Ex Libris (22) – Oh quante belle Dame, madama Carlà!

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Di Carla Boroni ho recensito altri libri (ricordo per esempio il bel saggio  «Appunti per il mio ‘900», questo il link della recensione postata a fine 2016: https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-8-eh-cara-carla-si-fa-presto-a-dire-900/). Di lei ho sempre apprezzato quel cocktail di difficilissima preparazione costituito da erudizione, facilità di scrittura e capacità di sintesi e descrizione dei maggiori personaggi, fenomeni e movimenti culturali.

In  «Donne di cuori, donne di picche»  il lavoro, ancora una volta, riesce alla perfezione. Pochi ma significativi esempi di come il rapporto con il genere femminile possa influire, nel bene o nel male (cuori e picche, appunto) sulla nascita, sullo sviluppo e -a volte- anche sul declino di una carriera artistica. Ma vediamo da più vicino di cosa si tratta.

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C’è la donna passionale e indipendente, che si concede all’Artista, sì. ma non proprio tutta e non proprio fino in fondo. Scivolosa, sfuggente e, proprio per questo, ancora più attraente e affascinante.

C’è la donna mamma (non solo come figura, ma anche nell’accezione letterale del termine, visto che continua a partorire figli uno dopo l’altro nonostante ogni nuova gravidanza la sfianchi più della precedente), che si consuma come una candela per l’Amato.

C’è la genitrice algida e arcigna, che nega ogni tenerezza al figlio smarrito e complessato che ne reclama l’affetto.

C’è la donna creata sulla carta, ispirata forse all’Autore da un’altra donna, in carne e ossa, ma che prende vita propria e con l<’autore intesse una lunga (letteraria) storia d’amore.

C’è la sorella, amata, inseparabile, invadente, che preclude ogni spazio a ogni altra donna si avvicini o sembri avvicinarsi al Poeta.

C’è la Femme Fatale, l’attrice, la Divina, che incrocia la propria strada con l’Homme Fatal, l’avventuriero, il visionario, l’insaziabile, dando luogo a un passionale e sregolato scintillio di lame.

C’è la moglie perfetta. La roccia cui tenersi quando la vita frana, il salvagente con il quale galleggiare quando sale la marea.

C’è La donna in carriera (letteraria) matura e navigata che seduce il giovane Scrittore, irretendolo in una serie di fughe, di ritorni di fiamma, di gelosia impotente e indispettita. Chje altro non fa che riaccendere ogni tizzone rimasto sotto la cenere

C’è la donna della vita, l’altra metà di sé, che amerà il compagno e da lui sarà amata fino alla morte: prima la propria, poi quella di lui.

C’è l’amore virtuale, una volta per mezzo di un continuo rimpallo di epistole, invece che attraverso una tastiera e una chat. Sempre a un passo dal diventare carnale, ma mai (o quasi mai) trasformato in tale.

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Adesso associate alle figure femminili di cui sopra i seguenti rapporti:

Antonietta Fagnani Arese e Ugo Foscolo

Enrichetta Blondel e Alessandro Manzoni

Adelaide Antici e Giacomo Leopardi

La Pisana e Ippolito Nievo

Maria e Giovanni Pascoli

Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

Lina Woefler e Umberto Saba

Sibilla Aleramo e Vincenzo Cardarelli

Jeanne Dupoix e Giuseppe Ungaretti

Lucia Rodocanachi ed Eugenio Montale

Dieci grandissimi scrittori, dieci figure femminili, donne di cuori e donne di picche, appunto, capaci di esaltare la creatività di poeti e narratori, con le buone o con le cattive, ma anche di stroncare le loro carriere letterarie se non anche di dannare le loro anime.

Carla Boroni si muove attenta e leggera tra loro, con la grazia di una danzatrice, con armonia e incisività di analisi,  donna capace di capire altre donne, studiosa abile a individuare e isolare con precisione chirurgica i brani più significativi composti da ogni artista citato, e di proporli al momento giusto.

Una preparatissima guida che prende per mano il lettore, immergendolo, letteralmente, nell’epoca di riferimento e nello spirito dei tempi, favorendo una visione immaginifica ma estremamente reale dell’ambiente e dei personaggi narrati.

Non la conoscenza in assoluto, ovviamente, ma il modo più garbato e incisivo, favorito dall’estrema scorrevolezza del tratto, per suscitare in chi legge quella curiosità che sola può portare ad approfondire, oltre alla biografia di alcuni dei maggiori protagonisti dell’800 e del ‘900 letterario, anche le loro opere e le motivazioni personali e le  linee guida dell’anima che ne  ispirarono la creazione.

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Titolo:  Donne di cuore, donne di picche

Autore:  Carla Boroni

Anno: 

Casa editrice: SEFER

Pagine:  154

Prezzo:  14  €

ISBN:  978-88-99144-22-7

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (82) – La Festa delle Fómne raddoppia con Gatta

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La notizia è di quelle ghiotte: il temerario giornalista Costanzo Gatta si propone come mattatore della Festa delle Donne con una duplice presentazione del suo ultimo libro, rischiando il mattarello delle fiere Fómne maltrattate da secoli di detti e proverbi malevoli che l’incauto giornalista è andato a ripescare dal passato maschilista di Brescia e circondario. 

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Si è cominciato, il giorno 6 marzo, in Loggia, più precisamente nella prestigiosa quanto opulenta Sala Giudici.

L’introduzione è di Laura Cottarelli, neo vice-presidente della Fondazione Civiltà Bresciana.

