Goodmorning Brescia (110) – Il «Gran Ballo del Tempo» di Manerbio

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E sì, «Il Tempo è un bel cavallino» per dirla con Stephen King.

Un destriero che, portando il suo cavaliere in sella per tutta la durata della vita,  passa, senza preavviso alcuno, dal trotto al galoppo cambiando a suo piacimento l’assetto e la velocità del proprio incedere. E, quindi, anche del nostro.

Non trovo, né  ritengo opportuno trovare, parole che possano descrivere, meglio di quelle del grande narratore del Maine, quanto “narrato” nel primo dei due spettacoli che il Freebody Club di Orietta Trazzi ha mandato in scena ieri sera, fino alla mezzanotte, al Teatro Politeama di Manerbio.

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La luce soffusa e morbida dell’alba, il biancore accecante dl giorno, il rosso sanguigno del tramonto e il buio della notte intarsiato di astri. Il sonno e la veglia. I momenti belli e quelli meno, i romantici amori e i duri confronti, scandiscono l’esistenza degli umani.

E proprio su un altro ticchettio di metronomo, l’alternarsi delle stagioni, si basa l’insieme di balletti che ha costituito il prezioso saggio ideato e realizzato da costituisce dura ‘alba la notte romantica la notte riappare e

Cambia la musica, cambiano i ritmi e le cadenze: brani elegiaci, pop, rock, soul  e persino un minuetto  si alternano sul palcoscenico, interpretati con grande impegno e infinita passione dai giovani allievi.
Si gioca su passi semplici ma di grande effetto, si gioca sulle armonie e le disarmonia, sulla grazia e sulla forza. Breakdance e technodance ricordano a tutti, qualora ce ne fosse bisogno, che il tempo del pianeta, pur mantenendo la variabilità che lo contraddistingue e di cui si è fatto cenno sopra, ricorda che il mondo ha preso a viaggiare sempre più veloce, come conferma l’apparizione in palcoscenico di un gruppo di skaters.

Poi, con la gioiosa canzone dell’Ape Maia irrompono in palcoscenico festosi e applauditissimi i più piccoli  (anzi le più piccole) divertite, divertenti e aggraziatissime, e gli applausi scrosciano ancora più clamorosi: uno spettacolo per gli occhi, una freschezza per l’anima, la vera speranza per un mondo migliore. 
Poi anche le bimbe partono con il rap trasformandosi in quelle ragazze “cattive al punto giusto” che cambieranno il mondo.

Compaiono le spirituali ninfe dei boschi, indissolubilmente unite con la Natura. Fa capolino anche Arlecchino. Per tornare a chiudere il cerchio con l’immutabile, inesorabile e ineffabile orologio cosmico  assecondato dallo splendore delle stelle e dalle orbite dei pianeti.

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Dopo l’intervallo la seconda parte, con «Le sei mogli di Enrico VIII» di cui si è già ampiamente parlato su queste pagine (https://cardona.patriziopacioni.com/goodmorning-brescia-106-quarantanni_dopo/). Aggiungo solo che la presenza scenica e la magnifica voce del narratore Daniele Squassina, insieme alla suggestione delle essenziali ma efficacissime scenografie e con i costumi indossati dalle ballerine e dai ballerini, aggiungono ancor più fascino a uno spettacolo che (pur giudicando in occasione di una delle prove finali) già abbiamo definito assolutamente eccellente, .

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Insomma, no so se in qualità di “inviato” di Goodmorning Brescia o, più semplicemente, a titolo meramente personale… il prossimo anno ci vorrò essere ancora.

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (109) – I vividi colori bresciani di Giambattista Tiepolo

Che sia un appuntamento di storia dell’arte a riempire una sala, è circostanza piuttosto inconsueta e sempre ben gradita.

Nella circostanza si è trattato della conferenza «Giambattista Tiepolo a Brescia e nel Bresciano» tenuta dalla prof.ssa Fiorella Frisoni, docente dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito del ciclo d’incontri  «I pittori veneti in Lombardia» pensato e organizzato dalla Fondazione Civiltà Bresciana.

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«L’intento di questo ciclo di conferenze non è tanto di parlare del percorso generale degli artisti ma di mettere a fuoco i loro percorsi bresciani» spiega, prima di lasciare la parola alla relatrice che, come aggiunge subito dopo, «continua a coltivare gli amati artisti (e le artiste!) bolognesi del ‘700»

«Anche se l’influsso di Giambattista Tiepolo  non è stato tale da modificare significativamente il percorso artistico locale, di certo ne ha influenzato molti artisti» esordisce la professoressa Frisoni. Poi, grazie ai suoi commenti e alle sue spiegazioni, erudite ma al tempo stesso perfettamente comprensibili e assimilabili per tutto il pubblico presente, parte un viaggio fantastico tra i siti bresciani “toccati” dalla magistrale mano: dall’Ultima Cena del Duomo di Desenzano (per il quale si può ipotizzare anch e l”intervento del figlio Gian Domenico, magari in un secondo momento)  si passa ai teleri della Collegiata di Verolanuova, alla straordinaria Pala di Folzano, per finire all’ipotesi del coinvolgimento di Giambattista Tiepolo nel ciclo decorativo del presbiterio di San Faustino, a Brescia.

