«La verità nell’ombra»… torna alla luce!

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Andò in scena per la prima volta tre anni e mezzo orsono, al Teatro Sociale di Brescia, nel (prestigioso) ambito del cartellone del C.T.B. (Centro Teatrale Bresciano) della stagione 2014/2015.

«La verità nell’ombra» è un dramma scritto da Patrizio Pacioni che, basato sullo studio di migliaia di pagine dei faldoni relativi agli atti del processo di Corte d’Assise che si tenne a Viterbo tra il 1950 e il 1952, analizza in ogni suo risvolto la vicenda del massacro di Portella dell Ginestra, arrivando alla formulazione di ipotesi non convenzionali in merito al reale dipanarsi della vicenda.

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Il primo maggio del 1947, in occasione di un comizio indetto dai sindacati per celebrare la ricorrenza della Festa dei Lavoratori,  il bandito Salvatore Giuliano e i suoi aprirono il fuoco dalle alture più prossime alla spianata, causando una carneficina che provocò undici vittime e un gran numero di feriti.

Un atto vile, un massacro proditorio ed efferato che rappresentò il primo colpo sferrato da una certa eversione resistente a ogni rivendicazione democratica e civile e a ogni cambiamento a turbare un sistema di Potere restio a cedere il passo, in quella che -a pieno titolo- può definirsi la prima strage di Stato dell’allora giovane Repubblica Italiana.

Un’opera complessa nella quale il drammaturgo riesce a dosare perfettamente l’impegno e la denuncia civile, la rigorosa ricostruzione storica del dibattito processuale e dei fatti e un’appassionante vivacità e drammaticità narrativa.

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«Il prestigioso riconoscimento ricevuto dall’Accademia il Convivio in questa edizione della sezione “edito” del Premio teatrale “Angelo Musco”mi spinge a riprendere in mano il lavoro»  dichiara il drammaturgo.

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«La prima versione andata in scena per opera della Compagnia Stabile Assai» per la regia di Francesco Cinquemani, infatti, prevedeva l’impiego di un numero di attori e musicisti  (circa 20 – ndr) che l’attuale scenario economico in cui si muovono i teatri italiani, diventa praticamente proibitivo».

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L’idea, mi è parso di capire. è quella di rimettere mano al dramma, riarticolando il testo in modo di ridurre significativamente il numero degli interpreti, così come è già stato fatto con gli altri due drammi “corali” rappresentati dalla Compagnia Stabile Assai: «Diciannove + Uno» (già portato in scena dalla Compagnia Lanterna Teatrale di Carlo Hasan) e «Borsellino e l’Olifante» (l’anno prossimo in scena per opera della Compagnia Le Ombre di Platone.

Alla fine della consegna del premio e del conseguente intervento al cospetto del pubblico che gremiva la sala conferenze dela Caesar Palace Hotel di Giardini di Naxos, Patrizio Pacioni ha voluto accanto a sé anche l’amico Salvatore Buccafusca, attore, scrittore, e drammaturgo (coautore con lui di «Sua Eccellenza è servita» – nel prossimo gennaio in programmazione a Palermo) che nella messa in scena della prima edizione di «La verità nell’ombra» si occupò (insieme ad Antonio Turco) di perfezionare la riduzione teatrale.

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Ricordiamo, per concludere, che dall’opera è stato tratto l’omonimo libro, acquistabile velocemente n line a questo link:

https://www.ibs.it/verita-nell-ombra-libro-patrizio-pacioni/e/9788890876646?lgw_code=1122-B9788890876646&gclid=CjwKCAjwyOreBRAYEiwAR2mSkh2ujHi6xgoFbKQONwLSf0JDkNjXhegPmYsnTinkHaGNoiBtT12LqhoCPO4QAvD_BwE

oppure direttamente sul sito della Casa Editrice Serena.

 

 

   GuittoMatto 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (123) – L’intrigante open-day della Lanterna Teatrale

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C’è molto del mondo difficile e complesso degli adolescenti (che ne sono anche disinvolti interpreti), nello spettacolo teatrale «Effetto farfalla» che ha arricchito l’open day della Lanterna Teatrale, per l’avvio dell’attività e dei corsi 2018/2019: bullismo, giochi di corteggiamento e giochi di morte, eccessi e fobie, non manca neanche un pizzico di X Factor e fanno capolino romantiche quanto trasparenti atmosfere e melodie da «Tempo delle mele», e nel “dopo”, persino il gioioso festeggiamento del compleanno di uno degli interpreti, con tanto di fragoroso sparo di stelline luminose.