«Ciò che più mi ha colpito è che tra i tanti detti coniati dalla tradizione maschilista bresciana e recuperati da Costanzo Gatta, non ce n’è uno d’intonazione positiva.  Già lo sapevo, naturalmente, ma vederli uno dopo l’altro, per le cento pagine di questo quaderno… »

Passa poi a una diagnosi della situazione ai nostri giorni.

«Da allora molte cose sono cambiate in meglio, è innegabile, ma qualche problema è rimasto. Basta pensare ai pubblicitari che, per promuovere il marchio di uno sciroppo per la tosse o di una lavatrice (per non parlare delle automobili) non trovano di meglio che attingere all’immagine di una donna sminuita a mero oggetto di desiderio e  di conquista».

Perché le parole sono sassi, il cui impatto, una volta lanciati, non può essere reso meno dannoso con una risata compiaciuta.

«Le parole violente sono capaci di rendere violenta la più pacifica delle comunità» sottolinea, per non lasciare dubbi residui prima della conclusione.

«In una vera democrazia le donne devono partecipare, e solo un’effettiva partecipazione femminile può fondare e costruire una vera democrazia»

Potrebbe sembrare una ripetizione o, perlomeno un’inutile ridondanza, ma non lo è affatto.

Per l’assessore Roberta Morelli «Forse persino in questi orribili detti c’è qualcosa da salvare: per esempio il fatto che certe battute (che sarebbe riduttivo definire di cattivo gusto) i signori uomini si permettevano di dirle quando erano tutti insieme all’osteria, non certo in casa, in presenza della moglie».

La realtà è che, nel periodo dell’800 e della prima metà del ‘900, prima che si avviasse il pur difficile e faticoso processo dell’emancipazione femminile, sulla base della mancata indipendenza economica e sociale della donna, l’uomo reputava se stesso al centro dell’universo.

Daniela Mena, organizzatrice del Festival della Microeditoria di Chiari, spiega le motivazioni che hanno portato la sua casa editrice, la GAM di Rudiano, a effettuare questa scelta di pubblicazione.

«Non appena ho letto il testo ho accettato la proposta di Gatta. Si tratta di una raccolta di proverbi misogini, certo, ma anche del recupero e della tracciatura di un’importante aspetto della tradizione. Un check letterario utile come pietra di paragone dei cambiamenti e dei progressi intervenuti con il trascorrere degli anni, impreziosito dalle belle e suggestive illustrazioni opera dell’artista Micio Gatti»,

Di grande impatto le letture degli “obbrobri maschilisti” curate da un Daniele Squassina elegante e sornione dicitore, insomma in gran forma, come sempre.

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Il secondo round, per così dire, si è disputato il giorno dopo in un’altra sede di grande prestigio, non solo architettonico: la sede della Fondazione Civiltà Bresciana nell’antico palazzo di Vicolo S. Giuseppe.

Lì, coordinate da Elvira Cassetti Pasini, sono il consigliere del quartiere Centro Storico Nord Tina Venturelli,  la giornalista Magda Biglia e la docente universitaria Carla Boroni, a dibattere del libro di Costanzo Gatta, sempre con Daniele Squassina a farsi carico delle letture.

«Si tratta di un libro molto stimolante» è l’esordio di Magda Biglia.
«Faccio osservare, però, che molti degli stereotipi sulla donna riportati dal libro sono ancora validi ai nostri giorni. E siccome gli stereotipi culturali, purtroppo, sono tra le cose più difficili da sradicare, a poco ha potuto, sino a questo momento, la dimostrazione da parte delle donne della possibilità di sapere e potere raggiungere l’eccellenza in moltissimi settori prima riservati all’uomo»
Una competizione di genere che si dimostra ancora ad handicap per le persone di sesso femminile, visto che, nonostante gli sforzi, in Italia la società non è ancora a misura di donne che molto spesso, in un sacrificio non indolore,dettato dall’amore per la famiglia, sono praticamente costrette a tirarsi indietro nel percorso di carriera. Forse, da parte di un buon governo, ci vorrebbe, in tema di effettive pari opportunità, un atteggiamento più impositivo, sia nelle carriere che nella formazione delle giovani generazioni».
«A prima lettura ho avuto l’impressione di trovarmi, attraverso la raccolta di Costanzo Gatta, di un mondo contadino che ora non c’è più.  Poi, però…. mi sono resa conto  che sia pure con meno volgarità e virulenza,  certe idee sono difficili da sconfessare. Senz’altro rimane, anche ai giorni nostri, il quantomeno cauto atteggiamento dei giovani nei riguardi del matrimonio leggibile su Fómne… solo che, in questo agitato terzo millennio, si tratta di un approccio comune anche alle ragazze!» è il pensiero di Tina Venturelli.
«Tra le pagine del libro di Costanzo Gatta, le uniche frasi accattivanti, gli unici complimenti, vengono riservati alle bambine molto piccole» osserva poi, dando l’illusione di attenuare un giudizio severo verso la “filosofia da osteria” del maschio bresciano di altri tempi.
«Forse, però, si tratta solo di parole di mera circostanza, spese solo per consolarsi che il figlio non sia nato maschio!» aggiunge subito dopo, spegnendo ogni fiammella di speranza.
Più ironico e scanzonato, come spesso accade e come le è proprio, l’intervento di Carla Boroni.
«Come tutti sanno, ma fanno finta di non sapere, Costanzo è un simpatico e adorabile misogino e, tempo stesso… un gentiluomo di altri tempi sempre attento a mettere in relazione la tradizione con l’evolversi dei tempi. Personalmente, sono convinta che tutti i detti, i motti e i proverbi che ha raccolto in questo libro, altro non sono un becero e cialtronesco tentativo di vendetta contro una donna (quella bresciana) abituata da sempre a comandare in casa».
Secondo Carla Boroni si tratta comunque di un’operazione culturale e divulgativa condotta con arguzia e grande rispetto della tradizione.
«Da insegnante posso dire che, anche se in modo confuso e aritmico, sono stati fatti enormi passi avanti per la condizione femminile. Per restare in un settore come quello dell’insegnamento, che conosco profondamente e molto da vicino, incomparabilmente migliore è la situazione economica delle maestre, autentici pilastri dell’educazione del 19° e 20° secolo, ma remunerate per lunghissimi anni a livello di pura sussistenza. Restano anche molti punti oscuri, però: il vecchio delitto d’onore, estirpato a fatica dai codici, sembra ora essere stato vantaggiosamente sostituito, nelle pratiche dei violenti, dalle multiformi varianti di un sempre più diffuso femminicidio». 
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Costanzo Gatta, intervenendo per ultimo, riconoscendo la sua posizione d’inferiorità tattica e strategica tra tante e tali donne, diplomaticamente mantiene un profilo basso, limitandosi a spiegare che, come potrebbero testimoniare amici e conoscenti, «Questo libro è nato da un detto di una violenza e volgarità incredibile che, indignandomi profondamente, mi ha indotto ad approfondire la ricerca tematica nell’ 800 e nel primo 900».
Di più non dice, avvalendosi del diritto di non testimoniare contro se stesso.
La riunione si scioglie e i bravi maschi bresciani intervenuti all’incontro, sciamano dalla sala dirigendosi verso le loro dimore, dove presiederanno (?) il desco famigliare.
In me (che sono notoriamente un malpensante) resta però il sottile dubbio che, nella mente di qualcuno di loro, magari sottobraccio alla propria compagna, permanga, nei confronti delle donne in genere, il subdolo, strisciante e sempre tentatore motto dei bei tempi andati.
La donna, anzi, la fómna?.
La piasa, la tasa e la staga in casa!
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Titolo: Fómne

