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Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (13) – L’impareggiabile candore di chi ha vissuto

La storia è romantica, quasi ottocentesca: una famiglia dell’aristocrazia (economica, in questo caso), una ragazza bella, trasparente ma di censo troppo basso per il fascinoso rampollo, una matriarca gelida e malvagia. Un matrimonio che non s’ha da fare, insomma, un perfido inganno, con la non lieve complicazione di un incidente che sfigura (irrimediabilmente?) la giovane artista figlia del popolo, facendo scoccare la scintilla di una perfida macchinazione contro l’Amore che però, alla fine…

In realtà quello di Salvatore Buccafusca, una vita bene spesa per il teatro, sia dietro che davanti al sipario, si rivela un romanzo di gradevole lettura snello quanto basta, con tutti i personaggi, anche quelli secondari, tratteggiati con poche ma significative pennellate di colore.

Una Maschera per vivere (Casa Editrice Serena) si rivela un tuffo nell’ingenuità e nella limpida acqua dei sentimenti più semplici e naturali, delineati con tratti netti e inequivoci; un’opera prima senza inserimento di stratosferici coefficienti di difficoltà, ma che rivela un grande equilibrio di struttura e buona appropriatezza di scrittura da parte di un  Autore che, per la lunga militanza artistica, di vita vissuta e narrata ne ha conosciuta e ne conosce più di molti altri.

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Salvo Buccafusca, oggi imprenditore da tempo è impegnato nel mondo del Teatro Sociale.  In tale ambito  si è proposto come coautore e/o curatore di testi dedicati al delicato tema  dello stragismo (con lo spettacolo Alle due i monaci tornano in convento, rappresentato in anteprima nazionale al Teatro Parioli e poi in decine di città italiane,con un riferimento specifico al ruolo dell’ala estrema dei Corleonesi nell’omicidio del Giudice Falcone) e alla complessa serie di avvenimenti che fanno pensare ai Servizi Segreti deviati. 

De La verità nell’ombra di Patrizio Pacioni (dramma incentrato sulla strage di Portella della Ginestra , sulla morte di Salvatore Giuliano e sul ruolo ambiguo di Gaspare Pisciotta) e di Diciannove + uno, sempre di Patrizio Pacioni (rivisitazione della misteriosa scomparsa  nel Mediterraneo meridionale e della  oscura morte del presidente dell’ENI, EnricoMattei, ha curato la traduzione drammaturgica.

Entrambi gli spettacoli sono stati rappresentati in anteprima presso il Teatro Golden di Roma e in molti altri Teatri e Università Italiane).

 Attore in altre rappresentazioni teatrali (La fine all’alba, Lungo le strade di GInsberg, Roma la Capitale, in cui ha interpretato il ruolo di Pippo Calò, il referente di Cosa Nostra nei rapporti con la Banda della Magliana Bazar, L’ultima canzone in cui ha incarnato il ruolo di Osvaldo Pugliese, il più grande maestro nella storia del tango).Diplomato con un corso in arti sceniche e scuola di arti drammatiche al Centro studi la Ribalta di Enrico Maria Salerno. Ha recitato con la Compagnia Stabile e con la Compagnia Horti lamiani e altre in opere di Eduardo De Filippo, di Federico Garcia Lorca e di Skakespeare .

Salvo Buccafusca è stato per molti anni, anche scenografo della Compagnia Stabile Assai, uno dei più noti gruppi di teatro sociale della scena nazionale, di cui rappresenta un sicuro storico riferimento identificativo.

Per quanto riguarda la scrittura, si è già cimentato, in passato, nella redazione di altri due saggi: “Una vita in gioco” e “Il fratello segreto” che hanno ottenuto un significativo successo di critica.

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Titolo: Una maschera per vivere

Autore: Salvatore Buccafusca

Editore: Casa Editrice Serena:

Anno: 2017

Pagine: 196

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-941654-8-7

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

«Le ombre di Monteselva»: se è vero che il buongiorno…

… si vede dal mattino, allora quella del concorso di letteratura giallo/noir/gotico/thriller pensato, indetto e organizzato da www.patriziopacioni.com, Casa Editrice Serena e PhGO, seppur nebbiosa, come conviene al luogo e al tema, sarà una splendida giornata.

Premesso doverosamente quanto sopra, quale giorno poteva risultare più propizio per stilare un primo bilancio dell’andamento del concorso?

