato a comprare la vostra anima… almeno tirate sul prezzo!

GM

 

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Si approssima a grandi passi la prima di «Sua Eccellenza è servita», la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Proprio con Fares hai portato avanti (e stai portando avanti tutt’ora) un percorso comune che vi ha visto più volte esibirvi sullo stesso palcoscenico. Se ne può sapere qualcosa in più, che non compaia già nelle vostre biografie “ufficiali”?

Beh, con Giancarlo Fares ci siamo conosciuti giovanissimi molti anni fa e devo dire che il suo modo di lavorare, le sue idee, la sua energia le ho trovate fin da subito congeniali al mio modo di vedere la vita e il teatro. Durante gli anni sono nati tanti progetti che ci hanno visto unire le forze per dare vita, tramite il nostro lavoro, a spettacoli che non fossero solo belli ma oserei dire prima di tutto, in qualche modo “necessari”. Perché io ho sempre pensato che il teatro debba essere prima di tutto utile. Come diceva Bertolt Brecht: «Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte. L’arte del vivere».

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Se il “mestiere di attore” può essere, sulla base di un’adeguata formazione e di un intenso e costante impegno personale, lo sfociare di un’attitudine già presente nella propria personalità, forse non si può dire altrettanto per la voglia e la capacità d’insegnare ad altri: cosa è che Ti ha portato a questo risvolto didattico della Tua attività? E cosa ne ricavi, dal punto di vista del progresso interiore?

Dopo tanti anni di tournée accanto a grandi maestri del teatro italiano ho sentito di aver acquisito un bagaglio di esperienze professionali molto nutrito e vario. questo, però, non mi bastava. Non mi bastava riempire il mio “baule d’attore” solamente per “fare curriculum”, ecco. Fu in quel momento che nacque in me l’esigenza di rendere, a chi come me amava questo mestiere, tutto quello che mi era sembrato di comprendere. Così ho iniziato ad insegnare e devo ammettere che fin da subito mi sono reso conto che l’insegnamento per me è un dare/avere. aiutando qualcuno a costruire un personaggio, a lavorare su una scena o un autore riesco a comprendere qualcosa di più sia di questo meraviglioso, difficile, e complicato mestiere sia, soprattutto di me stesso.

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In  «Sua Eccellenza è servita» impersoni il cupo Giuseppe Esposito, commensale imprevisto e inquietante. Senza voler rivelare dettagli troppo precisi, è un po’ come se di personaggi Tu ne interpretassi due. Per un attore, del resto, lo sdoppiamento è una specie di malattia professionale… o no?

Si, in effetti è così. il mio personaggio possiede una personalità ambigua. Se, però, pensiamo per un attimo alle nostre vita, ci accorgiamo che tutti noi, attori e non, incappiamo spesso in situazioni di “sdoppiamento”. Con questo voglio dire che, durante la giornata, non siamo, quasi mai la stessa persona. Quando ci troviamo con i nostri compagni o con le nostre compagne siamo totalmente diversi da come ci percepiscono i nostri colleghi di lavoro, e quando ci troviamo con nostro figlio, il vicino di casa stenterebbe a riconoscerci… Forse a pensarci bene gli attori sono i più “sinceri” perché per riuscire a essere altro da sé, ovvero  il personaggio, devono assolutamente partire da se stessi.

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Una curiosità da “dietro le quinte”, per così dire: in ogni gruppo, in particolar modo in caso di attori che si riuniscono per preparare un nuovo spettacolo, o di musicisti che preparano un concerto, come raccontato da Fellini nel film «Prova d’orchestra», inevitabilmente emergono dinamiche (e spesso problematiche) particolari di interazione. Dicci come si stanno svolgendo le cose tra le Ombre di Platone e qual è, per dirla in termini da cronaca sportiva, il clima del vostro “spogliatoio”.

