Ex Libris (12) – Tutti i colori del Vate

Nato su una nave in tempesta. Salvato in extremis, nel corso del più travagliato dei parti, dal proprio cordone ombelicale seriamente intenzionato a strozzarlo.

Macché.

Il tutto, secondo la spregiudicata autonarrazione del Vate, avvenuto un anno prima di quanto accaduto in realtà e sotto la costellazione dell’ «Ariete cozzante», anziché in quello (giusto) più mansueto e volubile dei Pesci.

Dunque Gabriele D’Annunzio fu un inguaribile bugiardo?

Non esattamente. Piuttosto un esagerato creativo dotato di sconfinata fantasia, al punto di ritenersi arbiter et faber non solo del presente e del futuro, ma anche sommo plasmatore del proprio passato.

Che ebbe una discreta attitudine alla musica e alla pittura, per esempio, risponde al vero, scrive Costanzo Gatta, partendo da qui per lo snello saggio sul grande Poeta pescarese visto come virtuoso della matita e del pennello.

Un lungo, suggestivo e affascinante percorso, iniziato quando, studente ginnasiale “fuori sede” al Cicognini di Prato, avido di ogni tipo di sapere ed espressività (diate matematica e filosofia a parte, s’intende!) si avvicinò con fattiva curiosità prima alla musica e alle lingue straniere, per poi approdare, con assoluta naturalezza, anche al disegno e alla pittura.

  

Il percorso “figurativo”, pur se da via secondaria, in contrapposizione con quella maestra della scrittura narrativa, poetica e drammaturgica, da quel momento in poi accompagnerà D’Annunzio per tutta o quasi tutta l’esistenza, favorendo incontri eccellenti e sinergie, estrinsecandosi in rapidi ma incisivi e rivelatori schizzi che accompagnano gli appunti, in sommari ma stimolanti progetti di mobili, in scenografie, in loghi che accompagnano con straordinaria efficacia, valorizzandoli, i motti secchi e suggestivi propri dell’Artista e dell’Uomo.

E il colore, che il Vate non ha soltanto negli occhi, ma anche nella mente che pensa, nelle parole che narrano, con una straordinaria tavolozza che Costanzo Gatta regala ai lettori del suo libro:

Biondo/Birra

Grigio / Cielo cappa di ferro

Blu / Adriatico

Rosso / Papaveri

Verde / Maiolica persiana

Turchese / Occhi della tal Marchesa

… e così via.

Un virtuosismo grafico che lo scaltro (oltre che geniale) Gabriele, usò anche come seduttivo biglietto da visita.

Sette quadri regalati a Benito Mussolini per guadagnarsi il favore del Potere e decine, forse centinaia, chissà, ad altrettante leggiadre fanciulle e piacenti signore da convincere a donare ciò che, probabilmente, avevano già una gran voglia di donare!

(continua… non è vero, Costanzo Gatta?)

.

  • Titolo del Libro: Gabriele D’Annunzio pittore
  • Autore : Costanzo Gatta
  • Editore: Ianieri
  • Collana: Saggi e carteggi dannunziani
  • Anno: 2016
  • Pagine: 208
  • Prezzo: 16 €
  • ISBN-10: 8888302549

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (36) – Tre donne per dieci giornate

Il primo aprile del 1849 si chiudeva la sanguinosa quanto eroica saga delle dieci giornate, e non fu un pesce di aprile.

«La vittoria sul campo andò alle truppe austriache, ma quella morale (che in certi casi -in questo primo tra tutti- si rivela ben più importante dell’altra), sicuramente ai Patrioti bresciani»  fa notare Costanzo Gatta, soggettista e regista dello spettacolo (firmato CTB) dal titolo Patria oppressa che sabato prossimo,  alla presenza del Sindaco, a partire dalle 10,30, andrà in scena al Salone Vanvitelliano, nell’ambito delle annuali celebrazioni della storica e celeberrima resistenza che la Leonessa oppose al tirannico dominatore straniero.

