Goodmorning Brescia (124) -Lasciate che i piccoli… vadano a teatro!

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L’appuntamento nella Sala Giunta di Palazzo Loggia riguarda l’illustrazione della nuova stagione 2018/2019 del teatro-ragazzi.
Presentazione teatro ragazzi 2018 / 2019 storie storie storie, rassegna itinerante che poi troverà sbocco nel teatro ideal una volta pronto. Organizzata da Teatro Telaio.
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È il vicesindaco e assessore alla Cultura, creatività e innovazione Laura Castelletti  a fare gli onori di casa, compiacendosi per questa iniziativa che prevede, tra l’altro, l’intervento diretto nelle scuole di Teatro Telaio e l’inserimento degli eventi a essa legati (in particolare con il progetto «Ti prendo per mano») nella piattaforma «Extraordinario – esperienze di ascolto della città».

L’Assessore alla Pubblica Istruzione, Fabio Capra, esprime il proprio compiacimento per questa manifestazione giunta ormai alla 22^ edizione, ogni anno rinnovandosi e riscontrando nuove adesioni.

«Voglio sottolineare come questa attività coinvolga ogni ordine scolastico, dalle elementari alle superiori. È impegno di questa amministrazione raccogliere interessi e disponibilità mirate a facilitare la mobilità degli studenti che ne fruiranno o, ancora meglio, ne saranno parte attiva».

È poi il turno di Maria Rauzi , direttore organizzativo di Teatro Telaio, che, prima di ogni altra cosa, ringrazia il vicesindaco e l’assessore per l’interesse ancora una volta dimostrato dal Comune di Brescia. .

«Il Teatro è quella cosa che non serve a niente ma che, alla fine, si dimostra come la più importante delle cose» ammicca, riferendosi allo sviluppo della fantasia e della creatività che solo la fruizione e la pratica del teatro possono regalare alle giovani generazioni.

Passa poi a illustrare più in dettaglio ciò che avverrà.

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«Storie, storie, storie», rassegna cittadina di Teatro Ragazzi e Scuola, prevede quest’anno spettacoli mattutini per le scuole di ogni ordine e grado, non solo in Città ma anche in provincia (Castel Mella, Montichiari e Bedizzole). Situazione peraltro in continua evoluzione in quanto, come ricorda Maria Rauzi, con la formula Storie on Demand ogni istituto di istruzione può chiedere di ricevere “spettacoli a domicilio” .

Per la sezione «Storie in famiglia», domenicale, dedicato alla fruizione delle famiglie al completo, si registrano in questa edizione le adesioni anche dei comuni di Monticelli Brusati, Ospitaletto e Desenzano.

Ricorda poi la sezione «Palcoscenici superiori», rivolta agli studenti delle scuole medie di secondo grado nella quale un particolare interesse e una particolare attenzione saranno riservati a tematiche di grande attualità come il bullismo e l’accoglienza.

«A questo proposito, siamo particolarmente felici per la peculiare caratteristica della sezione “teatro in lingua”, un progetto innovativo che, attraverso la proposta di spettacoli teatrali veri e propri (non quindi di semplici esibizioni a scopo didattico)  in originale, favorirà l’apprendimento delle lingue, soprattutto di quella tedesca per la quale i testi non sono di facile reperimento» dichiara soddisfatta Maria Rauzi.

Grande attenzione sarà riservato anche ai piccolissimi, grazie anche alla collaborazione con il Teatro di Stato Rumeno e la compagnia Ion Creanga Teatrul: l’appuntamento è con «A un metro da te», appositamente pensato e realizzato anche per i bambini del nido, al Teatro Libero di San Polino.

Un ultimo richiamo va, infine, al progetto «Ti prendo per mano».

«Si tratta di un percorso attraverso il quale puntiamo all’abbattimento delle barriere. In collaborazione con l’Università Cattolica ci rivolgeremo particolarmente ai bambini con difficoltà rientranti nella sfera dell’autismo, per capire come agevolare le loro difficoltà di fruizione e per rendere la loro esperienza teatrale preziosa e arricchente»

 Le location degli spettacoli, al di fuori delle scuole, fatta eccezione per il già citato Teatro San Polino, sarà si aggiungono il Teatro Colonna .

«Ci sono già 5.000 prenotazioni, mille in più rispetto al complesso di quelle della scorsa stagione, e siamo solo a ottobre. In attesa che si renda disponibile il nuovo Teatro Ideal» è il saluto di Maria Rauzi, accompagnato dal più radioso dei sorrisi.

