Goodmorning Brescia (162) – Un mese e un domani a misura di donna

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Si è tenuta questa mattina nella Sala Consoli di Palazzo Loggia la conferenza stampa finalizzata a illustrare agli esponenti dell’informazione bresciana la serie di iniziative organizzate dal Comune per la ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

«La massiccia presenza di giornalisti e addetti all’informazione testimonia la fondamentale importanza di questo importante calendario di eventi» esordisce l’assessore Roberta Morelli che di questa iniziativa è da considerarsi la principale promotrice e organizzatrice.

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«Sì è scelta di dilatare e di spalmare il giorno del 25 per la durata di tutto il mese di novembre, in una serie di circa 40 appuntamenti, nell’intento di approfondire adeguatamente i temi da trattare: la promozione della cultura del rispetto e delle buone prassi».

L’assessore coglie poi l’occasione per annunciare l’ottenuto appoggio della Regione al progetto per le attività di prevenzione da svolgere all’interno delle scuole bresciane.

«Entro l’anno, inoltre, verrà licenziato il nuovo protocollo per la prevenzione della violenza, nell’ambito del quale verranno coinvolti anche i comitati di quartiere e le associazioni femminili interessate».

Passando poi al merito delle iniziative che comporranno il “palinsesto” di questa complessa rassegna, Roberta Morelli rivela alcuni dei temi principali che saranno trattati: le buone pratiche per l’uso di un linguaggio inclusivo, il problema della violenza perpetrata nei confronti delle donne straniere e la violenza assistita, specificando che, a tal fine, sono previste iniziative culturali (quali reading e dibattiti) spettacoli teatrali di danza e prosa, un flash mob che si terrà nel pomeriggio di lunedì 25 novembre in Piazza della Loggia e la messa in posa di numerose “panchine rosse”.

Segue il saluto portato dal dottor  Claudio Vito Sileo, direttore generale dell’ATS, che fa presente come alla abituale collaborazione con gli ambiti territoriali si unirà la partecipazione concreta e diretta di professionisti selezionati e delegati dall’Associazione di Tutela della salute, con l‘organizzazione di un Convegno che vedrà, tra le altre qualificate presenze, quello dall’Avv. Aldovrandi da sempre in prima fila per la difesa dei diritti delle donne.

Prende poi la parola Orietta Trazzi che illustra l’idea condivisa con Costanzo Gatta che prevede la partecipazione di diverse coreografe impegnate ad affrontare, ciascuna a modo suo, i problemi della violenza di genere. A ciò si affiancherà la predisposizione di un manifesto firmato da personalità di assoluto rilievo culturale e della società civile.

«Il tutto ruota attorno allo spettacolo “Lei e il mostro”, che sarà rappresentato al Teatro Sociale la sera di mercoledì 27 novembre: spettacolo di danza contemporanea -in collaborazione con il CTB- con sette coreografie, per dire no alla violenza sulle donne, attraverso la narrazione delle vicende delle mogli di Enrico VIII e altri riferimenti storici e culturali.

L’intervento successivo è di Patrizio Pacioni, autore del dramma “Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso”.

«Si tratta di un commosso omaggio alla memoria di Marzia Savio, rapita e uccisa nel 1982, all’età di 11 anni, a Rivoltella del Garda. Una vicenda che turbò le coscienze dei bresciani e non solo le loro, una storia emblematica di quanto sia necessaria un’attenta tutela della sicurezza delle donne, dei minori e di tutti i soggetti più deboli ed esposti. Il dramma, con la regia di Mario Mirelli e la recitazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, dopo il successo dell’esordio in anteprima al teatro Sant’Afra di Brescia nello scorso aprile, ha in corso una tournée che l’ha portata e la sta portando in numerose piazze del bresciano e in altri prestigiosi teatri primo fra tutti il Teatro Petrolini di Roma. Nell’ambito degli eventi previsti per la Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza sulle donne la replica è prevista sabato 23 novembre alle 15.00 presso l’OK School Area 12 nel quartiere Casazza.

Secondo la rappresentante del comitato di quartiere Chiusure, che interviene successivamente, «Per parlare con credibilità di violenza sulle donne bisogna partire “da vicino”, quindi dalle strade dalle piazze dei singoli quartieri. La nostra idea, nell’ambito di questa rassegna, è una maratona di lettura che si terrà con la collaborazione della Biblioteca Ghetti e di volontari che, mi auguro, saranno molto numerosi».

È la volta poi delle due associazioni di donne presenti in conferenza.

Parla per prima Roberta Leviani, in rappresentanza dell’Associazione Butterfly.

«Nel corso della manifestazione, precisamente lunedì 25 novembre,  sarà inaugurata ufficialmente la sede della nostra Associazione. Nonostante la “giovinezza” della nostra iniziativa (partita il 1 luglio scorso – ndr), in pochi mesi si sono rivolte a noi quaranta donne, e altre trentacinque, insieme ai loro figli minori, sono state collocate in strutture sicure di emergenza»

Prende poi il testimone Piera Stretti, esponente della Casa delle donne.