Autore: Costanzo Gatta

Editore: GAM

Collana: I lügarì

Genere: Stortia e cultura locale

Anno: 2018

Pagine: 104

Prezzo: 12 €

ISBN:  9788898288670

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Quaderno della collana I Lugarì, dedicato alle donne. “Alle signore di ogni età suggerisco di leggere questo libretto con bonomia e leggerezza e con la consapevolezza che la pretesa superiorità dell’uomo è, in realtà, una gentile concessione… e ai signori uomini useremo la cortesia di non svelarlo”. Dalla prefazione di Laura Cottarelli. Corredato dai disegni di Micio Gatti.

 

Le margherite sè le sfòia, le röse sè le nasa e le fómne sè le basa – Le fómne e le vache bune le resta ‘n paés – Sè tè öt viver quét, resta pöt. – Chi gha moér, gha pensér – Chi öl tacà a tribulà èl töe moér – La fómna che pipa, che nasa o che cica, dèi diaol l’è cara amica. – Èl piö gran mèret dè la fómna, l’è ‘l saì tàser – Siète dè picinine, mai bune spusine – Chi öl la fiöla basa la mama – Sè ’l-òm èl gha ’l bigaröl e la fómna lebraghe.

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   Bonera.2

 

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Goodmorning Brescia (74) – Carla Boroni e un manuale che è anche antologia

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Scuola e Letteratura,  apparentemente un connubio naturale quanto inevitabile e indissolubile.
Ma le cose stanno proprio e davvero così?

Oggi alla libreria Università Cattolica del sacro Cuore, proprio di questo si è parlato, prendendo spunto dalla recente “uscita” firmata Carla Boroni per le stampe di SEFER Edizioni.

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«Il libro è nato da una grande e lunga storia d’amore sia con l’una che con l’altra» esordisce Carla Boroni, al cospetto di un pubblico talmente numeroso che le sedie non bastano per tutti. Poi lascia la parola al professor Francesco De Nicola (professore di Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università di Genova) insieme al quale -annuncia- varerà una nuova collana didattica. sempre per le stampe di SEFER Edizioni.

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«Al momento dell’Unità italiana, in presenza delle consistenti difformità che si registravano (anche per la scuola) tra il nord (governato nello specifico dalla legge di riforma varata dal ministro della pubblica istruzione del Regno di Piemonte e Sardegna Gabrio Casati,  e il sud del neo-costituito regno, si decise di affidare l’ardua impresa di un riequilibrio a varare una legge attraverso la quale provare a riequilibrare le situazioni» spiega De Nicola, partendo esattamente dall’inizio, allorché, con l’unione, cominciò effettivamente la storia del rapporto tra scuola e letteratura italiana.

L’incarico di una impresa a dir poco ardua e ingrata, visto che a quel tempo, a quanto si dice, la competenza specifica avesse ancora qualche importanza nel nominare un ministro, fu chiamato un certo Francesco De Sanctis.  Uno studioso, ma prima ancora un giovane che, scendendo dalle montagne dell’Irpinia, aveva avuto modo di capire cosa volesse dire diventare prima studente e poi professore. Nell’autobiografia   《La giovinezza 》dettata dall’autore negli ultimi due anni di vita alla nipote Agnese, possono individuarsi suggerimenti pedagogici validissimi ancora oggi: metodo, disciplina e sacrificio.

