Goodmorning Brescia (43) – Mille volte benvenuta, Mille Miglia

Oggi, giorno particolarissimo, lascio (come successo già altre volte) provvisoriamente il timone di «Goordmorning Brescia» a Patrizio Pacioni.

Più tardi tornerò per raccontarvi un altro aspetto di questo serena e felice vigilia di Mille Miglia.

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Mai come nella 1000Miglia non è tanto l’evento in sé, la gara, la competizione a fare la differenza.

Ciò che colpisce è la partecipazione dei bresciani, la voglia di esserci, l’emozione e l’entusiasmo che ci fluttua intorno.

Impiegati che, nella lopro pausa, sacrificano il pranzo per girare tra le meravigliose automobili d’epoca che s’impadroniscono della città, coniugi e amanti che fino a ieri faticavano a trovare qualcosa da fare veramente insieme, riuniti dai richiami, dalle bellezze e dalle suggestionia della sempre magica Freccia Rossa, cavalcando un sogno lontano, inconsapevolmente si riavvicinano, anche fisicamente, magari arrivando, quasi per sbaglio, a prendersi per mano dopo chissà quanto tempo che non accadeva.

Forse sono troppo romantico. Forse solo troppo ingenuo, Forse non sono abbastanza smaliziato da vedere e riconoscere la malizia del marketing-business, flauto incantatore che ha il solo scopo di sedurre il più alto numero di consumatori.

E se anche fosse?

Oggi è una meravigliosa giornata per NOI bresciani. Noi bresciani, sì, anche quelli come me che sono nati a Roma e altrove.

Dunque poche ore fa, all’ora di pranzo, appunto, sacrificando la pausa e il pranzo, appunto, mi sono incontrato con l’amico Giulio Rottigni e mi sono lasciato andare alla corrente delle immagini, delle sensazione,  che come onde ideali sommergevano il centro della città.

Mi e ci hanno attratto i bolidi, naturalmente. Le aggressive Alfa, le sempre eleganti Lancia, le Porsche prodotte dalla potenza germanica, le ingegnose Renault di Francia, le aggressive ed esuberanti macchine yankee, come le Lincoln e la Oldsmobile, ma a colpirci di più…

A colpirci di più sono state due macchine molto meno note e particolari ciascuna per cause di verse.

La prima la sportiva Cisitalia, che ha “ballato una sola stagione” per dirla liricamente: pochissaimi i modelli usciti dalla fabbrica quasi artigianale, dal 1946 al 1963. Tra i modelli immessi sul mercato anche la “202“, esposta niente meno che al Moma di New York come opera di arte moderna.

Poi la minuscola Isett , microvettura monovolume che venne prodotta  (tra il 1953 e il 1956) dalla casa automobilistica italiana Iso di Bresso su idea e progetto dell’italianissimo Ermenegildo Preti , prodigioso esempio di inventiva nazionale, capace di precedere di settant’anni, nella concezione, una certa Smart.

Un’ottima intuizione, visto che tra il 1955 (quando la BMW ne acquistò il brevetto) e il 1962, la BMW Isetta divenne non solo la prima automobile al mondo a basso consumo di carburante (bastavano tre litri di benzina per percorrere 100 km) a essere prodotta in serie, ma conseguì l’incredibile record di oltre 161.000 unità vendute.

 

 

  

 

 

  

 

 

  

 

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Goodmorning Brescia (42) – Giulia, la danza, l’impegno e il riscatto

 

Posso dire che qui a «Goodmorning Brescia» consideriamo ormai Giulia Gussago una carissima amica.

Non solo per la grandissima professionalità, per la passione mai doma da sempre espressa nella pratica e nella diffusione della danza, ma anche e soprattutto per come si spende, praticamente da sempre, nella promozione dei più alti valori civili e sociali.

Non a caso, proprio con Giulia e con la sua Compagnia Lyria, lo scorso anno Patrizio Pacioni volle realizzare, nella splendida cornice del museo delle Mille Miglia,  «liberALArte»: un evento patrocinato dal Comune di Brescia e mirato alla valorizzazione e al sostegno dell’attività dell’ Associazione Carcere e Territorio.

