Viviana Simone: il Teatro a tutto campo

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Viviana Simone interpreterà il ruolo dell’enigmatica Olga nella commedia «Sua Eccellenza è servita» che venerdì prossimo alle 20,30 andrà in scena al Teatro Sant’Eugenio di Palermo (repliche sabato alla stessa ora e domenica, in pomeridiana, alle 18,30) .

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Prima esperienza nel 2002 in Spagna con il musical «Halloween» nell’ambito del VI Festival Internazionale di Almagro. Dovevi essere poco più di una bambina. Che cos’è adesso, Viviana Simone, dopo più di sedici anni di frequentazione del palcoscenico?

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Credo che ciò che differenzia quella che sono oggi da quella che ero 16 anni fa sia la maturata consapevolezza che il teatro sia la mia vocazione. Credo fortemente che ogni essere umano, in vita, sia chiamato a compiere un disegno, una “missione” e tanto spesso ci si affanna per capire quale sia la propria. Tutti gli anni di palcoscenico che ho alle spalle, con tutte le annesse difficoltà, mi sono serviti a riconoscere e affermare oggi, fortemente, che il palcoscenico è il mio posto, il luogo che più di ogni altro mi rende felice, quello che mi permette di dare corpo a quello che per me è il senso della vita: la condivisione.

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Hai cominciato con un musical e un musical di grande successo, la versione italiana del format «Le Bal» ti ha riservato grandi soddisfazioni e un numero notevole di repliche in tutta Italia. Cosa rappresentano per te la musica e il ballo?

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Sono nata da una coppia di genitori conosciutisi in radio: mio padre faceva il dj, mia madre la speaker. Inutile dire quindi che sono cresciuta ascoltando musica che è da sempre, per me, una compagna fondamentale. È stato l’amore per la musica e la ricerca di un continuo rapporto di unione e scambio con essa che mi ha portato, da piccolissima, a praticare la danza, poi a studiare il canto e solo in seguito sono approdata al teatro. Di sicuro ogni disciplina fa vibrare in me delle corde diverse e se devo provare a spiegare cosa, per me, rappresenti ognuna di esse credo di poterle sintetizzare così: la musica è la forma d’arte universale per eccellenza, la più leggibile, la più coinvolgente, quella che ti fa sentire libero ma allo stesso tempo appartenente ad un tutto. Il canto è il mezzo di unione più profonda con se stessi: quando usi la voce sei nudo, non hai maschere, non puoi mentire o sottrarti al raccontare te stesso. La danza è lo strumento più ordinato e codificato nel quale puoi veicolare le energie, i pensieri incontrollati; è l’istinto che fatto forma raggiunge la sua massima espressione. Il teatro è la scatola che contiene tutte le precedenti e che con un pizzico di magia ti permette di sentire e vedere oltre tutto ciò che puoi toccare con mano.

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Piuttosto che sciorinare il tuo curriculum, che impegnerebbe praticamente la totalità dello spazio a disposizione per questa intervista, preferisco chiedere a te quali siano i passaggi più significativi della tua carriera.

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Difficile rispondere a questa domanda: non sarei la persona e l’artista che sono se non avessi vissuto ogni singola esperienza che è nella mia storia. E’ stato fondamentale il ruolo di chi mi ha iniziata al teatro: Antonio Minelli, un maestro che sin da quando ero bambina mi ha insegnato il rigore e l’etica del lavoro da teatrante. Altrettanto importante è stato il lavoro fatto anni dopo con Debora Colamaria, la prima regista che osò dirmi “questa è la tua strada”.Se penso poi al mio passato più prossimo non posso non citare l’incontro con Giancarlo Fares, grazie al quale ho capito che tipo di attrice voglio essere e che continua costantemente a sostenermi e accompagnarmi nella mia crescita artistica, Carlo Boso, che mi ha insegnato il valore per la tradizione teatrale e l’importanza di guardare al futuro consci della propria storia e Chiara Michelini, una danzatrice che seguo da qualche anno che ogni giorno ispira la mia volontà di rendere, sulla scena, il mio corpo poesia.

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Non solo attrice, ma anche appassionata di regia e d’insegnamento. Diamo un posto anche a queste due attività.