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Il tessuto sul quale Carlo Hasan e Fabrizia Boffelli, ispirati autori, hanno ricamato quadri ed episodi, è quella elaborazione originale e ancora “pura” dei ricordi e delle relazioni di cui solo i ragazzi sono capaci, intimizzando e custodendo gelosamente nelle giovani anime sensazioni e sentimenti. Un mondo provvisorio, un ponte sospeso tra l’innocenza dell’infanzia e le inquietudini di una prossima maturità, negli indefiniti confini del quale, tutto sembra possibile ma, al tempo stesso, tutto sembra impossibile. Un quadro di scoperte e valutazione di valori e di ideali, nel quale non può non essere compreso anche l’impatto emotivo del crudele dramma dei migranti, vittime, ma anche pietra di scandalo capace di dividere società e coscienza tra accoglienza solidale ed egoistiche esclusioni, suggerite dalla paura dell’incognito.

Il tutto dipanato attraverso un intricato ma godibilissimo fil rouge intessuto di poche ma significative parole, molta musica (rock, pop francese, melodie arabe) e tanto movimento,  mirato alla costruzione di immagini e suggestioni visive policrome,  da parte dei giovani interpreti, impegnati in una serie ininterrotta di danze moderne e modernissime.

Questo in estrema sintesi, il bello spettacolo che ieri sera, nella Sala della Comunità di Marone, dove poche settimane fa ha esordito (riscuotendo un positivo riscontro di pubblico, sia in termini di presenze che di gradimento) grande successo) la rinnovata versione del dramma «Diciannove + Uno», ha coinvolto e stupito il folto pubblico presente.

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Ai convinti, scroscianti e prolungati applausi che hanno salutato il chiudersi del sipario, aggiungo di mio i più vivi complimenti vanno ai già citati autori dell’originale testo e attenti e fantasiosi registi Carlo Hasan e Fabrizia Boffelli, e alla coreografa Lorenza Gervasoni, semplicemente perfetta nell’operazione di trarre davvero il meglio dagli allievi del primo (!) anno di corso della scuola, ai quali va il primo premio assoluto per l’impegno, la scioltezza e… la spensierata e sfacciata arroganza degli esordienti, con cui hanno affrontato il non facile impegno.

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E convinti auguri! / in bocca al lupo! / mucha mucha m.! alla Lanterna Teatrale, bellissima realtà del Sebino e zone limitrofe che conferma l’effervescenza e la straordinaria consistenza sia in termini numerici che di qualità, dell’offerta d’insegnamento, di pratica e di offerta di spettacoli che caratterizza Brescia e la sua estesa provincia.  

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    Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (118) – Si avvicina un nuovo varo, per la motonave Hedia

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Prima era così …

 

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Poi è stato così:

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«Come andrà venerdì prossimo, quando si andrà in scena non mi sento di prevederlo, se non altro per scaramanzia»  mi dice Patrizio Pacioni, alla fine della conferenza che, nell’elegante Cafè Novecento di Marone, gremita di gente fino ai limiti del possibile, nonostante una pioggia battente, ha presentato ai maronesi il dramma «Diciannove + Uno», allestito e messo in scena dagli attori della Lanterna Teatrale in coproduzione con Le Ombre di Platone di Roma e Teatro Studio di Darfo Boario Terme.

«Di certo, però, neanche nelle più ottimistiche aspettative, avrei potuto immaginare quanto interesse e quanta attesa si sono venuti a creare per il nuovo esordio della drammatica narrazione del mistero che, nell’ormai lontano (ma non troppo) 1962, vide scomparire praticamente nel nulla la motonave Hedia e il suo equipaggio al completo. Diciannove italiani e un gallese, appunto» aggiunge subito dopo, visibilmente soddisfatto.

E davvero ogni cosa è andata alla grande, a partire dalla impeccabile ospitalità del Cafè Novecento, alla partecipazione numerosa e partecipe del pubblico, alla conduzione del cronista del Giornale di Brescia, Flavio Archetti, abile nel porre le domande giuste e nello scandire i tempi della conferenza. Significativa la presenza del vicesindaco Enrica Bontempi, che ha portato il saluto a nome della Giunta e del la Presidente della Commissione Cultura Tania Gheza.

