Goodmorning Brescia (132) – Il nuovo cartellone del CTB parte dalla Cina… di Brecht

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Apre la conferenza stampa Luigi Mahony, componente del Cda del Centro Teatrale Bresciano, ricordando che nella presente stagione, mantenendo un elevato standard qualitativo,  è stato conseguito il record di ben cinquanta spettacoli e che la campagna-abbonamenti sta procedendo nel migliore dei modi.

«L’anima buona del Sezuan» di Bertolt Brecht fu messo in scena per la prima volta nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, a Zurigo, dove il grande drammaturgo si era rifugiato per sfuggire alla persecuzione politica nazista. Si tratta di uno spettacolo articolato e  variegato, prodotto in collaborazione con l’ERT Emilia Romagna Teatro, in cui alla recitazione si uniscono musica e danza» aggiunge, prima di passare la parola al Direttore Artistico.

Gian Mario Bandera, prima di ogni altra considerazione, esprime il proprio ringraziamento per Elena Bucci e Marco Sgrosso, con i quali, ci tiene a sottolineare «intrattengo, oltre a una collaborazione artistica proficua e ormai consolidata, una sincera amicizia di lunga data». Aggiungendo poi che «la storia della loro compagnia, Le Belle Bandiere, dice di come siano riusciti a fissare uno stabile punto di riferimento per il movimento teatrale italiano».

Conclude il suo intervento ricordando che si terranno in città tre eventi legati alla messa in scena de L’anima buona del Sezuan: all’appuntamento fissato giovedì 25 presso l’Aula Magna Tovini dell’Università Cattolica per il ciclo di conferenze “Letteratura & Teatro 2018”, si aggiungono infatti l’incontro con il duo Bucci/Sgrosso al cinema Nuovo Eden di sabato 27 e il “pomeriggio al CTB di lunedì 29 presso il salone storico della Biblioteca Queriniana.

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«Siamo particolarmente emozionati nell”affrontare lavori di questa importanza e di questo spessore culturale» è l’esordio di Elena Bucci.

«Ogni “prima” con il CTB è il realizzarsi di un sogno in cui anche le imprese più ardue si fanno facili. In un momento di difficoltà  come quello che sta affrontando il nostro Paese (che non può non riverberarsi anche sulle attività artistiche) è importante non chinare mai la testa e rassegnarsi. Così, andando controcorrente, abbiamo osato allestire un lavoro con nove attori in scena e un musicista che suona dal vivo».

Si sofferma poi sull’impegno sostenuto anche nell’approntare le scenografie che ricreano il suggestivo ambiente di Sezuan, città composita, collocata in Cina ma non esente da suggestioni di altri paesi, anche remoti.

«Abbiamo scelto strutture non statiche e soffocanti ma mobili, in grado di stimolare (e divertire) gli attori. A ciò abbiamo aggiunto (proseguendo un processo che già da tempo abbiamo in corso) un importante lavoro sulle maschere, assecondando tutte le contaminazioni care a Brecht, e aggiungendo a esse tutti quegli accostamenti che abbiamo ritenuti opportuni o solo funzionali».

Osserva come il grande drammaturgo tedesco (da molti –a torto- giudicato ormai superato se non anche noioso) rappresenti invece ancora uno dei pilastri del teatro mondiale, che va opportunamente riletto e reinterpretato.

«In questo caso», conclude la Bucci,  «il tema su cui si fissa la sua (e la nostra) attenzione è quello eterno e forse irrisolvibile di dove finisca il bene che si deve provare per gli altri e cominci quello per se stessi. Per quanto riguarda il finale, ci siamo orientati (senza in nulla stravolgere lo spirito dell’opera) su messaggio che apre alla speranza».

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«Brecht è  un  autore difficile ma necessario» chiosa Marco Sgrosso.

