Polizia di Stato: una “pubblica sicurezza”… che rassicura il pubblico

.

.

Alla fine ce l’ho fatta.

Dopo aver visitato gli attrezzati e futuristici laboratori della “Scientifica”, a Roma, all’interno  della Direzione centrale Anticrimine di via Tuscolana, dopo un veloce ma illuminante sopralluogo nella Questura di Piacenza, regno incontrastato (nei miei romanzi) dell’inflessibile commissario Cardona, altrimenti noto come il Leone di Monteselva, non poteva mancare un pellegrinaggio, per così dire, in uno dei “santuari” della Sicurezza italiana: l’edificio di via Fatebenefratelli 11, a Milano, austero e pulsante di attività a ogni ora del giorno e della notte.

Una visita intensa e molto proficua al termine della quale…

Restate seduti e abbiate un attimo di pazienza, che adesso ve lo racconto. 

.

.

Si chiamano Fabio e Fabiola. Uno il capo-pattuglia, l’altra l’autista. Lui milanese e lei palermitana.

La vettura di servizio, invece, è contraddistinta dal nome Tevere 4, che richiama molto da vicino la Capitale.

Oggi sono con loro nel consueto turno di pattugliamento della città, in un limpido e tiepido pomeriggio di fine estate.

Dalla centrale operativa solo pochi avvisi. Una lite tra coniugi, un discussione troppo animata tra padre e figlio, un alterco tra condomini, insomma roba da baruffe chiozzotte, piuttosto che da impero del crimine.

.

.

Arriva una chiamata: sul retro di un grande e famoso ospedale, le guardie giurate hanno individuato un maldestro ladro di biciclette (sì, ne esistono ancora, non si tratta di un remake del celeberrimo film di De Sica-padre) e hanno chiamato il 112. In pochi secondi, senza clamore e senza violenza, il malvivente è in manette, arrivano altre due volanti, una lo carica e lo porta via, mentre l’equipaggio dell’altra resta a raccogliere testimonianze e a cercare riscontri materiali che serviranno a facilitare il lavoro del magistrato.

.

.

Noi si riparte, i delinquenti milanesi hanno deciso a grande maggioranza che questa giornata di fine estate è troppo bella e troppo dolce per fare guai e farsi arrestare, così la voce della radio convoca gli agenti in un altro grande ospedale, presso il quale i genitori di una ragazza entrata in coma, comprensibilmente affranti e nervosi, se la stanno prendendo, a quanto pare, con il medico di turno.

Non tocca a noi,  che siamo fuori zona, quindi ne approfitto per chiedere ai miei “compagni di squadra” cosa farebbero in un’occasione del genere.

«A volte la cosa migliore è far parlare e predisporsi all’ascolto» risponde Fabio.

«Spesso quando arriviamo, e invitiamo nel modo giusto le persone a ragionare e a confrontarsi, invece di arrivare allo scontro fisico, basta la nostra presenza a normalizzare la situazione e a ricondurre entro limiti ragionevoli l’aggressività» aggiunge Fabiola.

.

.

Si risale in macchina e si riparte, con i due agenti che tengono d’occhio tutto ciò (e tutti quelli che) scorre oltre i vetri del parabrezza e dei finestrini.

Un anziano si sbraccia, richiamando l’attenzione.

Un crimine è stato commesso, alla fine? No, solo un falso allarme: il pensionato in pantaloncini vuole “denunciare” solo un tombino sconnesso al centro della via, che potrebbe causare, se trascurato, qualche grave incidente stradale. In realtà mi sorge il sospetto che cerchi, più che altro, un, pretesto per allentare, con una chiacchierata, l’ancora persistente solitudine agostana degli anziani. Fabio prende nota, fotografa e garantisce, ringraziando per la segnalazione, il suo personale interessamento nel segnalare l’inconveniente ai responsabili della manutenzione stradale. Il vecchietto è contento e si sente meno solo. Almeno per un po’.

Intanto è arrivato il momento di rientrare.

Mi rendo conto che la parte “avventurosa” che è presente in me come in ogni altro (ma probabilmente in misura maggiore, per quel che mi riguarda) non è completamente soddisfatta: possibile che in quattro ore di turno nella tentacolare metropoli non si sia verificato niente di davvero interessante, come un rapimento, un omicidio, una rapina?

L’altra parte, quella più razionale, oppone due argomentazioni, entrambe convincenti e vincenti: la prima è che se non si sono mossi i delinquenti, non ci sono neanche vittime che abbiano riportato danni più o meno gravi; la seconda…

Sulla seconda, ecco, vorrei spendere qualche parola in più.

