Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Quando il Teatro viaggia… nello Spazio

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Nella serata di venerdì 20 luglio, al Teatro “Lo Spazio” di Roma  (zona San Giovanni – via Sannio) si è svolta l’eliminatoria del concorso di corti teatrali «Autori nel cassetto, Attori sul comò»  alla quale era iscritto il “corto” scritto da Patrizio Pacioni, diretto da Salvatore Buccafusca e interpretato dallo stesso Salvo Buccafusca e Marzia Mancino, intitolato «Bacco, tabacco e… cenere!».

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Cominciamo a parlare della location (funzionale, originale e caldamente accogliente) e dell’iniziativa che, in essa viene portata avanti.

Lo facciamo con le parole del direttore artistico, Francesco Verdinelli:

«Le proposte teatrali stanno velocemente cambiando. Le arti vanno mescolandosi;  il teatro, la musica, la danza così come l’uso della tecnologia sono sempre più spesso insieme sulla scena. Le storie  scritte oggi, sono fra le proposte  che ci interessano di più. Riconoscere i nostri tempi, nella quotidianità o nella fantasia, così come nelle proposte di teatro civile o nel teatro musicale. E sono proprio questi gli obiettivi della stagione teatrale 2017/2018.  Storie ed  interpretazioni che diano emozioni,  che siano risate o riflessioni, ma e’ fondamentale che possano far sì che rimanga qualcosa. I talenti consolidati così come le proposte delle nuove generazioni permettono allo spettatore, nel corso della stagione, di avere il polso di ciò che oggi, attraverso la drammaturgia, si vuole comunicare. Poter scegliere di andare in un teatro che ha una forte identità, riconoscere e riconoscersi nella tipologia delle rappresentazioni  in scena è uno degli obiettivi che ci siamo posti. Un filo invisibile che lega le infinite identità di chi vive l’oggi, attento alle ‘sfumature’  della vita ».

Ciò (doverosamente) premesso, passiamo all’evento. «Autori nel cassetto, Attori sul comò» è una riuscita e ormai consolidata rassegna romana di “corti teatrali” che vede a confronto, per la gioia del pubblico che assiste alle rappresentazioni, pièces frutto dell’inventiva di autori sperimentati e/o autori emergenti. Alla fine serata un verdetto emesso in modo paritetico dalla giuria tecnica e dal voto “popolare” degli spettatori, decide quale delle proposte merita di passare al turno successivo.

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Il corto scritto da Patrizio Pacioni è stato presentato dall’attivissima associazione Le Ombre di Platone, sempre più presente sui palcoscenici di tutta Italia con nuove e differenziate produzioni. Segnalo, tra le altre, quelle di più prossima messa in scena: si va dalla riedizione rivista e corretta del pluripremiato dramma  «Diciannove + Uno»  (scritto da Patrizio Pacioni) in programma a Marone (BS)  venerdì 31 agosto in co-produzione con Lanterna Teatrale e Teatro Studio,  alla nuova  «Banda criminale»  (Salvo Buccafusca e Antonio Turco) che esordirà a Roma nel prossimo autunno, per finire (per il momento) con le repliche siciliane di  «Sua Eccellenza è servita»  (Pacioni / Buccafusca) fissate all’inizio del prossimo gennaio.

Per   «Bacco, tabacco e… cenere , storia di una stranissima serata di un cinquantenne alquanto “bamboccione”, a causa dell’inaspettata visita della bella e misteriosa vicina di casa, dunque, buone, anzi ottime sensazioni e gradimento espresso da parte del pubblico, a suon di risate e applausi. Divertente il testo, ordinata e fantasiosa la regia, con la costruzione di una scenografia minimale ma di grande suggestione. Perfettamente centrati e sintonizzati sui personaggi impersonati gli interpreti: l’esperto, navigato e (nell’occasione) felicemente gigione Salvo Buccafusca e la giovanissima ma già esuberante “padrona della scena”  Marzia Mancino.

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A “passare il turno”, però (non sempre si può vincere), l’altrettanto ben scritto, strutturato e rappresentato monologo «Specifiche competenze» di Adriano Bennicelli, per la regfia dello stesso autore e la recitazione di un  Alessandro Cecchini in gran vena, per il quale ha fatto premio anche l’attualità del tema trattato, vale a dire la difficoltà dell’approccio dei giovani con il primo (o il secondo) impiego.