 

«Ho raccolto alcuni episodi scegliendoli tra i tanti in cui i bresciani, al di là dello slancio patriottico e irridentista, seppero tenere dimostrare un comportamento impeccabile di dignità morale e sprezzo del pericolo e della morte. Ricordo Pietro Venturini, cui venne offerta salva la vita in cambio dell’abiuria e che, invece, preferì essere giustiziato per fucilazione piuttosto che tradire i propri ideali.  Ricordo Carlo Zima, carrozziere sciancato ma dotato d’incredibile coraggio: gli austriaci, che s’impegnavano a incendiare il maggior numero di case bresciane possibile, lo cosparsero di pece fuori e dentro, dandogli poi fuoco. Morì, ovviamente, ma trascinando con sé un soldato croato, scelto tra i feroci aguzzini che gli davano il tormento»

Mi resta ancora una curiosità che, approfittando della proverbiale cortesia e disponibilità di gatta, non riesco a comprimere: come mai, soprattutto in considerazione del carattere “bellico” della pièce, sono state chiamate a interpretarla tre attrici (Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Marta Ossoli – ndr) e nessun attore?

«Intanto, dal punto di vista della costruzione dello spettacolo, mi ha molto intrigato l’idea di queste tre donne che (abili e faconde nel raccontare come tutte le donne)  narrino standosene accanto a una delle colonne che fu danneggiata da una delle tante palle di cannone austriache che piovvero, con micidiale esito, sugli insorti» spiega sornione il giornalista-drammaturgo e quant’altro che, proprio negli scorsi giorni (vds. il numero 34 di questa stessa rubrica) ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua lunga e sempreverde carriera.

«In più, intendo ricordare quelle donne bresciane che combatterono  fianco a fianco con i loro uomini: furono proprio loro le vittime più colpite dalla repressione austriaca, che riservò loro violenze e torture inumane e di ogni tipo» conclude e, a questo punto, non resta che andare ad assistere allo spettacolo di sabato mattina.

Ingresso gratuito fino a raggiunta capienza.

Conferenza stampa di presentazione giovedì 30 alle 15,30 in Loggia.

    Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (34) – Costanzo ricomincia da cinquanta

Cinquant’anni di carriera?
Non è roba per tutti ma non è neanche un record impossibile da realizzare.
La cosa più ardua, invece, a mio modesto avvviso, è spendere questo mezzo secolo come ha saputo farlo Costanzo Gatta.
Senza mai fermarsi a guardare indietro, senza un attimo di sosta, senza neanche il tempo di tirare un respiro più lungo del normale.
E soprattuto “come” trascorrerli.
Costanzo lo ha fatto in modo costantemente brillante, da perennemente curioso, da interessato praticamente “a tutto” ma, al tempo stesso, da uomo capace di sottilissimi e raffinati approfondimenti su questo o quel fatto, su questo o quel personaggio, su questa o quella situazione.
E lo ha fatto anche da creativo, da artista.
Sì, da scrittore, drammaturgo, regista e chissà cos’altro ancora che io non sono arrivato a sapere. Non mi stupirei se sapesse suonare da maestro l’arpa birmana o la viola celtica (sempre che esista uno strumento del genere)
Nella sua incredibile casa bresciana, invasa da libri e documenti, Costanzo colleziona di tutto: stampe, orologi, statuine, pinocchi di ogni dimensione e di ogni materiale, eccetera eccetera eccetera.
Sono sicuro che per cento anni ancora, nella vita, continuerà a collezionare successi.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

«Mi è sembrato di vedere un Santo. Anzi, due»

È così che, da un momento all’altro, il Teatro te lo trovi sotto il porticato di Piazza Loggia, una domenica pomeriggio di un febbraio né troppo corto (nel mondo succedono, ogni santo giorno, talmente tante cose…) né troppo amaro (in effetti a Brescia, e non solo, ho conosciuto inverni più rigidi).

