Post It (11) – Balena blu, accetto la sfida!

Una balena blu, che ricorda quei simpatici e  innocui animaletti di gomma gonfiabil con i quali facevamo il bagno da bambini, sotto l’occhio vigile dei nostri genitori, sin troppo protettivi: in piscina, al mare, al lago, o più semplicemente nella piscina di casa.

Adesso, per colpa di qualche imbecille-criminale (o criminale-imbecille, fate voi)  quello di Blue Whale è diventato un sinistro simbolo di violenza e di morte.

La mente bacata che ha ideato “Blue whale” appartiene a Philip Budeikin, 21 anni, studente russo di Psicologia arrestato l’anno scorso, senza che, ahimé, la serie di suicidi indotti si sia fermato. Perché lo scopo di questo perverso gioco è proprio quello di istigare, attraverso un atroce percorso guidato, fatto di autolesionismo, minacce e omertà, che dalla Russia si è diffuso in altri paesi, come Francia, Inghilterra, Brasile e, da qualche tempo, purtroppo, anche in Italia.

Il nome è mutuato dal fenomeno che vede, periodicamente, interi banchi di balene spiaggiarsi sulle coste e morire  per asfissia e disidratazione non essere in grado di rientrare in acque più profonde. L’origine di siffatti episodi non è ancora stata individuata: i biologi si dividono tra chi propende per uno smarrimento collettivo dell’orientamento e chi invece ritiene che si possa trattare del vano tentativo di un’intera comunità di cetacei di soccorrere un individuo in difficoltà.

Il cosiddetto gioco consiste in cinquanta azioni quotidiane preparatorie, tese a preparare un suicidio da effettuarsi alla fine del “protocollo” tramite lancio dalla sommità di un edificio nel vuoto. Le crudeli regole che ne disciplinano lo svolgimento vanno da un feroce autolesionismo all’induzione di una prolungata insonnia mediante ascolto ad alto volume di musica psichedelica, ad altre prove (sdraiarsi sui buinari mentre si avvicina un treno, esibirsi in acrobazie estreme etc. etc.).

Si sono sinora contate oltre centosessanta giovani vittime soltanto in Russia. Moltissime altri nel sempre maggiore numero di stati contagiati da questo fenomeno.

Di seguito una succinta ma indicativa rassegna stampa sull’argomento.

 

 

Fin qui la notizia.

Mi restano soltanto un paio di cose da aggiungere, e lo farò nella modalità più incisiva del “discorso diretto”: 

  1.  «Ragazze e ragazzi, se qualcuno di queste bestie criminali vi contatta, non tenetevelo dentro, non restate soli: parlatene subito ai vostri genitori. Oppure mandatemi un messaggio scrivendo un commento a questo post. 
  2.  «Vigliacchi bastardi di Blue Whale e di gruppi del genere, perché questo gioco non provate a farlo con me? Mandatemi anche voi un messaggio qui, invitandoi  a giocare con voi, e vi fornirò il mio indirizzo email e, all’occorrenza, anche un numero di telefono al quale contattarmi. Ok? State certi che accetterò la vostra sfida, solo di una cosa, vi prego: non fatemi aspettare troppo, per favore 😉  »

    Valerio Vairo

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Goodmorning Brescia (47) – A tu per tu con Adriana, presidente dell’ascolto

L’occasione è quella di un’assemblea della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, in acronimo FIDAPA BPW International. Una sigla, riferita alla Sezione di Brescia Vittoria Alata, che dovrebbe essere ormai piuttosto nota fra i frequentatori del nostro blog.

   

Location scelta per l’appuntamento l’ Agriturismo Casa Adea di Rodengo Saiano, una grande ed elegante villa arrampicata sulle alture, un panorama di quelli di cui può godere un’aquila dal suo nido, affacciata com’è su una verde e spaziosa piana.

 

 

 

 

 

All’ordine del giorno (oltre al tradizionale, rilassato e affettuoso saluto tra socie di fine primavera) alcuni importanti temi tra cui l’elezione delle rappresentanti per l’Assemblea nazionale che si terrà a Roma, il consenso per le cariche nazionali e distrettuali e la nomina della commissione elettorale per il rinnovo cariche di sezione.

Ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con Adriana Valgoglio Gambato, dinamica e instancabile Presidente, ormai prossima a passare il testimone a chi sarà scelta per avvicendarla.

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Due anni intensi alla guida della sezione «Vittoria Alata». Sembra davvero che siano volati. È arrivato il momento della cosiddetta autovalutazione di fine mandato, magari con l’assegnazione di un voto… a se stessa.
L’appuntamento per le elezioni del Consiglio di sezione di presidenza e della nuova presidente si terranno il prossimo 13 giugno.   Il mio incarico, invece, si esaurirà il 30 settembre, vale a dire esattamente una settimana dopo l’importantissimo appuntamento che si terrà nella Capitale, relativo all’avvicendamento delle cariche sociali a livello nazionale. Voti non me ne posso e non me ne voglio dare. Lascio questo compito ad altri, invocando la “clemenza della Corte”. Scherzi a parte, ritengo onestamente di avere profuso ogni  energia nell’incarico, improntando la mia interpretazione del ruolo alla massima trasparenza.
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L’impegno e la serietà con cui affronti e gestisci le situazioni mi sono note. Ti sarei grato però se mi indicassi una particolare iniziativa che, tra le tante, ti ha dato maggior soddisfazione. 
 
La prima cosa che mi viene in mento, probabilmente perché più suggestiva della altre, è l’avere organizzato la visita teatralizzata del Museo di Santa Giulia, condotta da una attrice che impersonava l’ultima badessa dell’antico Monastero, Elena Masperoni: una storia personale avventurosa e tormantata, che portò la donna, in un contesto condizionato dalle rigide regole monastiche, a gestire (dal 1449 al 1478) complicatissimi rapporti con le Autorità religiose del Vaticano. un’autentica “fidapina”, direi.
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Altro? 
Ho profuso un fortissimo impegno nella promozione della massima integrazione tra le varie sezioni nazionali, nell’ottica di un convinto e definitivo superamento di ogni residuo di particolarismo e di campanilismo. Il più significativo esempio, in questo senso, quello del gemellaggio con le amiche di Monza Corona Ferrea… ma è solo un inizio.
Rimorsi e/o rimpianti? 
Di rimorsi sinceramente non ne ho. Qaunto ai rimpianti… Ho lavorato con passione al gemellaggio con la sezione di Madaba, la più grossa enclave cristiana della Giordania, Paese al centro di un’area geografica critica, che amo molto. Purtroppo si tratta di un’operazione molto complessa, impossibile da concludere nel ristretto arco temporale di un solo mandato. Mi auguro però (e sono convinta) che il progetto andrà avanti anche con chi verrà dopo di me.
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Definisci la tua Presidenza con una espressione per quanto possibile sintetica.
Sona stata una “Presidente dell’Ascolto”. Almeno ho fatto di tutto per dimostrarmi tale a tutte le mie colleghe Fidapine, nella convinzione che, molto spesso, sapere bene ascoltare è ancora piùimportante di sapere ben parlare.
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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (46) – Quel ramo del (l’altro) Lago

«Marone è un posto fantastico. Chissà che un giorno non mi decida ad acquistare una casetta qui, vista-lago, dove venire a scrivere quando ne ho voglia. Sono certo che, da un paesaggio del genere, la mia creatività non possa che trarre vantaggio»

 

Parola di Patrizio Pacioni che, qualche sera fa, alla Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone (Via Roma, 83 – tel. 0309877077) ha presentato «In cauda venenum» la sua più recente opera letteraria che, dopo sei anni, ha riportato ai suoi numerosi lettori ed estimatori l’implacabile commissario Cardona.

A introdurre l’appuntamento e a intervistare l’Autore romano è Roberto Predali, appassionato ed erudito lettore, nonché abile scrittore impegnato soprattutto nella raccolta e nella narrazione della storia del territorio.

Da segnalare, tra i suoi scritti, il dettagliato e documentatissimo Marone, Toponomastica storica – Luoghi e percorsi tra passato e presente  autentico tesoro per chi ama la zona e per interessare ancora di più chi non abbia la fortun di conoscerla.