«Sono trent’anni che lavoriamo nel settore dell’assistenza alle donne e soprattutto nell’opera di prevenzione della violenza di genere e di formazione culturale contro gli stereotipi. Solo lo scorso anno ci hanno richiesto assistenza migliaia di donne».

Finisce qui,  con le interviste, le foto e i rituali saluti.

Tre appuntamenti particolarmente interessanti concedetemi però di estrarli dal programma e segnalarli io, in ordine di data.

  • Domenica 3 novembre alle ore 17,00, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 “Scatti Mortali” mostra personale fotografica di Olga Litvinova.
  • Giovedì 7 novembre alle ore 18,00 presso la Galleria UCAI – Vicolo S. Zenone 4, “Donna tu sei mia” di e con Biagio Vinella (canzoni con testi offensivi della dignità femminile, di ieri e oggi).
  • Lunedì 25 novembre alle ore 17,30, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 – “Le donne nella letteratura “ conferenza di Carla Boroni.

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Prepariamoci: novembre comincia domani.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (156) – Amarcord alla bresciana in salsa siciliana

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In questa occasione, visto l’argomento e… i riferimenti (dalla sempre curiosa e sapientemente divulgativa critica letteraria di Carla Boroni alla grande, prestigiosa e mai troppo rimpianta kermesse letteraria bresciana «A qualcuno piace giallo»), ho ritenuto opportuno, per questo articolo, cedere spazio a Patrizio Pacioni che di quel festival fu più volte ospite.

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I desideri che più si ricordano, che più s’imprimono nella memoria e nell’anima di un essere umano, molto spesso sono proprio i desideri inappagati. Più è grande l’ “oggetto del desiderio”, poi, più queste reminiscenze si colorano e si vestono di gala.

Ebbene, nei tristi giorni del commiato di uno dei più famosi, fantasiosi e prolifici autori italiani del XX e XXI secolo, Andrea Camilleri, è proprio il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato (anche se, in diverse occasioni, mancò davvero per un soffio) l’originale chiave di lettura di cui l’attenta e sempre sagace Carla Boroni si serve per celebrare il grande scrittore scomparso.

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«Provai a farlo venire a Brescia praticamente in ogni modo e in ogni occasione che mi fu possibile farlo» ricorda Carla.

«Lo invitai in qualità di organizzatrice di una serie di incontri letterari per conto dell’Università Cattolica, della serie di appuntamenti “I lunedì del Sancarlino”, tentai, insieme con le mie compagne di avventura Magda Biglia, Sonia Mangoni e Milena Moneta in occasione di varie edizioni di “A qualcuno piace giallo” (ottenendo almeno una presenza virtuale attraverso un filmato realizzato in esclusiva per noi) e, infine, in qualità di Direttore del CTB… (ottenendo in questo caso, almeno, la non piccola “consolazione” di un’indimenticabile presenza di Luca Zingaretti» aggiunge, inframmezzando la memoria, come le è proprio, con la non arida menzione di una serie di opere che scandirono la carriera creativa di Camilleri.

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Carla Boroni, conosciuta affettuosamente e stimatissima da ormai numerose generazioni di studenti e studentesse, ha esercitato sulla vita culturale e sociale di Brescia (e tutt’ora esercita, e ci si augura che continuerà a esercitare ancora per lunghissimo tempo) una importante influenza positiva e propositiva in qualità di formatrice, divulgatrice, saggista e insegnante.

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Insomma. potete credermi: per quanto riguarda Brescia, lo stesso grande Camilleri (che di personaggi se ne intendeva parecchio) non avrebbe potuto e saputo scegliere, per ricevere l’ultimo saluto più affettuoso e suggestivo, un personaggio più indicato di lei .

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Categorie: Giorni d'oggi e Scrittura.

Goodmorning Brescia (122) – Laurea… alla bresciana!

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Ci sono mesi indelebilmente caratterizzati da eventi e/o ricorrenze di vario genere: dal novembre della commemorazione dei cari estinti (scongiuro libero per chi ci crede), al maggio delle rose, al dicembre delle feste natalizie…

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Il settembre bresciano, tanto per fare un esempio che interessi più da vicino questa rubrica, è caratterizzato, tra l’altro, dal levarsi spesso (e volentieri) per le strade del centro, di cori di giovani indirizzati a un loro coetaneo, o a una loro coetanea, solitamente incoronato da una ghirlanda di fiori. Rivolgendosi al malcapitato con un appellativo ispirato da un particolare dettaglio anatomico quasi sempre al riparo dei raggi solari, lo invitano alla visita di un certo paese che in questa sede non è lecito né opportuno menzionare.

Si tratta del corollario necessario e di gioioso quanto sapido spirito goliardico, delle numerose sessioni di laurea che i vari atenei cittadini, pubblici e privati, vanno effettuando proprio in queste settimane, assegnando il bramato titolo ai giovani e gagliardi neo-dottori.