Il primo intervento è stato di Pacioni che, in modo snello ma adeguatamente approfondito, ha spiegato  i principi del cosiddetto teatro d’inchiesta che ne ispirano in maggior grado l’attività drammaturgica.

Poi, a nome degli attori della Lanterna Teatrale, Carlo Hasan si è soffermato sulle difficoltà incontrate (e certamente superate, ma questo lo potremo dire solo la tarda serata del prossimo venerdì, quando calerà il sipario della prima) nell’adattare un’opera pensata per un gran numero di attori a solo pochi interpreti: lui stesso, Fabrizia Boffelli e Lorenzo Trombini.

«Una sfida che ho e abbiamo accolto con coraggio ed entusiasmo, un lavoro collettivo in cui crediamo profondamente, che abbiamo affrontato impegnandoci allo spasimo» ha sottolineato.

Com’è giusto che sia, però, la parte del leone (in questo caso della Leonessa, senza riferimenti al territorio bresciano che, dalla Sicilia, l’accoglie da anni con grande simpatia e stima per l’impegno profuso sia in campo sociale che culturale) l’ha interpretata Giusy Orofino. La sua testimonianza, viva e palpitante, sulla scomparsa dello zio Giuseppe Orofino (semplicemente Pippo per familiari e amici) e sullo sgomento della famiglia di fronte a una tragedia che ha fatto della perdita nell’ignoito un dolore ancora più acuto di una morte accertata, ha letteralmente rapito il pubblico presente. Al punto che anche dopo il termine della conferenza, in tanti l’hanno circondata, ponendole mille domande e guardando con attenzione la documentazione che aveva portato con sé: lettere, ritagli di giornali, vecchie foto in bianco e nero, capaci di dare ulteriore spessore e suggestione alla vicenda.

Ora non resta che attendere sette giorni, dopo di che la motonave Hedia, dal porto… di Marone, ripartirà per un nuovo e (ci auguriamo vivamente) lunghissimo viaggio.

 

VENERDÌ 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La Sala della Comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

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Ricordiamo, per concludere, che  il dramma «Diciannove + Uno» si è aggiudicata numerosi e significativi riconoscimenti tra i quali, in particolare, si ricorda il Premio Angelo Musco bandito dall’Associazione Il Convivio e il primo posto nel concorso Va in scena l’Autore, organizzato dalla FUIS Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Come già detto, lo spettacolo, inserito nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese  «La settimana della Cultura», andrà in scena presso la Sala della Comunità di Marone, in via Cristini 5.

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Sbuffi di Ponentino (6) -Qualità e quantità nella II edizione di «Va in scena lo scrittore»

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Ottocento è un numero importante.

E quando questo numero esprime il numero dei partecipanti a un concorso letterario e teatrale, diventa ancora più importante. 

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È il caso di «Va in scena lo scrittore», competizione letteraria e tetarale organizzata dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) l’organizzazione di categoria degli scrittori italiani che li rappresenta, ne tutela gli interessi ed agisce per la salvaguardia del diritto d’autore. Direzione artistica di Ermete Labbadia.

Al termine di un’articolata e severa selezione delle opere pervenute, suddivise in cinque “categorie” (scrittura teatrale, racconti, poesie, monologhi e autori di testi di canzone), lo scorso giovedì, 17 maggio 2018, nella nuovissima quanto accogliente ed elegante sede di Lungotevere dei Mellini 33, nel centro della Capitale, si è tenuta la premiazione della II edizione.

Il riuscito appuntamento introdotto e presentato dall’attrice Giovanna Cappuccio, ha visto la presenza, in rappresentanza della FUIS, del Presidente prof. Natale Antonio Rossi, con gli interventi di Simone Di Conza.

