Goodmorning Brescia (36) – È in aula magna, lo «Spoon River» … della legalità!

 

Nello  Spoon River della legalità ferita italiana ci sono lapidi in abbondanza, per tutti i gusti e le inclinazioni: magistrati coraggiosi, integerrimi esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti scomodi, ma anche crudeli assassini, ignobili trafficanti e torbidi faccendieri.

Tra i sepolcri più nobili, però, ce ne sono due che la c.d. “gente per bene” ama visitare  ogni qualvolta che ciò si renda possibile: sono quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’incontro «Parole da scolpire nella pietra», ideato e condotto da Patrizio Pacioni, e organizzato presso il liceo Fabrizio De André di Brescia su iniziativa della professoressa Alessandra Balestra, prende proprio spunto dall’opera di militanza democratica e sulla tragica scomparsa dei due magistrati, per allargarsi poi a temi di carattere più generale.

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Aula magna del Liceo Fabrizio De André “prima” e “durante” il 1° e il 2° incontro con gli studenti.

L’Autore romano, dopo aver tracciato una sintetica ma esauriente rassegna della situazione politica e ctiminale della Sicilia degli anni ’80 e delle tragiche conseguenze della feroce e sanguinosissima “II Guerra di Mafia”, è passato a sottolineare l’importanza dell’impegno che ciascuno di noi può assumersi nell’ambito di una convinta lotta in favore e in difesa della Legalità.

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Puntuali e ben centrati gli inserti mutimediali approntati da PhGO e curati da Giusy Orofino, idonei a vivacizzare e a rendere ancora più suggestivo l’evento.

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Alla fine della duplice conferenza sono riuscito a porre qualche domanda al relatore.

«Patrizio, all’evento ha aderito un numero talmente alto di studenti che si è dovuto raddoppiare la conferenza, finendo per occupare tutti i posti disponibili nell’Aula Magna del Liceo De André  per tutta la mattinata»

«In certi casi la parola overbooking suona meravigliosamente bene alle mie orecchie: sommando le presenze della doppia conferenza, infatti, ho avuto occasione di parlare a oltre duecento ragazzi di legalità,  di senso del dovere, di abnegazione totale, di spirito di servizio e di sacrificio. Una riflessione per loro e con loro, sulla necessità di fare propri i valori fondamentali della democrazia e del sociale, senza paura, appassionatamente.»

«Non è difficile trattando di tempi così seri e ponderosi, tenere alta l’attenzione di una rappresentanza così nutrita di ragazzi e ragazze

«A olte effettivamente lo è. Nel caso dell’incontro di sabato con gli studenti del Fabrizio De André, però la faccenda è andata in un modo del tutto diverso.  Mi sonto trovato a parlare a un pubblico interessato e attento, che ha reso più facile esprimermi nel modo migliore»

«Da cosa è nato questo interento?»

«Da qualche tempo a questa parte la collaborazione che sto portando avanti con la Compagnia Stabile Assai (più antico e glorioso gruppo carcerario italiano di recitazione) mi porta ad affrontare con scadenza annuale temi legati  a fatti, misfatti e (soprattutto) misteri, della Storia d’Italia. Prima la strage di Portella della Ginestra, poi la sparizione di una nave nel nulla, avvenuta all’inizio degli annni ’60. L’anno prossimo ci occuperemo della rivolta anarchica nel Matese  portata avanti da Cafiero e compagni.  E io, di volta in volta,colgo occasione dalla stesura del nuovo testo per  una serie d’interventi nelle scuole, visto che il dialogo con i giovani è qualcosa che mi gratifica enormemente»

«Dunque, quest’anno…»

«La Compagnia Stabile Assai sta per andare in scena (“prima” 23 maggio con repliche 24 e 25, al Teatro San Raffaele di Roma) con il dramma Borsellino e l’Olifante, ispirato all’opera di Falcone e Borselino e alle vicende del Pool Antimafia. Un’occasione irrinunciabile per parlare in modo diverso dalle solite “celebrazioni ufficiali” di un tema che per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni, costituisce il più solido e positivo dei riferimenti»

«Tornerai ancora al Fabrizio De André?»