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (123) – L’intrigante open-day della Lanterna Teatrale

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C’è molto del mondo difficile e complesso degli adolescenti (che ne sono anche disinvolti interpreti), nello spettacolo teatrale «Effetto farfalla» che ha arricchito l’open day della Lanterna Teatrale, per l’avvio dell’attività e dei corsi 2018/2019: bullismo, giochi di corteggiamento e giochi di morte, eccessi e fobie, non manca neanche un pizzico di X Factor e fanno capolino romantiche quanto trasparenti atmosfere e melodie da «Tempo delle mele», e nel “dopo”, persino il gioioso festeggiamento del compleanno di uno degli interpreti, con tanto di fragoroso sparo di stelline luminose.

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Il tessuto sul quale Carlo Hasan e Fabrizia Boffelli, ispirati autori, hanno ricamato quadri ed episodi, è quella elaborazione originale e ancora “pura” dei ricordi e delle relazioni di cui solo i ragazzi sono capaci, intimizzando e custodendo gelosamente nelle giovani anime sensazioni e sentimenti. Un mondo provvisorio, un ponte sospeso tra l’innocenza dell’infanzia e le inquietudini di una prossima maturità, negli indefiniti confini del quale, tutto sembra possibile ma, al tempo stesso, tutto sembra impossibile. Un quadro di scoperte e valutazione di valori e di ideali, nel quale non può non essere compreso anche l’impatto emotivo del crudele dramma dei migranti, vittime, ma anche pietra di scandalo capace di dividere società e coscienza tra accoglienza solidale ed egoistiche esclusioni, suggerite dalla paura dell’incognito.

Il tutto dipanato attraverso un intricato ma godibilissimo fil rouge intessuto di poche ma significative parole, molta musica (rock, pop francese, melodie arabe) e tanto movimento,  mirato alla costruzione di immagini e suggestioni visive policrome,  da parte dei giovani interpreti, impegnati in una serie ininterrotta di danze moderne e modernissime.

Questo in estrema sintesi, il bello spettacolo che ieri sera, nella Sala della Comunità di Marone, dove poche settimane fa ha esordito (riscuotendo un positivo riscontro di pubblico, sia in termini di presenze che di gradimento) grande successo) la rinnovata versione del dramma «Diciannove + Uno», ha coinvolto e stupito il folto pubblico presente.

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Ai convinti, scroscianti e prolungati applausi che hanno salutato il chiudersi del sipario, aggiungo di mio i più vivi complimenti vanno ai già citati autori dell’originale testo e attenti e fantasiosi registi Carlo Hasan e Fabrizia Boffelli, e alla coreografa Lorenza Gervasoni, semplicemente perfetta nell’operazione di trarre davvero il meglio dagli allievi del primo (!) anno di corso della scuola, ai quali va il primo premio assoluto per l’impegno, la scioltezza e… la spensierata e sfacciata arroganza degli esordienti, con cui hanno affrontato il non facile impegno.

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E convinti auguri! / in bocca al lupo! / mucha mucha m.! alla Lanterna Teatrale, bellissima realtà del Sebino e zone limitrofe che conferma l’effervescenza e la straordinaria consistenza sia in termini numerici che di qualità, dell’offerta d’insegnamento, di pratica e di offerta di spettacoli che caratterizza Brescia e la sua estesa provincia.  

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (122) – Laurea… alla bresciana!

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Ci sono mesi indelebilmente caratterizzati da eventi e/o ricorrenze di vario genere: dal novembre della commemorazione dei cari estinti (scongiuro libero per chi ci crede), al maggio delle rose, al dicembre delle feste natalizie…

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Il settembre bresciano, tanto per fare un esempio che interessi più da vicino questa rubrica, è caratterizzato, tra l’altro, dal levarsi spesso (e volentieri) per le strade del centro, di cori di giovani indirizzati a un loro coetaneo, o a una loro coetanea, solitamente incoronato da una ghirlanda di fiori. Rivolgendosi al malcapitato con un appellativo ispirato da un particolare dettaglio anatomico quasi sempre al riparo dei raggi solari, lo invitano alla visita di un certo paese che in questa sede non è lecito né opportuno menzionare.

Si tratta del corollario necessario e di gioioso quanto sapido spirito goliardico, delle numerose sessioni di laurea che i vari atenei cittadini, pubblici e privati, vanno effettuando proprio in queste settimane, assegnando il bramato titolo ai giovani e gagliardi neo-dottori.