È un susseguirsi di quadri con accostamenti cromatici forti e arditi (non solo per i tempi)  e accorgimenti  scenografici (i dipinti ricordano l’allestimento di un palcoscenico
in cui i toni si affievoliscono sul fondale) secondo lo stile del Maestro. Pennellate corpose,  soluzioni estetiche innovative, grandissima attenzione per i particolari, soprattutto i più singolari.Un godimento per gli occhi e un arricchimento per la mente, grazie all’analisi approfondita mail tempo stesso fresca e leggera della conferenziere: per ogni dipinto c’è un dettaglio appetitoso, e/o un riferimento storico suggestivo, un collegamento sorprendente, un gustoso aneddoto.

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Poi, inevitabilmente, nonostante le intenzioni in premessa, si arriva a discettare dello stile di Giambattista: in certe occasioni, forse, anche vagamente retorico, ma così potente da provocare autentiche accensioni cromatiche che favoriscono  sorprendenti esplosioni luminose. La nettezza dei contorni, le innovative e ardite  “prospettive dal basso”  mosse dal vento, la continuazione degli spazi oltre la struttura architettonica.

Giovedì prossimo, nella stessa sede, per lo stesso ciclo, parlerà di Tiziano il già citato professor Luciano Anelli.

Consiglio, a chi potrà, di essere presente.

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I protagonisti dell’incontro:

Fiorella Frisoni, dal 2006 insegna Storia dell’arte moderna, corso avanzato,p er il corso di laurea magistrale in Storia e critica dell’arte. Pubblicazioni più significative negli ultimi 3 anni: ♦ Una Sirani ancora più “vera” , in Elisabetta Sirani, “pittrice eroina”, 1638-1665, catalogo della mostra ( Bologna, Museo Archeologico) a cura di J. Bentini e V. Fortunati, Editrice Compositori, Bologna, dicembre 2004, pp. 76-89 [ e schede critiche, pp. 175-179, 181-183, 185-189, 198, 209, 211, 212-216, 234, 238-240, 241, 253-256, 262-265]; ♦ Spigolature nella pinacoteca Tosio Martinengo: il Seicento emiliano e altro, in Da Romanino e Moretto a Ceruti. Tesori ritrovati nella Pinacoteca Tosio Martinengo, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di E. Lucchesi Ragni e R. Stradiotti, Linea d’ombra Libri, Conegliano, febbraio 2006, pp. 35-51 [e schede critiche, pp. 114-127]; ♦ Girolamo Romanino, Pala di San Domenico, in L’ultimo Romanino. Ricerche sulle ultime opere del pittore bresciano, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di F. Frangi e R. Stradiotti, gennaio 2007, pp. 66-68; ♦ Le pale d’altare e La decorazione pittorica della Parrocchiale di Sale Marasino nel quadro del UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA Settecento bresciano: gli affreschi di figura, in Storia ed Arte nella chiesa di San Zenone a Sale Marasino, a cura di F.Frisoni e A. Burlotti, FdP Editore, Marone (Brescia), novembre 2007, pp. 89-112; 135-159; ♦ Pietro Marone e Tommaso Bona: due pittori bresciano fra Moretto e Lattanzio Gambara e Pietro Marone e Tommaso Bona, le “Storie di san Pietro” nell’antica cattedrale, in Brescia nell’età della Maniera, catalogo della mostra (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) a cura di R. Stradiotti ed E. Lucchesi Ragni, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, novembre 2007, pp. 81-95, 194-199 [e schede critiche, pp. 200-214]; ♦ I dipinti della Fondazione Malossi di Ome. Nuove proposte attributive, in «Civiltà bresciana», a.XVII (2008), nn. 1-2, pp. 117-132.

Luciano Anelli, originario di Brescia, si è dedicato per anni all’insegnamento delle discipline umanistiche in varie scuole, prima di assumere la Presidenza dell’Istituto d’Arte di Brescia. Ha infine assunto l’incarico di insegnamento di Teoria del Restauro e di Storia delle Tecniche Artistiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha pubblicato circa settecento articoli in giornali e riviste specializzate, prevalentemente di carattere storico-artistico, ma anche interventi di costume, curiosità e viaggi. Ha pubblicato inoltre una trentina di libri che raccolgono in monografie soggetti e pittori che prevalentemente vanno dal Tardo Cinquecento all’Ottocento.