«Mi auguro proprio di sì! Grazie alla prof Alessandra Balestra, alla Dirigente Scolastica e a tutti i professori che con lei hanno saputo organizzare davero alla grande questo incontro, ho conosciuto una scuola vivace e culturalmente curiosa. Bravissimi i giovanissimi “attori” Lorenzo Piazza e Daniel Samoila che (interpretando un suggestivo dialogo a due tratto dal mio dramma) si sono saputi calare con straordinaria efficacia nei panni dei due eroici magistrati siciliani; un sentito ringraziamento alle altrettanto giovani Laura Spinoni e Sara Buraschi autrici del servizio fotografico a corredo di questo post). Mi ha colpito, piùà di altro, l’atmosfera d’impegno e creatività che si respira nei colorati corridoi dell’Istituto. “I vostri studenti sanno sorridere”  non ho potuto fare a meno di dire alla prof . E lei, semplicemente, ha sorriso.»

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (35) – In nome dell’ «interesse primario»

 

Nasce tutto da qui. Dalla triste vicenda di Casale Monferrato, che racconta di due genitori disperati e di una bambina contesa, inconsapevole posta di un gioco assurdo, molto più grande di lei.

La conferenza, che si è tenuta ieri al San Carlino, al cospetto di un pubblico numeroso e partecipe, organizzata dalla Federazione Provinciale di Brescia del Partito Socialista Italiano riuniva esponenti della Giustizia, del Diritto e della Politica per dibattere, partendo dal caso particolare, un argomento che tocca la coscienza di molti: l’individuazione di un giusto equilibrio tra le esigenze della Legge e i diritti primari di un bambino. A condurre e coordinare il dibattito, con il consueto brio (al quale non è estrnea, con ogni evidenze la lunga pratica forense), l’ avvocato Lorenzo Cinquepalmi.

 «La vicenda giudiziaria da cui prende spunto questo incontro ha seguito un iter che non esito a definire terribile» ha esordito Valeria Damiano, magistrato minorile onorario presso la Corte di Appello.

«Tutto nasce da una fecondazione eterologa. Dopo pochissimi giorni scattano i controlli degli assistenti sociali e, attraverso un’applicazione probabilmente troppo frettolosa del 403, la bimba viene sottratta ai genitori. Dapprima il Tribunale mette la piccola in affidamento familiare (che ha come scopo precipuo il reinserimento successivo nella “naturale”). La situazione si mantiene così fino al 2012, anno in cui si decide di aprire uno “stato di adottabilità”, istituto -come noto- del tutto diverso. dal precedente. Nonostante il parere contrario della Procura si arriva a decretarlo e, da quel momento in poi, infatti, tra genitori e figlia non ci sono più rapporti»

Secondo Laura Pensini (psicologa dell’età evolutiva) «Si tratta di un provvedimento che, in sostanza, va contro gli interessi del minore» è il suo deciso parere.

«Perché ogni adottato incontra notevoli difficoltà nella completa costruzione della propria identità: per quanto amorevole, infatti, una famiglia adottiva non può essere in grado di  fare recuperare a chi si trova in questo stato, l’appartenenza biologica»

Sullo stesso piano Kim Soo-Bok Cimaschi (Presidente dell’Associazione Prisma Luce), che rivela di essere egli stesso adottato, come l’oratrice che lo ha preceduto, si sofferma sulla essenziale importanza di centri di supporto «che si avvalgano dell’opera di validi professionisti la cui attività, più che nel vano tentativo di voler ricostruire legami spezzati, si impegnino nel far ritrovare agli assistiti un’identità energetica»

Giorgio Pedrazzi (professore aggregato di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Brescia) s’interroga sull’adeguatezza degli strumenti giudiziari a disposizione del sistema per trattare nel migliore dei modi determinate , delicatissime situazioni, ricordando in proposito che «La Corte di Giustizia Europea ha già avuto modo di condannare l’Italia per una questione simile a quella dei coniugi Deambrosis-Carsano e della loro figlia»

Dopo che l’avvocato Cinquepalmi ha sottolineato che «Lo Stato non dovrebbe mai arrogarsi il diritto di stabilirsi una “idoneitò” d’incerta definizione e figlia di un giudizio di tipo morale, ma limitarsi, invece, a eccepire un’eventuale e più facilmente acclarabile “non idomneità“» è il momento dell’intervento dell’Assessore alla Scuola e alle Pari Opportunità del Comune di Brescia.

«Quella che si è svolta -e ancora si sta svolgendo- a Casale Monferrato, è una vicenda di una disumanità senza limiti» è l’appassionato esordio di Roberta Morelli.

