Viviana Simone: il Teatro a tutto campo

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Viviana Simone interpreterà il ruolo dell’enigmatica Olga nella commedia «Sua Eccellenza è servita» che venerdì prossimo alle 20,30 andrà in scena al Teatro Sant’Eugenio di Palermo (repliche sabato alla stessa ora e domenica, in pomeridiana, alle 18,30) .

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Prima esperienza nel 2002 in Spagna con il musical «Halloween» nell’ambito del VI Festival Internazionale di Almagro. Dovevi essere poco più di una bambina. Che cos’è adesso, Viviana Simone, dopo più di sedici anni di frequentazione del palcoscenico?

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Credo che ciò che differenzia quella che sono oggi da quella che ero 16 anni fa sia la maturata consapevolezza che il teatro sia la mia vocazione. Credo fortemente che ogni essere umano, in vita, sia chiamato a compiere un disegno, una “missione” e tanto spesso ci si affanna per capire quale sia la propria. Tutti gli anni di palcoscenico che ho alle spalle, con tutte le annesse difficoltà, mi sono serviti a riconoscere e affermare oggi, fortemente, che il palcoscenico è il mio posto, il luogo che più di ogni altro mi rende felice, quello che mi permette di dare corpo a quello che per me è il senso della vita: la condivisione.

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Hai cominciato con un musical e un musical di grande successo, la versione italiana del format «Le Bal» ti ha riservato grandi soddisfazioni e un numero notevole di repliche in tutta Italia. Cosa rappresentano per te la musica e il ballo?

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Sono nata da una coppia di genitori conosciutisi in radio: mio padre faceva il dj, mia madre la speaker. Inutile dire quindi che sono cresciuta ascoltando musica che è da sempre, per me, una compagna fondamentale. È stato l’amore per la musica e la ricerca di un continuo rapporto di unione e scambio con essa che mi ha portato, da piccolissima, a praticare la danza, poi a studiare il canto e solo in seguito sono approdata al teatro. Di sicuro ogni disciplina fa vibrare in me delle corde diverse e se devo provare a spiegare cosa, per me, rappresenti ognuna di esse credo di poterle sintetizzare così: la musica è la forma d’arte universale per eccellenza, la più leggibile, la più coinvolgente, quella che ti fa sentire libero ma allo stesso tempo appartenente ad un tutto. Il canto è il mezzo di unione più profonda con se stessi: quando usi la voce sei nudo, non hai maschere, non puoi mentire o sottrarti al raccontare te stesso. La danza è lo strumento più ordinato e codificato nel quale puoi veicolare le energie, i pensieri incontrollati; è l’istinto che fatto forma raggiunge la sua massima espressione. Il teatro è la scatola che contiene tutte le precedenti e che con un pizzico di magia ti permette di sentire e vedere oltre tutto ciò che puoi toccare con mano.

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Piuttosto che sciorinare il tuo curriculum, che impegnerebbe praticamente la totalità dello spazio a disposizione per questa intervista, preferisco chiedere a te quali siano i passaggi più significativi della tua carriera.

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Difficile rispondere a questa domanda: non sarei la persona e l’artista che sono se non avessi vissuto ogni singola esperienza che è nella mia storia. E’ stato fondamentale il ruolo di chi mi ha iniziata al teatro: Antonio Minelli, un maestro che sin da quando ero bambina mi ha insegnato il rigore e l’etica del lavoro da teatrante. Altrettanto importante è stato il lavoro fatto anni dopo con Debora Colamaria, la prima regista che osò dirmi “questa è la tua strada”.Se penso poi al mio passato più prossimo non posso non citare l’incontro con Giancarlo Fares, grazie al quale ho capito che tipo di attrice voglio essere e che continua costantemente a sostenermi e accompagnarmi nella mia crescita artistica, Carlo Boso, che mi ha insegnato il valore per la tradizione teatrale e l’importanza di guardare al futuro consci della propria storia e Chiara Michelini, una danzatrice che seguo da qualche anno che ogni giorno ispira la mia volontà di rendere, sulla scena, il mio corpo poesia.

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Non solo attrice, ma anche appassionata di regia e d’insegnamento. Diamo un posto anche a queste due attività.

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La passione per la regia credo abbia molto a che fare con la mia caratteriale “mania del controllo” unita alla mia forte identità teatrale: sono una spettatrice molto difficile e pretenziosa, so qual è il teatro che mi piace vedere e di conseguenza amo l’idea di poter creare e condividere con gli altri “il mio teatro”. Sicuramente nel mio percorso artistico, il momento della regia a 360° arriverà. Anche l’insegnamento è un altro capitolo del mio percorso: ho iniziato un po’ per gioco e un po’ per scommessa (non pensavo di esserne portata!) e mi sono ritrovata in un mondo meraviglioso. Insegnare teatro è stimolante, ti permette di dare un contributo attivo alla formazione delle persone e di conseguenza di una società sana e rappresenta anche per se stessi una continua opportunità di crescita attoriale e personale.