«In questa opera si compie un singolare lavoro sullo sdoppiamento, con una originalissima commistione, cui già ha fatto cenno Elena parlando dell’allestimento scenografico,  di oriente e occidente, di ricchi e di poveri resi avidi e malvagi dalle condizioni di abbrutimento in cui sono costretti a vivere»

Ancora una citazione: «Nell’uomo esiste l’anima buona e l’anima cattiva, e sono entrambe necessarie»  prima di ribadire, come ha fatto poco prima la Bucci che «il finale di speranza trova attualità e necessità in un Paese come il nostro dove, purtroppo, in questi ultimi tempi sembra vigere e vincere l’incitamento all’odio».

Per ricordare, in conclusione d’intervento, che le musiche sono state scritte da Christian Ravaglioli e, quanto alla danza, si tratta a suo avviso di un movimento suggerito dall’uso delle maschere che più correttamente definirebbe un “recitare cantato”.

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Foto di gruppo del cast, di buon auspicio, poi l’appuntamento , per tutti gli amanti del buon Teatro, vecchi e nuovi, è fissato al prossimo da martedì sera al 4 novembre al Sociale.

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di Bertolt Brecht
traduzione di Roberto Menin
progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci, Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Marco Sgrosso
Maurizio Cardillo, Andrea De Luca, Nicoletta Fabbri, Federico Manfredi, Francesca Pica, Valerio Pietrovita, Marta Pizzigallo

disegno luci Loredana Oddone
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
musiche originali eseguite dal vivo Christian Ravaglioli
macchinismo e direzione di scena Viviana Rella
supervisione ai costumi Ursula Patzak in collaborazione con Elena Bucci
scene e maschere Stefano Perocco Di Meduna
assistenti alla regia Beatrice Moncada, Barbara Roganti
collaborazione artistica Le Belle Bandiere

produzione Ctb Centro Teatrale Bresciano / Ert Emilia Romagna Teatro

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Categorie: Giorni d'oggi.

100 scalini in palcoscenico, tra la rivoluzione francese e il primo volo

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«Si tratta senz’altro di uno spettacolo, ma allo stesso tempo di un esperimento di drammaturgia originale che verrà modificato e nutrito proprio dall’incontro con il pubblico, un evento che verrà presentato nella sua natura più duttile, proprio per cogliere le più sottili sfumature della relazione tra la nostra anacronistica seppur contemporanea arte e la sensibilità e i modi di percezione del tempo presente» dichiarano concordi Elena Bucci e Marco Sgrosso

«Il margine di rischio è alto, ma proprio in questo si misura la natura speciale di questo progetto. E il tema ci aiuta».

 

  

(Ph Umberto Favretto)

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«Ottocento» (coproduzione CTB e Belle Bandiere) è un soffio di vento, un’ampia ala ideale che vola, planando per poi riprendere quota, e di nuovo scendere in picchiata, sulle sconfinate pianure ucraine e russe, sulle guglie gotiche dell’impero austroungarico e della Prussia, sulla splendida Parigi di Notre-Dame e della Tour Eiffel, sui monumenti classici della penisola italiana, sugli ussari a cavallo e sulle schiere inquadrate delle fanterie, sui campi di grano, sui vigneti, su monti, fiumi e laghi.

Con un grande balzo varca l’oceano e, dall’alto, fissa le oscure profondità dell’anima e dell’occulto di Edgar Allan Poe e dei suoi nerissimi corvi.

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Questo è ciò che rimane n all’uscita del Teatro Santa Chiara, insieme a frammenti delle pagine e dei pensieri di Emily Dickinson,  George Sand, Mary Shelley,  Margherita Gauthier, Anna Karenina, Čhecov, Thomas Buddenbrook, Thomas Mann, Guy De Maupassant,  Edgar Allan Poe, delle Sorelle Brontë.

Uno spettacolo di larghi orizzonti, splendidamente recitato da Elena Bucci e Marco Sgrosso, che resta a metà tra un arazzo e un patchwork, volutamente incompiuto, innesco più che esplosivo, utile a fare detonare, “dopo”, la curiosità degli spettatori, al suono di «Wuthering heights»  gorgheggiata da Kate Bush e del più austero coro che intona l’Internazionale.