«La mia impressione è che alla coppia sia stata fatta pagare la scelta di avere praticato in Spagna la fecondazione eterologa, in un momento in cui in Italia ciò non era permesso. Non dimentichiamo che, per il contestato reato di “abbandono”, i coniugi sono stati assolti in primo, secondo e terzo grado»

da sinistra: Valeria Damiano, Giorgio Pedrazzi, Laura Pensini, Kin Soo-Bok Cimaschi, Roberta Morelli e Lorenzo Cinquepalmi

 

«Bisogna assolutamente fare qualcosa in proposito, e presto!»  è l’accorato invito finale dell’Assessore. che dichiara la propria disponibilità personale e istituzionale per ogni iniziativa che a ciò possa efficacemente contribuire.

E, nel corso dei numerosi e tutti interessanti interventi del pubblico. a fine conferenza, emerge subito l’esistenza di una raccolta firme mirata proprio a rivedere la questione dei coniugi di Casale Monferrato e della loro bambina.

«Qualcosa di serio e importante in Rete c’è già» suggerisce Paolo, dalla platea.

https://www.change.org/p/al-tribunale-di-torino-che-ridiano-indietro-ai-signori-luigi-de-ambrosis-e-gabriella-carsano-la-loro-bambina-non-si-possono-privare-due-genitori-del-proprio-figlio-a-indipendentemente-dall-et%C3%A0-che-hanno

Allora, perché non cominciare da qui?

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (36) – Tre donne per dieci giornate

Il primo aprile del 1849 si chiudeva la sanguinosa quanto eroica saga delle dieci giornate, e non fu un pesce di aprile.

«La vittoria sul campo andò alle truppe austriache, ma quella morale (che in certi casi -in questo primo tra tutti- si rivela ben più importante dell’altra), sicuramente ai Patrioti bresciani»  fa notare Costanzo Gatta, soggettista e regista dello spettacolo (firmato CTB) dal titolo Patria oppressa che sabato prossimo,  alla presenza del Sindaco, a partire dalle 10,30, andrà in scena al Salone Vanvitelliano, nell’ambito delle annuali celebrazioni della storica e celeberrima resistenza che la Leonessa oppose al tirannico dominatore straniero.

 

«Ho raccolto alcuni episodi scegliendoli tra i tanti in cui i bresciani, al di là dello slancio patriottico e irridentista, seppero tenere dimostrare un comportamento impeccabile di dignità morale e sprezzo del pericolo e della morte. Ricordo Pietro Venturini, cui venne offerta salva la vita in cambio dell’abiuria e che, invece, preferì essere giustiziato per fucilazione piuttosto che tradire i propri ideali.  Ricordo Carlo Zima, carrozziere sciancato ma dotato d’incredibile coraggio: gli austriaci, che s’impegnavano a incendiare il maggior numero di case bresciane possibile, lo cosparsero di pece fuori e dentro, dandogli poi fuoco. Morì, ovviamente, ma trascinando con sé un soldato croato, scelto tra i feroci aguzzini che gli davano il tormento»

Mi resta ancora una curiosità che, approfittando della proverbiale cortesia e disponibilità di gatta, non riesco a comprimere: come mai, soprattutto in considerazione del carattere “bellico” della pièce, sono state chiamate a interpretarla tre attrici (Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Marta Ossoli – ndr) e nessun attore?

«Intanto, dal punto di vista della costruzione dello spettacolo, mi ha molto intrigato l’idea di queste tre donne che (abili e faconde nel raccontare come tutte le donne)  narrino standosene accanto a una delle colonne che fu danneggiata da una delle tante palle di cannone austriache che piovvero, con micidiale esito, sugli insorti» spiega sornione il giornalista-drammaturgo e quant’altro che, proprio negli scorsi giorni (vds. il numero 34 di questa stessa rubrica) ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua lunga e sempreverde carriera.

«In più, intendo ricordare quelle donne bresciane che combatterono  fianco a fianco con i loro uomini: furono proprio loro le vittime più colpite dalla repressione austriaca, che riservò loro violenze e torture inumane e di ogni tipo» conclude e, a questo punto, non resta che andare ad assistere allo spettacolo di sabato mattina.

Ingresso gratuito fino a raggiunta capienza.

Conferenza stampa di presentazione giovedì 30 alle 15,30 in Loggia.