Per questo (e perché ospitare una persona e un’artista di questo livello è sempre occasione da non perdere per Goodmorning Brescia), ho deciso di porre qualche domanda a Giulia Gussago.

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Un anno fa, al Teatro Sociale, andava in scena «La causa e il caso», quest’anno, più o meno nello stesso periodo, «Circostanze». Quali sono i collegamenti e quali le differenze?

Il collegamento, evidente, è che entrambi sono tappe del percorso intrapreso insieme alla casa di Verziano sei anni orsono. La differenza è che «Circostanze» è anche una nuova e autonoma iniziativa, un progetto creativo iniziato ex novo con moltissime persone che non c’erano nell’altro (ben settanta quelli che hanno partecipato, circa la metà quelli che effettivamente andranno in scena, anche perché, fortunatamente, alcuni dei detenuti nel frattempo hanno riacquistato la libertà).

L’anno scorso sulla improvvisazione e composizione. Quest’anno, invece, si è lavorato sull’immagine di una grande casa disabitata di cui, di volta in volta, si va ad abitare una stanza, attraverso movimenti e parole create insieme ai partecipanti, sulla base delle loro suggestioni. Le “stanze” ideali che visiteremo e faremo visitare agli spettatori, sono nove, per altrettanti quadri, dedicate a temi particolari quali il viaggio, la memoria del corpo e altri. 

Altra importante differenza e novità è che, rispetto a «La causa e il caso» in «Circostanze» si è voluto concerdere iìuno spazio molto più ampio alla parola. Abbiamo scritto tantissimo, tutti insieme: alcuni brani saranno recitati dall’attore Antonio Palazzo che, insieme a Marco Rossetti mi farà compagnia come voce narrante sul palcoscenico, altri hanno ispirato i movimenti della danza.

Sei un’artista, non una psicologa. Ma, come ogni vero artista, e come molte donne, possiedi una sensibilità particolare per le cose della vita. Cosa lasci e  cosa ti porti via, lavorando a stretto contatto con i reclusi?

Il lavoro con il carcere mi arricchisce.

Io prendo tantissimo e spero che anche i detenuti che lavorano con me riescano a ricevere altrettanto, anche se preferisco che siano loro a dirlo. Per quanto mi riguarda posso dire che la mia esperienza “dietro le sbarre” mi ha aiutato a cambiare (in meglio) il mio modo di vedere le relazioni, a meglio comprendere l’errore altrui e anche il mio. Ciò che spinge un recluso a partecipare a questa iniziativa, a mio modo di vedere, è la voglia di cogliere la possibilità che gli viene offerta di ricollegare in qualche modo a una vita più libera entrando a contatto con i danzatori esterni: una boccata d’aria fresca, perché è proprio relazionandosi con chi viene “da fuori” che gli abituali meccanismi vengono spezzati, permettendo un nuovo modo di espressione. Senza contare, naturalmente, l’esaltante scoperta di come lo strumento artistico consenta loro una diversa e più approfondita indagine introspettiva. Di quelli che escono, chi non è di Brescia e zone limitrofe, forzatamente, finisce per distaccarsi fisicamente dal gruppo, ma nella maggior parte dei casi continuao a tenersi in stretto contatto, seguendo da lontano il proseguimento e l’esito del progetto. Quanto ai bresciani, posso citare l’esempio significativo di una donna che, una volta riconquistata la libertà, è venuta a tenere conferenze nelle scuole superiori con noi di Lyria , facendo partecipi gli studenti della propria esperienza di vita e di recupero personale e sociale.

Quanto ai bresciani, aggiungo io, anche quest’anno potranno assistere alla vostra performance nella prestigiosa sede del Teatro Sociale.

