Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Antonio Conte: «Sono innamorato del palcoscenico. E con ciò?»

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In «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Antonio Conte si calerà nei panni di un singolarissimo vescovo.

Questo vi basti, per ora. Il resto di Antonio lo capirete dalle risposte che ha fornito alle mie domande.

 

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Circa trent’anni di carriera tra palcoscenici e set. Nel frattempo, il mondo è cambiato rapidissimamente, a detta di molti non in senso migliorativo. Per quanto riguarda l’evoluzione del mondo dello spettacolo, segnatamente quello nazionale, nello stesso arco temporale, qual è la tua sensazione “dall’interno”?

Per certi aspetti lo vedo migliorato per altri decisamente “deteriorato”.

 

Andando più nel dettaglio?

Una volta, diciamo fino agli anni ’80, il teatro, il cinema e la tv erano punti di arrivo; oggi, invece, costituiscono solo punti di partenza nella ricerca della “notorietà”. In buona sostanza la pratica teatrale si è equiparata, in questo, a quella della tv che, nel frattempo, a seguito dell’avvento di certe emittenti private, ha abbassato notevolmente il proprio livello qualitativo, scivolando in una spirale da eterno, melenso «Grande Fratello»”. A ciò si aggiunge un pessimo uso delle nuove tecnologie: l’avvento dell’ Archetto, tanto per fare un esempio, ha fatto sì che, anche in teatri dotati di un’ottima acustica, gli attori si siano orientati a affidarsi alla comoda (ma a mio avviso mistificatoria) scorciatoia dell’amplificazione elettronica. Un po’ come nella musica, insomma: grazie alla tecnologi può cantare anche una voce da rospo ma mi chiedo… questo è davvero buono e giusto?

Fin qui tutto negativo, mi pare.

Un lato positivo c’è: sta emergendo, da qualche anno a questa parte, molta drammaturgia nuova, firmata da autori contemporanei e, in molte occasioni, giovani di straordinario talento.  Anche qui, però, non mancano le controindicazioni: da una parte una permanente diffidenza da parte del pubblico verso ciò che non è “classico”, dall’altra (e questo è davvero un punto dolente), perché c’è una sconcertante penuria di validi produttori, capaci d’individuare e di promuovere le vere eccellenze emergenti.

Questa della carenza di impresari all’altezza è una recriminazione che non sei il primo a fare…

 

Oh, improvvisarsi produttore teatrale è qualcosa che possono fare tutti, in questo momento di crisi che porta gli operatori del settore ad accettare, pur di lavorare, anche trattamenti non conformi a quanto previsto dal contratto nazionale o, bene che vada, alla corresponsione sistematica e pressoché indifferenziata del minimo sindacale.  Tutti possono farlo, riducendo all’osso il rischio finanziario, attraverso la non puntuale applicazione del contratto nazionale o, quando va bene. con l’applicazione sistematica del minimo sindacale. Ciò, naturalmente, finisce con il livellare (al ribasso) anche la qualità attoriale media. Come dire che “non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, insomma. A ciò si aggiunge che, a parte quanto si verifica per poche compagnie,  le rappresentazioni sono generalmente costituite da un ridotto numero di repliche: ho visto spettacoli che, per quanto ottimi, sono stati messi in scena solo per il brevissimo spazio di un weekend, per essere poi abbandonati. Ciò costringe l’attore, per riuscire a sbarcare il lunario, a impegnarsi ogni anno per 4/5 spettacoli, con ovvii risultati sulla preparazione di ognuno di essi.

 

 

Teatro, cinema e tv. Nel Tuo curriculum c’è davvero di tutto e di più: dal brillante al drammatico, dall’operetta alla realizzazione di spot pubblicitari per marchi prestigiosi. Se mi è consentita la similitudine, sei come un nuotatore che si presenta alle Olimpiadi cimentandosi in tutti gli stili e su tutte le distanze. Ma quali sono davvero le preferenze artistiche di Antonio Conte?