Per rendere più digeribile l’obbligo scolastico  imposto dai “piemontesi”, inasprito dalla legge Coppino del 1877 che  elevava da due a tre gli anni di obbligo scolastico per fanciulli e fanciulle, imponendo alla fine del biennio un anno di corso serale o festivo, introducendo sanzioni per le famiglie che disattendevano all’obbligo, fu invece messo in azione Edmondo De Amicis, che rispose da par suo con il celeberrimo «Cuore».

«Nel libro viene fuori la storia della Scuola Italiana fino ai decreti delegati,   fino ai nostri giorni.  Grazie all’incontro tra letteratura e scuola cominciano a scrivere le donne (che pure resteranno purtroppo, ancora in netta minoranza tra gli autori, fino agli anni ottanta)»

Tra queste ricorda  Ida Baccini con 《Il romanzo di una maestra» , prima edizione nel 1901.

«Il libro di Carla Boroni si può leggere sia come saggio che come antologia»  conclude il professore. 

 Tra gli autori entrati nella  storia della nostra letteratura, ci sono stati moltissimi insegnanti, come Caproni, Sciascia, Venturi, Fucini,  Pasolini, Coppini, il Mastronardi de 《Il maestro di Vigevano》…

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Io ho sempre insegnato con la pancia》 fa presente Carla Boroni, prima della lettura di Candida Toaldo dall’autobiografico 《Ricordi di scuola》  di  Giovanni Mosca, il più celebre e personale tra i suoi romanzi che racconta la dolcezza di un maestro un po’ speciale, dall’animo mite, nella Roma degli anni ’30.

Chiude l ‘Editore Alessandro Bruciamonti:  «Chi fa il mio mestiere si deve confrontare attivamente con il mondo e con i tempi. Fare cultura è sempre meno considerato e sempre più eroico».

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    Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (67) – Carla Boroni e il Grand Tour… alla bresciana

Non sarà il famoso “Gran Tour”, ma insomma.

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Intanto vediamo cos’era davvero, questo Grand Tour : due parole con le quali s’indicò, a partire  dal XVII secolo, il lungo viaggio attraverso l’Europa, con partenza e arrivo generalmente nello stesso luogo, intrapreso dai giovani rampolli dell’aristocrazia europea nell’intento di perfezionare le proprie conoscenze scientifiche e, soprattutto, umanistiche. Grazie al Tour, infatti, i viaggiatori (impiegando il tempo disponibile in visite culturali, giri turistici e acquisti) avevano occasione di approfondire le conoscenze acquisite attraverso gli studi sulla politica, la cultura, l’arte e le antiche tradizioni dei maggiori Paesi europei.

L’Italia, naturalmente, grazie alla eredità storica lasciata da Roma antica, ai tanti e meravigliosi monumenti, era una delle tappe più ambite. Oltre alla Città Eterna il Veneto delle ville palladiane, Napoli del neoclassicismo e dei cimeli di Pompei ed Ercolano, ancora la Campania con il Vesuvio e i Campi Flegrei, la Sicilia con l’Etna e i meravigliosi tesori greci e barocchi, Firenze, le sontuose e operose città di Lombardia… 

La Lombardia, già.

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Con un articolo apparso nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, Carla Boroni proprio di Lombardia e di viaggi si occupa, prendendo spunto dalla recensione del bel libro, ricco di illustrazioni, «Viaggiatori stranieri in Lombardia», firmato da Valeria Bellazzi e Valeria Cantone per le stampe di De Ferrari Editore.

«Solo un paesaggio messo in forma da uno sguardo può essere raccontato, perché anche la narrazione necessita un punto di vista. Gli scrittori, i pittori, i poeti, i viaggiatori in genere mettono in forma il mondo, e ciò che vediamo non sarebbe lo stesaso senza il loro contributo» premette Carla Boroni,

Per poi ricordare come nel libro si parli, tra l’altro, anche della parte “bresciana” della Lombardia, parte che, ovviamente, più la interessa.

Oltre al capoluogo Sirmione, Orzinuovi, Palazzolo, Lonato, Desenzano, il Lago di Garda, visti attraverso gli occhi degli insigni viaggiatori di ogni tempo  che si sono avvicendati in zona dal XII al XX secolo. Gente come Edith Wharton, Ezra Pound, John Ray, Thomas Coryat, Philip Gibbs, Jo Rusckin, tanto per citare qualche nome.

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     La Super Prof  Carla Boroni

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«Gli sguardi dei viaggiatori stranieri sul territorio lombardo che via via sono andati accumulandosi nel corso del tempo» conclude Carla Boroni,  «concorrono a formare oggi un’immagine della Lombardia sempre più articolata e affascinante. E confermano, esemplarmente, come la genesi di ogni idea di territorio sia sempre da attribuire al contributo, nello spazio e nel tempo di diversi sguardi».

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Titolo: Viaggiatori stranieri in Lombardia

Autori:  Valeria Bellazzi e ValeriaCantone

Prefazione: Carla Boroni

Anno: 2017

Editore: De Ferrari

Collana: Ancora

Pagine: 233

Prezzo: 18, 90  €

ISBN: 978-88-6405-832-0

Esiste un filo conduttore che si snoda attraverso le pagine, rappresentato da quell’insieme di stupore e curiosità, attrazione e pregiudizio che viviamo ogniqualvolta giungiamo in un paese straniero. Il senso della scoperta e della conferma risuonano nelle parole di questi viaggiatori che, in qualche momento della loro vita, hanno percorso le strade lombarde. Diventiamo, di volta in volta, compagni di viaggio dei pellegrini medievali, attraversiamo al fianco dei turisti settecenteschi i disagiati valichi alpini, avvistiamo con sollievo la Pianura Padana, visitiamo estasiati con i poeti romatici le grandi opere del Rinascimento e corriamo su una traballante Balilla lungo il Naviglio Pavese.

