Goodmorning Brescia (30) – Ci sono candele che brillano di più

Si è tenuta ieri sera presso la Corte Piovanelli, la Candle Night, ovverosia la Cerimonia delle Candele 2017   che viene celebrata per rafforzare l’appartenenza delle varie sezioni e club nazionali, disseminate in tutto il mondo, alla associazione-madre BPW International.

  

A Brescia l’evento è stato organizzato dalla Sezione Vittoria Alata della FIDAPA e condivisa dalle Socie di Modoetia Corona Ferrea. di Monza e Brianza.

Nell’elegante cornice tipica delle manifestazioni della FIDAPA, in un’atmosfera solenne e raffinata ma al tempo stessa cordiale e rilassata, quasi cento commensali (con una non irrilevante presenza maschile) hanno condiviso quello che vuole essere uno dei momenti più importanti e significativi della vita dell’Associazione.

  

Tra le mille suggestioni, oltre alla completa osmosi sull’asse Brescia-Monza, oltre all’entusiasmo delle nuove iscritte, per la prima volta insieme alle altre associate, unito al legittimo orgoglio delle “madrine” che si sono impegnate a presentarle alle altre nel più affettuoso ed efficace dei modi, una più fulgida e più emotivamente coinvolgente: l’avvicendarsi al tavolo centrale, imbandito di fiori, per accendere le candele di vari colori simbolo dell’unione, della unicità d’intenti, di un reciproco appoggio su scala mondiale, ben oltre, cioè, i confini degli stati. 

Incisivo e concreto l’intervento della Presidente Adriana Valgoglio Gambato, particolarmente significative le parole di Leda Mantovani in merito allo spirito di sorellanza che da sempre anima la FIDAPA:

«Le donne che arrivano all’apice devono mandare giù l’ascensore per tirare su anche le altre.»

Per concludere la voce e il brio della scatenata Marialaura Vanini che ha dato a tutti appuntamento per il musical “Musica e Muse“, il cui esordio è in calendario a Brescia venerdì 28 aprile.

 

 

Sorta negli Stati Uniti dalle macerie materiali e morali del primo conflitto mondiale, grazie anche e soprattutto all’opera infaticabile della dott.ssa Lena Madesin Phillips IFBPW consolidò in patria e promosse rapidamente in diversi Paesi del mondo un’idea di associazionismo femminile mirata soprattutto allo sviluppo e all’unione di professionalità di ogni tipo.

Dopo gli sconvolgimenti del secondo grande conflitto mondiale la stessa Phillips riprese le fila del discorso accelerando ancora di più, se possibile, l’azione di promozione del movimento attraverso la fondazione di nuove Federazioni Nazionali e Club Associati, sia in Europa che nelle Americhe e, soprattutto, in parecchi paesi appartenenti al Terzo Mondo.

In Italia, nel febbraio 1945, si ricostituì per prima la sezione Roma, cui fecero seguito Napoli, Milano, Firenze, Bologna, per arrivare, solo un mese più tardi, alla costituzione della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), associazione apartitica e aconfessionale, affiliata (appunto) alla IFBPW. A oggi la FIDAPA BPW Italy è composta da circa 11.000 Socie .

..Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-it (9) – Putin, i suoi misfatti e la coda di paglia

Confesso di essere piuttosto perplesso, e non è cosa che mi accada così di frequente.

Il motivo?

Proprio ieri l’amico Patrizio ha diffuso sul suo profilo Facebook un articolo comparso su «Il Fatto» in cui si trattava della recente approvazione, da parte della Duma, di una legge a dir poco vergognosa: quella che, nella Russia di Putin, cioè in un Paese in cui si registra il maggior numero di violenze domestiche perpetrata su questo stanco Pianeta, depenalizza la violenza tra le mura domestiche, derubricando la pena a una semplice sanzione amministrativa.

L’intento, secondo il presidente della Duma,  Viaceslav Volodin, è quella (incredibile, agghiacciante, ma vero) di creare una “condizione che favorisca la formazione di famiglie forti”.

