Gaetano Carbone, entusiasmo e determinazione per crescere

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Tra poco più di un mese, al Teatro Boni di Acquapendente, andrà in scena, in prima nazionale, il dramma «Banda criminale», ispirato alle vicende della Banda della Magliana, scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala.

Produzione Le Ombre di Platone.

Nel cast, accanto allo stesso Salvo Buccafusca e a Fulvia Lorenzetti, il giovane attore romano Gaetano Carbone, che siamo andati a intervistare in uno dei momenti di pausa concessi dalle prove dello spettacolo.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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Classe 1993: nel futuro carriera da attore tutta da esplorare e da vivere. Da dove viene e dove vorrebbe arrivare, Gaetano Carbone?

Vengo da una formazione accademica di 3 anni, appena conclusa, durante la quale ho conosciuto Francesco Sala, il regista di ”Banda Criminale”. Questa è una delle prime tappe importanti del mio percorso d’attore che spero sia il più possibile fortunato e duraturo.

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Quando sei nato tu il nucleo primario della famigerata Banda della Magliana (pur lasciando in circolo nel corpo della Nazione metastasi incredibilmente resistenti, in grado di recidivare fino a un recentissimo passato)  stava esalando gli ultimi respiri. Ti trovi dunque a confrontarti  (come interprete di  «Banda criminale») con questo vero e proprio “buco nero” della cronaca italiana, senza averne avuto esperienza diretta. Qual ‘è l’idea che te ne sei  fatta, per così dire, a distanza?

Essendo cresciuto in quartieri di Roma Sud frequentati dalla Banda della Magliana, ho sempre avvertito il suo eco tramite i racconti di chi ha conosciuto più o meno direttamente persone o eventi legati a quel giro criminale. Tutto questo ha creato per me, come per altri ragazzi della mia età, una sorta di oscuro mito che è stato amplificato dai vari film e serie TV che hanno raccontato, in maniera spesso romanzata, la storia di questi ragazzi di periferia.

Preparare questo spettacolo mi spinge a documentarmi approfonditamente sull’argomento e, quindi, a scoprire una realtà molto complessa, dietro la quale si celano misteri ancora irrisolti e che ha continuato a produrre effetti fino agli ultimi anni.

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Si dice che, quando si trattano a livello di spettacolo certi argomenti, c’è il rischio di suscitare quello che viene detto “spirito di emulazione”, soprattutto nelle generazioni più giovani e più mediaticamente esposte. È un pericolo che si corre anche con «Banda criminale» ?

Non credo tanto al pericolo di suscitare questo  spirito di emulazione da parte del mondo dello spettacolo nei più giovani. Sicuramente si crea un fascino per via dei toni romanzeschi con i quali si trattano certi argomenti, ma per delinquere bisogna avere una certa predisposizione che è data, nella maggior parte dei casi, dalla provenienza da realtà  difficili e dall’esperienza sin da piccoli di certi ambienti, piuttosto che dalla  visione di un film o una serie tv.

Credo, tuttavia, sia bene per una questione etica e di cronaca che vengano anche riportati i fatti per come sono andati e si ricordi che la Banda, così come altre associazione criminali più note, ha fatto vittime innocenti. L’errore che è stato commesso più volte è stato proprio omettere totalmente questo aspetto, trasformando in eroi romantici personaggi senza scrupoli.

Non è questo, a mio avviso, il caso di ”Banda Criminale”, dove la storia è raccontata in maniera più  cruda e attinente alla realtà.

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Venendo in modo più specifico appunto a «Banda criminale», che esordirà il 2 dicembre in quel gioiellino dello spettacolo che è il Teatro Boni di Acquapendente, per replicare dopo pochi giorni al Teatro Lo Spazio di Roma, ti sei trovato a lavorare sotto la direzione di un regista (e attore egli stesso) esperto come Francesco Sala e a fianco, oltre che della giovane e bella Fulvia Lorenzetti, dell’altrettanto esperto attore (nonché drammaturgo) Salvo Buccafusca. Come ti trovi in questa squadra? Cosa pensi di poter ricavare da questa esperienza?