Al di là delle informazioni sul funzionamento reale della Questura di Milano, che ho ricavato dalla giornata trascorsa in loco grazie alla cortesia dei massimi dirigenti della stessa (grazie in particolare al Questore Marcello Cardona -basta il cognome!-, al Vice Questore Antonio D’Urso, al Vice Questore aggiunto Chiara Ambrosio) e degli agenti che mi hanno accolto e seguito con squisita disponibilità, c’è ben altro e molto di più.

È che quando sono uscito dalla giornata impegnativa e intensa quante altre mai, trascorsa tra Fatebenefratelli e Tevere 4, mi sono ritrovato con una positivissima consapevolezza: l’organizzazione tecnica, logistica e strategica dell’azione di controllo e repressione svolta dalla Polizia, insieme al livello di addestramento, all’impegno, alla professionalità e a quel tesoro che si chiama “umanità” di cui dispongono gli agenti impegnati sul campo (come i simpaticissimi Fabio e Fabiola) garantiscono per noi cittadini il massimo grado di tutela possibile.

Hurrà per Milano tranquilla, come, fortunatamente, è stato il pomeriggio di ieri, anche nelle strade e nei quartieri più “caldi”, ma…

Il turno di notte, quando lo potrò fare?

.

.

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

.

Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

.

.

Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

.

Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

.

Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

.

Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

.

Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

.

 

Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

.

L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

.

Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

.

 

BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Al Martinitt, con «Ieri è un altro giorno», una ripetizione… di risate

.

Il Teatro Martinitt è un teatro milanese, bello, ampio (420 posti) e funzionale,  gestito, a partire dal 2010, da  «La Bilancia», società operativa nel mondo dello spettacolo da circa quarant’anni, diretta da Stefano Marafante.

La stessa società, che già ha al suo attivo la produzione di circa 200 spettacoli, gestisce a Roma, dal 2002, il Teatro dei Servi.

Ieri pomeriggio ho visto per Voi (e per me)  «Ieri è un altro giorno»..

.

x

 

.

La trama:

L’avvocato Paolucci è quello che, ricorrendo a una definizione psicologico-popolare di moda ai nostri giorni, un ossessivo compulsivo. Insomma, la persona meno adatta ad affrontare la situazione surreale che Silvain Meyniac e Jean François Cros (autori della commedia)  lo costringono ad affrontare: l’incrocio ravvicinato del terzo (pardon, del quarto) tipo uno spiritato cliente dello studio che, morto in seguito a un incidente, non ne vuole sapere di rimanere defunto. Una moglie infedele, una ex ancora perdutamente innamorata, un Capo avido quanto cinico, un collega satiro e inaffidabile, si incontrano e si scontrano in quella porta girevole che è l’ufficio di Paolucci in una serie senza interruzione di concidenze, incomprensioni verbali e mentali, ingressi e uscite a sorpresa, per arrivare al felice scioglimento dell’intreccio in nome di quell’eterno rimedio che è l’Amore.

.

.

Lo spettacolo:

Spumeggiante, spassoso, ammiccante, ma senza mai scadere nella becera farsa propria di certi cinepanettoni nostrani, cattura fin dall’inizio gli spettatori, sorprendendoli sia con lo scoppiettante ritmo che il regista Eric Civanyan riesce a imporre alla pièce (e a mantenere per tutta la durata della commedia) che con la complessa ed efficacissima scenografia utile ad accentuare in modo decisivo l’effetto sorpresa di alcune trovate narrative. Perfettamente recitato da un cast di attori dotati di grande spessore professionale e, al tempo stesso, di incredibile leggerezza interpretativa, capaci di divertire divertendosi, il che non è affatto una circostanza secondaria. Da indicare, come strada da percorrere, a certi teatroni imparruccati convinti che solo la tragedia, il concettuale, la rimasticazione dei classici e il più scontato e polveroso didascalico possano assurgere alla dignità di essere inseriti nel calendario ufficiale..

.

 

.

La voce dei protagonisti:

«È una commedia, scritta nel 2012 e andata in scena dal 2013, che ha riscosso un grandissimo successo in Francia, con un gran numero di repliche, in patria e all’estero, aggiudicandosi anche, nel 2014, il prestigioso premio Molière. Per portarla in Italia (con l’adattamento di Luca Barcellona) si è scelto di importare, oltre alla meravigliosa scenografia, anche il regista»  ci spiega Antonio Conte (che ricordiamo anche per la recente, sontuosa interpretazione del vescovo sposato in «Sua Eccellenza è servita» di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca.