Insomma, una gradevolissima serata e la voglia, non appena mi sarà possibile, di fare un altra visita nello… “Spazio” di via Locri 42/44.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Pranzando in Manifattura… si mastica Teatro alla milanese

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Ho incontrato a Milano uno dei personaggi più attivi (come suol dirsi “a 360 gradi”) del Teatro italiano. Conversando piacevolmente nel corso del pranzo, circostanza che, come tutti sanno, facilita l’eloquio e le confidenze. 

Di quanto detto dal mio illustre anfitrione, appropriandomi per una volta della rubrica condotta dall’amico GuittoMatto, riporto qui sotto un rilassato ma non banale resoconto.

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«Quello tra Milano e il Teatro è un rapporto complesso. Uno di quegli amori travagliati ma intensissimi, capace di distinguersi da tutti gli altri. Un approccio organico,  multi-task, assai diverso, per esempio, da quello, pur possente, che con il Teatro  ha Roma Capitale»  dice Gaetano Callegaro, mentre ci si appresta a ordinare il primo.

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Con noi ci sono anche Guenda Goria (sua compagna di scena in Sinceramente bugiardi, insieme a Maria Teresa Ruta e Francesco Errico – in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 28 gennaio), Salvatore Buccafusca, mio compagno di scrittura di  Sua Eccellenza è servita e l’attore Antonio Conte, convinto e convincente “Vescovo sposato” nella stessa commedia.

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«Manifatture Teatrali Milanesi (abbreviato convenzionalmente in MTM) è un progetto artistico la cui attività è gestita dalla Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus che, a sua volta, nel 2015 rilevò tutta l’attività di spettacolo e di formazione della Cooperativa Quelli di Grock, arrivando così a formare una delle più importanti realtà del sistema teatrale, non solo di Milano».

La conversazione è piacevole, come può essere soltanto quella tra persone animate da identiche passioni. A rendere ancora più suggestivo l’incontro, la… location: non un ristorante, ma la parte del Teatro Litta attrezzata a ristoro, un luogo gradevole e privilegiato in cui, più che gli aromi della cucina, si annusa e si respira prosa.

  

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A proposito: il Teatro Litta, per chi ancora non lo sapesse, è inglobato al piano terra di Palazzo Litta, complesso edificato tra il 1642 e il 1648 da Francesco Maria Richini per conto del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano e rappresentante di una delle più influenti famiglie della Milano spagnola. Il teatro è frutto della ristrutturazione di un Oratorio Gentilizio, attribuito allo stesso Richini, consacrato intorno al 1670. Il palazzo è tornato di proprietà dello Stato ventidue anni fa.

«La singolarità della nostra attività» sottolinea non senza una certa (legittima) soddisfazione Gaetano Callegaro, «è da individuarsi principalmente, nel pieno e costante rispetto di livelli qualitativi di assoluta eccellenza degli spettacoli selezionati, nelle modalità di offerta al pubblico milanese».

Inevitabile, a questo punto, chiedere in che consista, in un mondo artistico sempre più indirizzato alla standardizzazione dei cataloghi, tale novità.

«MTM è come una casa editrice, in un certo senso: all’internondella nostra stagione, infatti, sono inserite vere e proprie “collane”: così come, in campo librario, c’è la serie gialla, la narrativa per bambini, la saggistica e magari il rosa, tanto per fare qualche banale esempio, da noi ci sono rappresentazioni comiche, teatro d’avanguardia, drammi, musical, individuabili attraverso percorsi ben delineati».

Chiedo se soltanto questo è il segreto di tanto successo (si è arrivati, nella scorsa stagione a ca. 65.000 presenze che, per dirla tutta, non sono poche neanche per Milano.

«Certo che no» è la prontissima risposta.

«Un altro fattore di successo deriva dalla strategia di richiamo e di fidelizzazione degli spettatori fondata anche su una strategia dei prezzi: abbonamenti che consentono di scegliere otto spettacoli a prezzo contenutissimo tra tutti quelli offerti dai teatri che fanno capo a questa iniziativa»

Prima (e dopo) che Gaetano Callegaro ci facesse da guida all’interno del Teatro e dell’annesso piccolo gioiello chiamato Cavallerizza, di molte altre cose si è discusso: piacevolissime quisquilie come la natura dell’attore, l’immedesimazione nei personaggi, ricordi attinenti alla storia del grande Teatro italiano, e così via.