Il lavoro sul testo è cominciato da poco ma posso dire di trovarmi in un ambiente serio e produttivo. Francesco Sala è stato già mio insegnante in accademia, ora imparerò a conoscerlo anche come regista. Quello dell’attore  è un mestiere che si apprende rubando da chi ha più esperienza di palcoscenico, per cui posso solo essere contento di lavorare con professionisti esperti.

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Quale personaggio interpreterai in questa pièce? Non avverti un po’ di timore nel doverti cimentare con colleghi famosi che sia in teatro, che in tv, che al cinema, già hanno partecipato ad altre rappresentazioni rievocative delle losche imprese della Banda della Magliana?

Il mio personaggio è Maurizio Abbatino, uno dei membri principali dell’organizzazione.

Non avverto nessun timore “da confronto”, per dire il vero, anche perché il nostro spettacolo va in una diversa rispetto a quanto visto in tv e cinema, raccontando sotto una nuova luce la storia della Banda.

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Per concludere: c’è un primo consiglio che ti sentiresti di dare a un tuo coetaneo, o a qualcuno ancora più giovane, che voglia intraprendere con successo la stessa strada sulla quale hai cominciato a incamminarti tu?

Non mi sento nella posizione di dare consigli. Io stesso sono giovane e alle prime esperienze. Posso solo dire che, a differenza di quanto si crede, per fare questo lavoro serve tanta volontà e spirito di sacrificio.

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Una serie di risposte che, pur nulla togliendo a quel travolgente entusiasmo dei vent’anni che ogni possibilità futura dischiude, rivela una grande determinazione al continuo perfezionamento professionale e una sorprendente maturità.

Cresce, dunque, la curiosità di vederlo in azione sul palcoscenico.

Date 2018: Teatro Boni di Acquapendente (https://www.movemagazine.it/eventi/teatro-boni-acquapendente-programma-stagione-2018-19/) il prossimo 2 dicembre, Teatro Lo Spazio di Roma (http://www.teatrolospazio.it/joomla17/index.php?option=com_content&view=article&id=671:roma-criminale&catid=43&Itemid=151) 18 e 19 dicembre.

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   GuittoMatto

Categorie: Senza categoria.

Fulvia Lorenzetti tra set e palcoscenico: nata per recitare

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Estremamente mediterranea, innamorata della recitazione, determinata nel perseguire gli obbiettivi di crescita personale  che si è posta, coraggiosa nell’affrontare ogni tipo di sfida professionale: questo, in pochi tratti, l’identikit di Fulvia Lorenzetti, unica presenza femminile nel cast di «Roma criminale», il dramma (scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala) che ripercorre le oscure vicende della Banda della Magliana. Lo spettacolo andrà in scena in prima nazionale il 2 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente, per replicare (dal 18 dicembre) a Roma, presso il Teatro Lo Spazio. Accanto a lei lo stesso Salvo Buccafusca e il giovane e promettente attore romano Gaetano Carbone. Produzione Associazione Le Ombre di Platone ETF.

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Tra un impegno e l’altro, Fulvia ha accettato di sottoporsi a questa intervista, attraverso la quale avrete modo anche voi, come me, di conoscerla meglio e più da vicino.

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Fulvia, esistono diverse modalità di impiego di protagonisti femminili nella narrazione della saga nera (che più nera non si può) delle organizzazioni malavitose italiane. In che ruolo sei stata coinvolta nella rappresentazione di «Roma criminale»?

«Roma criminale» vede tre attori protagonisti, io sarò l’unica donna e darò vita a diverse figure femminili. Sia donne direttamente coinvolte nella saga, sia donne del popolo che raccontano i “fatti” accaduti, in qualità di testimoni oculari.

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Quanto ti ha aiutato (sempre che ti abbia aiutato) la Tua “romanità” in questa nuova avventura, in cui si tratta di episodi che sei troppo giovane per aver conosciuto dalla cronaca di tutti i giorni e dalla vita della Capitale e che, dunque, ti sono arrivati solo per “letto” e per “sentito dire”?

