E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pranzando in Manifattura… si mastica Teatro alla milanese

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Ho incontrato a Milano uno dei personaggi più attivi (come suol dirsi “a 360 gradi”) del Teatro italiano. Conversando piacevolmente nel corso del pranzo, circostanza che, come tutti sanno, facilita l’eloquio e le confidenze. 

Di quanto detto dal mio illustre anfitrione, appropriandomi per una volta della rubrica condotta dall’amico GuittoMatto, riporto qui sotto un rilassato ma non banale resoconto.

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«Quello tra Milano e il Teatro è un rapporto complesso. Uno di quegli amori travagliati ma intensissimi, capace di distinguersi da tutti gli altri. Un approccio organico,  multi-task, assai diverso, per esempio, da quello, pur possente, che con il Teatro  ha Roma Capitale»  dice Gaetano Callegaro, mentre ci si appresta a ordinare il primo.

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Con noi ci sono anche Guenda Goria (sua compagna di scena in Sinceramente bugiardi, insieme a Maria Teresa Ruta e Francesco Errico – in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 28 gennaio), Salvatore Buccafusca, mio compagno di scrittura di  Sua Eccellenza è servita e l’attore Antonio Conte, convinto e convincente “Vescovo sposato” nella stessa commedia.

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«Manifatture Teatrali Milanesi (abbreviato convenzionalmente in MTM) è un progetto artistico la cui attività è gestita dalla Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus che, a sua volta, nel 2015 rilevò tutta l’attività di spettacolo e di formazione della Cooperativa Quelli di Grock, arrivando così a formare una delle più importanti realtà del sistema teatrale, non solo di Milano».

La conversazione è piacevole, come può essere soltanto quella tra persone animate da identiche passioni. A rendere ancora più suggestivo l’incontro, la… location: non un ristorante, ma la parte del Teatro Litta attrezzata a ristoro, un luogo gradevole e privilegiato in cui, più che gli aromi della cucina, si annusa e si respira prosa.

  

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A proposito: il Teatro Litta, per chi ancora non lo sapesse, è inglobato al piano terra di Palazzo Litta, complesso edificato tra il 1642 e il 1648 da Francesco Maria Richini per conto del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano e rappresentante di una delle più influenti famiglie della Milano spagnola. Il teatro è frutto della ristrutturazione di un Oratorio Gentilizio, attribuito allo stesso Richini, consacrato intorno al 1670. Il palazzo è tornato di proprietà dello Stato ventidue anni fa.

«La singolarità della nostra attività» sottolinea non senza una certa (legittima) soddisfazione Gaetano Callegaro, «è da individuarsi principalmente, nel pieno e costante rispetto di livelli qualitativi di assoluta eccellenza degli spettacoli selezionati, nelle modalità di offerta al pubblico milanese».

Inevitabile, a questo punto, chiedere in che consista, in un mondo artistico sempre più indirizzato alla standardizzazione dei cataloghi, tale novità.

«MTM è come una casa editrice, in un certo senso: all’internondella nostra stagione, infatti, sono inserite vere e proprie “collane”: così come, in campo librario, c’è la serie gialla, la narrativa per bambini, la saggistica e magari il rosa, tanto per fare qualche banale esempio, da noi ci sono rappresentazioni comiche, teatro d’avanguardia, drammi, musical, individuabili attraverso percorsi ben delineati».

Chiedo se soltanto questo è il segreto di tanto successo (si è arrivati, nella scorsa stagione a ca. 65.000 presenze che, per dirla tutta, non sono poche neanche per Milano.

«Certo che no» è la prontissima risposta.

«Un altro fattore di successo deriva dalla strategia di richiamo e di fidelizzazione degli spettatori fondata anche su una strategia dei prezzi: abbonamenti che consentono di scegliere otto spettacoli a prezzo contenutissimo tra tutti quelli offerti dai teatri che fanno capo a questa iniziativa»

Prima (e dopo) che Gaetano Callegaro ci facesse da guida all’interno del Teatro e dell’annesso piccolo gioiello chiamato Cavallerizza, di molte altre cose si è discusso: piacevolissime quisquilie come la natura dell’attore, l’immedesimazione nei personaggi, ricordi attinenti alla storia del grande Teatro italiano, e così via.

Di questo, però, vi scriverò (forse) in un’altra occasione.

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  Note:

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MTM svolge il suo programma di spettacoli e iniziative culturali in 3 sale teatrali milanesi:
Il Teatro Leonardo 
in Piazza Leonardo da Vinci; il Teatro Litta e la Sala la Cavallerizza in corso Magenta 24unico esempio cittadino –insieme al Piccolo Teatro– di multisala teatrale con una dislocazione in differenti distretti urbani della città.