Lasciami dire che questa “compagnia” è veramente, sinceramente e assolutamente un gruppo nel quale si lavora in modo sereno, felice e proficuo. Io mi sono trovato molto bene con tutti i miei colleghi . A parte Giancarlo Fares che per me è come un fratello, ho trovato persone splendide e professionisti esemplari. Comincio da Salvatore Buccafusca, sempre attento e disponibile con tutti. Di Antonio Conte che conoscevo di fama ma con il quale non avevo mai lavorato, ho scoperto la bravura e la simpatia;  con la sua grande esperienza mi consiglia e mi aiuta a trovare il modo migliore per fare arrivare al pubblico ogni singola emozione. Ho conosciuto Mimma Lovoi, che trovo formidabile come attrice comica, ma della quale ho scoperto anche la presenza di corde drammatiche di grande verità scenica.  Con Francesco Sala  mi sono trovato talmente a mio agio che mi pareva di averci lavorato già tante volte, pur essendo in realtà la prima volta che condividiamo lo stesso palcoscenico: è un attore bravissimo, oltre che un regista di cui ho amato molti spettacoli, dotato di una vis comica assolutamente fantastica. Ultima, ma solo in questo elenco, Guenda Goria che non conoscevo personalmente ma che si è rivelata una compagna di scena davvero preziosa per me, oltre che una seria e preparatissima  professionista.   

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Anche Tu, come altri tuoi colleghi di cast, porti nel Tuo bagaglio personale e professionale esperienze artistiche di diversa tipologia, consumate in modo più che soddisfacente. Guardandoti dentro, però, anche Tu riuscirai a individuare dove vadano le preferenze dell’attore: palcoscenico, grande schermo, piccolo schermo?

Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto teatro, cinema, televisione, doppiaggio, radio, ma il palcoscenico è il luogo nel quale più sono riuscito a comprendere  qualcosa della vita, e che più ha esaltato le mie capacità. Per me il teatro è la moglie che a volte può capitarmi di tradire con l’amante di turno (il cinema, la tv) ma dalla quale finisco sempre per tornare perché senza di lei non esisterei.  

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Cosa c’è nel futuro immediato del signor Blanchi? E, guardando più avanti, qual è la Sua stella cometa? Per arrivare dove?

Con Giancarlo prossimamente torneremo a recitare il testo che, ormai da più di due anni stiamo portando in giro per l’Italia e che si intitola “Emigranti” scritto dal grande autore polacco Slawomir Mrozek. Una commedia dolce e amara sulla condizione degli emigranti e che ha avuto molto successo sia al festival di Todi (all’interno del quale ha debuttato) sia a Roma, e in tutte le altre piazze che ci hanno ospitato. Per quanto riguarda la mia “stella cometa” io ne ho una tutta mia che si chiama Sveva… come mia figlia. Non so dove mi porterà ma so che sarà meraviglioso viaggiare al suo fianco.

 

E se c’è qualcosa da aggiungere, fallo adesso… o taci per sempre!

Nient’altro da dichiarare. Anzi, sì: vi aspetto a teatro, tutti,  per divertirci insieme con questa bella commedia che parla della vita con leggerezza e, in fondo,  con disarmante sincerità. Un grande abbraccio.

 

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   Marco Blanchi

Dopo aver frequentato per due anni la scuola di recitazione TEATRO AZIONE diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco, nel 1995 debutta in teatro con la commedia di P. Rudnik Jeffrey diretta da Piero Baldini, nel ruolo del protagonista. Nel 1996 entra a far parte della compagnia di Glauco Mari con la quale inizia una lunga serie di tournées che lo porteranno a calcare le scene dei più importanti teatri d’Italia recitando in grandi classici come La Tempesta e Re Lear di W. Shakespeare, Il Rinoceronte di E. Jonesco, Faust di W. Goethe e molti altri, tutti sotto la regia del maestro Mauri.
 
Nel frattempo incontra il regista Maurizio Scaparro che, nel 1998, lo chiama al Teatro Eliseo di Roma per Enrico IV di L. Pirandello. Nello stesso anno con la regia di Giancarlo Sammartano è il protagonista della commedia di Jonesco Il Re muore e l’anno successivo sempre sotto la regia di Sammartano debutta nella bellissima cornice del teatro antico di Segesta con Le donne al parlamento di Aristofane.
 
Nel 2002 inizia la sua collaborazione con il Teatro dell’Orologio di Roma, dove fino al 2004 con il ruolo di protagonista interpreta diversi spettacoli tra i quali D… come Buzzati, regia di Mario Palmieri, Emigranti di S. Mrozek, regia di Giancarlo Fares, Il Lupo della Steppa e Il giuoco delle perle di vetro, entrambi tratti dai romanzi di H. Hesse con la regia di Ilaria Testoni. Il 2007 e’ anche l’anno in cui torna a collaborare con Giancarlo Fares stringendo con lo stesso un forte sodalizio artistico che lo porterà a interpretare, sotto la sua regia numerosi spettacoli. Per diversi anni, porta in scena, sotto la regia di Giancarlo Gori, diversi spettacoli nella cornice de “L’estate Romana”.
 