Hai ragione: non conosco per esperienza diretta questi “fatti criminali”, per fortuna. Purtroppo, però, essi si sono innescati talmente in profondità nel tessuto cittadino (e nazionale) da risultare storici. Al riguardo si sono scritti libri, sono stati realizzati film, serie televisive, senza contare un gran numero di reportage e  documentari: così, pur essendo all’epoca ancora una bambina, crescendo ho avuto modo di conoscere e studiare a fondo tutti o quasi) gli eventi legati all’azione della banda. Il dramma che porteremo in scena va contestualizzato negli anni 70, in piena guerra fredda: anni di piombo in cui il compromesso storico non è contemplato, nel cosiddetto mondo di mezzo, tra mondo di sotto e mondo di sopra, in una dimensione sociale e storica ben definita. L’attenzione della pièce è incentrata nel tentativo di distinguere l’aspetto criminale e quello sentimentale. Quanto a quella che tu chiami la “mia romanità”, beh, non può che essere fondamentale per questo testo e per riconsegnare i “fatti” sotto forma di parole connotate al dialetto romanesco di origine.

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In quelle che chiamo “criminal-soap” i personaggi femminili “forti” si contano sulla punta delle dita di una sola mano. Quando sono previsti, però (vds Annalisa Magliocca, detta Scianel, assumono nella serie un ruolo di primaria importanza. Tu chi sarai e cosa rappresenterai, in «Roma criminale»

La risposta a questa domanda è piuttosto complessa, visto che, come già detto, interpreto diversi ruoli. Schematizzando: 1) una popolana, che suo malgrado, scopre il corpo di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre del 75; 2) una “mercatara”, che similmente all’altra, si troverà coinvolta nella vicenda come persona informata sui fatti, ossia, come testimone oculare; 3) la cosiddetta “donna del boss” ma non nella sua accezione di stereotipo bensì, interrogandomi sulle sue aspirazioni di donna, le più intime e segrete. Pur tenendo, per quanto ovvio, sempre presente l’aspetto criminale che la coinvolgerà, porrò l’accento sul suo lato umano: in particolare cercherò di rappresentare la paura che il suo uomo possa essere ucciso. 4) una psicologa, nella figura professionale di terapeuta, che cercherà di salvare queste figure oscure rimanendo impigliata, e poi intrappolata, nell’incapacità di attuare la neutralità del “setting”, proprio, per il tessuto sociale di questi pazienti. 

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Dal Tuo sostanzioso e ricco curriculum, vedo che hai lavorato con molti dei “nomi” più conosciuti dello spettacolo italiano: cito, a titolo di esempio, nomi come Tullio Solenghi, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Giorgio Albertazzi, Gianni Ippoliti, Gigi Proietti… Senza fare torto agli altri, naturalmente, fra le tante  c’è un’esperienza che Ti ha colpito in modo particolare?

Sì, ho avuto la fortuna, e credo anche il merito (me lo devo riconoscere!), di lavorare con molti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano. In primis il mio Maestro, Gigi Proietti. Fondamentale per me sono stati i due anni del suo famoso Laboratorio, in cui ho avuto modo di crescere non solo artisticamente ma anche umanamente. In più, ho avuto l’onore, la gioia e il privilegio di dividere il palco con Lui per più di sei stagioni. Porto nel cuore, da sempre, l’incontro con il geniale Tato Russo. Per tre anni abbiamo dato vita, in giro per l’Italia, al suo “Il ritratto di Dorian Gray – il musical” e per tutto il tempo, ogni giorno, ogni sera, avevo lo stupore immenso di far parte di uno spettacolo magnifico! Come sottolinei tu, senza far torto agli altri, naturalmente. Ad esempio un sogno realizzato è stato quello di poter recitare insieme a Tullio Solenghi e Maurizio Micheli per ben 4 stagioni. Per quanto riguarda le fiction e i film tv, prezioso è stato l’incontro con il regista Luca Manfredi. Diretta da Lui in almeno cinque progetti per la televisione, l’ultimo dei quali, “In arte Nino” è quello a cui sono più legata perché racconta la storia della giovinezza del suo immenso papà, Nino Manfredi, uno dei monumenti del nostro cinema e uno dei miei attori preferiti. Un Manfredi segreto prima che diventasse “Nino Manfredi”. Elio Germano, che lo interpreta, riesce a restituire in maniera impeccabile la sua vera natura: l’eleganza, le movenze, la calma sospesa, un certo smarrimento, gli sguardi stupiti, la maestria. Nel film interpreto “Rosetta”, l’infermiera del sanatorio in cui Nino passò ben più di tre anni  perché malato di tubercolosi. “Rosetta” è stata il primo sogno erotico di molti adolescenti e il primo anche per Nino.