Il Teatro, tutta la vita:  da una parte perché è la modalità di espressione artistica con la quale  ho avuto a che fare nel maggior numero delle occasioni, dall’altra (soprattutto) perché stare in palcoscenico, dovermi confrontare ogni giorno con il pubblico, anzi ogni giorno con un pubblico diverso, mi stimola in modo incredibile. Senza spettatori non c’è Teatro, dunque per il pubblico bisogna nutrire assoluto rispetto e profondere il massimo impegno, in ogni occasione.

 

Definisci in poche parole cosa significa, per Te, “fare l’attore”

Una grande possibilità che la vita assegna a me e agli altri che sono come me. L’impagabile possibilità di dimenticare (pur se momentaneamente)  i problemi e le angosce del reale,  trovando rifugio nell’esistenza di un personaggio, che si trasforma in qualcosa di straordinariamente liberatorio quanto più si riesce nell’immedesimazione. E, paradossalmente, ciò avviene anche quando il personaggio che ci si trova a dover interpretare è tragico sfigato come Amleto o squallido come Fantozzi.

 

Parliamo della parte “comica” del tuo curriculum. Hai lavorato con comici del calibro di Bramieri, Verdone, Panariello, Cristian De Sica, Brignano, Insegno, Montesano, Dorelli, Vianello, Arena… e mi fermo qui altrimenti rischiamo di fare notte. Possibile che, nel corso delle prove, o delle riprese, non ti sia mai capitato di scoppiare a ridere?

È successo, ma molto raramente, diciamo che potrei contare le occasioni sulle dita di una sola mano. Vedi, agli esordi della mia carriera ho ricevuto da un grande Mario Carotenuto (con cui ho lavorato per 5 anni. per centinaia di repliche) una educazione piuttosto severa: un autentico professionista del palcoscenico, di una rigidità e di una serietà incredibile. Un altro maestro che si è rivelato piuttosto esigente è stato Carlo Croccolo: in una rappresentazione del «Miles Gloriosus», in cui ero stato cooptato all’ultimo momento, per farmi notare una mia disattenzione, mi colpì, addirittura, in scena. Beh, non ci crederai, ma per quel gesto lo ringrazio ancora e  continuo ad amarlo alla follia.

 

Pochi, credo, conoscono la realtà teatrale di Roma come Te. Vista da fuori, la Capitale sembra, per così dire, discretamente strutturata sia per numero di locali che per varietà di offerta spettacolare. Le cose stanno davvero così? Cosa si potrebbe fare, a Tuo avviso, per migliorare ulteriormente la situazione?

Roma dispone effettivamente un’imponente offerta teatrale, più o meno come e quanto, in proporzione, le altre maggiori grandi città italiane. Come le altre patisce degli identici problemi. Da parte di “chi comanda” si potrebbe forse supportare con maggiore generosità quel  teatro di qualità che non risulta inserito nei soliti grandi circuiti e, soprattutto distribuire i contributi con maggiore equità e oculatezza e vigilare con la dovuta attenzione sulla correttezza dell’utilizzo dei fondi stanziati.  Certo, per finanziare chi lo merita davvero, bisogna conoscere il “mercato” e valutare chi vale e chi no, e questo, per essere sinceri e purtroppo, non sempre fa parte del bagaglio conoscitivo di ceri amministratori.

 

Stai per cominciare una nuova avventura con «Sua Eccellenza è servita», scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares che il prossimo dicembre esordirà, in prima nazionale, al Teatro Boni di Acquapendente, diretto dall’effervescentissimo Sandro Nardi. Si può avere qualche piccola anticipazione / indiscrezione?

Finalmente riesco a lavorare con Giancarlo! Fares è uno di quelli che (tornando all’inizio) rispetta il pubblico e soprattutto conosce il modo di trasportarlo in un mondo diverso, in uno stato di benessere che solo lo spettacolo può fornire. Proprio in questi giorni sta riscuotendo un enorme successo a Milano con il suuo fantastico «Le Bal», in tournée da tempo in tutta Italia.

Tornando a «Sua Eccellenza è servita», Il testo è interessante, originale e scritto bene, i personaggi sono ben delineati: insomma, noi attori  ci divertiremo molto, sperando che si diverta molto  anche il pubblico.

 

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Progetti in corso e futuri.