Il CTB, che rende possibile questa meravigliosa location, sostenendo in ogni modo possibile la iniziativa Progetto Verziano, costituisce un anello fondamentale di questa nostra esperienza: il poter calcare il palcoscenico di un teatro tanto importante, vale a dire in uno dei templi della cultura cittadina, costituisce un preziosissimo riconoscimento di valore. Spero solo che, anche in questa occasione, si possa ripetere l’emozione di esibirci davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta, così come è stato nel 2016 per  «La causa e il caso».

Progetti e sogni. Qualcuno ha detto che il difficile e il bello è trasformare i primi nei secondi e i secondi in fatti. Quali sono i sogni e i progetti di Giulia?

Uno miei dei sogni, da sempre, è stato quello di potermi regalare un’approfondita formazione in  quel particolarissimo metodo di auto-educazione attraverso il movimentoche prende il nome dallo scienziato, fisico e ingegnere israeliano che lo ideò: Moshé Feldenkrais. Il progetto è stato realizzarlo attraverso un’approfondita preparazione quadriennale (a proposito: che meravigli, tornare a scuola da adulti, questo sì che credo sia un sogno condiviso da molti). Quanto a trasformare il progetto in realtà mi auguro (e farò di tutto in questo senso) di rimetterlo in circolo e  di realizzare concretamente l’anno prossimo.

Per finire, puoi porti da sola la domanda che ti auguravi che io ti facessi e che io, da pessimo intervistatore quale sono, invece non ho saputo inserire in questa intervista. Gradita anche la risposta, ovviamente.

Mi preme cogliere l’occasione di ricordare che, come tutti i progetti, “Verziano” ha bisogno di gambe (vale a dire risorse economiche) per camminare e arrivare lontano. I costi sin qui sostenuti non sono stati ancora interamente coperti, ed è necessario che ciò avvenga presto, se si vuole guardare più lontano. 

Quindi la domanda che non mi hai fatto è: «C’è qualcosa che i nostri affezionati lettori possano fare per il Progetto Verziano?». E la mia risposta è la seguente:

Sì che c’è. Dal 2011 la nostra Compagnia Lyria conduce presso la Casa di Reclusione Verziano a Brescia un progetto che permette a detenute e detenuti di sperimentare insieme a liberi cittadini una pratica artistica.

Quest’anno le risorse che abbiamo raccolto per la realizzazione dell’iniziativa sono insufficienti per portare a termine il progetto nella sua interezza.

Per la realizzazione di questo sogno dobbiamo raggiungere la cifra di € 5.400,00.

Vi chiediamo quindi di unirvi a noi in questo meraviglioso viaggio e di sostenerci con una donazione che potete effettuare tramite il sito

 https://www.produzionidalbasso.com/project/danza-in-carcere/

Aiutateci a condividere questa iniziativa con i vostri amici.

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CIRCOSTANZE


Coreografia e messa in scena Giulia Gussago
Voci narranti Antonio Palazzo e Marco Rossetti
Creato e interpretato da Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco
Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi, Iole Giacomelli,
Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi,
Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra
Zanelli, Arturo Zucchi
insieme agli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano
Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, Lacine, Mario, Matar, Mauro,
Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said
Luci Sergio Martinelli
Suono Giacomo Brambilla
Fotografo di scena Daniele Gussago

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AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA – MARTEDÌ 6 GIUGNO 2017 – ORE 20,30

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Goodmorning Brescia (41) – Riso e pianto: insalate di donna sul palcoscenico

 

Nel foyer del teatro Sociale si è svolto oggi pomeriggio il terzo e ultimo appuntamento di ”Scene Madri  – conversazioni intorno al Teatro”, ciclo di incontri promossi dal CTB Centro Teatrale Bresciano e coordinati da Carla Bino. «Tra pianto e riso: esempi di madri nella drammaturgia contemporanea» il titolo della conferenza condotta da Laura Peja e Claudio Bernardi, introdotta dalla stessa Carla Bino .

Il teatro è memoria, è analisi, ma è anche madre e levatrice di importanti ragionamenti che precedono, accompagnano e seguono la rappresentazione di una commedia o di un dramma,

Si parte dal simbolo della donna-conchiglia che, tra le sue braccia, abbraccia un mondo intero ma anche (a dirla con Peter Brook, autore di «Lo spazio vuoto»”  nell’orai lontano 1968) una mancanza da proteggere e riempire.