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Goodmorning Brescia (108) – Sentieri ambiziosi per il Teatro bresciano

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Come se fosse la “prima” di uno spettacolo importante,  il Teatro Sociale è talmente stipato di spettatori che, se qualcuno la lasciasse cadere dalla galleria, una piuma difficilmente raggiungerebbe il pavimento della platea.

Ed è assolutamente giusto che sia così: quello che va in scena stasera, infatti, altro non è che lo “spettacolo degli spettacoli”, l’alzarsi del sipario sulla prossima stagione 2018-2019, denominata «Sentieri teatrali». Si comincerà nel prossimo autunno, quindi ci vogliono alcuni mesi prima che il sipario si apra sulla prima rappresentazione in programma, ma, come si dice e come conferma la pubblicità di un noto aperitivo «è sopraffino piacere anche l’attesa del piacere».

Conducono la serata (trasmessa anche in streaming, dunque tuttora visibile a questo link su facebook: https://www.facebook.com/CTBCentroTeatraleBresciano/videos/987594051405571/)

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Caterina Carpio e Daniele Pelizzari: il primo ormai tradizionale capo sala del CTB, la seconda attrice già nota al pubblico bresciano. Una scelta coraggiosa e fortemente identitaria, un’altra sfida lanciata e vinta, vista la sintonia e la complicità tra i due conduttori e la buona riuscita della serata che ne è venuta fuori.

Si parte con i saluti istituzionali letti dal Presidente («Non ho la memoria di un’attrice e non voglio correre il rischio di dimenticare qualcosa» confessa candidamente Camilla Baresani): un soddisfatto resoconto di quanto consuntivato nella stagione appena conclusa e l’impegno, nel segno della continuità, ma anche della fantasia, a migliorarsi ancora nei prossimi anni. Esprime tutto il suo orgogliop per i trentanove titoli in cartellone, di cui undici produzioni CTB.

Saluti istituzionali che, nel corso della serata, porteranno anche i “soci fondatori” e gli “amici” del Centro Teatrale Bresciano: nell’ordine prendono la parola esponenti del Comune, della Provincia, della Regione, di A2A e della Fondazione ASM.  Saluti non di circostanza ma convinte conferme dell’intenzione di tutti di portare avanti gli impegni morali e finanziari tesi a rafforzare e sviluppare la collaborazione con il movimento teatrale della città di cui il CTB rappresenta la massima espressione e la guida.

Caterina Carpio e Daniele Pelizzari elencano uno dopo l’altro i tanti spettacoli che arricchiranno una nuova e ambiziosa stagione teatrale, in una sequenza di dalla chiamata in palcoscenico di alcuni dei protagonisti, attori e registi, e dall’intervento attraverso messaggi filmati, di altri impossibilitati per motivi di lavoro a intervenire personalmente. Tra gli uni e gli altri non possono mancare, naturalmente personaggi come Franco Branciaroli, Lucilla Giagnoni ed Elisabetta Pozzi, che non si lascia sfuggire occasione per confermare una seconda edizione della (molto apprezzata dal pubblic) kermesse di letture sceniche “Teatro aperto”.

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Nel saluto finale il Direttore Gian Mario Bandera esprime tutta la propria soddisfazione per quanto si è fatto e totale fiducia nell’impegno di tutti per migliorarsi ancora in quanto si farà in futuro. Non può fare a meno di ricordare ai presenti e alla Città anche l’impegno civile e gli aspetti sociali dell’attività portata avanti dal CTB. Cita la collaborazione con le scuole,  l’operazione di riqualifica di via Milano e la rassegna estiva «Un salto nerl Nullo» di ormai prossimo avvio.

Come ormai tradizione, si tratta di un’offerta di spettacoli composita e articolata, che riportiamo integralmente in calce a questo articolo. La strada e la diligenza sono quelle che gli appassionati bresciani di teatro ben conoscono: saranno loro, come sempre e com’è giusto che sia, con la numerosità delle presenze e il riscontro critico ai singoli spettacoli, a decretarne o meno il successo.

Ai grandi classici (Goldoni, Checov, Aristofane, Wilde, Pirandello…) si alterneranno spettacoli innovativi quando non anche sperimentali, attraverso la recitazione di importanti talenti del palcoscenico, attori in crescita già positivamente valutati dal pubblico bresciano e non solo, giovani promesse,  proseguendo in diverse occasioni sulla via della contaminazione tra le varie modalità espressive già ampiamente presente nella scorsa stagione.