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Passiamo ora ai (cosiddetti) “generi teatrali”. Drammatico, brillante… Da che parte vanno le tue preferenze?

Nel corso della mia carriera artistica ho spaziato nei vari generi teatrali. Essendo “nata” al Laboratorio di Gigi Proietti il mio “imprinting” è stato quello della commedia, unita al canto e al ballo, ma oltre a commedie musicali, musical, ho interpretato anche i classici: Shakespeare, Molière, Plauto, Aristofane, ecc. In più, nel mio bagaglio interpretativo, ci sono anche commedie di autori contemporanei: Manfridi, Fiastri, Veber, Zucchi, Longoni, Costanzo, Vaime, Scaletta, Henley.

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Dopo «Roma criminale», cosa c’è nel prossimo futuro professionale di Fulvia Lorenzetti?

Nell’immediato, prima ancora di andare in scena con “Roma criminale”, sarò impegnata sul set. Marco Bocci firmerà la sua prima regia cinematografica. Il film dal titolo provvisorio “Non piove mai” è tratto del suo libro “A Tor Bella Monaca non piove mai” . Bocci mi ha scelta per interpretare un ruolo tra i protagonisti del film. Sarò “Lucia”, moglie di Andrea Sartoretti uno dei due fratelli protagonisti della storia, l’altro fratello sarà Libero de Rienzo. Un cast significativo che, oltre ai due attori sopracitati, si compone di Laura Chiatti, Giorgio Colangeli, Lorenza Guerrieri e diversi altri valenti attori. Le riprese inizieranno l’8 ottobre.

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Sei felice di questo nuovo impegno cinematografico?

Assolutamente sì! L’incontro con Marco Bocci è stato uno di quegli incontri fortunati. Sono emozionata, oltre che felice. Marco è una perla rara e sono convinta che darà vita ad un film buono e sincero.

 

Detto questo, Fulvia saluta velocemente e fugge via, diretta verso l’ennesima sessione di prove di chissà cosa.

Quanto a noi, non resta che aspettarla e chiederci: «La incontreremo prima sulle poltrone di un cinema o di un teatro?» sapendo che, in entrambi i casi, non potrà che essere un magnifico appuntamento.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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Categorie: Giorni d'oggi.

Quando il Teatro viaggia… nello Spazio

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Nella serata di venerdì 20 luglio, al Teatro “Lo Spazio” di Roma  (zona San Giovanni – via Sannio) si è svolta l’eliminatoria del concorso di corti teatrali «Autori nel cassetto, Attori sul comò»  alla quale era iscritto il “corto” scritto da Patrizio Pacioni, diretto da Salvatore Buccafusca e interpretato dallo stesso Salvo Buccafusca e Marzia Mancino, intitolato «Bacco, tabacco e… cenere!».

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Cominciamo a parlare della location (funzionale, originale e caldamente accogliente) e dell’iniziativa che, in essa viene portata avanti.

Lo facciamo con le parole del direttore artistico, Francesco Verdinelli:

«Le proposte teatrali stanno velocemente cambiando. Le arti vanno mescolandosi;  il teatro, la musica, la danza così come l’uso della tecnologia sono sempre più spesso insieme sulla scena. Le storie  scritte oggi, sono fra le proposte  che ci interessano di più. Riconoscere i nostri tempi, nella quotidianità o nella fantasia, così come nelle proposte di teatro civile o nel teatro musicale. E sono proprio questi gli obiettivi della stagione teatrale 2017/2018.  Storie ed  interpretazioni che diano emozioni,  che siano risate o riflessioni, ma e’ fondamentale che possano far sì che rimanga qualcosa. I talenti consolidati così come le proposte delle nuove generazioni permettono allo spettatore, nel corso della stagione, di avere il polso di ciò che oggi, attraverso la drammaturgia, si vuole comunicare. Poter scegliere di andare in un teatro che ha una forte identità, riconoscere e riconoscersi nella tipologia delle rappresentazioni  in scena è uno degli obiettivi che ci siamo posti. Un filo invisibile che lega le infinite identità di chi vive l’oggi, attento alle ‘sfumature’  della vita ».