Nel corso del serrato dibattito, oltre a raccontare passato, presente e futuro della saga di Monteselva, Pacioni ha trovato modo di passare in rassegna una serie di temi che, al di là del doppio romanzo edito da Edizioni Serena, ha spaziato dalle tecniche di scrittura ai generi letterari, con approfondimenti sulle altre forme di comunicazione artistica attraverso cui è solito esprimersi (prima fra tutti la drammaturgia d’inchiesta) e significativi riferimenti alla difficile attualità di questo travagliato debutto del terzo millennio.

Serata rilassata e vivace, così come è nelle consuetudini dell’Artista e dell’uomo.

«Qui a Marone, sui ostri scaffali, ci sono quattordicimila libri a disposizione dei frequentatori, che si moltiplicano grazie alla Rete di collegamenti che mette a fattor comune le dotazioni di tutte le biblioteche del Lago d’Iseo. Lavoriamo molto con le scuole e abbiamo in mente una serie di progetti che, nelle nostre intenzioni, serviranno ad aumentare ancora da una parte i servizi che offriamo, dall’altra la frequentazione della nostra sede» mi confida la sempre dinamica Carlotta Borghetti, autentica “anima” della biblioteca. 

Per quanto riguarda In cauda venenum continua il tour di presentazioni (dopo l’estate Patrizio Pacioni sarà presente anche a  Librixia – Fiera del Libro di Brescia).

Per qunto riguarda la Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone, invece, la (bella) notizia è che, grazie a un accordo con l’Autore romano che si è adoperato per recuperare alcune copie ormai introvabili nel circuito librario, tra pochi giorni, potrà mettere a disposizione dei lettori interessati l’intera serie delle indagini sin qui condotte dal commissario Leonardo Cardona.

 

 (servizio fotografico curato da PhGO) 

  Bonera.2

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A Ronciglione, libri… al Cubo!

 

 

È la prima edizione primaverile di Cubo Festival, kermesse di letteratura ormai consolidata nel tempo (ogni inverno a partire dal 2013)

E la primavera, la meravigliosa primavera di Ronciglione, mescolando la limpida luce solare con i chiaroscuri dell’antico borgo, con ogni evidenza fa molto bene al Cubo.

«Sono presenti venti case editrici, provenienti sia dalla Tuscia e dal resto del Lazio che da altre regioni d’Italia. Alla fine saranno circa  una cinquantina gli autori che presenteranno le proprie opere mi dice, non nascondendo una certa soddisfazione, la giovane e infaticabile Valentina Vinci.

«Con i cinque  dell’Associazione Arca (di cui sono vicepresidente – il presidente è Alessia Leali) collaborano anche Italo Leali (comunicazioni, public relations e impaginazione computerizzata) l’architetto Dario Pompei (public relations, location e allestimenti) e Alberto Santucci (segnaletica orizzontale e verticale, stampa, fotografia).»

Decisamente suggestiva e singolare, l’atmosfera del Cubo Festival, con le vestigia di una Storia che si perde nei secoli e le sedie inchiodate al muro, basi di appoggio dei “libri randagi”, che i passanti possono prendere, conquistare, sfogliare e leggere a proprio piacimento. 

«Nelle nostre intenzioni si tratta di un invito a trovare il tempo per fare una pausa (ciò che si vuole davvero è sempre possibile) per leggere, sia sul posto che take-way» spiega Valentina., per concludere subito dopo con la parte che, con ogni evidenzia, più sembra gratificarla e infervorarla:

«Credo che una delle ideee più belle sia stata quella di coinvolgere attivamente nella manifestazione alcuni ragazzi del Liceo Scientifico Meucci di Ronciglione, scelti secondo le specifiche competenze (ma anche passioni) nell’ambito del progetto alternanza scuola -lavoro. Un’altra iniziativa cui tengo (e teniamo) particolarmente è quella relativa alla presenza di numerosi racconti scritti dai detenuti di carceri della regione, destinati a essere letti pubblicamente nel corso del Cubo Festival e successivamente raccolti in un libro da pubblicare»

Insomma, se l’esperimento (che intanto è ben cominciato) si cocluderà positivamente, l’intenzione è di ripetere l’edizione primaverile anche  nei prossimi anni.

