Nuvole di parole (2) – Dylan Dog «Arriva il Dampyr»

Cosa:

Intanto un’ avvertenza: le copertine sono due, ma la storia narrate e i disegni che compongono gli albi sono sempre gli stessi: si tratta di un ammiccamento ai collezionisti più appassionati, che potrebbe però trarre in inganno i lettori più distratti.

Il fatto è che nel numero 371 della serie, Dylan Dog incontra nelle strade di Londra l’eroe di un’altra serie Bonelliana, Harlan Draka. “dampyr” ammazza-vampiri il cui sangue risulta piuttosto tossico per ogni tipo di mostro succhiasangue.

Anzi, no: lo storico incontro avviene in una rumorosissima discoteca dove, in concorso tra loro e con la collaborazione dei rispettivi partner, Dylan e Harlan salvano una pallida e spettrale vampira dalle grinfie di una masnada di altri pallidi, spettrali e ferocissimi suoi confratelli-mostri.

Di lì parte una vicenda che vede i nostri amici alle prese con una guerra fratricida tra due “Maestri” che nutrono, uno nei confronti dell’altro, un odio atavico e inestinguibile, complicato dalla presenza di un arsenale di armi distruttive che non può e non deve finire nelle mani di gruppi (quelli sì mostruosi) di terroristi internazionali facente capo all’amorale quanto misterioso John Ghost.

Come:

Che si tratti di un crossover o di un team-up (ed è esattamente questo il caso di «Arriva il Dampyr») appare evidente che l’incontro tra l’introverso inquilino di Craven Road e l’ombroso balcanico che al riportare allo stato naturale i non-morti (più con le “cattive” che con le “buone”) ha dedicato la propria esistenza, appare di difficile incastro.

L’impressione che si ha da una lettura critica dell’albo è che si tratti di un’operazione costruita a tavolino dall’editore, di un esperimento, piuttosto forzato, in cui ci si è voluti impegnare attraverso la razionalità piuttosto che il cuore e la passione.

Insomma, Roberto Recchioni, curatore di questo nuovo (e un po’ problematico) corso di Dylan Dog, appare piuttosto in difficoltà nell’accostare due protagonisti che sono simili tra loro come un carciofo alla giudìa e una coppa di fragole con panna. Uno perso nelle proprie elucubrazioni malinconiche e alquanto retrò, l’altro sempre reattivo, rabbioso, pur se non immune al fascino della buona letteratura, delle belle arti e della musica classica. Per non parlare dei coprotagonisti, naturalmente: da una parte lo stralunato Groucho (che, peraltro, da qualche tempo sembra in crisi di battute) e il male assortito duo composto dall’agente musulmana (ma non troppo) Rania Rakim e dal suo capo nero (anche di carattere) Tyron Carpenter, dall’altra due vere e proprie macchine da guerra, il rude mercenario (umano) Kurjak e la scontrosa, irascibile ( e  per-niente-umana) Tesla.

Sì, per Roberto Recchioni e Giulio Antonio Gualtieri (che lo affianca in questa storia) dev’essere stato uno di quei temi che, ai tempi della scuola, assegnava loro una professoressa di lettere particolarmente scorbutica e pedante, un compito che non avevano nessuna voglia di svolgere ma che, costretti a farlo, svolgevano comunque, cercando di arrabattarsi nel modo migliore.

Ricorrendo a quel  “mestiere”, insomma, che non manca, certamente, né all’uno né all’altro.

Visivamente e perfettamente esplicative, in questo senso, un paio di tavole che vedono Dylan Dog e Dampyr riuniti, insieme ai rispettivi pard, in una fase cruciale di questa prima (e forse ultima) impresa congiunta.

 

Una riunione tra team che si rifà con una certa evidenza al romanzo d’avventure di stampo ottocentesco, non riuscendo però, a mio modestissimo avviso, a creare empatia, Nè tra i personaggi stessi, né con il lettore.

Logico che, con simili legacci e impedimenti, la trama non possa che risultare farraginosa, soostanzialmente priva di coerenza e di mordente.

Un bel sette tondo per i disegni di Daniele Bigliardo che, più ancora che nella rappresentazione dei personaggi, si fa notare per l’accuratissima descrizione degli ambienti, specialmente gli interni.

Meno evocativa delle precedenti, ma perfettamente nel solco della tradizione dylaniata la copertina di Gigi Cavenago.