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Proprio in qualità di aiuto regia, nel 2017, sei stata coinvolta nella messa in scena dello spettacolo “Sua Eccellenza è Servita” di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares (al quale, con ogni evidenza, ti lega un rapporto professionale particolarmente fecondo). Ora, a poco più di un anno di distanza, la commedia sarà a Palermo (Teatro Sant’Eugenio 11 e 12 gennaio alle 20,30 e 13 gennaio alle 18,30). Viviana Simone esce dalle quinte ed entra in palcoscenico in qualità di protagonista, indossando i panni della problematica e misteriosa Olga, interpretata nelle prime rappresentazioni da Guenda Goria. Com’è stato il tuo approccio con il personaggio?

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Il processo è stato strano: conoscevo già bene lo spettacolo ed ero molto affezionata ai personaggi così come erano interpretati tanto che essere inserita nel cast e aver quindi portato ad una variazione degli equilibri precostituiti (cosa che naturalmente succede quando i membri di una compagnia cambiano) è stato come essere catapultati in un progetto totalmente nuovo. Ho provato a filtrare Olga attraverso la mia persona, ho dapprima cercato i punti comuni tra il personaggio e il mio essere donna, per poi spingermi ad esplorare le sfaccettature più distanti e articolate del personaggio. Spero che il risultato della mia ricerca sia un’Olga sicuramente diversa da quella di Guenda ma altrettanto efficace.

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Uno spettacolo al quale non vorresti avere partecipato (ma l’hai fatto) e uno spettacolo che vorresti fortissimamente far tuo (ma ancora non l’hai fatto). Ciò che senti come un “lato forte” della tua attività teatrale e qualcosa che invece vorresti rafforzare (sempre che ci sia).

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In questo periodo della mia vita sono davvero una “spugna”, alla continua ricerca di nuovi stimoli e nuove prove; ritengo che un’effettiva crescita si possa raggiungere solo facendo il maggior numero possibile di esperienze diverse in ambito teatrale. Per questo non sento di poter rinnegare qualcosa che ho fatto come di poter sintetizzare nel titolo di uno spettacolo ciò che vorrei ancora fare. Posso citare “El Cid” di Corneille e dire che è una pièce di cui prima o poi vorrei essere la protagonista. Riguardo i miei punti di forza e i miei punti deboli che dire… io sono costantemente il mio punto di forza e il mio punto debole. So che questo vuol dire tutto e non vuol dire niente ma la mia formazione artistica è ancora talmente in movimento che non so bene come poter rispondere a questa ultima domanda. Mi auguro di avere ancora tanto tanto tempo per potermi sorprendere del mio mestiere e spero che arrivi il più tardi possibile il momento in cui potrò dire “cosa è andato e cosa no”.

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Per concludere l’intervista nel più tradizionale dei modi: cosa c’è nel prossimo futuro di Viviana Simone?

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Il prossimo futuro si chiama “La Commedia di Gaetanaccio” che andrà in scena al Teatro Eliseo dal 19 Febbraio al 10 marzo 2019. E a seguire chi vivrà vedrà…

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Donato Altomare: dalla Puglia con fervore

Donato Altomare, giovane attore pugliese, è una delle due new entry (dell’altra vi parleremo a breve) nel cast di «Sua Eccellenza è servita» , la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvo Boccafusca per la regia di Giancarlo Fares che andrà in scena a Palermo da venerdì a domenica prossima, al Teatro San Raffaele di Palermo (produzione Le Ombre di Platone). Ve lo presentiamo in questa breve intervista.

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Uomo e artista dalle molteplici risorse: canto, musica, danza (balla praticamente tutto). Per non parlare alla pratica dello sport. declinata in un numero persino ingombrante di specialità, e delle abilità circensi da giocoliere. Ti piace vincere facile, eh?

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Effettivamente leggere il tutto elencato in questo modo fa un certo effetto ma non mi sento speciale o superiore ad altri. Sono una persona molto curiosa e amante delle nuove esperienze. Questo mi ha portato ad avvicinarmi a diverse forme d’arte in modo più o meno approfondito tentando di arricchire le mie conoscenze e le mie esperienze in modo poi da riversarle sul mio lavoro. 

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Con un simile biglietto da visita,  ovvio che nel tuo curriculum abbondino i musical: da «Rapunzel»  (fianco a fianco con Lorella Cuccarini) a «Non si uccidono così anche i cavalli», a «Mamma mia», a «Fame», «Evita»…  qual è stato quello che ti ha fatto sentire più realizzato?