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Una consuetudine goliardica che, a detta di molti, affonda le radici in un’antica tradizione  dell’Antica Roma: a quanto tramandato, infatti, sembra che, nel corso delle parate trionfali dei condottieri reduci da gloriose campagne di guerra, alla testa del corteo  venisse collocato un umile milite al solo scopo di insultare pesantemente il condottiero vincitore, per tenerlo al riparo, con una lezione di umiltà, da tentazioni di superbia tali da farlo credere potente come un dio.

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Quest’anno, prendendo spunto da una singolarissima circostanza, che non vi racconterò fino alla fine del post, ho voluto seguire, a campione, proprio una di queste gioiose feste del sapere.

L’osservata speciale (se fortunata o sfortunata per la scelta, lo deciderà poi lei), si chiama Claudia, ora dottoressa Claudia Cadei, neo laureata con la votazione di 110 e lode in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università del Sacro Cuore di Brescia con la tesi (attenti al titolo!)   «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio».

Brillante (come sempre e più di sempre)  Relatore la Ch.ma Prof.ssa Carla Boroni., scrittrice, letterata, saggista e docente amatissima da generazioni di studenti e, soprattutto, di studentesse.

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Sono stato accanto alla laureanda (poi neo-laureata) sin dall’inizio, nell’attesa fuori della Sala delle Muse (nomina sunt omina, dicevano i Padri),  spiandone la naturale apprensione placata dalla presenza affettuosa e protettiva dei genitori, del moroso Alberto e di un nugolo di amici e amiche care e devotissime.

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Poi il trepido accesso nell’aula quando è arrivato il turno, l’emozione accantonata per esporre in modo lucido e vivace contenuti e scopi del proprio lavoro e per rispondere alle domande del Presidente di commissione e del contro-Relatore, la felicità finalmente libera di fluire fuori dal corpo e dall’anima una volta conclusa, con il massimo dei voti, l’impegnativa prova, frutto di un duro e complesso lavoro biennale. 

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E ancora il generoso rinfresco con tutte le persone care, ai tavoli all’aperto di uno dei più frequentati bar frequentati dagli amanti degli aperitivi a base di spritz, declinato, nel territorio della Leonessa, nell’originale traduzione di pirlo.

E ancora qualche cantilenante «Dottore! Dottore! Dottore dal…» che, in lieta compagnia, non fa mai male.

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Poi, tra i festeggianti, ne ho notato uno, uno in particolare… uno che…

 

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Sì, proprio lui, Patrizio Pacioni presente nel dettagliato e ben scritto trattato ideato e realizzato della Dottoressa Cadei, completato da una sobria ma quanto mai suggestiva appendice fotografica, insieme ad altri “giallisti” (ma non solo) bresciani, come Ida Ferrari, Enrico Giustacchini, Massimo Tedeschi, Gianni Simoni e Nicola Fiorin.

Dopo l’emozione e lo stress, in piena consonanza con quei “profumi della tavola” evocati dal titolo della tesi, l’amicale coda conviviale si è tenuta e protratta a lungo, in quella piazza del Duomo che, con il sontuoso affastellarsi artistico di edifici di epoca e di stili diversi, costituisce davvero un meraviglioso unicum nel pur straordinario catalogo delle belle piazze italiane.

«Proprio la stessa piazza», mi confida sornione Patrizio Pacioni tra un supplì, un tramezzino e un calice di Franciacorta, «dove prenderà avvio la prima indagine bresciana del mio commissario Cardona».

E se lo dice lui, possiamo crederci.

 

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (121) – Teatro: bassa la pressione, altissime le aspettative

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Finite le vacanze, anche se il clima somministra quotidianamente ancora suggestioni estive, riprende l’assiduo e fecondo confronto tra il Centro Teatrale Bresciano e i rappresentanti dell’informazione cittadina (una volta si diceva “stampa”, ma oggi sarebbe un termine alquanto riduttivo, vista la massiccia presenza di altre e più moderne vie di comunicazione) .

 

Una nuova partenza, entrata ormai a pieno diritto in quella “attività caratteristica” di promozione teatrale a ogni livello e ad ampio ambito geografico praticata dal CTB: quella di  «Impronte teatrali – Pressione bassa», stagione di spettacoli allocati in provincia, frutto della collaborazione con il Teatro Laboratorio e le amministrazioni di un numero sempre crescente di Comuni del bresciano.