La fine della storia, in perfetto stile team-up, andrà in onda, anzi in edicola, tra pochi giorni, esattamente venerdì prossimo 4 agosto, sul numero 209 della collana di Dampyr .

E staremo a vedere cosa succederà.

 

ARRIVA IL DAMPYR

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni e  Giulio Antonio Gualtieri

Disegni: Daniele Bigliardo

Copertina: Gigi Cavenago

Lettering: Cristina Bozzi

Numero 371 della serie mensile Dylan Dog

Sergio Bonelli Editore – agosto 2017

In edicola dal 28 luglio 2017 

 

 

 

 

Categorie: Scrittura.

Nuvole di Parole (1) – Dylan Dog «Il terrore»

È sempre qualcosa di positivo introdurre e varare una nuova rubrica. Soprattutto questa volta, perché si tratta veramente di qualcosa di nuovo.

In «Nuvole di parole» si tratterà di una serie di recensioni di albi a fumetti, per ora senza una precisa cadenza periodica, curata da un grande appassionato di comics (che, per il momento, preferisce firmarsi con uno pseudonimo) ma  alla quale potranno collaborare  anche i visitatori del blog.

Pronti? Via! La pistola dello start fa BANG e si parte così…

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IL TERRORE

Numero 370 della serie mensile Dylan Dog

Sergio Bonelli Editore – Luglio 2017

In edicola da fine giugno

Cosa:

Il vero incubo del Terzo Millennio non è costituito da mostri e creature dell’oltretomba, ma da una situazione mondiale ormai costituzionalmente in precario equilibrio sull’orlo dell’abisso. Dalle incertezze di una situazione economica sempre più difficile, di un contesto sociale in progressivo degrado, nell’ambito del quale le paure causate dal terrorismo e dal conflitto tra religioni e culture diverse, innestano un effetto volano capace di amplificare le tensioni sotterranee di una società che già è in palese sofferenza.

In questo quadro, nell’ottica sempreverde e sempre perversa del manzoniano “dagli all’untore!”, basta un equivoco per fare di un onesto ragazzo, senza grilli per la testa, l’obbrobrio, la minaccia da eliminare con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

Come:

«La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni» affermò un certo pensatore tedesco che di nome faceva Karl e di cognome Marx.

La stessa cosa direi per questo lavoro di esordio della sceneggiatrice Gabriella Contu, evidentemente intenzionata a dare il massimo già in questa accoppiata soggetto/sceneggiatura che la vede esordire nella collana ammiraglia della Sergio Bonelli Editore.

Così, compressa nel limite delle 94 pagine illustrate con la consueta maestria dal disegnatore Giampiero Casertano, la storia arriva alle papille gustative del lettore un po’ come un minestrone (certamente commestibile, in certi momenti anche gradevole) nel quale i sapori dei vari registri narrativi si confondono fino a renderne impossibile un preciso riconoscimento: riflessioni sulla incongrua paura del diverso, spunti sull’idiozia della guerra e dei guerrieri da Dottor Stranamore, infatti, si intrecciano a gag alla Mister Magoo, a suggestioni alla Quinto Potere, evidenziando un fecondo humus il cui raccolto, però, sembra fatto venire su con il calore artificiale di una serra, anziché affidandone la crescita ai più naturali raggi del sole.

Premesso che ho trovato molto centrata e coerente con l’attualità l’idea dell’avvenimento di grande richiamo che attira nel centro di Londra migliaia di giovani, contribuendo a fare montare parossisticamente la tensione, c’è da dire che  alcuni passaggi (per esempio la direzione di un’importantissima operazione antiterrorismo affidata a un pensionato come Sherlock Holmes Bloch, semplice ispettore, tra l’altro) o l’improntitudine da Pulp Fiction (altro riferimento al grande schermo) dei tre killer che dovrebbero e potrebbero scatenare un massacro, sembrano francamente forzati.

Detto ciò, aspettiamo Gabriella Contu al prossimo appuntamento dylaniato, curiosi di capire se si trasformerà in farfalla (processo di trasformazione per il quale credo possieda tutti gli skill) o, ancora per un po’, rimarrà crisalide. 

Approfitto di questo primo articolo per proporre allo staff di Dylan Dog uno spunto di riflessione sul seguito da dare a una figura come quella dell’ispettore Carpenter (che proprio non riesce a prendere spessore) e sulla possibile love story interetnica tra la bella sergente Rania Rakim e Dylan che, al momento, appare come un abbinamento tra ciliege e cipolle.  

