Goodmorning Brescia (162) – Un mese e un domani a misura di donna

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Si è tenuta questa mattina nella Sala Consoli di Palazzo Loggia la conferenza stampa finalizzata a illustrare agli esponenti dell’informazione bresciana la serie di iniziative organizzate dal Comune per la ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

«La massiccia presenza di giornalisti e addetti all’informazione testimonia la fondamentale importanza di questo importante calendario di eventi» esordisce l’assessore Roberta Morelli che di questa iniziativa è da considerarsi la principale promotrice e organizzatrice.

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«Sì è scelta di dilatare e di spalmare il giorno del 25 per la durata di tutto il mese di novembre, in una serie di circa 40 appuntamenti, nell’intento di approfondire adeguatamente i temi da trattare: la promozione della cultura del rispetto e delle buone prassi».

L’assessore coglie poi l’occasione per annunciare l’ottenuto appoggio della Regione al progetto per le attività di prevenzione da svolgere all’interno delle scuole bresciane.

«Entro l’anno, inoltre, verrà licenziato il nuovo protocollo per la prevenzione della violenza, nell’ambito del quale verranno coinvolti anche i comitati di quartiere e le associazioni femminili interessate».

Passando poi al merito delle iniziative che comporranno il “palinsesto” di questa complessa rassegna, Roberta Morelli rivela alcuni dei temi principali che saranno trattati: le buone pratiche per l’uso di un linguaggio inclusivo, il problema della violenza perpetrata nei confronti delle donne straniere e la violenza assistita, specificando che, a tal fine, sono previste iniziative culturali (quali reading e dibattiti) spettacoli teatrali di danza e prosa, un flash mob che si terrà nel pomeriggio di lunedì 25 novembre in Piazza della Loggia e la messa in posa di numerose “panchine rosse”.

Segue il saluto portato dal dottor  Claudio Vito Sileo, direttore generale dell’ATS, che fa presente come alla abituale collaborazione con gli ambiti territoriali si unirà la partecipazione concreta e diretta di professionisti selezionati e delegati dall’Associazione di Tutela della salute, con l‘organizzazione di un Convegno che vedrà, tra le altre qualificate presenze, quello dall’Avv. Aldovrandi da sempre in prima fila per la difesa dei diritti delle donne.

Prende poi la parola Orietta Trazzi che illustra l’idea condivisa con Costanzo Gatta che prevede la partecipazione di diverse coreografe impegnate ad affrontare, ciascuna a modo suo, i problemi della violenza di genere. A ciò si affiancherà la predisposizione di un manifesto firmato da personalità di assoluto rilievo culturale e della società civile.

«Il tutto ruota attorno allo spettacolo “Lei e il mostro”, che sarà rappresentato al Teatro Sociale la sera di mercoledì 27 novembre: spettacolo di danza contemporanea -in collaborazione con il CTB- con sette coreografie, per dire no alla violenza sulle donne, attraverso la narrazione delle vicende delle mogli di Enrico VIII e altri riferimenti storici e culturali.

L’intervento successivo è di Patrizio Pacioni, autore del dramma “Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso”.

«Si tratta di un commosso omaggio alla memoria di Marzia Savio, rapita e uccisa nel 1982, all’età di 11 anni, a Rivoltella del Garda. Una vicenda che turbò le coscienze dei bresciani e non solo le loro, una storia emblematica di quanto sia necessaria un’attenta tutela della sicurezza delle donne, dei minori e di tutti i soggetti più deboli ed esposti. Il dramma, con la regia di Mario Mirelli e la recitazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, dopo il successo dell’esordio in anteprima al teatro Sant’Afra di Brescia nello scorso aprile, ha in corso una tournée che l’ha portata e la sta portando in numerose piazze del bresciano e in altri prestigiosi teatri primo fra tutti il Teatro Petrolini di Roma. Nell’ambito degli eventi previsti per la Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza sulle donne la replica è prevista sabato 23 novembre alle 15.00 presso l’OK School Area 12 nel quartiere Casazza.

Secondo la rappresentante del comitato di quartiere Chiusure, che interviene successivamente, «Per parlare con credibilità di violenza sulle donne bisogna partire “da vicino”, quindi dalle strade dalle piazze dei singoli quartieri. La nostra idea, nell’ambito di questa rassegna, è una maratona di lettura che si terrà con la collaborazione della Biblioteca Ghetti e di volontari che, mi auguro, saranno molto numerosi».

È la volta poi delle due associazioni di donne presenti in conferenza.

Parla per prima Roberta Leviani, in rappresentanza dell’Associazione Butterfly.

