L’ardua sfida della Tempesta danzata

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     L’opera:
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«La tempesta» è un’opera teatrale in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1610 e il 1611. La vicenda, ambientato su di un’isola imprecisata del Mediterraneo, racconta di Prospero. duca di Milano mandato in esilio, che si adopera in ogni modo (anche ricorrendo a magia e incantesimi) perché la figlia Miranda possa riprendere il potere.  Così, grazie a un incantesimo che scatena una forte tempesta, provoca il  naufragio proprio sull’isola in cui è stato esiliato, di suo fratello Antonio e di Alonso Re di Napoli, suo complice.
Una volta fatto ciò, Prospero, coadiuvato dallo spiritello Ariel (prima del suo arrivo imprigionato da un incantesimo in un albero), che ha fatto suo complice, e sempre servendosi della propria scaltrezza e delle arti magiche, riesce a rivelare la meschinità di Antonio e a fare innamorare e sposare la figlia con il Principe di Napoli. 
Prima rappresentazione in pubblico: 1 novembre 1611
Personaggi principali: Prospero, Calibano, Ariel, Miranda, Ferdinando

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Lo spettacolo:.

Un grande schermo tv diffonde immagini in bianco e nero che suggeriscono rimpianti e nostalgie, il soffio incombente e onnipresente del vento, una colonna sonora fatta di musica a volte tribale, a volte tecno, a volte scandita da percussioni rock, che, invece di suggerire i movimenti dei danzatori, sembra accompagnarli con mirabile efficacia e fedeltà.

Un godimento per gli occhi e per lo spirito, sia a livello estetico che emotivo, sollecitato da  coreografie, scenografie e giochi di luce di grandissima suggestione, dallo straordinario affiatamento di sedici ballerini, talmente bravi da rendere difficile (e persino superfluo) prenderli uno per uno per distinguerne e pesarne le prestazioni personali.

La domanda è: può essere sufficiente tutto ciò a garantire di una sfida ambiziosa come quella di trasporre un’opera del divino William Shakespeare in uno spettacolo di danza?

«Ecco la capacità della danza di raccontare la narrazione teatrale» è la convinzione  espressa senza se e senza ma da Giuseppe Spota, che spiega poi  Nello studiare il testo un’immagine mi ha condotto all’altra (come succede nella storia di Shakespeare, in un continuo effetto domino), dando la possibilità all’immaginazione di espandersi. Proprio come in un viaggio, in ogni tappa il corpo e il movimento cambiano e si evolvono, attirando il pubblico dentro un mondo magico”.

In realtà la questione è ben più complessa, però.

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(crediti delle foto PH Viola Berlanda)

 

Nel fulgore espressivo, nelle mille forti sollecitazioni sensoriali e mentali che lo spettacolo regala agli spettatori, a ben vedere c’è abbastanza Tempesta, ma meno Shakespeare.

Perché, per portare a termine con pieno successo un’operazione ambiziosa come questa, il Grande Bardo, probabilmente, è l’autore meno indicato: un Genio della parola che nei riferimenti ideali, sia dotti che popolari, nelle raffinate e nelle sapide parafrasi verbali, nelle complesse e stuzzicanti allegorie, è obbiettivamente impossibile tradurre compiutamente in soli movimenti. Esprimere in passi di ballo il messaggio Shakespeariano, dunque, al di là delle migliori intenzioni, è un po’ come tentare di descrivere in uno scritto o in un colloquio un sapore o un odore: si può fare, certo, usando i termini giusti, ma solo in modo approssimativo, perché o un gusto si prova in bocca o nel naso, oppure non si conosce davvero.

Insomma: spettacolo davvero di altissimo livello, che meritatamente ha riscosso, al calare del sipario, i ripetuti e convintissimi appalusi del pubblico che gremiva il Teatro Sociale, ma opera a sé, sostanzialmente (e felicemente – aggiungo e sottolineo) distaccata dall’opera di riferimento e, soprattutto, dal suo drammaturgo.

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Tempesta è una produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, coprodotta da CTB Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile del Veneto, con il sostegno di Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

Dopo il debutto, nello scorso giugno, al Piccolo Teatro di Milano, lo spettacolo per 16 danzatori è in scena al Teatro Sociale di Brescia dal 29 novembre all’1 dicembre.

Coreografia di Giuseppe Spota, musiche originali di Giuliano Sangiorgi (leader dei Negramaro), drammaturgia di Pasquale Plastino, consulenza critica curata da Antonio Audino, scene di Giacomo Andrico, costumi di Francesca Messori e luci di Carlo Cerri.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

    Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.