Ex Libris (23) – Dalla Scozia con furore, tra delitti e misteri

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La vita di Tyron, solido ragazzo scozzese di buona  e tradizionale famiglia, studioso e assennato, è sconvolta da un fatto di sangue misterioso e drammatico. Il giovane ne esce senza danni immediati, ma il ricordo di quanto accaduto lo segnerà per la vita… e non sarà l’unica conseguenza. Al termine di un susseguirsi di drammatici colpi di scena, tra Glasgow, Cambridge, Londra, Parigi e Ginevra, ogni tassello dell’enigma troverà il suo posto.

In realtà, nellle circa centotrenta pagine del primo romanzo di Tito Gattoni, c’è davvero molto di più e molto di diverso. Cominciamo con i “generi” letterari che vengono toccati: il giallo, il mistery, l’horror, la spy-story e il thrilling, pur in una coerenza stilistica che richiama molto da vicino atmosfere e tempi da classico romanzo di avventura.

Una scrittura essenziale e pulita che si mantiene scorrevole e di piacevole lettura per tutta la durata del libro, benché non manchi, in più punti, un’accurata descrizione dei dettagli, sia quelli riferiti ai personaggi (numerosi e ben caratterizzati) che ai luoghi e agli ambienti in cui si dipana la vicenda.

Precisi e documentati gli interessanti riferimenti scientifici, sparsi tra le pagine del romanzo a piene mani.

Un plot ben congegnato e ben articolato che, grazie all’originalità della trama e al ritmo impresso alla narrativa, ben si presterebbe, a mio avviso, a una riduzione cinematografica o televisiva.

 

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  • Titolo: L’enigma di Tyron
  • Autore: Tito Gattoni
  • Editore: Liberedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Pagine:136
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  • EAN:9788898858989
  • ISBN:8898858981

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Il dr. Tito Gattoni è nato a Potenza il 27/03/46,  psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, per oltre 30 anni, anche come  primario. Autore di una quindicina di pubblicazioni su argomenti psichiatrici e criminologici (una pubblicazione in una rivista americana),  è relatore di conferenze, che trattano argomenti psichiatrici, psicologici e sociali, in genere, in ambito pubblico e privato; ha frequentato corsi di trainig autogeno, ipnosi analitica immaginativa e psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale ed analitico. Ha frequentato anche un corso di Omeopatia, presso la scuola S.i.M.O. di Milano e attualmente esercita attività come consulente tecnico di parte e libero professionista  presso ambulatori privati. Nel 2013 è stao docente al Master  Interdisciplinare di I livello “Mediazione Familiare”- presso l’Università Cattolica di Brescia. Nel 2016  la relazione “Impulsività e violenza incontrollata in grafologia” (al 30° Congresso Nazionale della Società ItalianCriminologia dal titolo “I perché del crimine”) poi pubblicata sulla rivista “Rassegna Italiana di Criminologia”. Nella 31^ edizione  della stessa manifestazione, dal titolo “Dalla parte delle vittime” ha presentato  il poster “Le scritture dei clochard, vittime delle metropoli”. Sempre per  Libere Edizioni ha pubblicato nel 2015 «Follia e criminalità – Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere» : il racconto in prima persona di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra, a lungo operante presso la struttura.   ha presentato

“ Impulsività e violenza incontrollata in grafologia”, relazione tenuta al XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia “  I Perché del Crimine”- Firenze 24/26 ottobre 2016; pubblicazione nella Rassegna Italiana di Criminologia (pag. 62)

 

    Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (97) – C’è il sorriso di un Angelo, nel Parco di Rivoltella

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Ancora una volta, ma le volte son poche, affido la conduzione di questa rubrica a Patrizio Pacioni.

Leggendo l’articolo capirete perché.

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Oggi pomeriggio c’erano quattro generazioni, al parco giochi di via Albinoni, a Rivoltella del Garda.

Anziani, adulti, ragazzi e bambini.

Per la scopertura di una targa, nella ricorrenza di un giorno molto triste di trentasei anni fa: il ritrovamento del corpo della piccola Marzia Savio, rapita e brutalmente uccisa nel 1982.

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C’era il Sindaco di Desenzano, Guido Malinverno, che ricorda come quel piccolo parco fosse già intitolato alla bambina, ma che formalizzarlo, con una cerimonia ufficiale, assume un significato che va molto oltre la burocrazia.

Sì, è vero, e che questa riunione di popolo va molto al di là, lo dicono gli sguardi delle tante persone presenti, l’emozione che si respira nell’aria, il cordoglio ancora vivo negli occhi dei parenti più stretti e degli amici.

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È il segno di un amore e di un dolore profondi, che non si sono mi sopiti. Del ricordo accorato di tutta una comunità, che non vuole che la memoria s’interrompa e si confonda nell’oblio.

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«Tra me e Marzia passava solo una quarantina giorni» dice la cugina Giuliana Savio. Lo stesso cognome, la stessa età.

«Tante volte mi sono chiesta come sarebbe cresciuta lei, come si sarebbe sviluppata la sua esistenza, cosa avrebbe saputo fare e dare, quante cose avrebbe visto, se si sarebbe innamorata, sposata, se avrebbe avuto dei figlise le fosse stato permesso di vivere»

Le chiedo come fosse il carattere della cugina.

«Oh, Marzia era allegra, curiosa del mondo» mi risponde con un mesto sorriso, al ricordo.

«Vivace, assai più di me, che invece ero una bambina tranquilla».

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Viene scoperta la targa, sulla quale sono incise le belle parole scritte da Mirco Maltauro, destinata a restare lì, a lungo.

Come il ricordo di Marzia Savio nei cuori dei suoi cari e dei suoi concittadini.

E non solo nei loro.

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Categorie: Giorni d'oggi.