Pianto e riso, sì, anche se, nella prosa evoluta del terzo millennio, diventa sempre più difficile distinguere nettamente tra dramma e commedia.

Si parte dal pianto.

Pirandello ed Eduardo, geni assoluti che però, pur riuscendo a creare e far vivere sul palcoscenico personaggi femminili di grande spessore, nel farlo hanno palesato una concezione prettamente maschile. Dipingendo cioè, in buona sostanza, un mondo in cui le donne si distinguono sostanzialmente  tra madri baldracche e amanti.

Più o meno ciò di cui si parla in «I tre lai» opera di Giovanni Testori: tre monologhi sull’assenza, a metà tra canti poetici e lamentazioni amorose, in cui si descrive, attraverso la narrazione dell’amore spezzato di Cleopatra per Antonio, dell’amore vagheggiato ma mai realmente vissuto della regina Erodiade per Giovanni Battista, per trascendere poi all’amore materno e devoto al tempo stesso di maria per il figlio che ascende al calvario.

Si accenna allo «Stabat mater» di Antonio Tarantino, madre del popolo di semplice e inarrestabile eloquio che si batte strenuamente per difendere il figlio arrestato per problemi di terrorismo, pronta, nel tentativo di salvarlo, anche a negare l’evidenza. 

Un rapido passaggio su Sarah Kane, evocatrice post-arrabbiati di una fame di maternità intesa come rimedio ultimo contro un’intollerabile solitudine, morta suicida, vittima di problemi esistenziali e nevrosi.

Poi viene la volta del “riso”, la cui trattazione è imperniata in larga parte in una serie di audio di grande interesse e  suggestione.

Così si scopre e si riscopre una Franca Valeri creatrice di personaggi indimenticabili (e sempre attuali) come la Signorina snob, Cesira la manicure e la sora Cecioni.

Dopo di lei Poi le autrici di comicità “al femminile” sono proliferate, pur se permane a tutt’oggi, al di là di proposte confinate nella prigione più o meno dorata della cd comicità femminista e sociale.

Uno spazio adeguatamente rilevante alla grande Franca Rame, interprete di un umorismo che, trattando la condizione di donne in difficoltà e di donne, assottiglia (e siamo di nuovo lì) quel già esile confine tra riso e pianto.

Quello che esce fuori, al tirare delle somme, è il quadro di una essenza femminile complessa e di difficile interpretazione, un insieme in cui le principali “categorie” nelle quali, dalla notte dei tempi, l’animale uomo cerca di ingabbiarla, si mescolano invece in un unicum inscindibile, intessuto di riso e pianto (appunto), d’ingenuità e contrasti, di castità e sensualità… di luce e buio.

Perché  «ciò che desiderano le donne è andare a letto con il diavolo per partorire Dio».

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (40) – Bamboccioni… chi?

Prima di spiegare il titolo di questo post, io comincerei da qui.

 

Vale a dire da Palazzo Martinengo e dalla mostra «Da Hayez a Boldini – anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento»

I visitatori sono accolti dalla morbida plasticità di Amore e Psiche, l’opera di Canova che meglio ne rappresenta e significa l’amore e il culto per l’estetica neoclassica.  Oltre a questa celeberrima opera, nella prima sala sono esposti significativi lavori di Andrea Appiani e di altri autorevoli artisti neoclassici. Nella seconda sala le tele dei “romantici”, primo tra tutti, naturalmente, Francesco Hayez (è la maestosa rappresentazione di Maria Stuarda che sale al patibolo  a imporsi a occhi e mente); tocca a Giovanni Carnovali detto il Piccio preannunciare l’arrivo degli Scapigliati, cui, invece, è riservata la Sala numero tre.

