Goodmorning Brescia (76) – San Faustino: tanti “singoli” fanno una moltitudine

.

Giusto due parole, poi lascerò la parola alle immagini di questa giornata di festa per Brescia, immancabile richiamo e ricorrente grande appuntamento per tutti i bresciani.

Come spesso accade per la ricorrenza del Santo Patrono (questo è da tempo San Faustino per Brescia, insieme al meno ricordato San Giovita, a dimostrazione che anche tra i Santi esiste una certa gerarchia) , soprattutto in città della tipologia e della grandezza della Leonessa, o per centri di minore dimensione, ciò che “arma” la voglia di scendere in piazza e partecipare allo struscio collettivo, è il desiderio, mai sopito, di riaffermare la propria identità, sia d’individuo che di gruppo.

Una voglia che, soprattutto in una città ormai indubitabilmente multietnica e multiculturale come Brescia, assume singolari tonalità e sfumature che meriterebbero un più articolato e ponderato approfondimento.

.

   

   

  .

.

.Eccoci di nuovo qui.

Avete saziato gli occhi con queste belle foto?  Sì? Allora a questo punto le alternative sono due:

a) Siete forestieri. Accontentatevi di questo e rallegratevi per avere conosciuto qualcosa di più sulla Leonessa d’Italia.

b) Siete di Brescia e dintorni: infilatevi un giubbotto o un paletot e recatevi subito in centro città: così, oltre al senso della vista, potrete gratificare a suon di salamina, porchetta, formaggi e altre simili piacevolezze, anche l’olfatto e, soprattutto, il gusto. Poi, prima di tornare a casa, un bel pirlo come aperitivo ci sta sempre.

Ah, ancora una cosa!

Per chi non lo sapesse, in San Faustino, da qualche tempo, è stato individuato anche il Protettore dei single. In questo caso, a far preferire (ancora una volta) lo stesso Faustino allo sfortunato Giovita, sarebbe l’assonanza con il Santo festeggiato il giorno precedente.

.

.

Probabilmente una sorta di rivalsa da parte di chi, il giorno. precedente, non ha avuto nulla e nessuno da festeggiare. Per alcuni però, la cosa avrebbe anche un fondamento, per così dire, di derivazione storica: la tradizione medievale che vedeva in San Faustino uno assai propenso a offrire alle giovani fanciulle l’opportunità di incontrare il futuro moroso. .

.

 

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (75) – La Poesia? Espressione di Civiltà… Bresciana

.

.

Nell’antico palazzo al numero 5 di vicolo San Giuseppe,  su al primo piano, oltre la grande ed elegante sala riunioni, oltre l’accogliente ufficio nel quale si è tenuta stamattina la conferenza stampa convocata per la presentazione della cerimonia di premiazione del premio nazionale di poesia “Santi Faustino e Giovita 2018” oltre gli uffici, in cui lavorano alacremente gli uomini e le donne della Fondazione Civiltà Bresciana, si apre un dedalo di stanze le cui pareti sono completamente occupate da scaffali stipati di libri di ogni genere. Cerca 100.000 volumi e faldoni in cui è raccolta custodita la storia e la cultura bresciana, ma anche informazioni, trattati, saggi, relative alla vita culturale, sociale e artistica dell’intero paese.

.

.

Lo scopo della conferenza è quello di presentare la cerimonia nel corso della quale, giovedì 15 febbraio prossimo venturo, alle 16.00, presso la stessa sede di vicolo San Giuseppe 5, saranno ufficialmente assegnati i premi relativi al concorso nazionale di poesia santi Faustino e Giovita 2018.

Al di là del dettaglio della manifestazione, alla quale saranno presenti oltre al vescovo della diocesi di Brescia, monsignor Pier Antonio Tremolada e al sindaco Emilio De Bono, il presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli, il  presidente della Camera di Commercio Giuseppe Ambrosi, il presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti Sergio Onger, il presidente della Confraternita dei Santi Faustino e Giovita don Maurizio Funazzi nonché la giuria al gran completo (Andrea Barretta, Maria Rosa Bertelli, Paolo Venturini) ci si è soffermati sull’esito del premio di poesia che torna dopo cinque anni di pausa.

«I numeri parlano da soli» esordisce il Presidente di giuria Andrea Barretta.

«Al premio hanno partecipato 103 partecipanti provenienti da tutta Italia (70% per la sezione in lingua), con 184 poesie» specifica senza nascondere la propria soddisfazione.

«Sono cifre persino inattese, nella misura in cui si sono formate,  che (uniti all’ottimo livello delle liriche pervenute) ci incoraggiano a pensare di aver raggiunto uno dei principali scopi della manifestazione, vale a dire quello di richiamare ancora di più l’attenzione delle autorità politiche, sociali e religiose sulle benemerite attività della Fondazione»

Scende poi nel dettaglio più strettamente tecnico del premio.

«La giuria, che ho avuto l’onore di presiedere, ha lavorato con grande rigore. I testi scritti in “bresciano” sono stati esaminati tenendo conto sia della correttezza dei termini usati che della giusta accentazione, pur tenendo nella giusta considerazione le differenze di scrittura e pronuncia che contraddistinguono le varie zone della provincia. Per quanto riguarda invece le liriche italiane, si è cercato di valorizzare,  nell’ambito di una doverosa attenzione alla correttezza stilistica, anche l’innovazione tematica e di linguaggio».