 

Ecco, partendo dalla vivace e colorata immagine soprastante, questa prima parte del post la chiudo qui, facendo parlare… Ronciglione: 

 

  

Venendo ai libri (soprattutto a quelli della Edizioni Serena) vi posso raccontare di due riuscitissime presentazioni, che ahnno visto coinvolto Patrizio Pacioni.

 

 

 

 

 

La prima, relativa alla presentazione di «In cauda venenum», si è risolto in un rilassato colloquio tra Serena D’Orazi e l’Autore romano che si è allargato oltre il contenuto del libro, spaziando su vari argomenti: dalla tecnica di scrittura al teatro (in questi giorni si sta rappresentando al San Raffaele di Roma il dramma «Il corno di Olifante», portato in scena dalla Compagnia Stabile Assai), al giornalismo d’inchiesta. Nel corso del suo intervento Pacioni non ha mancato di invitare gli studenti del Liceo Scientifico a partecipare al grande e originalissimo concorso a partecipazione gratuita Le Ombre di Monteselva.



Titolo: In Cauda Venenum – Una trappola per il leone

Autore: Patrizio Pacioni
Prezzo: Euro 15,00

Alla seconda, Patrizio Pacioni ha partecipato in qualità di conduttore dell’intervista al Vescovo Micalef, autore di «Lo Spirito Santo e i suoi ineffabili doni» efficacemente coadiuvato dal concentratissimo e disinvolto studente Roberto Tedeschini, coinvolto nel progetto “alternanza scuola lavoro” di cui si è parlato qualche riga più in alto e sul cui intervento non posso che esprimere il mio personale e più ampio apprezzamento.



Titolo: Lo Spirito Santo e i suoi ineffabili doni

Autore: SUA ECC.ZA REV. MA MONS. SALVATORE MICALEF – VESCOVO E VICARIO
Prezzo: Euro 10,00

A seguire, tra venerdì, sabato e domenica, ancora altri libri di Edizioni Serena:



Titolo: Dilemma Caravaggio

Autore: Fabrizio Antonelli – Lucia Della Giovampaola
Prezzo: Euro 22,00


Titolo: Dante e la Tuscia
Autore: Giuseppe Rescifina
Prezzo: Euro 15,00

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Titolo: Una maschera per vivere

Autore: Salvatore Buccafusca
Prezzo: Euro 15,00

 

Andate a Ronciglione.

Per i libri, ma non solo per il libri.

Perché la cultura ha sei lati da scoprire.

Proprio come un Cubo.

 

  Valerio Vairo

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (45) – Paolo Sabbadini e le 1000 miglia del cuore

 
 
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Questo è il terzo articolo che dedico alla MilleMiglia, ma questa volta si tratat di qualcosa che viene direttamente dall’interno della magica gara di auto d’epoca: un’intervista con l’ormai navigato (seppure ancora giovanissimo) Paolo Sabbadini, in grado ancora una volta di salire (insieme all’esperto e affiatato pilota Alberto Riboldi) tra i primi dieci in classifica.
Cominciamo da principio, vale a dire dal cosa e dal chi:
 

Automobile

  • Modello: OM 665 S Superba del 1926
  • Numero di gara: 7

Equipaggio

  • Pilota: Alberto Riboldi
  • Navigatore: Paolo Sabbadini
   

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Per passare poi, con un rapido cambio di marcia (appunto!) all’intevista con Paolo Sabbadini, che si è reso disponibile a questa breve intervista in cui ci racconta quanto accaduto… da dentro.

Non la cronaca sportiva, le fasi della dura competizione, per questo potete leggere di meglio edi più sui maggiori quotidiani, quanto…

Quanto ciò che più interessa in questa sede, ciò che più interessa a ME e, spero, anche a VOI, fedeli followers: emozioni e sensazioni di un partecipante alla 35^ edizione rievocativa della leggendaria Freccia Rossa, al compimento di un 90° anno di età portato davvero bene.

