Goodmorning Brescia (9) – Lo sguardo indiscreto di Elena

Carla Boroni introduce la serata e la mini-serie di conferenze Sguardi su Brescia (curata da Elena Bonometti per il C.T.B.) che si tengono nella tradizionale sede del Foyer del Teatro Sociale.

A parlare del tema 《Il gioco del mondo e il sapere dell’uomo preistorico》 è Gaudenzio Ragazzi esperto di iconografia preistorica e formatore.

Prima di cedere la parola al relatore, Elena Bonometti ricorda come questo genere di iniziative ispirate al territorio, la cui organizzazione da parte dei TRIC è fortemente caldeggiata dal Ministero, riprenda nella sostanza la bella tradizione di quegli incontri sulla brescianità che costituiscono una radicata tradizione che il CTB, da sempre promuove e difende con assoluta convinzione.

Il gioco si fa per divertimento, senza scopi utilitaristici, è un momento della vita che favorisce fantasia e libera espressione di sé, necessita da parte di chi lo pratica del ricorso a molteplici e variegate “abilità”, favorisce il miglioramento motorio e psichico e (ultimo ma non ultimo) accompagna il delicato percorso della crescita da “solitario”, a “parallelo” per diventare alla fine ludico coadiuvante dello spirito “associativo” e “cooperativo“》 ricorda ai presenti, con la consueta chiarezza.

 《Al gioco appartengono e sono propri contenuti artistici e affettivi. Può essere utile ad analisti e psicologi per effettuare indagini e verifiche cognitive e terapeutiche di sicura efficacia》.

《Campana》 o 《Mondo》 o uno qualsiasi dei mille nomi che assume in Italia e nel mondo, è da questo gioco che parte Gaudenzio Ragazzi.

《La mia occupazione non è quella  di cercare terre e cose nuove, ma di guardare con occhi nuovi》, premette, per poi passare a un’articolata quanto vivace disamina dei più o meno visibili aspetti collaterali di ciò che potrebbe sembrare un semplice quanto ingenuo passatempo per giovanissimi.

   

È nella divisione degli spazi il segreto e la rivelazione: dalla stele in pietra al disegno del gessetto sull’asfalto, quello che si diletta nel 《Gioco del Mondo》 è un uomo ancora bambino che (segnando la Terra e venendo in contatto con tale gesto con la misteriosa e maestosa essenza del globo)  diventa l’uomo maturo di millenni dopo.

Le regole del gioco riportano, attingendo a conoscenze e sensazioni ancestrali , agli interrogativi e alle più profonde aspirazioni di conoscenza dell’essere umano. Una volta entrati in questa ottica, cerchi, rettangoli, curve e angoli assumono significati arcani e trascendenti.

Insomma, che siano chiese cristiane, moschee o templi indù, che si tratti di una scacchiera o di una tavola da gioco maya, in certi segni, in certe forme, in certi gesti, c’è un percorso comune che parte dall’anima stessa del pianeta che abitiamo e ci raggiunge dagli spazi profondi, un anelito di assoluto da soddisfare attraverso lo studio delle immutabili leggi che regolano i fenomeni naturali.

Un gioco dalle regole rigide e inappellabili, cui ci si applica con quella serietà di cui, ammettiamolo, solo il candore di un bimbo, frutto ancora incontaminato della natura, unico approccio per l’avvicinamento a Dio.

Persino il sassolino tirato all’indietro, quel piccolo frammento di natura che parte da una “casa” e a essa ritorna,assurge al ruolo di simbolo  di un’anima trasmigrante ma mai errante.

Ci si ricorda del territorio, certo. Della “brescianità” di cui si diceva prima. Parlano della cripta di San Glisente (Esine), le cui colonne e le cui aperture appaiono magicamente (o misticamente) perfettamente allineate e orientate con precisione persino inquietante alla luce del solstizio e dell’equinozio.

