Giulia in Giallo – Delitti & Diletti: le immagini del dopo

Cosa farne della sabbia di una clessidra, una volta che è scesa tutta?

È molto semplice” rispondono all’unisono Sandrina Piras e Patrizio Pacioni, palesemente soddisfatti dell’esito di questa loro avventura congiunta..

Si gira la clessidra e la sabbia ricomincia a venire giù scandendo il tempo che manca alla seconda edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti“.

Allora vi propongo un paio di mosaici d’immagini, in ordine casuale, perché TUTTI i momenti di questa straordinaria settimana giuliese fortemente voluta da Sandrina Piras tramite l’Associazione Cultura No Stop e dall’albergatrice Anna Tafà (Hotel Zenit – confortevole ed efficientissimo partner della manifestazione che ha goduto anche del patrocinio del Comune di Giulianova) sono ugualmente importanti e degni di ricordo.

Prima di tutto le interviste con gli autori che hanno presentato i propri libri, certo. Sia quelle più dettagliate alla presenza del pubblico che quelle più compresse, ma di grande risonanza mediatiche, curate personalmente dal Direttore Artistico Pacioni e immesse in rete. In prima fila alcuni scrittori già più volte apparsi alla ribalta del giallo/noir nazionale, come Manuela Costantini, Enrico Luceri, Fabio Mundadori e lo stesso Patrizio Pacioni. A loro si sono affiancati scrittori di talento, alcuni dei quali già affermati, altri ai primi passi: Alessandra Angelucci, Fabrizio Cordoano, l’editore/scrittore Raffaele D’OraziMaurizio Malavolta, çlirim Muça, Annarita Stella PetrinoGuido RellaGiuseppe Rescifina, Laura Segnalati, Elena Sinopoli, Antonio Tenisci,  senza contare la presenza di Elena Cacciatore, che da tempo cura, con grande impegno e notevolissimi risultati, l’organizzazione del festival di genere Ombre per conto dell’Associazione Mariano Romiti.

Poi la presenza degli editori che, della scrittura e della lettura, ovviamente, costituiscono la spina dorsale e l’anima stessa. Segnaliamo, tra gli altri, l’entusiastica presenza di Damster-Comma 21Edizione Di Felice, Il Gabbiano, Il PapaveroEdizioni Serena e Tabula Fasi.

Il corso d’introduzione al giornalismo investigativo Il terzo Occhio, concepito, realizzato e condotto dal Direttore Artistico: una iniziativa di grande spessore che l’anno prossimo, nelle intenzioni degli organizzatori, coinvolgerà massicciamente le scuole di Giulianova.

La presenza gioiosa dei tanti bambini che hanno sciamato nella Sala del Loggiato del Sottobelvedere di Giulianova, incantati e coinvolti dalle storie fantastiche di çlirim Muça. che poi si è recato anche nella loro scuola, con un laboratorio creativo che ha riscosso impensabili riscontri.

Gli eventi, le cene con gli scrittori e, soprattutto la grande serata di gala in cui dalla mia conversazione con Antonio Ingroia sono sortite testimonianze di grandissimo valore storico e d’impegno civile.

Cos’altro? Ah, sì: le apparizioni a Radio G, con la conduzione dell’effervescente e irrefrenabile Azzu Marcozzi.

E, naturalmente, importantissima, la premiazione del grande concorso letterario che ha preceduto e accompagnato la manifestazione: sul primo gradino del podio Piera Pacucci (“La tana“), seguita a breve distanza da Marco Righetti (“Granseola è morto”) e Antonio Moresi. (“I Gemelli”) Ad aggiungere suggestione alla cerimonia, la lettura di alcuni brani dei racconti premiati (raccolti in un’antologia) a cura della bravissima Gabriella Mercuri

Basta, mi accorgo che, per un post dedicato alle “immagini”, le parole che ho speso siano già troppe. Ed eccole qui, le istantanee di una settimana assolutamente indimenticabile, raggruppate in due puzzle (ma ce ne sarebbero voluti almeno il doppio).

