Post-it (5) – Quella maledetta tentazione del tanto peggio tanto meglio

    Purché si dia “una spallata al Sistema” , sembra che tutto sia diventato lecito.

Così come sembra, purtroppo, anche che ci sia dimenticati cosa voglia dire davvero “essere di sinistra”.

La Hilary Clinton è radical-chic? Ah sì? E allora faccio il tifo per Donald Trump, che in fondo è soltanto cafone, puttaniere, classista, omofobo, razzista, sessista e incarna gli aspetti peggiori del capitalismo.

Anzi, sai che ti dico? Se un uomo così pericoloso, magari mentalmente instabile, sotto il parrucchino, vince le elezioni, diventando Presidente degli Usa (mica Segretario della Bocciofila) e prende in mano la valigetta con i codici segreti che servono a scatenare una guerra nucleare,  penso che sia una grandissima figata, un colossale vaffa indirizzato ai vecchi poteri e vado in piazza con quelli della Lega, con i Fratelli d’Italia, i Berlusconiani e i giovanottoni palestrati di Forza Nuova e faccio una grande festa.

Perché io sono uno duro e puro, uno rosso che più rosso non si può,  e l’idea che se crolla un Sistema, magari sotto le macerie, insieme ai ricchi e ai borghesi, ci resta anche qualche milione di operai, non mi sfiora nemmeno l’anticamera del cervello.

E che nessuno mi ricordi che nella Storia del XX secolo c’è già stato un altro movimento che ha dato una bella “spallata” a un governo debole e corrotto, instaurando un nuovo e vigoroso Nuovo Ordine. Si chiamava Partito Tedesco dei Lavoratori (Deutsche Arbeiterpartei, sigla DAP), uno schieramento politico che, guidato da un certo Adolf Hitler, agitatore e uomo politico di origine austriaca, e nel 1933 prese il potere in Germania.

Con quali esiti lo sappiamo tutti.

Siegh Heil, compagni.

   Valerio Vairo

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Post-it (4) – I celloduristi di Bruxelles e la memoria degli elefanti

Che Jean-Claude Juncker, che nel suo pedigree politico vanta la conduzione, nientemeno, di una Nazione vasta e popolosa come il Lussemburgo (con tutto il rispetto per i lussemburghesi, naturalmente) sia elastico come un tondino appena uscito da una fabbrica bresciana, lo sanno già tutti. Da segnalare anche un fascistissimo “me ne frego”, tanto per mettere una bella ciliegina su quella che i cowboy americani chiamavano “torte di vacca” 

Ciò che stupisce di fronte alle sue più recenti e machissime esternazioni, fatte di esposizioni di muscoli e attributi, è però l’assoluta mancanza di fair-play e, soprattutto, di quell’indispensabile cocktail di memoria e visione prospettica.

Nell’ Italia Centrale, colpita a morte dalle scosse, la terra non ha smesso ancora di tremare.
Palazzi antichi, chiese e castelli stanno ancora venendo giù, pezzo per pezzo.
E ancora, come se non bastasse, l’incrudelire del clima infierisce sui disastrati abitanti dei luoghi, nuove scosse, e nuove scosse, e nuove scosse che sembrano non voler finire più.

E Jean-Claude e i suoi colleghi tecnocrati-burocrati-retrogradi pleistocenici compari, volete sapere cosa fanno?
Censurano, spostano la bilancia di un eventuale deroga alle arteriosclerotiche regole di deficit, da orologiai che cercano di aggiustare un orologio (l’Europa) al quale, invece, andrebbero semplicemente sostituite le pile (oltre che il PIL), da un più 0,3 o 0,4 a un più modesto 0,1.

Pietosi nell’immagine che danno di sé e, al tempo stesso, impietosi nei confronti di un Paese che, generosamente, stra assumendo sulle proprie spalle il peso dell’esodo biblico che sta stravolgendo il mondo.

Non mi auguro certo che il mare del nord esondi sommergendo campagne teutoniche e fiamminghe, né che una siccità prolungata o una nuova glaciazione carogna bruci i raccolti degli opulenti campi dell’Europa settentrionale e centrale.
Né che una meteora di rispettabili dimensioni precipiti su Berlino o Bruxelles.
Certo che no.
Di terremoti, visto che i Paesi mediterranei ne sono la casa di elezione, meglio non parlarne neppure.

Tutto, però, può accadere.
Nessuna nazione è forte abbastanza di resistere a un’improvvisa quanto violenta pazzia della Natura, del Pianeta, dell’Universo.

