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Goodmorning Brescia (28) – Capodanno, il Teatro e il fascinoso fantasma di Marlene

Ancora una volta lascio a Patrizio la guida di una puntata della mia rubrica. Non prima di avere fatto gli auguri di buona fine 2016 e meraviglioso inizio (con quel che segue) del 2017.

Ciao! 

    Bonera.2

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Oggi pochissime parole e qualche significativa immagine del centro, scattate nel corso di una passeggiata conclusa adesso (di cui seguendo le foto in successione, una per una potrete tracciare facilmente il percorso) per fissare l’ultimo giorno del 2016 di questa meravigliosa città e prepararci ad affrontare un 2017 fess-fess!

  

  

 

 

Per me, per il secondo anno di seguito, il tappo dello spumante salterà nel Foyer del Teatro Sociale, al termine dello spettacolo “Il maschio inutile” della Banda Osiris. L’anno scorso erano stati gli Oblivion, l’anno prossimo… chissà: il fatto è che non trovo più modo migliore di finire un anno e cominciarne un altro, quindi magari mi troverete ancora lì.

E chissà che, una volta uscito di teatro, stasera dopo mezzanotte, non riesca anche a me di vedere il fantasma della fascinosa Marlene Dietrich, giovane per sempre nella cristallizzazione del culmine della bellezza che solo la Morte può regalare. Una presenza che, a detta di numerosi testimoni, come riportato dai giornali cittadini, aleggia, eterea nelle notti bresciane, muovendosi tra Piazza della Loggia e Piazza Vittoria.

Selciati che, tra l’altro, sembrerebbero non essere stati mai calpestati dai preziosi piedi della Diva. Mistero nel mistero, dunque. Chiederò lumi alla stessa Marlene, se avrò l’avventura di incontrarla. 

Ciao a tutti, bresciani e non: ci ritroviamo l’anno prossimo!

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    Patrizio Pacioni

Categorie: Giorni d'oggi.

Sbuffi di Ponentino (3) – Dove sta di casa la cortesia

Su giornali, riviste, talk show e quant’altro non si fa che parlare di disservizi, di pressapochismo professionale, di mancanza di disponibilità e cortesia per coloro che, ogni giorno, hanno l’incarico e la responsabilità di rispondere alle esigenze del pubblico che a loro si rivolge in cerca di assistenza.

Per non parlare, naturalmente, del superficiale chiacchiericcio della Rete, attraverso questo o quel social network.

Al punto che, paradossalmente, è la buona novella, la segnalazione di una gentilezza che allo “sportello” dovrebbe essere aurea regola e irrinunciabile regola, a fare davvero notizia.

Comincio dunque, come dovrebbe fare ogni buon cronista, dalla localizzazione del fatto di cui mi accingo a trattare. Eccola qui.

 

Esatto.  Il Freccia Club in funzione presso la Stazione Termini di Roma che (come quello già favorevolmente conosciuto di Milano Centrale e degli altri sparsi nelle grandi stazioni di tutta Italia), costituisce utile e gradevole punto di ritrovo di migliaia e migliaia di viaggiatori.

Ovviamente si parla dei cosiddetti “frequent travellers” che, fedeli nei secoli alle vecchie e gloriose FFSS (al secolo Trenitalia) e indifferenti al richiamo delle Italiche sirene del trasporto passeggeri nazionale, si sono guadagnati la magica carta oro o l’ancora più ambita carta platino che consente l’accesso agli agognati salotti.

  

Cosa è successo in questo angolo di serenità? In questa oasi di ristoro nell’andirivieni del caos? Qual è il memorabile accadimento che mi accingo a raccontare?

Semplicemente il miracolo di due sorrisi da parte di altrettante graziose ed efficienti addette all’accoglienza (Sabrina e Flaminia per completezza d’informazione) che, senza clamori e senza “effetti speciali” hanno risolto in pochi minuti, il fastidioso problema operativo che un viaggiatore si tirava dietro da tempo.

Affiancandosi a lui, guidandolo con gentilezza alla navigazione sul suo notebook. Con una simpatia e un’empatia talmente disarmanti da smontare, praticamente all’istante, il malumore che il tipo si portava in valigia chissà da quanto tempo.

Ci vorrebbe un lancio ANSA di quelli solitamente riservati alle più brutte e clamorose notizie:

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ULTIMA ORA!