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Ex Libris (8) – Eh, cara Carla: si fa presto a dire ‘900!

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Di Carla, tra tante doti che le sono proprie, ce ne sono un paio che, praticamente da sempre, ho imparato ad apprezzare più delle altre: l’accurata profondità della sua critica letteraria che si combina alla perfezione con un’invidiabile e sempre frizzante elasticità mentale.

Carla Boroni conosce alla perfezione regole, canoni e parametri ma, proprio per questo, è in grado, quanto lo giudica opportuno, di andare “oltre”.

Così, già nell’intrigante introduzione di “Appunti per il mio Novecento” (opera in cui si prende in rassegna la produzione letteraria italica del ventesimo secolo) esprime l’idea non propriamente convenzionale di una (necessaria) “soggettivazione” della critica letteraria che, partendo da un’adeguata collocazione nell’epoca storica cui si riferisce, viene riletta alla luce della sensibilità e delle preferenze personali.

Si parte (in una stagione da terzo millennio, in cui il riciclo degli scarti è assurto a valore primario) a un pensoso e pensato recupero della decadenza tardo-ottocentesca come pastoso e forse scomodo, ma senz’altro fertilissimo, humus nel quale affondano le radici del secolo preso in esame.

Poi comincia il viaggio.

Dalla querelle contraddistinta da vocianti tifoserie di opposta appartenenza tra Carducci e Pascoli al superomista estetismo Dannunziano, alla produzione (solo apparentemente) indirizzata a più giovani schiere di lettori di De Amicis e Collodi, all’ “anello di passaggio” della poesia ironica e simbolista di Govoni e Gozzano grazie alla quale si compie pienamente il passaggio di secolo.

Segue la chiassosa irruzione del futurismo di Marinetti e dei suoi compagni, cui fa da contraltare la purezza poetica dell’immenso Ungaretti, dell’oscuro e tormentato Campana e di Montale, che precedono e preparano l’ermetismo perfetto del Nobel modicano Quasimodo.

Attraverso un percorso quanto mai suggestivo, nel corso del quale Carla Boroni distribuisce a piene mani riferimenti politici, di cronaca e di costume (ivi compreso uno sfiziosissimo capitolo incentrato specificamente  sul clima culturale del periodo interbellico e delle riviste letterarie che animarono il dibattito di studiosi e appassionati) si arriva  al primo approccio “lirico” al realismo, operato da Cesare Pavese, poi al neorealismo (movimento suscitato anche da una diversa consapevolezza sociale cui contribuì, di nuovo, una rivista letteraria, in questo caso “Il Politecnico”), alla tormentata produzione (frutto di tormentatissima esperienza esistenziale) di Umberto Saba.

È la Neoavanguardia a tirare la volata agli anni sessanta, divisi tra l’illusione di un boom economico senza limiti e senza termine temporale all’interno dei confini e le paure, all’esterno di una sempre più minacciosa guerra fredda tra le due superpotenze che si contendono il mondo. La poesia sembra ritirarsi, rifugiandosi allora nel personale. attraverso una poesia più domestica (Bertolucci) o un disincantato sperimentalismo (Zanzotto), se non nella più famigliare espressione dialettale.

Nella seconda parte del libro si parla dell’Italica scrittura collegata con lo sport, con la letteratura nell’epoca del trionfo della tv e con le fiabe; senza dimenticare (dedicando anzi a ciò ben due capitoli con immensa gioia per Patrizio & friends) anche al genere giallo. Personalmente immagino che tra Carla e o scrittore romano ci sarà molto da discorrere sulla definizione di “narrativa di consumo”, ma si tratta di questione di carattere puramente ideologico, assolutamente irrilevante in questa sede.

In questa seconda parte segnalo inoltre un corposo capitolo sulla tematica “famiglia”, esteso, oltre che all’aspetto puramente letterario, a una più ampia disanima delle mutazioni di costume accelerate all’inverosimile nel c.d. “secolo breve” (e in particolar modo nella sua parte discendente) e un più sintetico ma intrigantissimo accenno alla funzione e all’utilizzo del paesaggio da parte dei poeti.

Che altro dire, se non che la scelta dei tanti inserti poetici e di rosa, inseriti dall’Autrice di questo originale trattato, per quanto, inevitabilmente (ed eccoci tornati all’inizio) “soggettivizzati”, al di là delle tendenze e delle preferenze personali, risulta di grandissima efficacia illustrativa.

Da comprare, da leggere per diletto e per completamento culturale, da e tenere da parte per eventuali necessità di pronta consultazione.

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Titolo: Appunti per il mio novecento

Autore: Carla Boroni

Editore: Sefer Books

Anno: 2016

Pagine: 416

Prezzo: 18,50 €

ISBN: 9788899144128

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Per aprire i lucchetti e allargare le sbarre… ci vuole la danza.

Come ben sapete, su questo blog di “cultura in carcere”si è parlato tanto e spesso.

Ciò è avvenuto sia a seguito dell’avvio della collaborazione tra Patrizio Pacioni e la Compagnia Stabile Assai, sia dell’intensa attività effettuata in tale ambito dallo scrittore romano, sfociata oltre che i diverse conferenze sul tema, a numerosi incontri “letterari” tenuti all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio.