Di questo, però, vi scriverò (forse) in un’altra occasione.

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  Note:

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MTM svolge il suo programma di spettacoli e iniziative culturali in 3 sale teatrali milanesi:
Il Teatro Leonardo 
in Piazza Leonardo da Vinci; il Teatro Litta e la Sala la Cavallerizza in corso Magenta 24unico esempio cittadino –insieme al Piccolo Teatro– di multisala teatrale con una dislocazione in differenti distretti urbani della città.

E, riprendendo alla lettera quanto riportato sul sito ufficiale:

MTM rappresenta una novità storica nel panorama del sistema teatrale milanese perché guarda al futuro. Alle diverse esigenze e gusti del pubblico. Alla pluralità dei linguaggi, delle culture e delle poetiche dei singoli artisti.

Per questo, se pensate a MTM, pensate a qualcosa di diverso.

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Gaetano Callegaro è attore, autore e regista teatrale.

Ha recitato in numerosissimi spettacoli tra i quali:  Lucifero/ Intrigo e amore/ Saro e la rosa/ Il Giardino dei Ciliegi/ Il Gioco dell’amore e del caso/La locandiera/ Rocco e i suoi fratelli/ Il bacio della donna ragno/ Amleto/Villa Rosmer/ Casa di Bambola/Rotweiss Kabarett/ L’aquila bambina reloaded/ Mi ami? do you love me?/ Dormono Dormono sulla collina/ Il Venditore Di Sigari/ Zio Vania/ Napoli 18 carati/ Cruel+Tender (Tenero+Crudele)/ Il Censore (edizioni 2012-2013);

Dal 1976 è stato socio Fondatore della Coop.Teatro degli Eguali – Teatro Litta di Milano, di cui  è dal 1998 Direttore Artistico e Presidente.  

Dal 2012 è Presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus, fino al gennaio di quest’anno (2018), allorché ha passato il testimone a Gaia Calimani.

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Francesco Sala: non chiedere all’Oste…

Con Francesco Sala, altro attore dotato di grande versalità artistica e professionale e di solida esperienza, come racconta il ricco curriculum che troverete in fondo all’articolo, si completa il ciclo di interviste dedicate agli interpreti di «Sua Eccellenza è servita» scritta, come noto, da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca .

Con questi articoli ho cercato di mettere in risalto le caratteristiche e le molteplici qualità dei componenti di un cast  davvero degno della massima attenzione.

Completerà il tutto un ultimo dialogo con Giancarlo Fares, il regista di una commedia che, prima ancora di essere messa in scena, suscita già curiosità e aspettative.

 

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Osvaldo, il proprietario del ristorante in cui si svolge l’azione (e la cena) di «Sua Eccellenza è servita», che sei stato chiamato a far vivere in scena, appare in precario equilibrio tra cinico materialismo e antica saggezza contadina. In che modo ti sei avvicinato a un’ interpretazione così difficile da inquadrare?

Secondo il regista Giancarlo Fares ogni personaggio viene portato in scena accompagnato anche dal suo attore. A questo gioco di teatro nel teatro, il mio “doppio” non è soddisfatto della parte dell’oste, ambirebbe a ruoli drammatici più consoni al suo talento; quindi rimarca con livore e competizione i suoi passaggi obbligati al capocomico. 

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Dal tuo curriculum artistico, tra tantissimi altri, emergono i nomi di alcuni dei più importanti protagonisti della drammaturgia nazionale: autori, registi e attori. Ti viene in mente una circostanza, un fatto, un aneddoto particolare legato a qualcuno di loro?

Ultimamente, un attore che mi manca molto è Giulio Bosetti. Con lui, sotto la sua ala protettiva, al teatro Carcano di Milano, ridendo e scherzando ho passato tredici anni di duro apprendistato, tournée, prove e allestimenti. Il suo rigore manca e ricordo quell’insegnamento: “in scena prenditi i tuoi tempi. Non correre!”

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Restiamo ancora nel passato. Come, quando e perché è nato in te l’amore per il Teatro?

 Da bambino facevo le imitazioni dei professori, degli amici, dei parenti. Processi imitativi che non ho mai smesso di praticare. Mi portavano a vedere il circo. Tornavo, mi chiudevo in bagno dei miei, mi impiastricciavo il viso di crema Nivea davanti allo specchio e rifacevo il mio spettacolo. 

