Le Uova di Colombo (14) – Ci vuole un fisico bestiale…

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Attenzione: qui si trattano OVVIETÀ NON PERCEPITE: spunti di riflessione su quegli argomenti che sembrano banali e scontati ma che, per molteplici quanto validissime occasioni, molto spesso non risultano affatto tali.

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Ve la ricordate questa canzone? Me la sono trovata a cantare – tra un misto di rabbia e incredulità – un paio di giorni or sono mentre, su Facebook, cercavo la futura compagna della mia vita.

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Fermi tutti! In qualsiasi modo la pensiate, state pensando male!

La prossima compagna che stavo e sto cercando ancora è un pet. Una cagnolina. Non cucciola, ma neppure troppo in là con gli anni. Diciamo sui 2 o 3. Taglia piccola. Se bassotta e buffa come questa qua sotto, meglio.

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Da quel che mi ricordo, ho sempre vissuto con un animaletto. Quando ero piccolina e stavo con i miei, refrattari ad accogliere qualsiasi essere vivente di peso superiore a un chilo, “possedevo” una canarina, Susy, e un cardellino, Tony, che aveva l’abitudine di mangiare regolarmente le uova della sua compagna.

Questa particolare dieta – anche se un po’ ipercolesterolemica – concesse a Tony una vita lunga e canterina. Sopravvisse, infatti, a Susy (morta forse per il dolore di una maternità negata) e raggiunse quasi i 10 anni di età, che mi si dice sia un record per un tale fringillide.

Vennero poi i criceti, i topi di laboratorio (ai tempi dell’università) e finalmente, dopo essermi conquistata una casa mia, i gatti. La mia ultima gatta, Yoko (una randagia proveniente dalla Romania), se ne è andata la mattina di Natale del 2019, dopo 17 anni di amore reciproco, incondizionato e struggente, lasciando un vuoto che, per quasi due anni, non mi sono sentita di colmare.

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Yoko micia, la mia bimba

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Solo ultimamente, dopo tanto pianto e tanto dolore, mi sono convinta che la mia vita non era vita senza un animaletto in casa.

Tuttavia, adottare un gatto, mi sembrava un tradimento nei confronti della mia adorata bimba. Lei era “IL GATTO”. Il simbolo perfetto della “gattitudine”. Qualsiasi altro micio fosse entrato in casa sarebbe stato oggetto di un confronto impietoso.

Ecco, quindi, la decisione di cercare su Facebook una cagnolina da adottare tra i tanti gruppi che si occupano di cani randagi. Ed è qui che, l’altro giorno, vedo, sotto la foto di una “povera” cagnolina, un post che più o meno dice così (non riporto l’originale per una questione di privacy… e non solo):

“Luna 4 anni. Taglia medio-piccola. Adozione urgente, altrimenti entra in un canile lager. Adottabile solo al nord, con obbligo di sterilizzazione a carico dell’adottante. Si cerca per Luna una famiglia disposta ad amarla e accudirla per il resto della vita. No solo giardino. No bambini. No gatti, conigli o criceti. No persone anziane. No persone sole. No persone che pensano di lasciarla tutto il giorno da sola. Preferibile famiglia dove già presente un altro cane maschio (sterilizzato), non dominante, dal carattere equilibrato per facilitarne l’inserimento. Luna sarà adottata dopo preaffido e compilazione del modulo adottante. Si chiede disponibilità a controlli periodici da parte dei volontari. Non chiamate se non rispondete a questi requisiti e se non siete disposti a pagare la staffetta per il trasferimento”.

Come ho detto, ho sempre avuto animali, tutti trovatelli.

Entravano in casa e venivano amati e rispettati. Diventavano parte integrante della famiglia. Stavano con noi e con noi venivano in vacanza. Venivano nutriti, coccolati, curati al meglio. Questo perché ho sempre pensato che l’adozione di un animale deve essere consapevole e responsabile. Ma che, per adottare una povera cagnolina randagia, ci volessero tutti questi requisiti, giuro, non lo sapevo. Forse è ovvio? Forse. Ma allora? Allora, ci vuole un fisico bestiale…

Tornando alla canzone: se non ve la ricordate, eccola qui:

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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è PatriziaSerra-637x1024.png   Patrizia Serra (*)

(*) Detta Zizzia (solo da sua madre), farmacista, ma anche copywriter e direttore creativo. Quindi multiforme o incasinata. Comunque da sempre fortemente resiliente, anche in era ante Covid.