Polizia di Stato: una “pubblica sicurezza”… che rassicura il pubblico

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Alla fine ce l’ho fatta.

Dopo aver visitato gli attrezzati e futuristici laboratori della “Scientifica”, a Roma, all’interno  della Direzione centrale Anticrimine di via Tuscolana, dopo un veloce ma illuminante sopralluogo nella Questura di Piacenza, regno incontrastato (nei miei romanzi) dell’inflessibile commissario Cardona, altrimenti noto come il Leone di Monteselva, non poteva mancare un pellegrinaggio, per così dire, in uno dei “santuari” della Sicurezza italiana: l’edificio di via Fatebenefratelli 11, a Milano, austero e pulsante di attività a ogni ora del giorno e della notte.

Una visita intensa e molto proficua al termine della quale…

Restate seduti e abbiate un attimo di pazienza, che adesso ve lo racconto. 

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Si chiamano Fabio e Fabiola. Uno il capo-pattuglia, l’altra l’autista. Lui milanese e lei palermitana.

La vettura di servizio, invece, è contraddistinta dal nome Tevere 4, che richiama molto da vicino la Capitale.

Oggi sono con loro nel consueto turno di pattugliamento della città, in un limpido e tiepido pomeriggio di fine estate.

Dalla centrale operativa solo pochi avvisi. Una lite tra coniugi, un discussione troppo animata tra padre e figlio, un alterco tra condomini, insomma roba da baruffe chiozzotte, piuttosto che da impero del crimine.

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Arriva una chiamata: sul retro di un grande e famoso ospedale, le guardie giurate hanno individuato un maldestro ladro di biciclette (sì, ne esistono ancora, non si tratta di un remake del celeberrimo film di De Sica-padre) e hanno chiamato il 112. In pochi secondi, senza clamore e senza violenza, il malvivente è in manette, arrivano altre due volanti, una lo carica e lo porta via, mentre l’equipaggio dell’altra resta a raccogliere testimonianze e a cercare riscontri materiali che serviranno a facilitare il lavoro del magistrato.

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Noi si riparte, i delinquenti milanesi hanno deciso a grande maggioranza che questa giornata di fine estate è troppo bella e troppo dolce per fare guai e farsi arrestare, così la voce della radio convoca gli agenti in un altro grande ospedale, presso il quale i genitori di una ragazza entrata in coma, comprensibilmente affranti e nervosi, se la stanno prendendo, a quanto pare, con il medico di turno.

Non tocca a noi,  che siamo fuori zona, quindi ne approfitto per chiedere ai miei “compagni di squadra” cosa farebbero in un’occasione del genere.

«A volte la cosa migliore è far parlare e predisporsi all’ascolto» risponde Fabio.

«Spesso quando arriviamo, e invitiamo nel modo giusto le persone a ragionare e a confrontarsi, invece di arrivare allo scontro fisico, basta la nostra presenza a normalizzare la situazione e a ricondurre entro limiti ragionevoli l’aggressività» aggiunge Fabiola.

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Si risale in macchina e si riparte, con i due agenti che tengono d’occhio tutto ciò (e tutti quelli che) scorre oltre i vetri del parabrezza e dei finestrini.

Un anziano si sbraccia, richiamando l’attenzione.

Un crimine è stato commesso, alla fine? No, solo un falso allarme: il pensionato in pantaloncini vuole “denunciare” solo un tombino sconnesso al centro della via, che potrebbe causare, se trascurato, qualche grave incidente stradale. In realtà mi sorge il sospetto che cerchi, più che altro, un, pretesto per allentare, con una chiacchierata, l’ancora persistente solitudine agostana degli anziani. Fabio prende nota, fotografa e garantisce, ringraziando per la segnalazione, il suo personale interessamento nel segnalare l’inconveniente ai responsabili della manutenzione stradale. Il vecchietto è contento e si sente meno solo. Almeno per un po’.

Intanto è arrivato il momento di rientrare.