A ciò si aggiunge la realizzazione del film “Il Lettore” scritto con Fabiana Cinque per la regia di  Martina Girlanda e  recitazione del Gruppo Angelo, appunto della Casa Circondariale di Busto (fruibile in Rete a questo link:  (https://www.youtube.com/watch?v=JbKHLpbXSBk).

Con queste premesse, inutile dire che apprendere la prossima rappresentazione al Teatro Sociale di Brescia di La causa e il caso non poteva non attirare il nostro interesse. 

Da qui l’intervista con Giulia Gussago che ne è stata la creatrice, l’anima e la realizzatrice.

Giulia, come ti sei decisa a portare anche in carcere la tua esperienza di danza?

A muovermi, a partire dal 2011, fu la forte (e sempre presente in me) curiosità della vita e della sperimentazione personale. Perché per me è questo, l’Arte: un modo diverso di conoscere il mondo. Mi ricordo che, partecipando a un convegno attinente all’ambiente carcerario, mi chiesi cosa potesse significare, per un essere umano, essere costretto a vivere in stato di reclusione

Hai incontrato difficoltà a cominciare e svolgere il tuo lavoro nel carcere di Verziano?

Per niente: per la Direttrice, Francesca Paola Lucrezi, i recupero dei detenuti attraverso l’Arte è sempre stata una certezza

Quindi stiamo parlando di danza-terapia…

No. Stiamo parlando solo ed esclusivamente di Danza, e basta. L’Arte, qualsiasi tipo di Arte, è di per sé terapeutica a tutti i livelli, quindi non ha bisogno di suffissi da ospedale

Qual è la filosofia che anima questa parte della tua attività?

L’annullamento delle barriere tra chi è dentro e chi è fuori. La danza ha in é le caratteristiche necessarie per offrire tutto quanto è necessario al processo creativo. Si tratta di un percorso di avvicinamento attraverso un’esperienza accessibile a tutti: non c’è nessuna distinzione tra ciò che possono fare i reclusi e  chi è in libertà. Un atteggiamento del tutto analogo a quello che ho utilizzato anche con i disabili

Che riscontro ha ricevuto la tua proposta da parte dei detenuti?

Si è trattato di un’adesione spontanea ed entusiasta: purt trattandosi, per la stragrande maggioranza di uomini e donne che non hanno avuto esperienze precedenti, mi è capitato di scoprire alcuni autentici talenti

Inevitabilmente, come universalmente noto, all’interno dei carceri tendono a replicarsi le stesse strutture gerarchiche proprie di ambienti malavitosi esterni. Mi chiedo se anche nel gruppo o nei gruppi che s’impegnano in attività artistiche…

Per quanto riguarda la mia esperienza, non ne ho trovato la benché minima traccia tra “i miei”: credo che a ciò abbia contribuito, oltre al generale amore di quell’armonia tipica della danza cui mal si attagliano rapporti di prevaricazione-sottomissione, l’introduzione di persone esterne all’ambito carcerario

Ecco, sulla base di quest’ultima frase, veniamo alla composizione del gruppo di questo spettacolo.

Io e Giannalberto De Filippis danziamo in scena con 35 danzatori non professionisti, di cui 27 “esterni” e 8 tra detenuti e detenute. Sì, uomini e donne insieme, perché una volta entrati nello spirito di questo progetto artistico, ogni barriera viene meno. Il gruppo iniziale (da novembre a oggi) era composto di 50 con una prevalenza numerica tra i detenuti, in linea con la composizione della popolazione di Verziano, di non-italiani

Qual è il futuro che ti auspichi, riguardo a questo aspetto della tua molteplice

Il futuro non so. Il mio sogno è quello di portare questo spettacolo, ed eventuali altri che verranno, fuori dalle mura del carcere in modo stabile, effettuando una vera e propria tournée

Parlami dei tuoi rapporti con il C.T.B., grazie al quale lo spettacolo, venerdì prossimo, sarà al Teatro Sociale.

Quanto a questo ho trovato una disponibilità incredibile e immediata: l’attuale dirigenza del C.T.B. (non solo in questa occasione) dimostra una grande (e nuova) attenzione al territorio. È rarissimo che un teatro stabile si presti a sostenere un progetto del genere. Il nostro primo contatto con l’Ente Teatrale Bresciano è stato Andrea Cora che ci ha presentato a Bandera. Con il Direttore Artistico, ricevendo l’appoggio incondizionato del Presidente Carla Boroni, sono state esaminate e risolte le criticità tecniche e operative

Ultima domanda (anche se  avrei da fartene moltissime altre). Si sono verificati, nell’ambito di un percorso di questo tipo e di così forte suggestione emotiva, episodi particolari che puoi raccontarci?

Ricordo che, il giorno successivo alla morte di Pannella, un detenuto che sta scontando una lunga pena, ha chiesto con la voce rotta dall’emozione  un minuto di silenzio e un applauso per l’impegno civile di Pannella che è stato vicino ai carcerati  più di altri. Un altro detenuto, riferendosi alla serietà con cui conduco le prove, mi ha regalato un mazzo di fiori di carta dicendomi: “Mi sgridi perché mi vuoi bene come me ne volevano mia madre e mio padre”. Beh, cos’altro avrei potuto fare se non commuovermi fino alle lacrime

     La causa e il caso

Lo spettacolo è l’esito finale dei laboratori creativi annuali svolti nell’ambito del Progetto Verziano_incontra da novembre 2015 a giugno 2016 presso diverse sedi cittadine, la Casa di Reclusione di Verziano, il Teatro Sociale e SpazioLyria.