«Nel corso della manifestazione, precisamente lunedì 25 novembre,  sarà inaugurata ufficialmente la sede della nostra Associazione. Nonostante la “giovinezza” della nostra iniziativa (partita il 1 luglio scorso – ndr), in pochi mesi si sono rivolte a noi quaranta donne, e altre trentacinque, insieme ai loro figli minori, sono state collocate in strutture sicure di emergenza»

Prende poi il testimone Piera Stretti, esponente della Casa delle donne.

«Sono trent’anni che lavoriamo nel settore dell’assistenza alle donne e soprattutto nell’opera di prevenzione della violenza di genere e di formazione culturale contro gli stereotipi. Solo lo scorso anno ci hanno richiesto assistenza migliaia di donne».

Finisce qui,  con le interviste, le foto e i rituali saluti.

Tre appuntamenti particolarmente interessanti concedetemi però di estrarli dal programma e segnalarli io, in ordine di data.

  • Domenica 3 novembre alle ore 17,00, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 “Scatti Mortali” mostra personale fotografica di Olga Litvinova.
  • Giovedì 7 novembre alle ore 18,00 presso la Galleria UCAI – Vicolo S. Zenone 4, “Donna tu sei mia” di e con Biagio Vinella (canzoni con testi offensivi della dignità femminile, di ieri e oggi).
  • Lunedì 25 novembre alle ore 17,30, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 – “Le donne nella letteratura “ conferenza di Carla Boroni.

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Prepariamoci: novembre comincia domani.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Sbuffi di Ponentino (9) – Un tranquillo Natale… di paura!

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.Se panettoni, torroni e pandori cominciano ad accumularsi sugli scaffali dei supermercati quando ancora non è arrivata la festa di Ognissanti, è perfettamente logico che il Teatro (disciplina e carica artistica che -come universalmente riconosciuto- “arriva sempre prima”) si occupi delle prossime (o quasi) feste di fine anno con «Un Natale molto molto… intimo» in scena da martedì scorso, fino a domenica, al Teatro Petrolini di Roma, un autentico “gioiellino” incastonato in quella serie di piccoli ma storici e attivissimi locali teatrali che dimorano nel cuore di Testaccio.

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La trama:

È nella normalità di ogni giorno, soprattutto nell’approssimarsi di feste e ricorrenze, che si annida l’orrore domestico.

Così, alla vigilia di Natale, il tranquillo e rassicurante tran tran di Marcello e consorte viene infranto dall’arrivo della suocera, minaccioso e letale come e più di Anthony Perkins armato di pugnale nei panni della defunta nonna, nell’indimenticabile quanto terrorizzante sequenza della doccia del celeberrimo «Psyco» di Alfred Hitchcock. Quando poi si scopre che la donna comincia a soffrire di una forma molto aggressiva di arteriosclerosi che ha già praticamente azzerato la memoria a breve termine, potenziando all’inverosimile quella a lungo termine, quando piombano spettacolarmente nell’appartamento un vecchio spasimante russo della suocera e la sua tradizionale rivale nei giochi amorosi di una giovinezza ormai lontana, se i cognati in partenza per Vienna sono costretti a rinunciare perché una tempesta “perfetta” di neve si accanisce sulla città, allora la situazione da critica diventa davvero allarmante e foriera di disagi e disastri.

Marcello si avvale di tutte le risorse a sua disposizione per padroneggiare una situazione decisamente ingestibile, alternando momenti di rabbia, di tecniche di rilassamento e praticare zen e un disperato ricorso alla (poca) residua razionalità che alberga nel suo animo esacerbato, ma…

Ma non c’è niente da fare!

Da qui si dipana un’ininterrotta serie di equivoci, incidenti e imprevisti che, con un ritmo incalzante  e senza concedere respiro né agli interpreti né al pubblico, conducono al positivo (ne siamo sicuri?) scioglimento finale.

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Lo spettacolo:

Il testo adattato da Lella Petrone è frizzante, mai volgare e intarsiato di gag e battute divertenti e mai volgari. La regia di Margarita Smirnova risulta al tempo stesso fantasiosa e tecnicamente impeccabile, con una gestione dei tempi e degli spazi sempre attenta e vivace.

Semplice ma efficace la scenografia, che ben disegna la calda atmosfera di una casa borghese sul punto di accogliere e celebrare nel più tradizionale dei modi le festività di fine anno. Ben scelti gli stacchi e gli intermezzi musicali.

La recitazione è corale, senza sbavature, il divertimento assicurato per un pubblico che, per tutta la durata dello spettacolo, non lesina applausi ed espliciti apprezzamenti.