Sempre più belle e suggestive le copertine di Gigi Cavenago: questa, ameno, è una certezza.

 

Soggetto e sceneggiatura: Gabriella Contu

Disegni: Giampiero Casertano

Copertina: Gigi Cavenago

Lettering: Riccardo Riboldi

 

Categorie: Scrittura.

I fragili eroi di Paola Barbato? Sono invincibili.

Può essere un autore “accesissimo fan” di un altro autore?

In un agone, quello dell’italica scrittura in cui la fanno da padrone invidie e malevolenze? In cui i contendenti, si comportano come quel tal orbo di una famosa storiella: invocando in una chiesa il Santo Patrono, chiede non già un miracolo che gli restituisca la vista, bensì che il suo più acerrimo rivale perda anch’egli un occhio.

Si può, e lo affermo con assoluta certezza, visto che i sette anni trascorsi tra la pubblicazione di Il Filo rosso (Rizzoli, 2010) e quella di Non ti faccio niente (Piemme… praticamente ieri!) sono stati, non sto esagerando, tra i più lunghi della mia vita di lettore.

Per fortuna «il tempo è galantuomo», come disse qualcuno, o, almeno, correggo io, qualche volta capita che lo sia davvero.

Così, quando ho saputo che Paola Barbato sarebbe tornata in libreria e che una delle presentazioni del suo nuovo romanzo si sarebbe tenuta proprio nel centro di Brescia, praticamente a un passo e mezzo da casa mia, ho cominciato l’impaziente count down che si è concluso giovedì sera.

Intanto a introdurre e condurre l’articolata conversazione con l’Autrice gardesana c’era Gian Paolo Joao Laffranchi, giornalista i cui interessi e competenze vanno ben al di là dell’ambito sportivo (redattore di Brescia Oggi e corrispondente per la Gazzetta dello Sport) e di quello musicale (il Joao è riferito all’attività notturna di effervescente dj): lo scopro attento e informatissimo lettore, nonché abile intervistatore e intrattenitore.

Quanto a Paola… che dire? Adoro la sua scrittura e, dopo averla personalmente intervistata due volte a Villafranca, in occasione di altrettante edizioni del (purtroppo) cessato Festival “La primavera del libro”, appunto a sette anni di distanza da allora, l’ho ritrovata molto più spigliata e brillante anche nel dialogo con i lettori.  

«Questo libro è in… gestazione dal 2013, allorché sottoposi l’idea alla mia casa editrice di allora, ricevendo come risposta che si trattava di una storia “già vista”, accompagnata all’invito a “proporre qualcosa d’altro”. Capisco che le case editrici abbiano le loro esigenze, ma quando credo fermamente in un progetto narrativo è molto difficile che mi tiri indietro» racconta la Scrittrice., 

«Poi mi è capitato che, quasi per caso, mi imbattessi in WattPad (https://www.wattpad.com/?locale=it_IT  – ndr) una grande comunità virtuale per lettori e scrittori che consente ai primi di poter assaporare praticamente in diretta il lavoro degli autori e ai secondi di poter lavorare con il beneficio di sentire on the road la “voce del pubblico» continua, e già si è conquistata l’attenzione del pubblico che gremisce la saletta dedicata della libreria Serra Tarantola.

«Non ho fatto altro che recuperare le dodici pagine dell’incipit messo da parte e, in meno di settanta giorni, la storia si è praticamente scritta da sola. Nel romanzo s’incontrano tantissimi personaggi, ho dovuto creare una tavola schematica per riallacciare nomi, situazioni e luoghi. Come quasi sempre accade, poi, ciascun personaggio, nel corso della scrittura, si è ritagliato il proprio ruolo, imponendosi magari anche alle mie intenzioni iniziali o decidendo autonomamente di mettersi in disparte: un fenomeno al quale assisto, nel corso della creazione di una nuova opera, sempre con grande curiosità»

Tanti i riscontri del popolo del web, tanti i consensi e gli incitamenti ad andare avanti e a farlo in fretta, finché…

«Finché mi ha cercato Piemme, dicendosi interessata alla pubblicazione»

Occhio ai dettagli! La papera gialla che Paola tiene in mano non è certo lì per caso…  😎

Già, ma di cosa parla questo Non ti faccio niente ?