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31 spettacoli, 46 recite, 18 comuni coinvolti sono i numeri che la dicono lunga sullo spessore, sempre più rilevante, di questa iniziativa, possibile grazie anche al sostegno della Regione Lombardia –  Circuiti Lombardia Spettacolo dal Vivo.

I comuni coinvolti nella stagione che va a iniziare domani con la rappresentazione di «Novecento» e che, dopo Giorgio Gaber, sempre con la stessa opera, a chiusura di un circuito virtuoso, terminerà in aprile ,

«Abbiamo sempre posto, e porremo in futuro, particolare attenzione a ogni possibilità di positive sinergie»  è l’introduzione, dopo i saluti di rito, del Direttore Gian Mario Bandera.

«Sono ormai venticinque anni che questa importante e significativa kermesse teatrale va avanti, con numeri sempre soddisfacenti ma che. A partire dall’avvio della collaborazione con il CTP, hanno preso una decisiva accelerazione. Tra i comuni c’è, anno per anno una vivace alternanza che, però, gode della presenza di uno “zoccolo duro”  assai significativo. Per incrementare il già più che soddisfacente afflusso di pubblico registrato l’anno scorso, e per permettere l accesso di tutti, si è decisa una politica dei prezzi assolutamente contenuta con sbigliettamento ordinario a 8 € e ridotti a 5€, senza contare che, in alcune occasioni, la fruizione degli spettacoli sarà gratuita »  premette  Sergio Mascherpa, Direttore del Teatro Laboratorio nonché direttore artistico del Teatro Le Muse di  Flero.

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«In presenza di un certo disallineamento delle strutture messe a disposizione dai comuni partecipanti al circuito, si è prestata particolare attenzione nell’allocazione dei singoli eventi in base alle possibilità tecniche ricettive degli impianti. Dal punto di vista delle scelte di merito, mi sento di affermare che, ferma restando una selezione basata su un’elevata qualità intrinseca dell’offerta,  paradossalmente (ma non troppo), la linea seguita da Pressione Bassa è una non linea, basata sulla peculiarità della richiesta e le preferenze espresse dal pubblico delle singole piazze»

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Adesso, finito il momento di parlare, è arrivato quello di recitare (per gli attori) e di assistere agli spettacoli (per gli spettatori, non è difficile prevederlo, saranno moltissimi ed entusiasti.

E succederà tutto qui:

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    Bonera.2

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Polizia di Stato: una “pubblica sicurezza”… che rassicura il pubblico

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Alla fine ce l’ho fatta.

Dopo aver visitato gli attrezzati e futuristici laboratori della “Scientifica”, a Roma, all’interno  della Direzione centrale Anticrimine di via Tuscolana, dopo un veloce ma illuminante sopralluogo nella Questura di Piacenza, regno incontrastato (nei miei romanzi) dell’inflessibile commissario Cardona, altrimenti noto come il Leone di Monteselva, non poteva mancare un pellegrinaggio, per così dire, in uno dei “santuari” della Sicurezza italiana: l’edificio di via Fatebenefratelli 11, a Milano, austero e pulsante di attività a ogni ora del giorno e della notte.

Una visita intensa e molto proficua al termine della quale…

Restate seduti e abbiate un attimo di pazienza, che adesso ve lo racconto. 

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Si chiamano Fabio e Fabiola. Uno il capo-pattuglia, l’altra l’autista. Lui milanese e lei palermitana.

La vettura di servizio, invece, è contraddistinta dal nome Tevere 4, che richiama molto da vicino la Capitale.

Oggi sono con loro nel consueto turno di pattugliamento della città, in un limpido e tiepido pomeriggio di fine estate.

Dalla centrale operativa solo pochi avvisi. Una lite tra coniugi, un discussione troppo animata tra padre e figlio, un alterco tra condomini, insomma roba da baruffe chiozzotte, piuttosto che da impero del crimine.

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Arriva una chiamata: sul retro di un grande e famoso ospedale, le guardie giurate hanno individuato un maldestro ladro di biciclette (sì, ne esistono ancora, non si tratta di un remake del celeberrimo film di De Sica-padre) e hanno chiamato il 112. In pochi secondi, senza clamore e senza violenza, il malvivente è in manette, arrivano altre due volanti, una lo carica e lo porta via, mentre l’equipaggio dell’altra resta a raccogliere testimonianze e a cercare riscontri materiali che serviranno a facilitare il lavoro del magistrato.

