Ex Libris (29) – Paola Barbato, un coraggio davvero… bestiale

Paola Barbato

Classe 1971, è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente e Io so chi sei (il primo titolo di una trilogia). Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio. 

www.paolabarbato.it

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Dopo «Io so chi sei» «Zoo» è il secondo capitolo di una trilogia del brivido e della tensione ideata e realizzata da Paola Barbato: un innovativo percorso narrativo che prevede la narrazione di un complesso di avvenimenti intrisi di straordinaria tensione emotiva che si dipanano contemporaneamente ma che assumono una precisa identità in dipendenza dell’angolazione attraverso la quale la storia viene osservata e riferita.

La trama:

Anna, bella e giovane donna che si crede padrona della propria vita, senza riuscire a ricordare né quando né come sia stata rapita, si trova prigioniera in un carrozzone da zoo, più esattamente in una gabbia viaggiante, all’interno di un buio capannone situato chissà dove. Sono con lei una decina di compagni di sventura: la Tigre, il Coccodrillo, le Scimmie, la Iena, il Serpente… esseri umani messi in crudele cattività da un misterioso carceriere, come le bestie che si trovano, loro malgrado, a impersonare . Alcuni di loro si sono adattati a quella grottesca situazione, accettando di giocare quel gioco perverso, altri si sono ribellati, inutilmente. Qualcuno è già impazzito. qualcun altro sta per farlo. Qualcuno, dei prigionieri, infine, semplicemente non ce l’ha fatta. Anna, però, vuole sopravvivere. Anzi, in qualsiasi modo ciò le sarà possibile, se le sarà possibile, è fermamente intenzionata a tornare nel mondo di fuori. A qualsiasi costo.

La mia lettura:

Paola Barbato crea storie e personaggi originali e integranti e scrive con una proprietà di linguaggio e un ritmo narrativo a dir poco eccellenti. 

Ho letto tutti i suoi libri, con grandissimo piacere e partecipazione, letteralmente divorandoli in poche ore dalla prima pagina all’ultima. Ho goduto, una per una, tutte le sceneggiature del fumetto Dylan Dog che la vedono tra i massimi interpreti del personaggio creato da Sclavi. Perfettamente naturale e logico, però, che, prima o poi, la sua “O” non riesca perfettamente tonda come quella che Giotto utilizzò per stupire e sconvolgere il buon Cimabue.

È esattamente, a mio avviso, il caso di «Zoo», il suo ultimo lavoro.

Non che si tratti di un cattivo romanzo, per intenderci. Cioè, “cattivo” sì, nel senso di tagliente, angosciante, rabbioso, come e più delle opere precedenti di Paola, ma…

Il fatto è che ciò che si è disposti a definire “buono”  (a volte anche “ottimo”) se firmato da un Autore qualunque, non è ugualmente valutabile se opera di un autentico Maestro del brivido e della suspence come la Barbato. Una di quelli che, avendo abituato i propri lettori all’eccellenza assoluta, è poi costretto a mantenere un livello elevatissimo in ogni sua uscita.

Il che, ovviamente, è materialmente impossibile. 

Così, tornando a parlare dell’oggetto di questa recensione, succede che «Zoo», pur ben pensato e ben congegnato (della perfetta tecnica narrativa e del superbo stile di scrittura di Paola mi sembra di essermi soffermato già più che abbastanza) non è quella che si possa definire a pieno titolo una “pietanza” cucinata alla perfezione.

Intanto sembra che, in certi passaggi di questo suo ultimo libro occasioni, Paola si lasci prendere un po’ troppo da una corrente splatter nell’accezione del termine tecnico più ampia, cioè non riferita esclusivamente all’effusione di sangue. Mi riferisco al trattamento dei corpi, descritti a volte con meticolosità tale, nelle loro manifestazioni più materiali, da far insorgere il sospetto che si tratti di un espediente appositamente praticato al fine di shockare e “orrorizzare” senza troppa fatica i lettori, cosa che a Paola certamente non serve né mai è servito fino a questo momento. Lei sa bene come prendere il lettore per la gola utilizzando meccanismi psicologici raffinati, senza bisogno di scorciatoie lastricate di  tracce ematiche, escrementi e deiezioni varie. Un’altra osservazione è che, in diversi passaggi, si avverte fin troppo la mano della “regista”. I personaggi, Anna (la nuova prigioniera) per prima, appaiono mossi come pezzi di una scacchiera, vale a dire diretti dove il giocatore (lo scrittore) vuole che vadano, interpreti di pensieri e di parole suggerite fin troppo palesemente dall’Autore, anziché mossi da un autonomo sviluppo delle proprie personalità e dei propri processi mentali. Privando così i più attenti lettori, di quella “illusione di realtà” che in qualche modo aiuta a immergersi ancora più a fondo nel dipanarsi della storia.