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Ogni singolo spettacolo a cui ho preso parte nella mia breve carriera ha significato qualcosa per me e ha aggiunto un tassello al professionista che sono oggi. Ma se proprio dovessi sceglierne qualcuno non potrei non pensare al mio debutto come professionista in “Rapunzel” al Teatro Brancaccio di Roma con Lorella Cuccarini e a “Billy Elliot” lo spettacolo del Teatro Sistina con la regia di Massimo Romeo Piparo che mi ha accompagnato negli ultimi 3 anni in giro per tutta Italia interpretando un ruolo che ancora porto nel cuore. (Tony Elliot, il fratello di Billy)

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Dall’11 al 13 di gennaio sarai in scena al Teatro San Raffaele di Palermo (per la regia di Giancarlo Fares) con la commedia «Sua Eccellenza è servita», di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca. Vuoi parlarci del tuo approccio allo spettacolo e del personaggio al quale sei chiamato a dare vita, il sapido e scaltro oste Osvaldo (interpretato negli spettacoli andati in scena fino a questo momento, ad Acquapendente e a Roma, dal bravissimo Francesco Sala)?

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Il testo è sicuramente molto divertente senza però privarsi di bei momenti di riflessione sulla società odierna. Sono partito da ciò che ha egregiamente fatto Francesco per poi virare ad un approccio totalmente personale sia nell’accento  scelto (il pugliese) sia nelle movenze. In questo ringrazio i colleghi e il regista Giancarlo per l’avermi aiutato a cercare la giusta chiave interpretativa.

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Qual è il tuo rapporto con il pubblico? Cosa pensi di dare agli spettatori delle rappresentazioni che ti vedono coinvolto in qualità di interprete e cosa pensi di ricevere in cambio?

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Sul palco non c’è altra soluzione se non il darsi totalmente in pasto al pubblico. Viviamo in un momento storico in cui siamo continuamente bombardati di informazioni velocissime. Questo ci ha resi paradossalmente più distratti, questa distrazione latente si avverte anche in teatro rendendo il lavoro di noi attori molto più difficile ma anche, quando si riesce a farlo a pieno, più gratificante. Il mio obiettivo, quando sono in scena, è portare a termine il mio compito nel miglior modo possibile sempre al massimo ricordandomi che il pubblico è lì presente e, se sei abbastanza convincente, riesce a raggiungerti nella storia e a ricompensarti con applausi che ti ripagano di tutto.
Il mio obiettivo, quando sono in scena, è portare a termine il mio compito nel miglior modo possibile sempre al massimo ricordandomi che il pubblico è lì presente e, se sei abbastanza convincente, riesce a raggiungerti nella storia e a ricompensarti con applausi che ti ripagano di tutto.

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Descrivi in poche parole ciò che il teatro rappresenta nella tua vita, personale e professionale.

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Non faccio altro da anni. Certo, si accettano compromessi, come tutti. Lontano dalla propria famiglia, sempre con una valigia pronta a seguirti e lo spauracchio dell’instabilità lavorativa. Ma non immaginerei mai la mia vita senza un palco su cui salire.

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Prossimamente? Gli appuntamenti e i progetti per il futuro di Donato Altomare.

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Spero di potervi dare qualche news al più presto. Per adesso, mi godrò a pieno questi giorni a Palermo, i miei primi giorni a Palermo non essendoci mai stato. Non vedo l’ora! 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Sbuffi di Ponentino (8) – Magliana: la banda non sbanda

È un percorso emozionale, più che una dettagliata cronistoria del male.

Attraverso i fatti, i misfatti e i collegamenti della Banda della Magliana,  «Roma criminale» , prodotto dall’Associazione Le Ombre di Platone, scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala, andato in scena martedì 18 dicembre nella Capitale, al Teatro Lo Spazio, in realtà si tratta e si racconta di circa un ventennio di storia nera che più nera non si può.

È un volo ardito, al limite della temerarietà, ma necessario per cercare di decifrare quelle trame di fili di colore diverso, quelle incisioni nella carne dei romani e di tutti gli italiani che ricordano le misteriose righe peruviane di Nazca, il cui ordito può essere interpretato solo guardando da migliaia di metri di quota.

Si comincia dall’assassinio di Pasolini, utile a spiegare l’humus dal quale è germogliata una generazione difficile e pericolosa, si passa per una serie di omicidi di ferocia inaudita,per lotte all’ultimo sangue (è proprio il caso di dirlo) tra fazioni, in cui un anche un piccolo sgarbo era sanzionato con la morte, per violenze di ogni tipo, rapimenti, rapine, fino all’irruzione di quel vero e proprio flagello (soprattutto per i giovani) costituito dalla diffusione nelle vie e nelle piazze italiane di tonnellate di eroina.