Nel 2011 debutta nella regia teatrale con un adattamento, da lui stesso curato, del romanzo di F. M. Dostoevskij Le Notti Bianche e nel 2012, al Teatro Sala Uno di Roma, dirige la tragedia Ippolito di Euripide. Contemporaneamente alla recitazione teatrale che insegna in diverse scuole di Roma e del Lazio (“Teatro del sogno” “Teatro Azione”, “Fondamenta”, “Scuola d’arte di Nettuno” ecc…) lavora per il cinema e la televisione partecipando per quest’ultima a varie fiction di successo come La squadraUn posto al soleUn medico in famigliaI Cesaroni. Nel 2000 interpreta Jago nella trasposizione cinematografica di Giulio Reale. L’anno successivo è tra gli interpreti de Il compagno americano regia di Barbara Barni e nel 2008 incontra  che lo vuole per il suo film Nient’altro che noi. Nello stesso anno e’ il co-protagonista del cortometraggio di Lorenzo Di Nola e Brando Bartoleschi Il sistema morbido, tratto da un racconto di E. A. Poe, che viene selezionato e proiettato allo “Short Film Festival di Cannes”.
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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mi chiamo Guenda. Guenda Goria.

 

Nella commedia di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, ormai prossima al debutto con la regia di Giancarlo Fares, Guenda Goria interpreta la parte di Olga Gigli, una ragazza timida e romantica che, forse, nasconde un segreto…

Giovane, brava, bella e piena di voglia di fare: un cocktail di qualità che lascia intravedere per lei un futuro di grande crescita artistica e professionale.

Non che, fino a ora, sia rimasta con le mani in mano, come scoprirete dalla mia intervista.

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Guenda, togliamoci subito il pensiero e facciamo fuori la storia della “figlia d’arte”: mamma (Maria Teresa Ruta) una brillantissima conduttrice amata da un vastissimo pubblico, papà (Amedeo Goria) uno dei più noti giornalisti sportivi d’Italia. Tra informazione e spettacolo sembra che tu abbia scelto il secondo. È stata una decisione sofferta?

I miei genitori hanno pensato di farmi dono di solide radici ma, soprattutto… di ali; e con queste ali io provo a volare in territori in cui mi sento a mio agio, scegliendo le rotte da seguire e le destinazioni da raggiungere giorno per giorno.

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Nel tuo curriculum vitae (che si riporta in fondo a questa intervista)  c’è veramente tanta roba: cinema, tv, teatro, varietà, regia… e in tutto sei riuscita a distinguerti. Ciò premesso, ci sarà pure una modalità di espressione artistica che preferisci alle altre.

Ma se ho appena cominciato! Vorrei ancora esplorare prima di scegliere cosa mi piace di più.. spero che la vita mi dia sempre questa possibilità.

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Oltre ai corsi di formazione artistica (recitazione, ballo, canto) c’è anche una laurea. Vuoi parlarci di questo non secondario traguardo raggiunto e del valore aggiunto che rappresenta nella Tua crescita personale e professionale?

Penso che la cultura sia importantissima anche per affrontare il mestiere di attore: leggere e approfondire offrono strumenti preziosi per poter interpretare, ti aiutano a cogliere delle sfumature e a capire psicologie, epoche, sentimenti nascosti nei testi.. A me è sempre piaciuto studiare, sono una persona curiosa e mi piace imparare cose nuove.

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Dal 3 dicembre (prima assoluta al Teatro Boni, conosciuto come la piccola perla di Acquapendente, poi subito quattro serate nella Capitale, dal 7 al 10 al Cyrano) sarai in scena con «Sua Eccellenza è servita», originalissima pièce scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Cosa ti ha fatto decidere di essere anche tu della partita, e qual è il tuo approccio allo spettacolo?

La stima per il regista Giancarlo Fares, l’ originalità del testo e il gruppo di bravissimi attori con cui ho il grande piacere di condividere il palcoscenico, vale a dire Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca e Marco Blanchi.