 

«Lo spettacolo è di quelli della categoria “cotti e mangiati”, tanto per intenderci» confida Costanzo Gatta, drammaturgo e regista di questa chicca teatrale offerta ai bresciani in modo inatteso e sorprendente.

«Voglio dire che la richiesta pervenuta al CTB di mettere insieme qualcosa che arricchisse le celebrazioni dei due amati Patroni della città, Faustino e Giovita, è arrivata quasi “in zona Cesarini”, e per fortuna che la troppa densità di iniziative ha comportato uno spostamento in avanti di una settimana»

Lo guardo con un certa incredulità, mescolata con un’equivalente dose di sospetto.

«Ho preparato la pièce, tratta da un canovaccio del 1885 a firma di Tancredi Muchetti, rampollo di una famiglia di Adro, composta di celebrati marionettisti, in una decina di giorni. Pensa che le prove, una volta radunati i miei “ragazzi”, sono cominciate nientedimenoché sabato della scorsa settimana» va avanti lui, imperterrito.

«E il tuo adorato D’Annunzio, dove l’hai lasciato?» chiedo io, visto che mi è giunta all’orecchio notizia di un immane “lavoro in corso” proprio sulla complessa e molto (ma molto) articolata vita sentimental-sessuale del grande scrittore pescarese. 

«Per il momento le love story di Gabriele possono aspettare. Non molto, però, visto che già la settimana prossima sarò a Milano per tenere una conferenza sulla liason dangereuse tra D’Annunzio ed Eleonora Duse Letteratura e teatro, come ben sanno tutti coloro che mi conoscono, si sono intrecciati in me in un nodo inestricabile»

Premesso ciò, veniamo a quanto visto e goduto oggi pomeriggio.

La storia

Nel 1438 Niccolò Piccinino (per ordine degli Sforza) porta le sue truppe sotto le mura di Brescia nel tentativo di riconquistare la città conquistata dalla Repubblica di Venezia dopo una serie di sanguinose battaglie.

Dopo parecchi mesi di assedio, nel momento in cui le truppe milanesi stanno per prendere il sopravvento, attraverso un durissimo attacco indirizzato contro gli spalti del Roverotto, in cima alle mura appaiono le figure lucenti dei Santi Faustino e Giovita, che terrorizzano gli assedianti e li metteno in fuga. Da quel giorno in poi, a giusto titolo, i due assurgono al ruolo di Patroni della città.

La pièce

Più che una rievocazione storica, una storica rievocazione della recitazione patriottico-religiosa dei bei tempi andati.

Uno spettacolo popolare, un gioco di specchi negli specchi in cui coesistono e collaborano marionette che si cerca di umanizzare attraverso la voce degli attori e di attori che si muovono, si atteggiano e recitano a guisa di marionette.

In un vivace quanto godibile susseguirsi di toni esageratamente epici, di termini linguistici roboanti e deliziosamente desueti, di gradevoli stacchi e stacchetti musicali, inframmezzati dagli interventi surreali di attori che fanno il verso a se stessi, la narrazione procede senza attrito alcuno.

Non mancano, anzi, sono sapientemente seminati qua e là, ammiccanti giochi di parole spesso sull’orlo del grossier (ma senza mai precipitarci dentro): così l’avversario è insultato come “gran figlio… di Venezia”, l’errore, ovvero il “fallo” non si riscatta, ma si risveglia… e così via.

Attori troppo bravi perché il pubblico cada nell’inganno di scambiarli per autentici guitti da strada, marionette sapientemente animate, con il sempre sornione Costanzo Gatta che si diverte a vedere divertirsi gli spettatori che gremiscono il Porticato di Piazza Loggia. 

Perché una cosa è certa: a lui che, bontà sua, “non infellonisce mai“, di certo “l’ardir non manca“.

 

.

    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (9) – Gabriele D’Annunzio, oltre la penna, il pennello

L’Amore suggerisce, l’Amore trasforma, l’Amore insegna.

Fu l’Amore a indurre Gabriele D’Annunzio a intraprendere la via della pittura?