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STAGIONE DI PROSA

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23 ottobre – 4 novembre 2018

L’anima buona del Sezuan

 

13 novembre – 2 dicembre 2018

Sindrome italiana

 

12 – 16 dicembre 2018

Le rane

 

9 – 13 gennaio 2019

Le baruffe chiozzotte

 

29 gennaio – 10 febbraio 2019

Jekyll

 

13 – 17 febbraio 2019

L’importanza di chiamarsi  Ernesto

 

27 febbraio – 3 marzo 2019

Occident Express

 

13 – 17 marzo 2019

Il gabbiano

 

20 – 24 marzo 2019

Il piacere dell’onestà

 

2 – 7 aprile 2019

Traviata

L’intelligenza del cuore

 

8 – 14 aprile 2019

Lettere a Nour

 

ALTRI PERCORSI

 

30 ottobre 2018

L’anima buona  del Sezuan

 

20 e 21 novembre 2018

Sindrome italiana

 

29 novembre – 1 dicembre 2018

Tempesta

 

15 gennaio 2019

La scortecata

(fa parte della Rassegna La palestra del teatro)

 

5 febbraio 2019

Jekyll

 

21 – 24 febbraio 2019

Chet!

 

8 – 10 marzo 2019

Un momento difficile

 

27 -30 marzo 2019

Night bar

 

9 – 12 aprile 2019

Vangelo secondo Lorenzo

 

7 maggio 2019

Apologia

 

OLTRE L’ABBONAMENTO

 

5 e 6 dicembre 2018

Il verbo degli uccelli. Canto alla città 2.0

 

31 dicembre 2018

Beethoven non è un cane

 

26 e 27 gennaio 2019

La banalità del male

 

25 e 26 febbraio 2019

Anfitrione

 

14 e 15 marzo 2019

Un alt(r)o Everest

 

27 aprile 2019

Le donne baciano meglio

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Allora, mi raccomando: quest’estate un tuffo nelle onde eun bel «Salto nel Nullo».

Poi, al ritorno, indossate gli scarponi, per inerpicarvi sui… «Sentieri Teatrali»  del Sociale e del Santa Chiara Mina Mezzadri.

 

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  Bonera.2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Goodmorning Brescia (107) – Paola Barbato, scrittrice bresciana una e trina