Il delirio di onnipotenza del “dandy” De Pedis,  del “freddo” Abbatino e dei loro degni sodali, il mito idealistico, sia pure in un’ottica distorta e perversa, di un’illusoria utopia egualitaria da conseguire attraverso la cosiddetta stecca para, la costante attenzione dei vertici della malavita organizzata verso questo gruppo di giovani avventurieri da sfruttare fino all’osso ma da tenere costantemente sotto controllo, sia pure attraverso un guinzaglio lungo, tutto viene messo nel frullatore e ciò che ne esce è un flusso di sensazioni capace di superare le difese più epidermiche.

 Si esce dal teatro, una volta terminato lo spettacolo, senza un bagaglio di nozioni maggiore di quello che ci si è portati dentro entrando, ma senz’altro con qualche consapevolezza in più, almeno  a livello viscerale, circa la reale natura e portata di una fenomenologia criminale forse unica in Italia per tipologia, durata ed estensione.

Del finale dello spettacolo, ovviamente, non mi è lecito parlare, ma mi sia permesso ricordare una frase che, più delle altre, sembra utile a capire che le motivazioni che spinsero tanti giovani romani tanto avanti e irreversibilmente  sulla strada della violenza e della delinquenza, non sono poi così complesse:

«Volevo solo scappare via dalla Magliana, e volevo farlo a tutti i costi» confessa uno dei protagonisti.

E non mi sembra che ci sia altro da aggiungere, se non un esame più dettagliato della performance degli interpreti.

Eccessiva come una popolata verace, sapientemente sguaiata all’occorrenza, sensuale comeuna concubina imperiale quando la storia lo richiede, Fulvia Lorenzetti spende al meglio la fisicità che le è propria e che ne contraddistingue la presenza scenica: a volte spudorata, a volte fragile e remissiva, in una recitazione energica sempre e costantemente contrassegnatada un tasso di femminilità elevatissimo. Canta, balla, gesticola e,all’improvviso,  si ripiega nella propria intimità, senza concedersi tregua al pubblico e senza risparmiare le proprie energie fisiche ed emotive.

Impulsivo, irruente,  ribelle e imprevedibilmente reattivo, Gaetano Carbone si cuce addosso, con sorprendente naturalezza e assoluta disinvoltura, la maschera di una certa gioventù insofferente a tutto e a tutti, spavalda e spaccona, in cui si identificano i diversi”ragazzacci rampanti”  delle organizzazioni criminali rivali (Banda della Magliana contro Testaccini) e di quel sottoboscodi criminalità politica con il quale entrambi i gruppi, direi inevitabilmente, avevano finito per contaminarsi. Un’aggressività ostentata, come accade per molti dei più giovani in questo persistente periodo di azzeramento dei valori tradizionali, mirata, con ogni probabilità, a mascherare ed esorcizzare insicurezze e fobie esistenziali.

In presenza dell’impeto sanguigno e passionale, profuso senza risparmio dai compagni di scena, Salvo Buccafusca, calato nei panni di Pippo Calò, ricopre per tutto il tempo un ruolo apparentemente defilato ma, in realtà, d’importanza fondamentale per lacostruzione narrativa: da una parte i suoi pacati commenti costituisconol’efficace  collante di una trama oltremodo complessa, narrando di fatti che coprono oltre un ventennio, dall’altrocontribuisce ad arricchire e completare il quadro generale di fatti e contestoattraverso lo sguardo attento e lucidissimo di chi in qualche modo ha ereditatol’atavica e sempiterna saggezza di uno dei più radicati e strutturati apparati criminali.

Oltre che alle loro “prestazioni artistiche”,  il successo tributato dal pubblico, attraverso applausi ripetuti e convinti, fa da riscontro alla regia al tempo stesso rigorosa e fantasiosa di Francesco Sala (coadiuvato da Giulia Malavasi) dagli acconci costumi  di Fabrizia Magnini, dai suggestivi effetti luminosi di Angelo Ugazzi e dall’accorta e ben scelta colonna sonora di accompagnamento.

Il regista Francesco Sala ripreso accanto a Marco Travaglio, “beccato” tra il folto pubblico del Teatro Lo Spazio in occasione della prima romana di “Roma criminale” 

   

  

Vestale

  

Categorie: Giorni d'oggi.

«La verità nell’ombra»… torna alla luce!

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Andò in scena per la prima volta tre anni e mezzo orsono, al Teatro Sociale di Brescia, nel (prestigioso) ambito del cartellone del C.T.B. (Centro Teatrale Bresciano) della stagione 2014/2015.