Nessuno può dirlo con certezza, naturalmente, ma probabilmente sì.

Fatto sta che la prima notizia di un (allora giovane) Vate alle prese con acquarelli e tempere sembra risalire proprio a  una delle sue prime avventure sentimentali, vale a dire all’incontro con la diciassettenne Giselda Zucconi, ribattezzata Elda, figlia di un professore di lingue e lettere straniere di un collegio di Prato.

Il primo di non molti ma significativi cimenti, che bastarono a rivelare, nel grande D’Annunzio, una propensione al bello non limitata soltanto alla scrittura.

  

È proprio di questa secondaria ma non trascurabile modalità espressiva dannunzaiana che si occupa in questo saggio edito (mi sembra giusto) da una casa editrice pescarese che, ovviamente, per il grande Scrittore della città ha più di un occhio di riguardo (e una collana interamente dedicata). 

Ricco d’informazioni , di riferimenti,  di richiami storici, letterari e di costume, agile e scorrevole come sono tutte le opere di Costanzo Gatta, nessuna esclusa, è un libro che non deve mancare nella vostra libreria.

Autore:  Costanzo Gatta
Editore: Ianieri Edizioni
Genere: saggistica
Anno: 2016
Pagine: 208
Prezzo: 16 €
ISBN: 978-88-88302-54-6

Gabriele d’Annunzio non è stato soltanto un’importante figura della letteratura italiana del Novecento ma un personaggio d’indole eclettica con un carattere diverso da tutti gli altri letterati del tempo; in lui, infatti, vi era la voglia di conoscere, di godersi la vita in tutti i suoi aspetti e di dare sfogo a ogni sua passione. Oggi è conosciuto come giornalista, romanziere, poeta, drammaturgo, scenografo, politico, patriota, militare ed eroe di guerra, ma, in realtà, ebbe tant’altre passioni; si occupò, infatti, di numerosi rami dello scibile umano. Non v’è da stupirsi, quindi, se oggi, si parla anche di un D’Annunzio pittore.

(Franco Di Tizio)

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (23) – Nozze di Cana all’africana (e alla bresciana)

Sia ben chiaro quanto possa essere lontana da me ogni tentazione d’irriverenza.

Premesso questo, effettivamente, però…

Ecco, pensando ai fatti che, una trentina di anni or sono, si svolsero a Nipepe, in Mozambico, allorché una sanguinosa disputa (quasi una guerra) tra fazioni rivali costrinse poco meno di trecento persone, per la maggior parte donne e bambini, ad asserragliarsi all’interno di una minuscola chiesetta, non posso proprio fare a meno di percepire certi collegamenti logici, oltre che mistici. Accadde infatti che, dopo qualche giorno, venne a mancare l’acqua necessaria a dissetare gli assediati; il sacerdote, per fare fronte in qualche modo alla terribile emergenza, permise che si utilizzasse alla bisogna la poca acqua benedetta rimasta nel fonte battesimale. È a questo punto, che accade l’imprevedibile: le donne, inginocchiate ai piedi dell’altare, invocano il soccorso di suor Irene Stefani e, miracolosamente, l’acqua contenuta nel fonte battesimale, invece di consumarsi rapidamente e inesorabilmente, comincia a rigenerarsi, consentendo che per ben tre giorni i rifugiati nella chiesa si possano dissetare.

Al banchetto di nozze di Cana l’acqua mutata in vino (e che vino!), a Nipepe l’acqua salvifica che scaturisce dalla cavità di un tronco adattato alla bisogna.

È appunto a  Nyaatha (nella lingua locale Madre Misericordia) che Costanzo Gatta, fedele alla sua missione (laica) d’instancabile ricercatore di fatti e personaggi bresciani dedica un corposo e suggestivo articolo, pubblicato stamattina nel supplemento bresciano del Corriere della Sera.