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Oltre che attore sei anche regista, docente, autore di testi per la tv, giornalista… riesci a dedicare qualche ora anche al riposo?

Il grande e indimenticabile Eduardo sosteneva che l’attore non va mai in vacanza se ama quello che fa. Un conto è il lavoro un altro è il lavorìo. Stare a casa, progettare un nuovo spettacolo, scrivere, leggere, ascoltare della musica, stare in famiglia o a cena con gli amici. Il mio riposo è questo.

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Ogni nuova recita è una storia diversa. Ogni cast è un gruppo diverso, con dinamiche interne peculiari che ne rendono l’esito praticamente unico e irripetibile. Prima che il prossimo 3 dicembre, al Teatro Boni di Acquapendente, si alzi il sipario per la prima di «Sua Eccellenza è servita», te la senti di fare un bilancio del lavoro svolto con i tuoi colleghi (Antonio Conte, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchindr) ?

In questa occasione ho riscoperto il piacere della improvvisazione condivisa. Abbiamo un ottimo testo /canovaccio, i miei colleghi hanno molto mestiere : c’è una traccia, uno spunto, andiamo a costruire. Una jam session ogni volta. Ridiamo molto, e questo è un dettaglio per niente trascurabile, per la buona riuscita dell’impresa.

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E per concludere secondo tradizione: cosa c’è nel 2018 di Francesco Sala?

Metto in scena a marzo 2018 un mio testo : Lolite, al teatro Belli. Liberamente ispirato al caso di cronaca delle baby squillo dei Parioli, è un affresco sulla dissoluzione della famiglia di oggi, la mancata adolescenza di alcune ragazze che volendosi emancipare prestano il loro corpo a persone più grandi per soldi, regali, una ricarica di cellulari, un ingresso in discoteca.  Un mio attore in questa commedia amara, in un intrigante scambio di ruoli, sarà proprio l’amico Giancarlo Fares, oggi regista di «Sua eccellenza è servita». 

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  Francesco Sala

Si diploma come attore presso l’Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 96, prendendo parte alle rappresentazioni classiche nei teatri di Segesta, Tindari, Siracusa, Ostia Antica. Ha lavorato con: Egisto Marcucci, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Lorenzo Salveti, Ugo Gregoretti, Mariuano Rigillo, Luca Barbareschi, Giancarlo Sammartano, Giorgio Abertazzi,  ha studiato inoltre con Ferruccio Soleri, Mimmo Cuticchio, Walter Pagliaro, Giovanna Marini, con l’Odin di Eugenio Barba e con il Living. Nel ’99 l’incontro con Giancarlo Sepe, dal quale apprenderà la metodologia legata alla musica, fondante nell’esperienza registica.
Sempre nel ’99 entra nella Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, come attore e ci lavorerà per diverse stagioni anche come assistente.

Dal 2000 è collaboratore di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio di Roma.

Nel 2002 la sua prima regia al Teatro dell’Orologio di Roma è uno spettacolo sul poeta Guido Gozzano.Seguiranno:”Dorothy Parker,il mio mondo è qui”sulla scrittrice americana(2003), “l’amante”di Harold Pinter con Gianpiero Bianchi, Sandra Collodel (2003), ”Come un Varietà” per il Festival di Todi (2004) e “Donne Velocità Pericolo”co- regista Viola Pornaro Teatro La Comunità, un lavoro sulla figura di Filippo Tommaso Marinetti (2005).
Ha partecipato come allievo-regista al Primo Corso di Perfezionamento per Registi diretto da Luca Ronconi presso il Centro Teatrale Santa Cristina di Gubbio.

È stato assistente inoltre di Lamberto Puggelli nell’opera lirica “La Bohème”di Giacomo Puccini, Tatro delle Muse di Ancona (2005). “la Signora Sandokan”di Osvaldo Guerrieri (Castello di Serravalle) “Il silenzio di Jaffier” iberamente ispirato alla “Venezia salva”di Simone Weil.
Assieme a Viola Pornaro firma nel 2006 “Luci dal Varietà” per circuito teatrale Piemonte e La Cometa off di Roma e per l’ETI – Teatro Torbellamonaca “Sandro Pertini—combattente per la libertà’”. Nel 2005 fondano insieme l’Associazione Teatrometis.