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Una consuetudine goliardica che, a detta di molti, affonda le radici in un’antica tradizione  dell’Antica Roma: a quanto tramandato, infatti, sembra che, nel corso delle parate trionfali dei condottieri reduci da gloriose campagne di guerra, alla testa del corteo  venisse collocato un umile milite al solo scopo di insultare pesantemente il condottiero vincitore, per tenerlo al riparo, con una lezione di umiltà, da tentazioni di superbia tali da farlo credere potente come un dio.

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Quest’anno, prendendo spunto da una singolarissima circostanza, che non vi racconterò fino alla fine del post, ho voluto seguire, a campione, proprio una di queste gioiose feste del sapere.

L’osservata speciale (se fortunata o sfortunata per la scelta, lo deciderà poi lei), si chiama Claudia, ora dottoressa Claudia Cadei, neo laureata con la votazione di 110 e lode in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università del Sacro Cuore di Brescia con la tesi (attenti al titolo!)   «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio».

Brillante (come sempre e più di sempre)  Relatore la Ch.ma Prof.ssa Carla Boroni., scrittrice, letterata, saggista e docente amatissima da generazioni di studenti e, soprattutto, di studentesse.

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Sono stato accanto alla laureanda (poi neo-laureata) sin dall’inizio, nell’attesa fuori della Sala delle Muse (nomina sunt omina, dicevano i Padri),  spiandone la naturale apprensione placata dalla presenza affettuosa e protettiva dei genitori, del moroso Alberto e di un nugolo di amici e amiche care e devotissime.

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Poi il trepido accesso nell’aula quando è arrivato il turno, l’emozione accantonata per esporre in modo lucido e vivace contenuti e scopi del proprio lavoro e per rispondere alle domande del Presidente di commissione e del contro-Relatore, la felicità finalmente libera di fluire fuori dal corpo e dall’anima una volta conclusa, con il massimo dei voti, l’impegnativa prova, frutto di un duro e complesso lavoro biennale. 

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E ancora il generoso rinfresco con tutte le persone care, ai tavoli all’aperto di uno dei più frequentati bar frequentati dagli amanti degli aperitivi a base di spritz, declinato, nel territorio della Leonessa, nell’originale traduzione di pirlo.

E ancora qualche cantilenante «Dottore! Dottore! Dottore dal…» che, in lieta compagnia, non fa mai male.

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Poi, tra i festeggianti, ne ho notato uno, uno in particolare… uno che…

 

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Sì, proprio lui, Patrizio Pacioni presente nel dettagliato e ben scritto trattato ideato e realizzato della Dottoressa Cadei, completato da una sobria ma quanto mai suggestiva appendice fotografica, insieme ad altri “giallisti” (ma non solo) bresciani, come Ida Ferrari, Enrico Giustacchini, Massimo Tedeschi, Gianni Simoni e Nicola Fiorin.

Dopo l’emozione e lo stress, in piena consonanza con quei “profumi della tavola” evocati dal titolo della tesi, l’amicale coda conviviale si è tenuta e protratta a lungo, in quella piazza del Duomo che, con il sontuoso affastellarsi artistico di edifici di epoca e di stili diversi, costituisce davvero un meraviglioso unicum nel pur straordinario catalogo delle belle piazze italiane.

«Proprio la stessa piazza», mi confida sornione Patrizio Pacioni tra un supplì, un tramezzino e un calice di Franciacorta, «dove prenderà avvio la prima indagine bresciana del mio commissario Cardona».

E se lo dice lui, possiamo crederci.

 

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    Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Ex Libris (22) – Oh quante belle Dame, madama Carlà!

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Di Carla Boroni ho recensito altri libri (ricordo per esempio il bel saggio  «Appunti per il mio ‘900», questo il link della recensione postata a fine 2016: https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-8-eh-cara-carla-si-fa-presto-a-dire-900/). Di lei ho sempre apprezzato quel cocktail di difficilissima preparazione costituito da erudizione, facilità di scrittura e capacità di sintesi e descrizione dei maggiori personaggi, fenomeni e movimenti culturali.

In  «Donne di cuori, donne di picche»  il lavoro, ancora una volta, riesce alla perfezione. Pochi ma significativi esempi di come il rapporto con il genere femminile possa influire, nel bene o nel male (cuori e picche, appunto) sulla nascita, sullo sviluppo e -a volte- anche sul declino di una carriera artistica. Ma vediamo da più vicino di cosa si tratta.

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C’è la donna passionale e indipendente, che si concede all’Artista, sì. ma non proprio tutta e non proprio fino in fondo. Scivolosa, sfuggente e, proprio per questo, ancora più attraente e affascinante.

C’è la donna mamma (non solo come figura, ma anche nell’accezione letterale del termine, visto che continua a partorire figli uno dopo l’altro nonostante ogni nuova gravidanza la sfianchi più della precedente), che si consuma come una candela per l’Amato.

C’è la genitrice algida e arcigna, che nega ogni tenerezza al figlio smarrito e complessato che ne reclama l’affetto.

C’è la donna creata sulla carta, ispirata forse all’Autore da un’altra donna, in carne e ossa, ma che prende vita propria e con l<’autore intesse una lunga (letteraria) storia d’amore.