A questa denuncia, credo condivisibile da ofgni essere umano di media intelligenza e di buona volontà, c’è chi ha risposto citando una legge (discutibile come tutte le leggi) emanata recentemente dal parlamento Italiano. Un altro, invece, ha replicato che “tanto la legge non passerà, perché “Putin non firmerà mai una legge avversata dalla maggioranza dell’opinione pubblica” (come se fosse la prima volta che lo fa, come se il parlamento russo non fosse emanazione diretta del suo partito e delle sue volontà…). C’è stato anche chi (orrore!) ha accusato indirettamente ma chiaramente Patrizio di usare “due pesi e due misure”: ma di che cosa stiamo parlando? Possibile che in Italia non si possa commentare un fatto internazionale senza che il pierino di tuno alzi la mano per dire “ma in Italia succede questo, e quest’altro…”? Cosa c’entra? Anzi, che ci azzecca, come direbbe la buon’anima di Di Pietro?

(uno degli articoli sull’argomento comparsi su tutta la stampa italiana e internazionale – questo su Repubblica)

.

Il fatto che in Italia oggi governi Tizio (il PD) e domani magari Caio (CinqueStelle o la Lega + alleati) e che chi governa possa emanare leggi e decreti non graditi, deve impedire di criticare le scelleratezze commesse in un Paese dittatoriale come l’attuale Russia?

Insomma, vogliamo finirla o no, con questo ammuffito e ormai indigesto e indigeribile provincialismo che vede in Italia il centro del mondo?

No, dico per dire.

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (29) – La rossa rugiada di Piazza Vittoria

Che sia stato un feroce omicidio o un drammatico suicidio poco cambia: il fatto è che la Morte, stanotte, ha fatto una passeggiata in città, mietendo una vita nel più sanguinoso dei modi.

Un volo giù dalla sommità delle scale, un capo staccato di netto dal corpo, una pioggia di sangue a imbrattare, come rossa rugiada sui prati, il pavimento di un androne di uno dei palazzi simbolo di Brescia, la torre di Piazza Vittoria.

 

 

Della vittima, una donna di 56 anni, si dice che fosse un’anima inquieta, una senzatetto entrata furtivamente nel palazzo per ripararsi dal freddo gelido che impera in questi giorni e, soprattutto, in queste notti.

Una ringhiera tagliente come una ghigliottina che avrebbe separato la testa (ritrovata al secondo piano) dal corpo, rinvenuto esanime nell’androne?

Una povera donna che cerca di tutelare la propria vita per sfuggire all’assideramento e poi decide di togliersela, quella stessa vita, nel più crudele dei modi?

Certo che di questa cosa si parlerà dovunque e a lungo. Se ne parlerà molto, se ne parlerà troppo.

Solo una cosa, al momento, appare certa: un assassino c’è, sia esso un essere umano oppure l’indifferenza di fronte alla solitudine e alla disperazione di chi ci passa accanto. Di capire come e perché si occuperanno gli inquirenti: medico legale, polizia, carabinieri, magistrati.

Chissà se (più o meno è la sua ora, quella in cui si sarebbe verificato il dramma) il fantasma senza pace di Marlene Dietrich che infesta  piazze e vie nel cuore di Brescia,  di cui recentemente si è avuto modo di parlare proprio su queste pagine, abbia avuto modo, nel suo inquieto girovagare, di assistere personalmente a quanto stava accadendo. E, magari, di mormorare a fiore delle pallide labbre, una parola di pietà.

 

   Bonera. 2 

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (28) – Capodanno, il Teatro e il fascinoso fantasma di Marlene

Ancora una volta lascio a Patrizio la guida di una puntata della mia rubrica. Non prima di avere fatto gli auguri di buona fine 2016 e meraviglioso inizio (con quel che segue) del 2017.

Ciao! 

    Bonera.2

.

Oggi pochissime parole e qualche significativa immagine del centro, scattate nel corso di una passeggiata conclusa adesso (di cui seguendo le foto in successione, una per una potrete tracciare facilmente il percorso) per fissare l’ultimo giorno del 2016 di questa meravigliosa città e prepararci ad affrontare un 2017 fess-fess!