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Sei alla quarta esperienza con la mitica Mille Miglia. Difficile che qualcuno partecipi una sola volta. evidentemente si tratta di qualcosa che… genera “dipendenza”. 

Altroché! La Mille Miglia è davvero una specie di droga, insaporita dall’aroma del gasolio, dal sentore acre delle gomme che lasciano residui caldi sull’asfalto, dallo scroscio degli applausi e dalel grida d’incoraggiamento o semplicemente festoso delle tante persone che fanno da ala ai passaggi.

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L’abito non fa il monaco, ma probabilmente l’automobile… un po’ sì. Quanto ci si riesce a identificare con la suggestione emanata dal mezzo con cui si partecipa a una gara di grandissima tradizione?

In effetti, quasi senza accorgersene, si finisce con il trasformarsi, anche esteriormente, nei grandi piloti del passato di cui si ricordano le gesta: dalla cuffia, ai guantini per la guida, tutto aiuta a una più completa immedesimazione interiore.

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Un eccellente decimo posto, come nella scorsa edizione, ma questa volta con il valore aggiunto di aver dovuto affrontare e superare un fastidioso inconveniente tecnico.

Ci sono stati due momenti difficili. Il primo allorché, durante la gara, con conseguenze dirette, dunque, anche sulla classifica, ha cominciato a perdere il radiatore., che siamo riusciti a tamponare “in corsa” con una gomma speciale. Il secondo (il completo blackout dell’impianto elettrico) a Roma., recuperato dai bravissimi tecnici con un bypass di fortuna. Nessuna penalizzazione diretta, in questo caso, ma stress che si è andato ad aggiungere al forte stress di una competizione nel corso della quale già si dorme poco e male.

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Brescia e la Mille Miglia. Le città che si attraversano e la Mille Miglia: cosa arriva a un pilota prima, durante e dopo la gara? 

Si parte tra persone che sciamano interessate e ammirate tra le auto, con una sensazione di partecipazione collettiva e di orgoglio cittadino assolutamente furi misura. Si viaggia passando tra ali di pubblico che applaude e incita in tutti i dialetti. Un evento che unisce la gente in nome dello sport e delle più belle e gloriose tradizioni, in un periodo difficile come quello che sta attraversando il Paese: cosa si può volere di più?

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Parteciperai alla prossima Mille Miglia? Stessa macchina, stesso compagno? Con quali aspirazioni?

Per dire il vero sarei ripartito subito per iniziare un’altra competizione…. Questo per dire quanto caldamente io mi auguri che ci sia non solo “una” prossima partecipazioni, ma molte altre. Quanto alle aspirazioni, la Mille Miglia, al di là delle suggestioni, della festa e di tutto il resto, non è una semplice Kermesse ma una gara alla quale si partecipa per vincere. E questo vale, moltissimo, anche per me.

Grazie, Paolo e … alle prossime 1000!

 

Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Ex Libris (14) – Chi trova un (vero) Poeta, trova un tesoro

N’zuppilu n’zuppilu, vale a dire “a goccia a goccia”, ma anche qualcosa di più, che sa del lentissimo distillare di profonda sofferenza da un’alambicco.

Sonorità e pensieri profondi, voce e visioni. Lingue diverse per esprimere concetti universali.

Il tutto amalgamato da una straordinaria attenzione all’intimità, da una capacità emptica fuori dal comune e, soprattutto, da una padronanza dei versi di assoluto rilievo.

Sto parlando della silloge dell’autore catanese (di Misterbianco, per la precisione) Giuseppe Condorelli, un poeta che ha saputo sorprendermi come pochi altri prima. 

È un libro sottile, il suo, ma talmente denso di spunti di riflessione da indurmi a raccontarvene appoggiandomi ai singoli versi, colti come fiori preziosi di un rigoglioso orto botanico. Da leggere a primo impatto in dialetto siciliano, da parte di tutti, anche di chi non dovesse capirne un granché, per assaporare il ritmo, direi la voce, dell’humus territoriale e popolare che lo ha partorito. Per poi passare a una seconda, immediata lettura di ciascun brano più meditata: nella lingua della mente, che consentirà di apprezzare in pieno e introiettare il meccanismo di costruzione psicologica e le pulsioni dell’anima.  