AL FRECCIA CLUB DELLA STAZIONE TERMINI DI ROMA…

È SCOPPIATA UNA BOMBA DI EFFICIENZA E CORTESIA

   Vestale

Categorie: Giorni d'oggi.

Natale, il 2017 e… www.patriziopacioni.com

  Buon Natale, amici miei carissimi!

Felice e prospero Anno Nuovo per tutti Voi!

Qualcuno dirà che ogni Natale è sempre uguale (o quai) ai precedenti, che gli anni sfilano via uno dopo l’altro neanche fossero caramelle nelle mani di bambini golosi, e di tappi di spumante o di champagne che saltano vie dalle bottiglie piene di bollicine ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno fin troppi.

Sarà pur vero, ma -talvolta- accade qualcosa di speciale che quel particolare Natale, quel particolare Capodanno caratterizza in modo singolare quanto indelebile nella memoria.

  

Così, per me, questi giorni di festa e, questa staffetta tra il 2016 e il 2017, rappresentano qualcosa di davvero importante. Il vecchio sito, www.patriziopacioni.it, ha costituito un’autentica novità, agli primordi di questo secondo millennio: un autentico web-magazine che, oltre a servire da veicolo di promozione per la mia produzione letteraria e per l’attività di cronista e divulgatore, ha svolto un’importante funzione di “palestra” per giovani e nuovi autori che, cominciando a pubblicare racconti sulle sue “pagine” hanno poi spiccato un salto di qualità. Poi, quasi due anni fa, un attacco di hacker ha devastato tutto, distruggendo e mandando in cenere ben 14 anni di certosino lavoro e … di vita. Vederlo ora rinascere, più bello e completo di prima, direi quasi scintillante a seguito della meravigliosa webmaster Orsola Vigorito, beh… è qualcosa di indescrivibilmente bello e gratificante.

 

Ma non finisce qui: dopo questo magnifico giorno di “vernissage”, a brevissimo, partirà la macchina organizzativa di uno dei più singolari concorsi letterari che si sia mai visto in Italia e (forse) anche al di fuori del nostro Paese.

Su questo, però, avremo modo di tornare più approfonditamente tra qualche giorno. Intanto, per un assaggino, altro non dovete fare che cliccare qui sotto:

http://www.patriziopacioni.com/concorsi.html

Ancora auguri, di vero cuore, a tutti Voi da parte mia e dei miei collaboratori.

Categorie: Da me a Voi.

Con il Moai… più che una premiazione… è un presagio.

«La cultura non si vende né al metro né al chilo» disse / scrisse qualcuno e, personalmente, non posso che dichiararmi completamente d’accordo.

Di fatto, però, il mondo editoriale nazionale sembra voler fornire, giorno dopo giorno, elemento che vanno in direzione completamente opposta. Intendiamoci: che si stampi e si promuova ciò che si pensa il pubblico dei lettori possa gradire (e quindi comprare) di più non costituisce un peccato mortale. La cosa brutta, però, è che più o meno consapevolmente si cerchi di orientare i gusti dei consumatori verso un tipo di produzione letteraria costruita con lo stampino, secondo canoni rigidi che ne fanno un insipido alimento che si vorrebbe digeribile per gli stomaci di tutti.

Per fortuna, però, ci sono anche le cosiddette mosche bianche.

Iniziative editoriali che, pur nella comprensibile ottica se non di un pingue profitto almeno di una tranquilla sopravvivenza, riescono a coltivare anche una scrittura più popolare e genuina che spinge dal basso.

Case editrici, come la Serena, che si preoccupano di istituire, organizzare e portare a compimento concorsi letterari senza vincitore prefabbricato (chi ha orecchi per intendere intenda) che avvicinino per quanto possibile autori e lettori. Detto ciò, vedere con i propri occhi che la cerimonia di premiazione di un premio letterario  (intitolato in questo caso “Il mistero del Moai“) coinvolge nella festa un così grande numero di persone, convenute da ogni parte d’Italia nella più che suggestiva location dell’Antico Borgo La Commenda dei Santi Giovanni e Pittore in Selva (*) recuperata e valorizzata dall’ing. Luigi De Simone, non può che fare estremo piacere.

A introdurre e condurre l’evento, con la consueta spigliata professionalità, Barbara Telluri.