Perché è così che lavora Gatta: che si tratti di un rivellino riscoperto e raccontato, di una simpaticissima “rianimatrice di bambole” o di due giovanissime che con il loro furgone portano caffè e biscotti sotto le case dei bresciani, che si parli della morte dell’ultimo abitante di un paesino montano destinato a diventare gost town, o della riscoperta di quegli attori che, nel corso della Grande Guerra, contribuivano a tenere alto il morale dei soldati al fronte e delle popolazioni martoriate dalle vicende belliche, la sua innata curiosità sembra non saziarsi mai.

A quanto si dice in giro, le sue attenzioni, da un po’ di tempo a questa parte, sarebbero rivolte a individuare e catalogare le innumerevoli amanti di un famosissimo protagonista della letteratura italiana che di una grande villa sul Lago di Garda fece dimora.

Un’impresa titanica che, con ogni probabilità, solo uno come lui può sperare di affrontare e di portare a termine con successo.

  Suor Irene Stefani

Al secolo Mercede Stefani, nata il 22 agosto 1891 ad Anfo nella Val Sabbia (BS). Nel 1911 entra nell’Istituto delle Missionarie della Consolata e il 12 gennaio 1912 veste l’abito religioso prendendo il nome di Irene. Il 29 gennaio 1914 emette la professione religiosa e alla fine dell’anno parte per le Missioni in Kenya, dove allora l’evangelizzazione era agli inizi e quasi inesistenti le scuole e i servizi sanitari. Dal 1914 al 1920, si dedica all’assistenza negli ospedali militari, che dell’ospedale avevano solo il nome, trattandosi di locali organizzati alla meglio per i portatori africani, denominati ‘carriers’, arruolati per trasportare materiale bellico al tempo della Prima Guerra Mondiale, che raggiunse anche l’Africa per il coinvolgimento delle colonie inglesi e tedesche.In questo ‘inferno’ sociale, suor Irene trascorreva le sue giornate di giovane missionaria, negli ospedali di Voi, Kilwa e Dar-es-Salaam in Tanzania; lavando, medicando, fasciando piaghe e ferite, distribuendo medicine e cibo, La seconda tappa della sua vita, dal 1920 al 1930, la trascorse nella missione di Gekondi, dedicandosi all’insegnamento scolastico. Istruiva le giovani consorelle giunte da lei per il tirocinio missionario, circondandole di affetto e attenzioni. Pur con le difficoltà di allora, continuò a seguire per corrispondenza, i suoi ‘figli’ africani che si spostavano più lontano, nelle città del Kenia, Mombasa, Nairobi, ecc., facendo anche da tramite con le famiglie. Curando un ammalato di peste, contrasse il micidiale morbo e morì il 31 ottobre 1930 a Gekondi, Kenia, a soli 39 anni, dei quali 18 trascorsi tutti in Kenya. Il 2 aprile 2011 Papa Benedetto XVI la dichiarò Venerabile, il 23 maggio 2015 per decreto di Papa Francesco viene innalzata alla gloria degli altari quale Beata.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (20) – Eh, si fa presto a parlare di memoria!

Sia subito chiaro, però, pur essendo questo un articolo pubblicato tramite Rete, che non ci si riferisce in queso caso alla “memoria” al silicio di un pc, e neanche a quella che. difettando ai più distratti,  fa dimenticare dove diamine sono le chiavi dell’automobile e se la bolletta del gas sia stata pagata oppure no.

No, la memoria sulla quale ragiona Costanzo Gatta nell’articolo comparso sull’odierno inserto di Brescia del Corriere della Sera è tutt’altro.

È Memoria (con la M maiuscola) di costumi e tradizioni, è memoria della evoluzione stessa di un popolo inteso come grande famiglia del territorio.

Lo spunto Gatta lo prende dalla presentazione della Fiera di Orzinuovi (annuale kermesse incentrata sull’agricoltura ma fondata dai soci del Motoclub Orceano, a proposito di ricordi!) tenuta nella sede della Fondazione Civiltà Brescia, trasformandolo subito in una snella ma ben articolata argomentazione sulla “memoria” come patrimonio spirituale, prezioso e necessario primo gradino di cui servirsi per cominciare la scalata a un futuro migliore.