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Noi si riparte, i delinquenti milanesi hanno deciso a grande maggioranza che questa giornata di fine estate è troppo bella e troppo dolce per fare guai e farsi arrestare, così la voce della radio convoca gli agenti in un altro grande ospedale, presso il quale i genitori di una ragazza entrata in coma, comprensibilmente affranti e nervosi, se la stanno prendendo, a quanto pare, con il medico di turno.

Non tocca a noi,  che siamo fuori zona, quindi ne approfitto per chiedere ai miei “compagni di squadra” cosa farebbero in un’occasione del genere.

«A volte la cosa migliore è far parlare e predisporsi all’ascolto» risponde Fabio.

«Spesso quando arriviamo, e invitiamo nel modo giusto le persone a ragionare e a confrontarsi, invece di arrivare allo scontro fisico, basta la nostra presenza a normalizzare la situazione e a ricondurre entro limiti ragionevoli l’aggressività» aggiunge Fabiola.

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Si risale in macchina e si riparte, con i due agenti che tengono d’occhio tutto ciò (e tutti quelli che) scorre oltre i vetri del parabrezza e dei finestrini.

Un anziano si sbraccia, richiamando l’attenzione.

Un crimine è stato commesso, alla fine? No, solo un falso allarme: il pensionato in pantaloncini vuole “denunciare” solo un tombino sconnesso al centro della via, che potrebbe causare, se trascurato, qualche grave incidente stradale. In realtà mi sorge il sospetto che cerchi, più che altro, un, pretesto per allentare, con una chiacchierata, l’ancora persistente solitudine agostana degli anziani. Fabio prende nota, fotografa e garantisce, ringraziando per la segnalazione, il suo personale interessamento nel segnalare l’inconveniente ai responsabili della manutenzione stradale. Il vecchietto è contento e si sente meno solo. Almeno per un po’.

Intanto è arrivato il momento di rientrare.

Mi rendo conto che la parte “avventurosa” che è presente in me come in ogni altro (ma probabilmente in misura maggiore, per quel che mi riguarda) non è completamente soddisfatta: possibile che in quattro ore di turno nella tentacolare metropoli non si sia verificato niente di davvero interessante, come un rapimento, un omicidio, una rapina?

L’altra parte, quella più razionale, oppone due argomentazioni, entrambe convincenti e vincenti: la prima è che se non si sono mossi i delinquenti, non ci sono neanche vittime che abbiano riportato danni più o meno gravi; la seconda…

Sulla seconda, ecco, vorrei spendere qualche parola in più.

Al di là delle informazioni sul funzionamento reale della Questura di Milano, che ho ricavato dalla giornata trascorsa in loco grazie alla cortesia dei massimi dirigenti della stessa (grazie in particolare al Questore Marcello Cardona -basta il cognome!-, al Vice Questore Antonio D’Urso, al Vice Questore aggiunto Chiara Ambrosio) e degli agenti che mi hanno accolto e seguito con squisita disponibilità, c’è ben altro e molto di più.

È che quando sono uscito dalla giornata impegnativa e intensa quante altre mai, trascorsa tra Fatebenefratelli e Tevere 4, mi sono ritrovato con una positivissima consapevolezza: l’organizzazione tecnica, logistica e strategica dell’azione di controllo e repressione svolta dalla Polizia, insieme al livello di addestramento, all’impegno, alla professionalità e a quel tesoro che si chiama “umanità” di cui dispongono gli agenti impegnati sul campo (come i simpaticissimi Fabio e Fabiola) garantiscono per noi cittadini il massimo grado di tutela possibile.

Hurrà per Milano tranquilla, come, fortunatamente, è stato il pomeriggio di ieri, anche nelle strade e nei quartieri più “caldi”, ma…

Il turno di notte, quando lo potrò fare?

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Lettera D, come Denise e come “dedizione”

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Denise l’ho conosciuta (virtualmente) per caso, amica di un carissimo amico.

Il suo biglietto da visita, come spesso succede in Rete, è stato un link: quello del blog che conduce con grande impegno, ormai da diversi anni.

Eccolo qui, è questo:

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L’ho subito visitato, naturalmente e, abbassando lo sguardo quel tanto che basta, allorché la homepage di «Lettera D» mi è comparsa sullo schermo, ho notato nella barra sottostante una serie di contenuti che non potevano non attirare la mia attenzione.