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Questo l’elenco dei premiati scelti dalla folta e qualificata giuria composta da Fabrizio Angelelli, Federico Baldini, Carlo Bernardi, Manuela Boccanera, Vito Bruschini, Sabrina Crocco, Veronica D’Appollonio, Isabella Deiana, Gabriella Deodato, Armando Di Lillo Marzia Ercolani, Patrizia Iovine, Alessandra Kre, Luigi Manzi, Debora Mattiello, Marcella Mitaritonna, Luca Mordenti, Anna Moretti, Belinda Patta, Manuela Pinetti, Antonella Rizzo, Stefania Severi, Gianluca Testa, Eleonora Totaro, Roberta Valdes, Marisa Vallone, Luciana Vasile:

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SEZIONE SCRITTURA TEATRALE:

Primo premio: “Diciannove + uno” di Patrizio Pacioni 
Secondo Premio: “I tacchini che facevano la ruota” di Yousef Wakkas
Terzo Premio: “Tecnolandia” di Luca Laurenti
Quarto Premio: “Il giovane premier (Italexit)” di Emanuele Cerquiglini
Quinto Premio: “Alphabet K.” di Flavia Chiarolanza

SEZIONE RACCONTI:

Primo premio: “Amina” di Carmela D’Ascoli
Secondo Premio: “I gelsomini del Punjab” di Samantha Falciatori 
Terzo Premio: “L’uomo ombra” di Paola Nazzaro
Quarto Premio: “Ugo il tarlo” di Maria Lorello
Quinto premio: “AAA Santo in Paradiso cercasi” di Antonina Giordano 
Miglior testo per essere letto: “Bianco come ascensore” di Laura Daniele

SEZIONE AUTORI DI TESTI DI CANZONI:

Primo Premio: “Nanni” di Iacopo Ligorio
Secondo Premio: “Come in un film” di Manuel Giancarlo
Terzo Premio: “Il segreto” di Alessandro Viti
Quarto Premio: “Regina del niente” di Manuela Galasso 
Quinto Premio: “L’amore che ho dentro” di Antonella Braccia
Miglior testo per essere letto: “Sottovoce” di Andrea Riso

SEZIONE POESIE:

Primo Premio: “Come rosa in gennaio” di Tiziana Gabrielli 
Secondo Premio: “Diciannove e zero otto” di Davide Rocco Colacrai 
Terzo Premio: “Amatrice” di Gloriana Solaro
Quarto Premio: “Tu Stai” di Anna Rita Murano
Quinto Premio: “La partenza” di Patrizia Palmieri
Miglior testo per essere letto: “Nodi” di Alexandra Mc Millan
Miglior testo per essere letto: “Mille metri di mondo” di Vincenzo Ruggero

SEZIONE MONOLOGHI:

Primo Premio: “Scossa” di Giovanna Fileccia 
Secondo Premio: “Gestazione dell’addio” di Lucianna Argentino
Terzo Premio: “Le implicazioni della palestra” di Stefania De Ruvo
Quarto Premio: “Frena Frenia” di Veronike Jane
Quinto Premio: “Per un pietoso baro” di Antonella Alfano
Miglior testo per essere letto: “Stella” di Debora Scalzo

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Esauriti numeri e nomi, un paio di brevi ma significative osservazioni.

La prima è che lo straordinario successo di «Va in scena lo scrittore» premia l’azione di un’organizzazione (la FUIS, appunto) che, oltre a proporsi come interlocutore con enti pubblici e privati per migliorare leggi e normative che permettano agli autori di esprimersi liberamente, di vigilare affinché agli scrittori giungano i diritti d’autore che spettano e che permettano loro di vivere del proprio lavoro intellettuale, sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che non può essere arte senza che ci sia retribuzione dell’autore, o ffrendo agli scrittori occasioni di promozione di se stessi e delle opere del loro ingegno e aiutandoli nei momenti di difficoltà (scusate se è poco), attrabverso l’ideazione e l’organizzazione di concorsi letterari permette ai migliori autori di misurarsi con gli altri e di mettersi in luce.

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La seconda riguarda, invece, l’affermazione nella sezione “scrittura teatrale di «Diciannove + Uno». Il dramma di Patrizio Pacioni che prende le mosse dalla misteriosa scomparsa nel Mediterraneo della motonave Hedia, avvenuta nel 1962, e dal complesso intrico di complotti legati alla guerra di Algeria e alla lotta per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del nord Africa, ha ricevuto e continua a ricevere apprezzamentie  riconoscimenti. Tra pochi mesi, nel prossimo agosto, andrà in scena a Marone (BS) nella nuova versione, rivisitata e riscritta dall’Autore per la compagnia Lanterna Teatrale, con Fabrizia Boffelli, Carlo Hasan e Lorenzo Trombini.  Una nuova “prima” alla quale, ci si augura, seguiranno numerosissime repliche anche in numerose altre regioni d’Italia.