Ciò (doverosamente) premesso, passiamo all’evento. «Autori nel cassetto, Attori sul comò» è una riuscita e ormai consolidata rassegna romana di “corti teatrali” che vede a confronto, per la gioia del pubblico che assiste alle rappresentazioni, pièces frutto dell’inventiva di autori sperimentati e/o autori emergenti. Alla fine serata un verdetto emesso in modo paritetico dalla giuria tecnica e dal voto “popolare” degli spettatori, decide quale delle proposte merita di passare al turno successivo.

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Il corto scritto da Patrizio Pacioni è stato presentato dall’attivissima associazione Le Ombre di Platone, sempre più presente sui palcoscenici di tutta Italia con nuove e differenziate produzioni. Segnalo, tra le altre, quelle di più prossima messa in scena: si va dalla riedizione rivista e corretta del pluripremiato dramma  «Diciannove + Uno»  (scritto da Patrizio Pacioni) in programma a Marone (BS)  venerdì 31 agosto in co-produzione con Lanterna Teatrale e Teatro Studio,  alla nuova  «Banda criminale»  (Salvo Buccafusca e Antonio Turco) che esordirà a Roma nel prossimo autunno, per finire (per il momento) con le repliche siciliane di  «Sua Eccellenza è servita»  (Pacioni / Buccafusca) fissate all’inizio del prossimo gennaio.

Per   «Bacco, tabacco e… cenere , storia di una stranissima serata di un cinquantenne alquanto “bamboccione”, a causa dell’inaspettata visita della bella e misteriosa vicina di casa, dunque, buone, anzi ottime sensazioni e gradimento espresso da parte del pubblico, a suon di risate e applausi. Divertente il testo, ordinata e fantasiosa la regia, con la costruzione di una scenografia minimale ma di grande suggestione. Perfettamente centrati e sintonizzati sui personaggi impersonati gli interpreti: l’esperto, navigato e (nell’occasione) felicemente gigione Salvo Buccafusca e la giovanissima ma già esuberante “padrona della scena”  Marzia Mancino.

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A “passare il turno”, però (non sempre si può vincere), l’altrettanto ben scritto, strutturato e rappresentato monologo «Specifiche competenze» di Adriano Bennicelli, per la regfia dello stesso autore e la recitazione di un  Alessandro Cecchini in gran vena, per il quale ha fatto premio anche l’attualità del tema trattato, vale a dire la difficoltà dell’approccio dei giovani con il primo (o il secondo) impiego.

Insomma, una gradevolissima serata e la voglia, non appena mi sarà possibile, di fare un altra visita nello… “Spazio” di via Locri 42/44.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Pranzando in Manifattura… si mastica Teatro alla milanese

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Ho incontrato a Milano uno dei personaggi più attivi (come suol dirsi “a 360 gradi”) del Teatro italiano. Conversando piacevolmente nel corso del pranzo, circostanza che, come tutti sanno, facilita l’eloquio e le confidenze. 

Di quanto detto dal mio illustre anfitrione, appropriandomi per una volta della rubrica condotta dall’amico GuittoMatto, riporto qui sotto un rilassato ma non banale resoconto.

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«Quello tra Milano e il Teatro è un rapporto complesso. Uno di quegli amori travagliati ma intensissimi, capace di distinguersi da tutti gli altri. Un approccio organico,  multi-task, assai diverso, per esempio, da quello, pur possente, che con il Teatro  ha Roma Capitale»  dice Gaetano Callegaro, mentre ci si appresta a ordinare il primo.