Solo una cosa, non vi posso mostrare: quello spirito creativo che ha permeato tutti i sette giorni della manifestazione. L’allegria, lo scambio di idee, il confronto culturale… l’amicizia.

Di tutto ciò potrete rendervi conto con i vostri stessi occhi tra circa un anno. Alla seconda edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti, naturalmente.

 

 

  Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Scrittori sull’orlo di una crisi di nervi

Non credo che per scrivere un thriller pieno di psicopatici e paranoici ci sia bisogno (ricorrendo allo sperimentato e glorioso metodo Stanislavskij) di calarsi nel ruolo fino al punto di non riuscire a staccarsi più dalla pelle la maschera che si è deciso d’indossare sul volto.

Dunque, certe reazioni inconsulte che partono dal <Lei non sa chi sono io> per finire a <Siete una massa di stolidi parvenu, andate a vendere il pesce invece di prendere libri in mano> ritengo siamo indotte, in certi scrittori, da serie problematiche psicologiche preesistenti.

Autori famosi, con poche decine di persone (amici? parenti? colleghi di lavoro? chi altro?) che seguono la pagina ufficiale facebook. Fenomeni da botteghino/registratore di cassa le cui opere (di non disprezzabile fattura, tra l’altro) risultano così capillarmente diffuse che di tre librerie operanti in una cittadina di rispettabili dimensioni,  nessuna ne tiene almeno una copia in vendita).

Ombrosi personaggi che mettono sulla bilancia di una conversazione che dovrebbe essere sterilmente tecnica, considerazioni personali come il ruolo e le responsabilità che ricoprono nell’azienda in cui lavorano (“E che ci azzecca con la scrittura?”, a dirla alla Di Pietro) e la struggente notizia che, ogni volta che devono presenziare a una presentazione o a un qualsiasi evento, sono costretti a lasciare per una sera soli moglie e figli (lo siento mucho, ma è la vita, Bellezza!).

      Rimedi consigliato:

  • Passare al genere rosa, pubblicando solo romanzi con ingenue collegiali, umili sartine e azzimati ufficialetti come protagonisti. Di rigore il lieto fine;
  • Scegliere un maestro zen a piacere e passare al fumo dell’incenso abbandonando più rischiose pratiche;
  • Aprire il cofano e verificare se c’è in dotazione all’auto una ruota di scorta per sostituire quella da pavone che ci si è appiccicata alle chiappe;
  • Ove non ritenuti congrui i rimedi 1/2/3 farsi vedere da uno bravo. Ma bravo davvero, mi raccomando.

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Giulia in Giallo (Delitti & Diletti): le immagini del “prima”

Tante parole scorreranno.

Tante suggestioni, tanti momenti magici arriveranno.

Il corso “Il terzo occhio” (introduzione al Giornalismo investigativo) condotto da Patrizio Pacioni

Gli autori, gli editori, i libri.

Lo spazio per i più piccoli a cura di Clirim Muça.

Gli incontri con gli ospiti, che culmineranno con la cena con Antonio Ingroia, illustre testimone e attore della storia di quest’ultimo ventennio. 

Per ora assaporiamo queste suggestive immagini: Da sabato, con Giulia in Giallo – Delitti & Diletti fortemente voluto e organizzato a e per Giulianova da  Anna Tafà dell’Hotel Zenit e Sandrina Piras di Cultura No Stop, tutto comincerà.

                            

Categorie: Scrittura.

Post-it (3) – Per Tiziana qualcuno dovrà pagare il conto

 Avete presente quegli articoli che un giornalista non vorrebbe mai scrivere?

Beh, eccone uno.