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Curioso come sono, ho deciso seduta stante di approfondire la conoscenza, e di farlo nel miglior modo che conosco e che mi è proprio: un’intervista. E, grazie alla disponibilità e alla simpatia di Denise Inguanta, ne è venuto fuori quanto segue.

Leggetelo attentamente, vi assicuro che ne vale la pena.

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Informazioni su eventi e concorsi letterari, servizi su film di ogni tipo, teatro, video, recensioni, interviste a operatori del mondo della scrittura, dell’arte e dello spettacolo, notizie musicali, ma anche informazioni utili su altri argomenti. Un gradevole minestrone che cucini con regolarità e impegno certosino su “Lettera D”, il Tuo blog. Dacci la ricetta e dicci perché lo fai.

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La ricetta è un mio segreto! Scherzi a parte… “Lettera D” nasce per essere un osservatorio sul mondo, per questo fin dall’inizio mi sono occupata di diversi aspetti della società e dell’attualità, ma gli argomenti preponderanti sono comunque quelli legati alla cultura nel senso più ampio del termine. Inoltre ho sempre voluto che il mio blog fosse aperto a tutti quelli che hanno qualcosa di interessante da dire e per questo sono stata felice di dare spazio a tanti artisti, operatori culturali e professionisti di diversi settori che hanno trovato in “Lettera D” un posto democratico dove raccontarsi e parlare delle proprie fatiche artistiche e professionali. Perché lo faccio? Semplicemente perché amo il mondo della comunicazione e della cultura e perché credo che, in qualche modo, si possa contribuire a migliorare molti aspetti della società… anche attraverso un blog. Il mio blog.

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Tra tutte queste discipline espressive, immagino che ce ne sarà qualcuna più vicina alla Tua sensibilità. Puoi dirci quale(o quali)?

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Bella domanda! Ti dirò che mi è stata posta diverse volte in altre interviste e non mi è mai stato facile rispondere. Quel che posso dirti è che sicuramente tutto parte dalla scrittura; mi occupo di editing e critica letteraria, d’accordo, ma oltre ai libri sono molto importanti per me anche la musica, il cinema, il teatro e l’arte. Ho maturato diverse esperienze professionali in questi settori e li adoro profondamente, inoltre da anni scrivo testi di canzoni, sceneggiature per cinema e teatro e ho anche ideato i programmi televisivi che poi ho condotto personalmente. Insomma … come faccio a scegliere? Amo tutto ciò di cui mi occupo e reputo queste forme di espressività artistica tutte ugualmente vicine alla mia sensibilità e creatività.

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Come dev’essere e cosa deve fare un/una blogger? Cosa può dare e/o togliere, a chi decida di impegnarsi in questo settore di comunicazione, una simile tipologia di attività?

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In verità non ci sono delle regole precise, tutto dipende dalla qualità e dal valore aggiunto che si intende dare al proprio blog: non ci si può improvvisare blogger (come purtroppo fanno molti)  senza capire cosa comporta realmente intraprendere un percorso di questo tipo. Per molti gestire un blog significa soltanto disporre di una vetrina per apparire, ma si tratta, secondo me, di un  presupposto profondamente errato. Curare un sito richiede grande sacrificio e dedizione: è essenziale, prima di ogni altra cosa, capire quali sono gli argomenti che possono realmente interessare il lettore e non annoiarlo, scrivere con continuità anche quando non si ha il tempo per farlo e, infine, dimostrarsi sempre cordiali e disponibili verso chi ti contatta per chiederti di dare spazio a ciò che ha da dire, sempre che si tratti di argomenti validi, ovviamente. È anche vero, però, che un blog, se curato con impegno e con la giusta professionalità, può riservare grandissime soddisfazioni: quando vedo l’altissimo numero di persone che segue “Lettera D” e tutte le volte che ricevo complimenti per il mio sito, sono davvero felice e questo mi ripaga per tutti i sacrifici che faccio, sacrifici fatti sempre con grande amore.

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Non Ti chiedo, naturalmente, quali siamo le Tue convinzioni morali, politiche e civili. È indiscutibile, però, che in una situazione complessa come la presente, in un’Italia che più di altri Paesi si trova ormai da troppo tempo a dibattersi tra problematiche sociali e ideologiche di notevole gravità, nessuno di noi, soprattutto chi come Te (attraverso la Rete) ha modo e occasione di comunicare con tante persone, può illudersi di poter rimanere neutro. In che modo, senza doverti necessariamente schierare da una parte o dall’altra, riesci ad aggiungere alla scarna essenzialità delle notizie il calore delle Tue idee?