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L’appuntamento con la FUIS è fissato per la terza edizione di «Va in scena lo scrittore» (obbiettivo 1000) e per le altre molteplici e prestigiose manifestazioni promosse da un’associazione alla quale tutti gli scrittori dovrebbero aderire.

Le foto inserite a corredo di questo articolo sono state scattate da Roberto Terelle.

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    Vestale

Categorie: Giorni d'oggi.

Splendido percorso di cultura, da un Convivio… all’altro

Oltre 1.100 partecipanti, oltre 1.300 elaborati ricevuti da leggere e valutare.

In questi due (grossi) numeri si potrebbe sintetizzare il lusinghiero successo consuntivato dal concorso letterario 2017 bandito dall’Accademia Internazionale Il Convivio.

Solo che sarebbe un resoconto arido, per quanto estremamente positivo, se non si tenesse conto dell’elevata  qualità media dei partecipanti (e dei loro elaborati di poesia, prosa e teatro), provenienti da ogni parte d’Italia e anche da paesi esteri più o meno remoti.

Domenica scorsa a Giardini di Naxos, nell’ampia ed elegante sala convegni dell’Hotel Caesar, completamente gremita di pubblico, si è tenuta una cerimonia di premiazione all’altezza della manifestazione.

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Nel coinciso ma significativo discorso di benvenuto del Presidente Angelo Manitta che, oltre a rallegrarsi per l’ottimo esito dell’iniziativa e preannunciare le prossime manifestazioni che saranno varate da Il Convivio, ha illustrato la positiva esperienza varata dalla stessa Accademia nel settore dell’editoria di qualità; sarà proprio la Casa Editrice Il Convivio, tra l’altro, a curare (vedi sotto) la pubblicazione del testo teatrale «Come nel gioco dell’Oca», firmato da Patrizio Pacioni ed Elena Bonometti.  Dopo di che ha avuto inizio il lungo ma mai ripetitivo e banale alternarsi dei vincitori delle varie categorie in cui era suddiviso il Concorso.

Nel concorso per testi teatrali intitolato al grande autore e attore siciliano Angelo Musco, segnalo  la premiazione di Patrizio Pacioni, vincitore assoluto nella sezione  Teatro Edito con «Diciannove + Uno» e premiato con segnalazione, insieme alla coautrice Elena Bonometti, nel Teatro Inedito, con «Come nel gioco dell’Oca». Particolarmente toccante il momento della consegna della targa, allorché è stato chiamato al palco Concetto Orofino, fratello di uno dei marinai dispersi e mai più ritrovati in occasione della scomparsa nel 1962, nel Mediterraneo meridionale, della motonave Hedia.

Alla conclusione dell’incongtro, un prelibato pranzo, animato da rilassate e cordialissime conversazioni, ha costituito la migliore occasione di contatto e scambio idee tra organizzatori, premiati e “semplici” amanti della scrittura convenuti al Caesar Palace.

Poi, fuori, ad attendere tutti, per la gioia degli occhi e del cuore, il placido e azzurrissimo mare di Sicilia sovrastato dalla massiccia presenza di un Etna ancora imbiancato.

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Inutile dire che già dal lunedì mattina, Angelo Manitta, l’infaticabile Enza Conti e tutti gli altri stanno già lavorando… per preparare il prossimo Convivio.

 

SI RINGRAZIA ALFREDO SPADAFORA PER LE FOTO GENTILMENTE CONCESSE

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     Valerio Vairo

Categorie: Teatro & Arte varia.

Biografia di Patrizio Pacioni – aggiornata al novembre 2016

Patrizio Pacioni è uno scrittore romano di straordinaria continuità produttiva. Esordisce nel 1997 con il romanzo breve “Un lungo addio” (Taurus), in cui si narra del tragico amore incestuoso tra fratello e sorella poco più che adolescenti. L’anno successivo (1998) “Iscassia et Fogu”, fantastica storia, ricca di arcani simbolismi, ambientati in una Sardegna surreale e semidesertica.