Seguono le suggestioni dei Macchiaioli, con Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega, poi gli Orientalisti (confesso di essermi soffermato pensoso davanti al dipinto di Domenico Morelli intitolato La preghiera di Maometto prima della battaglia), le quotidianità dense di ammiccamenti sociologici dipinti da Ciradi, Induno, Palizzi, Milesi e Inganni.

Divisionisti nella quarta sala, con Segantini, Pellizza da Volpedo (geniale pittore de Il quarto Stato – non presente alla mostra) e Morbelli, prologo alla conclusione della mostra con le straordinarie, misteriose e sensuali donne ritratte in Francia da un Giovanni Boldini capace di dischiudere le porte al novecento.

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Sì, ma il titolo di questo post? Perché?

Presto detto: nella giornata di oggi c’erano a disposizione dei tanti visitatori accorsi a palazzo Martinengo alcune “guide” di eccezione.

«Siamo stati scelti tra gli studenti del Liceo Arnaldo per questo», mi dice Ludovica Zampaglione, che ha appena finito di raccontare all’ennesimo gruppo le opere di Zandomeneghi, De Nittis e Boldini.

«Uno per sala, cerchiamo di coinvolgere i visitatori non solo nella mera fruizione visiva di tanti meravigliosi capolavori della pittura, ma anche in un’analisi snella, ma per quanto possibile articoltata e approfondita, del contesto storico e sociale e delle tendenze artistiche e stilistiche cha hanno portato alla nascita delle varie opere esposte»   

Preparati, cordiali, disponibili a rispondere alle domande e a soddisfare le curiosità del pubblico, le magnifiche ragazze e i magnifici ragazzi del Liceo Arnaldo da Brescia sembrano muoversi a proprio agio, come se svolgessero questa difficile attività di promozione culturale da una vita.

«Il tutto nell’ambito di “Alternanza Scuola-Lavoro” un progetto che consiste nella realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con imprese, associazioni, camere di commercio ed enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore » spiega ancora Ludovica, ma in fretta, perché sta arrivando un nuovo “plotone” di persone da erudire.

 Una giovanissima “guida” alle prese con i tanti visitatori della mostra 

C’è una morale, in tutto questo?

Sì, c’è.

Vedere uniti in una sola occasione l’Arte dei grandi Maestri del passato, l’interesse di chi, oggi, preferisce mettersi in fila per visitare una mostra di pittura anziché rifugiarsi in un Centro Commerciale, l’entusiasmo di tanti giovani, belli, bravi e spigliati che rappresentano il domani

… beh, mi fa credere che un Mondo Migliore possa davvero esistere.

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (39) – Da Mario gli antichi sapori d’Iseo

Il ristorante, l’Antica Osteria del Castello, è un angolo di armonia in un’incantevole cittadina affacciata sul meraviglioso Lago d’Iseo.

  

L’Oste (al secolo Mario Venni) è uno dei punti fermi della ristorazione bresciana dell’ultimo ventennio, già conduttore, (insieme al gemello Pietro) del mitico Quartino di via Zadei.

 

  

In un pigro dopopranzo, prolungato nell’ameno giardino che promette deliziose serate estive consacrate al buon cibo e al buon vino, non ho potuto fare a meno di sottoporlo a una breve e sintetica (ma spero significativa Intervista).

Mario, da quanto tempo operi nel settore della ristorazione?

Dal 1981. Trentacinque anni di “mestiere” vissuti con grandissima passione, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove sfide, di nuove soluzioni. Al punto che questi trentacinque anni mi sembrano essere passati sin troppo velocemente.

E adesso?

Adesso si parte per una nuova sfida, resa possibile anche grazie al supporto e alla preziosa collaborazione dell’amico Enrico Longhi, che mi fa da compagno in questa avventura…

   … e sono certo che centreremo l’impresa.

Un bel salto passare dal gestire un ristorante nella cittadina Brescia a farlo nella vacanziera e lacustre Iseo. Cosa cambia, per te?

