Goodmorning Brescia (124) -Lasciate che i piccoli… vadano a teatro!

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L’appuntamento nella Sala Giunta di Palazzo Loggia riguarda l’illustrazione della nuova stagione 2018/2019 del teatro-ragazzi.
Presentazione teatro ragazzi 2018 / 2019 storie storie storie, rassegna itinerante che poi troverà sbocco nel teatro ideal una volta pronto. Organizzata da Teatro Telaio.
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È il vicesindaco e assessore alla Cultura, creatività e innovazione Laura Castelletti  a fare gli onori di casa, compiacendosi per questa iniziativa che prevede, tra l’altro, l’intervento diretto nelle scuole di Teatro Telaio e l’inserimento degli eventi a essa legati (in particolare con il progetto «Ti prendo per mano») nella piattaforma «Extraordinario – esperienze di ascolto della città».

L’Assessore alla Pubblica Istruzione, Fabio Capra, esprime il proprio compiacimento per questa manifestazione giunta ormai alla 22^ edizione, ogni anno rinnovandosi e riscontrando nuove adesioni.

«Voglio sottolineare come questa attività coinvolga ogni ordine scolastico, dalle elementari alle superiori. È impegno di questa amministrazione raccogliere interessi e disponibilità mirate a facilitare la mobilità degli studenti che ne fruiranno o, ancora meglio, ne saranno parte attiva».

È poi il turno di Maria Rauzi , direttore organizzativo di Teatro Telaio, che, prima di ogni altra cosa, ringrazia il vicesindaco e l’assessore per l’interesse ancora una volta dimostrato dal Comune di Brescia. .

«Il Teatro è quella cosa che non serve a niente ma che, alla fine, si dimostra come la più importante delle cose» ammicca, riferendosi allo sviluppo della fantasia e della creatività che solo la fruizione e la pratica del teatro possono regalare alle giovani generazioni.

Passa poi a illustrare più in dettaglio ciò che avverrà.

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«Storie, storie, storie», rassegna cittadina di Teatro Ragazzi e Scuola, prevede quest’anno spettacoli mattutini per le scuole di ogni ordine e grado, non solo in Città ma anche in provincia (Castel Mella, Montichiari e Bedizzole). Situazione peraltro in continua evoluzione in quanto, come ricorda Maria Rauzi, con la formula Storie on Demand ogni istituto di istruzione può chiedere di ricevere “spettacoli a domicilio” .

Per la sezione «Storie in famiglia», domenicale, dedicato alla fruizione delle famiglie al completo, si registrano in questa edizione le adesioni anche dei comuni di Monticelli Brusati, Ospitaletto e Desenzano.

Ricorda poi la sezione «Palcoscenici superiori», rivolta agli studenti delle scuole medie di secondo grado nella quale un particolare interesse e una particolare attenzione saranno riservati a tematiche di grande attualità come il bullismo e l’accoglienza.

«A questo proposito, siamo particolarmente felici per la peculiare caratteristica della sezione “teatro in lingua”, un progetto innovativo che, attraverso la proposta di spettacoli teatrali veri e propri (non quindi di semplici esibizioni a scopo didattico)  in originale, favorirà l’apprendimento delle lingue, soprattutto di quella tedesca per la quale i testi non sono di facile reperimento» dichiara soddisfatta Maria Rauzi.

Grande attenzione sarà riservato anche ai piccolissimi, grazie anche alla collaborazione con il Teatro di Stato Rumeno e la compagnia Ion Creanga Teatrul: l’appuntamento è con «A un metro da te», appositamente pensato e realizzato anche per i bambini del nido, al Teatro Libero di San Polino.

Un ultimo richiamo va, infine, al progetto «Ti prendo per mano».

«Si tratta di un percorso attraverso il quale puntiamo all’abbattimento delle barriere. In collaborazione con l’Università Cattolica ci rivolgeremo particolarmente ai bambini con difficoltà rientranti nella sfera dell’autismo, per capire come agevolare le loro difficoltà di fruizione e per rendere la loro esperienza teatrale preziosa e arricchente»

 Le location degli spettacoli, al di fuori delle scuole, fatta eccezione per il già citato Teatro San Polino, sarà si aggiungono il Teatro Colonna .

«Ci sono già 5.000 prenotazioni, mille in più rispetto al complesso di quelle della scorsa stagione, e siamo solo a ottobre. In attesa che si renda disponibile il nuovo Teatro Ideal» è il saluto di Maria Rauzi, accompagnato dal più radioso dei sorrisi.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (72) – Lonato: la Rocca o il Cubo?

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Come già accaduto in passato, affido volentieri questo numero di «Goodmorning Brescia» a Patrizio Pacioni, molto interessato al tema in argomento. Buona lettura!