E allora, se dovesse accadere qualcosa del genere, l’Italia…

L’Italia, mi sento di scommetterci centomila euro contro cento datteri, metterebbe da parte e dimenticherebbe ogni offesa. Più smemorata degli altri, ma nel bene, e, con tutte le proprie forze, ancora una volta correrebbe in soccorso. Con il cuore  e l’entusiasmo che –da sempre- costituiscono il vero valore e il vero preziosissimo tesoro, del nostro popolo.

Senza mercanteggiare sullo 0,1 o sull 0,2%.

   Valerio Vairo  

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Post-it (3) – Per Tiziana qualcuno dovrà pagare il conto

 Avete presente quegli articoli che un giornalista non vorrebbe mai scrivere?

Beh, eccone uno.

Questa è la notizia:

Tiziana Cantone, tempo fa, accettò di essere ripresa in un video hard nel corso di un amplesso. Il filmato, immesso in una cerchia ristretta di utilizzatori di WhatsApp,  finì poi (a insaputa della ragazza) on line, a diffusione virale, causando una serie infinita di commenti, post e quant’altro che finirono per sconvolgere la vita della giovane donna. Ora la vicenda si è conclusa con un suicidio per impiccagione (effettuato con l’ausilio di un foulard) nello scantinato della casa di Mugnano, in provincia di Napoli, in cui Tiziana si era trasferita proprio nell’intento di defilarsi. Un drammatico e sconvolgente epilogo che deve fare amaramente riflettere sulle insidie del web e, soprattutto, su quella necessità di rispettare la persona che, nel caotico sviluppo di chiacchiericcio informatico, si è andata rapidamente e inesorabilmente perdendo.

Ora mi chiedo: ha sbagliato, Tiziana Cantone?

Sì, ha sbagliato.

Non a permettere che il suo partner la riprendesse, affermare questo equivarrebbe a esprimere un giudizio morale su ciò che la morale non può giudicare. Io ritengo infatti che la libertà di espressione della propria sessualità sia inviolabile: un adulto, purché consapevole e consenziente, ha il pieno e insindacabile diritto di indulgere a qualsiasi divagazione erotica ritenga di voler percorrere e sperimentare.

In cosa, dunque, ha sbagliato Tiziana Cantone?

Nel valutare contesto e persone, ecco dove.

Nel fidarsi di qualcuno al quale aveva permesso di avvicinarsi più di quanto fosse opportuno e di una cerchia di (supposte) amicizie, pronte a tradirla con inqualificabile leggerezza.

Qui però si ferma il suo errore e comincia quello, ignobile, gigantesco e mostruoso, commesso da tutti gli altri, intessuto di superficialità, di sudicia malizia, di invidia per la sua bellezza, per la sua giovinezza e per il suo candore.

Candore, sì. Lo scrivo e lo urlo ad alta voce.

Perché il candore è quello dell’anima e del cuore, non ciò si comprende e si risolve negli organi genitali e nell’uso che, liberamente, se ne fa.

Il candore di Tiziana è quello che, paradossalmente (ma anche no) l’ha portata a scoprire con inerme raccapriccio la cattiveria del mondo. L’ha portata a sperimentare sulla propria pelle la lama crudele che la diffusa anonimia della Rete coltiva e spietatamente affila, a compiere l’amara scoperta di quella laida senilità dell’anima (negli oscuri e contorti meandri di menti inconsapevolmente e irreversibilmente tarate), incomprensibile e ingiustificabile, che induce la ggente a sporcare ciò che di bello e giovane (nell’entusiasmo, nella gioia di vivere e nella voglia di fare prima che nella situazione anagrafica) esiste al mondo.

A svilirlo, a mortificarlo, fino a distruggerlo.

E alla fine è stato reciso, il fiore.

È stato sradicato dal giardino della vita con gli artigli di una diffamazione becera, incancrenita e irriducibile, prima ancora che con un cappio di stoffa.

Molestie, diffamazione, violenza privata, istigazione al suicidio?

Scelgano i giudici, dopo avere investigato sui soggetti implicati e sulle responsabilità a loro carico; per quanto è accaduto a Tiziana, però, qualcuno dovrà pagare, e dovrà pagare caro.

 

 

  Valerio Vairo

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Post-it (2) – Sai che consolazione?

 

Evviva. Sembra che Ali Sonboly, il ragazzotto che ha compiuto una strage al centro commerciale Olympia di Monaco di Baviera non appartenga all’ISIS né sia a tale associazione criminale in alcun modo collegato.

A parte che non riesco proprio a immaginare in quale modo da tale sviluppo delle indagini possa emergere un qualsiasi tipo di rimedio per la perdita di tante giovani vite e/o di ristoro al  terribile lutto che ha colpito le loro famiglie, ritengo che anche da un punto di vista logico e prospettico, da esso non si possa trarre alcuna utile indicazione.