Cambia molto e cambia poco. Molto è cambiato, anzi migliorato, nel personale: quando si è materializzata la possibilità di rilevare la gestione dell’Antica Osteria, mi è venuta l’idea di venire ad abitare nei paraggi. Verde, lago, tranquillità assoluta e vicinanza al posto di lavoro, wath else? Senza contare che i serizi e le attrazioni della città, a ben vedere, restano a un quarto d’ora di automobile. Per quanto riguarda il lavoro, invece, non ci sono grandi differenze con il “prima”: certo, operando qui (dove si averte ancora, per fortuna, la positiva influenza dell’effetto-Christo)  si deve tenere conto di una certa stagionalità (il top dell’affluenza è tra Pasqua e ottobre). C’è da dire però, a questo proposito, che conto sui tanti amici-clienti che da tempo mi seguono con affetto per riempire il locale (che esercita una certa attrattività sul vasto bacino lago-Brescia-Bergamo)… anche fuori-stagione.

Parliamo di cibo.

Il cibo, certo. Per questo mi sono affidato allo chef Giorgio Lovati (al centro nella foto, tra Mario l’Oste e l’aiuto cuoco Giorgio Orizio). Un autentico fuoriclasse, coscienzioso al limite dell’ossessione nella scelta degli ingredienti, un appassionato della buona tavola che persegue con meticolosa applicazione e grande passione un ideale di valorizzazione delle tradizioni locali rivisitata alla luce di una creatività sempre fresca e fantasiosa. Una particolare attenzione è poi riservata, attraverso l’uso diffuso dell’abbattimento della temperatura e del sottovuoto,  a un utilizzo per quanto possibile parsimonioso dei condimenti più pesanti (come il burro) e, dunque, a una più sana e digeribile alimentazione. 

 

Dal mitico Quartino in poi, uno degli elementi caratterizzanti delle tue gestioni è stao il largo spazio sempre concesso ad attrazioni per così dire “collaterali” alla semplice alimentazione. Ti ripeterai anche qui all’Antica Osteria del Castello?

Nel mio locale non mancheranno mai musica dal vivo, karaoke, intrattenimenti vari e …  

(indica, ammiccando, tre “loschi figuri ben conosciuti dai frequentatori di questo blog, vale a dire -foto sotto- Annabruna Gigliotti, Patrizio Pacioni e Massimo Pedrotti, componenti della Compagnia delle Impronte)

… cene con delitto. Primo appuntamento venerdì 16 giugno con la rappresentazione di «Uno specchietto per tre allodole»! 

  

Per concludere: quanto ti manca la presenza, in questa nuova avventura, del tuo gemello Pietro?

Mi manca molto, inutile dirlo: abbiamo lavorato insieme per  più di venti anni e…

(si ammutolisce un attimo, seguendo un pensiero)

Sappi però che c’è un certo progetto comune in ballo che…

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Bene. Di più lui non dice e io non mi sorprendo: con i terribili Gemelli c’è sempre qualcosa… che bolle in pentola!

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (38) – Nel Foyer del Sociale si parla di amore e altri disastri

Più che uno slalom un campo minato, con il terreno scivoloso e il precipizo da un alto.

Forse da entrambi i lati.

Almeno è così che la vede il professor Giancarlo Tamanza, docente di Psicologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, preoparatissimo quanto brillante conferenziere di “Rischi e pericoli nella relazione di coppia”, secondo incontro correlato allo spettacolo «Le relazioni pericolose», prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano in scena al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri fino al 14 maggio 2017, inserito ne ”I pomeriggi al CTB” (ciclo di incontri promossi dal Centro Teatrale Bresciano, a cura della prof.ssa Lucia Mor, docente di Letteratura tedesca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

«La coppia è un organismo vivente, sottoposta a influenze esterne e alla continua ricerca di un equilibrio interiore, dunque, inevitabilmente, in continua evoluzione»  spiega il professor Tamanza.

«Si tratta del basilare e più primordiale consorzio tra persone, che, proprio per questo, a prima vista può apparire di semplice comprensione e, quindi, di agevole gestione» aggiunge subito dopo, apprestandosi ad approfondire il discorso con il supporto di suggestivi  e centrati supporti visivi.