Questa è la notizia:

Tiziana Cantone, tempo fa, accettò di essere ripresa in un video hard nel corso di un amplesso. Il filmato, immesso in una cerchia ristretta di utilizzatori di WhatsApp,  finì poi (a insaputa della ragazza) on line, a diffusione virale, causando una serie infinita di commenti, post e quant’altro che finirono per sconvolgere la vita della giovane donna. Ora la vicenda si è conclusa con un suicidio per impiccagione (effettuato con l’ausilio di un foulard) nello scantinato della casa di Mugnano, in provincia di Napoli, in cui Tiziana si era trasferita proprio nell’intento di defilarsi. Un drammatico e sconvolgente epilogo che deve fare amaramente riflettere sulle insidie del web e, soprattutto, su quella necessità di rispettare la persona che, nel caotico sviluppo di chiacchiericcio informatico, si è andata rapidamente e inesorabilmente perdendo.

Ora mi chiedo: ha sbagliato, Tiziana Cantone?

Sì, ha sbagliato.

Non a permettere che il suo partner la riprendesse, affermare questo equivarrebbe a esprimere un giudizio morale su ciò che la morale non può giudicare. Io ritengo infatti che la libertà di espressione della propria sessualità sia inviolabile: un adulto, purché consapevole e consenziente, ha il pieno e insindacabile diritto di indulgere a qualsiasi divagazione erotica ritenga di voler percorrere e sperimentare.

In cosa, dunque, ha sbagliato Tiziana Cantone?

Nel valutare contesto e persone, ecco dove.

Nel fidarsi di qualcuno al quale aveva permesso di avvicinarsi più di quanto fosse opportuno e di una cerchia di (supposte) amicizie, pronte a tradirla con inqualificabile leggerezza.

Qui però si ferma il suo errore e comincia quello, ignobile, gigantesco e mostruoso, commesso da tutti gli altri, intessuto di superficialità, di sudicia malizia, di invidia per la sua bellezza, per la sua giovinezza e per il suo candore.

Candore, sì. Lo scrivo e lo urlo ad alta voce.

Perché il candore è quello dell’anima e del cuore, non ciò si comprende e si risolve negli organi genitali e nell’uso che, liberamente, se ne fa.

Il candore di Tiziana è quello che, paradossalmente (ma anche no) l’ha portata a scoprire con inerme raccapriccio la cattiveria del mondo. L’ha portata a sperimentare sulla propria pelle la lama crudele che la diffusa anonimia della Rete coltiva e spietatamente affila, a compiere l’amara scoperta di quella laida senilità dell’anima (negli oscuri e contorti meandri di menti inconsapevolmente e irreversibilmente tarate), incomprensibile e ingiustificabile, che induce la ggente a sporcare ciò che di bello e giovane (nell’entusiasmo, nella gioia di vivere e nella voglia di fare prima che nella situazione anagrafica) esiste al mondo.

A svilirlo, a mortificarlo, fino a distruggerlo.

E alla fine è stato reciso, il fiore.

È stato sradicato dal giardino della vita con gli artigli di una diffamazione becera, incancrenita e irriducibile, prima ancora che con un cappio di stoffa.

Molestie, diffamazione, violenza privata, istigazione al suicidio?

Scelgano i giudici, dopo avere investigato sui soggetti implicati e sulle responsabilità a loro carico; per quanto è accaduto a Tiziana, però, qualcuno dovrà pagare, e dovrà pagare caro.

 

 

  Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

A Vacone c’è un capitolo di Storia tutto da sfogliare

Gli anni, si sa, passano in fretta, e ne sono passati tanti da quando fu scattata la foto in bianco e nero che mi vede ritratto con qualcosa di diverso dalla solita penna che è il principale strumento del mio lavoro: una pala.

La ricordo molto bene quella torrida giornata di agosto.

Ricordo molto bene la strana miscela di entusiasmo e scetticismo con la quale mi avvicinai a quegli scavi, all’epoca a uno stato troppo embrionale per intuire il tesoro inglobato, nel corso dei secoli, dalla bella campagna sabina.