I laboratori e le attività di creazione sono condotti da Giulia Gussago, direttore artistico del progetto, con l’intervento del danzatore Giannalberto De Filippis. Al percorso partecipano cinquantaquattro persone, liberi cittadini e detenuti delle sezioni maschile e femminile della Casa di Reclusione, tutti non professionisti, offrendo il proprio contributo al processo creativo.

Lo spettacolo La causa ed il caso è liberamente ispirato ai Sonetti di William Shakespeare i quali rappresentano, per ogni partecipante, un prezioso spunto per riflettere e rielaborare la propria esperienza. Le intense parole di Shakespeare e quelle scritte dai performer si intrecciano e si confondono per dare vita ad un’imprevedibile rilettura dell’opera del grande maestro, oltre che suggerire temi e percorsi per la creazione del materiale coreografico.

LA CAUSA ED IL CASO

Ideazione e coreografia Giulia Gussago
Direzione musicale Alessandro Siani e Giovanni Ferrazzi
Performance sonora Giacomo Brambilla
Luci Sergio Martinelli
Performer Giannalberto De Filippis e Giulia Gussago
con Margherita Andeni, Barbara Bonetta, Monica Bottali, Stefania Caldognetto, Francesco Cancarini, Raffaella De Masi, Valentina Fanelli, Silvia Francesconi, Valentina Inchingolo, Alice Luterotti, Lucia Mazzacani, Federica Morandi, Laura Omodei, Elena Otelli, Chiara Pedrini, Mariantonia Piotti, Rossana Ranzetti, Marco Rossetti, Susi Ricchini, Anna Riviera, Erica Serlini, Elena Silvestri, Aurora Sorsoli, Giovanna Vezzola, Michela Volpe, Sandra Zanelli, Arturo Zucchi
e gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano
Amrinder, Dario, Maria, Mercedes, Mohammad, Said, Kuljit e Zio Said
Hanno inoltre partecipato al laboratorio
Ahmed, Asia, Cristian, Dario, Eleonora, Erion, Fernanda, Fiorenza, Jawad, Jisset, Lacine, Laura, Miriam, Paola, Roberto, Silvia, Valeria, Valeria Cristina e Viviana
 
Fotografo di scena Daniele Gussago
Trucco e acconciature a cura di CFP Zanardelli
Si ringraziano per la preziosa collaborazione Chiara Luini, Sabrina Schivardi, Stefania Talia
Un particolare ringraziamento al Direttore della Casa di Reclusione Verziano Brescia Francesca Paola Lucrezi e a tutto il personale dell’Istituto
 

  è coreografa, danzatrice della Compagnia Lyria.

Si forma alla scuola professionale di danza di Milano, al London Contemporary Dance School di Londra e a Parigi, con insegnanti quali Carolyn Carlson, Mathilde Monnier, Jean- Francois Duroure e Isabelle Duboulouse. Dal 1990 svolge un’intensa attivitò didattica presso studi di danza, tra cui “Studio Arabesque” e “Studio 76” di Brescia, “Invito alla danza” di Barletta, “obiettivo Danza” di Piove di Sacco (PD), “Arabesque Dance Center” di Rimini, e scuole pubbliche e private di diverso ordine e grado.

 

 Valerio Vairo

Categorie: Teatro & Arte varia.

È arrivato un bastimento carico di T… come Teatro!

Lo conoscete il giochino, no?

Bisogna trovare le parole che si riferiscono a una certa categoria (città, cose, animali) e che cominciano con la stessa lettera, vince chi ne mette insieme di  più.

Ci abbiamo giocato tutti, da bambini.

Oggi, con la conferenza di presentazione della nuova stagione targata CTB, è uscita la T, una gigantesca-ricca- golosissima T di Teatro, appunto. 

Di quello buono, colto ma al tempo stesso giovane e al passo dei tempi, come ormai ci ha abituato il CTB, pilotato dalla premiata ditta Carla Boroni – Gian Mario Bandera.

Di quello coraggioso, ancora più di sempre.

 

 

Ed ecco qui cosa c’era nel cappello a cilindro pieno di magie che stamattina, nel corso della tradizionale quanto attesa conferenza stampa, è stato svuotato di fronte a un foltissimo pubblico.

NUMERI

Abbonati stagione 2015 / 2016:  5467

Presenze del pubblico: oltre 85.000

Produzioni CTB 2016/2017: 13 (tra novità, riprese in sede e tournée per l’Italia);

Spettacoli ospiti: 25 (tra Teatro Sociale, Teatro Santa Chiara e Teatro Grande)

Istituti coinvolti nel progetto scuola: quasi 200 (di ogni ordine e grado, disseminati in tutta la provincia)

Spettacoli di ospitalità per la Stagione di Prosa: 8

Spettacoli fuori abbonamento: 3

LE PRODUZIONI CTB

Il secondo figlio di Dio (Cristicchi)

Furiosa Mente (Lucilla Giagnoni)

Il vecchio e il mare (Daniele Salvo ed Hemingway)

Giuliano – Storia di un assassinio involontario (Alessandro Quattro e Alessandro Mor e Gustave Flaubert)

Le relazioni pericolose (Elena Bucci e Marco Sgrosso)

Medea (Branciaroli: parla la foto e ciò che è scritto sotto)

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Il vuoto lasciato nel Teatro italiano dalla scomparsa di Luca Ronconi è immenso.

L’omaggio che gli rende Franco Branciaroli, riportando in scena Medea doveroso e suggestivo.