Ci comportiamo come se il vissuto non esistesse, evitiamo di ricordare chi ci ha preceduto o dove affondino le radici. Sempre pronti a lodare il presente e bistrattare il passato. E non ricerchiamo la nostra storia. Ci rifugiamo e crogioliamo nell’oggi per nonn avere scomodi termini di paragone. E così l’effimero prende il sopravvento sul consolidato

sono le frasi che riassumano e condensano il pensiero di Costanzo Gatta, favorevolmente colpito dai molteplici richiami che, in sede di evento. hanno riportato alle tradizioni del lavoro dei campi (favorito più ancora che per quanto riguarda altri settori, dal contributo silenzioso delle donne dei nostri avi) e agli innumerevoli meriti dei pionieri.

“Qui non c’è voglia di gloriarci del passato, ritenendo che ci sia poco di cui gloriarci nel presente. C’è solo il desiderio di rinfrescare la memoria corta.”

precisa ancora Gatta. per concludere con le parole di Michel de Montaigne:

La memoria è il ripostiglio e l’astuccio della scienza“.

Una frase e una lezione, parola mia, da mandare…. a memoria!

68^ Fiera Regionale di Orzinuovi – dal 26 al 29 agosto 2016 – Comunicato stampa

Al ragguardevole traguardo della 68a edizione, tornerà alla fine d’agosto la tradizionale Fiera Regionale di Orzinuovi.
Evento sempre molto partecipato, con una quota di presenze che si aggira intorno ai 150.000 visitatori, offrirà quest’anno un programma rinnovato e particolarmente ricco di appuntamenti economici, culturali e sociali.
Il settore agricoltura e zootecnia, che insieme ad artigianato e commercio sono i cardini della manifestazione, rilancerà la presenza degli animali della cascina: prima fra tutti la mitica frisona, e poi cavalli, asini, capre, conigli.
Alla rappresentanza delle più importanti categorie agricole, artigianali e commerciali e alle eccellenze del territorio come il Parco dell’Oglio si affiancherà un’ampia convegnistica; spettacolo e folclore animeranno la Vecchia Fattoria, ricostruzione su carri dei vari ambienti della cascina per una “messa in scena” in abiti d’epoca della vita rurale negli anni 50; un’area specifica sarà dedicata alla cultura e alla coltura delle api e del miele. Non mancheranno le degustazioni per tutti i palati, dal miele, naturalmente, ai più apprezzati prodotti dell’agroalimentare con tantissime specialità enogastronomiche: formaggi, pasta, pizza, confetture e marmellate, olio, frutta e verdura, vini, birre artigianali, prodotti biologici a chilometro zero.
Il pane, alimento essenziale, tra i più diffusi e consumati al mondo, sarà protagonista di una serie di incontri e dimostrazioni, e nel grande stand allestito dai panificatori di Confartigianato si potrà assistere al ciclo delle sue fasi di preparazione.
Gli organizzatori e promotori della fiera, il cda di Nuova Orceania presieduto da Tonino Zana e la commissione coordinata dall’assessore Michele Scalvenzi sono al lavoro da tempo, con la supervisione del sindaco Andrea Ratti, per la nuova edizione, fortemente voluta nel segno della partecipazione allargata e attiva delle tante risorse della comunità; un’edizione che nel segno del rinnovamento non dimentica però le sue origini.
E proprio in omaggio al Motoclub orceano, che organizzò la prima edizione nel 1948, sfileranno e saranno in mostra moto e auto storiche, mentre i concessionari bresciani esporranno i modelli nuovi fiammanti.
Musica, arte, incontri culturali non saranno un corollario ma parte integrante e sostanziosa della kermesse. Una mostra sulla Vita dei campi tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900 con dipinti provenienti da musei lombardi e collezioni private (che rimarrà aperta fino al 6 novembre) e un allestimento di abiti da sposa e foto di cerimonie nunziali, per ripercorrere storie di famiglia dagli anni Cinquanta ad oggi registrandone pure i mutamenti di moda e costume, saranno ospitate nella storica Rocca, anche conosciuta come Il Castello, cuore della città.
Sul versante musicale saranno allineati Riccardo Maffoni, i Matmata, Eliseo, Carlo Gorio, Malena, Meidokesic Blues Duo per un’inedita session di Rock orceano; previsto anche Piergiorgio Cinelli Trio in concerto. Il soprano Paola Moroni sarà protagonista di un particolarissimo appuntamento lirico con finale pirotecnico: Castello in fiamme (oltre ad aprire insieme al pianista Francesco Gussago il convegno tradizionalmente fissato alla vigilia dell’apertura della fiera nella Cascina Le Vittorie a Villachiara, quest’anno dedicato al Lavoro delle donne nella vita delle cascine).
Serate danzanti, esibizioni di cori e bande, spettacoli e aperitivi teatrali con le compagnie locali e i fuochi d’artificio finali di completano il carnet, arricchito anche da esibizioni sportive e di abilità, compreso un Torneo di morra con i campioni nazionali della vicina Barbariga.
È così che dal 26 al 29 agosto Orzinuovi si prepara ad accogliere la pacifica invasione dei 150.000 visitatori, i quali troveranno ad attenderli, oltre ai 250 stand (c’è ancora possibilità per iscrizioni e adesioni*), ai negozi del centro in grande spolvero e al ricco programma di iniziative, la meraviglia di una piazza trasformata in giardino, con allestimenti verdi e giochi d’acqua sullo sfondo dei bei palazzi dalle finestre per l’occasione tutte in fiore.

