Ex Libris (20) – L’Architetto Tarquini costruisce su due piani

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È un libro solo, ma è come se fossero due.

Ovvero, la storia è quella di Alberto Malini nato nel 1946 (proprio come l’Autore, guarda un po’ a volte il caso), insieme alla Repubblica nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, appunto. Solo che la narrazione della vita del protagonista (architetto proprio come l’Autore, ri-guarda un po’) e al tempo stesso testimone  dello scorrere del tempo e dell’evolvere, nonché dell’involvere, di una società complessa e variegata come quella italiana, risulti drasticamente divisa in due.

Le prime centoquarantasei pagine scompongono la giovinezza dell’architetto Malini in una serie di “capitoli-racconti” che, inizialmente, riguardano essenzialmente personaggi collaterali attraverso i quali viene scandito lo scorrere del dopoguerra e del boom economico, per poi calare sul protagonista impegnato negli studi luceali e universitari e, soprattutto, in quel difficilissimo e mai tranquillo passaggio tra adolescenza e maturità.

Dopo di che, direi a sorpresa, cambia tutto: accelera il ritmo, cambia lo stile  con l’inserimento di una buona dose di dialoghi, quasi assenti nella prima parte, cambia il genere della narrazione che, divenuta serrata fino all’apnea, si trasforma, se si permette il neologismo, un “giallo-politico-economico con risvolti noir” dal sorprendente quanto imprevedibile finale (ma sarà realmente, il finale?)

La lotta è quella, eterna, tra il bene (che il disincantato e un po’ edonista architetto Malini interpreta a modo suo) e il male, impersonato da “piccoli poteri occulti” del tutto privi di morale e scrupoli. In particolare tra chi vuole davvero “costruire” per la città e per i cittadini e chi, invece, punta solo a una speculazione becera e predatoria. Interpretata e raccontata in un’ottica diversa dal solito, e già questo non è poco.

Di davvero omogeneo, in tutto il libro, c’è la pulita correttezza della scrittura, la meticolosa cura applicata dall’Autore nella discrezione di personaggi-ambienti-situazioni, la discreta (ma non troppo) presenza di architettura e urbanistica, dello sviluppo della polis, intesa sia in senso estetico che come interconnessione civile e sociale tra i suoi abitanti, l’impressione costante di un Scrittore che sa raccontare di altri ma anche di sé, offrendo al lettore la propria esperienza di formazione culturale e politica, gli ideali, le speranze realizzate e quelle spezzate, in un’ottica dolceamara di anni che troppo velocemente vanno via, scorrendo come sabbia tra le dita.

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Titolo: Coetaneo della Repubblica

Autore: Aldo Tarquini

Anno: 2017

Edito da: Europa Edizioni

Collana: Edificare Universi

Pagine: 316

Prezzo:  15,90 €

ISBN: 978-88-9384-332-4

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Formigine: tra i sapori di Modena e i rombi di Maranello … «Libri-Amo»

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Sabato scorso a Formigine, intervistato da Monica Tappa, Patrizio Pacioni ha ufficialmente “inaugurato” con la presentazione di «Cardona e gli ardori del giovane pensionato» una stagione di eventi che, per l’originale “bottega”  Libri-Amo, auguriamo lunga e densa di successo.

Una discussione che, grazie anche alla fantasia e al brio della conduttrice e al consueto franco mettersi in gioco dell’Autore, è andata ben oltre i contenuti di una normale presentazione, coinvolgendo anche tutti i presenti.

 

 

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Ho colto l’occasione per porre qualche domanda alla titolare Filomena Russo, fondatrice e gestore della nuova libreria al numero 33 della centralissima via Vittorio Veneto.

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Da dove viene Filomena Russo? Che percorso di vita e professione ha fatto per innamorarsi di scrittura e di libri, fino ad arrivare a «Libri-Amo»?

Il mio approccio alla lettura ed alla cultura si perde nella notte dei tempi! Sin da ragazzina, amavo circondarmi di libri che , in molti momenti della mia vita, sono stati il mio rifugio ed il mio strumento prediletto di evasione personale. I miei studi umanistici ( Diploma Classico e Laurea in Filosofia) mi hanno aperto le porte ad una varietà di autori, teorie e generi letterari che, probabilmente, non avrei scoperto ed apprezzato e che, anche oggi, determinano molte delle mie scelte letterarie e ne suggeriscono di nuove. Mi definisco una lettrice onnivora e compulsiva perché ogni libro è in grado di donare conoscenza ed arricchimento personale.

Prima di diventare una libraia ( che era il sogno della mia vita!) ho lavorato per oltre 15 anni in ambito Aziendale, all’interno degli uffici del Personale. Mi occupavo delle selezioni, dell’amministrazione e della formazione interna dei dipendenti; era un lavoro che amavo molto, ma la crisi mi ha buttato fuori dal circuito e, per circa un anno e mezzo, non ho lavorato. Avevo perso uno dei riferimenti cardine della mia vita! Alla fine, non mi sono data per vinta ed ho deciso di rimettermi in gioco con le mie sole forze realizzando un sogno. Ed ecco Libri-Amo…il mio sogno personalissimo!