«La verità nell’ombra» è un dramma scritto da Patrizio Pacioni che, basato sullo studio di migliaia di pagine dei faldoni relativi agli atti del processo di Corte d’Assise che si tenne a Viterbo tra il 1950 e il 1952, analizza in ogni suo risvolto la vicenda del massacro di Portella dell Ginestra, arrivando alla formulazione di ipotesi non convenzionali in merito al reale dipanarsi della vicenda.

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Il primo maggio del 1947, in occasione di un comizio indetto dai sindacati per celebrare la ricorrenza della Festa dei Lavoratori,  il bandito Salvatore Giuliano e i suoi aprirono il fuoco dalle alture più prossime alla spianata, causando una carneficina che provocò undici vittime e un gran numero di feriti.

Un atto vile, un massacro proditorio ed efferato che rappresentò il primo colpo sferrato da una certa eversione resistente a ogni rivendicazione democratica e civile e a ogni cambiamento a turbare un sistema di Potere restio a cedere il passo, in quella che -a pieno titolo- può definirsi la prima strage di Stato dell’allora giovane Repubblica Italiana.

Un’opera complessa nella quale il drammaturgo riesce a dosare perfettamente l’impegno e la denuncia civile, la rigorosa ricostruzione storica del dibattito processuale e dei fatti e un’appassionante vivacità e drammaticità narrativa.

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«Il prestigioso riconoscimento ricevuto dall’Accademia il Convivio in questa edizione della sezione “edito” del Premio teatrale “Angelo Musco”mi spinge a riprendere in mano il lavoro»  dichiara il drammaturgo.

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«La prima versione andata in scena per opera della Compagnia Stabile Assai» per la regia di Francesco Cinquemani, infatti, prevedeva l’impiego di un numero di attori e musicisti  (circa 20 – ndr) che l’attuale scenario economico in cui si muovono i teatri italiani, diventa praticamente proibitivo».

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L’idea, mi è parso di capire. è quella di rimettere mano al dramma, riarticolando il testo in modo di ridurre significativamente il numero degli interpreti, così come è già stato fatto con gli altri due drammi “corali” rappresentati dalla Compagnia Stabile Assai: «Diciannove + Uno» (già portato in scena dalla Compagnia Lanterna Teatrale di Carlo Hasan) e «Borsellino e l’Olifante» (l’anno prossimo in scena per opera della Compagnia Le Ombre di Platone.

Alla fine della consegna del premio e del conseguente intervento al cospetto del pubblico che gremiva la sala conferenze dela Caesar Palace Hotel di Giardini di Naxos, Patrizio Pacioni ha voluto accanto a sé anche l’amico Salvatore Buccafusca, attore, scrittore, e drammaturgo (coautore con lui di «Sua Eccellenza è servita» – nel prossimo gennaio in programmazione a Palermo) che nella messa in scena della prima edizione di «La verità nell’ombra» si occupò (insieme ad Antonio Turco) di perfezionare la riduzione teatrale.

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Ricordiamo, per concludere, che dall’opera è stato tratto l’omonimo libro, acquistabile velocemente n line a questo link:

https://www.ibs.it/verita-nell-ombra-libro-patrizio-pacioni/e/9788890876646?lgw_code=1122-B9788890876646&gclid=CjwKCAjwyOreBRAYEiwAR2mSkh2ujHi6xgoFbKQONwLSf0JDkNjXhegPmYsnTinkHaGNoiBtT12LqhoCPO4QAvD_BwE

oppure direttamente sul sito della Casa Editrice Serena.

 

 

   GuittoMatto 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Gaetano Carbone, entusiasmo e determinazione per crescere

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Tra poco più di un mese, al Teatro Boni di Acquapendente, andrà in scena, in prima nazionale, il dramma «Banda criminale», ispirato alle vicende della Banda della Magliana, scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala.

Produzione Le Ombre di Platone.

Nel cast, accanto allo stesso Salvo Buccafusca e a Fulvia Lorenzetti, il giovane attore romano Gaetano Carbone, che siamo andati a intervistare in uno dei momenti di pausa concessi dalle prove dello spettacolo.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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Classe 1993: nel futuro carriera da attore tutta da esplorare e da vivere. Da dove viene e dove vorrebbe arrivare, Gaetano Carbone?

Vengo da una formazione accademica di 3 anni, appena conclusa, durante la quale ho conosciuto Francesco Sala, il regista di ”Banda Criminale”. Questa è una delle prime tappe importanti del mio percorso d’attore che spero sia il più possibile fortunato e duraturo.