  

Serena e Raffaele D’Orazi, a nome della casa editrice, esprimono la piena soddisfazione della casa editrice, per la riuscita di questo primo concorso, sia in termini di adesioni che di qualità media degli elaborati. Poi spiegano l’origine della denominazione del concorso raccontando del Moai costruito a Vitorchiano da un gruppo di nativi dell’Isola di Pasqua che hanno costruito sul posto una scultura utilizzando il marmo peperino simile alla pietra utilizzata nella loro isola. Si dice che il Mohai porti bene… Ma guai a spostarlo dalla posizione in cui è stato posizionato!

Dopo i saluti dei qualificati membri della giuria (la professoressa Silvia Somigli, il professore  universitario Amerigo Bazzoffi e il giornalista-saggista Giuseppe Rescifina e dei numerosi e illustri ospiti arrivati da ogni parte d’Italia (compreso Patrizio Pacioni) si passa alla premiazione dei vincitori delle sezioni poesia e narrativa edita e inedita.

Insomma una grande festa di poesia, di narrativa, di cultura.

Più che una premiazione un presagio, si è detto nel titolo di questo articolo. Più che un presagio una certezza, mi correggo ora: quella che, nel prossimo anno, alla seconda edizione di questo concorso, si affiancherà qualcos’altro che non ha precedenti quanto a  concezione e struttura. Qualcos’altro che riguarda molto da vicino la nostra amata Monteselva.

Per ora non posso aggiungere altro, ma vi consiglio di seguire da vicino, da molto vicino, le pagine di questo blog: nel giro della prossima settimana, ne saprete molto ma molto di più.

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(*)   L’antico borgo “ la Commenda” dimora storica del XII secolo, è ubicato nel cuore della Tuscia, a pochi chilometri da Montefiascone e dal lago di Bolsena. 

Immersa in un parco di 5 ettari ricco di alberi secolari, ulivi e vigneti, questa prestigiosa residenza (in cui ebbero modo di soggiornare personaggi del calibro del Pontefice Paolo III, di Giulia Farnese o di alcuni membri della nobile famiglia Doria Phamphili – per non dimenticare, in tema di scrittura, Annibal Caro, sommo traduttore dell’Eneide) è il luogo più indicato per trascorrere una vacanza in pieno relax.

Per “commenda”, per chi non lo sapesse, s’intende la gestione a tempo di beni immobiliari affidata da una Congregazione Religiosa a cavalieri o alti prelati.

La chiesa e i fabbricati a essa connessi (a poco più di un chilometro di distanza dalla Francigena) la cui prima costruzione risale al 1170, funsero da rifugio e dimora a numerosissimi pellegrini in viaggio per Roma. L’antico borgo “La Commenda” , dove avrete tra l’altro occasione di gustare le squisite pietanze e il vino genuino prodotto dalla società agricola Il Marrugio ,  è anche un punto di partenza ideale per raggiungere i luoghi di interesse archeologico e artistico di cui è ricca la Tuscia.

   Valerio Vairo

Categorie: Scrittura.

Stavolta Godot arriva davvero, ma non trova nessuno

Il teatro che rappresenta e recita il teatro non è una novità, ma sempre (o quasi sempre) ne scaturisce una sfida intrigante.

Il miglior risultato, in simili casi, scaturisce quando sono gli attori stessi a immedesimarsi e a divertirsi in questo gioco di specchi da palcoscenico. Cosa che, a mio avviso, è accaduto ieri sera, allorché al Teatro Santa Chiara di Brescia, è andata in scena Sapiens, pièce liberamente tratta e adattata dal testo Frammenti di un mosaico spezzato di Edy Lanza, in cui si narra appunto delle prove di uno spettacolo che i commedianti decidono di portare avanti da soli in attesa dell’arrivo della regista.

Situazione ideale per permettere alla natura autentica, alle reali pulsioni che ciascuno di essi si porta dentro, di fuoriuscire, interagendo in modo conflittuale con quelle degli altri.

Desideri, frustrazioni, aspirazioni vere o presunte, soprattutto contraddizioni e ripiegamenti egocentrici quanto egoisti che solo per un attimo vengono messi in  discussione dall’inatteso arrivo in teatro di una donna che, con il suo bambino, incarna in sé ogni tipo di coercizione, di discriminazione e di abuso.

Ma è solo un attimo, appunto, dopo di che lo spettacolo che i giovani attori vogliono mettere in scena, sì, ma con un’adesione al testo soltanto epidermica, incapaci come sono di introiettarne l’autentico messaggio sociale, torna a distrarli, a inebriarli del niente di vite vissute (consumate) con la superficialità di una chat globale, di un reality o di un talk show: insapore, inodore, dunque indolore.