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Filomena, come ti è venuta l’idea? Aprire una libreria, di questi tempi, al di fuori del franchising delle “Sette Sorelle” della letteratura italiana o dei circuiti che monopolizzano i grandi centri commerciali, è un’impresa al limite della temerarietà.

Sono stata spesso definita una persona coraggiosa per la scelta che ho fatto, ma credo che il coraggio sia ben altro! La mia è una scommessa con la vita, con la società, con l’economia perché ritengo che la positività e la passione per il proprio lavoro alla fine saranno ripagate. Credo in quello che faccio e sto cercando di farlo al meglio delle mie possibilità, senza padroni e gente che mi impone come svolgere il mio lavoro. Ecco la scelta di aprire una piccola libreria indipendente che, nella mia testa, significa libera!

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Perché, nella scelta dell’offerta commerciale di libri, hai scelto di privilegiare l’usato?

Io propongo una vasta scelta di libri usati ed un 20% di libri nuovi, per essere anche al passo con le nuove uscite più interessanti. La scelta è stata mossa da due fattori:

1. I libri costano tanto, a volte troppo e le persone devono avere la possibilità di coltivare la grande passione per lettura senza doversi mangiare lo stipendio (come capitava a me!). Le persone devono avere il diritto di continuare a gioire del piacere della carta e coloro che leggono poco spesso lo fanno proprio per un fattore economico. Un altro mio scopo è proprio consentire a talune persone di conoscere il libro, avvicinandosi pian piano ad esso (vale soprattutto per bambini e ragazzi).

2. In una cittadina come Formigine, composta da 37.000 abitanti, non esisteva una libreria dell’usato ed anche chi, come me, abita in collina deve arrivare a Modena ( circa 40 km dai monti…) per trovarne una. Io mi colloco a metà strada!

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Secondo Te, l’attività di una libreria si esaurisce nella vendita, magari estesa a una forma di consulenza ad personam che costituisce ancora uno dei piccoli vantaggi di un “negozio” di dimensioni ridotte… o c’è qualcos’altro ancora?

Vendere un libro è molto  più che vendere un oggetto. Un libro è una storia, un mondo, una sensazione, un’emozione che bisogna comunicare a chi sceglie di sfogliarne uno. Bisogna capire cosa cerca il cliente, che gusti ha, se ha voglia di aprirsi a nuove conoscenze o se preferisce restare nella sua zona di comfort. Se in quel momento il libro sarà un rifugio, uno sfogo, una fuga o uno strumento per arricchirsi. Il mestiere del libraio, se fatto con amore, è uno scambio di energie e pensieri profondi…è un meta-mestiere!

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Due domande sulla città in cui hai scelto di avviare questa nuova iniziativa. La prima è:come si pongono i formiginesi  rispetto alla lettura?

Formigine è una realtà molto frizzante ed accogliente per quanto riguarda la cultura, in generale. I cittadini sono molto propensi al miglioramento personale che coinvolge anche l’aspetto culturale. Il libro è visto come un ottimo strumento di diffusione e condivisione della conoscenza, a partire dalla tenera età, per cui direi che l’approccio verso il libro è positivo.

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La seconda: cosa pensi di poter fare per la Comunità e cosa ti aspetti che l’Amministrazione Pubblica possa fare per Te, in termini di possibili collaborazione nell’interesse superiore della cultura?

Quello che voglio offrire è uno spazio unico sul territorio, con una gestione “ old style” della libreria fatto di contatto umano e condivisione di passioni, ma con uno sguardo alla modernità ed a quello che oggi piace : gli eventi, gli incontri con gli autori, le letture di gruppo, i laboratori creativi per adulti e bambini….Sono sicura che il Comune noterà quanto sto realizzando e, da parte dell’Amministrazione, ho già avuto un primo contatto per attivare delle collaborazioni che mi permetteranno di affermarmi come realtà culturale in città, garantendomi di vivere la mia vita per e con i libri.

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  Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (20) – Fabio Mundadori, chef … da paura

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Il Commissario Cesare Naldi è stato allontanato dal posto di lavoro a seguito della ultima indagine, e il mostro è tornato: magari Bologna non morirà mai, come suggerisce il titolo della serie, ma continua a uccidere, eccome.

In «Ombre di vetro», il nuovo romanzo di Fabio Mundadori  edito da Damster, si respira  il terrore più terrore che c’è: quello di una mamma che porta in grembo una nuova vita e che sente minacciata la propria maternità.

Sì, perché il serial killer di turno si chiama Mammana, e potete immaginare quale sia il suo modo di lavorare. Come potrete pure facilmente intuire come l’ex commissario Naldi, che con Mammana già aveva avuto a che fare in passato, non resterà a guardare.

No, non potrà proprio farlo.

La ricetta dello scrittore bolognese è sempre la stessa, e continua a funzionare bene: una buona dose narrazione doppia, caratterizzata su due livelli temporali; un bicchiere colmo fino all’orlo di tensione e paura, mescolati in dosi uguale;  una manciata di indizi, né pochi né troppi, disseminati nelle pagine del romanzo; dialogo serrato sparso a neve; evoluzione delle vicende personali dei commissario e dei personaggi a lui collegati quanto basta.

Insomma , Fabio Mundadori  ha elaborato e continua a sviluppare uno stile proprio, riconoscibile a prima vista, e già questo è un grandissimo pregio in un mondo di cloni letterari più o meno riusciti. In più, romanzo dopo romanzo, si nota la crescita nella costruzione di meccanismi gialli sempre più complessi e armonici.