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Quando sei nato tu il nucleo primario della famigerata Banda della Magliana (pur lasciando in circolo nel corpo della Nazione metastasi incredibilmente resistenti, in grado di recidivare fino a un recentissimo passato)  stava esalando gli ultimi respiri. Ti trovi dunque a confrontarti  (come interprete di  «Banda criminale») con questo vero e proprio “buco nero” della cronaca italiana, senza averne avuto esperienza diretta. Qual ‘è l’idea che te ne sei  fatta, per così dire, a distanza?

Essendo cresciuto in quartieri di Roma Sud frequentati dalla Banda della Magliana, ho sempre avvertito il suo eco tramite i racconti di chi ha conosciuto più o meno direttamente persone o eventi legati a quel giro criminale. Tutto questo ha creato per me, come per altri ragazzi della mia età, una sorta di oscuro mito che è stato amplificato dai vari film e serie TV che hanno raccontato, in maniera spesso romanzata, la storia di questi ragazzi di periferia.

Preparare questo spettacolo mi spinge a documentarmi approfonditamente sull’argomento e, quindi, a scoprire una realtà molto complessa, dietro la quale si celano misteri ancora irrisolti e che ha continuato a produrre effetti fino agli ultimi anni.

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Si dice che, quando si trattano a livello di spettacolo certi argomenti, c’è il rischio di suscitare quello che viene detto “spirito di emulazione”, soprattutto nelle generazioni più giovani e più mediaticamente esposte. È un pericolo che si corre anche con «Banda criminale» ?

Non credo tanto al pericolo di suscitare questo  spirito di emulazione da parte del mondo dello spettacolo nei più giovani. Sicuramente si crea un fascino per via dei toni romanzeschi con i quali si trattano certi argomenti, ma per delinquere bisogna avere una certa predisposizione che è data, nella maggior parte dei casi, dalla provenienza da realtà  difficili e dall’esperienza sin da piccoli di certi ambienti, piuttosto che dalla  visione di un film o una serie tv.

Credo, tuttavia, sia bene per una questione etica e di cronaca che vengano anche riportati i fatti per come sono andati e si ricordi che la Banda, così come altre associazione criminali più note, ha fatto vittime innocenti. L’errore che è stato commesso più volte è stato proprio omettere totalmente questo aspetto, trasformando in eroi romantici personaggi senza scrupoli.

Non è questo, a mio avviso, il caso di ”Banda Criminale”, dove la storia è raccontata in maniera più  cruda e attinente alla realtà.

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Venendo in modo più specifico appunto a «Banda criminale», che esordirà il 2 dicembre in quel gioiellino dello spettacolo che è il Teatro Boni di Acquapendente, per replicare dopo pochi giorni al Teatro Lo Spazio di Roma, ti sei trovato a lavorare sotto la direzione di un regista (e attore egli stesso) esperto come Francesco Sala e a fianco, oltre che della giovane e bella Fulvia Lorenzetti, dell’altrettanto esperto attore (nonché drammaturgo) Salvo Buccafusca. Come ti trovi in questa squadra? Cosa pensi di poter ricavare da questa esperienza?

Il lavoro sul testo è cominciato da poco ma posso dire di trovarmi in un ambiente serio e produttivo. Francesco Sala è stato già mio insegnante in accademia, ora imparerò a conoscerlo anche come regista. Quello dell’attore  è un mestiere che si apprende rubando da chi ha più esperienza di palcoscenico, per cui posso solo essere contento di lavorare con professionisti esperti.

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Quale personaggio interpreterai in questa pièce? Non avverti un po’ di timore nel doverti cimentare con colleghi famosi che sia in teatro, che in tv, che al cinema, già hanno partecipato ad altre rappresentazioni rievocative delle losche imprese della Banda della Magliana?

Il mio personaggio è Maurizio Abbatino, uno dei membri principali dell’organizzazione.

Non avverto nessun timore “da confronto”, per dire il vero, anche perché il nostro spettacolo va in una diversa rispetto a quanto visto in tv e cinema, raccontando sotto una nuova luce la storia della Banda.

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Per concludere: c’è un primo consiglio che ti sentiresti di dare a un tuo coetaneo, o a qualcuno ancora più giovane, che voglia intraprendere con successo la stessa strada sulla quale hai cominciato a incamminarti tu?

Non mi sento nella posizione di dare consigli. Io stesso sono giovane e alle prime esperienze. Posso solo dire che, a differenza di quanto si crede, per fare questo lavoro serve tanta volontà e spirito di sacrificio.

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Una serie di risposte che, pur nulla togliendo a quel travolgente entusiasmo dei vent’anni che ogni possibilità futura dischiude, rivela una grande determinazione al continuo perfezionamento professionale e una sorprendente maturità.