Sto lavorando per la realizzazione di serie televisiva molto divertente con avanzamento stato di lavori piuttosto buono. Poi c’è  «Ieri è un altro giorno» con Gianluca Ramazzotti, Antonio Cornacchione e Milena Miconi, un testo moderno scritto molto bene da due autori francesi Sylvain Meyniac e Jean Francois Cros. Nella pièce, ambientata in uno studio di avvocati si racconta (con effetti speciali e flash back molto insoliti per il palcoscenico) una situazione piuttosto insolita… e spassosa. Saremo in scena dal 5 al 22 aprile al Martinit di Milano e dal 26 aprile al Manzoni di Roma

 

Niente da aggiungere?

Come mia abitudine, in queste occasioni, colgo occasione per  ringraziare chi, pur non dovendomi nulla, ha avuto la bontà di farmi del bene. In particolate il Maestro Landi (conosciuto al Teatro dei Satiri per «Omicidio a mezzanotte»: accompagnando l’amica Nadia Rinaldi, con cui lavoravo insieme, per un provino, ebbi occasione di coadiuvarla in un pezzo a due che si trasformò poi, inaspettatamente, in una specie di happening in cui mi trovai a ballare, al suono di un pianoforte, con Marisa Laurito… e in un positivo provino anche per me. Ai ringraziamenti aggiungo Paolo Triestino con cui ho fatto «Grisù, Giuseppe e Maria»  e che più volte si è offerto come mio garante per la partecipazione a spettacoli di grande spessore e bellezza, come «Brividi in arrivo»

 

Qualcuno da salutare?

Tutti quelli che mi seguono, ai quali do appuntamento il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente per la prima e a Roma dal 7 al 10 dicembre al nuovissimo Teatro Cyrano per le repliche (le prime di una lunga serie, ci si augura) di «Sua Eccellenza è servita», naturalmente. Ah, l’invito è esteso anche a coloro che ancora non mi seguono… ma che presto cominceranno a seguirmi, oh se mi seguiranno!

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IL CURRICULUM DI ANTONIO CONTE

(e scusate se è poco)

TEATRO

  • 2012/13 “Cicchignola” – S. Giordani
  • 2012/13 “La cena”  – C.Boccaccini
  • 2012/13 “Finchè vita non ci separi” – V.Gasbarri
  • 2011/12 “Una volta nella vita” – F. Della Corte
  • 2011/12 “Pericolo di coppia” – C.Insegno
  • 2010/11 “La Marcolfa”  – C.Simoni
  • 2010/11 “Il giro del mondo in 80 giorni” – G. Ramazzotti
  • 2009/11 “La strana coppia” – F. Tavassi
  • 2008/09  “Una pillola per piacere” – C.Insegno
  • 2007/08 “RIsate al 23° piano” -C.Insegno
  • 2007/08 “Pazzi in partenza” – A.Santos
  • 2007/08 “Il re di New York” – C.Insegno
  • 2007/08 “Grisù,Giuseppe e Maria” – N.Pistoia
  • 2007/08 “S-Cena con delitto” – R.Bonacini
  • 2005/06 “Arsenico e vecchi merletti” – A.Corsini
  • 2005 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2005 “L’OSPEDALE PIÙ PAZZO DEL MONDO” – C. Insegno
  • 2005 “ARSENICO E VECCHI MERLETTI” – A. Corsini
  • 2004 “AL MOULIN ROUGE CON TOULOUSE LAUTREC” – W.Manfrè
  • 2004 “BRIVIDI IN ARRIVO” – M. Fallucchi
  • 2004 “PER TE… PER NOI… PER CLYDE” – D.Belfiore
  • 2004 “IL MALATO IMMAGINARIO” – R. Laganà
  • 2004 “GLI ALLEGRI CHIRURGHI” – C. Insegno
  • 2004 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2003 “LA BATTAGLIA DI CERIGNOLA” – N. La dogana
  • 2003 “UN DUE TRE…OH…TELLO!” – R. Della Casa
  • 2003 “ACCADDE A MOMPEO” – O. Borgia
  • 2002 “LA STRANA COPPIA” – G. Zampieri
  • 2002 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2002 “CITY READING – RING” – A.Baricco
  • 2002 “CAVALLERIA, DA VERGA A MASCAGNI” – N. La dogana
  • 2002 “LA BOHÈME DA MURGER A ILLICA E GIOCOSA” – N. La dogana
  • 2001 ”SARTO PER SIGNORA” – N. La dogana
  • 2001 ”GALILEO GALILEI” – N. La dogana
  • 2001 “NEROTANGOROSSOSANGUE” – D. Belfiore
  • 2001 “LA TOSCA TRA SARDOU E PUCCINI” – N. La dogana
  • 99/00 “UN MANDARINO PER TEO” – G. Landi
  • 99/00 “PALLOTTOLE SU BRODWAY” – R. Giordano
  • 98/99 “L’IMPERO DEI SENSI DI COLPA” – D. Camerini
  • 98/99 “PALLOTTOLE SU BROADWAY” – E.M.Lamanna
  • 98/99 “I VERI FIGLI DI FILUMENA M.” – E. M. La manna
  • 1996 “NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI” – E.M. La manna
  • 92/93 “DRACULA IL MUSICAL” – L. Lerici
  • 93/94 “LA BOTTEGA DEL CAFFÈ” – N. La dogana
  • 94/95 “IL TACCHINO” – G. Sepe
  • 91/92 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 91/92 “I NUOVI TRAGICI” – P. De Silva
  • 90/91 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 90/91 “ULTIMAMENTE HO DOPPIATO UN TOPO” – P. De Silva
  • 90/91 “LULÙ” – T. Brass
  • 89/90 “UN CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE” – N. La dogana
  • 89/90 “MILES GLORIOSUS” – C. Croccolo
  • 87/88 “L’AVARO” – N. La dogana
  • 87/88 “FALSTAFF E LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR” – N. La dogana
  • 86/87 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “LA LOCANDIERA” – N. La dogana
  • 85/86 “L’AULULARIA” – N. La dogana
  • 84/85 “SUL CANAPÈ” – N. La dogana
  • 84/85 “VERSO…CARRIERI” – E. Toscano
  • 84/85 “LA CELESTINA” – N. La dogana
  • 1984 “IL VIAGGIO INCANTATO” – F. Passatore
  • 82/83 “UNA DIABOLICA INVENZIONE” – A. Trionfo
  • 82/83 “QUESTA SERA DA TOSTI” – G. Navello