Anzi.

Anche il più sprovveduto analista, infatti, non può non cogliere in quanto avvenuto in Germania un ulteriore segnale di allarme che va ad aggiungersi a una valanga di preoccupazioni sulla sicurezza di ciascuno di noi.

Se un poco più che adolescente disturbato e disadattato come il tedesco-iraniano (o iraniano-tedesco, fate voi) Ali Sonboly è potuto venire facilmente in possesso di una rivoltella e di una quantità impressionante di proiettili, in un Paese come la Germania in cui acquistare armi non dovrebbe essere proprio alla portata di chiunque, al contrario di quanto avviene negli USA…

… se quella stessa mezzasega, prima di essere neutralizzato (e alla fine si è neutralizzato da solo, a quanto pare) è in grado di ammazzare e ferire un numero spaventoso di persone, la maggior parte delle quali della sua stessa età…

… se questa ennesima strage è stata perpetrata in presenza di uno stato di massima allerta da parte delle forze dell’ordine tedesche, in un centro commerciale e nei pressi di un Mc Donald, che pure dovrebbero essere sorvegliati con una certa attenzione….

Beh, se tutto ciò è stato possibile, vuol dire che davvero la sicurezza nostra e dei nostri cari, oserei dire la VITA di noi tutti, è davvero appesa al sottile e capriccioso filo della buona sorte di non trovarsi nel momento sbagliato nel posto sbagliato.

Duri addestramenti nei campi in Siria, Iraq e Libia? Spietati e lucidi professionisti del terrore? Ma quando mai!

A quanto pare quelli dell’ISIS (o del DAESH, fate sempre voi) possono starsene tranquillamente a braccia conserte in attesa di rivendicare il massacro del prossimo folle. E questi signori, si sa, sono sempre pronti a rivendicare tutto, compresa la perdita d’acqua nell’appartamento del signore che abita l’appartamento sopra al vostro.

Questa volta, però, dicono tutti che è andata di lusso: una decina di morti e un botto di feriti ci sono stati, ma l’integralismo non c’entra.

Urrà! Che botta di fortuna..

  Valerio Vairo

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Post-it (1) – BREXIT = British Requiem Economic X ITaly

 

Rimango davvero sbalordito dal…. dal…. diciamo 《candore》 (oggi mi sento buono, va), di chi pensa, in un mondo sull’orlo del disastro ecologico e umanitario

(e che nessuno salti su a dire che la colpa è di questo o di quello, ormai vicini al baratro ci siamo, dunque si tratta solo di cercare di sopravvivere)

ci si possa salvaguardare chiudendo l’esile cancello del proprio misero orticello.

Intanto, per colpa del delirio nazionalista di metà del Regno Unito, quell’accenno, quel timido abbozzo di ripresa economica che faticosamente si stava facendo strada, rischia di essere completamente strozzato per almeno altri due anni.

Il crollo delle borse, l’appesantimento della sterlina nei confronti delle principali valute mondiali, il brusco impennarsi dello spread non appaiono certo come messaggi positivi.

Eppure c’è chi esulta, non pensando alle conseguenze di quello che, da parte dei britannici, è stato un autentico colpo… di pancia.

Intanto in Scozia e Galles riprendono vigore le spinte separatiste e  in Irlanda si parla di riunificazione alle spalle della Regina Elisabetta e del suo Governo.

<Non sono pessimista per la presenza di un’enorme quantità di problemi da affrontare (e il peggio sembra ancora lungi da venire), ma per l’assenza di un solo elemento che possa fare presagire una rinascita o, almeno, una significativa ripartenza.

L’economia segna il passo in tutto il mondo, il terrorismo incarognisce anche nella forma più subdola dei “massacri fai da te”, l’ecosistema sembra un pugile in procinto di andare al tappeto per il conto finale, le ideologie languiscono a favore del nichilismo e del qualunquismo più becero quello alla Nigel Farage, per intenderci), valori come solidarietà e impegno civile si portano ai piedi come vecchie ciabatte e una generazione di giovani è stata espulsa dal ciclo del lavoro e un’altra si prepara a esserlo.

E la nostra povera Italia, in tutto ciò, è una mandorla stretta nello schiaccianoci.

Inutile prenderci in giro: la decrescita ci sarà, come vuole qualcuno, e ci sarà per tutti.

Ma non sarà indolore né tanto meno felice.

Dio salvi il Re, e anche i sudditi di tutto il mondo. Amen.

  Valerio Vairo

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