Ex libris (16) – Il «pick and roll» di Raspanti

  

No, in questo articolo non si parla di un manuale di basket, quello con gli allenatori superstar, come Pianegiani o Messina, per rimanere in ambito nazionale, bensì di quanto avvenuto ieri sera al Circolo lavoratori di Iseo, un locale situato nel pieno centro della cittadina lacustre, inerpicato su tre piani e pervaso di un’atmosfera amicale di altri tempi e intrisa di comuni interessi sociali e culturali.

 

È lì che ieri sera, in una sala gremita, Giuseppe Raspanti, appassionato di viaggi in treno e, appunto, di pallacanestro, intervistato da Rosarita Colosio, ha presentato il libro «Il treno di Ignazio».

Un libro autobiografico, o forse no («Non è un libro di memoria, è un libro sulla memoria», precisa l’Autore.

Un libro di viaggio, sì, anche se «Ciò che  attira la mia attenzione e il mio interesse è il viaggio, non la meta. Da Mantova a Bagheria erano più di 24 ore di treno, praticamente una vita compressa, nel corso della quale si attraversava un mondo da scoprire, sempre diverso anche sulla stessa tratta, sia all’interno dei vagoni che fuori dal finestrino» puntualizza ancora Raspani.

Narrazione on the road all’interno dell’anima e della memoria, più ancora che negli spazi, nell’ambito dei quali, peraltro, il narratore siculo-lombardo ne privilegia uno: l’amata Trinacria, vista –oggi- con gli occhi da bambino di allora, descritta con una straordinaria dovizia di particolari capaci di evocare, oltre alle immagini, anche odori e sapori.

Una riflessione, da parte dell’Autore, anche sul proprio stile di scrittura: «Tratto il testo con l’ amore e il rispetto che merita una persona cara, scegliendo accuratamente ogni parola: la lingua italiana è una delle più ricche del mondo, talmente ricca che di autentici sinonimi ce ne sono ben pochi».

Allo scritto dà voce un convinto e ispirato Alberto Navoni, incaricato delle letture, scelte tra i brani più suggestivi del libro e ascoltati da un pubblico attento e intimamente coinvolto.

Di grande spessore anche l’intervento musicale del duo (chitarra/basso) Fabio Rinaldi & Vittorio Bettoni, ispirati interpreti di un blues caldo e  morbido, retrospettivamente malinconico, che ben si adatta alle riflessioni di cui risultano intrise le pagine del libro.

Chiudo con una  personale annotazione sul libro, che ho letto nel breve spazio di una serata allungata fino a  diventare notte.

Se mi è consentita una similitudine, «Il treno di Ignazio» è un affresco di parole. Ricordi, emozioni, visioni, voli poetici e quotidiana, minutissima realtà, colpiscono nell’insieme, ma soddisfano pienamente solo se si possiede la pazienza di scomporre il quadro per apprezzare ogni simìngolo dettaglio, compreso nel tutto ma pienamente godibile anche per se stesso.

In ogni quadrante del dipinto, sia nel centro che negli angoli estremi, le sfumature dei colori, le tracce dei molti tgipi di pennello utilizzati dal pittore, i chiaroscuri, le sfumature, le sbaffature solo in apparenza occasionali e fortuite, sono precisi quanto solidi indizi di quanto sia solida la conooscenza e la pratica della scrittura di Giuseppe Raspanti.

Non ripetete l’errore di chi, come me, pur godendone, l’ha divorato con ingordigia, quasi in un solo boccone: leggetelo anche voi, ma fatelo… lentamente.

 

Titolo: Il treno di Ignazio

Autore: Giuseppe Raspanti

Editore: la Quadra

Anno: 2017

Pagine: 96

Prezzo: 10 €

ISBN: 9788895251561  

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  Il Lettore  

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (39) – Da Mario gli antichi sapori d’Iseo

Il ristorante, l’Antica Osteria del Castello, è un angolo di armonia in un’incantevole cittadina affacciata sul meraviglioso Lago d’Iseo.