Segue la trilogia noir “Lac du Dramont” (Nuovi Autori – 2000) “Chatters” (Nuovi Autori 2001) “DalleTenebre” (Effedue Edizioni 2002).

Dopo una pausa che lo vede cimentarsi col romanzo drammatico-intimista “Mater” (Effedue Edizioni 2004) e con “Quel ramo del lago” (Effedue Edizioni 2005 – una delle più sorprendenti, originali e irriverenti rivisitazioni del capolavoro manzoniano) arriva l’approdo al giallo d’impianto classico: nasce il commissario Leonardo Cardona (scorbutico e non sempre ortodosso poliziotto dalla problematica vita privata, inflessibile segugio pronto a scavalcare steccati e a stravolgere regole nel supremo interesse di un ideale di Giustizia interpretato a volte in modo molto soggettivo) che debutta in “Essemmesse” (Effedue Edizioni – 2006).

A lui sono state già dedicate altre tre opere: il surreale Malinconico Leprechaun (Sampognaro e Pupi 2008), l’incalzante e drammatico Seconda B (Melino Nerella 2009), la raccolta di racconti Delitti & Diletti (Melino Nerella 2010) scritto a quattro mani con Lorella De Bon.

Da allora l’ambientazione delle indagini del poliziotto e di molte altre storie è Monteselva, città fantastica ma al tempo stesso modello suggestivo di una certa provincia italiana.

Nel 2011 esce Malanima mia, oscura storia di introspezione psicologica e di arcana magia firmato anche da Giovanna Mulas.

Nel 2012, vara la singolare e originale operazione tra realtà e fantasia di “Falli ballare”, firmata dalla misteriosa Lorena Elle e da lui curata con la collaborazione della editor Fabiana Cinque: la storia autentica, tra serio e faceto, delle (dis)avventure di una giovane precaria milanese.

Nel 2013 Il guaito delle giovani volpi, drammatico romanzo dedicato alle donne vittime di ogni tipo di fondamentalismo religioso e culturale.

Per il 2014, a conferma della straordinaria versatilità creativa dell’Autore, un’inattesa novità: la nuova uscita, presentata in anteprima -come ormai di consueto- al Salone Internazionale del Libro di Torino, è dedicata al mondo fantastico e magico delle fiabe. Una raccolta di tre storie lunghe dal titolo FiAbacadabra”. A essa è seguita, sei mesi più tardi la seconda raccolta in tema: “FiAbacadabra 2”.

Dal 2015 ha preso consistenza e spessore l’attività drammaturgica, in particolare quella relativa al cosiddetto “teatro d’inchiesta”: prima “La verità nell’ombra” (ispirata dalla strage di Portella della Ginestra – opera che ha dato vita anche all’omonimo libro di Edizioni Serena) poi, l’anno successivo, “Diciannove + Uno” (inchiesta sulla misteriosa sparizione nel Mediterraneo meridionale della motonave Hedia).  Entrambe le pièces sono state adattate da Antonio Turco e messe in scena a cura della Compagnia Stabile Assai, il più antico e glorioso gruppo di recitazione carceraria. Ancora nel 2015 la prima prova cinematografica con “Il Lettore”, cortometraggio scritto insieme a Fabiana Cinque e realizzato all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio per la regia di Martina Girlanda.

Nel 2016, a grande richiesta dei lettori (e con grande piacere personale dell’Autore), torna il commissario Cardona con “In cauda venenum” doppio movimentatissimo (ma anche riflessivo) romanzo, per il quale ancora Edizioni Serena ha ideato un singolarissimo libro “double face”.

Patrizio Pacioni ha ideato, realizzato e condotto a più riprese il corso di scrittura creativa di genere “Dal blu di china al giallo-noir”, organizzato dibattiti, incontri e conferenze sul tema della letteratura poliziesca e di tensione e sulla filosofia e tecnica scrittura più in generale. Da segnalare il corso di giornalismo investigativo, “Il terzo Occhio” strutturato in due parti: “introduzione” e “approfondimento”, tenuto per la prima volta a Giulianova nel settembre 2016, in occasione del Festival “Giulia in Giallo – Delitti & Diletti ” del quale l’Autore, drammaturgo e blogger romano è stato Direttore Artistico.