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Non è ammissibile che in un’intervista di questo genere non venga posta la fatidica domanda: «Cosa c’è nel tuo futuro prossimo? Quali sono i tuoi progetti?». Visto quello che sei riuscita già a fare, giovane come sei, ti chiedo solo di tener conto dei problemi di spazio di un articolo da blog…

In questo momento sono impegnata come ambasciatrice per Medici senza frontiere, poi sarà la volta di  «Sinceramente bugiardi», un nuovo spettacolo teatrale che andrà in scena a Milano.

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Per concludere: esiste una frase, una citazione, un qualcosa che, al di fuori e al di là delle risposte che hai dato alle mie domande, ti piacerebbe condividere con chi leggerà questa intervista?

Sì, che c’è. Una frase che, in questo momento della mia vita sento molto mia, presa in prestito dal grande poeta Hikmet: «Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I nostri giorni più belli non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto».

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Accidenti, da una citazione di questo genere potrebbe cominciare un’altra intervista. Peccato che, almeno per questa volta, ci si debba fermare qui.

 

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Curriculum di Guenda Goria

 

Cinema

2016   Per sempre                             Paolo Genovese 

2016   Chi salverà le rose?                Cesare Furesi 

2015   The Coltrain code                   Monica Mazzitelli (lingua inglese)

2015   Un viaggio di cento anni          Pupi Avati      

2014   Il giocatore invisibile                Stefano Alpini

2014   Il racconto dei racconti            Matteo Garrone  

2013  Sul Vulcano Vesuvio                Gianfranco Pannone ( voce narrante )

2013   Anita B.                                   Roberto Faenza  (lingua inglese)

 

Serie tv/ fiction

2017  il paradiso delle signore 2        Monica Vullo Rai Uno

2015  Il paradiso delle signore           Monica Vullo Rai Uno

2014  Con il sole negli occhi              Pupi Avati    Rai uno

2014  Un passo dal cielo                    Jan Michelini Rai uno

2010 Natale coi fiocchi                       Angelo Vitale  Sky Lei

2009 Giochi Sporchi                           David Emmer Rai 4

2008 Cosi’ fan tutte                            Gianluca Fumagalli canale 5  

2006 Crimini                                       Manetti Bross Rai Due

 

Teatro

2017 Sinceramente bugiardi             Teatro Leonardo ( in preparazione )

2017 Recitar mangiando                  Guenda Goria       Festival “La notte dei poeti”

2017 Ritratti di signora                     Vanessa Gasbarri   Cometa off

2017 Risiko                                      Vanessa Gasbarri   Teatro della Cometa

2017 Nel buio dell’ America            Guenda Goria         Teatro Litta

2016  Rosso Giungla                       Vanessa Gasbarri   Teatro Roma 

2016  Re Lear  Shakespeare          Giancarlo Marinelli   Teatro Ghione 

2016 Ritratti di signora                    Vanessa Gasbarri   

2016  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva            Teatro Out Off

2015  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva

2013 La coscienza di Zeno             Maurizio Scaparro   Teatro Carcano

2014 Cent’ anni di solitudine          Juan Puerta Lopez   Teatro Palladium

2014 Notturno D’ Autore                 Anonia Renzella

2013 La coscienza di Zeno            Maurizio Scaparro    Teatro Carcano

2012 Cinemando      Roberto Antonelli   Centro Sperimentale di Cinematografia

2011 Il tesoro dei templari             Gerardo Placido

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mimma Lovoi, tutta la passione del sud

 

Ho incontrato a Roma Mimma Lovoi, impegnata nelle prove di  «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca che sarà portata in scena il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente in prima nazionale dalle Ombre di Platone, con la regia di Giancarlo Fares.

 

Mimma Lovoi, da Napoli (per la precisione da Casoria) a Roma, spinta dalla impetuosa passione nutrita per la recitazione. Cosa ti aspettavi di trovare nella Capitale e cosa vi hai trovato realmente?

A Roma arrivai recando con me un prezioso bagaglio: i primi passi con i mitici fratelli Rosalia e Beniamino Maggio, poi la freqientazione presso lo Stabile di Napoli (che allora allora era definito il teatro Sannazaro, frequentato da straordinari maestri del palcoscenico, quali Nino Taranto e Pietro De Vico) dove conobbi Luisa Conte ed Enzo Cannavale: una vera scuola di recitazione. A dire il vero, però, a spingermi a trasferirmi dalla mia terra, di cui sono e sempre sarò figlia devota, fu sì la passione, ma la passione d’amore, piuttosto che quello per la recitazione. In un caso o nell’altro, tengo a dire che Roma si è rivelata per me una seconda madre. Il risultato del grande disegno del destino, visto che proprio nella Capitale, come, ormai grande, venni a sapere da mio padre, venni concepita. E nella Capitale trovai la voglia di avventurarmi in esperienze diverse.