«La realtà, invece, e ve lo dice uno che per mestiere le coppie le incontra nei momenti più difficili che attraversano le relazioni, le vicissitudini di coppia sono tra le situazioni di vita in cui si può sperimentare il dolore più acuto»  avverte, passando poi alla prima diapositiva.

1.

 

Nel momento stesso in cui due persone decidono e convengono di dare vita a una coppia, si crea un’area comune, in cui ciascuno dei due conferisce una parte della propria identità personale, che può essere più o meno estesa. Se l’area condivisa resterà “sottosoglia” si correrà il rischio di un rapporto destinato a viaggiare a livelli epidermici, se sarà troppo estesa, invece, arrivando quasi a far coincidere le aree dei due cerchi, potrà risultare soffocante, per uno dei component o anche per entrambi.

2.

La coppia rassomiglia a un meccanismo a incastro: le parti devono combaciare tra loro ma mantenendo un”gioco” adeguato a non irrigidire troppo il rapporto, destinandolo all’immobilismo. Insomma, un incasso troppo parziale alla lunga non tiene, un incasso globale e globalizzante soffoca. Ciò cui va prestata la massima attenzione, dunque, è saper adattare le rispettive “penetrazioni” e “accoglienze” facendo in modo che gli spazi di contatto, a seguito del percorso di evoluzione personale o a causa dell’intervento di agenti esterni, si allarghino o si restringano troppo.

3.

La scelta d’amore sembra la più semplice, la più spontanea e la più casuale tra tutte. In realtà non è affatto così: per arrivare a quella scelta si parte dalla “storia” personale (intesa come provenienza familiare e culturale, come formazione, come esperienze di vita vissuta) che sommandosi alla componente attrattiva estetico-erotica, quasi sempre a totale insaputa anche degli stessi protagonisti di un rapporto di coppia, finisce per determinare l’individuazione del partner ideale.

Ma non finisce qui.

 

 

Infine, avvalendosi di coincise ma indicatice tabelle, il Professore passa in rassegna i (non pochi e non lievi) rischi che nasconde una relazione, servendosi anche (e questa è una novità) di suggestivi disegni che forniscono spunto agli ulteriori ragionamenti sul tema.

Nello spazio-domande, un arguto “provocatore” chiede se, vista la tempistica del manifestarsi e dell’evolversi di una “crisi di coppia” sempre in agguato, probabile, più che possibile, chiede se la strategia giusta non sia quella di innamorarsi con convinzione solo in tarda età, quando la scarsità di tempo a disposizione faccia in modo che il famigerato “settimo anno” (o chi per lui, finisca per non arrivare.

Tamanza appare colto alla sprovvista, ma solo per un attimo.

«Osservazione interessante», ribatte infatti, dopo una brevissima riflessione.

«Io penso, però, che sia ancora meglio innamorarsi più volte della stessa persona e, ogni  volta, ricominciare da capo».

Grande colpo di teatro.

Dopotutto ci troviamo nel Foyer del Sociale… o no?

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Goodmorning Brescia (37) – L’altro teatro di Sarezzo

goodmorning BresciaA Brescia c’è (per fortuna) la grande prosa, la lirica e i grandi concerti, del Teatro Sociale e del Teatro Grande.

A Brescia, però (per fortuna), non c’è soltanto questo.

A Brescia e dintorni c’è un movimento teatrale diffuso, una voglia di creare e mettere in scena che, affiancato all’offerta di primo livello (e che livello!) di spettacoli di grande caratuta artistica e culturale, consente a iniziative meno strutturate, ma non per questo prive di pari dignità, di proporsi e di farsi alutare da un ampio pubblico, altrimenti non raggiungibile.

panoramica interna del Teatro San Faustino di Sarezzo

Tutto questo per arrivare all’evento che si terrà venerdì e sabato sera a Sarezzo, di cui -qui sotto- pubblichiamo una completa informativa.

