Goodmorning Brescia (168) – Una Memoria preziosa da raccontare con le parole giuste

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Nel foyer del Teatro Sociale si è tenuta stamattina una affollata (sia di giornalisti che di relatori)  conferenza stampa per la presentazione di «La parola giusta» , drammaturgia di Marco Archetti  per la regia di Gabriele Vacis con l’interpretazione di Lella Costa
Coproduzione CTB / Piccolo Teatro di Milano facente parte di un più ampio progetto di memoria sul quinquennio 69//74 in cui sono comprese le due stragi di Piazza Fontabna e Piazza della Loggia. 
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Apre gli interventi Gian Mario Bandera che fa osservare come la presenza di tanti relatori al tavolo dimostri che, mettendo insieme rappresentanti delle istituzioni, della cultura e dello spettacolo si possa creare un valido nucleo in grado di mantenere e onorare i collegamenti con un periodo storico drammatico e da non dimenticare
 
Patrizia Vastapane (Consigliera di amministrazione del CTB) si dichiara onorata della presenza di Lella Costa e felice di presentare questo evento che si inquadra in un importante percorso di memoria.
 
«Il tentativo di raccontare alle nuove generazioni con modalità espressive differenti e innovative ha visto l’unione di sindacati, università,  enti e istituzioni che mettesse giù un vero e proprio palinsesto di informazione Alternativa ai metodi tradizionali e innovativi» dichiara il presidente del Consiglio Comunale Roberto Cammarata. «È esattamente in questo contesto che va inquadrata la messa in scena del testo di Archetti e una serie di eventi che culminerà con la presenza a Brescia del Presidente Mattarella»
 
Felice Scalvini, presidente della Fondazione ASM. ribadisce la ferma e incondizionata volontà dell’Ente che presiede nel continuare a supportare la predisposizione e la costruzione di reti, non solo intese in senso materiale, ma anche culturale.
 
Mario Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia, si sofferma sul valore di una iniziativa che vede unirsi in  nome della Memoria due città come Milano e Brescia così duramente provate dal terrorismo in piazza Fontana e Piazza Loggia, esaltando il calore unificante della cultura in nome della democrazia e dell’unità popolare.
 
«La prima volta che vanno a Brescia fu proprio per visitare Piazza della Loggia in un “pellegrinaggio” con alcuni miei coetanei in un luogo simbolo della lotta per la democrazia e la libertà» ricorda il regista Gabriele Vacis.  «Un clima straordinario, quello della reazione popolare seguita a entrambi  gli attentati, che purtroppo le giovani generazioni hanno completamente dimenticato  e che invece bisogna assolutamente rinnovare e perpetuare. La scelta di questo spettacolo è  stato di raccontare la Storia attraverso la narrazione di vicende personali»
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«Manlio Milani ci è stato accanto tutto il tempo con passione nella coistruzione dello spettacolo, dandoci sicurezza» confida Lella Costa, ricordando poi che lo spirito dell’opera è quello di trovare in se stessi ragioni per non disprezzarci, attraverso un esercizio della Memoria che sia una chiave d’interpretazione del presente e un ponte verso il futuro. «Noi non siamo testimoni perché c’eravamo, ma perché non abbiamo mai smesso di esserci» è la sua suggestiva e significativa conclusione.
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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (163) – Anche quest’anno (per fortuna) riapre Teatro Aperto

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«Siamo arrivati alla terza edizione del  progetto realizzato con la direzione artistica di Elisabetta Pozzi. Si tratta di un’iniziativa che ha riscosso grande interesse anche a livello nazionale, il cui scopo principale è quello di sollecitare e tenere sempre accesa l’attenzione del pubblico sulla drammaturgia contemporanea» sono le parole con le quali il Direttore del CTB padrone di casa, Gian Mario Bandera, introduce la conferenza stampa di presentazione della rassegna di letture sceniche “Teatro Aperto” tenutasi stamattina nella sede di Piazza Loggia.

«A riprova dell’interesse suscitato, oltre al costante favore riscontrato da parte del pubblico, riceviamo un numero crescente di adesioni da parte non solo di drammaturghi, ma anche da attori che si offrono per partecipare agli eventi»

Prima di passare la parola agli altri conferenzieri, Bandera ricorda che nel prossimo mese di maggio andrà in scena al Teatro Sociale la “mise en espace” della pièce «Il bacio di Tosca» (Kenneth Jupp) che lo scorso anno si aggiudicò i maggiori favori espressi nelle schede di valutazione degli spettatori affluiti al San Carlino.