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Ecco, a proposito dell’esperienza partenopea, se non sbaglio c’è dell’altro…

Sì, certo che c’è. A Napoli lavorai molto anche al Teatro Diana, che produceva spettacoli destinati  a essere portati in tutta Italia. Feci un provino per Miseria e nobiltà per il ruolo di Bettina e partii per le mie lunghe tournée, con Carlo Giuffrè, Lina Sastri, Leopoldo Mastelloni, Isa Danieli, Antonio Casagrande, Nello Mascia e tanti altri, diretta da registi meravigliosi, da Armando Pugliese a Giuseppe Patroni Griffi. Ci tornai ancora, più tardi, incontrando nuovi e giovani straordinari talenti,  quali Ffrancesca Marini e Massimo Massiello per uno spettacolo di Abbate mirato a omaggiare la memoria di Antonio Sorrentino: lo rappresentammo al Teatro Totò di Gennaro Liguori e Davide Ferrari, due coraggiosi appassionati del palcoscenico che, attraverso il teatro, hanno fortemente contribuito alla riqualificazione del quartiere.

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Torniamo a Roma.

Roma, certo. Quando ci venni a vivere, in occasione di un’esperienza fatta al Teatro dell’Orologio con Amerika di Franz Kafka, insieme a Luca Lionello, debutto ufficiale della mia nuova residenza nella Capitale, conobbi tra gli altri anche Claudio Insegno, Enrico La Manna e… Giancarlo Fares. In occasione di una replica dello spettacolo mi contattò un importante impresario, Mario Chiocchio. Ricordo che, dopo lo spettacoli, mi chiese «Sei libera fra due anni?». Ridendo gli risposi «Oh, santo cielo. Direi di sì, se Dio vuole». Beh, puntualissimo, dopo due anni Mario mi chiamò per interpretare la parte di Nicoletta nello spettacolo Il borghese e Gentiluomo con Ernesto Calindri (regia di Filippo Crivelli). Solo che, a quell’epoca, ero ritornata a lavorare con Patroni Griffi in Nata Ieri con Valeria Marini. Cominciai a conoscere quelli che definisco “attori italiani”: Stefano Santospago, Duilio Del Prete, Kaspar Capparoni, Gianfranco D’angelo, Erika Blanc, Sandra Milo, Elsa Martinelli, Mariangela Melato, Michele Placido, Silvio Orlando e tanti altri che proprio a Roma ho avuto occasione d’incontrare.

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Ci sono altre esperienze che ricordi con particolare soddisfazione?

Altroché, se ci sono. Il musical Nine a Parigi, alle Folies Bergère, con la regia di Saverio Marconi. Roobin Hood, con Manuel Frattini. Otto donne e un mistero (traduzione e addattamento di Claudio Insegno e Caterina Costantini) con Corinne Clery, Eva Robin’s, Sandra Milo ed Elsa Martinelli. Uno straordinario  collage di brani tratti da opere di Annibale Ruccello  in memoria del quale era stato organizzato: in quell’occasione impersonai il personaggio di zia Lavinia in un frammento de L’Ereditiera. E fermami qui, sennò vado avanti chissà per quanto tempo.

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Sul set e sul palcoscenico hai interpretato ruoli di suora, fuorilegge, figlia del popolo napoletana, nobildonna francese dei bei tempi andati… e decine di tipi di altre donne, di ieri e di oggi. Sul palcoscenico sempre e comunque solare, passionale, estroversa… Ma cosa e quanto c’è di te nei personaggi che interpreti sul palcoscenico e sul set e, soprattutto, chi è, davvero, Mimma Lovoi?

Mimma Lovoi è una eterna ragazzina sognatrice che nelle sue fantasie vede tutti i personaggi come sue compagne di giochi, perché nella vita reale non ha avuto tempo di giocare. E ciò che faccio emergere da ogni singolo personaggio interpretato è la passione che ha dentro la donna. Tanta, tanta, tanta passione.