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Quando racconto un fatto ho il dovere di farlo con la massima obiettività. Credo con assoluta convinzione nell’onesta intellettuale e, di conseguenza, ritengo che non bisogna influenzare il lettore con le idee personali, lasciandolo invece libero di trarre le proprie conclusioni. Odio le fake news e ogni volta che vedo qualcuno pubblicare sui social una notizia falsa mi chiedo come possa esserci in giro tanta ignoranza da credere a certe falsità e, allo stesso tempo, come possano esserci nella nostra società tante persone pronte a manipolare l’informazione per aizzare l’opinione pubblica e guadagnare visualizzazioni. Naturalmente capita anche a me di trattare nel mio blog gli argomenti che sono più vicini ai miei valori e alle mie idee, ma presto sempre la massima attenzione a non incorrere nella minima forma di manipolazione dell’informazione.

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Quali sono le parole chiave che ti caratterizzano dal punto di vista professionale?

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Sicuramente ordine, passione, integrità morale e onestà intellettuale. L’ordine per me è molto importante, dal momento che ritengo fondamentale, dal punto di vista professionale, seguire una precisa programmazione che mi consenta di raggiungere gli obiettivi che mi sono posta e di godere della fama di essere molto affidabile tra le persone con cui mi trovo a collaborare. In tutto ciò che faccio metto passione. Senza risparmio: non riuscirei mai, infatti, a svolgere qualsiasi lavoro senza amarlo profondamente. Anche l’integrità morale e l’onestà intellettuale sono due parole chiave fondamentali dal punto di vista professionale: nella vita non si deve cedere a compromessi e, se si vuole fare strada, bisogna affidarsi unicamente alle proprie forze e al proprio impegno, senza ricorrere a squallidi mezzucci, comode scorciatoie o, peggio, a vere e proprie falsità.

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Cosa c’è nel futuro (almeno in quello più prossimo) di Denise Inguanta?

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Tantissimi progetti ai quali sto lavorando sodo ma che al momento non posso rivelare. Quel che posso dire a tutti è di continuare a seguire “Lettera D”, perché ci sono in serbo tante novità e tante sorprese.

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E noi queste sorprese le aspetteremo con interesse e impazienza, seguendoti qui:

https://deniseinguanta.blogspot.com/

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Buon lavoro, curiosa, infaticabile, inesauribile, meticolosa, fantasiosa  e appassionata Denise Inguanta!

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   Valerio Vairo

 

 

 

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Goodmorning Brescia (120) – Come gestisce le emergenze Emergency, nessuno al mondo

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La sede è in centro città, in uno stabile ristrutturato abbastanza recentemente e in modo accurato, ma forse troppo defilato. Sì, perché di qui, per dirla tutta, non passa mai nessuno, tranne coloro che entrano o escono dai portoni che si aprono nei palazzi di proprietà di un ordine di suore.

 

 

È l’ufficio bresciano di Emergency di vicolo delle Lucertole 1E, in cui quotidianamente opera Silvia Koch, giovane referente Health Point,  che ci accoglie  con un cordiale e rassicurante sorriso.

Un’iniziativa che, in un prolungato e profondo stato di crisi come quello in cui versa il nostro Paese (e non solo) riveste un’importanza ancora più rilevante di sempre.

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Passiamo ora all’intervista che, sicuramente, dopo la pur doverosa introduzione, servirà a conoscere meglio la preziosa opera di Emergency nella nostra città.

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Da quanto tempo  e dove opera lo sportello informativo e di orientamento socio-sanitario di Brescia gestito da Emergency?

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La struttura di Brescia è operativa dal luglio 2016, allorché fu inaugurato e avviato con l’assistenza della delegata alla Sanità del Comune Donatella Albini,  preziosissima sia in fase di allestimento che ancora oggi, qui al numero 1E di Vicolo delle Lucertole, in pieno centro città, messo a disposizione dalla Congregazione delle Suore Ancelle della Carità. All’arredo dello spazio ha contribuito la Fondazione Poliambulanza. Lo sportello è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.00 del mattino alle 13 e dalle 14 alle 18 del pomeriggio. Oltre a un mediatore culturale (al momento io) vi operano 25 volontari di Emergency, tra sanitari e altri, che si alternano nelle varie attività. Dall’inizio a oggi sono state seguite oltre 400 persone con più di 3100 prestazioni di assistenza complessive.

