Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

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Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

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Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

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Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

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Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

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Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

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Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

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Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

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L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

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Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

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BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (63) – Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

 

1873

Una data talmente remota, ormai, da mettere in soggezione chiunque.

   

Poi, quando sei lì, nel centro di Milano, in via Manzoni, a due passi dalla mitica Montenapoleone,  che osservi l’ingresso del teatro dall’altra parte della strada, inaugurato appunto in quell’anno di grazia, ecco che un mondo antico si rimaterializza nel presente, prendendo quasi consistenza reale: invece di berline, coupé, autobus e moto, cominciano a sfilarti davanti gentiluomini con il cappello a cilindro e dame vestite di trine,  a piedi e a bordo di carrozze tirate da cavalli.

E proprio sulla presenza degli equini nelle immediate vicinanze del teatro è basato lo sconveniente augurio che, immancabilmente, è solita scambiarsi, nell’imminenza di una prima, la gente di teatro: tanto sterco sul pavimento di strade e piazze equivale a tanti spettatori, a tanti biglietti staccati.

Giovedì 23 novembre, in via Manzoni non si avverte olezzo di letame; semmai quel che si respira è alito di città, vapore di idrocarburi, meno maleolente ma certamente più tossico dell’altro.

Quanti anni, quanta storia è passata di qui. È proprio qui che Milano davvero e Milano da sempre. È qui, come alla Scala per la lirica, che la storia della prosa e della lirica italiana, tra crisi politiche sociali, tra periodi di pace, travagli convulsi di guerra, è passata, si è fermata e soggiorna tuttora.

È qui che si svolge la premiazione di uno dei più prestigiosi concorsi di composizione teatrale che si celebrano ogni anno in Italia: «Autori italiani», bandito dalla rivista Sipario e intitolato a Carlo Terron.

«È con grandissima soddisfazione e con grandissimo orgoglio che, giovedì 23 novembre, io ed Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano), abbiamo ricevuto la targa assegnata al vincitore dalle mani del maestro Beppe Menegatti» dichiara senza esitazioni (ma con malcelata emozione) Patrizio Pacioni

«Un risultato simile alla prima prova, per dirla vichianamente, “mi turba e mi commuove”, dunque lasciatemi il tempo di metabolizzare»  è il pensiero, invece, di Elena Bonometti.

Oltre che dal rinomato regista, i riconoscimenti sono stati consegnati da Alessandro Arnone  (direttore del Teatro Manzoni), Mario Mattia Giorgetti (direttore della rivista Sipario), Ferruccio Soleri e Carla Fracci (rispettivamente grandissimo Arlecchino di Sthreler e leggendaria étoile).

Ora anche per «Come nel Gioco dell’Oca» comincia l’attesa di vederla rappresentata sul palcoscenico, così come, ormai fra pochissimi giorni  sarà, per  il solo Pacioni,  «Sua Eccellenza è servita».

Oltre al già ambitissimo riconoscimento e alla targa di rito, alla commedia è stato assegnato il premio aggiuntivo, non di esigia consistenza, di un ammontare di 20.000 spendibili in pubblicità su tutti i media aderenti al progetto “Autori Italiani” da parte dell’Ente teatrale che la metterà in scena per almeno venti repliche.

Ricordo con l’occasione che Sipario è una prestigiosa rivista fondata nel 1946 da Ivo Chiesa e da Gian Maria Guglielmin. La sua linea editoriale si propone con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo dello spettacolo, comprendente teatro, danza, lirica, musica, cinema e rassegne, ai quali la rivista dedica ogni anno altrettanti speciali, comprendenti notizie ma soprattutto articoli di analisi e documentazione delle tendenze del settore.

 

 

Particolare attenzione è dedicata alla drammaturgia contemporanea, italiana e straniera, sempre privilegiata nelle scelte editoriali e critiche. Ai testi di autori esordienti o poco noti al pubblico, Sipario dedica infatti uno spazio mensile, pubblicando uno o più testi, promuovendo anche la diffusione e la traduzione di testi stranieri.

Una piccola annotazione in merito al “trattamento” dell’importante notizia da parte della stampa bresciana: unico a diffonderla con la dovuta attenzione che meritava informare i lettori “di zona” è stato il Corriere della Sera, uscito con grande tempestività il giorno stesso della premiazione con un articolo a firma di Nino Dolfo, da sempre attento a ogni significativo avvenimento della vita culturale di Brescia. Quanto, invece, al Giornale di Brescia e Bresciaoggi, senza voler fare torto a nessuno, il miglior commento ricalca l’arguta quanto celeberrima frase attribuita a Giacomo Badoar «Un bel tacer non fu mai scritto».

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Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.