Parto da quel sottile quanto insidioso tedium vitae, che serpeggia tra le liriche. Problematico stato d’animo proprio di chi realizza che troppo breve e troppo travagliato è il tempo concesso nel percorso terreno, perché un essere umano possa riuscire a soffermarsi sulle proprie radici e sui finali traguardi dell’esistenza.

Farisi  vecchi /senza primura / comu  i jatti da casa …

Invecchiare / senza fretta / come i gatti di casa

Allora, forse, non resta che attendere che il dolore e la malinconica introspezione sui ricordi ombrosi della vita che scorre, attraverso i versi, diventino bellezza.

Do scuru to tempu / non si fa mai jornu

Dal buio del tempo / non si fa mai giorno

Fino alla scoperta, spesso tardiva, purtroppo sempre dolente, della vera realtà della vita: un crudele giocattolo che bisogna vedere spezzato, per  avere la speranza  d’intendere, o solo d’intuire, quali ne siano i più autentici meccanismi.

E ju, che jnocchia / minnicati / no’ puteva sapiri / da musura rutta da vita

E io, con leginocchia / scorticate, / non potevo conoscere / la misura rotta della vita

Inevitabilmente, in certi momenti più difficili, lottare sembra inutile, o perlomeno inadeguato, ma è sensazione erronea, frutto di momentaneo sconforto. Appare vano persino il riempirsi di concetti, idee, emozioni e  cognizioni attraverso la lettura e la scrittura, che pure rappresentano i più saldi riferimenti a disposizione.

I me libbra su janchi / c’ae sucatu / ogni parola / ‘ppi sbrizziarla ‘nte fogghia / ma nun ne haiu cchiù armu.

I miei libri sono bianchi. / Ne ho risuucchiato / ogni parola / per schizzzarla sui fogli /,   /  a non ne ho più la forza.

Alla fine, alle soglie dell’inevitabile capitolazione al cospetto di una Morte signora dell’effimero, il resoconto, relegato in quallo che il Poeta chiama ‘o tetto mottu do me armu (lo sgabuzzino della mia anima) può apparire sconsolante.

Mi cercherete / sulle pagine, / nei cassetti. Metterete insieme parola / su parole. / Ma o sono qui, / adesso. / Non dovete leggermi, / dovete parlarmi. / Sono fatto / di carne, / di pensieri  / e di sangue. / E non d’inchiostro.

Tutto vano, dunque? Non resta che la resa?

No. Per fortuna ci sono anche sentimenti positivi. C’è L’Amore. C’è la Passione. c?è la voglia di condividere l’Assoluto con una persona cara.

Sacciu tuttu di Te / ca mi concimi / u sangu. / Chiddu ca non t’ae dittu / ancora cogghilu / intra a me ucca. / (Ccu masuni). 

Di Te conosco ogni cosa, / Tu che mi concimi il sangue. / Quello che ancora non ti ho detto / coglilo / dentro la mia bocca / (con un bacio).

O ancora:

Aoggi è bonu / agghiorna prestu / intra / ‘i to razza. / Attagghiu a tia /non finisciu mai.

Oggi è bello / fa subito giorno / dentro / le Tue braccia. / Vicino a Te / io non finisco mai.

Sì, perché per Giuseppe Condorelli, in presenza di un amore autentico e profondo, al sempre presente e incombente quasimodiano “ed è subito sera” è possibile che si affianchi, per fortuna, un più positivo e consolante “fa subito giorno“, capace di toccare più da vicino e ancora più intensamente, visto il contesto,  il cuore di chi legge.

Ad arricchire ulteriormente questa già preziosa silloge, un’altra traduzione, in inglese (curata da Maristella Bonomo e da Andrew Brayley), capace di conferire all’opera un respiro internazionale.

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Una scoperta fortuita, da parte del sottoscritto, quanto gradita: l’ennesima dimostrazione, semmai ce ne fosse la necessità, di come non sempre una grande poesia sia appannaggio soltanto di grandi nomi.