«Il meccanismo del replay e dell’esasperata reiterazione delle situazioni, divenuto fin troppo scontato nella produzione cinematografica, in teatro è un’autentica novità. È piacevole anche per noi che siamo sul palcoscenico, sorprendere il pubblico di battuta in battuta, condurlo nell’intreccio complicato della storia passo dopo passo, sfruttandone la curiositàà, distrarlo, al momento giusto, perché non si accorga degli stupefacenti “trucchi” di scena. In Ieri è un altro giorno nulla è certo, nulla è scontato… e guai a distrarsi!»   aggiunge Gianluca Ramazzotti, ovvero l’avvocato Paolucci in persona.

.

x

.

Le risate a scena aperta, gli applausi finali (convinti, convintissimi, e anche questi ripetuti… fino al delirio, bastano, da soli, a attestare, senza possibilità di contestazione, che si tratta di uno spettacolo intrigante, divertente, intelligente… assolutamente da vedere.

.

IERI È UN ALTRO GIORNO

FINO AL 22 APRILE AL TEATRO MARTINITt DI MILANO

 

.

 

   GuittoMatto

 

 

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Pranzando in Manifattura… si mastica Teatro alla milanese

.

Ho incontrato a Milano uno dei personaggi più attivi (come suol dirsi “a 360 gradi”) del Teatro italiano. Conversando piacevolmente nel corso del pranzo, circostanza che, come tutti sanno, facilita l’eloquio e le confidenze. 

Di quanto detto dal mio illustre anfitrione, appropriandomi per una volta della rubrica condotta dall’amico GuittoMatto, riporto qui sotto un rilassato ma non banale resoconto.

.

  

.

«Quello tra Milano e il Teatro è un rapporto complesso. Uno di quegli amori travagliati ma intensissimi, capace di distinguersi da tutti gli altri. Un approccio organico,  multi-task, assai diverso, per esempio, da quello, pur possente, che con il Teatro  ha Roma Capitale»  dice Gaetano Callegaro, mentre ci si appresta a ordinare il primo.

.

.

Con noi ci sono anche Guenda Goria (sua compagna di scena in Sinceramente bugiardi, insieme a Maria Teresa Ruta e Francesco Errico – in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 28 gennaio), Salvatore Buccafusca, mio compagno di scrittura di  Sua Eccellenza è servita e l’attore Antonio Conte, convinto e convincente “Vescovo sposato” nella stessa commedia.

.

.

«Manifatture Teatrali Milanesi (abbreviato convenzionalmente in MTM) è un progetto artistico la cui attività è gestita dalla Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus che, a sua volta, nel 2015 rilevò tutta l’attività di spettacolo e di formazione della Cooperativa Quelli di Grock, arrivando così a formare una delle più importanti realtà del sistema teatrale, non solo di Milano».

La conversazione è piacevole, come può essere soltanto quella tra persone animate da identiche passioni. A rendere ancora più suggestivo l’incontro, la… location: non un ristorante, ma la parte del Teatro Litta attrezzata a ristoro, un luogo gradevole e privilegiato in cui, più che gli aromi della cucina, si annusa e si respira prosa.

  

.

 

A proposito: il Teatro Litta, per chi ancora non lo sapesse, è inglobato al piano terra di Palazzo Litta, complesso edificato tra il 1642 e il 1648 da Francesco Maria Richini per conto del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano e rappresentante di una delle più influenti famiglie della Milano spagnola. Il teatro è frutto della ristrutturazione di un Oratorio Gentilizio, attribuito allo stesso Richini, consacrato intorno al 1670. Il palazzo è tornato di proprietà dello Stato ventidue anni fa.

«La singolarità della nostra attività» sottolinea non senza una certa (legittima) soddisfazione Gaetano Callegaro, «è da individuarsi principalmente, nel pieno e costante rispetto di livelli qualitativi di assoluta eccellenza degli spettacoli selezionati, nelle modalità di offerta al pubblico milanese».

Inevitabile, a questo punto, chiedere in che consista, in un mondo artistico sempre più indirizzato alla standardizzazione dei cataloghi, tale novità.

«MTM è come una casa editrice, in un certo senso: all’internondella nostra stagione, infatti, sono inserite vere e proprie “collane”: così come, in campo librario, c’è la serie gialla, la narrativa per bambini, la saggistica e magari il rosa, tanto per fare qualche banale esempio, da noi ci sono rappresentazioni comiche, teatro d’avanguardia, drammi, musical, individuabili attraverso percorsi ben delineati».

Chiedo se soltanto questo è il segreto di tanto successo (si è arrivati, nella scorsa stagione a ca. 65.000 presenze che, per dirla tutta, non sono poche neanche per Milano.

«Certo che no» è la prontissima risposta.