Si legge e si consuma volentieri, «Ombre di vetro», e lascia nel lettore la voglia di leggere il prossimo episodio della saga, ance per conoscere certi sviluppi che, con professionale malizia, l’Autore lascia come fili sospesi.

Un po’ come quegli additivi che, dicono, una certa catena  multinazionale di Fast Food, inserisca nei suoi paninozzi per creare dipendenza  nei suoi clienti. Solo che, stavolta, si tratta di sano e appetitoso salume nostrano, made in Emilia-Romagna sopeziato e arrostito alla perfezione dal cuoco Mundadori, 

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Il libro sarà presentato a Brescia venerdì 11 maggio p.v. A intervistare lo scrittore, al Caffè Letterario Primo Piano, sarà Patrizio Pacioni

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   Fabio Mundadori

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Bolognese,  è un esponente del giallo-noir italiano caratterizzato da uno stile di scrittura scorrevole e incisivo e per la capacità di concepire e narrare trame “di paura”.
Tra i molti riconoscimenti e premi conquistati, segnaliamo  nel 2008 il concorso Giallolatino e nel 2011 il Garfagnana in giallo (di cui presiede la giuria)

BibliografiaIo sono Dorian Dum (Ego edizioni 2010) – Occhi Viola (Ego edizioni 2012) – Dove scorre il male (Damster 2015) – L’altra metà della notte (Damster 2016)

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  • Titolo: Ombre di vetro
  • Autore: Fabio Mundadori
  • Editore: Damster;
  • Anno: 2018
  • Pagine: 302
  • Prezzo: 14 €
  • ISBN-10: 8868103265
  • ISBN-13: 978-8868103262

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (19) – Contro l’amianto, un manuale che non ha prezzo

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Il libro

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Quasi 500 pagine fitte della dolorosa storia della strage da amianto (“fin dalle antiche miniere egizie e romane), di ogni tipo di informazioni, da quelle medico-scientifiche sulla malattia e sulla sua evoluzione, alla normativa, alla giurisprudenza, alle prestazioni assicurative, all’igiene e alle possibili forme di prevenzione, pensate, organizzate e scritte con rigore e semplicità dall’Avvocato Ezio Bonanni, per l’edizione speciale della rivista “Diritto dei lavori” (anno VI, n. 1), interamente costituita dall’opera – numero speciale) «La storia dell’amianto nel mondo del lavoro»(prefazione di Pietro Sartorelli).

Un’autentica epopea nella quale si racconta con phatos e rigore scientifico di medici e scienziati coraggiosi che hanno speso le proprie vite nella ricerca di rimedi contro le insidie del Grande Inquinatore, l’asbesto, spietato killer responsabile della morte di migliaia di operai, dei loro familiari e di intere famiglie che ancora reclamano giustizia.

Una circostanziata e prontamente consultabile raccolta di atti giudiziari, di argomentazioni tecnico-scientifiche che, senza riguardi per nessuno, individuano e denunciano i reali responsabili della strage. Un’agenda di risorse e adempimenti utili a tutelare, nel miglior modo possibile, la salute dei più esposti al rischio  e di tutti noi, attraverso la prevenzione primaria, vale a dire l’eradicazione totale di ogni fonte d’inquinamento.

Consigli utili, per i colpiti da patologie amianto-correlate, per ottenere, quanto meno, l’assistenza e il sostegno necessari e un adeguato ristoro dei danni subiti a causa della malattia.

Un insostituibile trattato che ha un ISBN (978-88-909105-2-4), come tutti i libri,  ma che (a differenza di altri libri) non ha letteralmente un prezzo, visto che è scaricabile, del tutto gratuitamente, utilizzando questo link: 

«http://ita.calameo.com/books/0017089509f1774ceeb1b»

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L’Autore

L’Avv. Ezio Bonanni ha dedicato le sue energie alla tutela e difesa dei cittadini, delle vittime dell’amianto e delle vittime di infortunistica stradale, malasanità e/o responsabilità medica, famiglie e minori, salute e salubrità dell’ambiente, danni da inquinamento, danni ai consumatori, danni da rifiuti, uranio impoverito.

In questi settori, l’Avv. Ezio Bonanni, titolore dell’omonimo studio legale, può vantare un’esperienza di rilievo, sia nella consulenza legale che nel contenzioso arbitrale e giudiziario (comprese le Magistrature Superiori: Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Sezione centrale, Corte Europea per i Diritti dell’Uomo e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea).