Medea sarà Branciaroli. Branciaroli sarà Medea. Uno spettacolo irripetibile, un’interpretazione di una difficoltà inimmaginabile, una sfida che solo Branciaroli può affrontare e vincere. Qualcosa che a Brescia non poteva e non doveva mancare.

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OSPITALITÀ – STAGIONE DI PROSA e ALTRI PERCORSI

Sezione ricca e variegata, sulla quale avremo occasione di tornare in modo più analitico.

Per ora, gioiosamente alla rinfusa, titoli, autori, personaggi e attori: Pirandello, Michele Placido, Goethe, Alessandro Gassman, Don Chisciotte, Moni Ovadia, Il berretto a sonagli, Fabrizio Bentivoglio, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Carlo Goldoni, Alessandro Baricco, Andrea Camilleri, Faust…

Questa sì che è una contaminazione (all’insegna del “titolo” della stagione, appunto) e trovare gli abbinamenti giusti è il piccolo e piacevole gioco che vi propongo e che potrete fare con il programma ufficiale alla mano.

Insomma, ce ne sarà davvero per tutti i gusti. Livello di qualità: altissimo.

SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO

Sogno di una notte di mezza estate (al Teatro Grande)

Il coraggio di dire di no. La storia di Giorgio Perlasca

E, dopo il grande successo dello scorso 31 dicembre con gli Oblivion, un nuovo Capodanno in Teatro, stavolta in compagnia della Banda Osiris. 

Ciao. Ci si vede a Teatro.

 

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (2) – Enrico Morovich, Carla Boroni e la magia del racconto

Ad Apollonio Rodio, che sosteneva che l’unica legittima espressione letterari era quella espressa dai grandi poemi omerici e dalla ponderosa “produzione” epica in genere,  il poeta alessandrino Callimaco, alacre libraio nella mitica biblioteca di Alessandria e fantasioso poeta presso la corte di Tolomeo II, rispose con la sintetica quanto immortale frase “Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν“.

Ovverosia, con una traduzione per così dire elastica: “Libro di tante pagine, grande malanno“.

In tempi più recenti un non sparuto gruppo di docenti di scrittura creativa da laboratorio & catena di montaggio è arrivata ad affermare con sussiego che “è molto più difficile scrivere un racconto breve che il più complesso e articolato dei romanzi”.

Vabbè.

Fatta la tara a un passato troppo remoto e a uno troppo recente, personalmente mi sento molto vicino a quanto espresso in proposito dalla scrittrice americana Flannery O’Connor, secondo la quale il racconto ha due facce, come una moneta: da una parte l’indispensabile semplicità della forma, dall’altra la difficoltà di colpire in poche frasi l’immaginario e il sentimento di chi legge.

E proprio questa seconda “faccia” rappresenta la sfida più difficile e, quindi, più affascinante di questo particolare genere letterario che è riuscito a raggiungere una completa maturità e indipendenza solo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo: nel modo più veloce e sintetico che gli sarà possibile, l’Autore dovrà piantare come frecce i fatti raccontati e i loro protagonisti nell’ immaginario, nel sentimento e nella memoria del lettore.

  

Dopo questo (probabilmente troppo) lungo preambolo, veniamo all’oggetto dell’articolo: il libro edito nei giorni scorsi dalla Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, autentica benemerita nella diffusione delle eccellenze letterarie nazionali e bresciane in particolare.

Nel prezioso volume (curato dall’infaticabile Carla Boroni) sono raccolti centoquarantadue racconti scritti da Enrico Morovich per il Giornale di Brescia nell’arco di poco meno di un trentennio (dal 1949 al 1978), cui se ne aggiungono altri tre pubblicati nel 1948, di cui uno su La Voce dei Lavoratori e gli altri due su Brescia Lunedì.

Un volume prezioso, oltre che per la complessa e certosina opera di recupero letterario ora completamente portata a termine dalla Boroni (che già analoga operazione aveva promosso in passato con la duplice uscita di Parole legate al dito – 2009/2010), per la qualità dei racconti di Morovich che ancora oggi, a tanti anni di distanza con tanti schemi completamente saltati, con tante consuetudini e (soprattutto) tante certezze letteralmente divorate da un sempre più turbinoso accavallarsi degli anni, conservano pressoché intatto del momento in cui vennero dati alle stampe.

Tornando al preambolo, si può effettivamente dire che Enrico Morovich, nella sua pratica del racconto breve, abbia saputo davvero vincerla, la famosa “sfida”:  accadimenti di vita comune, banalità e miserie quotidiane, sotto la penna (e la lente) dello scrittore si trasformano in episodi di straordinaria suggestione e spettacolarità; gente comune, signorine ingenue, grigi impiegati, signore saccenti e pettegole,  nevrotici della casa accanto e ossessive casalinghe, squallidi praticoni della politica, quasi per magia si scolpiscono come monumenti nella fantasia dei fortunati lettori, lasciando un vuoto pressoché incolmabili al momento di un commiato che appare sempre troppo veloce.

Libro da leggere.

Medicina dello spirito da assumere con regolarità in dosi q.b. fino all’esaurimento completo… del flacone.

       

  • Titolo: I racconti per il Giornale di Brescia
  • Autore: Enrico Morovich (curato da Carla Boroni)
  • Editore: La Compagnia della Stampa / Massetti Rodella
  • Genere: Poesia, miti e racconti
  • Edizione: 2015
  • Pagine 392 – copertina con alette lunghe plastificata opaca
  • Prezzo: 20.00 €
  • ISBN: 978-88-8486-664-6

 

  Il Lettore

Categorie: Scrittura.