Così si perde l’occasione di conferire valore alle esistenze, così si smarrisce per sempre il senso del reale, dell’equo e del giusto.

Cosicché, quando arriva Godot (la regista), che questa volta arriva davvero, altro non può trovare che macerie umane, vuoti esistenziali, la carcassa ormai fredda di uno spettacolo che non andrà mai in scena.

Dell’energia e dell’entusiasmo con cui si spendono gli attori del CUT La Stanza abbiamo già detto.

Scarna ma efficacissima la scenografia “povera”.

Attenta la regia.

Quanto al testo, la prima parte dello spettacolo risulta a mio avviso alquanto didascalica, farcita di dialoghi e monologhi che non possono non richiamare allo spettatore più attento atmosfere di un’avanguardia che, essendo databile per toni e temi agli anni settanta, ora si palesa piuttosto retrò.

L’apparizione inattesa della ragazza extracomunitaria minacciata dal suo uomo, unitamente allo scimmiottare dei vizi da over-connessione e di certe trasmissioni tv mirate alla sistematica narcosi del pensiero, costituiscono il colpo d’ala necessario e sufficiente a risvegliare l’attenzione degli spettatori e a rialzare il grado di godibilità di uno spettacolo che, al tirare delle somme, riscuote dal numeroso pubblico un’adeguata dose di consenso e di applausi.

Un’ultima considerazione “a margine”: tra il pubblico, numerosissimi, giovani attori e attrici, appassionati di teatro e addetti ai lavori, che hanno creato una singolare e stimolante atmosfera anche al di qua del palcoscenico. A dimostrazione che a Brescia esiste un humus fecondo alla nascita e alla crescita di un movimento di prosa degno del massimo rispetto, che l’azione del CTB sollecita e favorisce in modo evidente.

Forza,  “ragazzi”: continuiamo così.

 

Spettacolo teatrale tratto da

“Frammenti di un mosaico spezzato” di Edy Lanza

rielaborazione e regia Antonio PaLazzo
consulenza artistica Ippolita Faedo, Elena Serra e M. Candida Toaldo 
interpreti Edona Cekerku, NicoLa Conti, Monica Minoni, Luca Muschio,Renato Olivari Tinti, Marco Passarello, Maria Angela Sagona e Chiara Pizzatti
luci Sergio Martinelli 
costumi Federico Ghidelli 
progetto audio Giuseppe Salemi
collaborazione tecnica Fausto Loda, Luca Lussignoli e Chiara Pizzatti
direzione artistica Maria Candida Toaldo

 

   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Post-It (8) – Banche: più va male… e più si paga il manager

 

Chiunque mi stia seguendo in questa rubrica, o abbia letto i miei interventi nella “vecchia” edizione del blog e altrove in rete, può definirmi in mille modi, non tutti positivi, magari, ma…

… ma non sono, non sono stato, né mai sarò, quello che si definisce un moralista.

In poche parole: so come gira il mondo, conosco e comprendo in modo abbastanza profondo il meccanismo del capitalismo e del neocapitalismo e, dirò di più, sono uno tra quelli che ritiene, nonostante le recenti “cadute di attenzione” che, se ben utilizzato e adeguatamente controbilanciato da una politica sociale, tale meccanismo possa, alla lunga, funzionare meglio di altri.

Tra le caratteristiche più urticanti del sistema, probabilmente ai primi posti della classifica, ci sono le principesche retribuzioni che sono appannaggio dei top manager di società e industrie, pubbliche, semipubbliche e private.

Secondo me, se si accettano le regole del gioco, anche questo, per quanto fastidioso dal punto di vista dell’equità sociale, ci può stare, sempre che l’azienda che distribuisce perbende, premi e dividendi consegua adeguati utili e sia dotata di un’altrettanto solida struttura finanziaria.

Nel caso delle banche di questo terzo millennio, però, tutte o quasi tutte sull’orlo del baratro, impestate di “crediti di dubbio recupero” conseguenza di uno sciatto (per non dire peggio) processo e gestione del credito, fonti di dissesto e rovina per centinaia e centinaia di migliaia di piccoli e medi investitori, però…

Il signor Francesco Iorio ha lavorato per la Banca Popolare di Vicenza (sì, proprio quella banca: uno degli istituti di credito italiano che hanno smesso già da un bel pezzo di navigare nell’oro per intraprendere un maleolente viaggio nella palta) per un anno e mezzo. Secondo i calcoli dell’articolista del Corriere della Sera (il puntiglioso Stefano Righi), alla fine dei giochi, metterà in tasca qualcosa di più di sette milioni e ezzo di euro. vale a dire circa 10.000 € al giorno (al giorno!) compresi sabati domeniche e feste comandate.