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Goodmorning Brescia (34) – Costanzo ricomincia da cinquanta

Cinquant’anni di carriera?
Non è roba per tutti ma non è neanche un record impossibile da realizzare.
La cosa più ardua, invece, a mio modesto avvviso, è spendere questo mezzo secolo come ha saputo farlo Costanzo Gatta.
Senza mai fermarsi a guardare indietro, senza un attimo di sosta, senza neanche il tempo di tirare un respiro più lungo del normale.
E soprattuto “come” trascorrerli.
Costanzo lo ha fatto in modo costantemente brillante, da perennemente curioso, da interessato praticamente “a tutto” ma, al tempo stesso, da uomo capace di sottilissimi e raffinati approfondimenti su questo o quel fatto, su questo o quel personaggio, su questa o quella situazione.
E lo ha fatto anche da creativo, da artista.
Sì, da scrittore, drammaturgo, regista e chissà cos’altro ancora che io non sono arrivato a sapere. Non mi stupirei se sapesse suonare da maestro l’arpa birmana o la viola celtica (sempre che esista uno strumento del genere)
Nella sua incredibile casa bresciana, invasa da libri e documenti, Costanzo colleziona di tutto: stampe, orologi, statuine, pinocchi di ogni dimensione e di ogni materiale, eccetera eccetera eccetera.
Sono sicuro che per cento anni ancora, nella vita, continuerà a collezionare successi.

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (33) – Ma quante facce ha, ‘sta Luna?

Oggi pomeriggio, a partire dalle 17.45, presso il Foyer del Teatro Sociale di Brescia, si è svolto l’incontro “L’altra faccia della luna“. L’evento è collegato con lo spettacolo “Spose dell’altro mondo“, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano con la collaborazione artistica di TEATRO19, andato in scena al Santa Chiara nello scorso weekend e recensito su questo stesso blog dal collega GuittoMatto.
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In una sala gremita di pubblico,  Gian Paolo Laffranchi (Brescia Oggi) ha intervistato la giornalista Laura Silvia Battaglia: incontro quanto mai suggestivo in una data diversa dalle altre come solo l’ 8 marzo può essere.

«Ho visitato e vissuto praticamente tutti i Paesi mediorientali» ha esordito la giornalista, «avendo modo di scoprire e apprezzare le differenze tra un mondo complesso, composto essenzialmente di tre aree: penisola arabica, africa mediterranea, area mesopotamica. Differenze che caratterizzano tra l’altro, la stessa religione musulmana, molto al di là della grande divisione tra sciti e sunniti»

«Sono molto diverse tra loro anche le donne che, prima di ogni altra cosa devono misurarsi con la propria natura e con un contesto ambientalee culturale che, al di là di considerazioni di merito, le condiziona»

«Anche al di là dell’ambito familiare, peraltro, ci sono donne che riescono a raggiugere cariche importanti sia nel privato che nel pubblico, con la necessaria premessa di possedere ragguardevoli disponibilità finanziarie o, comunque, di appartenere a una o all’altra élite. In particolare per gli studi che, per chi se lo può permettere, vengono affrontati all’estero».

Si è poi, inevitabilmente, venuti a parlare del tema trattato dallo spettacolo “Spose dell’altro mondo“.

 «Nelle nozze le donne si fanno belle nella speranza di essere notate non già direttamente da un uomo, ma -magari- da una donna ricca che, a sua volta, la “consigli” al proprio figlio. Una realtà non tanto lontana dalla realtà italiana di mezzo ‘900. Pratica in corso di superamento grazie ai social network come wathsapp che consente di mostrarsi (con la complicità di altre donne) in modo “anticipato” a eventuali pretendenti. Tecnologia che si impone alla tradizione? Forse, ma alll fine si raggiunge lo stesso scopo: un buon e (si spera) duraturo matrimonio»

Laffranchi ha poi portato il discorso sul tema del modo che, nei paesi musulmani, le donne hanno di relazinarsi tra loro.

«Anche in oriente la competizione femminile  è piuttosto dura e spigolosa, spietatamente competitiva. Altrettanto dicasi per le strategie di controllo (come per esempio la pratica dell’infibulazione) gestiti, purtoppo, dalle donne stesse. Per fortuna, però, esistono anche in quei lughi donne ribelli: in proposito ricordo il caso della piccola yemenita Nojoud, la prima coraggiosissima sposa – bambina che chiese e ottenne il divorzio dall’uomo a cui il padre l’aveva venduta»

Un caso che Laura Silvia Battaglia paragona, con le dovute differenze, al rivoluzionario rifiuto che Franca Viola mezzo secolo orsono per prima oppose alla prassi del “matrimonio riparatore”. 