Il suo sito personale/portale www.patriziopacioni.com (oggetto di recente e completa ristrutturazione, derivato da www.patriziopacioni.it, tradizionale sito personale dello scrittore e autentico web magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica fin dall’ormai remoto 2001 ) costituisce da tempo un frequentato osservatorio su ogni tipo di produzione artistica, aperto alla informazione e al sociale, e al tempo stesso un  costante riferimento per gli autori emergenti.

Il blog http://ww.patriziopacioni.com/cardona/ (accessibile anche dal portale insieme al canale youtube e ai profili dei vari social) consente ai navigatori della Rete di respirare e vivere in prima persona il mondo oscuro di Monteselva, divenendone cittadini a tutti gli effetti. Dal primo gennaio 2017 è partito il concorso di scrittura giallo/noir/gotico/thriller Le Ombre di Monteselva di originalissima quanto innovativa concezione.

Categorie: Da me a Voi.

Pino Pesce: da sempre e per sempre teatro

 

Da qualche tempo a questa parte sembra che, in qualche modo, la Sicilia continui a chiamarmi a sé, sia per motivi personali che professionali, legati questi ultimi a quella parte della mia attività creativa / artistica orientata al teatro.

In questa tendenza va inquadrato il mio incontro con il professor Pino Pesce, giornalista, drammaturgo e regista teatrale, dal quale è sortita questa piccola ma significativa intervista.

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Pino Pesce. Professore di Lettere, giornalista, studioso e critico teatrale e, da ultimo, regista. Come riesci a stare dietro a un simile cumulo di interessi e attività?

Mi sorregge l’Amore verso la cultura che non è arido sapere bensì ricerca, desiderio di superarsi momento per momento; scavo nelle cose senza restare in superficie, il quale, anche quando conosci tutto lo scibile, non ti permetterebbe di essere persona se non vai dentro le cose; il mio Maestro (Gino Raya) mi fece capire la differenza fra cultura in estensione, che è la pura erudizione, e cultura in profondità che è proprio l’andare alle radici delle cose: per smuoverle, sconvolgerle e interpretarle fuggendo il dogma.

 

Il tuo primo cimento “dietro le quinte” è stata una singolare rivisitazione di un classico pirandelliano  L’uomo dal fiore in bocca. Ne vuoi parlare?

  

Avevo tanto scritto di Teatro in termini di recensioni; avevo anche scritto, diversi anni fa, una Sacra rappresentazione, portata in scena da bravi artisti e registi. Negli ultimi 2 anni, come ben dici, ho voluto cimentarmi come regista ne L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello rielaborandone il testo con innesti dello stesso scrittore siciliano che ben vi si attagliano, come la chiusa di Uno, nessuno e centomila e la novella Di sera, un geranio, dove (in quest’ultima) il fiore è un papavero per dare senso al sonno e al sogno che mi ha portato, sulla scia della mia educazione filosofico-religiosa, a superare il pessimismo pirandelliano facendo rivivere il protagonista, il quale chiude il dramma aprendo, pur se in una sospensione di ultimo giudizio e nel Mistero, alla speranza: «…Non dovrei più essere nella sostanza dell’esservi… Ma che invece vi sono, come vedete… Come?… Non è dato saperlo né a voi né a me né a nessun altro. Burattini, burattini del nulla. Del Nulla? Non c’è un segreto filo che porta alla Verità Assoluta?!!»

(foto di Pietro Nicosia)

Il lavoro portato in scena, con qualche cambio di percorso, ha avuto un risonante successo sia per l’inedita messa in scena (videoproiezioni e danza aerea) – la quale ne dilata il tempo della rappresentazione (circa 50 minuti; il tempo classico era di 20 minuti circa) – che per le suggestive musiche di Elisabetta Russo, le immagini-video di Enza Mastroeni, Dalila Romeo e Vincenzo Santonocito e la performance degli attori: Mario Opinato (L’uomo dal fiore in bocca), Tony Pasqua (L’avventore), Luisa Ippodrino (Allegoria della Vita e del Tempo), Rossana Scinà (Allegoria del Trapasso). D’aggiungere, come chicca, la suggestiva voce fuori campo del mio amico Pino Caruso che racconta il momento del trapasso. Tutto il resto è spettacolo da vedere perché le parole non hanno occhi.