  

  

 

 

Per me, per il secondo anno di seguito, il tappo dello spumante salterà nel Foyer del Teatro Sociale, al termine dello spettacolo “Il maschio inutile” della Banda Osiris. L’anno scorso erano stati gli Oblivion, l’anno prossimo… chissà: il fatto è che non trovo più modo migliore di finire un anno e cominciarne un altro, quindi magari mi troverete ancora lì.

E chissà che, una volta uscito di teatro, stasera dopo mezzanotte, non riesca anche a me di vedere il fantasma della fascinosa Marlene Dietrich, giovane per sempre nella cristallizzazione del culmine della bellezza che solo la Morte può regalare. Una presenza che, a detta di numerosi testimoni, come riportato dai giornali cittadini, aleggia, eterea nelle notti bresciane, muovendosi tra Piazza della Loggia e Piazza Vittoria.

Selciati che, tra l’altro, sembrerebbero non essere stati mai calpestati dai preziosi piedi della Diva. Mistero nel mistero, dunque. Chiederò lumi alla stessa Marlene, se avrò l’avventura di incontrarla. 

Ciao a tutti, bresciani e non: ci ritroviamo l’anno prossimo!

.

    Patrizio Pacioni

Categorie: Giorni d'oggi.

Sbuffi di Ponentino (3) – Dove sta di casa la cortesia

Su giornali, riviste, talk show e quant’altro non si fa che parlare di disservizi, di pressapochismo professionale, di mancanza di disponibilità e cortesia per coloro che, ogni giorno, hanno l’incarico e la responsabilità di rispondere alle esigenze del pubblico che a loro si rivolge in cerca di assistenza.

Per non parlare, naturalmente, del superficiale chiacchiericcio della Rete, attraverso questo o quel social network.

Al punto che, paradossalmente, è la buona novella, la segnalazione di una gentilezza che allo “sportello” dovrebbe essere aurea regola e irrinunciabile regola, a fare davvero notizia.

Comincio dunque, come dovrebbe fare ogni buon cronista, dalla localizzazione del fatto di cui mi accingo a trattare. Eccola qui.

 

Esatto.  Il Freccia Club in funzione presso la Stazione Termini di Roma che (come quello già favorevolmente conosciuto di Milano Centrale e degli altri sparsi nelle grandi stazioni di tutta Italia), costituisce utile e gradevole punto di ritrovo di migliaia e migliaia di viaggiatori.

Ovviamente si parla dei cosiddetti “frequent travellers” che, fedeli nei secoli alle vecchie e gloriose FFSS (al secolo Trenitalia) e indifferenti al richiamo delle Italiche sirene del trasporto passeggeri nazionale, si sono guadagnati la magica carta oro o l’ancora più ambita carta platino che consente l’accesso agli agognati salotti.

  

Cosa è successo in questo angolo di serenità? In questa oasi di ristoro nell’andirivieni del caos? Qual è il memorabile accadimento che mi accingo a raccontare?

Semplicemente il miracolo di due sorrisi da parte di altrettante graziose ed efficienti addette all’accoglienza (Sabrina e Flaminia per completezza d’informazione) che, senza clamori e senza “effetti speciali” hanno risolto in pochi minuti, il fastidioso problema operativo che un viaggiatore si tirava dietro da tempo.

Affiancandosi a lui, guidandolo con gentilezza alla navigazione sul suo notebook. Con una simpatia e un’empatia talmente disarmanti da smontare, praticamente all’istante, il malumore che il tipo si portava in valigia chissà da quanto tempo.

Ci vorrebbe un lancio ANSA di quelli solitamente riservati alle più brutte e clamorose notizie:

.

ULTIMA ORA!

AL FRECCIA CLUB DELLA STAZIONE TERMINI DI ROMA…

È SCOPPIATA UNA BOMBA DI EFFICIENZA E CORTESIA

   Vestale

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-It (8) – Banche: più va male… e più si paga il manager

 

Chiunque mi stia seguendo in questa rubrica, o abbia letto i miei interventi nella “vecchia” edizione del blog e altrove in rete, può definirmi in mille modi, non tutti positivi, magari, ma…

… ma non sono, non sono stato, né mai sarò, quello che si definisce un moralista.