Nei primi 45 giorni del concorso, sono pervenute all’indirizzo di posta elettronica lapennadigitale@tiscali.it numerosissime richieste del kit necessario ad approfondire le informazioni su Monteselva e sui personaggi della saga del Commissario Cardona ed è già  arrivato il primo racconto in concorso.

Interviste in radio e in rete, un gran brusio su principali social… e tanti, tanti contatti sul link  http://www.patriziopacioni.com/concorsi.html.

Insomma, «Le Ombre di Monteselva»  è partito davvero alla grande e ve ne riferiremo ancora molto presto. 

Categorie: Cronache di Monteselva.

Con il Moai… più che una premiazione… è un presagio.

«La cultura non si vende né al metro né al chilo» disse / scrisse qualcuno e, personalmente, non posso che dichiararmi completamente d’accordo.

Di fatto, però, il mondo editoriale nazionale sembra voler fornire, giorno dopo giorno, elemento che vanno in direzione completamente opposta. Intendiamoci: che si stampi e si promuova ciò che si pensa il pubblico dei lettori possa gradire (e quindi comprare) di più non costituisce un peccato mortale. La cosa brutta, però, è che più o meno consapevolmente si cerchi di orientare i gusti dei consumatori verso un tipo di produzione letteraria costruita con lo stampino, secondo canoni rigidi che ne fanno un insipido alimento che si vorrebbe digeribile per gli stomaci di tutti.

Per fortuna, però, ci sono anche le cosiddette mosche bianche.

Iniziative editoriali che, pur nella comprensibile ottica se non di un pingue profitto almeno di una tranquilla sopravvivenza, riescono a coltivare anche una scrittura più popolare e genuina che spinge dal basso.

Case editrici, come la Serena, che si preoccupano di istituire, organizzare e portare a compimento concorsi letterari senza vincitore prefabbricato (chi ha orecchi per intendere intenda) che avvicinino per quanto possibile autori e lettori. Detto ciò, vedere con i propri occhi che la cerimonia di premiazione di un premio letterario  (intitolato in questo caso “Il mistero del Moai“) coinvolge nella festa un così grande numero di persone, convenute da ogni parte d’Italia nella più che suggestiva location dell’Antico Borgo La Commenda dei Santi Giovanni e Pittore in Selva (*) recuperata e valorizzata dall’ing. Luigi De Simone, non può che fare estremo piacere.

A introdurre e condurre l’evento, con la consueta spigliata professionalità, Barbara Telluri.

  

Serena e Raffaele D’Orazi, a nome della casa editrice, esprimono la piena soddisfazione della casa editrice, per la riuscita di questo primo concorso, sia in termini di adesioni che di qualità media degli elaborati. Poi spiegano l’origine della denominazione del concorso raccontando del Moai costruito a Vitorchiano da un gruppo di nativi dell’Isola di Pasqua che hanno costruito sul posto una scultura utilizzando il marmo peperino simile alla pietra utilizzata nella loro isola. Si dice che il Mohai porti bene… Ma guai a spostarlo dalla posizione in cui è stato posizionato!

Dopo i saluti dei qualificati membri della giuria (la professoressa Silvia Somigli, il professore  universitario Amerigo Bazzoffi e il giornalista-saggista Giuseppe Rescifina e dei numerosi e illustri ospiti arrivati da ogni parte d’Italia (compreso Patrizio Pacioni) si passa alla premiazione dei vincitori delle sezioni poesia e narrativa edita e inedita.

Insomma una grande festa di poesia, di narrativa, di cultura.

Più che una premiazione un presagio, si è detto nel titolo di questo articolo. Più che un presagio una certezza, mi correggo ora: quella che, nel prossimo anno, alla seconda edizione di questo concorso, si affiancherà qualcos’altro che non ha precedenti quanto a  concezione e struttura. Qualcos’altro che riguarda molto da vicino la nostra amata Monteselva.

Per ora non posso aggiungere altro, ma vi consiglio di seguire da vicino, da molto vicino, le pagine di questo blog: nel giro della prossima settimana, ne saprete molto ma molto di più.

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(*)   L’antico borgo “ la Commenda” dimora storica del XII secolo, è ubicato nel cuore della Tuscia, a pochi chilometri da Montefiascone e dal lago di Bolsena. 