Mi rendo conto che la parte “avventurosa” che è presente in me come in ogni altro (ma probabilmente in misura maggiore, per quel che mi riguarda) non è completamente soddisfatta: possibile che in quattro ore di turno nella tentacolare metropoli non si sia verificato niente di davvero interessante, come un rapimento, un omicidio, una rapina?

L’altra parte, quella più razionale, oppone due argomentazioni, entrambe convincenti e vincenti: la prima è che se non si sono mossi i delinquenti, non ci sono neanche vittime che abbiano riportato danni più o meno gravi; la seconda…

Sulla seconda, ecco, vorrei spendere qualche parola in più.

Al di là delle informazioni sul funzionamento reale della Questura di Milano, che ho ricavato dalla giornata trascorsa in loco grazie alla cortesia dei massimi dirigenti della stessa (grazie in particolare al Questore Marcello Cardona -basta il cognome!-, al Vice Questore Antonio D’Urso, al Vice Questore aggiunto Chiara Ambrosio) e degli agenti che mi hanno accolto e seguito con squisita disponibilità, c’è ben altro e molto di più.

È che quando sono uscito dalla giornata impegnativa e intensa quante altre mai, trascorsa tra Fatebenefratelli e Tevere 4, mi sono ritrovato con una positivissima consapevolezza: l’organizzazione tecnica, logistica e strategica dell’azione di controllo e repressione svolta dalla Polizia, insieme al livello di addestramento, all’impegno, alla professionalità e a quel tesoro che si chiama “umanità” di cui dispongono gli agenti impegnati sul campo (come i simpaticissimi Fabio e Fabiola) garantiscono per noi cittadini il massimo grado di tutela possibile.

Hurrà per Milano tranquilla, come, fortunatamente, è stato il pomeriggio di ieri, anche nelle strade e nei quartieri più “caldi”, ma…

Il turno di notte, quando lo potrò fare?

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Categorie: Giorni d'oggi.

E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Lettera D, come Denise e come “dedizione”

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Denise l’ho conosciuta (virtualmente) per caso, amica di un carissimo amico.

Il suo biglietto da visita, come spesso succede in Rete, è stato un link: quello del blog che conduce con grande impegno, ormai da diversi anni.

Eccolo qui, è questo:

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L’ho subito visitato, naturalmente e, abbassando lo sguardo quel tanto che basta, allorché la homepage di «Lettera D» mi è comparsa sullo schermo, ho notato nella barra sottostante una serie di contenuti che non potevano non attirare la mia attenzione.

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Curioso come sono, ho deciso seduta stante di approfondire la conoscenza, e di farlo nel miglior modo che conosco e che mi è proprio: un’intervista. E, grazie alla disponibilità e alla simpatia di Denise Inguanta, ne è venuto fuori quanto segue.

Leggetelo attentamente, vi assicuro che ne vale la pena.

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Informazioni su eventi e concorsi letterari, servizi su film di ogni tipo, teatro, video, recensioni, interviste a operatori del mondo della scrittura, dell’arte e dello spettacolo, notizie musicali, ma anche informazioni utili su altri argomenti. Un gradevole minestrone che cucini con regolarità e impegno certosino su “Lettera D”, il Tuo blog. Dacci la ricetta e dicci perché lo fai.

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La ricetta è un mio segreto! Scherzi a parte… “Lettera D” nasce per essere un osservatorio sul mondo, per questo fin dall’inizio mi sono occupata di diversi aspetti della società e dell’attualità, ma gli argomenti preponderanti sono comunque quelli legati alla cultura nel senso più ampio del termine. Inoltre ho sempre voluto che il mio blog fosse aperto a tutti quelli che hanno qualcosa di interessante da dire e per questo sono stata felice di dare spazio a tanti artisti, operatori culturali e professionisti di diversi settori che hanno trovato in “Lettera D” un posto democratico dove raccontarsi e parlare delle proprie fatiche artistiche e professionali. Perché lo faccio? Semplicemente perché amo il mondo della comunicazione e della cultura e perché credo che, in qualche modo, si possa contribuire a migliorare molti aspetti della società… anche attraverso un blog. Il mio blog.