E, riprendendo alla lettera quanto riportato sul sito ufficiale:

MTM rappresenta una novità storica nel panorama del sistema teatrale milanese perché guarda al futuro. Alle diverse esigenze e gusti del pubblico. Alla pluralità dei linguaggi, delle culture e delle poetiche dei singoli artisti.

Per questo, se pensate a MTM, pensate a qualcosa di diverso.

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Gaetano Callegaro è attore, autore e regista teatrale.

Ha recitato in numerosissimi spettacoli tra i quali:  Lucifero/ Intrigo e amore/ Saro e la rosa/ Il Giardino dei Ciliegi/ Il Gioco dell’amore e del caso/La locandiera/ Rocco e i suoi fratelli/ Il bacio della donna ragno/ Amleto/Villa Rosmer/ Casa di Bambola/Rotweiss Kabarett/ L’aquila bambina reloaded/ Mi ami? do you love me?/ Dormono Dormono sulla collina/ Il Venditore Di Sigari/ Zio Vania/ Napoli 18 carati/ Cruel+Tender (Tenero+Crudele)/ Il Censore (edizioni 2012-2013);

Dal 1976 è stato socio Fondatore della Coop.Teatro degli Eguali – Teatro Litta di Milano, di cui  è dal 1998 Direttore Artistico e Presidente.  

Dal 2012 è Presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus, fino al gennaio di quest’anno (2018), allorché ha passato il testimone a Gaia Calimani.

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Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Francesco Sala: non chiedere all’Oste…

Con Francesco Sala, altro attore dotato di grande versalità artistica e professionale e di solida esperienza, come racconta il ricco curriculum che troverete in fondo all’articolo, si completa il ciclo di interviste dedicate agli interpreti di «Sua Eccellenza è servita» scritta, come noto, da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca .

Con questi articoli ho cercato di mettere in risalto le caratteristiche e le molteplici qualità dei componenti di un cast  davvero degno della massima attenzione.

Completerà il tutto un ultimo dialogo con Giancarlo Fares, il regista di una commedia che, prima ancora di essere messa in scena, suscita già curiosità e aspettative.

 

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Osvaldo, il proprietario del ristorante in cui si svolge l’azione (e la cena) di «Sua Eccellenza è servita», che sei stato chiamato a far vivere in scena, appare in precario equilibrio tra cinico materialismo e antica saggezza contadina. In che modo ti sei avvicinato a un’ interpretazione così difficile da inquadrare?

Secondo il regista Giancarlo Fares ogni personaggio viene portato in scena accompagnato anche dal suo attore. A questo gioco di teatro nel teatro, il mio “doppio” non è soddisfatto della parte dell’oste, ambirebbe a ruoli drammatici più consoni al suo talento; quindi rimarca con livore e competizione i suoi passaggi obbligati al capocomico. 

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Dal tuo curriculum artistico, tra tantissimi altri, emergono i nomi di alcuni dei più importanti protagonisti della drammaturgia nazionale: autori, registi e attori. Ti viene in mente una circostanza, un fatto, un aneddoto particolare legato a qualcuno di loro?

Ultimamente, un attore che mi manca molto è Giulio Bosetti. Con lui, sotto la sua ala protettiva, al teatro Carcano di Milano, ridendo e scherzando ho passato tredici anni di duro apprendistato, tournée, prove e allestimenti. Il suo rigore manca e ricordo quell’insegnamento: “in scena prenditi i tuoi tempi. Non correre!”

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Restiamo ancora nel passato. Come, quando e perché è nato in te l’amore per il Teatro?

 Da bambino facevo le imitazioni dei professori, degli amici, dei parenti. Processi imitativi che non ho mai smesso di praticare. Mi portavano a vedere il circo. Tornavo, mi chiudevo in bagno dei miei, mi impiastricciavo il viso di crema Nivea davanti allo specchio e rifacevo il mio spettacolo. 

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Oltre che attore sei anche regista, docente, autore di testi per la tv, giornalista… riesci a dedicare qualche ora anche al riposo?

Il grande e indimenticabile Eduardo sosteneva che l’attore non va mai in vacanza se ama quello che fa. Un conto è il lavoro un altro è il lavorìo. Stare a casa, progettare un nuovo spettacolo, scrivere, leggere, ascoltare della musica, stare in famiglia o a cena con gli amici. Il mio riposo è questo.

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Ogni nuova recita è una storia diversa. Ogni cast è un gruppo diverso, con dinamiche interne peculiari che ne rendono l’esito praticamente unico e irripetibile. Prima che il prossimo 3 dicembre, al Teatro Boni di Acquapendente, si alzi il sipario per la prima di «Sua Eccellenza è servita», te la senti di fare un bilancio del lavoro svolto con i tuoi colleghi (Antonio Conte, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchindr) ?