Un Autore da seguire nei prossimi cimenti, a cominciare da quel  “Desinenza in nero” (che sarà, a quanto sembra, la prossima uscita) e dai lavori di critica poetica e letteraria che fanno tradizionalmente parte del bagaglio di Giuseppe Condorelli.

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Titolo: N’zuppilu n’zuppilu (Wet Through)

Autore: Giuseppe Condorelli

Curatori della traduzione in inglese: Maristella Bonomo e di Andrew Brayley

Disegni a china: Tano Brancato

Editore: Edizioni Le Farfalle

Anno: 2016

Pagine: 62

Prezzo: 10 €

ISBN: 978-88-98039-24-1

Giuseppe Condorelli insegna Lettere nella scuola superiore. Si occupa attivamente di poesia, critica letteraria e teatrale su quotidiani, settimanali e riviste specializzate. Scritti, racconti e recensioni, sono apparsi su diverse riviste di settore. Un suo testo per Marco Nereo Rotelli è stato pubblicato ne L’Isola della Poesia (Convegno Edizioni Quaderni dell’Isola, Cremona 2003).
Ha ideato e curato rassegne di incontri mensili con l’autore e kermesse d’arte in collaborazione con la cattedra di Plastica Ornamentale dell’Accademia di BB.AA. di Catania e l’Associazione culturale Interminati Spazi (con Paolo Lisi). Ha curato la sezione Poesia per il progetto Castelmola Città degli Artisti. Nel 2008ha pubblicato Criterio del tempo (I Quaderni del Battello Ebbro – Porretta Terme  Bologna). Nel 2011 due sue liriche sono state messe in musica da Mariano Deidda nel cd Deidda canta Pavese. Nel 2013 ha curato per l’Almanacco Internazionale di Poesia edito da Raffaelli il Quaderno dediicato alla poesia oggi in Sicilia. Vive a Misterbianco.

 

 

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Piadena: quando la scuola… è buona davvero

Çlirim Muça, oltre a essere un abile e fantasioso narratore, un immaginifico drammaturgo e un instancabile produttore di versi di grande spessore, appassionato ricercatore di ogni forma tecnica di poesia, anche della più esotica estrazione e tipologia, è anche… un carissimo amico.

Per questo, quando mi ha chiesto di collaborare a un certo progetto in quel di Piadena, con la prospettiva di affiancarlo in una conferenza sugli haiku e in un’altra sulla fiaba e sulla favola, nonostante l’incombere della “prima” romana del mio nuovo dramma incentrato sulle altissime figure di Falcone e Borsellino, messo in scena dalla Compagnia Stabile Assai, non ho saputo dirgli di no.

Per l’amicizia che ci lega, sì, ma anche per un altro motivo che vi dirò… tra qualche riga.

Saltata per una improvvisa emergenza la mia partecipazione relativa alla “favolistica” (alla quale ho già dedicato FiAbacadabra e FiAbacadabra 2… con la voglia crescente di metter mano a un FiAbacadabra 3), stamattina è venuto il momento degli haiku.

La sede scelta per l’incontro (eccola la seconda ragione che mi ha spinto ad accettare la proposta dell’amico Çlirim, ovvero la gratificazione che mi regala il parlare di scrittura alle e con le nuove e nuovissime generazioni) era questa, di Torre de’ Picenardi:

Che il mio amico sapesse il fatto suo, che riuscisse senza nessuna difficoltà a instaurare un positivo feeling con qualsiasi tipologia di auditorio, mi era cosa ampiamente noto. Ciò che invece mi colpisce e (positivamente) mi stupisce ogni volta che mi capita di mettere piede in una scuola, sono l’attenzione e la partecipazione di cui sono capaci gli studenti allorché vengono sollecitati ad apprendere con il dovuto approccio.

Così la mattinata si è rivelata oltremodo piacevole e produttiva per tutti. Un modo come un altro per dire che, insomma, i ragazzi hanno lavorato tanto e con ottimi risultati.

 

Dopo avere ascoltato con la massima attenzione la parte tecnica, hanno preso penne e quaderni creando, riuniti in sottogruppi, haiku e renga (catene di haiku collegate per incastro logico o evocativo) di significativo spessore, in una festa per la mente e per il cuore.