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Goodmorning Brescia (7) – Le luci e le ombre di Pier Paolo

Questa serie d’incontri vuole essere occasione e causa, come negli scorsi anni, della pacata rivisitazione di alcuni momenti significativi della stagione ormai giunta alle battute finali》 premette Carla Boroni, introducendo questo ennesimo pomeriggio di cultura nel Foyer del Teatro Sociale.

Però, siccome ci piace sempre sorprendere, cominceremo con un’eccezione, visto che oggi qui si parlerà di Pier Paolo Pasolini

Dopo di che, presentati velocemente i prossimi appuntamenti che sì, saranno effettivamente dedicati alle conversazioni intorno al teatro, lascia la parola a Magda Biglia che, a sua volta, presenta al pubblico che gremisce il foyer gli attori/lettori Alessandro Pazzi e Chiara Bazoli: sono entrambi membri del Gruppo Ossigeno Teatro (《Abbiamo l’obiettivo di promuovere azioni teatrali che possano essere motore di cambiamento individuale e collettivo》 – è la loro presentazione)  nato nel 2006 e impegnato particolarmente nella rivisitazione dei grandi autori classici di ogni tempo e di ogni Paese.

Poi sono solo letture, attraverso le quali esce, a tutto tondo, un uomo di genio stretto nel suo personaggio e in un mondo con l’orologio indietro di qualche decina di anni rispetto alla sua indole e alle sue esigenze: Pasolini e sua madre, Pasolini e lo sport, Pasolini e Dio. Brani scelti che permettono di indagare attraverso le sue stesse parole sulla vera essenza del vivere, sulla natura della morte, sulla sofferenza di certi difficilissimi rapporti da intrattenere con se stessi, quando si vorrebbe essere accettati dagli altri, ma non si riesce ad accettarsi per ciò che è.

Tutto questo è Pasolini. Ma è anche essere debole e imperfetto, travagliato da pulsioni che talvolta lo sovrastano e lo travolgono, orientandone abitudini di vita e frequentazioni, affascinanti e ammaliatrici come fuochi fatui nel buio della coscienza. 

Insomma, un personaggio grande ma contraddittorio, scrittore e poeta assolutamente trascinante quando si scava dentro l’anima, che perde forse efficacia e suggestione allorché,  salito sulla pedana, riveste i panni del censore-anti-conformismo-castigatore di costumi.

Tranne che in 《Io so》,  dove i due aspetti si incontrano e, in un certo senso, arrivano a sovrapporsi: più una speranza, più un’intuizione di un cuore ferito, che una certezza, (《Io so, ma non ho né prove né indizi》 è il suo grido impotente e disperato) suggestiva dunque come solo la visione o il sogno di un intellettuale ribelle sanno essere.

Premesso questo, per una volta consentitemi una nota personale più consona al ruolo di opinionista che non a quello di cronista che dovrei ricoprire (ed effettivamente di solito ricopro) in questa sede: ogni volta che incrocio i miei pensieri con la figura di PPP, ammetto di trovarmi in difficoltà, non riuscendo sempre e/o completamente a effettuare una netta distinzione tra l’artista (unico, eccelso, che sa elevare al cielo la mente e l’anima, quello che grida 《È impossibile dire quale urlo sia il mio, ma di certo durerà oltre ogni possibile fine》 ) e l’uomo di discutibile moralità,  che conosce l’arte e il piacere della corruzione. 

Ma questi, dirà qualcuno,  sono problemi miei.


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Ex Libris (1) – Lo Zibaldone di Carlà

CON LA “RINASCITA” DEL BLOG, ECCO IL PRIMO ARTICOLO DI UNA NUOVA RUBRICA DI CRITICA LETTERARIA CHE AVRÀ  COME CARATTERISTICA ORIGINALE QUELLA DI NON ESSERE AFFIDATA SOLTANTO A UN RESPONSABILE UNICO MA A DISPOSIZIONE ANCHE DI CHI, PURCHÉ DOTATO DEI NECESSARI SKILLS, PROPORRÀ RECENSIONI DI LIBRI (PREFERIBILMENTE DI RECENTE PUBBLICAZIONE) SCELTI A PROPRIA  COMPLETA DISCREZIONE

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Carla Boroni adora scrivere libri di questo genere, farciti di riflessioni, massime, ricordi, spigolature, riprese dalla tradizione popolare, buoni pensieri e buone ricette…

… e i suoi lettori l’adorano di più ogni volta che lo fa.