In questa occasione ho riscoperto il piacere della improvvisazione condivisa. Abbiamo un ottimo testo /canovaccio, i miei colleghi hanno molto mestiere : c’è una traccia, uno spunto, andiamo a costruire. Una jam session ogni volta. Ridiamo molto, e questo è un dettaglio per niente trascurabile, per la buona riuscita dell’impresa.

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E per concludere secondo tradizione: cosa c’è nel 2018 di Francesco Sala?

Metto in scena a marzo 2018 un mio testo : Lolite, al teatro Belli. Liberamente ispirato al caso di cronaca delle baby squillo dei Parioli, è un affresco sulla dissoluzione della famiglia di oggi, la mancata adolescenza di alcune ragazze che volendosi emancipare prestano il loro corpo a persone più grandi per soldi, regali, una ricarica di cellulari, un ingresso in discoteca.  Un mio attore in questa commedia amara, in un intrigante scambio di ruoli, sarà proprio l’amico Giancarlo Fares, oggi regista di «Sua eccellenza è servita». 

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  Francesco Sala

Si diploma come attore presso l’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 96, prendendo parte alle rappresentazioni classiche nei teatri di Segesta, Tindari, Siracusa, Ostia Antica. Ha lavorato con: Egisto Marcucci, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Lorenzo Salveti, Ugo Gregoretti, Mariuano Rigillo, Luca Barbareschi, Giancarlo Sammartano, Giorgio Abertazzi,  ha studiato inoltre con Ferruccio Soleri, Mimmo Cuticchio, Walter Pagliaro, Giovanna Marini, con l’Odin di Eugenio Barba e con il Living. Nel ’99 l’incontro con Giancarlo Sepe, dal quale apprenderà la metodologia legata alla musica, fondante nell’esperienza registica.
Sempre nel ’99 entra nella Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, come attore e ci lavorerà per diverse stagioni anche come assistente.

Dal 2000 è collaboratore di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio di Roma.

Nel 2002 la sua prima regia al Teatro dell’Orologio di Roma è uno spettacolo sul poeta Guido Gozzano.Seguiranno:”Dorothy Parker,il mio mondo è qui”sulla scrittrice americana(2003), “l’amante”di Harold Pinter con Gianpiero Bianchi, Sandra Collodel (2003), ”Come un Varietà” per il Festival di Todi (2004) e “Donne Velocità Pericolo”co- regista Viola Pornaro Teatro La Comunità, un lavoro sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti (2005).
Ha partecipato come allievo-regista al Primo Corso di Perfezionamento per Registi diretto da Luca Ronconi presso il Centro Teatrale Santa Cristina di Gubbio.

È stato assistente inoltre di Lamberto Puggelli nell’opera lirica “La Bohème”di Giacomo Puccini, Tatro delle Muse di Ancona (2005). “la Signora Sandokan”di Osvaldo Guerrieri (Castello di Serravalle) “Il silenzio di Jaffier” iberamente ispirato alla “Venezia salva”di Simone Weil.
Assieme a Viola Pornaro firma nel 2006 “Luci dal Varietà” per circuito teatrale Piemonte e La Cometa off di Roma e per l’ETI – Teatro Torbellamonaca “Sandro Pertini—combattente per la libertà’”. Nel 2005 fondano insieme l’Associazione Teatrometis.

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E, arrivati a questo punto, in attesa di sentire anche la voce di Giancarlo Fares, non resta che andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita»: in questo ultimo scorcio di 2017 sarà al Boni di Acquapendente (domenica 3 dicembre) e al Cyrano di Roma (dal 7 al 10 dicembre).

Prenotate il vostro biglietto, non resterete delusi: ve lo garantisce GuittoMatto.

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  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (63) – Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

 

1873

Una data talmente remota, ormai, da mettere in soggezione chiunque.

   

Poi, quando sei lì, nel centro di Milano, in via Manzoni, a due passi dalla mitica Montenapoleone,  che osservi l’ingresso del teatro dall’altra parte della strada, inaugurato appunto in quell’anno di grazia, ecco che un mondo antico si rimaterializza nel presente, prendendo quasi consistenza reale: invece di berline, coupé, autobus e moto, cominciano a sfilarti davanti gentiluomini con il cappello a cilindro e dame vestite di trine,  a piedi e a bordo di carrozze tirate da cavalli.

E proprio sulla presenza degli equini nelle immediate vicinanze del teatro è basato lo sconveniente augurio che, immancabilmente, è solita scambiarsi, nell’imminenza di una prima, la gente di teatro: tanto sterco sul pavimento di strade e piazze equivale a tanti spettatori, a tanti biglietti staccati.

Giovedì 23 novembre, in via Manzoni non si avverte olezzo di letame; semmai quel che si respira è alito di città, vapore di idrocarburi, meno maleolente ma certamente più tossico dell’altro.