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Il Teatro (cui fa capo, oltre alla compagnia stabile, una eccellente scuola di recitazione curata dalla Smirnova in persona)raccolto e ospitale, da seguire da vicino per il resto della stagione (l’8 e il 9 febbraio andrà in scena anche il drammatico e avvincente dramma «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso» che tanto successo sta già riscuotendo nei teatri lombardi) e per le prossime.

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A completamento di questo articolo, cliccando qui sotto, potrete accedere al link di una spigliata intervista con la Compagnia Stabile del Teatro Petrolini condotta dal drammaturgo Patrizio Pacioni:

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Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (161) – Entrare a teatro per uscire da una noiosa routine

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Una conferenza stampa affollata di giornalisti e davvero… fuori norma, quella che si è tenuta nel primo pomeriggio presso la Sala Giunta di Palazzo Loggia, con la presenza di surreali e accattivanti maschere viventi.

Del resto è ormai nota a tutti l’originalità della rassegna che da quattro anni si innesca nel ricco calendario bresciano di prosa.

Si parla di

GIORNATE FUORINORMA 2019
26 Ottobre, 7, 8, 9, 10, Novembre
CHE MOSTRO CHE SEI!
Guardarsi ed essere guardati tra fragilità paura e nuove scoperte.
Teatro, danza contemporanea, workshop, incontri, attività per ragazzi, musica, happening intorno ad arte e diversità

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Apre gli interventi Felice Scalvini, Presidente della Fondazione ASM.

«Più che una conferenza stampa sembra una performance, pienamente in linea con lo spirito che anima Fuorinorma !» non può fare a meno di mettere in risalto, ricordando che fin dall’inizio di questa manifestazione ASM non si limita a collaborare con gli organizzatori, ma dialoga con loro, nel comune intento della valorizzazione in città e dintorni del teatro sociale d’arte.

«Sono tre anni che il CTB collabora con questa manifestazione con assoluta convinzione, come dimostrato dall’inserimento di uno degli spettacoli che compongono la rassegna all’interno del cartellone “ufficiale” della corrente stagione» ribadisce il direttore del CEntro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera.

Giuliana Bertoldi, Consigliere della Fondazione della Comunità Bresciana, mette in risalto l’accuratezza con la quale è stato realizzato ogni dettaglio della rassegna, a cominciare dall’opuscolo divulgativo che, dietro un’apparente semplicità, si vuol rivelare un potente di tutte quelle energie solidali e culturali che scorrono nella città.

Marco Piccoli, Vicepresidente della Fondazione Sipec, sottolinea come sia l’inquietudine (intesa nell’accezione più positiva del termine) il “motore” che muove e rende significative tutte le giornate Fuorinorma. Per poi concludere con una suggestiva citazione:  «Essere percepiti ogni giorno come uguali è la più severa condanna all’invisibilità».

Nel suo intervento, Domenico Bizzarro, Presidente della Cooperativa Sociale la Rete, ragiona su una frase che dovrebbe essere molto più di uno slogan : «Ci si spende molto nella ideazione e nella creazione di nuove ionixziative, ma poi non ci si cura abbastanza di monitorare e curare quotidianamente i rapporti interpersonali. In altre parole: meno inaugurazioni e più manutenzioni!»

È di Beatrice Faedi, com’è giusto che sia, la “parte del leone”.

«Non fatico ad ammettereche senza il supoporto di Enti e Istituzioni, gli eventi di Fuorinorma, semplicemente, non potrebbero avere luogo» confessa l’esponente di Somebody Teatro delle Diversità.

«Quella che si presenta alla partenza è un’edizione molto corposa, dunque anche rischiosa» premette, prima di passare all’esposizone degli appuntamenti in programma.

«Si comincerà il 7 novembre con un debut»segna ci sarà poesia, dunque, ma anche recitazione, ballo e musica. Segnalo, tra gli altri, l’evento “fumettistico” (ma non solo)  “Tutti mostri di Dylan Dog”  (con la partecipazione del grande disegnatore Corrado Roi e le due dark lady della dei testi, Barbara Baraldi e Paola Barbato. che sta già incontrando un interesse persino inatteso nelle dimensioni in cui si sta registrando».

La conclusione è un numero, precisamente il 3.000 che narca le presenze registrate nelle quattro giornate della scorsa edizione.

Un nunero che, se conosciamo un po’ Beatrice, è sua ferma intenzione migliorare ulteriormente quest’anno.

Alla chiusura e al saluto di commiato (così come aveva provveduto a introdurre la riunione-stampa) provvede il vice sindaco Laura Castelletti.

«Somebody Teatro e Fuorinorma sono energia pura, qualcosa che rende possibile a Brescia porsi al centro di un certo tipo di riflessione a livello nazionale sul riconoscimento delle differenze e delle fragilità e dell’intuizione su come soddisfare certi bisogni da esse derivanti».