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La passione per la regia credo abbia molto a che fare con la mia caratteriale “mania del controllo” unita alla mia forte identità teatrale: sono una spettatrice molto difficile e pretenziosa, so qual è il teatro che mi piace vedere e di conseguenza amo l’idea di poter creare e condividere con gli altri “il mio teatro”. Sicuramente nel mio percorso artistico, il momento della regia a 360° arriverà. Anche l’insegnamento è un altro capitolo del mio percorso: ho iniziato un po’ per gioco e un po’ per scommessa (non pensavo di esserne portata!) e mi sono ritrovata in un mondo meraviglioso. Insegnare teatro è stimolante, ti permette di dare un contributo attivo alla formazione delle persone e di conseguenza di una società sana e rappresenta anche per se stessi una continua opportunità di crescita attoriale e personale.

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Proprio in qualità di aiuto regia, nel 2017, sei stata coinvolta nella messa in scena dello spettacolo “Sua Eccellenza è Servita” di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares (al quale, con ogni evidenza, ti lega un rapporto professionale particolarmente fecondo). Ora, a poco più di un anno di distanza, la commedia sarà a Palermo (Teatro Sant’Eugenio 11 e 12 gennaio alle 20,30 e 13 gennaio alle 18,30). Viviana Simone esce dalle quinte ed entra in palcoscenico in qualità di protagonista, indossando i panni della problematica e misteriosa Olga, interpretata nelle prime rappresentazioni da Guenda Goria. Com’è stato il tuo approccio con il personaggio?

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Il processo è stato strano: conoscevo già bene lo spettacolo ed ero molto affezionata ai personaggi così come erano interpretati tanto che essere inserita nel cast e aver quindi portato ad una variazione degli equilibri precostituiti (cosa che naturalmente succede quando i membri di una compagnia cambiano) è stato come essere catapultati in un progetto totalmente nuovo. Ho provato a filtrare Olga attraverso la mia persona, ho dapprima cercato i punti comuni tra il personaggio e il mio essere donna, per poi spingermi ad esplorare le sfaccettature più distanti e articolate del personaggio. Spero che il risultato della mia ricerca sia un’Olga sicuramente diversa da quella di Guenda ma altrettanto efficace.

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Uno spettacolo al quale non vorresti avere partecipato (ma l’hai fatto) e uno spettacolo che vorresti fortissimamente far tuo (ma ancora non l’hai fatto). Ciò che senti come un “lato forte” della tua attività teatrale e qualcosa che invece vorresti rafforzare (sempre che ci sia).

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In questo periodo della mia vita sono davvero una “spugna”, alla continua ricerca di nuovi stimoli e nuove prove; ritengo che un’effettiva crescita si possa raggiungere solo facendo il maggior numero possibile di esperienze diverse in ambito teatrale. Per questo non sento di poter rinnegare qualcosa che ho fatto come di poter sintetizzare nel titolo di uno spettacolo ciò che vorrei ancora fare. Posso citare “El Cid” di Corneille e dire che è una pièce di cui prima o poi vorrei essere la protagonista. Riguardo i miei punti di forza e i miei punti deboli che dire… io sono costantemente il mio punto di forza e il mio punto debole. So che questo vuol dire tutto e non vuol dire niente ma la mia formazione artistica è ancora talmente in movimento che non so bene come poter rispondere a questa ultima domanda. Mi auguro di avere ancora tanto tanto tempo per potermi sorprendere del mio mestiere e spero che arrivi il più tardi possibile il momento in cui potrò dire “cosa è andato e cosa no”.

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Per concludere l’intervista nel più tradizionale dei modi: cosa c’è nel prossimo futuro di Viviana Simone?

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Il prossimo futuro si chiama “La Commedia di Gaetanaccio” che andrà in scena al Teatro Eliseo dal 19 Febbraio al 10 marzo 2019. E a seguire chi vivrà vedrà…

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Donato Altomare: dalla Puglia con fervore

Donato Altomare, giovane attore pugliese, è una delle due new entry (dell’altra vi parleremo a breve) nel cast di «Sua Eccellenza è servita» , la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvo Boccafusca per la regia di Giancarlo Fares che andrà in scena a Palermo da venerdì a domenica prossima, al Teatro San Raffaele di Palermo (produzione Le Ombre di Platone). Ve lo presentiamo in questa breve intervista.