In poche parole: so come gira il mondo, conosco e comprendo in modo abbastanza profondo il meccanismo del capitalismo e del neocapitalismo e, dirò di più, sono uno tra quelli che ritiene, nonostante le recenti “cadute di attenzione” che, se ben utilizzato e adeguatamente controbilanciato da una politica sociale, tale meccanismo possa, alla lunga, funzionare meglio di altri.

Tra le caratteristiche più urticanti del sistema, probabilmente ai primi posti della classifica, ci sono le principesche retribuzioni che sono appannaggio dei top manager di società e industrie, pubbliche, semipubbliche e private.

Secondo me, se si accettano le regole del gioco, anche questo, per quanto fastidioso dal punto di vista dell’equità sociale, ci può stare, sempre che l’azienda che distribuisce perbende, premi e dividendi consegua adeguati utili e sia dotata di un’altrettanto solida struttura finanziaria.

Nel caso delle banche di questo terzo millennio, però, tutte o quasi tutte sull’orlo del baratro, impestate di “crediti di dubbio recupero” conseguenza di uno sciatto (per non dire peggio) processo e gestione del credito, fonti di dissesto e rovina per centinaia e centinaia di migliaia di piccoli e medi investitori, però…

Il signor Francesco Iorio ha lavorato per la Banca Popolare di Vicenza (sì, proprio quella banca: uno degli istituti di credito italiano che hanno smesso già da un bel pezzo di navigare nell’oro per intraprendere un maleolente viaggio nella palta) per un anno e mezzo. Secondo i calcoli dell’articolista del Corriere della Sera (il puntiglioso Stefano Righi), alla fine dei giochi, metterà in tasca qualcosa di più di sette milioni e ezzo di euro. vale a dire circa 10.000 € al giorno (al giorno!) compresi sabati domeniche e feste comandate.

Beh, che dire. Non ribolle il sangue anche a voi?

La ciliegina su questa torta… di vacca, però, è la nomina del suo successore.

Si tratterà senz’altro di uno che viene da una storia di successi” dirà qualcuno. “La Popolare Vicenza sarà pure in zona retrocessione (anzi retrocessa), ma per salvarla avranno chiamato l’allenatore del Bayern Monaco, del Chelsea o del Real Madrid, come minimo“.

Macché.

Il successore (Fabrizio Viola) sarà colui che ha guidato, per un certo periodo, il Monte dei Paschi di Siena: 98% di capitalizzazione andata in fumo in pochi anni.

Bene, andiamo avanti così. E viva l’Italia.

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (27) – Conversando con Ottavia Piccolo nel Foyer

 

Mercoledì scorso, sulle “pagine” di questo stesso blog, è stata pubblicata la recensione (firmata da GuittoMatto) di “Enigma“, in scena in questi giorni sul palcoscenico del Teatro Sociale di Brescia.

Oggi, invece, è la volta della breve intervista con cui Patrizio Pacioni ha voluto “marcare” questo ennesimo passaggio nella nostra città dell’attrice e che Ottavia, con grande disponibilità, ha rilasciato al termine della conferemza tenuta ieri pomeriggio nel foyer del Teatro Sociale, con la conduzione di Daniele Pelizzari e la compartecipazione di Silvano Riccardi.

Premesso ciò…. parola a Ottavia e Patrizio.

 

  Bonera.2

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

.

  

Tv, cinema, teatro: hai percorso (con grandi risultati artistici e sempre positivo riscontro di pubblico e critica) tutte le vie di cui dispone un attore per rivolgersi al proprio pubblico.

 

Sì, ma salire sul palcoscenico ed esibirmi di fronte al pubblico seduto in platea, facendo ricorso a tutta la fisicità di cui dispongo, è di gran lunga quel che mi regala più emozione e, soprattutto, mi lascia un’assoluta libertà nella scelta dei testi da interpretare. Nel cinema, come nella televisione, incombe la forzata mediazione dei mezzi tecnici: la telecamera, la cinepresa, il monitor o lo schermo. Lasciami aggiungere in proposito che tra cinema e tv, in questi ultimi tempi, vuoi per la ritrosia a uscire di casa, vuoi anche a motivo del prolungarsi della crisi economica (evitare il costo di  due biglietti per una coppia, sempre che non ci siano da portare con sé anche figli “in età” non costituisce risparmio da poco) è il piccolo schermo ad avere la meglio sul grande. Peccato perché vedere un film al cinema, come dice la pubblicità, è tutta un’altra storia.