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Perché che «L’ Ottocento è l’uomo uscito dalla voragine della Storia», potete starne certi, è un concetto che, dopo avere assistito a uno spettacolo come questo, non si dimenticherà più.

 

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   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Le relazioni… meravigliose del CTB

Voglio fare una confessione.

Dopo tanti anni trascorsi (con smodato piacere) a respirare polvere di palcoscenico, è ormai estremamente difficile che si crei in me un’aspettativa pari a quella che ha accompagnato l’avvicinarsi dell’esordio di «Le relazioni pericolose» ennesimo riadattamento del romanzo epistolare  (titolo originale «Les liaisons dangereuses») scritto da Pierre Ambroise François Choderlos del Laclos e pubblicato nel 1782.

Nel 1782, sì: appena sette anni prima che il deflagrare della Rivoluzione Francesce cominciasse a distruggere, con straordinaria violenza e rapidità inusitata per i mutamenti epocali, le basi di una vecchia era, per costruirne una del tutto nuova e diversa.

Per questo e per altro, che scoprirete proseguendo a leggere questo post, la recensione è di quelle “in forma solenne”, comprensiva cioè di notizie che vanno ben oltre il commento dello singolo spettacolo posto sotto osservazione.

    Il romanzo 

Trama

Narra le avventure di due libertini appartenenti alla nobiltà francese del diciottesimo secolo, ed è considerato uno dei capolavori della letteratura francese. Nell’insensata competizione a carattere seduttivo-sessuale che si instaura tra il giovane e irruento Danceny e il più esperto e amorale visconte di Valmont, una sola persona è capace di dominarne e condizonarne a sua volontà gli istinti: la Marchesa de Merteuil ricca vedova e cinica conoscitrice dell’animo umano e delle debolezze insite nei sentimenti, nonché abile manovratrice dei suoi amanti.

È un affresco post-barocco di una società  dissoluta e cinica, ma allo stesso tempo cieca rispetto al minaccioso mutare dei tempi. La cronaca sensuale di una corsa verso l’autodistruzione effettuata nel compiacimento di un Potere che si va dissolvendo e nel nome della ricerca dei più sfrenati piaceri assurta a valore pseudo morale.

    Il film 

Regia : Stephen Frears

Interpreti e personaggi:

È una di quelle pellicole belle, variopinte ed effimere…  come farfalle.

Uscì nelle sale cinematografiche nel 1988 (trentatre anni dopo il meno famoso e fortunato film di Roger Vadim del 1955) con la regia di uno come Stephen Frears, che ha firmato film come Rischiose Abitudini, Eroe per caso e The Queen). Grazie a un cast che definire stellare è probabilmente riduttivo, il successo fu clamoroso, al punto che il titolo si trasformò in breve tempo in una frase di uso corrente.

Vinta piuttosto agevolmente anche la competizione con Valmont di Miloš Forman (girato quasi contemporaneamente e uscito nelle sale nel 1989), anch’esso tratto dal medesimo romanzo, alla fine di una stagione di strepitoso successo lo slancio si esaurì, senza neppure essere in qualche modo rilanciato, negli anni immediatamente successivi, da una frequente programmazione televisiva. Fenomeno misterioso, ma non infrequente come potrebbe sembrare, nel mondo del cinema.

Ricordo, infine, che la trama del romanzo di Pierre Ambroise François Choderlos del Laclos è stata nuovamente ripreso nel 1999 con il film Cruel Intentions – Prima regola non innamorarsi diretto da Roger Kumble con Sarah Michelle Gellar e Ryan Phillippe.