Cresce, dunque, la curiosità di vederlo in azione sul palcoscenico.

Date 2018: Teatro Boni di Acquapendente (https://www.movemagazine.it/eventi/teatro-boni-acquapendente-programma-stagione-2018-19/) il prossimo 2 dicembre, Teatro Lo Spazio di Roma (http://www.teatrolospazio.it/joomla17/index.php?option=com_content&view=article&id=671:roma-criminale&catid=43&Itemid=151) 18 e 19 dicembre.

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   GuittoMatto

Categorie: Senza categoria.

Fulvia Lorenzetti tra set e palcoscenico: nata per recitare

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Estremamente mediterranea, innamorata della recitazione, determinata nel perseguire gli obbiettivi di crescita personale  che si è posta, coraggiosa nell’affrontare ogni tipo di sfida professionale: questo, in pochi tratti, l’identikit di Fulvia Lorenzetti, unica presenza femminile nel cast di «Roma criminale», il dramma (scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala) che ripercorre le oscure vicende della Banda della Magliana. Lo spettacolo andrà in scena in prima nazionale il 2 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente, per replicare (dal 18 dicembre) a Roma, presso il Teatro Lo Spazio. Accanto a lei lo stesso Salvo Buccafusca e il giovane e promettente attore romano Gaetano Carbone. Produzione Associazione Le Ombre di Platone ETF.

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Tra un impegno e l’altro, Fulvia ha accettato di sottoporsi a questa intervista, attraverso la quale avrete modo anche voi, come me, di conoscerla meglio e più da vicino.

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Fulvia, esistono diverse modalità di impiego di protagonisti femminili nella narrazione della saga nera (che più nera non si può) delle organizzazioni malavitose italiane. In che ruolo sei stata coinvolta nella rappresentazione di «Roma criminale»?

«Roma criminale» vede tre attori protagonisti, io sarò l’unica donna e darò vita a diverse figure femminili. Sia donne direttamente coinvolte nella saga, sia donne del popolo che raccontano i “fatti” accaduti, in qualità di testimoni oculari.

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Quanto ti ha aiutato (sempre che ti abbia aiutato) la Tua “romanità” in questa nuova avventura, in cui si tratta di episodi che sei troppo giovane per aver conosciuto dalla cronaca di tutti i giorni e dalla vita della Capitale e che, dunque, ti sono arrivati solo per “letto” e per “sentito dire”?

Hai ragione: non conosco per esperienza diretta questi “fatti criminali”, per fortuna. Purtroppo, però, essi si sono innescati talmente in profondità nel tessuto cittadino (e nazionale) da risultare storici. Al riguardo si sono scritti libri, sono stati realizzati film, serie televisive, senza contare un gran numero di reportage e  documentari: così, pur essendo all’epoca ancora una bambina, crescendo ho avuto modo di conoscere e studiare a fondo tutti o quasi) gli eventi legati all’azione della banda. Il dramma che porteremo in scena va contestualizzato negli anni 70, in piena guerra fredda: anni di piombo in cui il compromesso storico non è contemplato, nel cosiddetto mondo di mezzo, tra mondo di sotto e mondo di sopra, in una dimensione sociale e storica ben definita. L’attenzione della pièce è incentrata nel tentativo di distinguere l’aspetto criminale e quello sentimentale. Quanto a quella che tu chiami la “mia romanità”, beh, non può che essere fondamentale per questo testo e per riconsegnare i “fatti” sotto forma di parole connotate al dialetto romanesco di origine.

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In quelle che chiamo “criminal-soap” i personaggi femminili “forti” si contano sulla punta delle dita di una sola mano. Quando sono previsti, però (vds Annalisa Magliocca, detta Scianel, assumono nella serie un ruolo di primaria importanza. Tu chi sarai e cosa rappresenterai, in «Roma criminale»

La risposta a questa domanda è piuttosto complessa, visto che, come già detto, interpreto diversi ruoli. Schematizzando: 1) una popolana, che suo malgrado, scopre il corpo di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre del 75; 2) una “mercatara”, che similmente all’altra, si troverà coinvolta nella vicenda come persona informata sui fatti, ossia, come testimone oculare; 3) la cosiddetta “donna del boss” ma non nella sua accezione di stereotipo bensì, interrogandomi sulle sue aspirazioni di donna, le più intime e segrete. Pur tenendo, per quanto ovvio, sempre presente l’aspetto criminale che la coinvolgerà, porrò l’accento sul suo lato umano: in particolare cercherò di rappresentare la paura che il suo uomo possa essere ucciso. 4) una psicologa, nella figura professionale di terapeuta, che cercherà di salvare queste figure oscure rimanendo impigliata, e poi intrappolata, nell’incapacità di attuare la neutralità del “setting”, proprio, per il tessuto sociale di questi pazienti. 