L’Avv. Ezio Bonanni è presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

PUBBLICAZIONI:

L’Avv. Ezio Bonanni ha iniziato a collaborare, già dall’estate del 2008, con il Centro Studi “Diritto dei lavori” istituito presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi di Bari, diretto dal Prof. Gaetano Veneto e fa parte del Comitato di redazione della Rivista Scientifica www.dirittodeilavori.it, e ha pubblicato: “Lo Stato dimentica l’amianto killer” (Ed. Comitato per la Difesa della Salute sui Luoghi di Lavoro e sul Territorio, marzo 2009, Milano);

“Tecniche investigative” (Teseo Editore, dicembre 2010, Frosinone);

“Patologie ambientali e lavorative. MCS – Amianto & Giustizia” (Ed. Minerva Medica, gennaio 2011, Torino – coautore il Prof. Giancarlo Ugazio);

“La storia dell’amianto nel mondo del lavoro, rischi danni e tutele” (Ed. Cacucci, gennaio 2012, Bari);

“La storia dell’amianto nel mondo del lavoro, rischi danni e tutele” (Ed. Osservatorio Nazionale Amianto, novembre 2012, Roma);

“Il danno da amianto. Profili risarcitori e tutela medico-legale” (Ed. Giuffrè, agosto 2013, Milano);

Ha pubblicato, tra l’altro, nella rivista scientifica telematica (www.dirittodeilavori.it”) e cartacea edita da Cacucci (Bari) i seguenti lavori scientifici: “La tutela dell’integrità psico-fisica del cittadino (e del lavoratore) e l’intervento nel processo delle formazioni sociali intermedie”; “Esposizione prolungata all’amianto”; “Trattato di Lisbona: nuove fonti normative e tutele nel diritto del lavoro”; “Risarcimento dei danni per illegittima condotta degli enti previdenziali”; “Benefici contributivi per esposizione ad amianto”;

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Anna «Nihil»: molto più… di «Niente» !

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«Ciclope, mi chiedi il nome famoso, ed io ti dirò: tu dammi, come hai promesso, il dono ospitale. Nessuno è il mio nome. Nessuno mi chiamano mia madre e mio padre e tutti gli altri compagni». Dissi così, lui subito mi rispose con cuore spietato: «Per ultimo io mangerò Nessuno, dopo i compagni, gli altri prima: per te sarà questo il dono ospitale»

«Nessuno, amici, mi uccide con l’inganno, non con la forza». Ed essi rispondendo dissero alate parole: «Se dunque nessuno ti fa violenza e sei solo, non puoi certo evitare il morbo del grande Zeus: allora tu prega tuo padre, Poseidone signore». Dicevano così, e rise il mio cuore, perché il nome mio e l’astuzia perfetta l’aveva ingannato»

Così, giocando sulle parole, dietro al “Nihil” di Anna, che in latino come tutti sanno, vuole dire “nulla“, c’è un “molto“, anzi un “moltissimo“: un grandissimo amore per i libri e un’intraprendenza degna di nota, rima di ogni altra cosa, che si è trasformato in «HoVogliaDiLibriVeri». 

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Un blog (quelli sopra sono i suoi “biglietti da visita”) come tanti, dedicato alla promozione della lettura ma, a differenza di altri, mirato alla scoperta e alla valorizzazione di quelli che Anna chiama “libri veri”, vale a dire (parole sue) «scritti per pura ispirazione, istinto, fantasia, tenacia».

Libri dietro ai quali c’è un autore “non vip” che «ha scritto il suo libro perché sentiva di doverlo fare, e ha deciso di pubblicarlo perché pensa possa essere utile, piacevole ed emozionante anche per gli altri».

Insomma, libri destinati a rimanere «fuori dalle classifiche, fuori dalle librerie, ma che hanno un valore enorme». E il «be hungry be foolish!»  di Steve Jobs, nella filosofia di Anna, si trasforma in un intrigante «be curious!» 

Il sito è molto ben realizzato e curato con grande attenzione e professionalità, sia nei contenuti che nella grafica.

Anna Nihil, invece, l’ho intervistata per voi. Continuate a leggere questo articolo per sape cosa ne è venuto fuori e per conoscerla più da vicino e meglio.

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Pochi mesi di vita per http://hovogliadilibriveri.blogspot.it/ : un blog letterario creato quando gli scrittori aumentano e i lettori diminuiscono. Quale idea ti sei fatta sul prossimo futuro?

Intanto voglio sperare che tutti gli scrittori siano anche lettori. Se a ciò si aggiungono i “lettori puri”… forse i conti non sono così disastrosi come vogliono farci credere. Certo, le librerie sono a rischio di estinzione, colpa degli ebook e dell’e-commerce, ma è davvero una “colpa”? Sono scomparse anche altre attività in passato, è il duro prezzo dell’evoluzione. Adesso si parla molto degli audiolibri. Un’ennesima novità che potrebbe rivoluzionare l’editoria. Un giorno i libri non si leggeranno più, ma si ascolteranno? Chi lo sa… 

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In “Ho voglia di libri” ci sono due messaggi diretti, uno indirizzato ai lettori e l’altro agli scrittori, ben separati tra loro. Ai primi si consiglia di evitare i libri scritti dai vip “pompati” dalle tv, i manuali, i “cloni” dei best sellers e sostanzialmente, anche i libri di maggior successo frutto di editing esasperati e ispirati alle indicazioni di marketing. Ai secondi di narrare “seguendo l’istinto”, a prescindere cioè da argomenti e stili che facciano tendenza. La domanda, provocatoria: togliendo tutto ciò non rimane molto…

Vero, non rimarebbe molto nelle classifiche, nelle librerie e su alcuni cataloghi… e finalmente potremmo respirare aria nuova! Avremmo tutto lo spazio necessario per far emergere i libri veri. Libri italiani. La gente crede che gli scrittori italiani siano solo quei quattro che ogni tanto si vedono in tv, ignorano che ci sia un meraviglioso mondo da scoprire! Ad esempio, molti pensano che non esistano bravi scrittori di fantasy in Italia. Invece esistono, eccome se esistono! Gli autori italiani scrivono libri di tutti i generi! Ecco, con il mio blog vorrei dare luce a queste realtà e cercare di abbattere degli assurdi pregiudizi.