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Che cosa fate, nello specifico, per realizzare gli obbiettivi che vi siete preposti al momento dell’avvio del vostro lavoro?

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Le principali attività svolte a sostegno dell’utenza, sono consulenze relative all’informazione sul funzionamento dei vari servizi socio-sanitari e su quello dei vari servizi sociali (pastoie e impedimenti burocratici, mediazione linguistica, informativa sui diritti di esenzione da ticket e sulla differenza di approccio alle prestazioni urgenti e/o essenziali e le altre tipologie d’intervento sanitario), rapporti con le amministrazioni, accompagnamenti, incontri con altri operatori per ottimizzare l’azione sul territorio, formazione individuale e collettiva su tecniche relative alla salute. Molto importanti anche l’opera di educazione sanitaria individuale e di gruppo, che rappresenta una delle attività principali svolte sul territorio, e l’informazione (aggiungerei la menzione al mondo sanitario perché è il nostro principale focus). Aggiungo che, per quanto ovvio, tutti i servizi elencati sono gratuiti.

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In città ci sono altri presidi di Emergency? 

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Al momento no, ma operano in città molti altri volontari, attivi in particolare nella educazione svolta in loco all’interno delle scuole, nella divulgazione della mission dell’Associazione e nella sempre necessaria raccolta fondi (attraverso nuove iscrizioni, manifestazioni promozionali e vendita di oggettistica).

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Qual è l’identikit di coloro che si rivolgono al vostro sportello richiedendo assistenza?

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Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’etnia più presente nella nostra utenza è costituita proprio dagli  italiani, che sono in tutto il Paese poco meno dell’8% del totale, qui in città il 15%. Seguono i marocchini, i nigeriani e gli ucraini. Per quanto riguarda i nostri connazionali, si tratta in larga parte di senza-dimora cancellati dall’anagrafe residenziale -e dunque esclusi, per irreperibilità. da un’organica e completa copertura sanitaria.

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Quali sono i principali servizi che siete in grado di offrire ai vostri utenti?

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L’idea guida di Emergency è quella di dirigere il proprio sforzo più sull’ottimizzazione dell’azione delle varie istituzioni operanti sul territorio che sulla pur necessaria (e perseguita con grande e costante impegno) azione di supporto ai singoli, e in quest’ottica cerchiamo di muoverci anche noi.

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Si potrebbe fare  di meglio e di più?

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Certamente sì, come in ogni impresa umana, del resto Purtroppo sussistono ancora carenze anche gravi nella vigente normativa in merito all’approccio al problemi relativi all’assistenza dei più deboli ed esposti: autentici “buchi” che devono essere consumati di razionalità e certezze. Credo, per fare un esempio, nella necessità di adoperarsi in ogni modo per il raggiungimento di etnie che al momento non accedono ai nostri servizi, Cina e India prime tra tutte. Per fare questo, e anche altro, occorre un maggior numero di mediatori linguistici, soprattutto presso i poli sanitari, anche se bisogna ammettere che in questo gli Spedali Civili sono già da tempo all’avanguardia. C’è da lavorare, a mio avviso anche sul miglioramento dell’accessibilità, in primo luogo attraverso l’opera del medico di famiglia, in secondo luogo curando maggiormente la tutela sanitaria di infanzia e minori.

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C’è qualcosa, tra le mille che non ho chiesto, di cui vorrebbe parlare a conclusione di questa intervista?

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Mi viene in mente che in questa pur approfondita intervista non si è parlato delle dipendenze: anche in questo i servizi di assistenza ci sono e funzionano bene, ma spesso l’utente non si avvicina e non si lascia avvicinare per motivi di pudore o di mancato riconoscimento del problema che lo affligge. Non si è trattato dei nefasti effetti che, pur dopo le significative modifiche apportate nel 2004.ancora incidono negativamente nei ricordi e, conseguentemente, nei comportamenti degli emarginati, terrorizzati dalle conseguenze di una identificazione e susseguente denuncia a seguito di un intervento sanitario. Non ho avuto occasione di manifestare pienamente la mia fede nella prevenzione: ogni euro in più speso in anticipo in questa direzione, vale almeno dieci euro che saranno senz’altro spesi in futuro per curare l’inevitabile manifestarsi di malattie altrimenti evitabili.

 

Per scoprire come aiutare concretamente Emergency, basta cliccare su questo link:

https://sostieni.emergency.it/index.php?idc=SA.GEN.WEB.SITO

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   Bonera.2

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