C’è la sorella, amata, inseparabile, invadente, che preclude ogni spazio a ogni altra donna si avvicini o sembri avvicinarsi al Poeta.

C’è la Femme Fatale, l’attrice, la Divina, che incrocia la propria strada con l’Homme Fatal, l’avventuriero, il visionario, l’insaziabile, dando luogo a un passionale e sregolato scintillio di lame.

C’è la moglie perfetta. La roccia cui tenersi quando la vita frana, il salvagente con il quale galleggiare quando sale la marea.

C’è La donna in carriera (letteraria) matura e navigata che seduce il giovane Scrittore, irretendolo in una serie di fughe, di ritorni di fiamma, di gelosia impotente e indispettita. Chje altro non fa che riaccendere ogni tizzone rimasto sotto la cenere

C’è la donna della vita, l’altra metà di sé, che amerà il compagno e da lui sarà amata fino alla morte: prima la propria, poi quella di lui.

C’è l’amore virtuale, una volta per mezzo di un continuo rimpallo di epistole, invece che attraverso una tastiera e una chat. Sempre a un passo dal diventare carnale, ma mai (o quasi mai) trasformato in tale.

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Adesso associate alle figure femminili di cui sopra i seguenti rapporti:

Antonietta Fagnani Arese e Ugo Foscolo

Enrichetta Blondel e Alessandro Manzoni

Adelaide Antici e Giacomo Leopardi

La Pisana e Ippolito Nievo

Maria e Giovanni Pascoli

Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

Lina Woefler e Umberto Saba

Sibilla Aleramo e Vincenzo Cardarelli

Jeanne Dupoix e Giuseppe Ungaretti

Lucia Rodocanachi ed Eugenio Montale

Dieci grandissimi scrittori, dieci figure femminili, donne di cuori e donne di picche, appunto, capaci di esaltare la creatività di poeti e narratori, con le buone o con le cattive, ma anche di stroncare le loro carriere letterarie se non anche di dannare le loro anime.

Carla Boroni si muove attenta e leggera tra loro, con la grazia di una danzatrice, con armonia e incisività di analisi,  donna capace di capire altre donne, studiosa abile a individuare e isolare con precisione chirurgica i brani più significativi composti da ogni artista citato, e di proporli al momento giusto.

Una preparatissima guida che prende per mano il lettore, immergendolo, letteralmente, nell’epoca di riferimento e nello spirito dei tempi, favorendo una visione immaginifica ma estremamente reale dell’ambiente e dei personaggi narrati.

Non la conoscenza in assoluto, ovviamente, ma il modo più garbato e incisivo, favorito dall’estrema scorrevolezza del tratto, per suscitare in chi legge quella curiosità che sola può portare ad approfondire, oltre alla biografia di alcuni dei maggiori protagonisti dell’800 e del ‘900 letterario, anche le loro opere e le motivazioni personali e le  linee guida dell’anima che ne  ispirarono la creazione.

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Titolo:  Donne di cuore, donne di picche

Autore:  Carla Boroni

Anno: 

Casa editrice: SEFER

Pagine:  154

Prezzo:  14  €

ISBN:  978-88-99144-22-7

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (82) – La Festa delle Fómne raddoppia con Gatta

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La notizia è di quelle ghiotte: il temerario giornalista Costanzo Gatta si propone come mattatore della Festa delle Donne con una duplice presentazione del suo ultimo libro, rischiando il mattarello delle fiere Fómne maltrattate da secoli di detti e proverbi malevoli che l’incauto giornalista è andato a ripescare dal passato maschilista di Brescia e circondario. 

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Si è cominciato, il giorno 6 marzo, in Loggia, più precisamente nella prestigiosa quanto opulenta Sala Giudici.

L’introduzione è di Laura Cottarelli, neo vice-presidente della Fondazione Civiltà Bresciana.

«Ciò che più mi ha colpito è che tra i tanti detti coniati dalla tradizione maschilista bresciana e recuperati da Costanzo Gatta, non ce n’è uno d’intonazione positiva.  Già lo sapevo, naturalmente, ma vederli uno dopo l’altro, per le cento pagine di questo quaderno… »

Passa poi a una diagnosi della situazione ai nostri giorni.

«Da allora molte cose sono cambiate in meglio, è innegabile, ma qualche problema è rimasto. Basta pensare ai pubblicitari che, per promuovere il marchio di uno sciroppo per la tosse o di una lavatrice (per non parlare delle automobili) non trovano di meglio che attingere all’immagine di una donna sminuita a mero oggetto di desiderio e  di conquista».

Perché le parole sono sassi, il cui impatto, una volta lanciati, non può essere reso meno dannoso con una risata compiaciuta.

«Le parole violente sono capaci di rendere violenta la più pacifica delle comunità» sottolinea, per non lasciare dubbi residui prima della conclusione.

«In una vera democrazia le donne devono partecipare, e solo un’effettiva partecipazione femminile può fondare e costruire una vera democrazia»

Potrebbe sembrare una ripetizione o, perlomeno un’inutile ridondanza, ma non lo è affatto.