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L’articolo a firma di Costanzo Gatta, apparso sul Corriere della Sera dello scorso 10 gennaio, richiamava con forza l’attenzione su quanto in corso alla Rocca di Lonato: la prossima apertura in loco (non priva di impatto ambientale) di un modernissimo ristorante, mirata al rilancio turistico del sito e al conseguente ritorno finanziario, ritenuto necessario per la manutenzione e la conduzione del castello. Questo il link dell’edizione on line per chi volesse leggere l’intero pezzo:

http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/cubo-discordia-rocca-lonato-italia-nostra-attacca-2caf0704-f5ee-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

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Non essendoci stati significativi seguiti, ho deciso di interpellare in merito la professoressa Giusi Villari, presidente della sezione Lombardia dell’”Istituto Italiano dei Castelli”, considerata uno dei massimi esponenti del settore.

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La Rocca di Lonato

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Cominciamo con inquadrare sia dal punto geografico che storico l’oggetto di questa intervista: «La Rocca di Lonato è una costruzione fortificata, edificata a partire dal X secolo, sita nei pressi di Lonato del Garda (BS). A motivo della sua pozione strategica. è sempre  stata considerata di grande valenza militare. Tenuta prima dai conti di Montichiari, passò agli Scaligeri, ai Visconti e  ai Gonzaga, per finire poi sotto il controllo della Repubblica Veneta. Nei suoi pressi ingaggiarono battaglia, nel 1797, gli eserciti francese e austriaco. Attuale proprietaria è l’omonima Fondazione, che (nel primo dopoguerra) l’acquisì dal senatore Ugo Da Como»  Mi aspetto da Te,  riconosciuta tra i massimi esperti del settore, qualche notizia in merito non di routine, diciamo in non più di dieci righe. Si può fare?

Possiamo provarci!

Mi occupo di castelli, e di quelli bresciani in particolare, da quasi quarant’anni. Per la Rocca di Lonato ho una particolare predilezione, sia per la bellezza del luogo, sia per la complessità e unicità di un sistema di difesa caratterizzato da tre tipi diversi di fortificazioni: una fortezza sul colle, un castello ricetto e una cerchia muraria esterna più ampia che cinge l’intero centro storico. Se la Rocca aveva il compito di controllare militarmente e difendere un sito di importanza strategica fondamentale lungo la via che, rasentando a sud il lago di Garda, univa Venezia a Milano, il castello ricetto, simile in tipologia a quelli della vicina Valtenesi (Moniga, Soiano, Padenghe, etc.), offriva riparo agli abitanti del circondario e ai loro beni. Nel corso delle mie ricerche archivistiche in ambito lombardo veneto ho avuto l’opportunità di scoprire e pubblicare mappe e documenti inediti su Lonato e sicuramente altre importanti informazioni potranno essere ricavate in futuro se si investirà, come sarebbe doveroso, nella ricerca sia archivistica che archeologica. Ti allego una mappa veneziana settecentesca e una ricostruzione grafica contemporanea per capire meglio la situazione.

 

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Ma veniamo alla vexata quaestio: alla Rocca di Lonato,  una decina di giorni fa, previa autorizzazione della Sovrintendenza alle Belle Arti (che si è impegnata a seguirà da vicino lo svolgimento dei lavori)  si è iniziato a mettere concretamente mano alla realizzazione del “cubo della discordia”, una struttura in vetro e acciaio che insisterà su oltre 500 mq di prato, destinata a ospitare un ristorante.  ristorante ovvero il tanto discusso ristorante in vetro ed acciaio che occuperà 536 mq di prato. Da lampante contrasto tra l’onusta costruzione carica di suggestioni artistiche e storiche e il moderno parallelepipedo, è sorta una disputa intessuta di intemperanze e carte bollate, in pratica un’aspra partita a tre: da una parte la Fondazione Ugo da Como, che degli introiti degli affitti per la gestione del ristorante, nonché da quelli rivenienti da un presumibile aumento delle visite in presenza di un’attrazione anche “gastronomica”, parrebbe avere una forte necessità, dall’altra l’intransigente difesa del territorio e delle tradizioni portata avanti da Italia Nostra, al centro (scomodo arbitro), la Sovraintendenza.  Che ne dice una “conoscitrice di castelli” del Tuo calibro?

Ti rispondo da coordinatrice della delegazione di Brescia e da nuova presidente della Sezione Lombardia dell’Istituto Italiano dei Castelli onlus che si occupa dello studio e della tutela dei castelli dal 1964 (questo sono i nostri siti di riferimento http://www.istitutoitalianocastelli.it/; http://www.istitutocastelli-lombardia.org/). Nella nostra sede milanese anche noi abbiamo discusso del progetto di Lonato  e abbiamo inoltrato agli enti preposti, per il momento senza risposta, una lettera nella quale manifestiamo il nostro dissenso per un intervento che rischia di snaturare le caratteristiche di un sito storico importantissimo. E’ impensabile che si costruisca un padiglione di vetro e acciaio con caratteristiche formali e tecniche inadeguate al contesto e in una zona storicamente adibita a piazza d’armi in cui sono documentati ambienti sotterranei. Faccio presente che nelle fortificazioni vanno tutelate anche le aree storicamente libere da costruzioni perché questi spazi erano fondamentali per la vita militare.  La Rocca di Lonato ha fatto parte dal XV secolo del sistema di difesa della terraferma veneziana ed è stata una importante fortezza di stato collegabile storicamente e strategicamente alle opere di difesa veneziane recentemente dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La tipologia e le caratteristiche formali e funzionali del fortilizio, bene monumentale dal 1912, vanno tutelate e valorizzate nella loro totalità. Apprezziamo l’attività culturale svolta dalla Fondazione Ugo da Como e ci auguriamo che la stessa possa trovare fonti di finanziamento adeguate. Auspichiamo tuttavia che la Fondazione stessa, il Comune di Lonato del Garda e la Soprintendenza che ha approvato il progetto del “cubo di vetro” individuino una soluzione più rispettosa della qualità e dell’importanza della Rocca e del sistema fortificato di Lonato del Garda.