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E, arrivati a questo punto, in attesa di sentire anche la voce di Giancarlo Fares, non resta che andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita»: in questo ultimo scorcio di 2017 sarà al Boni di Acquapendente (domenica 3 dicembre) e al Cyrano di Roma (dal 7 al 10 dicembre).

Prenotate il vostro biglietto, non resterete delusi: ve lo garantisce GuittoMatto.

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  GuittoMatto

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Marco Blanchi: «Insegnare? È il miglior modo di imparare»

 

  

Marco Blanchi.  A sinistra in un bel primo piano, a destra ripreso, in scena, con Giancarlo Fares

 

 

Sarà la barba, sarà lo sguardo luciferino, ma quello di Marco Blanchi è uno di quei volti capaci di “bucare” lo schermo, come si suol dire, oppure di scendere giù dal palcoscenico per catturare e tenere inchiodato lo sguardo degli spettatori che assistono a una rappresentazione teatrale fino al calare del sipario. Ci siamo incontrati a Roma, nel corso di una delle prove di «Sua Eccellenza è servita» e quel che segue, che per praticità chiamo “intervista”, è il risultato del nostro aperto e franco dialogo.

Ah, mi raccomando: se, incontrando per caso Marco Blanchi, lui si dimostrasse interessato a comprare la vostra anima… almeno tirate sul prezzo!

GM

 

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Si approssima a grandi passi la prima di «Sua Eccellenza è servita», la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Proprio con Fares hai portato avanti (e stai portando avanti tutt’ora) un percorso comune che vi ha visto più volte esibirvi sullo stesso palcoscenico. Se ne può sapere qualcosa in più, che non compaia già nelle vostre biografie “ufficiali”?

Beh, con Giancarlo Fares ci siamo conosciuti giovanissimi molti anni fa e devo dire che il suo modo di lavorare, le sue idee, la sua energia le ho trovate fin da subito congeniali al mio modo di vedere la vita e il teatro. Durante gli anni sono nati tanti progetti che ci hanno visto unire le forze per dare vita, tramite il nostro lavoro, a spettacoli che non fossero solo belli ma oserei dire prima di tutto, in qualche modo “necessari”. Perché io ho sempre pensato che il teatro debba essere prima di tutto utile. Come diceva Bertolt Brecht: «Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte. L’arte del vivere».

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Se il “mestiere di attore” può essere, sulla base di un’adeguata formazione e di un intenso e costante impegno personale, lo sfociare di un’attitudine già presente nella propria personalità, forse non si può dire altrettanto per la voglia e la capacità d’insegnare ad altri: cosa è che Ti ha portato a questo risvolto didattico della Tua attività? E cosa ne ricavi, dal punto di vista del progresso interiore?

Dopo tanti anni di tournée accanto a grandi maestri del teatro italiano ho sentito di aver acquisito un bagaglio di esperienze professionali molto nutrito e vario. questo, però, non mi bastava. Non mi bastava riempire il mio “baule d’attore” solamente per “fare curriculum”, ecco. Fu in quel momento che nacque in me l’esigenza di rendere, a chi come me amava questo mestiere, tutto quello che mi era sembrato di comprendere. Così ho iniziato ad insegnare e devo ammettere che fin da subito mi sono reso conto che l’insegnamento per me è un dare/avere. aiutando qualcuno a costruire un personaggio, a lavorare su una scena o un autore riesco a comprendere qualcosa di più sia di questo meraviglioso, difficile, e complicato mestiere sia, soprattutto di me stesso.

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In  «Sua Eccellenza è servita» impersoni il cupo Giuseppe Esposito, commensale imprevisto e inquietante. Senza voler rivelare dettagli troppo precisi, è un po’ come se di personaggi Tu ne interpretassi due. Per un attore, del resto, lo sdoppiamento è una specie di malattia professionale… o no?

Si, in effetti è così. il mio personaggio possiede una personalità ambigua. Se, però, pensiamo per un attimo alle nostre vita, ci accorgiamo che tutti noi, attori e non, incappiamo spesso in situazioni di “sdoppiamento”. Con questo voglio dire che, durante la giornata, non siamo, quasi mai la stessa persona. Quando ci troviamo con i nostri compagni o con le nostre compagne siamo totalmente diversi da come ci percepiscono i nostri colleghi di lavoro, e quando ci troviamo con nostro figlio, il vicino di casa stenterebbe a riconoscerci… Forse a pensarci bene gli attori sono i più “sinceri” perché per riuscire a essere altro da sé, ovvero  il personaggio, devono assolutamente partire da se stessi.