E. come (im)prevedibile, per la gioia dei fotografi, lo scatto di gruppo finale.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Falstaff l’esagerato ammalia Brescia

Sir John Falstaff è un personaggio creato da William Shakespeare che appare nell’ Enrico IV e nella Allegre comari di Windsor e viene nominato nell’ Enrico V, per la creazione del quale si dice che il grande drammaturgo si sia ispirato a Sir John Oldcastle (realmente vissuto) che fu a capo delle milizie inglesi nel corso della Guerra dei cent’anni.

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Falstaff è anche il titolo dell’ultima opera di Giuseppe Verdi, il cui libretto, scritto da Arrigo Boito, ispirato al già nominato Le allegre comari di Windsor, ma arricchito con alcuni passi tratti anche da Enrico IV parti I e II.

Prima di dedicare qualche minuto a questa recensione, se lo ritenete utile, potete leggere il servizio di Bonera.2 sulla conferenza stampa di presentazione di «Falstaff e il suo servo»dell’evento:

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Goodmorning Brescia (160) – Al Sociale è in arrivo l’uomo dagli smodati appetiti!

 

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È la vita stessa a renderci bulimici, costantemente insoddisfatti, centrati su noi stessi e, soprattutto, ridicoli.

Il grasso, il panciuto, il gigantesco, l’esagerato, il ridondante Falstaff , è la sintesi suprema, il distillato allo stato puro dell’esiziale summa di tutti questi difetti dell’essere umano, che Shakespeare tratteggia e anima da quasi-dio della creazione artistica qual è, con il soffio vitale che egli solo lui conferire ai propri personaggi.

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Un uomo tronfio e supponente, ma al tempo stesso inconsapevolmente e insospettabilmente eroico, a suo modo, capace, nella grandezza delle proprie mancanze riesce persino a suscitare la livida invidia di un servo colto, ma reso ottuso dal livore di chi , qualunque ne sia la natura e la qualità, al proprio interno lascia intravedere una scintilla;  un uomo irridente e al tempo stesso ridicolo fin dall’inizio della pièce, rovesciato al suolo come una tartaruga rovesciata, che non sarà mai capace di raddrizzarsi e alzarsi in piedi senza l’aiuto altrui, che nella pratica del certame amoroso riesce a diventare (e proprio questa è la sua grandezza) ancora più ridicolo.

Un uomo di una miopia intellettuale talmente forte da sfiorare la cecità: «Sei un uomo di troppe parole» gli contesta il servo, che invece la vista delle debolezze altrui ce l’ha fin troppo acuta. «No, sono un uomo che usa la logica», risponde Falstaff, con fede incrollabile in se stesso.

E intanto l’odio del servo verso il padrone ribolle, cresce, perché è difficile che chi, povero di idee ed emozioni, non possiede un’esistenza propria, qualcosa che, alimentando il pensiero e la fantasia, si elevi dal ciclo universale della pura sussistenza fisica.

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«Non basta voler vivere, per vivere davvero» contesta a Falstaff, ma è solo la livida smorfia dell’invidia.

Poi, a guarnire e valorizzare un’esistenza intessuta di autoillusioni e vanità, arriva una provvidenziale (sembra strano, ma mi sembra opportuno definirla così) morte in battaglia. Una cornice talmente preziosa che, limitando un quadro che va a sfocarsi ai bordi estremi, rende un mediocre ritratto un quadro un po’ più bello e gradevole da vedere.

Anche la morte sul campo, però, merita un ultimo, clamoroso e irriverente sberleffo: perché, come disse e scrisse Oscar Wilde, “La vita è troppo importante per essere presa sul serio“.

L’ardita opera di “taglio, assemblaggio e cucitura” dei vari brani shakespeariani (senza distogliere mai lo sguardo dal Falstaff verdiano) portata a compimento da Nicola Fano e Antonio Calenda si rivela azzeccata e vincente. La messa in scena di «Falstaff e il suo servo» per opera dello stesso Antonio Calenda ha lo stesso risultato di un prodotto di alta sartoria: un abito su misura in cui non si riesce a ravvisare neanche una piega fuori posto.

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La recitazione di Franco Branciaroli, oltreché impeccabile come sempre, nell’occasione ispirata e in qualche modo amplificata dall’evidente empatia tra attore e personaggio, è validamente sostenuta da quella di grande valore del servo Massimo De Francovich e dall’efficace accompagnamento di Valentina Violo, Valentina D’Andrea , Alessio Esposito e Matteo Baronchelli. Di grande suggestione le scene e i costumi di Laura Giannisi, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Cesare Agoni.