Beh, che dire. Non ribolle il sangue anche a voi?

La ciliegina su questa torta… di vacca, però, è la nomina del suo successore.

Si tratterà senz’altro di uno che viene da una storia di successi” dirà qualcuno. “La Popolare Vicenza sarà pure in zona retrocessione (anzi retrocessa), ma per salvarla avranno chiamato l’allenatore del Bayern Monaco, del Chelsea o del Real Madrid, come minimo“.

Macché.

Il successore (Fabrizio Viola) sarà colui che ha guidato, per un certo periodo, il Monte dei Paschi di Siena: 98% di capitalizzazione andata in fumo in pochi anni.

Bene, andiamo avanti così. E viva l’Italia.

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (27) – Conversando con Ottavia Piccolo nel Foyer

 

Mercoledì scorso, sulle “pagine” di questo stesso blog, è stata pubblicata la recensione (firmata da GuittoMatto) di “Enigma“, in scena in questi giorni sul palcoscenico del Teatro Sociale di Brescia.

Oggi, invece, è la volta della breve intervista con cui Patrizio Pacioni ha voluto “marcare” questo ennesimo passaggio nella nostra città dell’attrice e che Ottavia, con grande disponibilità, ha rilasciato al termine della conferemza tenuta ieri pomeriggio nel foyer del Teatro Sociale, con la conduzione di Daniele Pelizzari e la compartecipazione di Silvano Riccardi.

Premesso ciò…. parola a Ottavia e Patrizio.

 

  Bonera.2

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Tv, cinema, teatro: hai percorso (con grandi risultati artistici e sempre positivo riscontro di pubblico e critica) tutte le vie di cui dispone un attore per rivolgersi al proprio pubblico.

 

Sì, ma salire sul palcoscenico ed esibirmi di fronte al pubblico seduto in platea, facendo ricorso a tutta la fisicità di cui dispongo, è di gran lunga quel che mi regala più emozione e, soprattutto, mi lascia un’assoluta libertà nella scelta dei testi da interpretare. Nel cinema, come nella televisione, incombe la forzata mediazione dei mezzi tecnici: la telecamera, la cinepresa, il monitor o lo schermo. Lasciami aggiungere in proposito che tra cinema e tv, in questi ultimi tempi, vuoi per la ritrosia a uscire di casa, vuoi anche a motivo del prolungarsi della crisi economica (evitare il costo di  due biglietti per una coppia, sempre che non ci siano da portare con sé anche figli “in età” non costituisce risparmio da poco) è il piccolo schermo ad avere la meglio sul grande. Peccato perché vedere un film al cinema, come dice la pubblicità, è tutta un’altra storia.

Nel corso della conferenza che hai tenuto qui al CTB mi ha colpito ciò che tu e Silvano Ric avete detto in merito all’ormai consolidato rapporto di collaborazione con Stefano Massini, giovane e dinamico drammaturgo, l’italiano più rappresentato all’estero, colui che, a dirla con le parole di Silvano “dopo un lungo periodo di supremazia dell’azione scenica sui dialoghi, sta aiutando il Teatro a riprendere la parola”. Le tue precise parole, nel definire Massini, sono state: “è un autore presente ma non incombente”. Vuoi spiegarci meglio?

Parliamo del “prima”, più che del “dopo”. Voglio dire che lo speciale rapporto di collaborazione che è in corso tra noi e Massini si rivela indicibilmente prezioso in ogni suo momento. è però al momento in cui il drammaturgo è nel “momento creativo”. Perché è allora che, talvolta, capita che ci sottoponga le (mille) idee che gli vengono in mente, è allora che, talvolta, siamo chiamati a esprimere in qualche modo la nostra opinione sulla validità e sulla solidità del progetto. Una volta consegnato il testo, infatti, Stefano, fidandosi incondizionatamente di noi, non si intromette nella riduzione e nella messa in scena. Al caso sono io, o Silvano, a chiedergli lumi su quel passaggio o sull’altro, magari suggerendo tagli, chiedendo aggiunte o piccole modifiche. E per dire la verità, su ognuno di questi assaggi, per fortuna, quasi sempre, ci troviamo in perfetta sintonia. Una frase che sia io che Silvano che Stefano amiamo molto ripetere tra noi e in pubblico è che “un testo è un’opera aperta che si conclude soltanto quando viene messo in scena”.