Alla domanda sulla c.d. tendenza all’emigrazione che caratterizza vasrte aree del mondo islamico, la risposta è questa:

«Contrariamente a quanto potrebbe sembrare i flussi migratori più importanti non hanno nell’Occidente la meta preferita, ma in altro paesi arabi più ricchi. Una meta che si riela attrattiva di riferimento (soprattutto per i giovani) sono anche aree almeno parzialmente mussulmanizzate dell’estremo oriente, prima tra tutti la Malesia»

Sul finire della conferenza viene proiettato uno spezzone di filmato (girato a Sanaa) che descrive in modo asettico quanto puntuale la drammatica se non disperata (scusate la banalità dei termini, ma al momento non trovo definizione più calzanti) situazione di una città-martire in cui operano, con grandissima dfficoltà, i volontari di Medicins sans Frontières.

«E sono proprio le donne, rappresentanti della cosiddetta altra faccia della luna…» ricorda Laura Silvia Battaglia, «... costrette a sopravvivere (e a fare sopravvivere i propri figli) in una ulteriore luna, diversa ma più vicina di quanto si possa credere alla nostra, che raccontano con lo sguardo fisso in camera la crudezza di esistenze spese con grande fatica e costantemente in bilico tra vita e morte»

Segue un secondo filmato, con un sonoro esclusivamente ambientale di straordinaria e crudissima potenza evocativa, girato a Mosul (ma potrebbe essere tranquillamente il ponte di Serajevo ai tempi dell’ultima guerra balcanica). 

«Ciò che deve accuratamente evitare un giornalista che si voglia definire tale…» conclude la giornalista «…è di trasformarsi da cane da guardia del Potere a cane di compagnia dello stesso Potere».

    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (32) – San Desiderio e gli Artigiani della… Immensità

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Il posto è questo: talmente bello da non sembrare vero, alla pari di altri scorci della parte più intrigante di Brescia, tutti vicoli suggestivi, archi, antiche pavimentazioni, chiesette, balconcini. Via Gabriele Rosa, lungo una stradina che s’inerpica in direzione del Castello che veglia da secoli, severo e rassicurante (tranne per quelle cannonate sparate dagli austriaci sui patrioti, in certe “giornate” decisamente da ricordare, ma ormai è storia vecchia…) sulla Leonessa d’Italia.

 La piccola chiesa di San Desiderio, incastrata come un autentico gioiello tra vicolo Sant’Urbano e via Gabriele Rosa, ridotta praticamente a un rudere, prima che cominciassero a prendersene amorevole cura Antonio Fuso (registra teatrale leccese trapiantato al nord praticamente da una vita) e compagni.

Nacque così l’avventura di Scena Sintetica che, all’alba degli anni ’90, fece dell’antico sito la propria sede. Più che un’avventura, un’autentica sfida al limite dell’incoscienza. Perché, come si sa, «Lunico che può vincere una battaglia impossibile è un generale folle».

 

Antonio Fuso (nella foto a sin) ritratto all’interno della sua “tana” con lo scultore-pittore veronese Giovanni Marconi (al centro) e l’attore e scenografo bresciano Guido Uberti (a dx).

 

Dal momento della sua fondazione a oggi, Scena Sintetica non si è fermata più.

Nonostante un a volte problematico con l’etablishement e l’intellighenzia culturale cittadina, l’amore per il Teatro e  per le Belle Arti hanno trovato al numero 4 di via Gabriele Rosa, accogliente rifugio e ideale base di azione.

«Ci siamo impegnati, e continuiamo a impegnarci ogni giorno nella diffusione della cultura, sotto ogni sua forma espressiva, e nel pieno recupero di questo splendido e prezioso andito» confida, orgoglioso Antonio Fuso.

«Il fatto che da parte nostra si sia deciso di andare avanti senza chiedere nulla o quasi nulla, però, invece di favorirci, ha ingenerato sospetti. Purtroppo è così che, ancora nel terzo millennio, continuanoa  funzionare le cose qui da noi» sottolinea subito dopo, contrariato, ma mai  domo.