Prima di ogni altra cosa il Consigliere di amministrazione del Centro Teatrale Bresciano Luigi Mahony, si premura di ringraziare i partner di questa iniziativa, Provincia e Fondazione ASM, e, soprattutto, il Direttore artistico Elisabetta Pozzi, reduce dal clamoroso successo registrato a Vicenza dalla sua “Ecuba” in cartellone nel calendario bresciano 19/20, attesa con grande curiosità e aspettativa da parte degli appassionati.

«A dare maggior lustro a questa rassegna, segnalo la presenza di professionisti di altissimo livello quali Fulvio Pepe, Lella Costa e altri validissimi attori che si affiancheranno, naturalmente, alla stessa Elisabetta Pozzi» sottolinea a conclusione del suo intervento.

«La Fondazione ASM continua con grande convinzione a seguire le principali attività culturali bresciane, tra le quali, in prima posizione, si deve annoverare senz’altro il CTB» dichiara il presidente Felice Scalvini. Pere poi proseguire così: «La rassegna “Teatro aperto” ha attirato la nostra attenzione come progetto originale e interessante idoneo a promuovere in modo conveniente il “protagonismo” inteso nella migliore e più positiva accezione del termine. È nostra precisa intenzione quella di dimostrarci non solo finanziatori, ma anche e soprattutto partners».

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Guido Galperti, vice presidente della Provincia, fa notare come il suo Ente sia costantemente attento non solo all’attività artistica teatrale, ma anche alla manutenzione, alla ristrutturazione e alla valorizzazione delle strutture di Brescia e del suo territorio.

A tirare le fila dell’incontro, com’è giusto che sia, pensa l’anima della rassegna “Teatro aperto”, Elisabetta Pozzi.

«Mi piace parlare al plurale perché quello di questa serie di appuntamenti è un autentico lavoro di gruppo che, oltre a me, coinvolge mio marito Daniele D’Angelo, Andrea Cora e altre quattro o cinque collaboratori appassionati di teatro» premette.

«Quest’anno il numero dei lavori che sono stati proposti, e la difficoltà di selezionare i migliori in presenza di una elevata qualità media, ha reso il nostro impegno particolarmente laborioso»

Passa poi a soffermarsi più in dettaglio sulla struttura e sui lavori prescelti, precisando che l’idea di strutturare la rassegna in due tranche separate, è stata suggerita dalla possibilità di fare un doppio focus: nella prima parte si è voluto valorizzare testi di cultura anglosassone, dedicando la seconda, maggiormente ma non esclusivamente, alla produzione nazionale.

«Il tema di fondo che lega in un certo modo i quattro spettacoli della prima parte è quello del confronto intergenerazionale . Si parte dal singolare modo di affrontare la figura di Giovanna D’Arco ne La madre della pulzella” (Jane Anderson) che evidenzia e dimostra, tra l’altro, le grandi difficoltà incontrate oltreoceano nell’affrontare tematiche tipicamente europee. Si passa poi al romanticismo “in ritardo” della seconda pièce, “Stella cadente”, firmato da Steven Dietz, un autore bravo e prolifico ma ancora poco conosciuto.Bambino mio divino” (Carol Carpenter), il terzo appuntamento, è ambientato nel nord del Mexico, territorio di confine quanto mai problematico. Un testo che appare molto americano, anticipando tematiche che, però, stanno diventando sempre  più familiare anche qui in Italia.

Per concludere, “The b*easts”, di un’autrice britannica (Monica Dolan). Un testo molto forte e importante che Lella Costa ha già portato in lettura a Milano. Si racconta di una psicoterapeuta che cura una bambina, introducendo un difficile spunt di riflessione sulla progressiva sessualizzazione di società e cultura contemporanea».

Prima dei saluti finali, Elisabetta Pozzi fa notare come e quanto sia importante collocare gli autoiri dei testi in un territorio e in un contesto preciso, aiutando così il pubblico ad avvicinarsi sempre più al teatro.