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Uomo e artista dalle molteplici risorse: canto, musica, danza (balla praticamente tutto). Per non parlare alla pratica dello sport. declinata in un numero persino ingombrante di specialità, e delle abilità circensi da giocoliere. Ti piace vincere facile, eh?

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Effettivamente leggere il tutto elencato in questo modo fa un certo effetto ma non mi sento speciale o superiore ad altri. Sono una persona molto curiosa e amante delle nuove esperienze. Questo mi ha portato ad avvicinarmi a diverse forme d’arte in modo più o meno approfondito tentando di arricchire le mie conoscenze e le mie esperienze in modo poi da riversarle sul mio lavoro. 

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Con un simile biglietto da visita,  ovvio che nel tuo curriculum abbondino i musical: da «Rapunzel»  (fianco a fianco con Lorella Cuccarini) a «Non si uccidono così anche i cavalli», a «Mamma mia», a «Fame», «Evita»…  qual è stato quello che ti ha fatto sentire più realizzato?

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Ogni singolo spettacolo a cui ho preso parte nella mia breve carriera ha significato qualcosa per me e ha aggiunto un tassello al professionista che sono oggi. Ma se proprio dovessi sceglierne qualcuno non potrei non pensare al mio debutto come professionista in “Rapunzel” al Teatro Brancaccio di Roma con Lorella Cuccarini e a “Billy Elliot” lo spettacolo del Teatro Sistina con la regia di Massimo Romeo Piparo che mi ha accompagnato negli ultimi 3 anni in giro per tutta Italia interpretando un ruolo che ancora porto nel cuore. (Tony Elliot, il fratello di Billy)

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Dall’11 al 13 di gennaio sarai in scena al Teatro San Raffaele di Palermo (per la regia di Giancarlo Fares) con la commedia «Sua Eccellenza è servita», di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca. Vuoi parlarci del tuo approccio allo spettacolo e del personaggio al quale sei chiamato a dare vita, il sapido e scaltro oste Osvaldo (interpretato negli spettacoli andati in scena fino a questo momento, ad Acquapendente e a Roma, dal bravissimo Francesco Sala)?

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Il testo è sicuramente molto divertente senza però privarsi di bei momenti di riflessione sulla società odierna. Sono partito da ciò che ha egregiamente fatto Francesco per poi virare ad un approccio totalmente personale sia nell’accento  scelto (il pugliese) sia nelle movenze. In questo ringrazio i colleghi e il regista Giancarlo per l’avermi aiutato a cercare la giusta chiave interpretativa.

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Qual è il tuo rapporto con il pubblico? Cosa pensi di dare agli spettatori delle rappresentazioni che ti vedono coinvolto in qualità di interprete e cosa pensi di ricevere in cambio?

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Sul palco non c’è altra soluzione se non il darsi totalmente in pasto al pubblico. Viviamo in un momento storico in cui siamo continuamente bombardati di informazioni velocissime. Questo ci ha resi paradossalmente più distratti, questa distrazione latente si avverte anche in teatro rendendo il lavoro di noi attori molto più difficile ma anche, quando si riesce a farlo a pieno, più gratificante. Il mio obiettivo, quando sono in scena, è portare a termine il mio compito nel miglior modo possibile sempre al massimo ricordandomi che il pubblico è lì presente e, se sei abbastanza convincente, riesce a raggiungerti nella storia e a ricompensarti con applausi che ti ripagano di tutto.
Il mio obiettivo, quando sono in scena, è portare a termine il mio compito nel miglior modo possibile sempre al massimo ricordandomi che il pubblico è lì presente e, se sei abbastanza convincente, riesce a raggiungerti nella storia e a ricompensarti con applausi che ti ripagano di tutto.

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Descrivi in poche parole ciò che il teatro rappresenta nella tua vita, personale e professionale.

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Non faccio altro da anni. Certo, si accettano compromessi, come tutti. Lontano dalla propria famiglia, sempre con una valigia pronta a seguirti e lo spauracchio dell’instabilità lavorativa. Ma non immaginerei mai la mia vita senza un palco su cui salire.

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Prossimamente? Gli appuntamenti e i progetti per il futuro di Donato Altomare.

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Spero di potervi dare qualche news al più presto. Per adesso, mi godrò a pieno questi giorni a Palermo, i miei primi giorni a Palermo non essendoci mai stato. Non vedo l’ora! 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Quanta passione civile, in quell’agenda!