OPERETTE

  • 2004 “PAGANINI”  – G.Landi
  • 2002 “LA VEDOVA ALLEGRA” G.Landi
  • 1995/96 “LA PRINCIPESSA SISSI” G.Landi
  • 1995 ” LA PRINCIPESSA DELLA CZARDAS”  G.Landi
  • 1994  “LA VEDOVA ALLEGRA” G. Landi

CINEMA

  • 2004 “TI DISPIACE SE BACIO LA MAMMA?” – A.Benvenuti
  • 2002 “NATALE IN INDIA” – Neri Parenti
  • 2002 “L’AMORE TARDI” – A. Benvenuti
  • 2001 ”CAVALCANDO LA TIGRE” – C. Mazzacurati
  • 2000 ”SI FA PRESTO A DIRE AMORE” – E. Brignano
  • 2000 ”GLI ASTRONOMI” – D. Ronsisvalle
  • 2000 ”MARI DEL SUD” – M. Cesena
  • 1999 “TIFOSI” – N. Parenti
  • 1999 “C’ERA UN CINESE IN COMA” – C. Verdone
  • 1998 “BAGNO MARIA” – G. Panariello
  • 1996 “GRATTA E VINCI” – F. Castronuovo
  • 1996 “BELLA CIAO” – X. Schwarzenberger
  • 1995 “NINFA PLEBEA” – L. Wertmuller
  • 1991 ”COSI FAN TUTTE” – T. Brass