«Qualcosa che noi di Teatro aperto abbiamo cercato, stiamo cercando e cercheremo sempre di fare»

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Goodmorning Brescia (161) – Entrare a teatro per uscire da una noiosa routine

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Una conferenza stampa affollata di giornalisti e davvero… fuori norma, quella che si è tenuta nel primo pomeriggio presso la Sala Giunta di Palazzo Loggia, con la presenza di surreali e accattivanti maschere viventi.

Del resto è ormai nota a tutti l’originalità della rassegna che da quattro anni si innesca nel ricco calendario bresciano di prosa.

Si parla di

GIORNATE FUORINORMA 2019
26 Ottobre, 7, 8, 9, 10, Novembre
CHE MOSTRO CHE SEI!
Guardarsi ed essere guardati tra fragilità paura e nuove scoperte.
Teatro, danza contemporanea, workshop, incontri, attività per ragazzi, musica, happening intorno ad arte e diversità

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Apre gli interventi Felice Scalvini, Presidente della Fondazione ASM.

«Più che una conferenza stampa sembra una performance, pienamente in linea con lo spirito che anima Fuorinorma !» non può fare a meno di mettere in risalto, ricordando che fin dall’inizio di questa manifestazione ASM non si limita a collaborare con gli organizzatori, ma dialoga con loro, nel comune intento della valorizzazione in città e dintorni del teatro sociale d’arte.

«Sono tre anni che il CTB collabora con questa manifestazione con assoluta convinzione, come dimostrato dall’inserimento di uno degli spettacoli che compongono la rassegna all’interno del cartellone “ufficiale” della corrente stagione» ribadisce il direttore del CEntro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera.

Giuliana Bertoldi, Consigliere della Fondazione della Comunità Bresciana, mette in risalto l’accuratezza con la quale è stato realizzato ogni dettaglio della rassegna, a cominciare dall’opuscolo divulgativo che, dietro un’apparente semplicità, si vuol rivelare un potente di tutte quelle energie solidali e culturali che scorrono nella città.

Marco Piccoli, Vicepresidente della Fondazione Sipec, sottolinea come sia l’inquietudine (intesa nell’accezione più positiva del termine) il “motore” che muove e rende significative tutte le giornate Fuorinorma. Per poi concludere con una suggestiva citazione:  «Essere percepiti ogni giorno come uguali è la più severa condanna all’invisibilità».

Nel suo intervento, Domenico Bizzarro, Presidente della Cooperativa Sociale la Rete, ragiona su una frase che dovrebbe essere molto più di uno slogan : «Ci si spende molto nella ideazione e nella creazione di nuove ionixziative, ma poi non ci si cura abbastanza di monitorare e curare quotidianamente i rapporti interpersonali. In altre parole: meno inaugurazioni e più manutenzioni!»

È di Beatrice Faedi, com’è giusto che sia, la “parte del leone”.

«Non fatico ad ammettereche senza il supoporto di Enti e Istituzioni, gli eventi di Fuorinorma, semplicemente, non potrebbero avere luogo» confessa l’esponente di Somebody Teatro delle Diversità.

«Quella che si presenta alla partenza è un’edizione molto corposa, dunque anche rischiosa» premette, prima di passare all’esposizone degli appuntamenti in programma.

«Si comincerà il 7 novembre con un debut»segna ci sarà poesia, dunque, ma anche recitazione, ballo e musica. Segnalo, tra gli altri, l’evento “fumettistico” (ma non solo)  “Tutti mostri di Dylan Dog”  (con la partecipazione del grande disegnatore Corrado Roi e le due dark lady della dei testi, Barbara Baraldi e Paola Barbato. che sta già incontrando un interesse persino inatteso nelle dimensioni in cui si sta registrando».

La conclusione è un numero, precisamente il 3.000 che narca le presenze registrate nelle quattro giornate della scorsa edizione.

Un nunero che, se conosciamo un po’ Beatrice, è sua ferma intenzione migliorare ulteriormente quest’anno.

Alla chiusura e al saluto di commiato (così come aveva provveduto a introdurre la riunione-stampa) provvede il vice sindaco Laura Castelletti.

«Somebody Teatro e Fuorinorma sono energia pura, qualcosa che rende possibile a Brescia porsi al centro di un certo tipo di riflessione a livello nazionale sul riconoscimento delle differenze e delle fragilità e dell’intuizione su come soddisfare certi bisogni da esse derivanti».