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Se avessi una bacchetta magica, quale sarebbe il primo incantesimo che t’impegneresti a fare per l’editoria italiana e i suoi clienti?

Toglierei il titolo di “Casa Editrice” alle stamperie. Chi non può offrire altro che la stampa dei libri, dovrebbe dirlo chiaramente, e invece molti giocano a fare gli editori… finti, purtroppo. Così avvengono il 90% delle truffe ai danni di tanti aspiranti scrittori. Per risolvere il problema, non serve la bacchetta magica, basterebbe rivedere qualche legge. Spero che chi di dovere decida di occuparsene, prima o poi. Visto che mi è rimasto un incantesimo a disposizione, opterei per un «Scrivere è un lavoro, e come tale va giustamente retribuito» da infilare nella testa di un bel po’ di persone.

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Anna Nihil scrittrice. Anche qui, nella sua auto-presentazione una indicazione netta: «Perché la lettura sia davvero piacevole, è importante non farla troppo lunga. La storia deve scorrere come un film. Almeno questa è l’idea che porto avanti e per cui mi batto da anni. Libri brevi…ma intensi!». Mi ricorda la frase di Callimaco ( μέγα βιβλίον μέγα κακόν – grosso libro, grosso malanno”). Così però si lasciano fuori non solo autori come Stephen King, Ken Follett e Zafon, ma anche tipi come Alessandro Manzoni, Victor Hugo, Thomas Mann, che di pagine ne hanno scritte tante…

La “brevità” è una mia idea, un mio marchio di fabbrica. Ci tengo a preservare la mia originalità, quindi va benissimo che al mondo ci siano autori che scrivano in modo diverso da me. Se Alessandro Manzoni fosse vissuto ai giorni nostri, forse il suo “Promessi Sposi” sarebbe stato più breve, oltre che profondamente diverso! Un tempo le descrizioni minuziose erano importanti, era l’unico modo per mostrare un luogo o un monumento a un lettore. Non c’era la tv, non c’era internet, si viaggiava con più difficoltà. Adesso basta nominarlo. In molti l’hanno già visitato, altri l’hanno visto in tv, oppure possono rimediare facilmente con una ricerca sul web. Oggi, credo che valga la pena indugiare solo sui dettagli strettamente attinenti la storia. Di Zafon ultimamente ho letto la Trilogia della nebbia, in un unico testo sono stati raccolti i suoi tre romanzi brevi. Quindi, immagino che Zafon, sul valore della brevità, sia d’accordo con me… ma anche gli altri autori! Penso spesso a questa frase, tratta da una lettera di Pascal del 1600: “Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, non ho avuto il tempo di scriverne una più breve”. Scrivere breve ed efficace è da sempre una bella sfida.

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Parliamo dei tuoi libri, adesso: da fiabe e favole al noir, passando attraverso il chick-lit (un “rosa” di seconda o terza generazione, tanto per intenderci) e la rievocazione storica, da Monna Lisa alla rivoluzione francese. Eppure dev’esserci un fil rouge prevalente, nella tua creatività.

 

Pensa, il prossimo libro sarà tutto un altro genere rispetto ai precedenti! Non mi pongo limiti, tutto dipende dalle storie che mi capita di incrociare lungo il mio cammino. Il fil rouge? In alcuni libri si percepisce una critica sociale (nel chick-lit, nei noir e nella favola “Luna”). Però, a pensarci bene, il tema ricorrente, in tutti i miei libri, è l’illusione dei sentimenti. Mi dispiace, dovrete leggerli per capire esattamente di cosa sto parlando.

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Scrittura, ma non solo. Molto interessante un’altra Tua iniziativa presente in Rete: in http://annanihil.blogspot.it/ , in cui si rivela ed esplode la Tua passione per il cinema;

Sì, “Anna Nihil Show” è stato il mio primo amatissimo blog. L’intento era quello di parlare dello showbiz a modo mio. Con spontaneità, leggerezza e ironia. Potrei dire che io e quel blog siamo cresciuti insieme, ha subito i miei cambiamenti e i miei sbalzi d’umore. Non ho il coraggio di chiuderlo, anche se, ahimè, non lo aggiorno da un bel po’. Forse perché, sotto sotto, non escludo di ritornare a scrivere qualche chiacchiera (non oso definirle recensioni!) sui film in uscita.

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Ultima domanda con una bella offerta “2×1”: hai lo straordinario coraggio di esprimerti senza se e senza ma a favore dell’auto-pubblicazione, dunque contro la posizione di prestigio e di obbiettiva predominanza delle case editrici. Per ora sei coerente e vai avanti, dritta e bene, per la Tua strada. Ma se domani Ti arrivasse una lettera da Mondadori, da Rizzoli o da qualcun’altra delle “sette sorelle” del libro nazionale, Tu cosa faresti?