Dopo di allora, per fortuna, ai ragazzotti pieni di buona volontà ma poveri (poverissimi) di conoscenze e professionalità come me e come i miei amici, che cercavano di fare del proprio meglio  intorno a quella “buca”, si sono avvicendati studiosi ed esperti, per fortuna. E ciò che sta venendo fuori dal loro lavoro, ne sono certo, permetterà la messa in luce e la valorizzazione di un sito archeologico straordinario capace di aggiungere qualcosa d’importante a quanto già noto dell’Antica Roma.

Ora, però, lascio la parola all’amico Pierino Petrucci che, al contrario di me, non si è fermato a quel lontano pomeriggio agostano ma è andato avanti, seguendo da vicino, passo per passo, quell’appassionante avventura archeologica che, ne sono sicuro, si risolverà alla fine in uno straordinario successo per il patrimonio storico/culturale nazionale e non solo.

Patrizio Pacioni

Villa Romana di Vacone (Rieti)

Il toponimo “le Grotti”,  l’area dove si trovano i resti della Villa Romana di Vacone, dimostra che da sempre si è a conoscenza di imponenti ruderi esistenti in questa zona. Molte persone si sono interessati a questi resti romani. Cercatori di oro, sesterzi, baiocchi. Improvvisati archeologi, come un giovane Patrizio Pacioni…

Per fortuna il sito ha interessato anche molti studiosi. Scrive Bartolomeo Piazza nel suo libro Gerarchia Cardinalizia (edito nel 1703):

...una (grotta) lunga tutta d’un filo palmi 190 e larga 30, sopra le quali vegetano piante e olivi…sono muraglie fortissime e ancora intiere,  e si mantengono con la sua fine incrostatura. Vi sono trovate più volte pietre con lettere intagliate, in una delle quali era inciso a lettere di mezzo palmo:

MOECEN BENEFACT.

 In un’altra compare quest’altra significativa scritta:

C. OCTAVIANUS AUG. LI OCTAVIANUS.

 Il ritrovamento della pietra la prima scritta riportata, la vista del Soratte (monte di cui Orazio scriveva nella sua Ode a Taliarco), la presenza in zona di una fonte chiamata Blandusia, anche essa cantata dal poeta, hanno fatto ritenere al Piazza che questa fosse la villa del poeta.

Il Guattani successivamente, visitando questo luogo e osservando i muri magnifici e raddoppiati, dopo un attento esame ritenne che queste rovine fossero il tempio della Dea Vacuna.

Nel 1932 Gelindo Cerroni così scrive relativamente a questo sito, in Latina Gens- Il Castello di Vacone: Sul margine di una via campestre…si vedono tutt’ora, considerevoli avanzi di grandiose costruzioni e di un antichissimo muro.

Nel 1970, a seguito dei lavori effettuati per la sistemazione del tracciato della strada che conduce al paese, venne riportato alla luce un muro in opera incerta e una nicchia semicircolare, identificate allora come antiche terme (dal libro Vacone, di Giovanna Alvino) .

Negli anni 1986/87 la Sovraintendenza  condusse un intervento  di conservazione e restauro delle antiche strutture; vennero alla luce  impianti produttivi della villa, furono effettuati interventi di restauro del criptoportico inferiore e  superiore. Sopra a quello inferiore è stato  trovato un pavimento a musivo, formato da quadrati, delimitati da tessere bianche sulle quali si imposta una file di tessere nere (dallo stesso libro). Dall’estate del 2012, nell’ambito di un più ampio progetto denominato “The Upper Sabina Tiberina Project“, la villa romana di Vacone è stata interessata allo scavo condotto dalla Rutgers University (USA). Partendo dalle due soglie visibili sopra il criptoportico inferiore, in questi anni sono state  riportate alla luce numerose stanze ornate da stupendi mosaici e intonaci.

Gli scavi sono ancora in corso e non è possibile descrivere in questo contesto le scoperte effettuate. Ci limitiamo, pertanto, a riportare che nell’ultima campagna di scavo (2016) è stato rinvenuto, oltre ad altri splendidi mosaici, un terzo criptoportico, ancora da esplorare, che dovrebbe collegare perpendicolarmente i due criptoportici già conosciuti.