«Un altro fattore di successo deriva dalla strategia di richiamo e di fidelizzazione degli spettatori fondata anche su una strategia dei prezzi: abbonamenti che consentono di scegliere otto spettacoli a prezzo contenutissimo tra tutti quelli offerti dai teatri che fanno capo a questa iniziativa»

Prima (e dopo) che Gaetano Callegaro ci facesse da guida all’interno del Teatro e dell’annesso piccolo gioiello chiamato Cavallerizza, di molte altre cose si è discusso: piacevolissime quisquilie come la natura dell’attore, l’immedesimazione nei personaggi, ricordi attinenti alla storia del grande Teatro italiano, e così via.

Di questo, però, vi scriverò (forse) in un’altra occasione.

.

.

.
  Note:

.

MTM svolge il suo programma di spettacoli e iniziative culturali in 3 sale teatrali milanesi:
Il Teatro Leonardo 
in Piazza Leonardo da Vinci; il Teatro Litta e la Sala la Cavallerizza in corso Magenta 24unico esempio cittadino –insieme al Piccolo Teatro– di multisala teatrale con una dislocazione in differenti distretti urbani della città.

E, riprendendo alla lettera quanto riportato sul sito ufficiale:

MTM rappresenta una novità storica nel panorama del sistema teatrale milanese perché guarda al futuro. Alle diverse esigenze e gusti del pubblico. Alla pluralità dei linguaggi, delle culture e delle poetiche dei singoli artisti.

Per questo, se pensate a MTM, pensate a qualcosa di diverso.

.

Gaetano Callegaro è attore, autore e regista teatrale.

Ha recitato in numerosissimi spettacoli tra i quali:  Lucifero/ Intrigo e amore/ Saro e la rosa/ Il Giardino dei Ciliegi/ Il Gioco dell’amore e del caso/La locandiera/ Rocco e i suoi fratelli/ Il bacio della donna ragno/ Amleto/Villa Rosmer/ Casa di Bambola/Rotweiss Kabarett/ L’aquila bambina reloaded/ Mi ami? do you love me?/ Dormono Dormono sulla collina/ Il Venditore Di Sigari/ Zio Vania/ Napoli 18 carati/ Cruel+Tender (Tenero+Crudele)/ Il Censore (edizioni 2012-2013);

Dal 1976 è stato socio Fondatore della Coop.Teatro degli Eguali – Teatro Litta di Milano, di cui  è dal 1998 Direttore Artistico e Presidente.  

Dal 2012 è Presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus, fino al gennaio di quest’anno (2018), allorché ha passato il testimone a Gaia Calimani.

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (63) – Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

 

1873

Una data talmente remota, ormai, da mettere in soggezione chiunque.

   

Poi, quando sei lì, nel centro di Milano, in via Manzoni, a due passi dalla mitica Montenapoleone,  che osservi l’ingresso del teatro dall’altra parte della strada, inaugurato appunto in quell’anno di grazia, ecco che un mondo antico si rimaterializza nel presente, prendendo quasi consistenza reale: invece di berline, coupé, autobus e moto, cominciano a sfilarti davanti gentiluomini con il cappello a cilindro e dame vestite di trine,  a piedi e a bordo di carrozze tirate da cavalli.

E proprio sulla presenza degli equini nelle immediate vicinanze del teatro è basato lo sconveniente augurio che, immancabilmente, è solita scambiarsi, nell’imminenza di una prima, la gente di teatro: tanto sterco sul pavimento di strade e piazze equivale a tanti spettatori, a tanti biglietti staccati.

Giovedì 23 novembre, in via Manzoni non si avverte olezzo di letame; semmai quel che si respira è alito di città, vapore di idrocarburi, meno maleolente ma certamente più tossico dell’altro.

Quanti anni, quanta storia è passata di qui. È proprio qui che Milano davvero e Milano da sempre. È qui, come alla Scala per la lirica, che la storia della prosa e della lirica italiana, tra crisi politiche sociali, tra periodi di pace, travagli convulsi di guerra, è passata, si è fermata e soggiorna tuttora.

È qui che si svolge la premiazione di uno dei più prestigiosi concorsi di composizione teatrale che si celebrano ogni anno in Italia: «Autori italiani», bandito dalla rivista Sipario e intitolato a Carlo Terron.

«È con grandissima soddisfazione e con grandissimo orgoglio che, giovedì 23 novembre, io ed Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano), abbiamo ricevuto la targa assegnata al vincitore dalle mani del maestro Beppe Menegatti» dichiara senza esitazioni (ma con malcelata emozione) Patrizio Pacioni

«Un risultato simile alla prima prova, per dirla vichianamente, “mi turba e mi commuove”, dunque lasciatemi il tempo di metabolizzare»  è il pensiero, invece, di Elena Bonometti.