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Paola Barbato torna alla libreria Serra Tarantola di Brescia con un nuovo romanzo intitolato 《Io so chi sei》, e ritrova i numerosi lettori che la seguono in città e dintorni.
Ovunque vada, per presentazioni, fiere ed eventi vari, non manco di manifestare la mia brescianità》 premette, con malcelato orgoglio di appartenenza, prima ancora che Gian Paolo Joao Laffranchi cominci a intervistarla. E, per non lasciare il minimo dubbio, si avvolge nello stendardo biancazzurro, completo dell’effigie della Leonessa, che un fan le ha appena consegnato.
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Poi si comincia, con un affiatamento tra intervistatore e intervistata che rende il dibattito tra Paola e Gian Paolo al tempo stesso fluido e serrato.
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Non c è niente di solito nei romanzi di Paola.  Leggere questo romanzo è  come salire su un autobus e non poter scendere finché non si arriva al capolinea
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L’idea risale al 2013 ma ho aspettato di pubblicare Non ti faccio niente e ho cominciato a scrivere Zoo prima di dedicarmi con convinzione alla stesura di questa storia, nata da una costola di un libro ancora non terminato. In Zoo i personaggi sono chiusi in una gabbia, all’interno della quale accadono cose orribili,  ma fuori chi c’è ad aspettare, a trepidare per parenti, amici o conoscenti misteriosamemte scomparsi? Insomma, più che di un sequel, si tratta di una storia laterale
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Poi, a quanto ne so, ci sarà anche una terza fase, collegata ma indipendente, nel senso che sarà il seguito di entrambe le storie 》
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Confermo, con l’aggiunta che farò ogni sforzo perché anche la terza parte di questa trilogia… anzi no, la chiamerei piuttosto  “poli-bilogia”, possa costituire una lettura autonoma, da affrontare e apprezzare cioè anche qualora non si fossero letti gli episodi precedenti
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Obbiettivo ambizioso e sfidante, ma insolito nella pratica letteraria e difficilmente raggiungibile
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Sarà anche insolito e non agevole, ma certamente non costituisce una novità assoluta: qualcosa del genere tentò già di fare King con l’operazione DesperationI vendicatori (peraltro non tra le  opere più riuscite dello scrittore del Maine, a mio avviso)
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Oltre alla stordita Lena e al bieco Caparzo (i principali personaggi del libro, dei quali ci occuperemo più avanti) c’è anche un terzo personaggio inanimato: il cellulare
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《Il cellulare, a pensarci bene, è diventato qualcosa di diverso e di più di uno strumento di comunicazione, la cui mancanza, anche temporanea, può conferire (e conferisce) ansia a ciascuno di noi. Il rapporto con questo oggetto può diventare inquietante da un momento all’altro, aprendo percorsi impensabili le cui conseguenze risultano imprevedibili. Pensiamo di poterlo controllare,  ma basta che il nostro numero entri in possesso della persona sbagliata e… 》
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Parliamo di Lena, personaggio scomodo, tendenzialmente mediocre, fatalista, restio adassumere qualsiasi tipo di responsabilità, anche nei propri confronti e sostanzialmente incapace di prendere qualsiasi tipo di decisione importante, ma capace di diventare protagonista di un romanzo corposo come questo
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A volte è  più interessante un forte personaggio grigio (come Lena, una che guarda scorrere la vita e che si compiace di restare a sguazzare  nella propria mediocrità) o negativo, di un opaco personaggio positivo. Poi può sempre capitare, come appunto nel caso di Lena, che l’inferno si scateni proprio quando arriva al salvataggio l’Eroe 
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L’eroe? Non ti riferirai mica a Caparzo!
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Caparzo è uno di quelli ai quali non piace l’Umanità,  un poliziotto che si muove come un animale, quieto all’apparenza e feroce all’occorrenza, cattivo ma accattivante e, sostamzialmente, un animale. Anzi, una belva
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Torniamo a Lena e a quella sua voce interiore che finisce per renderla, per il lettore, un soggetto degno di attenzione e d’interesse
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Quello di dare spazio e voce alla “voce interiore” fa parte di un modulo narrativo che utilizzo abitualmenteo, evidenziato anche graficamente con l’uso del corsivo. In questo caso molto utile a raccontare di una personalità oltre modo problematica
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Ci sono tanti personaggi collaterali scolpiti con grande cura. Li hai pensati e sagomati  prima di cominciare la stesura dell’opera, ovvio nella fase di definizione del plot, oppure…》
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Oppure.  Ferma restando la preconoscenza della trama, i personaggi decidono da soli il proprio destino nel corso della narrazione
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C’è anche un cane…》
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Un personaggio cardine, sì. Un animale che,  nonostante la tarda età e un occhio leso, sa vedere e discernere meglio di tanti esseri umani
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È la più ambiziosa delle tue fatiche letterarie?》
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Decisamente sì , anche per la difficoltà intervenuta a un certo punto, di distinguere tra loro le due storie  (Zoo e di Io so chi sei – n.d.r.) che, nella mia rappresentazione mentale, si miscelano e si fondono in un unico grande affresco
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Cosa c’è nel futuro di Paola Barbato Autrice? Ancora thriller? Ancora paura?
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Anche questo sicuramente e inevitabilmente. Ma c’è qualche idea molto prossima alla fantascienza che mi gira per la mente...》
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  Paola si racconta

Sono nata a Milano il 18 giugno 1971 da mamma pubblicitaria e papà idrobiologo. Ma a Milano sono rimasta solo un anno e gran parte della mia vita l’ho trascorsa a Desenzano del Garda, per cui mi definisco “fieramente bresciana”. Per quanto ricordi ho sempre scritto e disegnato molto, i miei primissimi fumetti, di cui raramente faccio parola, han visto la luce intorno agli 11 anni. La comunicazione scritta per me è sempre stata fondamentale …

I LIBRI DI PAOLA (e altro)

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Goodmorning Brescia (106) – «Quarant’anni dopo», doppiando Dumas

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Ritrovarsi a fare lo stesso spettacolo di danza insieme dopo quarant‘anni?

Si può, sempre che si risponda ai nomi e cognomi di persone della qualità di Costanzo Gatta Orietta Trazzi. Il primo, giornalista di grande spessore, attualmente “firma” del Corriere della Sera, con il trascorrere del tempo sembra accumulare esperienza e nuovi stimoli, più che anni.

La seconda, invece, è la grazia e l’armonia in persona, passata dal ruolo di giovanissima ballerina a quello più maturo ma non meno importante di insegnante di ballo (eccellenza bresciana nel ruolo) e fantasiosa coreografa.

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Ieri mi sono trovato ad assistere a una delle ultime prove dello spettacolo «Le sei mogli di Enrico VIII», prodotto dal Freebody Club.

Ho avuto così l’occasione e la buona sorte di vedere al lavoro insieme Costanzo Gatta, autore del testo recitato, e Orietta Trazzi, una vita dedicata alla danza, prima come ballerina poi come coreografa e insegnante, praticamente il meglio che questa disciplina artistica può offrire la città di Brescia.

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«Lo spettacolo, scritto da me, fu messo in scena per la prima volta nell’ormai lontano 1978» mi dice Costanzo Gatta, «con la coreografia della grande Tina Belletti e la allora giovanissima Orietta Trazzi, chiamata ad interpretare niente meno che il ruolo della morte».