Relativamente alla datazione della villa, si legge sulla relazione alla prima campagna di scavo  (a cura di Dylan Bloy, Giulia Masci, Gary D. Farney, Mattew Notarian):

A oggi… gli scavi rivelano l’esistenza di due distinte fasi della villa…una risalente alla prima età imperiale, molto probabilmente in età augustea o giulio claudia…la seconda sembra supportare una datazione al 1 sec a. C. La cronologia resta tuttavia da accertare e dovrà essere ulteriormente confermata.

  Pierino Petrucci

Categorie: Giorni d'oggi.

Uno scenario da brividi… di pura emozione

Prosegue la ricerca di segnalazioni di spettacoli di buon livello qualitativo e in qualche modo  “non convenzionali”  in grado di meglio far intendere e valorizzare una realtà teatrale nazionale generosamente diffusa su tutto il territorio: l’intento è quello di dimostrare che l’arte di recitare (e il piacere di assistere a buona prosa) non vivono e prosperano solo all’interno dei grandi teatri “ufficiali”.

In questo contesto s’inquadra questa intervista all’attrice emiliana Luisa Vitali su una singolare e originalissima iniziativa che, proprio in questi giorni, sta portando avanti a Bologna insieme ai compagni e amici dell’Associazione Rimachèride .

 

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Rivitalizzare un cimitero, un ossimoro, potenziato per di più da un gioco di parole legato al tuo cognome. Sto parlando, naturalmente di scegliere come location per la pièce Ypnòs alcuni locali all’interno del Cimitero Monumentale di Bologna. Si può fare? E perché?

 

Sì che si può fare, perché la Certosa, prima di essere un cimitero è un museo a cielo aperto. Entrare lì è come entrare nella Storia. C’è l’evolversi del linguaggio attraverso gli epitaffi, del costume attraverso le immagini. E poi lo spettacolo ci è stato richiesto espressamente per l’inaugurazione della ristrutturazione dalla Sala del Pantheon danneggiata dal terremoto del 2012 che, per quanto si riferisce a Bologna si accanì soprattutto su alcuni edifici storici. Tra l’altro la parte monumentale della Certosa viene aperta da metà maggi a metà settembre proprio per accogliere eventi culturali e artistici, oltre a visite guidate.

Racconta in sintesi la trama e lo scopo di questa opera.

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La storia (scritta e diretta da Emiliano Bulgaria, regista e drammaturgo) narra di una ragazza di campagna di fine ‘800 (interpretata da Teresa Fava) che arriva prima a Modena e poi a Bologna con il desiderio di diventare cantante. Invece di esaudire i propri desideri, però, viene sedotta, percossa e sottoposta a violenza da un ricco signore bolognese che poi l’abbandona, in gravi condizioni e con il corpo crudelmente tumefatto, all’interno del cimitero. Questa situazione darà modo e occasione  a un famoso ipnotista e mesmerizzatore (impersonato da Emiliano Bulgaria) di agire sulla giovane per percorrere a ritroso la vicenda, nel tentativo di ricavare una completa ricostruzione degli avvenimenti.

Qualcosa sull’Associazione Culturale Rimachèride, che non sia compreso però nella presentazione che si riporta a pie’ di pagina.

  1. L’amore per il teatro di parola (anche se non disdegniamo per principio l’utilizzo d’inserti multimediali). 2) L’assidua pratica della formazione. 3) Il lavoro di gruppo nell’ideazione dei lavori che si vanno a rappresentare, pur nell’assolito rispetto dei ruoli scenici per così dire  “istituzionali” 

Luisa Vitali e il Teatro. Un appagante matrimonio? Una lunga e travagliata relazione? Una focosa passione?

Forse tutte e tre. Da bambina (parlo della più tenera età) avevo due sogni: fare teatro e studiare matematica. In matematica mi sono laureata e ho insegnato per alcuni anni, fino a quando cioè ho realizzato una certa incompatibilità con la scuola. A quel punto la passione per il teatro non ha avuto più argini finche, grazie a una collaborazione dell’azienda di speakeraggio Immagina con la Zanichelli, le due strade in qualche modo si sono ricongiunte. E poi, chi lo dice che la matematica è pura razionalità?