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«Napoli magica» (seguita dal suo ammiccante e invasivo sottotitolo) è un progetto nato e realizzato “con finalità didattiche ed educative” (e “ricreative” aggiungo io) dalla passione per il palcoscenico e dalla la voglia di creare, di raccontare e di fare, il tutto amalgamato dal piacere di stare e fare insieme, cui ci sentiamo di consigliare di assitere a chi può.

Che poi, mi auguro, si premurerà di farmi sapere con quale riscontro personale.

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La memoria marcia da 25 anni… e non si deve fermare

 

Nella strage di Capaci (23 maggio 1992) persero la vita, oltre a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre componenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sopravvissero al terribile scoppio gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. L’agguato, opera di Cosa Nostra, scattò sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, poco distante da Palermo: alle ore 17,58, al passaggio della macchina di Falcone e di quella della scorta, di rientro in città dall’aeroporto, il sicario Giovanni Brusca aziona una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in una galleria scavata sotto la strada.

 

Nella strage di via Mariano D’Amelio (Palermo) invece, il 19 luglio 1992, vale a dire solo cinquantasette giorni dopo l’uccisione di Falcone, oltre al magistrato Paolo Borsellino perirono  i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Unico sopravvissuto, pur se gravemente offeso dall’esplosione di Antonino Vullo. Alle ore 16,58, non appena il magistrato e la sua scorta si fermarono sotto il palazzo in cui viveva la madre di Borsellino, con un telecomando azionatoa  distanza venne fatta esplodere una carica di circa 100 chilogrammi di tritolo, piazzato in una Fiat 126.

 

  

Ieri a Tempo di Libri, prima edizione della nuova kermesse editoriale di Milano, è stato lanciato il progetto La memoria in marcia, il tour in dieci tappe che porterà da Peschiera del Garda a Palermo l’autovettura (la cui sigla-radio, Quarto Savona 15, non sarà mai dimenticata) sulla quale si trovavano, al momento dell’esplosione gli uomini della scorta che seguivano la Croma di Falcone. L’evento è stato completato e arricchito dall’intervento della signora Tina, vedova del caposcorta Antonio Montinaro.

Una reliquia di straordinaria suggestione e valore morale e civile, che già è stata esposta al pubblico in altre località in occasione di manifestazioni e cerimonie per la legalità e che, nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa sarà utilizzata come “Memoria in marcia” attraverso l’Italia, per dare ancora più rilievo e spessore alla ricorrenza del venticinquesimo anniversario.

Il mese prossimo, poi, a partire dal 23 maggio (vale a dire esattamente 25 anni dall’attentato di Capaci) importantissimo appuntamento al moderno Teatro San Raffaele di Roma, dove sarà portato in scena dalla Compagnia Stabile Assai il dramma «Borsellino e l’Olifante» scritto da Patrizio Pacioni, per l’adattamento e la regia di Antonio Turco.

 

Compagnia Stabile Assai

Fondata nel 1982 da Antonio Turco, responsabile delle attività culturali presso la Casa di reclusione di Rebibbia, si serve dell’attività teatrale come strumento di socializzazione e riadattamento.

La compagnia è formata da detenuti e da detenuti semi-liberi che fruiscono di misure premiali, oltre che da operatori carcerari e da musicisti professionisti. I testi degli spettacoli sono inediti, scritti con la collaborazione di tutti i detenuti.

Nel 2009, la Compagnia si è esibita alla Camera dei Deputati e, nel 2011, in Campidoglio.

Nel corso degli anni, la Compagnia ha collezionato diversi riconoscimenti, tra cui la Palma d’Eccellenza del Premio Cardarelli (2007), il Premio Massimo Troisi nel 2011 e la medaglia d’oro del Capo dello Stato Giorgio Napolitano nel 2012.

Sulla Compagnia è stato girato il documentario Offstage, del regista Francesco Cinquemani

«Borsellino e l’Olifante» è il terzo dramma scritto da Patrizio Pacioni che la Compagnia porta in scena, preceduto da «La verità nell’ombra» (2015) e «Diciannove + Uno» (2016).

    Valerio Vairo

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