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Tra tutte queste discipline espressive, immagino che ce ne sarà qualcuna più vicina alla Tua sensibilità. Puoi dirci quale(o quali)?

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Bella domanda! Ti dirò che mi è stata posta diverse volte in altre interviste e non mi è mai stato facile rispondere. Quel che posso dirti è che sicuramente tutto parte dalla scrittura; mi occupo di editing e critica letteraria, d’accordo, ma oltre ai libri sono molto importanti per me anche la musica, il cinema, il teatro e l’arte. Ho maturato diverse esperienze professionali in questi settori e li adoro profondamente, inoltre da anni scrivo testi di canzoni, sceneggiature per cinema e teatro e ho anche ideato i programmi televisivi che poi ho condotto personalmente. Insomma … come faccio a scegliere? Amo tutto ciò di cui mi occupo e reputo queste forme di espressività artistica tutte ugualmente vicine alla mia sensibilità e creatività.

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Come dev’essere e cosa deve fare un/una blogger? Cosa può dare e/o togliere, a chi decida di impegnarsi in questo settore di comunicazione, una simile tipologia di attività?

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In verità non ci sono delle regole precise, tutto dipende dalla qualità e dal valore aggiunto che si intende dare al proprio blog: non ci si può improvvisare blogger (come purtroppo fanno molti)  senza capire cosa comporta realmente intraprendere un percorso di questo tipo. Per molti gestire un blog significa soltanto disporre di una vetrina per apparire, ma si tratta, secondo me, di un  presupposto profondamente errato. Curare un sito richiede grande sacrificio e dedizione: è essenziale, prima di ogni altra cosa, capire quali sono gli argomenti che possono realmente interessare il lettore e non annoiarlo, scrivere con continuità anche quando non si ha il tempo per farlo e, infine, dimostrarsi sempre cordiali e disponibili verso chi ti contatta per chiederti di dare spazio a ciò che ha da dire, sempre che si tratti di argomenti validi, ovviamente. È anche vero, però, che un blog, se curato con impegno e con la giusta professionalità, può riservare grandissime soddisfazioni: quando vedo l’altissimo numero di persone che segue “Lettera D” e tutte le volte che ricevo complimenti per il mio sito, sono davvero felice e questo mi ripaga per tutti i sacrifici che faccio, sacrifici fatti sempre con grande amore.

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Non Ti chiedo, naturalmente, quali siamo le Tue convinzioni morali, politiche e civili. È indiscutibile, però, che in una situazione complessa come la presente, in un’Italia che più di altri Paesi si trova ormai da troppo tempo a dibattersi tra problematiche sociali e ideologiche di notevole gravità, nessuno di noi, soprattutto chi come Te (attraverso la Rete) ha modo e occasione di comunicare con tante persone, può illudersi di poter rimanere neutro. In che modo, senza doverti necessariamente schierare da una parte o dall’altra, riesci ad aggiungere alla scarna essenzialità delle notizie il calore delle Tue idee?

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Quando racconto un fatto ho il dovere di farlo con la massima obiettività. Credo con assoluta convinzione nell’onesta intellettuale e, di conseguenza, ritengo che non bisogna influenzare il lettore con le idee personali, lasciandolo invece libero di trarre le proprie conclusioni. Odio le fake news e ogni volta che vedo qualcuno pubblicare sui social una notizia falsa mi chiedo come possa esserci in giro tanta ignoranza da credere a certe falsità e, allo stesso tempo, come possano esserci nella nostra società tante persone pronte a manipolare l’informazione per aizzare l’opinione pubblica e guadagnare visualizzazioni. Naturalmente capita anche a me di trattare nel mio blog gli argomenti che sono più vicini ai miei valori e alle mie idee, ma presto sempre la massima attenzione a non incorrere nella minima forma di manipolazione dell’informazione.