Che altro, oltre a Ypnòs? E dopo, Ypnòs

Per quanto riguarda il gruppo un nuovo progetto (nato su proposta di Cristina Nughes) sulle opere e sulla vita di Lydia Cacho, una giornalista messicana che combatte fieramente per i diritti civili in particolare di donne e bambini e contro i poteri forti.

Per quanto riguarda me la ripresa della collaborazione con laboratori di teatro e di speakeraggio radiofonico, audio-libri per educational e radiodrammi. Sempre con lo sguardo rivolto al palcoscenico naturalmente.

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LuisaVitaliParz  

Luisa Vitali, attrice bolognese, laureata in Matematica e diplomata alla Scuola di Teatro Colli di Bologna e all’Accademia per attori professionisti della Compagnia Teatro Dei Dispersi – Accademia 96, sotto la direzione artistica di Gianfranco Rimondi e la direzione didattica di Marina Pitta.
Si è perfezionata con Vadim Mikheenko, Tanino De Rosa, Shawna Farrel, Rosella Fioretti, Mauro Bigonzetti, Salvo Nicotra, Giacomo Martini, Giuseppe Liotta, Marinella Manicardi, e altri. Ha frequentato stage per l’attore radiofonico presso gli Studi RAI di Bologna e di speakeraggio presso il Baule dei Suoni. Ha studiato diverse tecniche recitative: Stanislavskij, Brecht, Yves Lebreton, M. Čhecov. Ha portato in scena autori quali: Brecht, Wesker, Beckett, Feiffer, Miller, Pinter, Triana, Fassbinder, Badiou, Rimondi, Peter Weiss, Bulgaria, ecc.
Tra gli ultimi lavori “Femmine d’onore” cinque monologhi sulle donne di mafia di e per la regia di Gianfranco Rimondi, “Ospiti” drammaturgia e regia di Luca Ghelfi ispirato a “Goodbye Kiss/Guests” di Harwood, “Le eredità di Vittoria Giunti” rielaborazione drammaturgica e regia di Daniela Marcolungo del libro omonimo di Gaetano Alessi, “Malvasia” drammaturgia e regia di Emiliano Bulgaria, “Il giglio e il fango” recital omaggio a Garcìa Lorca, “Ypnòs” drammaturgia e regia di Emiliano Bulgaria. Svolge attività di speaker per spot, audiolibri e radiodrammi (Canto di Natale di Charles Dickens). Tiene corsi e laboratori di teatro sociale, dizione, public speaking, lettura espressiva, movimento scenico, improvvisazione e tecniche teatrali, speakeraggio radiofonico e doppiaggio. Collabora attivamente con Radio Città Fujiko e l’Accademia di Arte drammatica Wedekind, oltre che con varie compagnie teatrali ed associazioni nazionali. Pur essendo prevalentemente attiva nel teatro, ha lavorato e lavora anche nel campo cinematografico, ultima presenza in “L’ispettore Coliandro – il Ritorno”, girata nel 2015. Attualmente svolge anche l’attività di speaker per audiolibri educational di Mondadori e Zanichelli presso IMMAGINA s.r.l.

L’Associazione Culturale Rimachèride nasce fra le province di  Bologna e  Vicenza come compagnia teatrale  caratterizzata dalla ricerca della mescolanza di arti e generi. I suoi componenti, di radici artistiche eterogenee, spaziano fra teatro ragazzi, teatro di prosa, musicals, concerti di musica classica e contemporanea, alla ricerca di un modo universale di affrontare la contemporaneità e la tradizione culturale italiana e non. Improntata sulla ricerca di linguaggi vocali e sonori, la compagnia mescola parola e voci in un continuum di proposte artistiche adatte ad un pubblico eterogeneo per età e culture.  << Se sei vivo vuol dire che conosci, e fino a quando conosci rimani vivo. Devi rappresentare ed evolvere ad ogni informazione che ricevi. Se ti deformi conosci, quando conosci vuol dire che sei vivo, se non sei più capace di conoscere e deformarti muori.>>

 

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Pino Pesce: da sempre e per sempre teatro

 

Da qualche tempo a questa parte sembra che, in qualche modo, la Sicilia continui a chiamarmi a sé, sia per motivi personali che professionali, legati questi ultimi a quella parte della mia attività creativa / artistica orientata al teatro.