«La vicenda narrata è divisa in due periodi, una parte che si svolge negli anni ’80, latra nel 2015. Un ragazzo individua e sequestra bambini “trascurati” dalle proprie famiglie e li tiene con sé tre giorni, senza commettere, nei loro confronti, alcunché di violento o semplicemente dannoso. Poi, quando la notizia comincia a circolare diffusamente, interrompe questa bizzarra “pratica”. Dopo trent’anni, però, qualcuno comincia a rapire i figli dei bambini ch’egli aveva sequestrato»

“Banale”? Un plot come questo?Forse il “vecchio” editore avrebbe fatto meglio a cambiare il suffisso e trasformare la parola in “geniale”  (altra personalissima ndr).

«Una vicenda che sembra essere già bella e pronta per una trasposizione cinematografica» osserva Gian Paolo Laffranchi.

«La mia scrittura, probabilmente anche a seguito della lunga esperienza come sceneggiatrice di comics e non solo, si risolve in una grossa centrifuga adattabile ad altri mezzi espressivi. Quasi tutti i miei romanzi sono stati attenzionati in questo senso ma, alla fine, per una ragione o per l’altra, finora non se n’è fatto nulla. Staremo a vedere» ribatte serafica Paola.

Poi Laffranchi entra nel merito della particolarissima natura dei singolarissimi “eroi” protagonisti delle narrazioni della Barbato.

«L’eroe duro, puro e forte, estremamente sicuro di sé, non gode più dell’appeal di una volta. Il vero eroismo, in questi difficilissimi “giorni d’oggi” è quello di un essere umano inevitabilmente imperfetto, sia nel bene che nel male. Un po’ come Dylan Dog, insomma»

A questo punto, inevitabile e graditissima da parte di tutti i presenti (me per primo) un’affettuosa digressione sulla figura enigmatica e carismatica di Tiziano Sciavi, cui segue la confessione che nel personaggio di Nives (pensateci quando leggerete Non ti faccio niente) c’è più di qualcosa dell’anima dell’Autrice.

Nel vivace spazio-domande, qualcuno le chiede cosa ci sia che non va nell’editoria italiana del terzo millennio.

Si fa prima a dire quali sono le cose che vanno. In primo luogo criteri con cui si scelgono le opere da pubblicare appaiono tutti da decifrare. In secondo si sta sempre più rafforzando l’idea che gli autori vadano “indirizzati” a scrivere non ciò che detta loro l’ispirazione quanto quel che l’editore di turno reputa più profittevole. Tanto per fare un esempio, per anni mi si è continuato a chiedere di creare un poliziotto come protagonista seriale. Beh, io non accetto forzature: al momento l’ispettore o il commissario o il maresciallo non lo voglio e non lo creerò solo perché vengo “sollecitata ” a farlo. Vuole dire che Non ti faccio niente sarà il mio ultimo romanzo a uscire in lebreria? Non lo so.

Lei  non lo sa, ci può stare ma io (e con me i tantissimi che apprezzano e amano ciò che scrive Paola Barbato) mi auguro proprio di leggerla ancora e presto.

Mi sia consentita un’ultima annotazione personale sulla libreria Serra Tarantola.

Fornitissima.

Librai competenti e di una gentilezza, pazienza e disponibilità di altri tempi.

Un nome che a Brescia equivale a “leggere”.

Aspettando che iniziasse l’evento, con il pc acceso e il programma di word avviato, ho scoperto che l’elegante bar in funzione al piano di sotto sembra stimolare non poco, in me, i processi di creazione e scrittura,

Chissà, a partire dal prossimo autunno mi potreste trovare spesso seduto a bere un buon tè guarnito dei più consoni dolciumi. A fare che, credo che possiate immaginarlo da soli.

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  Paola si racconta

Sono nata a Milano il 18 giugno 1971 da mamma pubblicitaria e papà idrobiologo. Ma a Milano sono rimasta solo un anno e gran parte della mia vita l’ho trascorsa a Desenzano del Garda, per cui mi definisco “fieramente bresciana”. Per quanto ricordi ho sempre scritto e disegnato molto, i miei primissimi fumetti, di cui raramente faccio parola, han visto la luce intorno agli 11 anni. La comunicazione scritta per me è sempre stata fondamentale …

I LIBRI DI PAOLA (e altro)

 

Titolo: Non ti faccio niente

Autore: Paola Barbato

Casa editrice: Piemme

Anno di edizione: 2017

Pagine: 420

Prezzo: 17,50 €

EAN: 9788856660005

 

 

 

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