Appuntamento da non mancare: al Teatro Sociale di Brescia fino al 3 novembre.

(foto dello spettacolo inserite a corredo di questo articolo: ph Tommaso Le Pera)

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Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (160) – Al Sociale è in arrivo l’uomo dagli smodati appetiti!

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Che sia a inizio stagione, oppure alla fine, o anche nel mezzo, ogni volta lo spettacolo il cui protagonista è Franco Branciaroli è un evento capace di attirare i giornalisti, in occasione della conferenza stampa di presentazione, come un prato fiorito fa con le api.

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Così è successo questa mattina, in occasione della prossima messa in scena al Teatro Sociale di «Falstaff e il suo servo», registrando una richiesta di accrediti stampa talmente elevata da costringere gli organizzatori a disporre lo spostamento dalla sede originariamente prevista (il foyer del teatro sociale) alla sala conferenze della sede del CTB in Piazza Loggia.

Fa gli onori di casa il direttore Gian Mario Bandera che ricorda, prima di passare la parola agli artisti, che le 14 repliche bresciane rappresentano soltanto l’inizio di una lunga tournée che vedrà lo spettacolo di iniziare teatri di tutta Italia passando, prima di approdare a Roma, anche dal Piccolo Teatro di Milano.

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«Debuttare con questo spettacolo a Brescia, città alla quale mi lega l’antica e preziosa amicizia con alcuni degli esponenti della rinascita del movimento teatrale bresciano dell’ultimo scorcio del ‘900, è come approdare in un porto sicuro e in questa occasione mi è ancora più gradito farlo insieme a Franco Branciaroli (che, neanche a dirlo, impersonerà Falstaff) con il quale ho già condiviso altre  numerose quanto prestigiose avventure artistiche» premette il regista Antonio Calenda.

«Altrettanto si può dire, ovviamente, per Massimo De Francovich che indossa invece i panni del Servo», aggiunge subito dopo, prima di argomentare in dettaglio sulla pièce che sta per andare in scena.

«I motivi per i quali in Italia Falstaff non è stato sino a questo momento portato in scena con la dovuta frequenza si possono identificare nella difficoltà di reperire attori muniti della necessaria prestanza fisica e recitativa e per il grande impegno richiesto agli interpreti. Peccato, perché nella galleria dei personaggi shakespeariani, esso incarna l’aspetto dionisiaco dell’uomo, distinguendosi tra tutti per una feroce volontà di essere e per una bulimia di piacere e un incessante desiderio. In pratica un fratello maggiore (o minore) di Riccardo III. Quanto all’interpretazione che ne fa Franco, può definirsi con una sola parola: “somma”. La compagnia che lo affianca è composta di attori di alto livello, non numerosissimi ma capaci di moltiplicarsi in scena, avvalendosi d di collaboratori che si collocano nell’aristocrazia della coreografia e della danza».

Dopo aver ribadito che «Falstaff, personaggio per la cultura inglese risulta quasi più importante dello stesso Amleto, per l’Italia (a parte la grande ma non da sola sufficiente prestazione verdiana) resta alquanto defilato», Franco Branciaroli fa presente come nel personaggio interpretato si mescolino le straordinarie capacità di trattare contemporaneamente e a livello di eccellenza sia temi “alti” che aspetti della vita bassi e materiali.

«Certo la traduzione in italiano (come faceva notare anche Gramsci quando indossava le vesti di critico teatrale) limita non poco la possibilità da parte del pubblico di gustare fino in fondo gli innumerevoli e argutissimi giochi di parole del testo originale» non manca di ricordare, prima di accennare alle difficoltà incontrate personalmente nella recitazione che lo vede avvolto nel salsicciotto di cotone necessario per rendere l’esuberante fisicità di Falstaff.

«Non avendo potuto sperimentare l’effetto che farà su di me in scena il calore dei riflettori» conclude con ironia, «si è deciso di predisporre, a titolo precauzionale, opportuni interventi da effettuare in caso di situazione critica. Tra questi anche un bel paio di forbici utili a tagliare via l’imbottitura

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«Nei miei non pochi anni di pratica teatrale» dice Massimo De Francovich, «ho sempre privilegiato la “negatività” che trovo, in scena, molto più interessante della “positività”. Il personaggio del Servo, al quale do vita e voce è quello che si può definire un “odiatore seriale”. Detesta visceralmente Falstaff, ciò che fa e ciò che rappresenta e ne vuole la rovina con ogni risorsa a disposizione. Ciò che per Falstaff risulta affascinante per il servo è orribile e non fa fatica a esternarlo nel corso dei frequenti dialoghi diretti con il pubblico in sala».