i collegamenti con l’altro romanzo «Io so chi sei», la cui scrittura e lettura sovrapposte potrebbero e dovrebbero rappresentare la nuova e golosa sfida lanciata a base stessa, prima ancora che al pubblico, dalla Barbato, non tolgono (ma neanche aggiungono)  significativi contributi all’opera. 

Di chi ha organizzato la tremenda messa in scena dello zoo umano, delle motivazioni che lo  hanno portato a farlo, dell’evoluzione della sua follia, si chiude il libro non conoscendone abbastanza. Il finale (a differenza di quello di tutti i precedenti romanzi di Paola, appare troppo compresso e, in qualche modo, ampiamente prevedibile, tradendo la preoccupazione dell’Autrice (vedi poche righe più sopra) di rinforzare il potenzialmente geniale collegamento tra narrazioni diverse che, forse, avrebbe meritato maggiore e più meticolosa pazienza.

Tutto ciò (doverosamente) premesso, quando si tratta di una nuova opera firmata Paola Barbato, il consiglio è sempre lo stesso: comprate e leggete, perché 

1) la perfezione non è di questo mondo e, a lungo andare, annoia;

2) con una scrittrice fenomenale come lei, alla fine, quella di leggere ciò che ha scritto si rivela sempre la più felice delle scelte. Sarà così anche con «Zoo».

3) La partita che ha ingaggiato Paola si svolge sulla lunghezza di tre round: il primo («Io so chi sei») è stato decisamente buono, del secondo abbiamo parlato e scritto… ma il terzo? Chissà che, leggendolo, anche «Zoo» non assuma aspetti che, in questo stadio dell’impresa, non si è stato in grado di cogliere. Non resta che attendere (con grande impazienza e curiosità, per quanto mi riguarda).

  • Titolo: Zoo
  • Autore: Paola Barbato
  • Editore: Piemme
  • Anno: 2019
  • Pagine 448
  • Prezzo: 18,50 €
  • ISBN 978-88-566-7028-8

Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (107) – Paola Barbato, scrittrice bresciana una e trina