Quanti anni, quanta storia è passata di qui. È proprio qui che Milano davvero e Milano da sempre. È qui, come alla Scala per la lirica, che la storia della prosa e della lirica italiana, tra crisi politiche sociali, tra periodi di pace, travagli convulsi di guerra, è passata, si è fermata e soggiorna tuttora.

È qui che si svolge la premiazione di uno dei più prestigiosi concorsi di composizione teatrale che si celebrano ogni anno in Italia: «Autori italiani», bandito dalla rivista Sipario e intitolato a Carlo Terron.

«È con grandissima soddisfazione e con grandissimo orgoglio che, giovedì 23 novembre, io ed Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano), abbiamo ricevuto la targa assegnata al vincitore dalle mani del maestro Beppe Menegatti» dichiara senza esitazioni (ma con malcelata emozione) Patrizio Pacioni

«Un risultato simile alla prima prova, per dirla vichianamente, “mi turba e mi commuove”, dunque lasciatemi il tempo di metabolizzare»  è il pensiero, invece, di Elena Bonometti.

Oltre che dal rinomato regista, i riconoscimenti sono stati consegnati da Alessandro Arnone  (direttore del Teatro Manzoni), Mario Mattia Giorgetti (direttore della rivista Sipario), Ferruccio Soleri e Carla Fracci (rispettivamente grandissimo Arlecchino di Sthreler e leggendaria étoile).

Ora anche per «Come nel Gioco dell’Oca» comincia l’attesa di vederla rappresentata sul palcoscenico, così come, ormai fra pochissimi giorni  sarà, per  il solo Pacioni,  «Sua Eccellenza è servita».

Oltre al già ambitissimo riconoscimento e alla targa di rito, alla commedia è stato assegnato il premio aggiuntivo, non di esigia consistenza, di un ammontare di 20.000 spendibili in pubblicità su tutti i media aderenti al progetto “Autori Italiani” da parte dell’Ente teatrale che la metterà in scena per almeno venti repliche.

Ricordo con l’occasione che Sipario è una prestigiosa rivista fondata nel 1946 da Ivo Chiesa e da Gian Maria Guglielmin. La sua linea editoriale si propone con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo dello spettacolo, comprendente teatro, danza, lirica, musica, cinema e rassegne, ai quali la rivista dedica ogni anno altrettanti speciali, comprendenti notizie ma soprattutto articoli di analisi e documentazione delle tendenze del settore.

 

 

Particolare attenzione è dedicata alla drammaturgia contemporanea, italiana e straniera, sempre privilegiata nelle scelte editoriali e critiche. Ai testi di autori esordienti o poco noti al pubblico, Sipario dedica infatti uno spazio mensile, pubblicando uno o più testi, promuovendo anche la diffusione e la traduzione di testi stranieri.

Una piccola annotazione in merito al “trattamento” dell’importante notizia da parte della stampa bresciana: unico a diffonderla con la dovuta attenzione che meritava informare i lettori “di zona” è stato il Corriere della Sera, uscito con grande tempestività il giorno stesso della premiazione con un articolo a firma di Nino Dolfo, da sempre attento a ogni significativo avvenimento della vita culturale di Brescia. Quanto, invece, al Giornale di Brescia e Bresciaoggi, senza voler fare torto a nessuno, il miglior commento ricalca l’arguta quanto celeberrima frase attribuita a Giacomo Badoar «Un bel tacer non fu mai scritto».

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  Bonera.2

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Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Marco Blanchi: «Insegnare? È il miglior modo di imparare»

 

  

Marco Blanchi.  A sinistra in un bel primo piano, a destra ripreso, in scena, con Giancarlo Fares

 

 

Sarà la barba, sarà lo sguardo luciferino, ma quello di Marco Blanchi è uno di quei volti capaci di “bucare” lo schermo, come si suol dire, oppure di scendere giù dal palcoscenico per catturare e tenere inchiodato lo sguardo degli spettatori che assistono a una rappresentazione teatrale fino al calare del sipario. Ci siamo incontrati a Roma, nel corso di una delle prove di «Sua Eccellenza è servita» e quel che segue, che per praticità chiamo “intervista”, è il risultato del nostro aperto e franco dialogo.

Ah, mi raccomando: se, incontrando per caso Marco Blanchi, lui si dimostrasse interessato a comprare la vostra anima… almeno tirate sul prezzo!

GM

 

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Si approssima a grandi passi la prima di «Sua Eccellenza è servita», la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Proprio con Fares hai portato avanti (e stai portando avanti tutt’ora) un percorso comune che vi ha visto più volte esibirvi sullo stesso palcoscenico. Se ne può sapere qualcosa in più, che non compaia già nelle vostre biografie “ufficiali”?