Per l’assessore Roberta Morelli «Forse persino in questi orribili detti c’è qualcosa da salvare: per esempio il fatto che certe battute (che sarebbe riduttivo definire di cattivo gusto) i signori uomini si permettevano di dirle quando erano tutti insieme all’osteria, non certo in casa, in presenza della moglie».

La realtà è che, nel periodo dell’800 e della prima metà del ‘900, prima che si avviasse il pur difficile e faticoso processo dell’emancipazione femminile, sulla base della mancata indipendenza economica e sociale della donna, l’uomo reputava se stesso al centro dell’universo.

Daniela Mena, organizzatrice del Festival della Microeditoria di Chiari, spiega le motivazioni che hanno portato la sua casa editrice, la GAM di Rudiano, a effettuare questa scelta di pubblicazione.

«Non appena ho letto il testo ho accettato la proposta di Gatta. Si tratta di una raccolta di proverbi misogini, certo, ma anche del recupero e della tracciatura di un’importante aspetto della tradizione. Un check letterario utile come pietra di paragone dei cambiamenti e dei progressi intervenuti con il trascorrere degli anni, impreziosito dalle belle e suggestive illustrazioni opera dell’artista Micio Gatti»,

Di grande impatto le letture degli “obbrobri maschilisti” curate da un Daniele Squassina elegante e sornione dicitore, insomma in gran forma, come sempre.

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Il secondo round, per così dire, si è disputato il giorno dopo in un’altra sede di grande prestigio, non solo architettonico: la sede della Fondazione Civiltà Bresciana nell’antico palazzo di Vicolo S. Giuseppe.

Lì, coordinate da Elvira Cassetti Pasini, sono il consigliere del quartiere Centro Storico Nord Tina Venturelli,  la giornalista Magda Biglia e la docente universitaria Carla Boroni, a dibattere del libro di Costanzo Gatta, sempre con Daniele Squassina a farsi carico delle letture.

«Si tratta di un libro molto stimolante» è l’esordio di Magda Biglia.
«Faccio osservare, però, che molti degli stereotipi sulla donna riportati dal libro sono ancora validi ai nostri giorni. E siccome gli stereotipi culturali, purtroppo, sono tra le cose più difficili da sradicare, a poco ha potuto, sino a questo momento, la dimostrazione da parte delle donne della possibilità di sapere e potere raggiungere l’eccellenza in moltissimi settori prima riservati all’uomo»
Una competizione di genere che si dimostra ancora ad handicap per le persone di sesso femminile, visto che, nonostante gli sforzi, in Italia la società non è ancora a misura di donne che molto spesso, in un sacrificio non indolore,dettato dall’amore per la famiglia, sono praticamente costrette a tirarsi indietro nel percorso di carriera. Forse, da parte di un buon governo, ci vorrebbe, in tema di effettive pari opportunità, un atteggiamento più impositivo, sia nelle carriere che nella formazione delle giovani generazioni».
«A prima lettura ho avuto l’impressione di trovarmi, attraverso la raccolta di Costanzo Gatta, di un mondo contadino che ora non c’è più.  Poi, però…. mi sono resa conto  che sia pure con meno volgarità e virulenza,  certe idee sono difficili da sconfessare. Senz’altro rimane, anche ai giorni nostri, il quantomeno cauto atteggiamento dei giovani nei riguardi del matrimonio leggibile su Fómne… solo che, in questo agitato terzo millennio, si tratta di un approccio comune anche alle ragazze!» è il pensiero di Tina Venturelli.
«Tra le pagine del libro di Costanzo Gatta, le uniche frasi accattivanti, gli unici complimenti, vengono riservati alle bambine molto piccole» osserva poi, dando l’illusione di attenuare un giudizio severo verso la “filosofia da osteria” del maschio bresciano di altri tempi.
«Forse, però, si tratta solo di parole di mera circostanza, spese solo per consolarsi che il figlio non sia nato maschio!» aggiunge subito dopo, spegnendo ogni fiammella di speranza.
Più ironico e scanzonato, come spesso accade e come le è proprio, l’intervento di Carla Boroni.
«Come tutti sanno, ma fanno finta di non sapere, Costanzo è un simpatico e adorabile misogino e, tempo stesso… un gentiluomo di altri tempi sempre attento a mettere in relazione la tradizione con l’evolversi dei tempi. Personalmente, sono convinta che tutti i detti, i motti e i proverbi che ha raccolto in questo libro, altro non sono un becero e cialtronesco tentativo di vendetta contro una donna (quella bresciana) abituata da sempre a comandare in casa».
Secondo Carla Boroni si tratta comunque di un’operazione culturale e divulgativa condotta con arguzia e grande rispetto della tradizione.
«Da insegnante posso dire che, anche se in modo confuso e aritmico, sono stati fatti enormi passi avanti per la condizione femminile. Per restare in un settore come quello dell’insegnamento, che conosco profondamente e molto da vicino, incomparabilmente migliore è la situazione economica delle maestre, autentici pilastri dell’educazione del 19° e 20° secolo, ma remunerate per lunghissimi anni a livello di pura sussistenza. Restano anche molti punti oscuri, però: il vecchio delitto d’onore, estirpato a fatica dai codici, sembra ora essere stato vantaggiosamente sostituito, nelle pratiche dei violenti, dalle multiformi varianti di un sempre più diffuso femminicidio». 
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Costanzo Gatta, intervenendo per ultimo, riconoscendo la sua posizione d’inferiorità tattica e strategica tra tante e tali donne, diplomaticamente mantiene un profilo basso, limitandosi a spiegare che, come potrebbero testimoniare amici e conoscenti, «Questo libro è nato da un detto di una violenza e volgarità incredibile che, indignandomi profondamente, mi ha indotto ad approfondire la ricerca tematica nell’ 800 e nel primo 900».
Di più non dice, avvalendosi del diritto di non testimoniare contro se stesso.
La riunione si scioglie e i bravi maschi bresciani intervenuti all’incontro, sciamano dalla sala dirigendosi verso le loro dimore, dove presiederanno (?) il desco famigliare.
In me (che sono notoriamente un malpensante) resta però il sottile dubbio che, nella mente di qualcuno di loro, magari sottobraccio alla propria compagna, permanga, nei confronti delle donne in genere, il subdolo, strisciante e sempre tentatore motto dei bei tempi andati.
La donna, anzi, la fómna?.
La piasa, la tasa e la staga in casa!
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Titolo: Fómne