Le conclusioni dell’incontro le tira Elena Bonometti, membro del consiglio di amministrazione del CTB che, per prima cosa ringrazia Calenda per gli apprezzamenti attribuiti all’opera del Centro Teatrale Bresciano.

«Falstaff e il suo servo (in collaborazione con il Teatro de gli Incamminati e  TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, è la prima di quattordici produzioni di un anno impegnativo non solo dal punto di vista tecnico-organizzativo, ma anche da quello economico; un’operazione di grande interesse anche e soprattutto per l’estrapolazione effettuata del personaggio che compare nell’ Enrico IV, nelle Enrico V e nelle Allegre comari di Windsor, valendo anche come conferma di quanto il nostro italianissimo Verdi (un autentico genio, che adoro senza riserve) abbia fatto per il complesso dell’opera shakespeariana. Viene messa in piena luce la figura di Shakespeare “psicologo” oltre che poeta e inarrivabile drammaturgo: un autore capace di compiere argute e profondissime introspezioni nei personaggi creati dalla sua immensa e inesauribile fantasia»

Per aggiungere, subito dopo, con sincero e compiaciuto stupore: « È davvero incredibile come, anche per chi vive nel Teatro da tempo, come me, ogni occasione, soprattutto come questa occasione, sia continua fonte di riflessione e di arricchimento personale».

Prima dei saluti finali e dell’appuntamento per la “prima”, Elena Bonometti ricorda che il 24 ottobre, nell’ambito delle rassegne collaterali organizzate dal CTB di cui ho scritto ieri, presso l sede della Cattolica, appuntamento il 24 ottobre con Franco Lonati che parlerà del personaggio shakespeariano di Falstaff. Grazie anche alla voce dell’attore Daniele Squassina ghiotta occasione di una ulteriore riflessione sui temi trattati.

Dello spettacolo, quando sarà il momento, vi racconterà tutto, come sempre, GuittoMatto.

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Goodmorning Brescia (159) – Questa sì che si chiama cultura a tutto tondo!

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I pomeriggi al CTB” (quinta edizione) e “Letteratura & Teatro” (arrivato addirittura al 14° anniversario) sono due serie di eventi che fiancheggiano e caratterizzano ogni anno la stagione del Centro Teatrale Bresciano.

Apre la conferenza stampa di presentazione delle rassegne la consigliera Patrizia Vastapane, mettendo in evidenza come si tratti di due rassegne che coinvolgono noti esponenti del mondo culturale, artistico e dell’informazione i quali, sottolinea, “interverrà a titolo assolutamente gratuito”.

«È nostra intenzione cercare di ripetere i buoni risultati ottenuti sia con i giovani che con gli adulti nel promuovere e rinnovare l’interesse per il teatro» conclude, passando poi la parola al Direttore del CTB.

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«Quello tra il CTB e l’Università Cattolica è un rapporto importante che, mi auguro, si protrarrà a lungo e in modo sempre più fattivo» ricorda Gian Mario Bandera. «Mi preme intanto sottolineare che in considerazione del crescente numero di partecipanti agli eventi registrato nella scorsa stagione, si è deciso di spostare gli incontri dal Foyer del Teatro Sociale a sé più capienti come il Salone Vanvitelliana di Palazzo Loggia, l’aula magna Tovini dell’Università Cattolica e il Teatro San Carlino».

Prende poi la parola Manlio Milani (presidente della Casa della Memoria).

«La nostra collaborazione quest’anno si riallaccia a  due significativi anniversari: il 50º della strage di Piazza Fontana e il 45º della strage di Piazza della Loggia. Due avvenimenti tragici che accomunarono nel lutto e nell’indignazione due città grande di tradizione democratica come Milano e Brescia, facendo sì che i loro abitanti si unissero indissolubilmente nella lotta alla violenza e al terrorismo. Luciano Violante si occuperà delle riflessioni istituzionali, Paolo Corsini approfondirà, invece, gli aspetti più prettamente storici.

Prima di passare la parola alla coordinatrice de “I pomeriggi al CTB”, la docente di letteratura tedesca presso l’Università Cattolica Lucia Mor, Giovanni Panzeri, direttore di sede della Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, si limita a ribadire come la crescita registrata dalle rassegne oggetto della conferenza stampa sia in termini tecnico-qualitativi che in termini di presenze di pubblico e di interesse, testimoni la riuscita degli incontri grazie anche al sempre più accurato allestimento.