 

Senza scendere nel privato, sono venuto a sapere della tua recente quanto assidua e appassionata frequenza, con una donna di grande personalità e spessore. Sto parlando, naturalmente, della licatese Rosa Balistreri.

 

 Sì, adesso mi sto rivolgento alla Grande Licatese con una riduzione-rielaborazione teatrale nata dal testo di Giuseppe Cantavenere: Rosa Balistreri/ Una grande cantante folk racconta la sua vita.

Da anni con l’Autore, percorrendo tanta Sicilia, fra Istituzioni comunali, Associazioni e Università, abbiamo – qualche volta assieme al regista Nello Correale  – raccontato di Rosa.

Del libro di Cantavenere, dai più grandi nomi dello spettacolo ai più piccoli, ne è stato fatto un vero e proprio saccheggio senza spesso riconoscere i meriti dell’Autore.

Quindi il mio testo teatrale: Rosa Balistreri/ A memoria di una Voce. In scena ci saranno Giusy Schilirò (dalla voce potente e seducente), Luigi Di Pino (rinomato cantastorie), Francesca Busacca, Tony Pasqua, Opim (attore e musicista), Jessica Seminara (violinista), ballerini del Centro Danza “Azzurra” di Belpasso, diretto da un eccellente coreografo: Alfio Barbagallo, i disegni di Alfredo Caccamo e le immagini-video di Enza La Giusa.

Parliamo ora della tua avventura al timone del periodico l’Alba sulle cui pagine elettroniche, tra l’altro, è apparso un bellissimo articolo su Diciannove + Uno, dramma ispirato alla tragedia della motonave “Hedia”, scomparsa nel Mediterraneo, nel 1962, insieme a tutto il suo equipaggio.

Un’avventura iniziata nel maggio del 2005, dopo aver diretto un altro periodico. Ho dato a l’Alba un’impronta decisamente culturale e di lindore deontologico che non ha mai ceduto a tentazioni di compromessi. Su di essa è apparsa, come dici, una recensione sul dramma Diciannove più Uno sul giallo della “Hedia”, a firma di Roberto Fatuzzo che, in particolare ha fatto parlare a Misterbianco, trovandovisi, fra i marinai scomparsi (18 italiani ed un gallese), un misterbianchese della famiglia Orofino.  In merito, tu dovresti saperne più di me, essendo lo scrittore e il regista di questa triste e buia vicenda.

Molte attività, molti interessi, come si è scritto all’inizio di questo articolo-intervista, il più delle volte permeati di profonda “sicilianità”. Vuoi raccontarci del rapporto che ti lega alla tua terra, alla tua gente e alle tue radici culturali?

Ho un forte legame con la mia Terra che è fortemente viscerale, ma devo confessarti che tante volte ho desiderato scappare da essa per il modo qualunquista e superficiale di gestire la cosa pubblica e di interpretare il quotidiano, spesso avventato, clientelare e leccaculesco.  Ho sempre agito, con i miei strumenti culturali (coi miei discenti sono stato più che un docente un educatore), per rovesciare e cambiare tutto. Tante le gratificazioni teoriche, poche quelle concrete.

Cosa prevede il futuro prossimo di Pino Pesce e -soprattutto- cosa si aspetta Pino Pesce dal futuro prossimo della sua attività di informatore e di uomo di teatro?

Di essere capito, mi aspetto; ma non penso questo sia facile. Potrei magari essere capito ma non certamente seguito o sostenuto; sono sempre stato per le verità scomode, accolte solo in teoria ma mai nella pratica; ti faccio un esempio banale: il mio periodico è stato sempre apprezzato ed applaudito, ma alla fine amministratori, politici, anche quelli di affinità ideologica e vertici di Teatri stabili, hanno preferito sostenere giornali sgrammaticati e senza qualità culturale e codesto la dice lunga! Risultato? l’Alba ormai è al tramonto! Una sottrazione quindi alla Cultura e alla Società.

Anche se tante volte piegato, non mi sono però mai arreso; continuerò, infatti, a combattere sperando, specie con il teatro, di vedere qualche buon risultato.

Purtroppo così vanno le cose, ma non solo in Sicilia!

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Patrizio Pacioni per           

https://cardona.patriziopacioni.com/

Categorie: Teatro & Arte varia.