A dirla tutta, ho una “macchia” sul curriculum: ho firmato un contratto con una casa editrice. Avevo completato la stesura del mio primo romanzo, ed ero pronta a pubblicarlo su una piattoforma self-publishing, quando notai la pubblicità di un concorso. Decisi di partecipare e… finii con il firmare il mio primo contratto. A parte la soddisfazione morale, non c’è stato altro. In confronto ad altri miei colleghi, sono stata molto fortunata. Niente ho avuto, ma niente mi è stato tolto. Altri sono finiti in contratti subdoli, del tipo: «Se compri tot copie, noi provvederemo alla distribuzione, alla pubblicità». Tutte promesse rivelatesi fasulle. Oppure contratti con ricatto: «Pubblichiamo in ebook, se va bene pubblicheremo il cartaceo». Peccato che gli introiti degli ebook non vadano all’autore, che intanto è costretto a dannarsi per venderne quanti più ebook possibile, nella speranza di poter avere un giorno il suo libro tra le mani. In questa giungla di contratti, le piattaforme self-publishing sono le uniche che parlano chiaro. Danno a gli autori tutti i mezzi possibili per diventare editori di se stessi. Certo, ci sono dei costi, non è facile… ma essere liberi e padroni della propria opera, è per me la situazione ideale. Contratti con piccole o medie case editrici non mi interessano, non potrebbero darmi più di quello che ho. Se una grande casa editrice fosse interessata a un mio libro, leggerei attentamente il loro contratto e valuterei con calma, senza farmi prendere da smanie di successo. Sì, potrei firmare, ma per un libro “sistemato”, ne avrei ancora altri self. Non c’è pericolo che mi monti la testa.

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (18) – King e le Bellezze Dormienti

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Perché un certo giorno, all’improvviso, tutte le donne del mondo, al momento di addormentarsi, cadono nell’abisso di un sonno senza risveglio, imprigionate in un bozzolo di fili bianchi, sottili come seta che avvolge i loro corpi dalla testa ai piedi?

Di cosa si tratta? Una malattia, dell’insidioso frutto una subdola strategia di invasione aliena, di un sortilegio?

Chi è davvero la bellissima e misteriosa Evie, signora delle falene e dei topi?

E, soprattutto, come reagirà un mondo destinato in breve tempo a rimanere popolato soltanto di uomini, a un accadimento così sconvolgente e spiazzante?

Questi gli interrogativi che fin dalle prime pagine di “Sleeping Beauties”,  con la solita abilità, Stephen King, in questa occasione affiancato nella scrittura dal figlio Owen, riesce a suscitare nei lettori fin dalle prime pagine del romanzo. Che “lo Zio” sia un grandissimo costruttore di storie, maestro nel gestire un’epopea corale che coinvolge decine e decine di protagonisti, è cosa nota a tutti i suoi  lettori, e anche in questa occasione non si fa eccezione alla regola.

L’originalità del tema e la perfetta articolazione della macchina narrativa rendono la lettura appassionante, e anche questa non è una scoperta. L’attrattiva di “Sleeping Beauties” , inoltre, è incrementata dall’intrigante processo dell’individuazione dei riferimenti alla precedente bibliografia che, in simili occasioni, inevitabilmente scatta nei fedeli appassionati di un grande e seguito Autore prolifico  come il Re del Maine.

In più, in questo caso, in presenza di un testo scritto a quattro mani con il rampollo minore Owen, i più attenti non possono evitare il tentativo d’individuare quali siano le pagine scritte da uno e quali dall’altro. Senza alcuna possibilità di verifica, ovviamente, credo di aver individuato nel testo la paternità dei vari passaggi, anche se nascoste dalla intensa e certosina opera del vero e proprio stuolo di collaboratori letterari ai quali, nel lungo epilogo del romanzo, vengono attribuiti doverosi ringraziamenti: consulenti e previsioni di bozze e quant’altro.

Nel complesso però, siamo in presenza dell’ennesima opera kinghiana: un accurato lavoro artigianale di scrittura che quell’autentico consorzio della creatività letteraria, facente capo a Stephen King, ha trasformato nel corso degli anni in una industria della narrazione: un prodotto, cioè, assolutamente impeccabile dal punto di vista formale, al servizio di una costruzione narrativa serrata e coerente, fedele agli stereotipi (mai banali né scontati) che in tutte queste decine di anni hanno contribuito a formare ingrandire l’universo del narratore di Portland. Si confermano i soliti punti forti: dalla perfetta descrizione della vacua borghesia dell’America di provincia, fatta di molti vizi e poche virtù, all’attenta e sofferta descrizione del mondo carcerario (la struttura delle detenute nel carcere di Dooling potrebbe essere inserita o prelevata indifferentemente, senza nessuna forzatura, dal mondo de “Il miglio verde” o di altri romanzi di ambientazione penitenziaria; dalla banale e sottile crudeltà del male (sempre che effettivamente di male si tratti, si intende, in questo romanzo più che mai) alle pulsioni e ai conflitti adolescenziali. In questa opera, inoltre, si torna con forza (e con sottile e furbo ammiccamento alla parte più significativa e consistente del potenziale pubblico di fruizione) al tema di un vetero-femminismo che vede in eterno conflitto la (spesso brutale) razionalità dell’uomo con la creativa e tutta spirituale introspezione della donna.