Scrive come parla, Carla Boroni, in pubblico e in privato, dicendo le cose come stanno, senza orpelli né timidezze, in un linguaggio che, pur risultando elegante e forbito, si rivela chiaro e comprensibile per tutti.

Nel suo Zibaldone, brillante breviario laico di pronta e agevole consultazione, come si conviene in pubblicazioni di questo genere, c’è davvero di tutto: pillole di saggezza “prêt-à-porter“, come recita il sottotitolo dell’opera, coadiuvanti del cuore e della mente in dosaggi alchemici od omeopatici, a seconda dei casi, delle convenienze e della preferenze.

Ma basta, uffa, non ho nessuna voglia di continuare a recensire questo libro.

No. Voglio che parli da solo.

Quindi… parola alle pagine:

  • 13 gennaio (provocatorio): Un giorno, visti i tempi, qualcuno dovrà pur scrivere una “Critica della ragione erotica”;
  • 6 febbraio (sintattico-malinconico): Non ci sono più punti fermi (né virgole);
  • 9 marzo (antropologico): Il pudore è una forma  tenue di tabù che ha un’estremma variabilità culturale;
  • 11 aprile (motivazionale): Un progetto andato a Rotoli? Non pensiamo subito di aver fallito. Reagire è la parola d’ordine. Gli errori preparano la strada al successo;
  • 30 maggio (lirico-editoriale): Il poeta che canta la disperazione del mondo… è ridicolo, soprattutto quando chiede all’editore: <Quanto ho venduto?>;
  • 6 giugno (didattico-frustrante): Niente è più feroce del sapere dell’ignorante;
  • 23 luglio (storico-politico): <Il comunismo in Italia> ha confidato Ennio Flaiano <è stato un movimento letterario>;
  • 9 agosto (intimistico): Il senso di colpa scatta quando ci si arrovella su una decisione già presa;
  • 15 settembre (sentimental-cinico): Esistono due tipi di donne: quelle che credono ancora nell’amore e quelle che hanno comprato un cane (che non parla ed è affettuoso);
  • 28 ottobre (statistico-attuariale): La vita si sta allungando a un ritmo impressionante, abbiamo sempre più voglia di fare una sorta di gara della giovinezza con gli altri;
  • 24 novembre: L’ansia è sinonimo d’intelligenza. Imparare ad ascoltarla porta messaggi utili;
  • 31 dicembre (ovviamente e tempestivamente augurale): Ricomincia da te stessa: è la soluzione per ogni fine e per ogni inizio.

<Carla non è mai indifferente, né cinica. È appassionata ed entusiasta, indipendente e piacevole. Gratificante nel leggerla. Da sempre> scrive Roberto Gitti nella sua dotta e scorrevole prefazione.

 <Amo la fragilità del pensiero che qui finisce in sintesi, perché, in fondo, rappresenta la nostra condizione più vera, la più autentica. Scrivere breve è una sorta di colla che tiene insieme il nostro fragile pensare con tutto il resto> confida la stessa Carla Boroni nella lieve e intimissima introduzione.

<Comprate e leggete senza indugio alcuno questo snello trattato di sensibilità e intelligenza. Vale gli 8 € di spesa. Anzi, ne vale molti ma molti di più> mi permetto di aggiungere io.

Titolo: Zibaldone prêt-à-porter

Autore: Carla Boroni

Casa Editrice: Compagnia della Stampa

Collana: Fluo

Anno: 2016

Pagine: 96

Prezzo: 8 €

ISBN: 9 788884 866981

 

 

  Il Lettore

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