Nel corso della conferenza che hai tenuto qui al CTB mi ha colpito ciò che tu e Silvano Ric avete detto in merito all’ormai consolidato rapporto di collaborazione con Stefano Massini, giovane e dinamico drammaturgo, l’italiano più rappresentato all’estero, colui che, a dirla con le parole di Silvano “dopo un lungo periodo di supremazia dell’azione scenica sui dialoghi, sta aiutando il Teatro a riprendere la parola”. Le tue precise parole, nel definire Massini, sono state: “è un autore presente ma non incombente”. Vuoi spiegarci meglio?

Parliamo del “prima”, più che del “dopo”. Voglio dire che lo speciale rapporto di collaborazione che è in corso tra noi e Massini si rivela indicibilmente prezioso in ogni suo momento. è però al momento in cui il drammaturgo è nel “momento creativo”. Perché è allora che, talvolta, capita che ci sottoponga le (mille) idee che gli vengono in mente, è allora che, talvolta, siamo chiamati a esprimere in qualche modo la nostra opinione sulla validità e sulla solidità del progetto. Una volta consegnato il testo, infatti, Stefano, fidandosi incondizionatamente di noi, non si intromette nella riduzione e nella messa in scena. Al caso sono io, o Silvano, a chiedergli lumi su quel passaggio o sull’altro, magari suggerendo tagli, chiedendo aggiunte o piccole modifiche. E per dire la verità, su ognuno di questi assaggi, per fortuna, quasi sempre, ci troviamo in perfetta sintonia. Una frase che sia io che Silvano che Stefano amiamo molto ripetere tra noi e in pubblico è che “un testo è un’opera aperta che si conclude soltanto quando viene messo in scena”.

Le opere che hai portato in palcoscenico parlano di un artista che ama rapportarsi con vicende storiche, con fatti e situazioni realmente accaduti nel corso dei secoli. Da Leonardo da Vinci alla Stasi, dalla Shoa alle ombre dittatoriali dell’ex Unione Sovietica. Cosa mi puoi dire in proposito?

Ciò che mi attira e mi coinvolge non è tanto l’avvenimento storico in se stesso, ma l’occasione che, da uno studio attento di quanto accaduto in passato, può (dovrebbe) permettere a noi esseri umani (ma forse sarebbe meglio dire “indurre noi esseri umani”) a non ricadere sempre negli stessi errori. Amo l’attualizzazione della Storia, l’indagine sui comportamenti ricorrenti, quasi sempre, ahimé, da valutare in senso negativo.

Puoi farmi un esempio?

Certo che sì. Prendiamo il muro di Berlino (proprio come in Enigma – n.d.r.) , figlio e fratello di altri muri: da quello gigantesco che protesse (ma anche isolò) la Cina per tanti secoli, ai muri che nelle città europee segregavano gli ebrei nei ghetti, al muro edificato in Palestina. Dopo la caduta, avvenuta tra l’altro senza che fosse necessario lo spargimento di sangue che quasi sempre accompagna i cambiamenti rivoluzionari, si pensava finalmente che il genere umano nel suo complesso avesse imparato la lezione. E invece… eccoli lì i muratori della follia che tirano su a cemento e mattoni nuove barriere: in Europa orientale, per fermare la marea dei profughi dall’Africa e dal Medio Oriente, negli Stati Uniti, per frenare l’arrivo dal Messico e attraverso il Messico di altri disperati che hablan espanol. Allora vuole dire che davvero non si sa né si vuole capire?

Non esistono più, almeno qui in Italia, le compagnie teatrali “fisse”. Sempre di più, invece, si assiste a spettacoli sotto forma di monologo. Cosa sta succedendo?