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«Sono sicuro che l’idea dell’ “Agenda ritrovata”, (quella di portare dalla Lombardia alla Sicilia un’agenda rossa simile a quella scomparsa dopo la morte di Paolo Borsellino, per mezzo di una lunga staffetta ciclistica – ndr) è stata ispirata nelle menti dei cari ragazzi di Orablù direttamente da mia sorella Adele» dice Salvatore Borsellino, ultimo fratello superstite della famiglia, raccontando del progetto al quale ha dato il proprio entusiastico appoggio, di sé, dei suoi rapporti con Paolo e della solitudine che si era creata attorno al magistrato che, fino all’ultimo, continuò a fare il proprio dovere senza farsi spaventare. 

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Così, con questa magica “maternità”, il progetto si mise in moto con fluidità ed entusiasmo, così, le maglie rosse in bicicletta partite il 25 giugno 2017 da Bollate  ssfilando lungo le strade di tutta la penisola, per riportare quella famosa agenda in Sicilia, il successivo 19 luglio arrivarono a Palermo, portando a termine la missione di memoria e di informazione che si erano prefisse.  

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Parla per ultimo, Salvatore Borsellino, ma il suo intervento è uno di quelli impastati di impegno sociale e civile, di coinvolgimento personale, di commossi ricordi e di amore per le Istituzioni  e per lo Stato, che toccano i cuori e le coscienze, salutato, alla fine, da un lunghissimo e clamoroso applauso.

Su tutto e tutti incombe, silenziosa ma drammaticamente presente, quel libretto rosso dal quale Borsellino non si separava mai, perché su quelle pagine, ricorda il fratello Salvatore, «appuntava ogni tipo d’informazione riservata, fatti, situazioni, collegamenti e, soprattutto, nomi importanti e pericolosi».

Tutto questo è successo ieri pomeriggio, con la sala-eventi del Caffè Letterario Primo Piano talmente piena di gente che (nonostante la concorrenza di Librixia, che ospitava, contemporaneamente numerosi nomi di primo piano e di grande richiamo) più della età degli intervenuti all’evento, me compreso, sono stati costretti ad assistere tutto il tempo in piedi.

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Uno di quegli appuntamenti che restano bene impressi nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di essere presente e che riapre, alla grande una nuova stagione d’impegno del Caffè Letterario Primo Piano.

Da parte mia un caldo invito a partecipare anche voi a quel primo, necessario adempimento, costituito dal rinnovo delle tessere già in essere e dalla sottoscrizione di altre nuove: le ruote necessarie perché questa “bicicletta culturale” di ormai consolidata presenza e di grande valore per la città, continui a circolare.

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   Valerio Vairo

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Goodmorning Brescia (78) – Un Almanacco a metà tra memoria e monito

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Al Nuovo Eden, in occasione dell’ennesimo incontro di «Rapiti dall’Eden – sabato pomeriggio tra cinema e teatro», (rassegna di conferenze con i protagonisti della stagione teatrale del Centro Teatrale Bresciano C.T.B.)  è di scena Vincenzo Pirrottaautore e protagonista di  «Almanacco Siciliano» (recensito da GuittoMatto qualche giorno fa –  https://cardona.patriziopacioni.com/dalla-carta-al-palcoscenico-pirrotta-racconta-una-guerra-che-non-finisce-mai/) prodotto dal Teatro Biondo di Palermo e in scena al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri fino a domenica 4 marzo 2018.

Tutto parte e fluisce dalla prima domanda indirizzata all’attore siciliano dall’intervistatore Daniele Pelizzari

«Uno spettacolo che ci fa diventare tutti più siciliani

La risposta di Pirrotta parte da lontano:

«Nel dramma si parte dallo scatenarsi della prima guerra di mafia, la cosiddetta mattanza palermitana  (scandita quotidianamente dai titoloni de L’Ora) fino ad arrivare quasi ai nostri giorni, in cui l’inquinamento mafioso si va diffondendo sempre di più anche all’estero». 

Fatta questa necessaria premessa, Pirrotta scende più nel dettaglio dello spettacolo.

«Lo scopo dell’Almanacco  è di raccontare e spiegare alle nuove generazioni quanto di esecrabile e di terribile sia accaduto negli anni ’70 e ‘8’ in Sicilia, perché non accada mai più». spiega.