Beh, con Giancarlo Fares ci siamo conosciuti giovanissimi molti anni fa e devo dire che il suo modo di lavorare, le sue idee, la sua energia le ho trovate fin da subito congeniali al mio modo di vedere la vita e il teatro. Durante gli anni sono nati tanti progetti che ci hanno visto unire le forze per dare vita, tramite il nostro lavoro, a spettacoli che non fossero solo belli ma oserei dire prima di tutto, in qualche modo “necessari”. Perché io ho sempre pensato che il teatro debba essere prima di tutto utile. Come diceva Bertolt Brecht: «Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte. L’arte del vivere».

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Se il “mestiere di attore” può essere, sulla base di un’adeguata formazione e di un intenso e costante impegno personale, lo sfociare di un’attitudine già presente nella propria personalità, forse non si può dire altrettanto per la voglia e la capacità d’insegnare ad altri: cosa è che Ti ha portato a questo risvolto didattico della Tua attività? E cosa ne ricavi, dal punto di vista del progresso interiore?

Dopo tanti anni di tournée accanto a grandi maestri del teatro italiano ho sentito di aver acquisito un bagaglio di esperienze professionali molto nutrito e vario. questo, però, non mi bastava. Non mi bastava riempire il mio “baule d’attore” solamente per “fare curriculum”, ecco. Fu in quel momento che nacque in me l’esigenza di rendere, a chi come me amava questo mestiere, tutto quello che mi era sembrato di comprendere. Così ho iniziato ad insegnare e devo ammettere che fin da subito mi sono reso conto che l’insegnamento per me è un dare/avere. aiutando qualcuno a costruire un personaggio, a lavorare su una scena o un autore riesco a comprendere qualcosa di più sia di questo meraviglioso, difficile, e complicato mestiere sia, soprattutto di me stesso.

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In  «Sua Eccellenza è servita» impersoni il cupo Giuseppe Esposito, commensale imprevisto e inquietante. Senza voler rivelare dettagli troppo precisi, è un po’ come se di personaggi Tu ne interpretassi due. Per un attore, del resto, lo sdoppiamento è una specie di malattia professionale… o no?

Si, in effetti è così. il mio personaggio possiede una personalità ambigua. Se, però, pensiamo per un attimo alle nostre vita, ci accorgiamo che tutti noi, attori e non, incappiamo spesso in situazioni di “sdoppiamento”. Con questo voglio dire che, durante la giornata, non siamo, quasi mai la stessa persona. Quando ci troviamo con i nostri compagni o con le nostre compagne siamo totalmente diversi da come ci percepiscono i nostri colleghi di lavoro, e quando ci troviamo con nostro figlio, il vicino di casa stenterebbe a riconoscerci… Forse a pensarci bene gli attori sono i più “sinceri” perché per riuscire a essere altro da sé, ovvero  il personaggio, devono assolutamente partire da se stessi.

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Una curiosità da “dietro le quinte”, per così dire: in ogni gruppo, in particolar modo in caso di attori che si riuniscono per preparare un nuovo spettacolo, o di musicisti che preparano un concerto, come raccontato da Fellini nel film «Prova d’orchestra», inevitabilmente emergono dinamiche (e spesso problematiche) particolari di interazione. Dicci come si stanno svolgendo le cose tra le Ombre di Platone e qual è, per dirla in termini da cronaca sportiva, il clima del vostro “spogliatoio”.

Lasciami dire che questa “compagnia” è veramente, sinceramente e assolutamente un gruppo nel quale si lavora in modo sereno, felice e proficuo. Io mi sono trovato molto bene con tutti i miei colleghi . A parte Giancarlo Fares che per me è come un fratello, ho trovato persone splendide e professionisti esemplari. Comincio da Salvatore Buccafusca, sempre attento e disponibile con tutti. Di Antonio Conte che conoscevo di fama ma con il quale non avevo mai lavorato, ho scoperto la bravura e la simpatia;  con la sua grande esperienza mi consiglia e mi aiuta a trovare il modo migliore per fare arrivare al pubblico ogni singola emozione. Ho conosciuto Mimma Lovoi, che trovo formidabile come attrice comica, ma della quale ho scoperto anche la presenza di corde drammatiche di grande verità scenica.  Con Francesco Sala  mi sono trovato talmente a mio agio che mi pareva di averci lavorato già tante volte, pur essendo in realtà la prima volta che condividiamo lo stesso palcoscenico: è un attore bravissimo, oltre che un regista di cui ho amato molti spettacoli, dotato di una vis comica assolutamente fantastica. Ultima, ma solo in questo elenco, Guenda Goria che non conoscevo personalmente ma che si è rivelata una compagna di scena davvero preziosa per me, oltre che una seria e preparatissima  professionista.   

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Anche Tu, come altri tuoi colleghi di cast, porti nel Tuo bagaglio personale e professionale esperienze artistiche di diversa tipologia, consumate in modo più che soddisfacente. Guardandoti dentro, però, anche Tu riuscirai a individuare dove vadano le preferenze dell’attore: palcoscenico, grande schermo, piccolo schermo?

Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto teatro, cinema, televisione, doppiaggio, radio, ma il palcoscenico è il luogo nel quale più sono riuscito a comprendere  qualcosa della vita, e che più ha esaltato le mie capacità. Per me il teatro è la moglie che a volte può capitarmi di tradire con l’amante di turno (il cinema, la tv) ma dalla quale finisco sempre per tornare perché senza di lei non esisterei.  

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Cosa c’è nel futuro immediato del signor Blanchi? E, guardando più avanti, qual è la Sua stella cometa? Per arrivare dove?

Con Giancarlo prossimamente torneremo a recitare il testo che, ormai da più di due anni stiamo portando in giro per l’Italia e che si intitola “Emigranti” scritto dal grande autore polacco Slawomir Mrozek. Una commedia dolce e amara sulla condizione degli emigranti e che ha avuto molto successo sia al festival di Todi (all’interno del quale ha debuttato) sia a Roma, e in tutte le altre piazze che ci hanno ospitato. Per quanto riguarda la mia “stella cometa” io ne ho una tutta mia che si chiama Sveva… come mia figlia. Non so dove mi porterà ma so che sarà meraviglioso viaggiare al suo fianco.

 

E se c’è qualcosa da aggiungere, fallo adesso… o taci per sempre!

Nient’altro da dichiarare. Anzi, sì: vi aspetto a teatro, tutti,  per divertirci insieme con questa bella commedia che parla della vita con leggerezza e, in fondo,  con disarmante sincerità. Un grande abbraccio.

 

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   Marco Blanchi

Dopo aver frequentato per due anni la scuola di recitazione TEATRO AZIONE diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco, nel 1995 debutta in teatro con la commedia di P. Rudnik Jeffrey diretta da Piero Baldini, nel ruolo del protagonista. Nel 1996 entra a far parte della compagnia di Glauco Mari con la quale inizia una lunga serie di tournées che lo porteranno a calcare le scene dei più importanti teatri d’Italia recitando in grandi classici come La Tempesta e Re Lear di W. Shakespeare, Il Rinoceronte di E. Jonesco, Faust di W. Goethe e molti altri, tutti sotto la regia del maestro Mauri.
 
Nel frattempo incontra il regista Maurizio Scaparro che, nel 1998, lo chiama al Teatro Eliseo di Roma per Enrico IV di L. Pirandello. Nello stesso anno con la regia di Giancarlo Sammartano è il protagonista della commedia di Jonesco Il Re muore e l’anno successivo sempre sotto la regia di Sammartano debutta nella bellissima cornice del teatro antico di Segesta con Le donne al parlamento di Aristofane.
 
Nel 2002 inizia la sua collaborazione con il Teatro dell’Orologio di Roma, dove fino al 2004 con il ruolo di protagonista interpreta diversi spettacoli tra i quali D… come Buzzati, regia di Mario Palmieri, Emigranti di S. Mrozek, regia di Giancarlo Fares, Il Lupo della Steppa e Il giuoco delle perle di vetro, entrambi tratti dai romanzi di H. Hesse con la regia di Ilaria Testoni. Il 2007 e’ anche l’anno in cui torna a collaborare con Giancarlo Fares stringendo con lo stesso un forte sodalizio artistico che lo porterà a interpretare, sotto la sua regia numerosi spettacoli. Per diversi anni, porta in scena, sotto la regia di Giancarlo Gori, diversi spettacoli nella cornice de “L’estate Romana”.
 
Nel 2011 debutta nella regia teatrale con un adattamento, da lui stesso curato, del romanzo di F. M. Dostoevskij Le Notti Bianche e nel 2012, al Teatro Sala Uno di Roma, dirige la tragedia Ippolito di Euripide. Contemporaneamente alla recitazione teatrale che insegna in diverse scuole di Roma e del Lazio (“Teatro del sogno” “Teatro Azione”, “Fondamenta”, “Scuola d’arte di Nettuno” ecc…) lavora per il cinema e la televisione partecipando per quest’ultima a varie fiction di successo come La squadraUn posto al soleUn medico in famigliaI Cesaroni. Nel 2000 interpreta Jago nella trasposizione cinematografica di Giulio Reale. L’anno successivo è tra gli interpreti de Il compagno americano regia di Barbara Barni e nel 2008 incontra  che lo vuole per il suo film Nient’altro che noi. Nello stesso anno e’ il co-protagonista del cortometraggio di Lorenzo Di Nola e Brando Bartoleschi Il sistema morbido, tratto da un racconto di E. A. Poe, che viene selezionato e proiettato allo “Short Film Festival di Cannes”.
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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mi chiamo Guenda. Guenda Goria.