Oltre che dal rinomato regista, i riconoscimenti sono stati consegnati da Alessandro Arnone  (direttore del Teatro Manzoni), Mario Mattia Giorgetti (direttore della rivista Sipario), Ferruccio Soleri e Carla Fracci (rispettivamente grandissimo Arlecchino di Sthreler e leggendaria étoile).

Ora anche per «Come nel Gioco dell’Oca» comincia l’attesa di vederla rappresentata sul palcoscenico, così come, ormai fra pochissimi giorni  sarà, per  il solo Pacioni,  «Sua Eccellenza è servita».

Oltre al già ambitissimo riconoscimento e alla targa di rito, alla commedia è stato assegnato il premio aggiuntivo, non di esigia consistenza, di un ammontare di 20.000 spendibili in pubblicità su tutti i media aderenti al progetto “Autori Italiani” da parte dell’Ente teatrale che la metterà in scena per almeno venti repliche.

Ricordo con l’occasione che Sipario è una prestigiosa rivista fondata nel 1946 da Ivo Chiesa e da Gian Maria Guglielmin. La sua linea editoriale si propone con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo dello spettacolo, comprendente teatro, danza, lirica, musica, cinema e rassegne, ai quali la rivista dedica ogni anno altrettanti speciali, comprendenti notizie ma soprattutto articoli di analisi e documentazione delle tendenze del settore.

 

 

Particolare attenzione è dedicata alla drammaturgia contemporanea, italiana e straniera, sempre privilegiata nelle scelte editoriali e critiche. Ai testi di autori esordienti o poco noti al pubblico, Sipario dedica infatti uno spazio mensile, pubblicando uno o più testi, promuovendo anche la diffusione e la traduzione di testi stranieri.

Una piccola annotazione in merito al “trattamento” dell’importante notizia da parte della stampa bresciana: unico a diffonderla con la dovuta attenzione che meritava informare i lettori “di zona” è stato il Corriere della Sera, uscito con grande tempestività il giorno stesso della premiazione con un articolo a firma di Nino Dolfo, da sempre attento a ogni significativo avvenimento della vita culturale di Brescia. Quanto, invece, al Giornale di Brescia e Bresciaoggi, senza voler fare torto a nessuno, il miglior commento ricalca l’arguta quanto celeberrima frase attribuita a Giacomo Badoar «Un bel tacer non fu mai scritto».

.

  Bonera.2

.

Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Post It (14) – Veleni (mentali) al centro commerciale

Eppure le parole sono lì, mi guardano dallo schermo del pc come se fossero incise nella pietra.

Sì, sono loro a guardare me, non viceversa, un po’ come quel famoso o famigerato abisso che se lo contempli troppo a lungo finisce lui per fissare te, attirandoti nel vuoto.

La notizia: irritato per avere ricevuto una multa per parcheggio su posto riservato ai portatori di handicap, espone

nel parcheggio del supermercato di Carugate (nei pressi di Milano) un cartello quantomeno inopportuno e oltraggioso. 

.

Una multa di 60 euro a me non cambia niente”, scrive il gentiluomo. Ed è un vero peccato, perché il vero malato è proprio lui.

Malato (lui sì, e allo stato terminale) di grave mancanza di rispetto umano, di carenza assoluta di sensibilità, di egocentrismo grave, ed altre gravi sindromi non solo dannose per l ’individuo che ne è portatore, ma anche altamente contagiose, capaci cioè di propagarsi, ove non estirpate tempestivamente,  all’intera società civile, soprattutto alle nuove generazioni, particolarmente  esposte a questo tipo di contaminazione.

Per fortuna che, se è vero che c’è un giudice a Berlino, è altrettanto vero che c’è un Questore a Milano.

In questo caso il dottor Marcello Cardona, che è uno che, oltre a conoscere come pochi il proprio mestiere ed avere maturato nel corso degli anni un’esperienza professionale di grandissimo spessore, è abituato a prendere le decisioni (quelle giuste) senza inutili tentennamenti:  avuta notizia dell’increscioso episodio, infatti, non ci ha messo niente a incaricare la Squadra Mobile di effettuare gli accertamenti di rito per individuare e assicurare alla legge questo autentico campione dell’umanità.

Tra tante bufale, tra tanti fakes che impestano la Rete, onore per una volta al popolo del web che ha contribuito a propagare, in un’onda di genuina indignazione collettiva, questo tristissimo accadimento.

E anche questa è una notizia.

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.