Autore: Costanzo Gatta

Editore: GAM

Collana: I lügarì

Genere: Stortia e cultura locale

Anno: 2018

Pagine: 104

Prezzo: 12 €

ISBN:  9788898288670

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Quaderno della collana I Lugarì, dedicato alle donne. “Alle signore di ogni età suggerisco di leggere questo libretto con bonomia e leggerezza e con la consapevolezza che la pretesa superiorità dell’uomo è, in realtà, una gentile concessione… e ai signori uomini useremo la cortesia di non svelarlo”. Dalla prefazione di Laura Cottarelli. Corredato dai disegni di Micio Gatti.

 

Le margherite sè le sfòia, le röse sè le nasa e le fómne sè le basa – Le fómne e le vache bune le resta ‘n paés – Sè tè öt viver quét, resta pöt. – Chi gha moér, gha pensér – Chi öl tacà a tribulà èl töe moér – La fómna che pipa, che nasa o che cica, dèi diaol l’è cara amica. – Èl piö gran mèret dè la fómna, l’è ‘l saì tàser – Siète dè picinine, mai bune spusine – Chi öl la fiöla basa la mama – Sè ’l-òm èl gha ’l bigaröl e la fómna lebraghe.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (74) – Carla Boroni e un manuale che è anche antologia

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Scuola e Letteratura,  apparentemente un connubio naturale quanto inevitabile e indissolubile.
Ma le cose stanno proprio e davvero così?

Oggi alla libreria Università Cattolica del sacro Cuore, proprio di questo si è parlato, prendendo spunto dalla recente “uscita” firmata Carla Boroni per le stampe di SEFER Edizioni.

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«Il libro è nato da una grande e lunga storia d’amore sia con l’una che con l’altra» esordisce Carla Boroni, al cospetto di un pubblico talmente numeroso che le sedie non bastano per tutti. Poi lascia la parola al professor Francesco De Nicola (professore di Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università di Genova) insieme al quale -annuncia- varerà una nuova collana didattica. sempre per le stampe di SEFER Edizioni.

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«Al momento dell’Unità italiana, in presenza delle consistenti difformità che si registravano (anche per la scuola) tra il nord (governato nello specifico dalla legge di riforma varata dal ministro della pubblica istruzione del Regno di Piemonte e Sardegna Gabrio Casati,  e il sud del neo-costituito regno, si decise di affidare l’ardua impresa di un riequilibrio a varare una legge attraverso la quale provare a riequilibrare le situazioni» spiega De Nicola, partendo esattamente dall’inizio, allorché, con l’unione, cominciò effettivamente la storia del rapporto tra scuola e letteratura italiana.

L’incarico di una impresa a dir poco ardua e ingrata, visto che a quel tempo, a quanto si dice, la competenza specifica avesse ancora qualche importanza nel nominare un ministro, fu chiamato un certo Francesco De Sanctis.  Uno studioso, ma prima ancora un giovane che, scendendo dalle montagne dell’Irpinia, aveva avuto modo di capire cosa volesse dire diventare prima studente e poi professore. Nell’autobiografia   《La giovinezza 》dettata dall’autore negli ultimi due anni di vita alla nipote Agnese, possono individuarsi suggerimenti pedagogici validissimi ancora oggi: metodo, disciplina e sacrificio.

Per rendere più digeribile l’obbligo scolastico  imposto dai “piemontesi”, inasprito dalla legge Coppino del 1877 che  elevava da due a tre gli anni di obbligo scolastico per fanciulli e fanciulle, imponendo alla fine del biennio un anno di corso serale o festivo, introducendo sanzioni per le famiglie che disattendevano all’obbligo, fu invece messo in azione Edmondo De Amicis, che rispose da par suo con il celeberrimo «Cuore».