Proprio in questi giorni sono in programma due significativi eventi che, per chi ne avesse la possibilità, risultano assolutamente

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Quattro delle opere in esposizione. «A ispirare i mie quadri è l’anima immanente della Natura, le grandi foreste, la spiritualità nordica, i grandi spazi e le grandi, solenni solitudini dei boschi, interrotte da radure che rappresentano, al tempo stesso, oasi di pace e momenti di grande interiorizzazione»  spiega Marconi, mentre passiamo in rassegna, in assoluta anteprima i bei quadri che, a partire dal vernissage di venerdì, fino al 16 aprile, i bresciani avranno l’opportunità di ammirare. Opere suggestive dai suggestivi nomi: da “Nemeton – Radura consacrata”  (dall’antico termine Nemos=Cielo) a “La via del verde“.

In San Desiderio, invece, per il Teatro, andrà in scena nel prossimo weekend la pièce di Antonio Fuso sul grande poeta russo Osip Ėmil’evič Mandel’štam (1891-1938) venerato dai grandi del suo tempo (Pasternàk, Achmàtova, Cvetàeva) … «All’inferno non si canta» ,   tratto dal libro (sempre opera di Antonio Fuso) «OSIP MANDEL’ṦTAM dal Gerundivo all’Inferno»

 

 

(in replica al Teatro San Desiderio domenica 12 marzo a partire dalle ore 18 – ingresso libero)

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (31) – Un prezioso catalogo e una mostra da visitare

Catalogo dell’Arte Moderna è una pubblicazione che dal 1962 (prima edizione) costituisce un appuntamento periodico e un autentico riferimento  per artisti, galleristi, collezionisti, associazioni d’arte e appassionati

Nata da una felice intuizione del critico Luigi Carluccio, raccolta e data alle stampe dall’editore piemontese Bolaffi sotto forma di un corposo e ricco repertorio annuale dedicato al mercato dell’arte contemporanea. Rilevato alla fine degli anni Settanta dalla Giorgio Mondadori, è la più “antica” pubblicazione italiana di questo tipo.

 

La presentazione bresciana del numero 52 si è svolta nella sede della AAB (Associazione Artisti Bresciani) al numero 4 di Vicolo delle Stelle, alla presenza di un folto gruppo di artisti (tra i quali ho notato anche Gi Morandini, notorio e illustre amico bresciano di Monteselva e del Commissario Cardona, e appassionati d’arte. Nell’introdurre l’evento, il Presidente della AAB Dino Santina, ha ricordato l’attività di promozione artistica e di valorizzazione dei più meritevoli artisti del territorio. Dopo di lui il Responsabile Libri Illustrati di Cairo Publishing Carlo Motta, ha valorizzato la funzione della pubblicazione definendola “il sole” attorno al quale girano altre pubblicazioni artistiche della Giorgio Mondadori.

Nel nuovo numero, che in copertina reca La Fontanella (olio su tela) del Maestro primitivista Norberto, l’approfondito articolo firmato da Claudia Trafficante su Umberto Boccioni, che a un secolo dalla morte del grande pittore reggino, mette l’accento sulla sua vicenda umana, prima ancora che su quella artistica.

Segue una rassegna del nuovo espressionismo veneto (come Birolli, Casorati, Semeghini e Tavella) curata da Mario Guderzo, dopo di che  l’esperto Andrea De Liberis spiega come attraverso i “percorsi costruttivi” si possa arrivare a stabilire l’autenticità o meno di una certa opera.  Da segnalare anche la disamina dell’ancora straordinariamente positivo rapporto tra il mercato internazionale e la grande tradizione italiana del ‘900, evidenziata dalle ricche aggiudicazioni delle opere di artisti del calibro di Burri, FontanaMorandi.

  

 

   

Per la gioia degli intervenuti al già citato civico 4 di Vicolo delle Stelle, sede dell’incontro, è ancora in corso la mostra Francesco Triglia – Oltre il Mito, realizzata con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia, nella quale sono esposte significative opere dell’artista reggino, in meraviglioso equilibrio tra suggestioni classiche e tendenze post moderne  post tecnologiche, tra sirene, centauri, draghi, donne serpenti e altri esseri fantastici.

Ancora possibile visitarla fino all’8 marzo. Sarebbe davvero un peccato perdere un’occasione del genere.