La musica è di Rick Wakeman, tastierista e compositore britannico  esponente del progressive rock degli anni ’70. Ha fatto parte del gruppo degli Yes.

«I brani di Wakeman sono quanto di più discontinuo si possa immaginare: si passa da ritmi popolari a percussioni rock, a brani ispirati a suggestioni celtiche, a echi di bolero e ad altro ancora: un’autentica sfida sia per la coreografa che per i ballerini, costretti a continue e repentine variazioni di ritmo» aggiunge Gatta,uno di quei pochi che non hanno mai paura di affrontare nuovi quanto ardui cimenti

Il cast è composto di sedici ballerine, tre ballerini e il “fine dicitore” Daniele Squassina nella parte del folle giullare che narra le drammatiche vicende di Enrico VIII e delle sue sfortunate consorti. Nella citata messa in scena del  1968 il ruolo fu interpretato da  Aldo Engheben, importante attore bresciano che fu tra i cofondatori della Loggetta, dalla quale deriva l’attuale CTB.

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Ma ecco che inizia la prova. La prima sorpresa è l’intensità con la quale Costanzo Gatta (in sostituzione dell’assente Squassina) si presta alla lettura del testo: declama forse senza la perfetta azione di un aTtore ma con la partecipazione emotiva e con quella “interpretazione autentica” che solo un aUtore  può conferire al proprio testo che ha ideato e scritto.

Le giovani danzatrici, preparatissime allieve di una scuola di eccellenza, si muovono seguendo le indicazioni di Orietta Trazzi, gentile e ferma quanto basta, a sua volta in continuo dialogo e confronto con Costanzo Gatta.

In una scenografia essenziale ma molto efficace, composta da pannelli mobili il cui chiudersi e dischiudersi suggerisce l’alternanza di vuoti e pieni, divisioni e di assenze, di sempre meno durevoli chiarori e sempre più tenebrose oscurità, che scandisce la follia e la violenza di Enrico VIII, con tratti scanditi e suggestivi si dipana una storia di violenza e di sangue, resa plastica dalle armonie della danza. Non è una danza di nozze, ma una danza di morte, per donne maledette dalla vita, una sequenza angosciosa e angosciante nel corso della quale, nel momento stesso in cui si festeggia, si comincia a rimpiangere.

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A nulla valgono, al severo cospetto del Re, la sottomissione di Caterina d’Aragona, ne la capacità seduttiva ma sterile di Anna Bolena. Non si salva, grazie alla propria poetica dolcezza, Jean Seymour, a nulla giova il languore di Anna di Clèves. Non servirà a fuggire, attraverso le sbarre della prigione in cui il crudele sovrano l’ha fatta rinchiudere, la flessuosità di Caterinhe Howard. Solo l’ultima moglie, la quieta, rassicurante Caterina Parr avrà il “privilegio” di sopravvivere alla furia distruttrice di un Enrico VIII arrivato, a sua volta, all’appuntamento con la morte.

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Uno spettacolo capace di coinvolgere ed emozionare, anche grazie agli splendidi costumi ideati dalla stessa Orietta Trezzi (che i ballerini, ovviamente, non indossavano nella prova, ma che ho avuto modo di vedere già pronti) che conferiranno allo spettacolo di domenica prossima, a Manerbio, ancora più magia..

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«Le sei mogli di Enrico VIII» andrà in scena domenica prossima 10 giugno (alle ore 20,30) al Teatro Politeama di Manerbio  insieme all’altro spettacolo del Freebody Club «Lo scorrere del tempo»

Freebody Club (via Gabriele D’Annunzio 12 – Orzinuovi)  è anche su  Facebook:

https://www.facebook.com/search/top/?q=freebody%20club

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     Bonera.2

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Goodmorning Brescia (105) – Spettacoli di qualità oltre le mura

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Si è conclusa poche ore fa, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di Piazza Loggia,  la conferenza stampa per la presentazione del Festival Estivo del C.T.B., denominato  «Un salto nel Nullo».

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«È il terzo appuntamento estivo del CTB» ricorda Elena Bonometti , componente del Consiglio di Amministrazione del CTB.

«In nome del concetto di città intesa come unicum,  che non sarebbe tale senza le sue periferie, dal centro di Brescia, sede delle precedenti rassegne, ci si  trasferisce nella zona di via Milano,  precisamente in via Francesco Nullo, dove si è allestito uno spazio scenico ad hoc.  Una sere di eventi che, a partire dall’inaugurazione del 26 giugno, riguarderanno diverse modalità espressive e narrative, in particolare prosa classica e contemporanea, musica, per finire con la composita performance di Moni Ovadia» 

Un’occasione unica che, vista la differenza che si riscontra tra la composizione e l’estrazione del pubblico “invernale” e di quello “estivo”, sottolinea la consigliera,  «potrà risultare utile ad avvicinare nuovi spettatori al Teatro».