TELEVISIONE

  • 2013 “DONNE, VITTIME E CARNEFICI” – L.Alcino
  • 2012 “VEDETTO FINALE” – L.Alcino
  • 2007 “IL COMMISSARIO DE LUCA” – A. Frazzi
  • 2008 “LO SMEMORATO DI COLLEGNO” – M. Zaccaro
  • 2006 “UN POSTO AL SOLE D’ESTATE” – F. Sabbioni
  • 2005 “PADRI E FIGLI” – Gianfranco Albano
  • 2005 “CAMERA CAFFÈ” – C.Sanchez
  • 2005 “AL POSTO TUO” – F.Bianca
  • 2003 “DON LUCA” – D.Pisani
  • 2003 “IL MARESCIALLO ROCCA 4” – G. Capitani e F. Jephcott
  • 2003 “LA SQUADRA” – M. Caffo
  • 2001 “DISTRETTO DI POLIZIA” – A. Grimaldi
  • 2001 “IL COMMISSARIO” – A. Caponi
  • 1999 “UN POSTO AL SOLE” – V. Terracciano
  • 1999 “L’ISPETTORE GIUSTI” – S. Martino
  • 1998 “SQUADRA MOBILE-SCOMPARSI” – C. Bonivento
  • 1998 “PAPERISSIMA” – S. Arruffi
  • 1997 “DUE PER TRE” – R. Valentini
  • 1997 “MAMMA PER CASO” – S. Martino
  • 1997 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1997 “CASCINA VIANELLO” – G. F. Lazotti
  • 1997 “GLI EREDI” – J. Dayan
  • 1997 “DISOKKUPATI” – F. Di Rosa
  • 1996 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1996 “CARRAMBA CHE SORPRESA” – S. Japino
  • 1996 “QUEI DUE SUL VARANO” – S. Arruffi
  • 1994 “NONNO FELICE” – G. Nicotra
  • 1992 “IL GRANDE CIRCO DI RETE 4” – M. Rabissi
  • 1992 “BELLEZZE AL BAGNO” – G. Landi
  • 1992 “SERATA D’ONORE” – G. Landi
  • 1985 “LA CELESTINA” – D. Perego
  • 1984 “1914 LE RADIOSE GIORNATE” – M. Leto
  • 1983 “GUIDO GOZZANO” – G. Casalino
  • 1983 “IL PROCESSO MATTEOTTI” – G. Casalino

 

   Guitto Matto

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Ah, se l’è bel, «Le Bal» !

Che bei tempi, quando per tentare di conquistare una ragazza, invece di un banale like si cominciava in un balera con un bel  «Signorina, mi concede questo ballo

Allora, erano gli anni ’50, ’60 e ’70, ci si cominciava ad accoppiare (in senso buono) per sintonia epidermica, per affinità preventiva e presunta, invece che con una scelta in un sito d’incontri che sa troppo di lista per la spesa.

Quando le ragazze, ordinatamente allineate lungo la parete lunga, il sabato pomeriggio, aspettavano di essere invitate a danzare, sedute compostamente e con le mani appoggiate sulle ginocchia.

Poi c’era il ballo, ovviamente. Ballerini che volteggiano, si agitano, ma rispettando gli spazi degli altri che danzano intorno; corpi maschili e femminili che prima si sfiorano, poi vengono a contatto, ma non troppo, solo fino a un certo punto, con la frontiera della decenza che arretra ma non scompare mai del tutto. Regole che si sovvertono all’interno di altre regole. È questa la meraviglia. La trasgressione dura solo tre minuti, o quattro, poi si torna nei ranghi, fino al prossimo disco. Eccitante e rassicurante, cosa può esserci di meglio?

Comincia così «Le Bal», versione italiana (Viola Produzioni) curata con grande professionalità e vivace fantasia da Giancarlo Fares , di un format che ha già tanti positivi riscontri ha ricevuto in Francia, Germania, America Latina e altrove.

È successo ieri sera, nell’ambito della rassegna estiva La Versiliana, con la rappresentazione all’aperto di Marina di Pietrasanta, interpreti e spettatori immersi nel verde e sotto un soffitto di stelle.

  

In una dimensione parallela, straordinariamente affine a quella reale ma infinitamente più poetica ed evocativa, per una volta almeno hanno taciuto le parole per lasciare spazio alla narrazione di straordinaria efficacia e suggestione delle note e della danza. Sì, è la musica a farla da padrona, trasformandosi per una volta, con dolce violenza, da mero sottofondo in protagonista assoluta.

E allora via! In pista!

Si parte dai confetti zuccherosi di romanticismo e buoni sentimenti (tanto dolci e consolatori quanto velenosi di caduche illusioni) degli anni dei telefoni bianchi.