«Nel libro viene fuori la storia della Scuola Italiana fino ai decreti delegati,   fino ai nostri giorni.  Grazie all’incontro tra letteratura e scuola cominciano a scrivere le donne (che pure resteranno purtroppo, ancora in netta minoranza tra gli autori, fino agli anni ottanta)»

Tra queste ricorda  Ida Baccini con 《Il romanzo di una maestra» , prima edizione nel 1901.

«Il libro di Carla Boroni si può leggere sia come saggio che come antologia»  conclude il professore. 

 Tra gli autori entrati nella  storia della nostra letteratura, ci sono stati moltissimi insegnanti, come Caproni, Sciascia, Venturi, Fucini,  Pasolini, Coppini, il Mastronardi de 《Il maestro di Vigevano》…

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Io ho sempre insegnato con la pancia》 fa presente Carla Boroni, prima della lettura di Candida Toaldo dall’autobiografico 《Ricordi di scuola》  di  Giovanni Mosca, il più celebre e personale tra i suoi romanzi che racconta la dolcezza di un maestro un po’ speciale, dall’animo mite, nella Roma degli anni ’30.

Chiude l ‘Editore Alessandro Bruciamonti:  «Chi fa il mio mestiere si deve confrontare attivamente con il mondo e con i tempi. Fare cultura è sempre meno considerato e sempre più eroico».

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Goodmorning Brescia (67) – Carla Boroni e il Grand Tour… alla bresciana

Non sarà il famoso “Gran Tour”, ma insomma.

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Intanto vediamo cos’era davvero, questo Grand Tour : due parole con le quali s’indicò, a partire  dal XVII secolo, il lungo viaggio attraverso l’Europa, con partenza e arrivo generalmente nello stesso luogo, intrapreso dai giovani rampolli dell’aristocrazia europea nell’intento di perfezionare le proprie conoscenze scientifiche e, soprattutto, umanistiche. Grazie al Tour, infatti, i viaggiatori (impiegando il tempo disponibile in visite culturali, giri turistici e acquisti) avevano occasione di approfondire le conoscenze acquisite attraverso gli studi sulla politica, la cultura, l’arte e le antiche tradizioni dei maggiori Paesi europei.

L’Italia, naturalmente, grazie alla eredità storica lasciata da Roma antica, ai tanti e meravigliosi monumenti, era una delle tappe più ambite. Oltre alla Città Eterna il Veneto delle ville palladiane, Napoli del neoclassicismo e dei cimeli di Pompei ed Ercolano, ancora la Campania con il Vesuvio e i Campi Flegrei, la Sicilia con l’Etna e i meravigliosi tesori greci e barocchi, Firenze, le sontuose e operose città di Lombardia… 

La Lombardia, già.

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Con un articolo apparso nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, Carla Boroni proprio di Lombardia e di viaggi si occupa, prendendo spunto dalla recensione del bel libro, ricco di illustrazioni, «Viaggiatori stranieri in Lombardia», firmato da Valeria Bellazzi e Valeria Cantone per le stampe di De Ferrari Editore.

«Solo un paesaggio messo in forma da uno sguardo può essere raccontato, perché anche la narrazione necessita un punto di vista. Gli scrittori, i pittori, i poeti, i viaggiatori in genere mettono in forma il mondo, e ciò che vediamo non sarebbe lo stesaso senza il loro contributo» premette Carla Boroni,

Per poi ricordare come nel libro si parli, tra l’altro, anche della parte “bresciana” della Lombardia, parte che, ovviamente, più la interessa.

Oltre al capoluogo Sirmione, Orzinuovi, Palazzolo, Lonato, Desenzano, il Lago di Garda, visti attraverso gli occhi degli insigni viaggiatori di ogni tempo  che si sono avvicendati in zona dal XII al XX secolo. Gente come Edith Wharton, Ezra Pound, John Ray, Thomas Coryat, Philip Gibbs, Jo Rusckin, tanto per citare qualche nome.

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     La Super Prof  Carla Boroni

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«Gli sguardi dei viaggiatori stranieri sul territorio lombardo che via via sono andati accumulandosi nel corso del tempo» conclude Carla Boroni,  «concorrono a formare oggi un’immagine della Lombardia sempre più articolata e affascinante. E confermano, esemplarmente, come la genesi di ogni idea di territorio sia sempre da attribuire al contributo, nello spazio e nel tempo di diversi sguardi».

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Titolo: Viaggiatori stranieri in Lombardia

Autori:  Valeria Bellazzi e ValeriaCantone

Prefazione: Carla Boroni

Anno: 2017

Editore: De Ferrari

Collana: Ancora

Pagine: 233

Prezzo: 18, 90  €

ISBN: 978-88-6405-832-0

Esiste un filo conduttore che si snoda attraverso le pagine, rappresentato da quell’insieme di stupore e curiosità, attrazione e pregiudizio che viviamo ogniqualvolta giungiamo in un paese straniero. Il senso della scoperta e della conferma risuonano nelle parole di questi viaggiatori che, in qualche momento della loro vita, hanno percorso le strade lombarde. Diventiamo, di volta in volta, compagni di viaggio dei pellegrini medievali, attraversiamo al fianco dei turisti settecenteschi i disagiati valichi alpini, avvistiamo con sollievo la Pianura Padana, visitiamo estasiati con i poeti romatici le grandi opere del Rinascimento e corriamo su una traballante Balilla lungo il Naviglio Pavese.