Fin qui le note positive. Ora…

Quando il Dio della Scrittura intinse il piccolo neonato (da poco battezzato Stephen) nella magica pozione che rende immortali e invincibili i più grandi scrittori di tutti i tempi (qual è incontestabilmente Stephen King) quella piccola porzione di caviglia che le sue divine dita strinsero, escludendo solo quella minima parte  dalla miracolosa pozione, in Stephen King si chiama certamente FINALE”.

La meravigliosa architettura creativa di cui è capace che, infatti, in non poche occasioni appare non adeguatamente supportata da un epilogo all’altezza. Così avvenne clamorosamente per “The dome” e, in modo e misura meno appariscenti, per numerosissimi altri romanzi. A volte (credo che per questo mi attirerò accidenti e maledizione da parte dei pasdaran più intolleranti alle critiche), sembra quasi che arrivato alle ultime battute King non riesca (e forse non ci riuscirebbe nessuno) a tirare i tanti, troppi fili narrativi che, in modo meraviglioso, Egli stesso è riuscito a tessere.

Così “Sleeping Beauties”  meravigliosa storia di mistero, di azione e di fiaba, vicenda carica di suspense e fantasia, di sangue, di psicologia, di echi di guerra, si chiude lasciando l’amara consapevolezza di un’altra grandissima, enorme, occasione mancata.

Forse la screziatura che i maestri della porcellana Ming (quanto assomiglia questa parola a King!) imprimevano con l’unghia nella perfezione assoluta di autentici capolavori dell’arte, per impedire che di tanta bellezza fossero invidiosi gli Dei.

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Ex Libris (17) – La pazzia, l’amore e l’avventura

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«Dall’abisso» è il primo romanzo pubblicato (per le stampe di Vita Felice) da Lorella De Bon (*). Al pubblico di questo sito l’Autrice è nota (e particolarmente cara) per avere firmato, insieme a Patrizio Pacioni, la raccolta di racconti gialli «Delitti e Diletti» con il commissario Cardona in veste di protagonista.

Si tratta di un’opera prima ben riuscita, catìratterizzata da una scrittura efficace e scorrevole, che  si contraddistingue per una singolare discontinuità di struttura narrativa, assistita in ogni momento da coerenti variazioni di stile di scrittura.

I primi capitoli, infatti, sono di sofferta analisi interiore risolvendosi in un viaggio, documentato e didattico al tempo stesso, nei meandri oscuri della follia in cui si dibatte la fragile Teresa, vittima di un’infanzia disagiata e degradata. In questa parte del romanzo risulta oltremodo apprezzabile l’attento lavoro di ricerca sui metodi e le finalità di quella che si può definire la preistoria psichiatrica, fondata sull’emarginazione dalla società dei malati invece che su tentativi, pure in molti casi problematici, di recupero degli stessi.

Improvvisamente, ma senza strappi, il lettore si trova coinvolto in un altro tipo di storia, romanticamente improbabile:; succede allorché il dottor Givetti, nuovo direttore del manicomio, nonché medico curante di Teresa, s’innamora della sua paziente: un errore e un orrore per la deontologia psichiatrica dei nostri tempi, ma accettabile e perfettamente somministrata, in questo caso, grazie alla fantasiosa libertà della fiction.

Infine la vicenda si movimenta, accelera, trasformandosi in un racconto d’azione, con tanto di fughe rocambolesche, inseguimenti e violenze di implacabili cani da caccia rappresentati, in questo caso da ottusi e violenti servi del Potere.

Il tutto senza trascurare l’attento, accurato e sempre presente studio del contesto storico: l’atmosfera prebellica esaltata e cieca, di un’Italia avvelenata, ripiegata su se stessa, addormentata com’è dalla retorica fascista.

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titolo Dall’abisso
autore Lorella De Bon
editore La Vita Felice
genere  Narrativa
collana  Albalibri – Narratori senza confini
pagine  180
pubblicazione  10/2017
prezzo  €  15,00
ISBN/EAN   9788893461856

 