Ben presto nel fox trot italianizzato delle sorelle Lescano e degli altri, però, s’inserisce il ritmo di marce più marziali, poi arriva il primo “me ne frego”, seguito da altri slogan sempre più aggressivi e militareschi; cade la maschera e si mostra, in tutta la sua mostruosità, l’arcigno volto dell’oppressione. Fino alla sconsiderata quanto brutale avventura africana, scandita dalle note di Faccetta nera e oltre, giù, a capofitto nel sanguinoso mattatoio della seconda guerra mondiale.

Partono, i soldati italiani. Le donne, rimaste sole, svestono pizzi e merletti e indossano tute, camici, grembiuli, per sostenere le famiglie mentre i mariti, i fidanzati, i padri e i figli combattono al fronte in nome del niente.

Partono i soldati, ma non tutti tornano.

La musica si fa più austera, languida, malinconica, plumbea.

Scendono i tedeschi, i barbari nazisti più feroci dei lupi, schiacciando sotto i  talloni di acciaio delle SS speranze, aspirazioni e ogni libertà, recidendo vite come fiori.

Finiscono le cose belle, ma hanno un termine anche gli incubi, per fortuna: la guerra si esaurisce in un suggestivo bombardamento finale, dai cui scoppi nascono le note di un boogie-woogie forsennato, come il respiro di un naufrago strappato alle onde.

È l’Italia del neo-realismo cinematografico e dei miti americani di Happy Days rivisitati da Celentano e Rita Pavone, il Paese meraviglioso della seicento e della lambretta, della villeggiatura, dei miti americani del “moltiplicatevi e arricchitevi”, dove nessun traguardo sembra precluso.

Solo un intervallo, anche questo, perché la Storia, quella con la esse maiuscola, è un macchinario dai denti aguzzi, che va avanti per conto suo, schiacciando i sogni che gli si parano davanti.

Il boom si sgonfia, arriva il flagello dell’eroina che corrode le vene e le idee, incombe il sospetto e il disprezzo verso tutto ciò che è diverso, intrighi si succedono a intrighi, pasticci brutti, scandali, mentre nel buio lampeggiano sinistre le torce elettriche dei ragazzi di “Le Bal”.

Siamo alla fine, ormai.

In rapida successione si srotola il tappeto mobile dell’arroganza craxiana-berlusconiana, sulle note tronfie della disco dance, su seni e cosce esposte, su carne femminile e maschile in vendita a buon mercato, sulla livida rabbia della Legge che può mettere solo inciampi ma non riesce in nessun modo a fermare la corruzione dilagante.

Mentre cellulari, hi-pad e auricolari ipnotizzano uomini e donne, anche quando la musica non c’è più, riducendo tutti a inerti automi, ecco due boati giganteschi.

Dal varco aperto dall’immane crollo delle Torri Gemelle entra nella vita di tutti i giorni il nuovo mostro, il terrorismo.

E il sipario viene giù.

Applausi, tanti, prolungati meritatissimi.

Una recita muta in cui sono i corpi e i volti dei giovani, bravi e ispiratissimi attori-danzanti a esprimere molto meglio di un testo scritto la verità di sessant’anni di Storia italiana.

A emozionare, a divertire e a commuovere un pubblico quanto mai partecipe che, alla fine, si mette a ballare anche lui.

 

  Sennò,  mi sapete dire che “Le Bal” sarebbe?

 

LE BAL 
L’Italia balla dal 1940 al 2001
da LE BAL, una creazione del Théâtre du Campagnol
da un’idea e nella regia di
Jean-Claude Penchenat
con
GIANCARLO FARES, SARA VALERIO
ALESSANDRA ALLEGRINI
RICCARDO AVERAIMO
ALBERTA CIPRIANI
VITTORIA GALLI
ALICE IACONO
MATTEO LUCCHINI
FRANCESCO MASTROIANNI
DAVIDE MATTEI
MATTEO MILANI
PIERFRANCESCO PERRUCCI
MAYA QUATTRINI
MICHELE SAVOIA
PATRIZIA SCILLA
VIVIANA SIMONE

coreografie ILARIA AMALDI
uno spettacolo di
GIANCARLO FARES

 

  Guitto Matto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.