«L’iniziativa nacque da un’idea molto semplice: si voleva trovare un luogo d’incontro ideale in cui si potesse far parlare e fare ascoltare la letteratura. Fin dall’inizio il successo registrato si rivelò persino superiore alle più rosee aspettative. Si tratta di occasioni imperdibili nel corso delle quali risulta possibile individuare e mettere a fuoco numerosi e significativi aspetti del complessissimo dell’animo umano, prevalentemente attraverso la prospettiva teatrale. Nell’edizione di quest’anno, la presenza di classici immortali (lo shakespeariano “Falstaff” -che aprirà la stagione- primo tra tutti) e di numerose trasposizioni sceniche di testi letterari di altissima qualità, aiuterà a sollecitare l’interesse del pubblico non solo in ottica locale ma anche nazionale» spiega appunto la già citata Lucia Mor, per aggiungere e concludere subito dopo che, nel corso dei “Pomeriggi” saranno trattati temi di grande attualità come la disabilità, le diversità, il crescente fenomeno delle fake news e le tematiche della scuola intese come sfida dell’educazione.

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Goodmorning Brescia (158) – Matrimonio? No, meglio un “marito in affitto”!

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«Caro, hai visto che la lavatrice continua a perdere acqua a ogni lavaggio? Perché non ci dai un’occhiata

«Amore, dalla finestra della camera da letto entra uno spiffero…»

«Tesoro, sono dieci anni che non tinteggiamo le pareti e sono ridotte da fare schivo. Dovresti pensarci tu

«La cantina è piena di cose inutili e non c’entra più niente. Ti decidi a fare un paio di viaggi alla discarica

E potremmo stare qui ancora per ore, senza riuscire a dare fondo a fastidi e relative incombenze talmente numerose da superare le stelle di un cielo limpido di agosto.

Mariti, solo ad ascoltare simili discorsi, sentite incombere la depressione?

Dai, non fate così, c’è sempre un rimedio a tutto, a quanto si dice. In questo caso il rimedio (che è un’azienda di servizi) ha un nome, un sito, un indirizzo email e anche un numero di telefono.

Una via semplice e accessibile a tutti è quella di cercarlo su Facebook:.

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https://www.facebook.com/ilmaritoinaffitto/

https://www.facebook.com/Il-Marito-in-Affitto-di-Brescia-1476255389262784/

Poi passiamo al sito ufficiale: (https://www.ilmaritoinaffitto.it) sul quale potrete trovare la “storia” di questa originale e utile iniziativa:

Nel 2007, “il Marito in affitto” ha rilevato un bisogno semplice e chiaro nel settore delle piccole attività di riparazioni e manutenzione domestica: rendere le persone indipendenti da parenti e amici nel risolvere i problemi di casa, giardino e della vita quotidiana, diventando un unico punto di riferimento affidabile a cui rivolgersi.

Il Marchio accattivante e l’utilità del servizio ideati da Fabio Cerizza e suo padre Gian Piero hanno immediatamente suscitato l’interesse dei Media, che hanno permesso al marchio di aumentare la popolarità ed il riconoscimento. La crescente richiesta del servizio proveniente da tutta Italia, ha trasformato nel 2008 l’iniziale ditta individuale in una società in franchising in continua espansione anche oltre i confini nazionali.

In Italia sono presenti circa 40 affiliati de «Il Marito in Affitto» sparsi sul territorio nazionale. Grazie alla collaborazione di imprenditori esteri, la struttura franchising è attualmente presente anche in Svizzera ed Austria ed ha l’obiettivo di estendersi anche presso gli altri paesi europei.

Il marchio “Il Marito in Affitto” è infatti registrato anche a livello Europeo, e in diversi paesi esteri come “Husband for rent”, “Ehemann zu mieten”, “le Mari à louer”, “Echtgenoot te huur”, “ΣΥΖΥΓΟΣ ΠΡΟΣ ΕΝΟΙΚΙΑΣΗ”, “Ægtemand til leje”.

Il Marito in Affitto ha attirato l’attenzione anche di importanti marchi che trattano prodotti e servizi relativi alla manutenzione della casa, con i quali ha posto in essere collaborazioni e convenzioni.

Dopo dieci anni di presenza consolidata sul mercato, “Il Marito in affitto” si è evoluto verso l’offerta di servizi sempre più completi per la propria clientela, svolgendo non solo piccole riparazioni domestiche come agli esordi, ma anche lavori più complessi e articolati, quali attività edili o di tinteggiatura.

Oggi si pone l’obiettivo di aumentare sempre più la copertura sul territorio con nuovi Affiliati in grado di soddisfare tutte le esigenze dei clienti, offrendo loro una vasta gamma di servizi.

Ah, manca ancora il recapito-mail: potete esporre gli innumerevoli e inquietanti problemi che affliggono la vostra magione scriverndo qui.

info@ilmaritoinaffitto.it 

E, se siete abbastanza tecnologici, c’è anche una bella APP già bell’e pronta per il vostro cellulare.