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Un ristorante modernissimo (dentro come fuori, si suppone), sarà inaugurato a breve, ancora agli albori del III millennio. Ma… cosa mangiava, negli anni di loro competenza, Bernabò, Isabella d’Este e il feldmaresciallo Peter Vitus von Quosdanovich?

Caro Patrizio, mi sfidi su un argomento “alla Bastianich” che esce dalle mie specifiche competenze, ma in verità qualche anno fa durante le conferenze milanesi dell’IIC (per inciso quest’anno a cominciare dal 6 febbraio ci occupiamo di Fortificazioni e UNESCO) ci siamo occupati della vita nei castelli ed anche della cucina legata alle fortificazioni. Certamente Isabella d’Este durante il suo viaggio di ricognizione dei territori del basso lago strappati nel 1509 a Venezia, oltre ad ammirare il paesaggio avrà pensato ai cibi e ai vini che aveva assaporato: “Dopo disnare son stata a vedere la rocha […] mai vidi loco di più bello aspetto di quella et presi grandissimo spasso et recreatione a farmi nominare le terre infinite che se vedono” (lettera 17 marzo 1514).  Ci piacerebbe che la visuale decantata da questa grande donna del Rinascimento non fosse deturpata da più o meno nuovi ecomostri.

Riguardo al severo feldmaresciallo austriaco dubito abbia dedicato particolare attenzione ai piaceri della tavola, ma penso abbia verificato con asburgica attenzione che i suoi soldati  fossero adeguatamente nutriti e approvvigionati di viveri.

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In Italia, se le informazioni in mio possesso non sono errate, esistono circa 25.000 tra castelli, rocche et similia. Un patrimonio inestimabile di cultura, di Arte e di memoria storica, ma anche altro. Un numero enorme persino da inventariare, il cui mantenimento richiede uno sforzo complessivo sia in termini di impegno economico che di allocazione e impiego di risorse umane in possesso di adeguate competenze, da far tremare i polsi. D’altra parte la situazione generale del nostro Paese (e non solo) reclama altre urgenze, non meno importanti. Cosa fare, allora? Tentare di “difenderli” tutti o entrare nella scomoda e dolorosa (ma forse anche necessaria, restando così le cose) ottica di stilare una graduatoria tesa a salvaguardare solo quelle strutture che si verranno a trovare, dopo il censimento e la valutazione, nella parte alta della classifica?

Discorso difficilissimo da fare in questa sede, e sicuramente non risolvibile in poche battute. Necessita una politica culturale in grado di operare scelte di pianificazione in un settore che tutti concordano potrebbe essere “il nostro petrolio”, ma che nessuno sembra avere la capacità e la competenza di gestire. Fondamentale, come per tutte le tipologie architettoniche, è pianificare la manutenzione degli edifici per evitare in seguito costosi interventi di emergenza. Altrettanto importante è coordinare e creare sinergie fra gli enti che tutelano e valorizzano il nostro patrimonio culturale. Il ruolo di associazioni specializzate come l’IIC potrebbe essere molto importante, e purtroppo lo è raramente,  perché abbiamo censito e studiato le fortificazioni italiane e perché, con sezioni regionali e delegazioni provinciali, siamo capillarmente distribuiti nel territorio nazionale.

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Un’ultima domanda che intende riallacciare, in qualche modo, le due “articolazioni” (per così dire) della Tua attività culturale: da una parte studiosa, dall’altra educatrice. Quali sono, a Tuo modo di vedere, l’attuale misura e i modi in cui i due momenti sono già connessi e quali le eventuali avvertenze per l’uso e gli eventuali vantaggi derivanti da una ancor più salda correlazione?

Caro Patrizio hai proprio colto il nocciolo della questione. Senza una adeguata sensibilizzazione in tutti i settori dell’istruzione, dall’asilo alla università, è impossibile che gli studenti e l’opinione pubblica si relazionino in modo corretto e consapevole con il patrimonio artistico culturale dei territori nei quali vivono.  La storia dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e del restauro dovrebbero essere discipline portanti nei nostri percorsi scolastici, solo così potremmo evitare scelte errate come quella di cui stiamo trattando.

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