Immersa in un parco di 5 ettari ricco di alberi secolari, ulivi e vigneti, questa prestigiosa residenza (in cui ebbero modo di soggiornare personaggi del calibro del Pontefice Paolo III, di Giulia Farnese o di alcuni membri della nobile famiglia Doria Phamphili – per non dimenticare, in tema di scrittura, Annibal Caro, sommo traduttore dell’Eneide) è il luogo più indicato per trascorrere una vacanza in pieno relax.

Per “commenda”, per chi non lo sapesse, s’intende la gestione a tempo di beni immobiliari affidata da una Congregazione Religiosa a cavalieri o alti prelati.

La chiesa e i fabbricati a essa connessi (a poco più di un chilometro di distanza dalla Francigena) la cui prima costruzione risale al 1170, funsero da rifugio e dimora a numerosissimi pellegrini in viaggio per Roma. L’antico borgo “La Commenda” , dove avrete tra l’altro occasione di gustare le squisite pietanze e il vino genuino prodotto dalla società agricola Il Marrugio ,  è anche un punto di partenza ideale per raggiungere i luoghi di interesse archeologico e artistico di cui è ricca la Tuscia.

   Valerio Vairo

Categorie: Scrittura.

Giulia in Giallo (Delitti & Diletti): le immagini del “prima”

Tante parole scorreranno.

Tante suggestioni, tanti momenti magici arriveranno.

Il corso “Il terzo occhio” (introduzione al Giornalismo investigativo) condotto da Patrizio Pacioni

Gli autori, gli editori, i libri.

Lo spazio per i più piccoli a cura di Clirim Muça.

Gli incontri con gli ospiti, che culmineranno con la cena con Antonio Ingroia, illustre testimone e attore della storia di quest’ultimo ventennio. 

Per ora assaporiamo queste suggestive immagini: Da sabato, con Giulia in Giallo – Delitti & Diletti fortemente voluto e organizzato a e per Giulianova da  Anna Tafà dell’Hotel Zenit e Sandrina Piras di Cultura No Stop, tutto comincerà.

                            

Categorie: Scrittura.

Il cordone di Cardona

Si parla, prendendo spunto dall’uscita di In cauda venenum, presentato per la prima volta a Viterbo il primo luglio, nell’ambito di CaffeinaCultura, di quel articolare collegamento, simile appunto a un cordone ombelicale, che lega un personaggio al suo creatore.

Comincio con il dire che l’impatto con l’ “oggetto-libro” (impreziosito dalla copertina realizzata dall’artista bresciano Gi Morandini) è di per se stesso destabilizzante: si tratta di  due romanzi brevi raccolti in un’opera unica, con la particolarità di poter cominciare a leggere, indifferentemente, da una parte e dall’altra.

Cristina Pallotta intervista Patrizio Pacioni all’interno del locale “Al Settantasette” di via San Pellegrino

-Il titolo è In cauda venenum seconda collaborazione, dopo La verità nell’ombra con la Casa Editrice Serena… dichiara l’autore romano, intervistato da una Cristina Pallotta effervescente e cordialmente incalzante come, suo solito.

-Ma contiene, al suo interno, due storie del tutto autonome, legate tra loro dall’ambientazione nella oscura e misteriosa Monteselva e, naturalmente, dall’incisiva presenza del commissario Cardona.

-Già. Il tuo commissario torna dopo… quanti anni?

-Oltre sei anni da Delitti & Diletti che scrissi a quattro mani con Lorella De Bon.

-Perché hai lasciato trascorrere tutto questo tempo?

-In effetti questa è una domanda che durante gli ultimi anni, mi sono posto più volte, trovando numerose risposte diverse. Il che equivale a nessuna risposta certa.

Pacioni parla di altre idee che si sono proposte con forza, altri progetti, primo fra tutti quello teatrale, che hanno interferito nel suo rapporto con “il Leone”. Salvo poi ammettere che questa lunga stasi, alla fine dei conti, altro effetto non ha sortito se non quello di intensificare il divertimento che prova nel cimentarsi nella scrittura “gialla” attraverso l’ingombrante presenza del suo commissario.

 Ancora Patrizio Pacioni e Cristina Pallotta, ripresi al termine dell’evento.

L’intervista prosegue prendendo in rassegna l’attività dello scrittore romano nel suo complesso: la narrazione letteraria, la drammaturgia, la conduzione del blog, la didattica e l’impegno sociale orientato soprattutto sull’opera di recupero dei detenuti.