(*Lorella De Bon, laureatasi in storia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, pubblica regolarmente poesie in Rete, sotto lo pseudonimo di CRISalide. Altri suoi componimenti o lavori in prosa compaiono in svariati volumi, fra cui Avere un nome, Liberodiscrivere, Genova, 2003 (antologia con prefazione di Don Ciotti); Le FiumIdee, Liberodiscrivere, Genova, 2004 (antologia presentata alla Fiera internazionale del libro di Torino); Poetici Orizzonti, volume IV, Aletti Editore, Villanova di Guidonia, 2004 (antologia); Ti bacio in bocca. Antologia di poesia erotica al femminile, LietoColle, Faloppio, 2005; Navigando nelle parole, volume XVII, Edizioni Il Filo, Roma-Viterbo, 2005 (antologia); Briciole di senso, Casa Editrice Montedit, Melegnano, 2005 (antologia); ES temporanea. 24 donne per un romanzo, Liberodiscrivere, Genova, 2005 (romanzo collettivo con prefazione di Gabriella Falconi); Il velo della notte, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia di fiabe, miti e racconti fantasy); Anatomia di un battito d’ali, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia); Sei emozione raccolta in uno sguardo, Edizioni Artemis, Reggio Calabria, 2006 (silloge poetica di Ugo Antonio Bella); Ucronie per il terzo millennio, Liberodiscrivere, Genova, 2007 (antologia di racconti fantascientifici); Malta Femmina, Editrice Zona, Pieve al Toppo, 2009 (romanzo collettivo). 
Per l’Associazione “Terre Sommerse” di Roma, ha curato un’antologia di poeti vari, dedicata ad una grande autrice: Alda Merini; il volume — intitolato Nata il 21 marzo. Un seme nella terra, un fiore di poesia — è uscito nel 2006, con una prefazione della stessa Merini. 
Nel 2004 una sua poesia (Sala d’attesa i giorni) è stata letta durante la trasmissione di Rai Tre Cominciamo bene prima. 
Qui di seguito, alcuni dei risultati che ha ottenuto partecipando ai premi letterari: seconda classificata alla V edizione del Premio “Città di Salerno”; selezionata al Concorso “Ti bacio in bocca” della casa editrice LietoColle; finalista all’VIII edizione del Premio biennale di poesia “Diego Valeri” — Piove di Sacco (Padova); prima classificata all’VIII edizione del Concorso di poesia “Lino Negri” — Parona (Pavia); seconda classificata alla VI edizione del Premio di poesia e narrativa “Vigonza” (Padova); prima classificata alla IX edizione del Premio “Alessio Di Giovanni”, indetto dall’Accademia teatrale di Sicilia; finalista all’VIII Premio “De Palchi-Raiziss” — Verona; segnalata al XXX Premio di poesia in dialetto veneto “Bruno Tosi”, organizzato dalla Fondazione “Fioroni” di Legnago (Verona).

 

 

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Ex libris (16) – Il «pick and roll» di Raspanti

  

No, in questo articolo non si parla di un manuale di basket, quello con gli allenatori superstar, come Pianegiani o Messina, per rimanere in ambito nazionale, bensì di quanto avvenuto ieri sera al Circolo lavoratori di Iseo, un locale situato nel pieno centro della cittadina lacustre, inerpicato su tre piani e pervaso di un’atmosfera amicale di altri tempi e intrisa di comuni interessi sociali e culturali.

 

È lì che ieri sera, in una sala gremita, Giuseppe Raspanti, appassionato di viaggi in treno e, appunto, di pallacanestro, intervistato da Rosarita Colosio, ha presentato il libro «Il treno di Ignazio».

Un libro autobiografico, o forse no («Non è un libro di memoria, è un libro sulla memoria», precisa l’Autore.

Un libro di viaggio, sì, anche se «Ciò che  attira la mia attenzione e il mio interesse è il viaggio, non la meta. Da Mantova a Bagheria erano più di 24 ore di treno, praticamente una vita compressa, nel corso della quale si attraversava un mondo da scoprire, sempre diverso anche sulla stessa tratta, sia all’interno dei vagoni che fuori dal finestrino» puntualizza ancora Raspani.

Narrazione on the road all’interno dell’anima e della memoria, più ancora che negli spazi, nell’ambito dei quali, peraltro, il narratore siculo-lombardo ne privilegia uno: l’amata Trinacria, vista –oggi- con gli occhi da bambino di allora, descritta con una straordinaria dovizia di particolari capaci di evocare, oltre alle immagini, anche odori e sapori.

Una riflessione, da parte dell’Autore, anche sul proprio stile di scrittura: «Tratto il testo con l’ amore e il rispetto che merita una persona cara, scegliendo accuratamente ogni parola: la lingua italiana è una delle più ricche del mondo, talmente ricca che di autentici sinonimi ce ne sono ben pochi».

Allo scritto dà voce un convinto e ispirato Alberto Navoni, incaricato delle letture, scelte tra i brani più suggestivi del libro e ascoltati da un pubblico attento e intimamente coinvolto.

Di grande spessore anche l’intervento musicale del duo (chitarra/basso) Fabio Rinaldi & Vittorio Bettoni, ispirati interpreti di un blues caldo e  morbido, retrospettivamente malinconico, che ben si adatta alle riflessioni di cui risultano intrise le pagine del libro.

Chiudo con una  personale annotazione sul libro, che ho letto nel breve spazio di una serata allungata fino a  diventare notte.

Se mi è consentita una similitudine, «Il treno di Ignazio» è un affresco di parole. Ricordi, emozioni, visioni, voli poetici e quotidiana, minutissima realtà, colpiscono nell’insieme, ma soddisfano pienamente solo se si possiede la pazienza di scomporre il quadro per apprezzare ogni simìngolo dettaglio, compreso nel tutto ma pienamente godibile anche per se stesso.

In ogni quadrante del dipinto, sia nel centro che negli angoli estremi, le sfumature dei colori, le tracce dei molti tgipi di pennello utilizzati dal pittore, i chiaroscuri, le sfumature, le sbaffature solo in apparenza occasionali e fortuite, sono precisi quanto solidi indizi di quanto sia solida la conooscenza e la pratica della scrittura di Giuseppe Raspanti.

Non ripetete l’errore di chi, come me, pur godendone, l’ha divorato con ingordigia, quasi in un solo boccone: leggetelo anche voi, ma fatelo… lentamente.

 

Titolo: Il treno di Ignazio

Autore: Giuseppe Raspanti

Editore: la Quadra

Anno: 2017

Pagine: 96

Prezzo: 10 €

ISBN: 9788895251561  

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