  Lo spettacolo 

Ci sono attori che sono sempre e comunque una garanzia per gli spettatori che si recano ad assistere ai loro spettacoli. Un po’ come il marchio DOCG impresso su una bottiglia di buon vino, tanto per intenderci. Elena Bucci (fresca vincitrice di importanti riconoscimenti quali il Premio Eleonora Duse e il Premio Ubu) e Marco Sgrosso (cofondatore della Compagnia Le Belle Bandiere) sono certamente da annoverare tra questi, e quelle che il C.T.B. intrattiene con loro (iniziate con Macbeth nel 2005 e proseguite nelle successive stagioni con i fortunati allestimenti Hedda Gabler, L’amante, La Locandiera, Antigone ovvero una strategia del rito, Juana de la Cruz o le insidie della fede, Ella, Mythos, Tartufo, Svenimenti e La canzone di Giasone e Medea) sono davvero…  «Relazioni meravigliose».

 

 

(qui sopra quattro meravigliose istantanee di scena scattate dal fotografo Marco Caselli Nirmal)

La “prima accoglienza” riservata agli spettatori che gremiscono il Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri per l’esordio de «Le relazioni pericolose» è una festa per gli occhi fatta di luci e colori: appena la sala piomba nel buio ecco che, come per incanto, ci si ritrova in un mondo alieno e antico al tempo stesso,  intriso delle tinte soffuse e morbide delle ciprie con cui, nel ‘700, si cospargevano abiti e parrucche.

È la gioia profana della corruzione morale, che trasuda dai primi scambi epistolari, diretta emanazione del delirio di onnipotenza di uno “stato” aristocratico che, per realizzarsi pienamente, ha bisogno di andare oltre ciò che consentono ceto, ricchezza e politica. E quando corrompere l’innocenza (della giovanissima Cecile de Volanges) si rivela troppo facile («il complotto è sproporzionato all’impresa» chiosa il visconte di Valmont»), viene il turno della più ghiotta delle prede: la stessa onestà (dell’incorruttibile Madame de Tourvel).

Sono bravi, anzi bravissimi, Elena Bucci – la perfida Marchesa Isabelle de Merteuile e Marco Sgrosso – l’inveterato seduttore Visconte di Valmont (responsabili anche della drammaturgia), felicemente affiancati da un poliedrico Gaetano Colella (tanti personaggi in uno), ma questo si sapeva già.

Particolarmente ispirati, questa sera, grazie anche al perfetto connubio scene/suono/luci/costumi, ma soprattutto…

… soprattutto riescono a colmare con grande agilità e senza alcun contraccolpo su pubblico, quel gap romanzo epistolario-palcoscenico  più largo di un’autostrada a otto corsie.

Riescono a rendere alla perfezione quel “vacuum vitae” che non è poi cambiato così tanto, dal ‘700 al terzo millennio.

Rendono, ingenerando un certo malessere in chi assiste allo spettacolo, quella tristezza di un iter operativo del Male ben delineato e  determinato, praticamente un protocollo, seguendo fedelmente (pur se ottusamente) il quale, prima o poi, si riesce a vincere ogni resistenza del Bene e di ciò che lo simboleggia e rappresenta.

A descrivere la farsa-tragedia di quell’arroganza becera quanto miope di una classe dirigente talmente impegnata a soddisfare le proprie brame, a ubriacarsi di ostentazione e sopraffazione del prossimo da non accorgersi che la fine sta arrivando.

Tutto sembra allegro, tutto sembra piacere, ma alla fine si rivela volgare e macabro come una qualsiasi  “cena elegante” da seconda repubblica.

Finisce in tragedia, com’è giusto che sia, con i protagonisti che si trovano costretti a fare i conti con la propria nullità, con il vuoto siderale di esistenze spese  senza ideali e senza scopo, nella più assoluta e cupa delle solitudini.

E la luce che scende davanti agli attori, inesorabile come la lama della ghigliottina, mentre parte la canzone gloriosa e letale della Marsigliese, è il prezzo di un’epoca che cambia, in modo violento e irreversibile.

 

 Al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di Brescia dal 19/4 al 14/5/2017 

Mi sia consentito concludere dando la parola alla colta quanto disinibita e cinica Marchesa de Merteuil:

«L’amore che vantiamo come la causa dei nostri piaceri, non ne è in realtà che il pretesto »

Una frase stupenda e rivoluzionaria, per essere stata scritta nel 1782, non è vero?

 

 

   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.