In questa tendenza va inquadrato il mio incontro con il professor Pino Pesce, giornalista, drammaturgo e regista teatrale, dal quale è sortita questa piccola ma significativa intervista.

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Pino Pesce. Professore di Lettere, giornalista, studioso e critico teatrale e, da ultimo, regista. Come riesci a stare dietro a un simile cumulo di interessi e attività?

Mi sorregge l’Amore verso la cultura che non è arido sapere bensì ricerca, desiderio di superarsi momento per momento; scavo nelle cose senza restare in superficie, il quale, anche quando conosci tutto lo scibile, non ti permetterebbe di essere persona se non vai dentro le cose; il mio Maestro (Gino Raya) mi fece capire la differenza fra cultura in estensione, che è la pura erudizione, e cultura in profondità che è proprio l’andare alle radici delle cose: per smuoverle, sconvolgerle e interpretarle fuggendo il dogma.

 

Il tuo primo cimento “dietro le quinte” è stata una singolare rivisitazione di un classico pirandelliano  L’uomo dal fiore in bocca. Ne vuoi parlare?

  

Avevo tanto scritto di Teatro in termini di recensioni; avevo anche scritto, diversi anni fa, una Sacra rappresentazione, portata in scena da bravi artisti e registi. Negli ultimi 2 anni, come ben dici, ho voluto cimentarmi come regista ne L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello rielaborandone il testo con innesti dello stesso scrittore siciliano che ben vi si attagliano, come la chiusa di Uno, nessuno e centomila e la novella Di sera, un geranio, dove (in quest’ultima) il fiore è un papavero per dare senso al sonno e al sogno che mi ha portato, sulla scia della mia educazione filosofico-religiosa, a superare il pessimismo pirandelliano facendo rivivere il protagonista, il quale chiude il dramma aprendo, pur se in una sospensione di ultimo giudizio e nel Mistero, alla speranza: «…Non dovrei più essere nella sostanza dell’esservi… Ma che invece vi sono, come vedete… Come?… Non è dato saperlo né a voi né a me né a nessun altro. Burattini, burattini del nulla. Del Nulla? Non c’è un segreto filo che porta alla Verità Assoluta?!!»

(foto di Pietro Nicosia)

Il lavoro portato in scena, con qualche cambio di percorso, ha avuto un risonante successo sia per l’inedita messa in scena (videoproiezioni e danza aerea) – la quale ne dilata il tempo della rappresentazione (circa 50 minuti; il tempo classico era di 20 minuti circa) – che per le suggestive musiche di Elisabetta Russo, le immagini-video di Enza Mastroeni, Dalila Romeo e Vincenzo Santonocito e la performance degli attori: Mario Opinato (L’uomo dal fiore in bocca), Tony Pasqua (L’avventore), Luisa Ippodrino (Allegoria della Vita e del Tempo), Rossana Scinà (Allegoria del Trapasso). D’aggiungere, come chicca, la suggestiva voce fuori campo del mio amico Pino Caruso che racconta il momento del trapasso. Tutto il resto è spettacolo da vedere perché le parole non hanno occhi.

 

Senza scendere nel privato, sono venuto a sapere della tua recente quanto assidua e appassionata frequenza, con una donna di grande personalità e spessore. Sto parlando, naturalmente, della licatese Rosa Balistreri.