Nuova Orceania
030 9444136 – 334 8892022
fieradiorzinuovi@orceaniaservizi.it
www.orceaniaservizi.it

 

 

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (15) – Il Rivellino rivelato

Ne aveva scritto sul Corriere della Sera meno di un mese fa, all’indomani del fortuito (e fortunato) ritrovamento della base del rivellino di piazza della Repubblica a opera degli operai della A2A e, venerdì prossimo; venerdì pomeriggio il giornalista Costanzo Gatta ne parlerà presso la sede della in uFondazione Civiltà Bresciana,  insieme a Nicoletta Carioni, l’attore Daniele Squassina e l’architetto Giusi Villari n dotto talk show artistico-cultural-storico sulla nuova collocazione dei reperti.

Insomma, grazie al teleriscaldamento (con buona pace di chi ne contesta l’utilità e la compatibilità ambientale), proprio davanti al palazzo dei sindacati, è saltato fuori  un bel pezzo delle cosiddette mura venete e, in particolare dell’antica Porta di San Nazaro.

Sì, ma che cosa è, un “rivellino”?

Nulla a che vedere (naturalmente) con l’omonimo calciatore carioca Roberto Rivellino (vincitore tra l’altro di 3 coppe del mondo nel 1970, 1974 e 1978 e inserito dal maestro Pelè nella lista dei migliori giocatori sudamericani di sempre.

No, il rivellino (o revellino) di cui si parla in questo articolo è un tipo di fortificazione indipendente generalmente posto a protezione di una porta di una fortificazione maggiore. La grande diffusione della struttura, soprattutto nell’ambito della fortificazione alla moderna, ha diffuso la parola in tutta Europa (in inglese e francesce Ravelin, in spagnolo Revellín, in portoghese Revelim) ma ne ha contemporaneamente sfumato il significato cosicché spesso sono etichettate come rivellini strutture di tutti i generi. La probabile origine va ricercata in una formazione del tipo iterativo RE + VALLARE cioè fortificare di nuovo, da cui un latino tardo REVALLO; dall’analogia con “ripa”, “riva” (che darebbe la forma intermedia RIVALLO) avrebbe, per metafonia A>E portato alla forma RIVELLO. Trattandosi di opere in genere di ridotte dimensioni si sarebbe poi affermato il diminutivo “rivellino”.