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Una curiosità da “dietro le quinte”, per così dire: in ogni gruppo, in particolar modo in caso di attori che si riuniscono per preparare un nuovo spettacolo, o di musicisti che preparano un concerto, come raccontato da Fellini nel film «Prova d’orchestra», inevitabilmente emergono dinamiche (e spesso problematiche) particolari di interazione. Dicci come si stanno svolgendo le cose tra le Ombre di Platone e qual è, per dirla in termini da cronaca sportiva, il clima del vostro “spogliatoio”.

Lasciami dire che questa “compagnia” è veramente, sinceramente e assolutamente un gruppo nel quale si lavora in modo sereno, felice e proficuo. Io mi sono trovato molto bene con tutti i miei colleghi . A parte Giancarlo Fares che per me è come un fratello, ho trovato persone splendide e professionisti esemplari. Comincio da Salvatore Buccafusca, sempre attento e disponibile con tutti. Di Antonio Conte che conoscevo di fama ma con il quale non avevo mai lavorato, ho scoperto la bravura e la simpatia;  con la sua grande esperienza mi consiglia e mi aiuta a trovare il modo migliore per fare arrivare al pubblico ogni singola emozione. Ho conosciuto Mimma Lovoi, che trovo formidabile come attrice comica, ma della quale ho scoperto anche la presenza di corde drammatiche di grande verità scenica.  Con Francesco Sala  mi sono trovato talmente a mio agio che mi pareva di averci lavorato già tante volte, pur essendo in realtà la prima volta che condividiamo lo stesso palcoscenico: è un attore bravissimo, oltre che un regista di cui ho amato molti spettacoli, dotato di una vis comica assolutamente fantastica. Ultima, ma solo in questo elenco, Guenda Goria che non conoscevo personalmente ma che si è rivelata una compagna di scena davvero preziosa per me, oltre che una seria e preparatissima  professionista.   

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Anche Tu, come altri tuoi colleghi di cast, porti nel Tuo bagaglio personale e professionale esperienze artistiche di diversa tipologia, consumate in modo più che soddisfacente. Guardandoti dentro, però, anche Tu riuscirai a individuare dove vadano le preferenze dell’attore: palcoscenico, grande schermo, piccolo schermo?

Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto teatro, cinema, televisione, doppiaggio, radio, ma il palcoscenico è il luogo nel quale più sono riuscito a comprendere  qualcosa della vita, e che più ha esaltato le mie capacità. Per me il teatro è la moglie che a volte può capitarmi di tradire con l’amante di turno (il cinema, la tv) ma dalla quale finisco sempre per tornare perché senza di lei non esisterei.  

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Cosa c’è nel futuro immediato del signor Blanchi? E, guardando più avanti, qual è la Sua stella cometa? Per arrivare dove?

Con Giancarlo prossimamente torneremo a recitare il testo che, ormai da più di due anni stiamo portando in giro per l’Italia e che si intitola “Emigranti” scritto dal grande autore polacco Slawomir Mrozek. Una commedia dolce e amara sulla condizione degli emigranti e che ha avuto molto successo sia al festival di Todi (all’interno del quale ha debuttato) sia a Roma, e in tutte le altre piazze che ci hanno ospitato. Per quanto riguarda la mia “stella cometa” io ne ho una tutta mia che si chiama Sveva… come mia figlia. Non so dove mi porterà ma so che sarà meraviglioso viaggiare al suo fianco.

 

E se c’è qualcosa da aggiungere, fallo adesso… o taci per sempre!

Nient’altro da dichiarare. Anzi, sì: vi aspetto a teatro, tutti,  per divertirci insieme con questa bella commedia che parla della vita con leggerezza e, in fondo,  con disarmante sincerità. Un grande abbraccio.

 

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   Marco Blanchi

Dopo aver frequentato per due anni la scuola di recitazione TEATRO AZIONE diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco, nel 1995 debutta in teatro con la commedia di P. Rudnik Jeffrey diretta da Piero Baldini, nel ruolo del protagonista. Nel 1996 entra a far parte della compagnia di Glauco Mari con la quale inizia una lunga serie di tournées che lo porteranno a calcare le scene dei più importanti teatri d’Italia recitando in grandi classici come La Tempesta e Re Lear di W. Shakespeare, Il Rinoceronte di E. Jonesco, Faust di W. Goethe e molti altri, tutti sotto la regia del maestro Mauri.
 