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Quali sono le parole chiave che ti caratterizzano dal punto di vista professionale?

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Sicuramente ordine, passione, integrità morale e onestà intellettuale. L’ordine per me è molto importante, dal momento che ritengo fondamentale, dal punto di vista professionale, seguire una precisa programmazione che mi consenta di raggiungere gli obiettivi che mi sono posta e di godere della fama di essere molto affidabile tra le persone con cui mi trovo a collaborare. In tutto ciò che faccio metto passione. Senza risparmio: non riuscirei mai, infatti, a svolgere qualsiasi lavoro senza amarlo profondamente. Anche l’integrità morale e l’onestà intellettuale sono due parole chiave fondamentali dal punto di vista professionale: nella vita non si deve cedere a compromessi e, se si vuole fare strada, bisogna affidarsi unicamente alle proprie forze e al proprio impegno, senza ricorrere a squallidi mezzucci, comode scorciatoie o, peggio, a vere e proprie falsità.

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Cosa c’è nel futuro (almeno in quello più prossimo) di Denise Inguanta?

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Tantissimi progetti ai quali sto lavorando sodo ma che al momento non posso rivelare. Quel che posso dire a tutti è di continuare a seguire “Lettera D”, perché ci sono in serbo tante novità e tante sorprese.

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E noi queste sorprese le aspetteremo con interesse e impazienza, seguendoti qui:

https://deniseinguanta.blogspot.com/

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Buon lavoro, curiosa, infaticabile, inesauribile, meticolosa, fantasiosa  e appassionata Denise Inguanta!

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   Valerio Vairo

 

 

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (120) – Come gestisce le emergenze Emergency, nessuno al mondo

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La sede è in centro città, in uno stabile ristrutturato abbastanza recentemente e in modo accurato, ma forse troppo defilato. Sì, perché di qui, per dirla tutta, non passa mai nessuno, tranne coloro che entrano o escono dai portoni che si aprono nei palazzi di proprietà di un ordine di suore.

 

 

È l’ufficio bresciano di Emergency di vicolo delle Lucertole 1E, in cui quotidianamente opera Silvia Koch, giovane referente Health Point,  che ci accoglie  con un cordiale e rassicurante sorriso.

Un’iniziativa che, in un prolungato e profondo stato di crisi come quello in cui versa il nostro Paese (e non solo) riveste un’importanza ancora più rilevante di sempre.

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Passiamo ora all’intervista che, sicuramente, dopo la pur doverosa introduzione, servirà a conoscere meglio la preziosa opera di Emergency nella nostra città.

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Da quanto tempo  e dove opera lo sportello informativo e di orientamento socio-sanitario di Brescia gestito da Emergency?

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La struttura di Brescia è operativa dal luglio 2016, allorché fu inaugurato e avviato con l’assistenza della delegata alla Sanità del Comune Donatella Albini,  preziosissima sia in fase di allestimento che ancora oggi, qui al numero 1E di Vicolo delle Lucertole, in pieno centro città, messo a disposizione dalla Congregazione delle Suore Ancelle della Carità. All’arredo dello spazio ha contribuito la Fondazione Poliambulanza. Lo sportello è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.00 del mattino alle 13 e dalle 14 alle 18 del pomeriggio. Oltre a un mediatore culturale (al momento io) vi operano 25 volontari di Emergency, tra sanitari e altri, che si alternano nelle varie attività. Dall’inizio a oggi sono state seguite oltre 400 persone con più di 3100 prestazioni di assistenza complessive.

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Che cosa fate, nello specifico, per realizzare gli obbiettivi che vi siete preposti al momento dell’avvio del vostro lavoro?