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È stata una settimana impegnativa e straordinariamente intensa, questa della prima edizione di Art Book.

«La manifestazione, dedicata alle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, fa parte dell’iniziativa “Lettura d’Istituto“, appoggiata dalle Istituzioni locali nell’ambito nazionale di “Maggio mese dei libri»  spiega Umberto Parolini, dirigente scolastico del comprensorio che include dieci scuole che garvitano su Piadena.

«Si tratta, in realtà, di una ripresa e di una rivisitazione (credo migliorativa) di un’idea che avevo avuto e messo in pratica circa dieci anni orsono, nel corso della mia precedente esperienza ad Asola)», precisa subito dopo.

«Un lavoro che ha coinvolto nel complesso circa 850 studenti, interessandoli alla lettura, al componimento poetico, alle arti figurative e, soprattutto ai collegamenti tra tutte queste discipline artistiche ed espressive. Risultati che valuterò ancora più nel dettaglio quando la settimana sarà conclusa, ma di cui non esito sin d’ora a dichiararmi soddisfatto, grazia anche alla preziosa collaborazione di tutti i professori coinvolti e all’intevento dei partners: la casa editrice Artebambini, Arti e Affini di Rita Spagnoli e, naturalmente gli “esperti“».

Preciso che con la parola “esperti” il dottor Umberto Parolini (ritratto a destra nella foto sovrastante) intendeva parlare oltre che di me (bontà sua) e di Çlirim Muça, anche del gionalista e poeta/scrittore Alberto Figliolia, del fotografo Nicola Mauro Salza e della poetessa, particolarmente impegnata nella rieducazione e nel recupero carcerario Silvana Ceruti

  

Per chiudere una piccola serie di istantanee destinate a fare venire voglia di vistitare quest’angolo di Lombardia a chi non ha ancora avuto la fortuna di farlo. 

 

 

Tranquillità, suggestioni della Storia, la pacata bellezza dei campi frutto della laboriosa tradizione contadina e, ultima ma no ultima, un’ospitalità generosa e un’offerta culinaria letteralmente…  da favola.

Categorie: Da me a Voi.

Goodmorning Brescia (44) – Gli ottani e gli ottoni

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera
 rappresentazione 3D
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Con il termine ottano ci si riferisce a un qualunque alcano avente formula bruta C8H18 o a una qualunque miscela di più composti corrispondenti a tale formula (isomeri strutturali) o per antonomasia all’isomero lineare, chiamato più propriamente n-ottano.

Il n-ottano è costituito da una singola catena di 8 atomi di carbonio al quale sono legati 18 atomi di idrogeno.

A temperatura ambiente si presenta come un liquidoincolore.

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Nel triangolo compreso tra Piazza Paolo VI, Piazza della Loggia e Piazza Vittoria di ottani, in questi giorni, grazie alla rombante presenza di tante automobili d’epoca, ce ne sono davvero tanti.

Oggi però, intorno alle 18,30, sbucati da chissà dove, prima sulla scalinata del Palazzo delle Poste, poi in numero ancora maggiore, sul lato della piazza del quadriportico, un gran numero di ottOni (sì con la “o”, intesti come strumenti a fiato) suonati da un centinaio (a occhio e croce) di musicisti in maglietta rossa recanti la scritta Mille Miglia, per lo più piuttosto giovani (e bravi), hanno cominciato un concerto.

Tantissime, inutile a dirsi, le persone che affollavano il centro di Brescia e che, fin dalle prime note, si sono radunate ad ascoltare.

  

 

Da dove sono saltati fuori? 

Chi li ha convocati?

Perché?

Le risposte le troverà senz’altro il commissario Cardona che, venuto appositamente da Monteselva, sta collaborando alacremente all’indagine con i colleghi della Questura di Brescia.

Da pelle d’oca l’esecuzione dell’Inno di Mameli, con giovani e vecchi, uomini e donne, che cantavano a cielo e cuore aperto, accompagnando gli strumenti.

Ve ne regalo un pezzetto, appena caricato su youtube. La videocamera tremava, per la calca e per l’emozione, ma il cuore era ben saldo:

… e la Mille Miglia continua!

 

Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.