Nel frattempo incontra il regista Maurizio Scaparro che, nel 1998, lo chiama al Teatro Eliseo di Roma per Enrico IV di L. Pirandello. Nello stesso anno con la regia di Giancarlo Sammartano è il protagonista della commedia di Jonesco Il Re muore e l’anno successivo sempre sotto la regia di Sammartano debutta nella bellissima cornice del teatro antico di Segesta con Le donne al parlamento di Aristofane.
 
Nel 2002 inizia la sua collaborazione con il Teatro dell’Orologio di Roma, dove fino al 2004 con il ruolo di protagonista interpreta diversi spettacoli tra i quali D… come Buzzati, regia di Mario Palmieri, Emigranti di S. Mrozek, regia di Giancarlo Fares, Il Lupo della Steppa e Il giuoco delle perle di vetro, entrambi tratti dai romanzi di H. Hesse con la regia di Ilaria Testoni. Il 2007 e’ anche l’anno in cui torna a collaborare con Giancarlo Fares stringendo con lo stesso un forte sodalizio artistico che lo porterà a interpretare, sotto la sua regia numerosi spettacoli. Per diversi anni, porta in scena, sotto la regia di Giancarlo Gori, diversi spettacoli nella cornice de “L’estate Romana”.
 
Nel 2011 debutta nella regia teatrale con un adattamento, da lui stesso curato, del romanzo di F. M. Dostoevskij Le Notti Bianche e nel 2012, al Teatro Sala Uno di Roma, dirige la tragedia Ippolito di Euripide. Contemporaneamente alla recitazione teatrale che insegna in diverse scuole di Roma e del Lazio (“Teatro del sogno” “Teatro Azione”, “Fondamenta”, “Scuola d’arte di Nettuno” ecc…) lavora per il cinema e la televisione partecipando per quest’ultima a varie fiction di successo come La squadraUn posto al soleUn medico in famigliaI Cesaroni. Nel 2000 interpreta Jago nella trasposizione cinematografica di Giulio Reale. L’anno successivo è tra gli interpreti de Il compagno americano regia di Barbara Barni e nel 2008 incontra  che lo vuole per il suo film Nient’altro che noi. Nello stesso anno e’ il co-protagonista del cortometraggio di Lorenzo Di Nola e Brando Bartoleschi Il sistema morbido, tratto da un racconto di E. A. Poe, che viene selezionato e proiettato allo “Short Film Festival di Cannes”.
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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mi chiamo Guenda. Guenda Goria.

 

Nella commedia di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, ormai prossima al debutto con la regia di Giancarlo Fares, Guenda Goria interpreta la parte di Olga Gigli, una ragazza timida e romantica che, forse, nasconde un segreto…

Giovane, brava, bella e piena di voglia di fare: un cocktail di qualità che lascia intravedere per lei un futuro di grande crescita artistica e professionale.

Non che, fino a ora, sia rimasta con le mani in mano, come scoprirete dalla mia intervista.

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Guenda, togliamoci subito il pensiero e facciamo fuori la storia della “figlia d’arte”: mamma (Maria Teresa Ruta) una brillantissima conduttrice amata da un vastissimo pubblico, papà (Amedeo Goria) uno dei più noti giornalisti sportivi d’Italia. Tra informazione e spettacolo sembra che tu abbia scelto il secondo. È stata una decisione sofferta?

I miei genitori hanno pensato di farmi dono di solide radici ma, soprattutto… di ali; e con queste ali io provo a volare in territori in cui mi sento a mio agio, scegliendo le rotte da seguire e le destinazioni da raggiungere giorno per giorno.

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Nel tuo curriculum vitae (che si riporta in fondo a questa intervista)  c’è veramente tanta roba: cinema, tv, teatro, varietà, regia… e in tutto sei riuscita a distinguerti. Ciò premesso, ci sarà pure una modalità di espressione artistica che preferisci alle altre.

Ma se ho appena cominciato! Vorrei ancora esplorare prima di scegliere cosa mi piace di più.. spero che la vita mi dia sempre questa possibilità.

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Oltre ai corsi di formazione artistica (recitazione, ballo, canto) c’è anche una laurea. Vuoi parlarci di questo non secondario traguardo raggiunto e del valore aggiunto che rappresenta nella Tua crescita personale e professionale?