E. come (im)prevedibile, per la gioia dei fotografi, lo scatto di gruppo finale.

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Goodmorning Brescia (88) – Un progetto molto extra e… poco ordinario

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Arrivato al secondo anno, il progetto «Extraordinario» – Esperienza di ascolto e di teatro sociale a Brescia si presenta alla stampa bresciana.

Un ambizioso ciclo di eventi, che coinvolgerà diverse Associazioni culturali e artistiche operanti in città e dintorni, ma anche insegnanti e ragazzi di alcune delle principali scuole cittadine.

Un’iniziativa che l’Amministrazione Comunale e il C.T.B. hanno fortemente voluto e meticolosamente organizzato e che, ne sono certo, non mancherà di coinvolgere e interessare moltissimi bresciani.

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«È un progetto (che io e l’Assessore Scalvini abbiamo fatto nostro e accompagnato fin dall’inizio) che prevede il coinvolgimento di otto realtà artistiche bresciane coordinate dal CTB» esordisce il Vice Sindaco Laura Castelletti. «Non solo un progetto artistico/creativo ma, anche e soprattutto, nelle nostre intenzioni, il messaggio di un’intera società/comunità  che esprime la propria caratteristica e inconfondibile identità».

Gian Mario Bandera (Direttore Artistico del Centro Teatrale Bresciano) sottolinea come, nella specifica occasione, il ruolo del CTB sia stato solo quello di coordinare e coadiuvare otto Associazioni già ben radicate nel territorio, e attivamente operative.

«Oltre a questo,  però,  ci siamo sentiti fin da subito pienamente coinvolti nel progetto» -aggiunge subito dopo- Al punto che ci siamo decisi a predisporre nelle prossime stagioni tre iniziative in tema, di nostra produzione».

Ma non finisce qui, perché il Direttore annuncia che si sta studiando anche la facilitazione per gli spettatori più disagiati di abbonamenti a prezzo ridotto e (novità assoluta)  veri e propri “corsi per spettatori” mirati a un’educazione  da educare a una più consapevole percezione e fruizione del messaggio teatrale.

«Porto e riassumo la voce delle otto associazioni (ma speriamo che aumentino in futuro) impegnate in questa seconda avventura di Extraordinario» è il saluto di Giulia Innocenti Malini (docente presso Università Cattolica del Sacro Cuore – esperta di teatro sociale). Passa poi alla presentazione delle stesse, una per una: Teatro19, Associazione Compagnia Lyria, Somebody Teatro della diversità, Residenza Idra, Viandanze, Associazione Culturale Briganti, Teatro Telaio e Associazione Culturale Lelastiko. La rete si avvarrà del supporto scientifico del dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

«I temi centrali, come nella passata edizione, sono carcere/riabilitazione,  disabilità, esclusione giovanile, salute mentale e fragilità derivate dall’anzianità, trattate non solo attraverso un’ortodossia teatrale, ma anche attraverso contributi di attori e realtà non- professionionali» spiega Giulia Innocenti Malini.
«L’autentico carattere innovativo di Extraordinario , peraltro, non va ricercato nei temi trattati e nelle metodologie espressive utilizzate, già in grande attenzione anche altrove; il grande cambiamento di questo effetto trasformativo è piuttosto la messa in Rete delle varie realtà associative operanti sul territorio di riferimento e la progettazione collettiva» è la successiva e opportuna precisazione

Sceglie un suggestivo paragone con il basket Felice Scalvini (Assessore con delega alle Politiche per la Famiglia, la Persona e la Sanità del Comune di Brescia) nell’intervento che conclude la conferenza stampa.

«Questo momento “istituzionale” della conferenza stampa, è il parallelo delle presentazione al pubblico delle squadre, quando sta per avere inizio un partita: si presentano i giocatori in campo, più che il match che sta per avere inizio. Insomma, con il CTB come perno e sostegno, sono le Associazioni interessate, che stanno per entrare in capo e cominciare a giocare»

Per proseguire nell’ardita similitudine, secondo l’Assessore, l’essenza della partita che sarà disputata per la seconda volta quest’anno, consiste nell’ascolto e nel fare ancora di più del teatro occasione di crescita sociale. I “palazzetti” interessati saranno quelli, prestigiosi, in cui svolgono normalmente i grandi spettacoli del CTB, ma anche scuole e altre significative location collaterali.

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Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

    Bonera.2

 

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