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Da quel che so di Te, sei una di quelle attrici che scelgono accuratamente, secondo le proprie inclinazioni artistiche ed estetiche, i soggetti in cui recitare. Nel caso di «Sua Eccellenza è servita», qual è la molla che ti ha spinto a entrare nel cast e a partire per questa nuova avventura?

Vuoi davvero saperlo? Mi ha convinto Isidora.

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Isidora? Chi è?

Un personaggio della pièce di Pacioni e Buccafusca: una cantante disincantata, saggia e folle al tempo stesso. Una nuova amica da amare e da far vivere sul palcoscenico.

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Per concludere, si può dare una sbirciatina alla Tua agenda, per capire quali siano i propositi e i progetti per il prossimo anno?

Non serve sbirciare: ti dico tutto. A parte «Sua Eccellenza è servita», per Canale 5 ho in programma Furore il vento della speranza, diretto da Alessio Inturri; per Sky, invece,  The miracle di Niccolò Ammaniti.  Posso aggiungere una cosa?

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Vai pure Mimma: la scena è Tua, come sempre.

Vorrei ringraziare gli amici della C.D.A. Luca e Maria Grazia Di Nardo (che considero una seconda mamma), perché, con la fiducia e l’affetto che hanno nutrito per me, mi hanno consentito di entrare anche nel mondo del cinema.

 

 

Poche storie: in palcoscenico, sullo schermo della tv o al cinema (e anche nella vita di ogni giorno) Mimma Lovoi sa distinguersi.

Sempre.

 

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 CURRICULUM

Teatro

“Harry ti presento i miei” – regia di M.Scaletta

“Se non ci sono altre domande” – regia di P. Virzì

”Robin Hood” – musical – regia di C. Ginepro

”8 donne e un mistero” – regia di C.Insegno

”Questi Fantasmi” di S. Orlando – regia di A. Pugliese

 “Miseria e nobiltà” di E. Scarpetta – regia di C. Giuffrè (ripresa)

 “Miseria e Nobiltà” di E.Scarpetta – regia di C.Giuffrè 

 “Il padre della sposa” – compagnia G. D”Angelo – regia di S. Japino

“È ricca, la sposo e l”ammazzo” di M.Scaletta – regia di S. Japino

 “Borghese e gentiluomo” – II° ripresa

 “Don Raffaele Trombone” e “Cupido scherza e spazza” – farse napoletane di P. De Filippo – con S. Orlando, E. Cannavale, I. Piro – regia di S. Orlando

 “Borghese gentiluomo” di Moliére – regia di F. Crivelli – con E. Calindri (ruolo: Nicoletta)

“Nine” alle Folies Bergére di Parigi – regia di S. Marconi (ruolo: “La Saraghina”)

 “Medea di Portamedina” di A. Pugliese – regia di A. Pugliese – con L. Sastri

“Entgrenzen” – invenzioni teatrali di e con V.Modica

“Napoli milionaria” di E. De Filippo – regia di G.Patroni Griffi – con C. Giuffrè

“Sabato, Domenica e Lunedì” di E. De Filippo – regia di G. Patroni Griffi

“Nata ieri”di G. Kanin – regia di G. Patroni Griffi – con V. Marini

“Amerika” di Kafka – regia di M. Moretti – con L. Lionello

“Trans napoletano” – 7° Festival Nazionale dei nuovi tragici napoletani

 “Miseria e Nobiltà “ di E. Scarpetta – regia di G. Lombardo Radice – con C. Giuffrè (ruolo: Bettina)

Festival dell”Unità, intervento con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e con il Gruppo delle Tammorre

 “Don Pascà fa acqua a pippa” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

“14 “o pittore e 22 “a pazza” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Angelarosa Schiavone” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Festa di Montevergine” di R. Viviani – regia di A. Pugliese

 “Sceneggiata napoletana” – partecipazioni in varie farse napoletane di Petito e di Scarpetta

Cantante in vari gruppi folk (voce e tammorra)

 “Carnascialata” – animazione con tammurriate con artisti di tutta la città, Napoli

 “A Guapparia” di A. Fusco – con Beniamino e Rosalia Maggio – regia A. Giuffrè

 