 

Nella commedia di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, ormai prossima al debutto con la regia di Giancarlo Fares, Guenda Goria interpreta la parte di Olga Gigli, una ragazza timida e romantica che, forse, nasconde un segreto…

Giovane, brava, bella e piena di voglia di fare: un cocktail di qualità che lascia intravedere per lei un futuro di grande crescita artistica e professionale.

Non che, fino a ora, sia rimasta con le mani in mano, come scoprirete dalla mia intervista.

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Guenda, togliamoci subito il pensiero e facciamo fuori la storia della “figlia d’arte”: mamma (Maria Teresa Ruta) una brillantissima conduttrice amata da un vastissimo pubblico, papà (Amedeo Goria) uno dei più noti giornalisti sportivi d’Italia. Tra informazione e spettacolo sembra che tu abbia scelto il secondo. È stata una decisione sofferta?

I miei genitori hanno pensato di farmi dono di solide radici ma, soprattutto… di ali; e con queste ali io provo a volare in territori in cui mi sento a mio agio, scegliendo le rotte da seguire e le destinazioni da raggiungere giorno per giorno.

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Nel tuo curriculum vitae (che si riporta in fondo a questa intervista)  c’è veramente tanta roba: cinema, tv, teatro, varietà, regia… e in tutto sei riuscita a distinguerti. Ciò premesso, ci sarà pure una modalità di espressione artistica che preferisci alle altre.

Ma se ho appena cominciato! Vorrei ancora esplorare prima di scegliere cosa mi piace di più.. spero che la vita mi dia sempre questa possibilità.

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Oltre ai corsi di formazione artistica (recitazione, ballo, canto) c’è anche una laurea. Vuoi parlarci di questo non secondario traguardo raggiunto e del valore aggiunto che rappresenta nella Tua crescita personale e professionale?

Penso che la cultura sia importantissima anche per affrontare il mestiere di attore: leggere e approfondire offrono strumenti preziosi per poter interpretare, ti aiutano a cogliere delle sfumature e a capire psicologie, epoche, sentimenti nascosti nei testi.. A me è sempre piaciuto studiare, sono una persona curiosa e mi piace imparare cose nuove.

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Dal 3 dicembre (prima assoluta al Teatro Boni, conosciuto come la piccola perla di Acquapendente, poi subito quattro serate nella Capitale, dal 7 al 10 al Cyrano) sarai in scena con «Sua Eccellenza è servita», originalissima pièce scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Cosa ti ha fatto decidere di essere anche tu della partita, e qual è il tuo approccio allo spettacolo?

La stima per il regista Giancarlo Fares, l’ originalità del testo e il gruppo di bravissimi attori con cui ho il grande piacere di condividere il palcoscenico, vale a dire Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca e Marco Blanchi.

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Non è ammissibile che in un’intervista di questo genere non venga posta la fatidica domanda: «Cosa c’è nel tuo futuro prossimo? Quali sono i tuoi progetti?». Visto quello che sei riuscita già a fare, giovane come sei, ti chiedo solo di tener conto dei problemi di spazio di un articolo da blog…

In questo momento sono impegnata come ambasciatrice per Medici senza frontiere, poi sarà la volta di  «Sinceramente bugiardi», un nuovo spettacolo teatrale che andrà in scena a Milano.

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Per concludere: esiste una frase, una citazione, un qualcosa che, al di fuori e al di là delle risposte che hai dato alle mie domande, ti piacerebbe condividere con chi leggerà questa intervista?

Sì, che c’è. Una frase che, in questo momento della mia vita sento molto mia, presa in prestito dal grande poeta Hikmet: «Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I nostri giorni più belli non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto».

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Accidenti, da una citazione di questo genere potrebbe cominciare un’altra intervista. Peccato che, almeno per questa volta, ci si debba fermare qui.

 

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Curriculum di Guenda Goria

 

Cinema

2016   Per sempre                             Paolo Genovese 

2016   Chi salverà le rose?                Cesare Furesi 

2015   The Coltrain code                   Monica Mazzitelli (lingua inglese)

2015   Un viaggio di cento anni          Pupi Avati      

2014   Il giocatore invisibile                Stefano Alpini

2014   Il racconto dei racconti            Matteo Garrone  

2013  Sul Vulcano Vesuvio                Gianfranco Pannone ( voce narrante )

2013   Anita B.                                   Roberto Faenza  (lingua inglese)

 

Serie tv/ fiction

2017  il paradiso delle signore 2        Monica Vullo Rai Uno

2015  Il paradiso delle signore           Monica Vullo Rai Uno

2014  Con il sole negli occhi              Pupi Avati    Rai uno

2014  Un passo dal cielo                    Jan Michelini Rai uno

2010 Natale coi fiocchi                       Angelo Vitale  Sky Lei

2009 Giochi Sporchi                           David Emmer Rai 4

2008 Cosi’ fan tutte                            Gianluca Fumagalli canale 5  

2006 Crimini                                       Manetti Bross Rai Due

 