  

L’Oste (al secolo Mario Venni) è uno dei punti fermi della ristorazione bresciana dell’ultimo ventennio, già conduttore, (insieme al gemello Pietro) del mitico Quartino di via Zadei.

 

  

In un pigro dopopranzo, prolungato nell’ameno giardino che promette deliziose serate estive consacrate al buon cibo e al buon vino, non ho potuto fare a meno di sottoporlo a una breve e sintetica (ma spero significativa Intervista).

Mario, da quanto tempo operi nel settore della ristorazione?

Dal 1981. Trentacinque anni di “mestiere” vissuti con grandissima passione, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove sfide, di nuove soluzioni. Al punto che questi trentacinque anni mi sembrano essere passati sin troppo velocemente.

E adesso?

Adesso si parte per una nuova sfida, resa possibile anche grazie al supporto e alla preziosa collaborazione dell’amico Enrico Longhi, che mi fa da compagno in questa avventura…

   … e sono certo che centreremo l’impresa.

Un bel salto passare dal gestire un ristorante nella cittadina Brescia a farlo nella vacanziera e lacustre Iseo. Cosa cambia, per te?

Cambia molto e cambia poco. Molto è cambiato, anzi migliorato, nel personale: quando si è materializzata la possibilità di rilevare la gestione dell’Antica Osteria, mi è venuta l’idea di venire ad abitare nei paraggi. Verde, lago, tranquillità assoluta e vicinanza al posto di lavoro, wath else? Senza contare che i serizi e le attrazioni della città, a ben vedere, restano a un quarto d’ora di automobile. Per quanto riguarda il lavoro, invece, non ci sono grandi differenze con il “prima”: certo, operando qui (dove si averte ancora, per fortuna, la positiva influenza dell’effetto-Christo)  si deve tenere conto di una certa stagionalità (il top dell’affluenza è tra Pasqua e ottobre). C’è da dire però, a questo proposito, che conto sui tanti amici-clienti che da tempo mi seguono con affetto per riempire il locale (che esercita una certa attrattività sul vasto bacino lago-Brescia-Bergamo)… anche fuori-stagione.

Parliamo di cibo.

Il cibo, certo. Per questo mi sono affidato allo chef Giorgio Lovati (al centro nella foto, tra Mario l’Oste e l’aiuto cuoco Giorgio Orizio). Un autentico fuoriclasse, coscienzioso al limite dell’ossessione nella scelta degli ingredienti, un appassionato della buona tavola che persegue con meticolosa applicazione e grande passione un ideale di valorizzazione delle tradizioni locali rivisitata alla luce di una creatività sempre fresca e fantasiosa. Una particolare attenzione è poi riservata, attraverso l’uso diffuso dell’abbattimento della temperatura e del sottovuoto,  a un utilizzo per quanto possibile parsimonioso dei condimenti più pesanti (come il burro) e, dunque, a una più sana e digeribile alimentazione. 

 

Dal mitico Quartino in poi, uno degli elementi caratterizzanti delle tue gestioni è stao il largo spazio sempre concesso ad attrazioni per così dire “collaterali” alla semplice alimentazione. Ti ripeterai anche qui all’Antica Osteria del Castello?

Nel mio locale non mancheranno mai musica dal vivo, karaoke, intrattenimenti vari e …  

(indica, ammiccando, tre “loschi figuri ben conosciuti dai frequentatori di questo blog, vale a dire -foto sotto- Annabruna Gigliotti, Patrizio Pacioni e Massimo Pedrotti, componenti della Compagnia delle Impronte)

… cene con delitto. Primo appuntamento venerdì 16 giugno con la rappresentazione di «Uno specchietto per tre allodole»! 

  

Per concludere: quanto ti manca la presenza, in questa nuova avventura, del tuo gemello Pietro?

Mi manca molto, inutile dirlo: abbiamo lavorato insieme per  più di venti anni e…

(si ammutolisce un attimo, seguendo un pensiero)

Sappi però che c’è un certo progetto comune in ballo che…

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Bene. Di più lui non dice e io non mi sorprendo: con i terribili Gemelli c’è sempre qualcosa… che bolle in pentola!

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  Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.