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Dal Tuo sostanzioso e ricco curriculum, vedo che hai lavorato con molti dei “nomi” più conosciuti dello spettacolo italiano: cito, a titolo di esempio, nomi come Tullio Solenghi, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Giorgio Albertazzi, Gianni Ippoliti, Gigi Proietti… Senza fare torto agli altri, naturalmente, fra le tante  c’è un’esperienza che Ti ha colpito in modo particolare?

Sì, ho avuto la fortuna, e credo anche il merito (me lo devo riconoscere!), di lavorare con molti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano. In primis il mio Maestro, Gigi Proietti. Fondamentale per me sono stati i due anni del suo famoso Laboratorio, in cui ho avuto modo di crescere non solo artisticamente ma anche umanamente. In più, ho avuto l’onore, la gioia e il privilegio di dividere il palco con Lui per più di sei stagioni. Porto nel cuore, da sempre, l’incontro con il geniale Tato Russo. Per tre anni abbiamo dato vita, in giro per l’Italia, al suo “Il ritratto di Dorian Gray – il musical” e per tutto il tempo, ogni giorno, ogni sera, avevo lo stupore immenso di far parte di uno spettacolo magnifico! Come sottolinei tu, senza far torto agli altri, naturalmente. Ad esempio un sogno realizzato è stato quello di poter recitare insieme a Tullio Solenghi e Maurizio Micheli per ben 4 stagioni. Per quanto riguarda le fiction e i film tv, prezioso è stato l’incontro con il regista Luca Manfredi. Diretta da Lui in almeno cinque progetti per la televisione, l’ultimo dei quali, “In arte Nino” è quello a cui sono più legata perché racconta la storia della giovinezza del suo immenso papà, Nino Manfredi, uno dei monumenti del nostro cinema e uno dei miei attori preferiti. Un Manfredi segreto prima che diventasse “Nino Manfredi”. Elio Germano, che lo interpreta, riesce a restituire in maniera impeccabile la sua vera natura: l’eleganza, le movenze, la calma sospesa, un certo smarrimento, gli sguardi stupiti, la maestria. Nel film interpreto “Rosetta”, l’infermiera del sanatorio in cui Nino passò ben più di tre anni  perché malato di tubercolosi. “Rosetta” è stata il primo sogno erotico di molti adolescenti e il primo anche per Nino.

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Passiamo ora ai (cosiddetti) “generi teatrali”. Drammatico, brillante… Da che parte vanno le tue preferenze?

Nel corso della mia carriera artistica ho spaziato nei vari generi teatrali. Essendo “nata” al Laboratorio di Gigi Proietti il mio “imprinting” è stato quello della commedia, unita al canto e al ballo, ma oltre a commedie musicali, musical, ho interpretato anche i classici: Shakespeare, Molière, Plauto, Aristofane, ecc. In più, nel mio bagaglio interpretativo, ci sono anche commedie di autori contemporanei: Manfridi, Fiastri, Veber, Zucchi, Longoni, Costanzo, Vaime, Scaletta, Henley.

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Dopo «Roma criminale», cosa c’è nel prossimo futuro professionale di Fulvia Lorenzetti?

Nell’immediato, prima ancora di andare in scena con “Roma criminale”, sarò impegnata sul set. Marco Bocci firmerà la sua prima regia cinematografica. Il film dal titolo provvisorio “Non piove mai” è tratto del suo libro “A Tor Bella Monaca non piove mai” . Bocci mi ha scelta per interpretare un ruolo tra i protagonisti del film. Sarò “Lucia”, moglie di Andrea Sartoretti uno dei due fratelli protagonisti della storia, l’altro fratello sarà Libero de Rienzo. Un cast significativo che, oltre ai due attori sopracitati, si compone di Laura Chiatti, Giorgio Colangeli, Lorenza Guerrieri e diversi altri valenti attori. Le riprese inizieranno l’8 ottobre.

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Sei felice di questo nuovo impegno cinematografico?

Assolutamente sì! L’incontro con Marco Bocci è stato uno di quegli incontri fortunati. Sono emozionata, oltre che felice. Marco è una perla rara e sono convinta che darà vita ad un film buono e sincero.

 

Detto questo, Fulvia saluta velocemente e fugge via, diretta verso l’ennesima sessione di prove di chissà cosa.

Quanto a noi, non resta che aspettarla e chiederci: «La incontreremo prima sulle poltrone di un cinema o di un teatro?» sapendo che, in entrambi i casi, non potrà che essere un magnifico appuntamento.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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Categorie: Giorni d'oggi.