 

L’Associazione Artisti Bresciani è un’agenzia di pubblico servizio, convenzionata con il Comune e la Provincia di Brescia, e ha lo scopo di promuovere iniziative di carattere culturale, in particolare la conoscenza e lo studio delle arti figurative e visive e degli artisti bresciani.
Specificamente l’Associazione, a norma dello statuto, organizza:

* attività culturali (mostre, tavole rotonde, convegni, conferenze, dibattiti, proiezione di film e documentari, concerti)
* attività didattiche e di formazione (corsi di preparazione e di perfezionamento nel campo delle arti e delle relative tecniche, seminari di studio, gruppi di ricerca, corsi di aggiornamento per insegnanti);
* attività editoriali (pubblicazione di cataloghi, di un bollettino di informazione con cadenza semestrale,  di atti di convegni conferenze seminari, di ricerche e studi sulle arti e i loro protagonisti, con particolare riferimento alle opere e agli artisti bresciani);
* attività promozionali (promozione di tutte le azioni idonee alla salvaguardia, alla tutela e alla valorizzazione dei beni ambientali, storici, artistici della città e della provincia).

L’Associazione opera senza fini di lucro in collaborazione con istituzioni ed enti pubblici e privati.

L’AAB ha sessantacinque anni di vita ed ha segnato profondamente la realtà culturale ed artistica locale.

Catalogo dell’Arte Moderna n. 52
Gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi
AA.VV.
Collana: Cataloghi d’Arte
Editore: Editoriale Giorgio Mondadori
Pagine: 848
Prezzo:€ 98,00
ISBN/EAN: 978-88-6052-751-6
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Goodmorning Brescia (30) – Ci sono candele che brillano di più

Si è tenuta ieri sera presso la Corte Piovanelli, la Candle Night, ovverosia la Cerimonia delle Candele 2017   che viene celebrata per rafforzare l’appartenenza delle varie sezioni e club nazionali, disseminate in tutto il mondo, alla associazione-madre BPW International.

  

A Brescia l’evento è stato organizzato dalla Sezione Vittoria Alata della FIDAPA e condivisa dalle Socie di Modoetia Corona Ferrea. di Monza e Brianza.

Nell’elegante cornice tipica delle manifestazioni della FIDAPA, in un’atmosfera solenne e raffinata ma al tempo stessa cordiale e rilassata, quasi cento commensali (con una non irrilevante presenza maschile) hanno condiviso quello che vuole essere uno dei momenti più importanti e significativi della vita dell’Associazione.

  

Tra le mille suggestioni, oltre alla completa osmosi sull’asse Brescia-Monza, oltre all’entusiasmo delle nuove iscritte, per la prima volta insieme alle altre associate, unito al legittimo orgoglio delle “madrine” che si sono impegnate a presentarle alle altre nel più affettuoso ed efficace dei modi, una più fulgida e più emotivamente coinvolgente: l’avvicendarsi al tavolo centrale, imbandito di fiori, per accendere le candele di vari colori simbolo dell’unione, della unicità d’intenti, di un reciproco appoggio su scala mondiale, ben oltre, cioè, i confini degli stati. 

Incisivo e concreto l’intervento della Presidente Adriana Valgoglio Gambato, particolarmente significative le parole di Leda Mantovani in merito allo spirito di sorellanza che da sempre anima la FIDAPA:

«Le donne che arrivano all’apice devono mandare giù l’ascensore per tirare su anche le altre.»

Per concludere la voce e il brio della scatenata Marialaura Vanini che ha dato a tutti appuntamento per il musical “Musica e Muse“, il cui esordio è in calendario a Brescia venerdì 28 aprile.

 

 

Sorta negli Stati Uniti dalle macerie materiali e morali del primo conflitto mondiale, grazie anche e soprattutto all’opera infaticabile della dott.ssa Lena Madesin Phillips IFBPW consolidò in patria e promosse rapidamente in diversi Paesi del mondo un’idea di associazionismo femminile mirata soprattutto allo sviluppo e all’unione di professionalità di ogni tipo.

Dopo gli sconvolgimenti del secondo grande conflitto mondiale la stessa Phillips riprese le fila del discorso accelerando ancora di più, se possibile, l’azione di promozione del movimento attraverso la fondazione di nuove Federazioni Nazionali e Club Associati, sia in Europa che nelle Americhe e, soprattutto, in parecchi paesi appartenenti al Terzo Mondo.

In Italia, nel febbraio 1945, si ricostituì per prima la sezione Roma, cui fecero seguito Napoli, Milano, Firenze, Bologna, per arrivare, solo un mese più tardi, alla costituzione della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), associazione apartitica e aconfessionale, affiliata (appunto) alla IFBPW. A oggi la FIDAPA BPW Italy è composta da circa 11.000 Socie .

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