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Gian Mario Bandera ricorda che anche questo ricco Festival estivo s’inserisce nel progetto 《Oltre la strada》d cui già si è parlato su queste stesse pagine. Si è predisposto il servizio di un Bus navetta mette in risalto, con legittima soddisfazione, come lo spettacolo di Moni Ovadia, destinato a essere rappresentato in molte altre piazze, sia di produzione del Centro Teatrale Bresciano (la quattordicesima e ultima della stagione)

La capienza dell’impianto allestito varia tra i 200 e i 250 posti, per ogni sera di spettacolo, in collaborazione con Brescia Mobilitàè previsto un servizio gratuito navetta per raggiungere lo spazio del festival, con partenze alle ore 20.45 da Largo Torrelunga e alle ore 21.00 da Piazzale Cesare Battisti; al termine degli spettacoli, la navetta sarà disponibile per la corsa di ritorno.  Nelle sere di programmazione, inoltre, grazie a un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Cooperativa la Rete, a partire dalle 19.30 il Bistrò Popolare allestirà presso l’area del festival uno stand per aperitivi e cene fruibile prima dello spettacolo.

Giovani artisti bresciani s’impegneranno ad abbellire, con i loro lavori, le mura perimetrali della vicina e dismessa fabbrica Caffaro.

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Domenico Bizzarro fa presente come e quanto la Cooperativa La Rete si trovi a proprio agio con manifestazioni del genere. L’idea, da sempre sostenuta e perseguita, è quella di rendere le periferie poli attrattivi non solo per lo spazio temporale limitato a un evento,  ma anche al di fuori e oltre, attraverso la creazione di spazi recettivi adeguati e accoglienti.

«Una fucina giusta / per chi la fa e chi la gusta» conclude, con una battuta arguta che, correttamente intesa, può risultare molto più efficace e significativo di un semplice slogan..

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QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE 

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martedì 26 giugno, compagnia “I sacchi di sabbia” e Massimiliano Civica con lo spettacolo «Dialoghi degli dei», per la regia di Massimiliano Civica e con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano.

giovedì 28 giugno  «Stories», concerto della raffinata cantautrice Patrizia Laquidara, che sarà sul palco insieme a Daniele Santimone (chitarra e cavaquinho) ed Enrico Terragnoli (chitarra e basso).

sabato 30 giugno, concerto con il cantautore Alessandro Sipolo che proporrà il suo progetto Canzoni per la strada, insieme a Omar Ghazouli (chitarra elettrica), Alberto Venturini (batteria), Emanuele Agosti (basso), Luigi Rizzo (fisarmonica), Paolo Malacarne (tromba).

lunedì 2 luglio spettacolo teatrale Passione, di e con Laura Curino, Roberto Tarasco (che cura anche la regia) e Gabriele Vacis.

mercoledì 4 luglio, Elisabetta Pozzi nel ruolo di regista e interprete del monologo Cassandra, una produzione Fondazione Teatro Due di Parma, con il contributo di Massimo Fini.

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio la produzione CTB  Dio ride (Nish koshe) che avrà per protagonista tutto il carisma di un artista come Moni Ovadia, con la musica dal 0 vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra composta da Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto) e Marian Serban (cymbalon). Uno spettacolo in cui sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.30.

Il festival si svolge all’aperto. In caso di pioggia l’organizzazione si riserva di comunicare le modalità di recupero degli eventi in programma.

 

Biglietti e abbonamenti

– Carnet 6 spettacoli € 50

– Carnet 3 spettacoli € 30

– Ingresso singolo spettacolo € 12, under 25 € 9

 

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (103) – La danza… della Leonessa

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«Basti dire che a Brescia gli adepti di Tersicore, musa protettrice della poesia corale e della danza, sono più dei praticanti di football»  fa notare,  nell’articolo apparso sul Corriere della Sera di ieri, sornione come e più di sempre, Costanzo Gatta.

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Insomma. la Leonessa si rivela assai più “ballerina” di quanto si potesse sospettare.

Absit iniuria verbis, naturalmente: l’aggettivazione sia intesa in senso letterale, cioè senza alcun riferimento alla ormai incombente e incertissima consultazione elettorale che stabilirà a chi, nei prossimi anni, saranno attribuiti onori e oneri dell’amministrazione della Città.