(da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Scrive Gatta nel suo articolo:

Si può approssimativamente calcolare che il diametro fosse attorno ai 70 metri. Il tracciato semicircolare doveva abbracciare l’attuale piazzale della Repubblica. Poi dove oggi iniziano via Fratelli Ugoni e via Vittorio Emanuele al rivellino si allacciavano le mura. Lungo via Vittorio Emanuele esistevano poi torrette di guardia con i romantici nomi di Stelle, Sole e Luna.”

Già quasi novanta anni or sono, in occasione della posa delle fondamenta del Palazzo dei Sindacati, erano emerse alcune vestigia murarie, prontamente (ma invano) segnalate dagli operai alla direzione dei lavori cui premeva, soprattutto, poter inaugurare il nuovo fabbricato in tempo utile per festeggiare l’ottavo anniversario della Marcia su Roma.

Quelli venuti alla luce sono dunque i resti del rivellino della porta San Nazaro, saltato in aria nel 1769 per un drammatico scoppio delle polveri. Accadde alle 4 del mattino durante un temporale. Tutta colpa di un fulmine piombato su uno dei 2800 barili che contenevano 234.822 libbre di polvere.” ricorda ancora Costanzo Gatta.

La città pianse oltre 500 morti: 270 i rinvenuti, altrettanti rimasti per sempre sotto le macerie, 276 infine i feriti. Al di fuori delle Chiusure si contarono 6 morti.I resti trovati verranno valorizzati. Il come è ancora da studiare e secondo le direttive della Sovrintendenza.”

 

 
La Fondazione, senza scopo di lucro e per l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, ha come fini la ricerca, la documentazione e lo studio della storia, della vita, della tradizione e del patrimonio culturale lombardi, con particolare riferimento a quelli bresciani e, come tale, favorisce, promuove ed attua ogni attività ed ogni iniziativa che abbia attinenza con le proprie finalità istituzionali.

In particolare la Fondazione (presieduta da Monsignor Antonio Fappani):

– incrementa (anche con il contributo di altre Istituzioni, Associazioni, Enti pubblici e/o privati e di singole persone) la raccolta di documenti, di studi e di materiale librario afferenti le proprie finalità;
– promuove e cura ricerche specifiche di materiale documentario e ne pubblica i risultati; sviluppa iniziative per la conoscenza e la valorizzazione dei   beni culturali e per la creazione di progetti museali; organizza convegni di studio e/o seminari sugli argomenti afferenti le proprie finalità istituzionali;
– istituisce e promuove premi di studio e borse di ricerca per studiosi e ricercatori che intendano approfondire le tematiche che costituiscono le finalità sociali della Fondazione;
– garantisce la funzionalità degli archivi e delle biblioteche specializzate propri e favorisce la fruibilità di quelli di proprietà degli Enti a tal fine convenzionati con la Fondazione;
– promuove attività di formazione e di aggiornamento degli operatori di tutti i Servizi culturali attivi o attivabili a livello sia locale, sia regionale;
– cura la pubblicazione di riviste e di monografie al fine di rendere noti i risultati delle ricerche e degli studi promossi, cura altresì la stampa degli atti dei convegni e dei seminari organizzati.
– promuove corsi e seminari di storia;
– promuove convegni di studio sui problemi e sui personaggi bresciani;
– promuove ricerche e indagini su particolari momenti della storia bresciana, anche per offrire stimoli ed incentivi di studio per i giovani ricercatori;
– presenta opere attinenti la vita e le storie bresciane;
– progetta e realizza mostre, anche itineranti, su tutti gli aspetti della vita, della storia e della cultura bresciane;
– ospita anche esposizioni già allestite, purché siano consone ai suoi scopi;
– progetta e dirige l’allestimento di esposizioni e di mostre per conto di Comuni, Enti e privati.

Appuntamento venerdì pomeriggio a partire dalle 17 presso la sede di Fondazione Civiltà Bresciana in Vicolo San Giuseppe 5.

.

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.