Penso che la cultura sia importantissima anche per affrontare il mestiere di attore: leggere e approfondire offrono strumenti preziosi per poter interpretare, ti aiutano a cogliere delle sfumature e a capire psicologie, epoche, sentimenti nascosti nei testi.. A me è sempre piaciuto studiare, sono una persona curiosa e mi piace imparare cose nuove.

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Dal 3 dicembre (prima assoluta al Teatro Boni, conosciuto come la piccola perla di Acquapendente, poi subito quattro serate nella Capitale, dal 7 al 10 al Cyrano) sarai in scena con «Sua Eccellenza è servita», originalissima pièce scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Cosa ti ha fatto decidere di essere anche tu della partita, e qual è il tuo approccio allo spettacolo?

La stima per il regista Giancarlo Fares, l’ originalità del testo e il gruppo di bravissimi attori con cui ho il grande piacere di condividere il palcoscenico, vale a dire Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca e Marco Blanchi.

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Non è ammissibile che in un’intervista di questo genere non venga posta la fatidica domanda: «Cosa c’è nel tuo futuro prossimo? Quali sono i tuoi progetti?». Visto quello che sei riuscita già a fare, giovane come sei, ti chiedo solo di tener conto dei problemi di spazio di un articolo da blog…

In questo momento sono impegnata come ambasciatrice per Medici senza frontiere, poi sarà la volta di  «Sinceramente bugiardi», un nuovo spettacolo teatrale che andrà in scena a Milano.

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Per concludere: esiste una frase, una citazione, un qualcosa che, al di fuori e al di là delle risposte che hai dato alle mie domande, ti piacerebbe condividere con chi leggerà questa intervista?

Sì, che c’è. Una frase che, in questo momento della mia vita sento molto mia, presa in prestito dal grande poeta Hikmet: «Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I nostri giorni più belli non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto».

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Accidenti, da una citazione di questo genere potrebbe cominciare un’altra intervista. Peccato che, almeno per questa volta, ci si debba fermare qui.

 

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Curriculum di Guenda Goria

 

Cinema

2016   Per sempre                             Paolo Genovese 

2016   Chi salverà le rose?                Cesare Furesi 

2015   The Coltrain code                   Monica Mazzitelli (lingua inglese)

2015   Un viaggio di cento anni          Pupi Avati      

2014   Il giocatore invisibile                Stefano Alpini

2014   Il racconto dei racconti            Matteo Garrone  

2013  Sul Vulcano Vesuvio                Gianfranco Pannone ( voce narrante )

2013   Anita B.                                   Roberto Faenza  (lingua inglese)

 

Serie tv/ fiction

2017  il paradiso delle signore 2        Monica Vullo Rai Uno

2015  Il paradiso delle signore           Monica Vullo Rai Uno

2014  Con il sole negli occhi              Pupi Avati    Rai uno

2014  Un passo dal cielo                    Jan Michelini Rai uno

2010 Natale coi fiocchi                       Angelo Vitale  Sky Lei

2009 Giochi Sporchi                           David Emmer Rai 4

2008 Cosi’ fan tutte                            Gianluca Fumagalli canale 5  

2006 Crimini                                       Manetti Bross Rai Due

 

Teatro

2017 Sinceramente bugiardi             Teatro Leonardo ( in preparazione )

2017 Recitar mangiando                  Guenda Goria       Festival “La notte dei poeti”

2017 Ritratti di signora                     Vanessa Gasbarri   Cometa off

2017 Risiko                                      Vanessa Gasbarri   Teatro della Cometa

2017 Nel buio dell’ America            Guenda Goria         Teatro Litta

2016  Rosso Giungla                       Vanessa Gasbarri   Teatro Roma 

2016  Re Lear  Shakespeare          Giancarlo Marinelli   Teatro Ghione 

2016 Ritratti di signora                    Vanessa Gasbarri   

2016  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva            Teatro Out Off

2015  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva

2013 La coscienza di Zeno             Maurizio Scaparro   Teatro Carcano

2014 Cent’ anni di solitudine          Juan Puerta Lopez   Teatro Palladium

2014 Notturno D’ Autore                 Anonia Renzella

2013 La coscienza di Zeno            Maurizio Scaparro    Teatro Carcano

2012 Cinemando      Roberto Antonelli   Centro Sperimentale di Cinematografia

2011 Il tesoro dei templari             Gerardo Placido

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.