Le opere che hai portato in palcoscenico parlano di un artista che ama rapportarsi con vicende storiche, con fatti e situazioni realmente accaduti nel corso dei secoli. Da Leonardo da Vinci alla Stasi, dalla Shoa alle ombre dittatoriali dell’ex Unione Sovietica. Cosa mi puoi dire in proposito?

Ciò che mi attira e mi coinvolge non è tanto l’avvenimento storico in se stesso, ma l’occasione che, da uno studio attento di quanto accaduto in passato, può (dovrebbe) permettere a noi esseri umani (ma forse sarebbe meglio dire “indurre noi esseri umani”) a non ricadere sempre negli stessi errori. Amo l’attualizzazione della Storia, l’indagine sui comportamenti ricorrenti, quasi sempre, ahimé, da valutare in senso negativo.

Puoi farmi un esempio?

Certo che sì. Prendiamo il muro di Berlino (proprio come in Enigma – n.d.r.) , figlio e fratello di altri muri: da quello gigantesco che protesse (ma anche isolò) la Cina per tanti secoli, ai muri che nelle città europee segregavano gli ebrei nei ghetti, al muro edificato in Palestina. Dopo la caduta, avvenuta tra l’altro senza che fosse necessario lo spargimento di sangue che quasi sempre accompagna i cambiamenti rivoluzionari, si pensava finalmente che il genere umano nel suo complesso avesse imparato la lezione. E invece… eccoli lì i muratori della follia che tirano su a cemento e mattoni nuove barriere: in Europa orientale, per fermare la marea dei profughi dall’Africa e dal Medio Oriente, negli Stati Uniti, per frenare l’arrivo dal Messico e attraverso il Messico di altri disperati che hablan espanol. Allora vuole dire che davvero non si sa né si vuole capire?

Non esistono più, almeno qui in Italia, le compagnie teatrali “fisse”. Sempre di più, invece, si assiste a spettacoli sotto forma di monologo. Cosa sta succedendo?

A una domanda così netta non posso che rispondere in modo altrettanto secco: le compagnie teatrali permanenti di una volta sono morte. È  un vantaggio? È una sventura? Certo non sta a me dirlo, ma questa è la cruda realtà. è il nuvo meccanismo che regola il funzionalmente del Teatro e dei teatri, a deciderlo. Il “progresso”, sempre che di progresso si tratti, impone sempre maggiore elasticità. I pro? Che non c’è più il rischio dell’incancrenirsi di certe figure attoriali: nella compagnia intesa comne qualcosa d’immutabile o quasi incombeva sempre il rischio di una eccessiva specializzazione. Il protagonista, la protagonista, l’attor giovane, il caratteristica, i ruoli alla fine erano sempre gli stessi; con il risultato che, in alcune occasioni il gruppo finiva per recitare se stesso. I contro? Si è detto anche in conferenza: la quasi impossibilità di creare un “repertorio” che consenta una facile ripetizione, nel corso del tempo, delle pièces più valide e richieste. La fine di una scuola sul campo attraverso la quale il giovane attore (non l’attor giovane, appunto!) imparare e cresceva all’interno con l’aiuto dei più esperti.

Quanto ai monologhi… beh, penso che si tratti di una forma eccellente di rappresentazione teatrale, ma che effettivamente, negli ultimi tempi se ne stia facendo un qualche abuso. Il teatro è dialogo, interazione, ma è anche vero che risulta molto più facile reperire fondi per pagare un solo attore, invece che cinque o sei.

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Ottavia Piccolo nasce a Bolzano il 9 ottobre 1949. Con Metello (regia di Mauro Bolognini), nel 1971, vince Nastro d’argento, David di Donatello e Palma d’oro.

Ancora per il cinema: Il gattopardo (Visconti, 1963), Serafino (Germi, 1968), La famiglia (Scola).  Per la Tv appare in numerose fiction, da Il mulino del Po a La vita di Leonardo a Una buona stagione (Raiuno, 2014).

Esordisce sul palcoscenico a soli 11 anni in Anna dei miracoli  (con Anna Proclemer) , lavora con Luchino Visconti e Giorgio Strehler . Fino a Sette minuti. Consiglio di fabbrica (regia di Alessandro Gassman, 2014) e, appunto, Enigma.

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Categorie: Giorni d'oggi.