A una domanda così netta non posso che rispondere in modo altrettanto secco: le compagnie teatrali permanenti di una volta sono morte. È  un vantaggio? È una sventura? Certo non sta a me dirlo, ma questa è la cruda realtà. è il nuvo meccanismo che regola il funzionalmente del Teatro e dei teatri, a deciderlo. Il “progresso”, sempre che di progresso si tratti, impone sempre maggiore elasticità. I pro? Che non c’è più il rischio dell’incancrenirsi di certe figure attoriali: nella compagnia intesa comne qualcosa d’immutabile o quasi incombeva sempre il rischio di una eccessiva specializzazione. Il protagonista, la protagonista, l’attor giovane, il caratteristica, i ruoli alla fine erano sempre gli stessi; con il risultato che, in alcune occasioni il gruppo finiva per recitare se stesso. I contro? Si è detto anche in conferenza: la quasi impossibilità di creare un “repertorio” che consenta una facile ripetizione, nel corso del tempo, delle pièces più valide e richieste. La fine di una scuola sul campo attraverso la quale il giovane attore (non l’attor giovane, appunto!) imparare e cresceva all’interno con l’aiuto dei più esperti.

Quanto ai monologhi… beh, penso che si tratti di una forma eccellente di rappresentazione teatrale, ma che effettivamente, negli ultimi tempi se ne stia facendo un qualche abuso. Il teatro è dialogo, interazione, ma è anche vero che risulta molto più facile reperire fondi per pagare un solo attore, invece che cinque o sei.

.

.

Ottavia Piccolo nasce a Bolzano il 9 ottobre 1949. Con Metello (regia di Mauro Bolognini), nel 1971, vince Nastro d’argento, David di Donatello e Palma d’oro.

Ancora per il cinema: Il gattopardo (Visconti, 1963), Serafino (Germi, 1968), La famiglia (Scola).  Per la Tv appare in numerose fiction, da Il mulino del Po a La vita di Leonardo a Una buona stagione (Raiuno, 2014).

Esordisce sul palcoscenico a soli 11 anni in Anna dei miracoli  (con Anna Proclemer) , lavora con Luchino Visconti e Giorgio Strehler . Fino a Sette minuti. Consiglio di fabbrica (regia di Alessandro Gassman, 2014) e, appunto, Enigma.

.

.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-It (7) – Gli shortini e la pietra da macina

Questa volta voglio cominciare con una citazione alquanto insolita, per uno come me:

«E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare»

(Matteo 18 – 5/6)

Per accoglierli li accolgono e come, i nostri piccoli e le nostre piccole.

Sto parlando di discoteche, pub, bar e baretti, ritrovi vari.

Non solo li accolgono, ma si adoperano anche per “dissetare gli assetati”.

Certo, li dissetano a modo loro: shortini low price: un bicchierino di vodka, da mandare giù in un colpo solo, una monetina da un euro. Magari aromatizzato al limone, o alla fragola, o a qualche altro frutto che, per un ragazzino o una ragazzina, rende più accattivante il sapore acre dell’alcool.

Così, a Ferrara, in un locale chiamato Lobo loco, un’adolescente di tredici anni, sfidata da qualche coetaneo (voglio sperare che fossero tali) scriteriato, accetta una sfida a chi beveva più “chupiti”, quei bicchierini molto forti che costano un euro l’uno, ne beve 18 (diciotto!) di fila, entra in coma etilico e il giorno dopo (per fortuna) si risveglia all’ospedale.

«Sono cose che succedono. È capitato anche a un mio amico in terza media» racconta, candida come un giglio.

«Conosco un’altra ragazza che d’estate tutti i mercoledì pomeriggio organizzava feste nel giardino di casa, tanto i suoi non c’erano. Io ogni tanto andavo per fare i gavettoni, ma gli altri bevevano sempre: gli alcolici se li procuravano in casa o riuscivano facilmente a comprarli in certi negozietti dove non chiedono i documenti»

Eccola la soluzione del problema: è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno o quasi nessuno fa abbastanza, con il risultato che giovani sempre più giovani si avvicinano all’alcool nel modo più sbagliato che ci sia.

Genitori disattenti: aprite gli occhi.

Negozianti avidi e disonesti: tutto si può toccare, tranne le giovani generazioni, tranne quei famosi “piccoli” di cui si parlava prima.

Altrimenti una macina da legare al collo si può sempre trovare.

 

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.