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Ex Libris (8) – Eh, cara Carla: si fa presto a dire ‘900!

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Di Carla, tra tante doti che le sono proprie, ce ne sono un paio che, praticamente da sempre, ho imparato ad apprezzare più delle altre: l’accurata profondità della sua critica letteraria che si combina alla perfezione con un’invidiabile e sempre frizzante elasticità mentale.

Carla Boroni conosce alla perfezione regole, canoni e parametri ma, proprio per questo, è in grado, quanto lo giudica opportuno, di andare “oltre”.

Così, già nell’intrigante introduzione di “Appunti per il mio Novecento” (opera in cui si prende in rassegna la produzione letteraria italica del ventesimo secolo) esprime l’idea non propriamente convenzionale di una (necessaria) “soggettivazione” della critica letteraria che, partendo da un’adeguata collocazione nell’epoca storica cui si riferisce, viene riletta alla luce della sensibilità e delle preferenze personali.

Si parte (in una stagione da terzo millennio, in cui il riciclo degli scarti è assurto a valore primario) a un pensoso e pensato recupero della decadenza tardo-ottocentesca come pastoso e forse scomodo, ma senz’altro fertilissimo, humus nel quale affondano le radici del secolo preso in esame.

Poi comincia il viaggio.

Dalla querelle contraddistinta da vocianti tifoserie di opposta appartenenza tra Carducci e Pascoli al superomista estetismo Dannunziano, alla produzione (solo apparentemente) indirizzata a più giovani schiere di lettori di De Amicis e Collodi, all’ “anello di passaggio” della poesia ironica e simbolista di Govoni e Gozzano grazie alla quale si compie pienamente il passaggio di secolo.

Segue la chiassosa irruzione del futurismo di Marinetti e dei suoi compagni, cui fa da contraltare la purezza poetica dell’immenso Ungaretti, dell’oscuro e tormentato Campana e di Montale, che precedono e preparano l’ermetismo perfetto del Nobel modicano Quasimodo.

Attraverso un percorso quanto mai suggestivo, nel corso del quale Carla Boroni distribuisce a piene mani riferimenti politici, di cronaca e di costume (ivi compreso uno sfiziosissimo capitolo incentrato specificamente  sul clima culturale del periodo interbellico e delle riviste letterarie che animarono il dibattito di studiosi e appassionati) si arriva  al primo approccio “lirico” al realismo, operato da Cesare Pavese, poi al neorealismo (movimento suscitato anche da una diversa consapevolezza sociale cui contribuì, di nuovo, una rivista letteraria, in questo caso “Il Politecnico”), alla tormentata produzione (frutto di tormentatissima esperienza esistenziale) di Umberto Saba.

È la Neoavanguardia a tirare la volata agli anni sessanta, divisi tra l’illusione di un boom economico senza limiti e senza termine temporale all’interno dei confini e le paure, all’esterno di una sempre più minacciosa guerra fredda tra le due superpotenze che si contendono il mondo. La poesia sembra ritirarsi, rifugiandosi allora nel personale. attraverso una poesia più domestica (Bertolucci) o un disincantato sperimentalismo (Zanzotto), se non nella più famigliare espressione dialettale.

Nella seconda parte del libro si parla dell’Italica scrittura collegata con lo sport, con la letteratura nell’epoca del trionfo della tv e con le fiabe; senza dimenticare (dedicando anzi a ciò ben due capitoli con immensa gioia per Patrizio & friends) anche al genere giallo. Personalmente immagino che tra Carla e o scrittore romano ci sarà molto da discorrere sulla definizione di “narrativa di consumo”, ma si tratta di questione di carattere puramente ideologico, assolutamente irrilevante in questa sede.

In questa seconda parte segnalo inoltre un corposo capitolo sulla tematica “famiglia”, esteso, oltre che all’aspetto puramente letterario, a una più ampia disanima delle mutazioni di costume accelerate all’inverosimile nel c.d. “secolo breve” (e in particolar modo nella sua parte discendente) e un più sintetico ma intrigantissimo accenno alla funzione e all’utilizzo del paesaggio da parte dei poeti.

Che altro dire, se non che la scelta dei tanti inserti poetici e di rosa, inseriti dall’Autrice di questo originale trattato, per quanto, inevitabilmente (ed eccoci tornati all’inizio) “soggettivizzati”, al di là delle tendenze e delle preferenze personali, risulta di grandissima efficacia illustrativa.

Da comprare, da leggere per diletto e per completamento culturale, da e tenere da parte per eventuali necessità di pronta consultazione.

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Titolo: Appunti per il mio novecento

Autore: Carla Boroni

Editore: Sefer Books

Anno: 2016

Pagine: 416

Prezzo: 18,50 €

ISBN: 9788899144128

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   Il Lettore

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