Cinema

“7 Minuti” – regia di M. Placido

“L’Abbiamo fatta grossa” – regia di C. Verdone

”La grande seduzione” – regia di M. Gaudioso

”Buongiorno Presidente” – regia di R. Milani

”Visus- L’eredità dell’arca” – regia di T. Baumann

“Ginger e Fred” – scritto e diretto da F. Fellini

“Io speriamo che me la cavo” – regia di L. Wertmuller

“Voce del sud” – regia di G. Mingozzi

“Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” – regia di L. Wertmuller 

“L”ombra nera del Vesuvio” – regia di Steno

“I panni sporchi” – regia di M. Monicelli (ruolo: Fosca)

“Un uomo perbene” – regia di M. Zaccaro

“Non lo sappiamo ancora” – regia di A. De Luca, L. D”Angiò e S. Bambini

”Non prendere impegni stasera”- regia di G.M.Tavarelli (ruolo: Maga)

 

Televisione

“Giovane Montalbano 2” – regia di G. M. Tavarelli 

”Pupetta Maresca” – regia di L. Odorisio

”Ultimo 4” – regia di M. Soavi

”Tutti pazzi per amore” – regia di R.Milani – Fiction (RaiUno)

”I delitti del cuoco” – regia di A. Capone 

“Non ho l’età” – regia di G. Base

“Distretto di polizia 2” – regia di A. Grimaldi

”Azione civile” – regia di A. Barzini (ruolo: Signora Tamarro)

”Carabinieri 7” – regia di R.Mertes, D.Trillo e A.Cane

 

 

      GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Splendido percorso di cultura, da un Convivio… all’altro

Oltre 1.100 partecipanti, oltre 1.300 elaborati ricevuti da leggere e valutare.

In questi due (grossi) numeri si potrebbe sintetizzare il lusinghiero successo consuntivato dal concorso letterario 2017 bandito dall’Accademia Internazionale Il Convivio.

Solo che sarebbe un resoconto arido, per quanto estremamente positivo, se non si tenesse conto dell’elevata  qualità media dei partecipanti (e dei loro elaborati di poesia, prosa e teatro), provenienti da ogni parte d’Italia e anche da paesi esteri più o meno remoti.

Domenica scorsa a Giardini di Naxos, nell’ampia ed elegante sala convegni dell’Hotel Caesar, completamente gremita di pubblico, si è tenuta una cerimonia di premiazione all’altezza della manifestazione.

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Nel coinciso ma significativo discorso di benvenuto del Presidente Angelo Manitta che, oltre a rallegrarsi per l’ottimo esito dell’iniziativa e preannunciare le prossime manifestazioni che saranno varate da Il Convivio, ha illustrato la positiva esperienza varata dalla stessa Accademia nel settore dell’editoria di qualità; sarà proprio la Casa Editrice Il Convivio, tra l’altro, a curare (vedi sotto) la pubblicazione del testo teatrale «Come nel gioco dell’Oca», firmato da Patrizio Pacioni ed Elena Bonometti.  Dopo di che ha avuto inizio il lungo ma mai ripetitivo e banale alternarsi dei vincitori delle varie categorie in cui era suddiviso il Concorso.

Nel concorso per testi teatrali intitolato al grande autore e attore siciliano Angelo Musco, segnalo  la premiazione di Patrizio Pacioni, vincitore assoluto nella sezione  Teatro Edito con «Diciannove + Uno» e premiato con segnalazione, insieme alla coautrice Elena Bonometti, nel Teatro Inedito, con «Come nel gioco dell’Oca». Particolarmente toccante il momento della consegna della targa, allorché è stato chiamato al palco Concetto Orofino, fratello di uno dei marinai dispersi e mai più ritrovati in occasione della scomparsa nel 1962, nel Mediterraneo meridionale, della motonave Hedia.

Alla conclusione dell’incongtro, un prelibato pranzo, animato da rilassate e cordialissime conversazioni, ha costituito la migliore occasione di contatto e scambio idee tra organizzatori, premiati e “semplici” amanti della scrittura convenuti al Caesar Palace.

Poi, fuori, ad attendere tutti, per la gioia degli occhi e del cuore, il placido e azzurrissimo mare di Sicilia sovrastato dalla massiccia presenza di un Etna ancora imbiancato.

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Inutile dire che già dal lunedì mattina, Angelo Manitta, l’infaticabile Enza Conti e tutti gli altri stanno già lavorando… per preparare il prossimo Convivio.

 

SI RINGRAZIA ALFREDO SPADAFORA PER LE FOTO GENTILMENTE CONCESSE

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     Valerio Vairo

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