«E abbiamo deciso di farlo, volutamente, senza  concedere nome e maggiore dignità a una o all’altra delle vittime»

«In una delle prime rappresentazioni, c’era tra il pubblico, in prima fila, la vedova Borsellino e faticavo a incrociarne lo sguardo velato dalle lacrime» racconta, ancora visibilmente coinvolto.

«Quando ho fatto lo spettacolo a Morgantino una signora è venuta in camerino e mi ha abbracciato a lungo singhiozzando», ricorda ancora, con emozione.

«Questo è  e rappresenta Almanacco siciliano, e non solo per i congiunti e gli amici della tante, troppe vittime della mafia e dei mafiosi»

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A questo punto, Pelizzari incalza Pirrotta a definire meglio natura e scopi del dramma.

«Uno spettacolo che non è proprio uno spettacolo, ma un qualcosa in cui la memoria e la rappresentazione si uniscono in una celebrazione di liturgia laica in onore delle vittime,  introiettata e messa in scena con  grande spiritualità. La risultante di una consapevolezza partita dalla lenzuolata bianca di Palermo, seguita alla strage di via D’Amelio, primo segnale di forza della società civile nei confronti dello strapotere mafioso. Ciò che lega tra loro le storie, è lo stupore per il piombo che arriva a falciare vite, come un soffio improvviso di scirocco che spezza un ramo»

Le ultime parole di Pirrotta prima del commiato, su sollecitazione di Pelizzari, sono per le scenografie, dominate da un bianco abbagliante che vuole richiamare, tra l’altro, il colore del lutto di parole esotiche e i canti strazianti creati dai fratelli Mancuso. ispirati da una parte ai cori della classica tragedia greca, in parte ai lamenti delle prefiche delle Madonie.

 

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   Bonera.2

 
 
 

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18:57 (1 minuto fa)

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-It (6) – La congrega dei (Grillini) Flagellanti

 

Vogliatemi bene e statemi vicini, perché oggi, preso il coraggio a due mani(ma sarebbero meglio quattro) mi accingi a toccare “gli intoccabili“, i “puri di cuore“, gli “incorruttibili“, e non so cosa sarà di me.

Si dichiarano laici, ma la mentalità è quella dei gesuiti o dei domenicani old style.

Peccano, sì. Beh, la carne è debole, si sa, ma poi si pentono.

Peccano, sì, ma facendo professione di immacolato senso civico, espellono il compagno di partito, anzi di movimento, indagato/inquisito di turno pensando e cercando di fare pensare che basti una purga per eliminare un’ulcera duodenale, se non peggio.

Si parte dall’avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta per il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, passando per lo scandalo di Quarto con il sindaco Rosa Capuozzo, ricattata per abuso edilizio da un altro ex compagno di partito a sua volta indagato per voto di scambio…

Per arrivare gloriosamente alla macroscopica quanto scandalosa falsificazione delle firme a Palermo.

… e la storia è sempre la stessa.

<Noi, però, siamo diversi. Noi sospendiamo, cacciamo i reprobi> proclamano fieri a ogni nuovo inciampo, respingendo fieri i pur dovuti appunti. Come se tagliare via un bubbone possa sconfiggere la peste della corruzione, delle piccole furbizie, dei tornaconti personali che, inevitabilmente, sa infiltrarsi ovunque. Anche tra le loro file.

Espellono iscritti a destra e a manca , ma non capiscono che tante epurazioni fanno sorgere molti e gravi dubbi sia sul processo di scelta dei candidati che sul reale status dell’onestà / capacità all’interno delle loro fila.

 

Insomma, per farla breve. Propongo che in ogni chiesa italiana si apra un confessionale  dedicato ai grillini pentiti.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, emani immediatamente un decreto legge finalizzato a inserire nella finanziaria un nuovo capitolo di spesa che consenta un servizio davvero di pubblica utilità: la fornitura gratuita ai cinquestelle di cilici, flagelli e sacchi di ceci su cui inginocchiarsi, oltre a un buon numero di gogne per i “compagni che sbagliano”, perché abbiano occasione di fare pubblica penitenza ogni volta che serva e possano continuare a gridare a squarciagola (questo sì, impunemente) il loro mantra:

O-NES-TÀ!

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.