 

 Sì, adesso mi sto rivolgento alla Grande Licatese con una riduzione-rielaborazione teatrale nata dal testo di Giuseppe Cantavenere: Rosa Balistreri/ Una grande cantante folk racconta la sua vita.

Da anni con l’Autore, percorrendo tanta Sicilia, fra Istituzioni comunali, Associazioni e Università, abbiamo – qualche volta assieme al regista Nello Correale  – raccontato di Rosa.

Del libro di Cantavenere, dai più grandi nomi dello spettacolo ai più piccoli, ne è stato fatto un vero e proprio saccheggio senza spesso riconoscere i meriti dell’Autore.

Quindi il mio testo teatrale: Rosa Balistreri/ A memoria di una Voce. In scena ci saranno Giusy Schilirò (dalla voce potente e seducente), Luigi Di Pino (rinomato cantastorie), Francesca Busacca, Tony Pasqua, Opim (attore e musicista), Jessica Seminara (violinista), ballerini del Centro Danza “Azzurra” di Belpasso, diretto da un eccellente coreografo: Alfio Barbagallo, i disegni di Alfredo Caccamo e le immagini-video di Enza La Giusa.

Parliamo ora della tua avventura al timone del periodico l’Alba sulle cui pagine elettroniche, tra l’altro, è apparso un bellissimo articolo su Diciannove + Uno, dramma ispirato alla tragedia della motonave “Hedia”, scomparsa nel Mediterraneo, nel 1962, insieme a tutto il suo equipaggio.

Un’avventura iniziata nel maggio del 2005, dopo aver diretto un altro periodico. Ho dato a l’Alba un’impronta decisamente culturale e di lindore deontologico che non ha mai ceduto a tentazioni di compromessi. Su di essa è apparsa, come dici, una recensione sul dramma Diciannove più Uno sul giallo della “Hedia”, a firma di Roberto Fatuzzo che, in particolare ha fatto parlare a Misterbianco, trovandovisi, fra i marinai scomparsi (18 italiani ed un gallese), un misterbianchese della famiglia Orofino.  In merito, tu dovresti saperne più di me, essendo lo scrittore e il regista di questa triste e buia vicenda.

Molte attività, molti interessi, come si è scritto all’inizio di questo articolo-intervista, il più delle volte permeati di profonda “sicilianità”. Vuoi raccontarci del rapporto che ti lega alla tua terra, alla tua gente e alle tue radici culturali?

Ho un forte legame con la mia Terra che è fortemente viscerale, ma devo confessarti che tante volte ho desiderato scappare da essa per il modo qualunquista e superficiale di gestire la cosa pubblica e di interpretare il quotidiano, spesso avventato, clientelare e leccaculesco.  Ho sempre agito, con i miei strumenti culturali (coi miei discenti sono stato più che un docente un educatore), per rovesciare e cambiare tutto. Tante le gratificazioni teoriche, poche quelle concrete.

Cosa prevede il futuro prossimo di Pino Pesce e -soprattutto- cosa si aspetta Pino Pesce dal futuro prossimo della sua attività di informatore e di uomo di teatro?

Di essere capito, mi aspetto; ma non penso questo sia facile. Potrei magari essere capito ma non certamente seguito o sostenuto; sono sempre stato per le verità scomode, accolte solo in teoria ma mai nella pratica; ti faccio un esempio banale: il mio periodico è stato sempre apprezzato ed applaudito, ma alla fine amministratori, politici, anche quelli di affinità ideologica e vertici di Teatri stabili, hanno preferito sostenere giornali sgrammaticati e senza qualità culturale e codesto la dice lunga! Risultato? l’Alba ormai è al tramonto! Una sottrazione quindi alla Cultura e alla Società.

Anche se tante volte piegato, non mi sono però mai arreso; continuerò, infatti, a combattere sperando, specie con il teatro, di vedere qualche buon risultato.

Purtroppo così vanno le cose, ma non solo in Sicilia!

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Patrizio Pacioni per           

https://cardona.patriziopacioni.com/

Categorie: Teatro & Arte varia.