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Con noi ci sono anche Guenda Goria (sua compagna di scena in Sinceramente bugiardi, insieme a Maria Teresa Ruta e Francesco Errico – in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 28 gennaio), Salvatore Buccafusca, mio compagno di scrittura di  Sua Eccellenza è servita e l’attore Antonio Conte, convinto e convincente “Vescovo sposato” nella stessa commedia.

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«Manifatture Teatrali Milanesi (abbreviato convenzionalmente in MTM) è un progetto artistico la cui attività è gestita dalla Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus che, a sua volta, nel 2015 rilevò tutta l’attività di spettacolo e di formazione della Cooperativa Quelli di Grock, arrivando così a formare una delle più importanti realtà del sistema teatrale, non solo di Milano».

La conversazione è piacevole, come può essere soltanto quella tra persone animate da identiche passioni. A rendere ancora più suggestivo l’incontro, la… location: non un ristorante, ma la parte del Teatro Litta attrezzata a ristoro, un luogo gradevole e privilegiato in cui, più che gli aromi della cucina, si annusa e si respira prosa.

  

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A proposito: il Teatro Litta, per chi ancora non lo sapesse, è inglobato al piano terra di Palazzo Litta, complesso edificato tra il 1642 e il 1648 da Francesco Maria Richini per conto del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano e rappresentante di una delle più influenti famiglie della Milano spagnola. Il teatro è frutto della ristrutturazione di un Oratorio Gentilizio, attribuito allo stesso Richini, consacrato intorno al 1670. Il palazzo è tornato di proprietà dello Stato ventidue anni fa.

«La singolarità della nostra attività» sottolinea non senza una certa (legittima) soddisfazione Gaetano Callegaro, «è da individuarsi principalmente, nel pieno e costante rispetto di livelli qualitativi di assoluta eccellenza degli spettacoli selezionati, nelle modalità di offerta al pubblico milanese».

Inevitabile, a questo punto, chiedere in che consista, in un mondo artistico sempre più indirizzato alla standardizzazione dei cataloghi, tale novità.

«MTM è come una casa editrice, in un certo senso: all’internondella nostra stagione, infatti, sono inserite vere e proprie “collane”: così come, in campo librario, c’è la serie gialla, la narrativa per bambini, la saggistica e magari il rosa, tanto per fare qualche banale esempio, da noi ci sono rappresentazioni comiche, teatro d’avanguardia, drammi, musical, individuabili attraverso percorsi ben delineati».

Chiedo se soltanto questo è il segreto di tanto successo (si è arrivati, nella scorsa stagione a ca. 65.000 presenze che, per dirla tutta, non sono poche neanche per Milano.

«Certo che no» è la prontissima risposta.

«Un altro fattore di successo deriva dalla strategia di richiamo e di fidelizzazione degli spettatori fondata anche su una strategia dei prezzi: abbonamenti che consentono di scegliere otto spettacoli a prezzo contenutissimo tra tutti quelli offerti dai teatri che fanno capo a questa iniziativa»

Prima (e dopo) che Gaetano Callegaro ci facesse da guida all’interno del Teatro e dell’annesso piccolo gioiello chiamato Cavallerizza, di molte altre cose si è discusso: piacevolissime quisquilie come la natura dell’attore, l’immedesimazione nei personaggi, ricordi attinenti alla storia del grande Teatro italiano, e così via.

Di questo, però, vi scriverò (forse) in un’altra occasione.

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  Note:

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MTM svolge il suo programma di spettacoli e iniziative culturali in 3 sale teatrali milanesi:
Il Teatro Leonardo 
in Piazza Leonardo da Vinci; il Teatro Litta e la Sala la Cavallerizza in corso Magenta 24unico esempio cittadino –insieme al Piccolo Teatro– di multisala teatrale con una dislocazione in differenti distretti urbani della città.

E, riprendendo alla lettera quanto riportato sul sito ufficiale:

MTM rappresenta una novità storica nel panorama del sistema teatrale milanese perché guarda al futuro. Alle diverse esigenze e gusti del pubblico. Alla pluralità dei linguaggi, delle culture e delle poetiche dei singoli artisti.