Ma… a Brescia?

Come stanno le cose per quanto riguarda la nostra città?

Per quanto riguarda la città e le sue immediate vicinanze c’è lui, Andrea Paterlini, che presidia alla grande il territorio.

Uomo sempre sorridente e disponibile, dalle mille abilità e dall’infinita cortesia pronto ad appendere tende e quadri, ad attaccare mensole, a dare un’occhiata a quella presa elettrica difettosa e a quel rubinetto che continua a gocciolare, soprattutto di notte, a liberare il vostro solaio e il vopstro garage, incaricandosi di portare alla discarica le cose inutili… e tanto altro ancora.

E, nei casi più “gravi” in possesso dei contatti di ogni “specialista” necessario a fare un consulto sul problema emerso.

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Sentiamo un piccolo “spot” direttamente dalle sue parole:

Non possiamo purtroppo farvi viaggiare nel tempo, (ci stiamo lavorando comunque🤣) ma possiamo sicuramente aiutarvi in tutti quei lavori di manutenzione che avete sempre posticipato!
Bresciani, chiamatemi direttamente al 3248121450!

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E vai, Marito in Affitto! Sei l’unica speranza e la salvezza di quei Mariti Stanziali che alla vita chiedono soltanto… di rilassarsi un po’!

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NB: nonostante la denominazione,, il prodotto è utilizzabile anche da esseri di sesso maschile e donne nubili.

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Goodmorning Brescia (157) – Poche storie… rigorosamente bresciane

È in partenza la nuova e ambiziosa iniziativa promossa dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con il Centro Studi RSI: «Storie bresciane», ciclo di quattro appuntamenti finalizzati ad “approfondire alcuni fondamentali eventi della storia cittadina”. A maggior sottolineatura dell’importanza dell’evento, la conferenza stampa di presentazione, tenuta nella Sala Giunta della Loggia è stata aperta dall’intervento del Sindaco Emilio Del Bono.

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«Si tratta di un nuovo format di cui io e la Giunta ci sentiamo particolarmente soddisfatti e orgogliosi. Ci siamo concentrati sulle biografie di grandi bresciani posizionati in scenari complessi- Un’operazione assolutamente necessaria, a mio avviso, per meglio comprendere, attraverso le tracce lasciate dal passato, la realtà del presente e le tendenze del futuro» spiega Mario Maviglia, quasi cinquant’anni di vita spesi nella scuola e (soprattutto per la scuola). Per ricordare poi che «La cifra stilistica che contraddistingue questa offerta culturale è quella di mettere insieme argomenti storici e tipologie di narrazione diverse, prima tra tutte quella resa possibile e praticabile dall’approccio teatrale»

Il professor Roberto Chiarini, già titolare della cattedra di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, membro dei Comitati scientifici della Fondazione Turati di Firenze, della Fondazione Lucchini di Brescia, della Fondazione Craxi di Roma e del Comitato di redazione della rivista “Ventunesimo secolo” motiva la scelta delle personalità alle quali sono dedicati gli incontri  e dei rispettivi relatori.

«Si tratta di personaggi che al rilievo locale affiancano anche un rilievo nazionale e internazionale e che simboleggiano i principali movimenti d’idee che hanno caratterizzato il percorso del ‘900: liberalismo, interventismo e anti-politica, fascismo e nascita della comunicazione di massa. Cattolicesimo politico. Nell’ordine Papa Paolo VI, Gabriele D’Annunzio, Augusto Turati e Giuseppe Zanardelli».

Le conclusioni sono tirate da Gian Mario Bandera, Direttore del C.T.B.

«Il Centro Teatrale Bresciano vuole essere “Facilitatore culturale”: un punto di primario e costante riferimento all’interno della città e del suo territorio. Questa nuova iniziativa si innesca in un’operazione di memoria che si è intrapresa già da anni. Per comprendere l’importanza che attribuiamo a questi eventi, basti citare gli attori che abbiamo scelto per portarla in palcoscenico: Franca Muti (oltre che prestigiosa attrice, devota del brescianissimo Papa Paolo VI) Graziano Piatti, Fausto Cabra, Monica Ceccardi e Anna Scola. Per garantire la massima diffusione del messaggio si è deciso di aprire a tutti la partecipazione con prezzi poco più che simbolici e offerte ulteriormente vantaggiose riservate agli studenti.

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La conferenza si conclude qui, e resta l’aspettativa di una Brescia che, a dirla con le parole dei relatori, “si guarda allo specchio e si lascia guardare”.

 

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