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Paola Barbato torna alla libreria Serra Tarantola di Brescia con un nuovo romanzo intitolato 《Io so chi sei》, e ritrova i numerosi lettori che la seguono in città e dintorni.
Ovunque vada, per presentazioni, fiere ed eventi vari, non manco di manifestare la mia brescianità》 premette, con malcelato orgoglio di appartenenza, prima ancora che Gian Paolo Joao Laffranchi cominci a intervistarla. E, per non lasciare il minimo dubbio, si avvolge nello stendardo biancazzurro, completo dell’effigie della Leonessa, che un fan le ha appena consegnato.
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Poi si comincia, con un affiatamento tra intervistatore e intervistata che rende il dibattito tra Paola e Gian Paolo al tempo stesso fluido e serrato.
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Non c è niente di solito nei romanzi di Paola.  Leggere questo romanzo è  come salire su un autobus e non poter scendere finché non si arriva al capolinea
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L’idea risale al 2013 ma ho aspettato di pubblicare Non ti faccio niente e ho cominciato a scrivere Zoo prima di dedicarmi con convinzione alla stesura di questa storia, nata da una costola di un libro ancora non terminato. In Zoo i personaggi sono chiusi in una gabbia, all’interno della quale accadono cose orribili,  ma fuori chi c’è ad aspettare, a trepidare per parenti, amici o conoscenti misteriosamemte scomparsi? Insomma, più che di un sequel, si tratta di una storia laterale
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Poi, a quanto ne so, ci sarà anche una terza fase, collegata ma indipendente, nel senso che sarà il seguito di entrambe le storie 》
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Confermo, con l’aggiunta che farò ogni sforzo perché anche la terza parte di questa trilogia… anzi no, la chiamerei piuttosto  “poli-bilogia”, possa costituire una lettura autonoma, da affrontare e apprezzare cioè anche qualora non si fossero letti gli episodi precedenti
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Obbiettivo ambizioso e sfidante, ma insolito nella pratica letteraria e difficilmente raggiungibile
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Sarà anche insolito e non agevole, ma certamente non costituisce una novità assoluta: qualcosa del genere tentò già di fare King con l’operazione DesperationI vendicatori (peraltro non tra le  opere più riuscite dello scrittore del Maine, a mio avviso)
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Oltre alla stordita Lena e al bieco Caparzo (i principali personaggi del libro, dei quali ci occuperemo più avanti) c’è anche un terzo personaggio inanimato: il cellulare
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《Il cellulare, a pensarci bene, è diventato qualcosa di diverso e di più di uno strumento di comunicazione, la cui mancanza, anche temporanea, può conferire (e conferisce) ansia a ciascuno di noi. Il rapporto con questo oggetto può diventare inquietante da un momento all’altro, aprendo percorsi impensabili le cui conseguenze risultano imprevedibili. Pensiamo di poterlo controllare,  ma basta che il nostro numero entri in possesso della persona sbagliata e… 》
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Parliamo di Lena, personaggio scomodo, tendenzialmente mediocre, fatalista, restio adassumere qualsiasi tipo di responsabilità, anche nei propri confronti e sostanzialmente incapace di prendere qualsiasi tipo di decisione importante, ma capace di diventare protagonista di un romanzo corposo come questo
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A volte è  più interessante un forte personaggio grigio (come Lena, una che guarda scorrere la vita e che si compiace di restare a sguazzare  nella propria mediocrità) o negativo, di un opaco personaggio positivo. Poi può sempre capitare, come appunto nel caso di Lena, che l’inferno si scateni proprio quando arriva al salvataggio l’Eroe 
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L’eroe? Non ti riferirai mica a Caparzo!
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Caparzo è uno di quelli ai quali non piace l’Umanità,  un poliziotto che si muove come un animale, quieto all’apparenza e feroce all’occorrenza, cattivo ma accattivante e, sostamzialmente, un animale. Anzi, una belva
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Torniamo a Lena e a quella sua voce interiore che finisce per renderla, per il lettore, un soggetto degno di attenzione e d’interesse
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Quello di dare spazio e voce alla “voce interiore” fa parte di un modulo narrativo che utilizzo abitualmenteo, evidenziato anche graficamente con l’uso del corsivo. In questo caso molto utile a raccontare di una personalità oltre modo problematica
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Ci sono tanti personaggi collaterali scolpiti con grande cura. Li hai pensati e sagomati  prima di cominciare la stesura dell’opera, ovvio nella fase di definizione del plot, oppure…》
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Oppure.  Ferma restando la preconoscenza della trama, i personaggi decidono da soli il proprio destino nel corso della narrazione
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C’è anche un cane…》
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Un personaggio cardine, sì. Un animale che,  nonostante la tarda età e un occhio leso, sa vedere e discernere meglio di tanti esseri umani
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È la più ambiziosa delle tue fatiche letterarie?》
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Decisamente sì , anche per la difficoltà intervenuta a un certo punto, di distinguere tra loro le due storie  (Zoo e di Io so chi sei – n.d.r.) che, nella mia rappresentazione mentale, si miscelano e si fondono in un unico grande affresco
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Cosa c’è nel futuro di Paola Barbato Autrice? Ancora thriller? Ancora paura?
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Anche questo sicuramente e inevitabilmente. Ma c’è qualche idea molto prossima alla fantascienza che mi gira per la mente...》
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  Paola si racconta

Sono nata a Milano il 18 giugno 1971 da mamma pubblicitaria e papà idrobiologo. Ma a Milano sono rimasta solo un anno e gran parte della mia vita l’ho trascorsa a Desenzano del Garda, per cui mi definisco “fieramente bresciana”. Per quanto ricordi ho sempre scritto e disegnato molto, i miei primissimi fumetti, di cui raramente faccio parola, han visto la luce intorno agli 11 anni. La comunicazione scritta per me è sempre stata fondamentale …

I LIBRI DI PAOLA (e altro)

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