Per questo, se pensate a MTM, pensate a qualcosa di diverso.

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Gaetano Callegaro è attore, autore e regista teatrale.

Ha recitato in numerosissimi spettacoli tra i quali:  Lucifero/ Intrigo e amore/ Saro e la rosa/ Il Giardino dei Ciliegi/ Il Gioco dell’amore e del caso/La locandiera/ Rocco e i suoi fratelli/ Il bacio della donna ragno/ Amleto/Villa Rosmer/ Casa di Bambola/Rotweiss Kabarett/ L’aquila bambina reloaded/ Mi ami? do you love me?/ Dormono Dormono sulla collina/ Il Venditore Di Sigari/ Zio Vania/ Napoli 18 carati/ Cruel+Tender (Tenero+Crudele)/ Il Censore (edizioni 2012-2013);

Dal 1976 è stato socio Fondatore della Coop.Teatro degli Eguali – Teatro Litta di Milano, di cui  è dal 1998 Direttore Artistico e Presidente.  

Dal 2012 è Presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus, fino al gennaio di quest’anno (2018), allorché ha passato il testimone a Gaia Calimani.

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Francesco Sala: non chiedere all’Oste…

Con Francesco Sala, altro attore dotato di grande versalità artistica e professionale e di solida esperienza, come racconta il ricco curriculum che troverete in fondo all’articolo, si completa il ciclo di interviste dedicate agli interpreti di «Sua Eccellenza è servita» scritta, come noto, da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca .

Con questi articoli ho cercato di mettere in risalto le caratteristiche e le molteplici qualità dei componenti di un cast  davvero degno della massima attenzione.

Completerà il tutto un ultimo dialogo con Giancarlo Fares, il regista di una commedia che, prima ancora di essere messa in scena, suscita già curiosità e aspettative.

 

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Osvaldo, il proprietario del ristorante in cui si svolge l’azione (e la cena) di «Sua Eccellenza è servita», che sei stato chiamato a far vivere in scena, appare in precario equilibrio tra cinico materialismo e antica saggezza contadina. In che modo ti sei avvicinato a un’ interpretazione così difficile da inquadrare?

Secondo il regista Giancarlo Fares ogni personaggio viene portato in scena accompagnato anche dal suo attore. A questo gioco di teatro nel teatro, il mio “doppio” non è soddisfatto della parte dell’oste, ambirebbe a ruoli drammatici più consoni al suo talento; quindi rimarca con livore e competizione i suoi passaggi obbligati al capocomico. 

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Dal tuo curriculum artistico, tra tantissimi altri, emergono i nomi di alcuni dei più importanti protagonisti della drammaturgia nazionale: autori, registi e attori. Ti viene in mente una circostanza, un fatto, un aneddoto particolare legato a qualcuno di loro?

Ultimamente, un attore che mi manca molto è Giulio Bosetti. Con lui, sotto la sua ala protettiva, al teatro Carcano di Milano, ridendo e scherzando ho passato tredici anni di duro apprendistato, tournée, prove e allestimenti. Il suo rigore manca e ricordo quell’insegnamento: “in scena prenditi i tuoi tempi. Non correre!”

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Restiamo ancora nel passato. Come, quando e perché è nato in te l’amore per il Teatro?

 Da bambino facevo le imitazioni dei professori, degli amici, dei parenti. Processi imitativi che non ho mai smesso di praticare. Mi portavano a vedere il circo. Tornavo, mi chiudevo in bagno dei miei, mi impiastricciavo il viso di crema Nivea davanti allo specchio e rifacevo il mio spettacolo. 

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Oltre che attore sei anche regista, docente, autore di testi per la tv, giornalista… riesci a dedicare qualche ora anche al riposo?

Il grande e indimenticabile Eduardo sosteneva che l’attore non va mai in vacanza se ama quello che fa. Un conto è il lavoro un altro è il lavorìo. Stare a casa, progettare un nuovo spettacolo, scrivere, leggere, ascoltare della musica, stare in famiglia o a cena con gli amici. Il mio riposo è questo.