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Le principali attività svolte a sostegno dell’utenza, sono consulenze relative all’informazione sul funzionamento dei vari servizi socio-sanitari e su quello dei vari servizi sociali (pastoie e impedimenti burocratici, mediazione linguistica, informativa sui diritti di esenzione da ticket e sulla differenza di approccio alle prestazioni urgenti e/o essenziali e le altre tipologie d’intervento sanitario), rapporti con le amministrazioni, accompagnamenti, incontri con altri operatori per ottimizzare l’azione sul territorio, formazione individuale e collettiva su tecniche relative alla salute. Molto importanti anche l’opera di educazione sanitaria individuale e di gruppo, che rappresenta una delle attività principali svolte sul territorio, e l’informazione (aggiungerei la menzione al mondo sanitario perché è il nostro principale focus). Aggiungo che, per quanto ovvio, tutti i servizi elencati sono gratuiti.

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In città ci sono altri presidi di Emergency? 

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Al momento no, ma operano in città molti altri volontari, attivi in particolare nella educazione svolta in loco all’interno delle scuole, nella divulgazione della mission dell’Associazione e nella sempre necessaria raccolta fondi (attraverso nuove iscrizioni, manifestazioni promozionali e vendita di oggettistica).

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Qual è l’identikit di coloro che si rivolgono al vostro sportello richiedendo assistenza?

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Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’etnia più presente nella nostra utenza è costituita proprio dagli  italiani, che sono in tutto il Paese poco meno dell’8% del totale, qui in città il 15%. Seguono i marocchini, i nigeriani e gli ucraini. Per quanto riguarda i nostri connazionali, si tratta in larga parte di senza-dimora cancellati dall’anagrafe residenziale -e dunque esclusi, per irreperibilità. da un’organica e completa copertura sanitaria.

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Quali sono i principali servizi che siete in grado di offrire ai vostri utenti?

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L’idea guida di Emergency è quella di dirigere il proprio sforzo più sull’ottimizzazione dell’azione delle varie istituzioni operanti sul territorio che sulla pur necessaria (e perseguita con grande e costante impegno) azione di supporto ai singoli, e in quest’ottica cerchiamo di muoverci anche noi.

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Si potrebbe fare  di meglio e di più?

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Certamente sì, come in ogni impresa umana, del resto Purtroppo sussistono ancora carenze anche gravi nella vigente normativa in merito all’approccio al problemi relativi all’assistenza dei più deboli ed esposti: autentici “buchi” che devono essere consumati di razionalità e certezze. Credo, per fare un esempio, nella necessità di adoperarsi in ogni modo per il raggiungimento di etnie che al momento non accedono ai nostri servizi, Cina e India prime tra tutte. Per fare questo, e anche altro, occorre un maggior numero di mediatori linguistici, soprattutto presso i poli sanitari, anche se bisogna ammettere che in questo gli Spedali Civili sono già da tempo all’avanguardia. C’è da lavorare, a mio avviso anche sul miglioramento dell’accessibilità, in primo luogo attraverso l’opera del medico di famiglia, in secondo luogo curando maggiormente la tutela sanitaria di infanzia e minori.

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C’è qualcosa, tra le mille che non ho chiesto, di cui vorrebbe parlare a conclusione di questa intervista?

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Mi viene in mente che in questa pur approfondita intervista non si è parlato delle dipendenze: anche in questo i servizi di assistenza ci sono e funzionano bene, ma spesso l’utente non si avvicina e non si lascia avvicinare per motivi di pudore o di mancato riconoscimento del problema che lo affligge. Non si è trattato dei nefasti effetti che, pur dopo le significative modifiche apportate nel 2004.ancora incidono negativamente nei ricordi e, conseguentemente, nei comportamenti degli emarginati, terrorizzati dalle conseguenze di una identificazione e susseguente denuncia a seguito di un intervento sanitario. Non ho avuto occasione di manifestare pienamente la mia fede nella prevenzione: ogni euro in più speso in anticipo in questa direzione, vale almeno dieci euro che saranno senz’altro spesi in futuro per curare l’inevitabile manifestarsi di malattie altrimenti evitabili.

 

Per scoprire come aiutare concretamente Emergency, basta cliccare su questo link:

https://sostieni.emergency.it/index.php?idc=SA.GEN.WEB.SITO

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi e I&S - impegno & solidarietà.