Teatro

2017 Sinceramente bugiardi             Teatro Leonardo ( in preparazione )

2017 Recitar mangiando                  Guenda Goria       Festival “La notte dei poeti”

2017 Ritratti di signora                     Vanessa Gasbarri   Cometa off

2017 Risiko                                      Vanessa Gasbarri   Teatro della Cometa

2017 Nel buio dell’ America            Guenda Goria         Teatro Litta

2016  Rosso Giungla                       Vanessa Gasbarri   Teatro Roma 

2016  Re Lear  Shakespeare          Giancarlo Marinelli   Teatro Ghione 

2016 Ritratti di signora                    Vanessa Gasbarri   

2016  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva            Teatro Out Off

2015  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva

2013 La coscienza di Zeno             Maurizio Scaparro   Teatro Carcano

2014 Cent’ anni di solitudine          Juan Puerta Lopez   Teatro Palladium

2014 Notturno D’ Autore                 Anonia Renzella

2013 La coscienza di Zeno            Maurizio Scaparro    Teatro Carcano

2012 Cinemando      Roberto Antonelli   Centro Sperimentale di Cinematografia

2011 Il tesoro dei templari             Gerardo Placido

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

A Roma c’è un’ «Eccellenza» da sbirciare

Inutile insistere: la trama di «Sua Eccellenza è servita» non la racconto mica.
Non adesso, non qui.

Non racconterò neanche gli “schemi” provati in allenamento dal mister Giancarlo Fares (efficacementecoadiuvato da Viviana Simone), al quale si augura di cuore miglior successo di quanto ottenuto dal signor (S)Ventura con la nazionale di calcio.
La squadra di Fares, in questa occasione, si chiama «Le Ombre di Platone» e si appresta (mancano ormai poco più di due settimane alla data fatidica del 3 dicembre) a scendere in campo per la prima volta ad Acquapendente.

«Tra domani e dopodomani finiremo la messa a punto della strategia» mi confida. «Poi, già dal fine settimana, comincerà il lavoro sugli ultimi dettagli da correggere e sulla… forma fisica».

Nessuna fuga di notizie, eccetto questa, è tollerata in questa fase della preparazione, nessuna significativa rivelazione, ripeto: non a caso gli allenamenti vengono svolti tutti “a porte chiuse”. Sulla seduta alla quale ho avuto il permesso di assistere (provando lo straordinario piacere di un’anteprima viva, in continuo divenire) però, assumendomene ogni responsabilità, qualche indiscrezione mi sento di lasciarla trapelare:

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• Nessuna pretattica sulla formazione: i sei che scenderanno in campo al Boni di Acquapendente sono già decisi: giocheranno (pardon, reciteranno) in «Sua Eccellenza è servita», ovvero «Di un Vescovo sposato e di altri malanni» Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchi. Durante lo spettacolo non sono previste sostituzioni, dunque la panchina resterà deserta.

• Il clima che si respira in “sala prove” è di sereno ma tenacissimo impegno, di grande rispetto reciproco e di incondizionata collaborazione tra tutti gli attori;

• Lo stile di regia adottato da Fares è al tempo stesso assertivo (com’è giusto che sia per un regista dotato di marcata personalità e autorevolezza conquistata sul palcoscenico) e proattivo: nell’ambito delle linee guida dettate dal Mister, infatti, ogni componente del gruppo apporta il proprio contributo alla causa comune, attraverso osservazioni (anche critiche, al caso) e suggerimenti. Una pratica che, grazie alla presenza nel cast di attori di grande spessore artistico e di provata esperienza, può risultare estremamente preziosaO

• Ogni dettaglio dell’azione scenica, ogni sfumatura di recitazione, tempi, pause, luci e sonorità, viene esaminato, valutato e, al caso, corretto, con certosina meticolosità. Tenendo sempre presente che da ogni errore, da ogni minima imprecisione rilevati, può nascere un’opportunità utile a modificare, arricchire e, alla fin dei conti, migliorare il prodotto finale.

Il cast: da sinistra Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Antonio Conte, Guenda Goria, Marco Blanchi

Mi congedo, dopo avere assistito a quattro intensissime ore di lavoro (come passa il tempo, in certe intrigantissime situazioni) lasciando regista e attori ancora impegnati e concentratissimi (chissà per quanto tempo ancora, la notte è ancora giovane!) nell’aggiustare la sorprendente scena finale: quella, per intenderci, in cui…

Ah no: questo non posso proprio raccontare.

Ci si vede al Boni di Acquapendente, il 3 dicembre. E poi ancora al Cyrano di Roma, dal 7 al 10 dicembre: è lì e solo lì che ogni segreto sarà svelato.

E sia chiaro che gli articoli sul teatro, in questo blog, li scrivo io!

Perché lo scrivo? Capirete… oh se capirete…
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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.