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Ogni nuova recita è una storia diversa. Ogni cast è un gruppo diverso, con dinamiche interne peculiari che ne rendono l’esito praticamente unico e irripetibile. Prima che il prossimo 3 dicembre, al Teatro Boni di Acquapendente, si alzi il sipario per la prima di «Sua Eccellenza è servita», te la senti di fare un bilancio del lavoro svolto con i tuoi colleghi (Antonio Conte, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchindr) ?

In questa occasione ho riscoperto il piacere della improvvisazione condivisa. Abbiamo un ottimo testo /canovaccio, i miei colleghi hanno molto mestiere : c’è una traccia, uno spunto, andiamo a costruire. Una jam session ogni volta. Ridiamo molto, e questo è un dettaglio per niente trascurabile, per la buona riuscita dell’impresa.

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E per concludere secondo tradizione: cosa c’è nel 2018 di Francesco Sala?

Metto in scena a marzo 2018 un mio testo : Lolite, al teatro Belli. Liberamente ispirato al caso di cronaca delle baby squillo dei Parioli, è un affresco sulla dissoluzione della famiglia di oggi, la mancata adolescenza di alcune ragazze che volendosi emancipare prestano il loro corpo a persone più grandi per soldi, regali, una ricarica di cellulari, un ingresso in discoteca.  Un mio attore in questa commedia amara, in un intrigante scambio di ruoli, sarà proprio l’amico Giancarlo Fares, oggi regista di «Sua eccellenza è servita». 

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  Francesco Sala

Si diploma come attore presso l’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 96, prendendo parte alle rappresentazioni classiche nei teatri di Segesta, Tindari, Siracusa, Ostia Antica. Ha lavorato con: Egisto Marcucci, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Lorenzo Salveti, Ugo Gregoretti, Mariuano Rigillo, Luca Barbareschi, Giancarlo Sammartano, Giorgio Abertazzi,  ha studiato inoltre con Ferruccio Soleri, Mimmo Cuticchio, Walter Pagliaro, Giovanna Marini, con l’Odin di Eugenio Barba e con il Living. Nel ’99 l’incontro con Giancarlo Sepe, dal quale apprenderà la metodologia legata alla musica, fondante nell’esperienza registica.
Sempre nel ’99 entra nella Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, come attore e ci lavorerà per diverse stagioni anche come assistente.

Dal 2000 è collaboratore di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio di Roma.

Nel 2002 la sua prima regia al Teatro dell’Orologio di Roma è uno spettacolo sul poeta Guido Gozzano.Seguiranno:”Dorothy Parker,il mio mondo è qui”sulla scrittrice americana(2003), “l’amante”di Harold Pinter con Gianpiero Bianchi, Sandra Collodel (2003), ”Come un Varietà” per il Festival di Todi (2004) e “Donne Velocità Pericolo”co- regista Viola Pornaro Teatro La Comunità, un lavoro sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti (2005).
Ha partecipato come allievo-regista al Primo Corso di Perfezionamento per Registi diretto da Luca Ronconi presso il Centro Teatrale Santa Cristina di Gubbio.

È stato assistente inoltre di Lamberto Puggelli nell’opera lirica “La Bohème”di Giacomo Puccini, Tatro delle Muse di Ancona (2005). “la Signora Sandokan”di Osvaldo Guerrieri (Castello di Serravalle) “Il silenzio di Jaffier” iberamente ispirato alla “Venezia salva”di Simone Weil.
Assieme a Viola Pornaro firma nel 2006 “Luci dal Varietà” per circuito teatrale Piemonte e La Cometa off di Roma e per l’ETI – Teatro Torbellamonaca “Sandro Pertini—combattente per la libertà’”. Nel 2005 fondano insieme l’Associazione Teatrometis.

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E, arrivati a questo punto, in attesa di sentire anche la voce di Giancarlo Fares, non resta che andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita»: in questo ultimo scorcio di 2017 sarà al Boni di Acquapendente (domenica 3 dicembre) e al Cyrano di Roma (dal 7 al 10 dicembre).

Prenotate il vostro biglietto, non resterete delusi: ve lo garantisce GuittoMatto.

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  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.