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Con passo leggero e ritmo da provetto danseur, dunque, Costanzo Gatta volteggia per le scuole di danza disseminate in tutta la città: da Carpenballet di Maurizia Camplani a Danza Laboratorio di Antonella Massussi, da Laura De Buono ad Areazione di Stefania Talia , dal Centro Danza di Orietta Davoli a Cristiana Facchini, dalla Forza e Costanza di Nadia Bussien allo Studio 76 di Alessandra Angiolani e Michela Busi, è tutto un germogliare di arabesque, brisé, cabriole, degagé (e si potrebbe andare avanti, seguendo l’ordine alfabetico, almeno fino alla “t” di tendu) .

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Nell’intelaiatura del “pezzo”, come spesso gli accade di fare, l’articolista inserisce alcuni fili d’oro abilmente nascosti per il momentoi: l’accenno a tre giovani eccellenze bresciane che in futuro, certamente, faranno parlare di sé:

«Non a caso una ragazza di dieci anni sta sostenendo esami di ammissione alla Scala, un sedicenne è entrato fra i cadetti del Bolshoi e un terzo ha danzato con Bejart»  ammicca, lasciando abilmente la questione in sospeso.

Praticamente un trailer, anzi tre trailer: scommettiamo che di queste tre giovabi eccellenze bresciane, lo scaltro Costanzo  tornerà a parlarci a breve?

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Goodmorning Brescia (102) – Quell’esclusivo Caffè

Si è tenuta nel primo pomeriggio, presso la sede del C.T.B. di Piazza della Loggia,  la rituale conferenza stampa in occasione della rappresentazione di “Café des Anges“.
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«Sono qui soprattutto per ringraziare chi sta lavorando perché il Teatro diventi sempre più strumento di “rigenerazone umana”,  dialogando con la cultura e il sociale, prprio come sta dimostrando di saper fare Somebody  Teatro, produttore dello spettacolo. che ha saputo fare dialogare la cultura e il teatro» chiarisce subito il vice sindaco Laura Castelletti.
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Gian Mario Bandera, Direttore del CTB, conferma come il rapporto tra l’Ente e Somebody Teatro rappresenti  uno dei tasselli più importanti del complesso di rapporti tra il Centro Teatrale Bresciano e la città: un rapporto bidirezionale  che ha permesso l’avvicinamento a una serie di attività culturali che in passato non erano mai state così vicine.
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La cooperativa La Rete si muove tradizionalmente e con assoluta coerenza nell’ambito di un’azione di contrasto  verso diversi tipi di disagio》 fa notare Domenico Bizzarro, amministratore delegato dell’omonima cooperativa, prima di passare la parola a Beatrice Faedi, che entra subito nel vivo dell’iniziativa e dell’evento.
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«Abbiamo lavorato con 46 non attori non professionisti di diversa estrazione,  alcuni dei quali soggetti “fragili”, che si esibiranno pronti a essere giudicati dal pubblico come “attori veri”. Consistente parte della preparazione è stata svolta nello stabile di via Gussago» racconta la coordinatrice artistica del progetto Somebody – Teatro delle diversità.
«La poesia guida di quest’anno  è 《L’angelo》 di Rainer-Maria Rilk (che riportiamo qui di seguito – ndr): 
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Con un cenno della fronte respinge
lungi da sé ogni vincolo, ogni limite
perché per il suo cuore passa alto e immenso il ciclo
degli eventi che ricorrono eterni.
Nei fondi cieli scorge una folla di figure
che lo chiamano: riconosci, vieni -.
Ciò che ti pesa, perché lo sostengano,
non affidarlo alle sue mani lievi.
Verrebbero nella notte a provarti nella lotta,
trascorrendo la casa come furie,
afferrandoti come per crearti
e strapparti alla forma che ti chiude.
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Si parla sostanzialmente di due fazioni a confronto: da una parte un umanità disastrata che si lascia prendere dalla vacuità della parola non collegata a concetti e ideali, al puntio di non accorgersi dell’incombente presenza degli Angeli; dall’altra  gli Angeli stessi, che non riescono neppure a servire il caffè, a causa della loro invisibilità. Come oggetto-guida dello spettacolo abbiamo scelto la panchina, dove ognuno si può accomodare in qualsiasi momento. per rilassarsi e vedere passare gli altri davanti a sé».

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Dopo avere rivelato la inconfondibile presenza nello spettacoli di riferimenti goldoniani, concentrati in una serie di frammenti di spettacolo, misti a leggibilissimi riferimenti a “Il cielo sopra Berlino”  (1987 – Der Himmel über Berlin) di Wim Wender, Beatrice Faedi avvisa che mancano solo pochissimi posti a consuntivare un “tutto esaurito” che, al tempoi stesso, emoziona, spaventa e motiva.
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CAFÉ DES ANGES

domenica 27 maggio 2017 al Teatro Sociale
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