-Ora che è di nuovo tra noi, puoi dirci quale sarà il futuro di Cardona? – azzarda Cristina Pallotta.

-Oh, per lui ci saranno dure prove da affrontare e novità che potrebbero stravolgergli la vita, non solo lavorativa. I personaggi letterari devono essere trattati come persone, per le quali, come dice un detto orientale, tutto ciò che smette di crescere, incomincia a morire.

Nel frattempo, sullo schermo allestito all’interno del pub <Al Settantasette> scorrono le immagini del booktrailer ideato e realizzato da Giusy Orofino.

Alla fine, insieme ai saluti di rito, l’annuncio del (molto prossimo) ritorno a Viterbo per la presentazione di In cauda venenum nell’ambito della kermesse gialla Ombre. che si terrà nel capoluogo della Tuscia nella seconda metà di questo mese.

   

Immagini che sintetizzano con grande efficacia e suggestione la partecipazione di Patrizio PacioniCaffeina 2016. Nella terza da sinistra, in particolare, con uno dei conduttori di “Al Settantasette” (locale che ha ospitato la presentazione di In cauda Venenum) e nella quarta e ultima, come da tradizione, lo scrittore tra due dei giovanissimi quanto preziosissimi “volontari”

Poi, dopo la pausa estiva (che non sarà comunque completamente tale) l’avvio di una serrata serie di eventi legati al ritorno in libreria del commissario Cardona che porterà Pacioni in numerose località sparse in tutta Italia: per esserne esaurientemente informati, praticamente in tempo reale, altro non si dovrà fare che seguire attentamente gli articoli pubblicati su questo blog.

  

Titolo: In cauda venenum

Autore: Patrizio Pacioni

Genere: Giallo – thriller

Editore: Casa Editrice Serena

Anno: 2016

Pagine: 168

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-941654-2-5

Valerio Vairo

 

 

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (3) – La bella Tuscia di Dante (e di Rescifina)

Il libro è sottile, ma denso.

Sintetico, ma succoso.

Ben congegnato e ben scritto (e qui non ci sono “ma”).

Il viaggio che Giuseppe Rescifina compie, portando con sé coloro cui tocca la buona sorte di sfogliare questo saggio, è uno di quelli talmente ricchi di memorie, suggestioni e spunti che si esauriscono troppo presto, lasciando il desiderio che presto ci sia una nuova partenza.

Così seguiamo il Sommo Poeta nel viaggio intrapreso unendosi ai pellegrini diretti a  Roma per il Giubileo del 1300.

Passa a Viterbo percorrendo la Francigena che, guarda caso, scorre vicino al Bullicame (cfr. XIV Canto dell’Inferno) , sorgente di acqua sulfurea che senz’altro deve averlo ispirato nel descrivere l’infernale Flegetonte.

Ne esce un affresco di parole, di notizie e di riferimenti che unisce storia, letteratura e arte. Un mosaico di personaggi sospesi tra i versi del Sommo Poeta e la Storia, cui Rescifina riesce ad attribuire, con tocco sapiente, colore, rilievo e suggestione.

Aggiungendo, per rendere ancora più gustoso il tutto, un pizzico di esoterismo e di stuzzicante alchimia e spigolature di costume e di cronaca sparse qua e là.

Insomma, libro snello ma di sostanza, da leggere velocemente e da rileggere con attenzione, parte per parte, una volta che si sarà posata la nebbia magica dell’ arcano incanto della Commedia così abilmente evocato e trattato dall’Autore.

Giuseppe Rescifina è nato a Sant’Agata di Militello e vive a Viterbo. Giornalista, saggista, autore di testi teatrali e di ricerche di antropologia delle religioni. Studioso (e appassionato estimatore) di Dnte, che ha anche interpretato in varie performance e diffuso in  “lectio”. Ha lavorato per Il Giornale di Sicilia, Il Corriere dell’Umbria e collaborato con il Corriere della Sera. Ha contribuito, insieme ad alcuni colleghi, alla fondazione del Corriere di Viterbo. Ha diretto Viterbo Oggi e alcuni uffici stampa. Nel 1987 ha pubblicato la guida Sicilia per Edizioni Futuro e ha collaborato con numerose testate.

  Titolo: Dante e la Tuscia

  Autore: Giuseppe Rescifina

  Editore: Casa Editrice Serena

  Anno: 2015

  Pagine: 116

  Prezzo: 15 €

  ISBN:  9788890876622

 

 

  Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.