Ecco i vincitori. Oltre ai tre premi riservati ai vincitori del concorso (per la “lingua” Tiziana Monari, Maria Francesca Girelli e Marco Papetti; per il dialetto Giovanni Trotti, Luigi Legrenzi e Dario Tornago) si è deciso di assegnare altri riconoscimenti per segnalare lavori non premiati ma di qualità e di grande interesse. In particolare:

  • per la lingua menzioni di merito a Gaetano Bonera e Mari Cristina Odoardi e segnalazioni di merito per Isabella Roda e Giuliana Bernasconi.
  • Per il dialetto menzioni di merito a Velise Bonfanti ed Emilio Gadaldi e segnalazioni di merito per Lucia Filippini e Angelo Comparcini.

Si è colta l’occasione, altresì, di conferire due premi speciali alla carriera: il primo alla poetessa e scrittrice Elena Alberti Nulli e l’altra all’attore Sergio Isonni che sarà anche la “voce” della cerimonia di premiazione.

Prima di concludere, Andrea Barretta traccia la rotta del futuro:

«Questo Premio deve diventare un’autentica festa della Poesia, guardare ai versi come espressione delle più nobili emozioni, con quel tanto di “popolare” e quel tanto di dignità letteraria che, a mi avviso, costituiscono una miscela ideale».

.

    

.

Progetto ambizioso, forse, ma non impossibile.

O meglio: impossibile per molti, ma certamente non per la   Fondazione Civiltà Bresciana  e… per don Antonio Fappani.

 

.

.

    Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (18) – Gramellini e il caffè senza zucchero

.

Bevo il caffè con lui praticamente tutte le mattine, e andiamo quasi sempre d’accordo. 

Lo trovo  ironico al punto giusto, pungente quanto basta, un autentico asso nel trovare ogni giorno, tra i fatti del giorno, spunti di riflessione interessanti e stimolanti.

Eccezionalmente, però, come capita a persone che , talvolta non capita di essere in perfetta sintonia 

.

 

Lui si chiama Massimo. Massimo Gramellini, per l’esattezza. Giornalista e scrittore, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera.

.

    Una tazzina di parole ogni giorno sul Corriere della Sera, in prima pagina, taglio basso.

Il caffè è un rito quotidiano, una pausa, un piacere e anche un luogo di incontro in cui si discute, si scherza, ci si sfoga e ci si consola“.

.

.

Dunque, basta con gli ombrelli e, soprattutto, con le “Ombrelline”..

Che ci fosse un solleone a picco tale da spaccare le pietre, che piovesse a dirotto sul circuito di turno, queste belle ragazze che sono (a questo punto e salvo ripensamenti erano) addette a riparare i piloti incastrati a forza nelle loro rombanti monoposto, sono fuori.

Questa la decisione presa nei giorni scorsi dai dirigenti della federazione automobilistica internazionale. La motivazione  è da individuare nella necessità di impedire la strumentalizzazione del corpo femminile.

L’ennesimo gesto a effetto, nella mia interpretazione, l’ennesima superficiale pennellata di belletto, ovvero un altro specchietto per le allodole che va ad aggiungersi a tanti altri, da mostrare senza il minimo sacrificio e con uno scopo ben preciso: quello di sciacquare la coscienza  (civile e sociale) di secoli e millenni di mancanza di rispetto, prevaricazione,  sopraffazione e violenza riservata senza risparmio e senza sosta, dall’uomo sulla donna.

Non è certo  privando dell’occupazione qualche manciata di ragazze, che si risolvono problemi come questo. Si tratta,, a ben vedere, solo di un regalino di dubbia intonazione e di nessun valore, che ricorda da vicino quegli specchietti e quelle perline con cui gli invasori bianchi delle Americhe cercavano (spesso con successo) di turlupinare gli sprovveduti indigeni,  Qualcosa che serve, sostanzialmente, a distogliere l’attenzione della gente dalla luna delle giuste rivendicazioni femminili, per puntarla sul dito di una solidarietà soltanto di facciata.

Perché, anziché dalle povere Ombrelline, forse sarebbe meglio cominciare a porre rimedio (con molta più forza ed efficacia di quanto, nonostante le nobili dichiarazioni d’intenti, si faccia ancora oggi), ad altre situazioni intollerabili:  vogliamo parlare delle donne che continuano a essere molestate negli uffici? Di quelle che vengono disprezzate, oltraggiate e spesso picchiate in casa, da mariti e conviventi? Di quelle che, a causa di presunti ideali (in)civili e religiosi sono costrette alla sottomissione più completa? Delle ragazze per le quali, a una certa ora di notte (ma a volte e in certe zone anche di giorno) scatta un implicito coprifuoco che impedisce loro di circolare da sole  nelle strade?

Invece, con sortite di questo tipo,  si continua a somministrare all’opinione pubblica anestetico da bancone in offerta speciale.

Invece…

Invece ecco di cosa (andando più o meno nella stessa direzione dei bigotti Signoroni della Formula Uno), informa un altro articolo, comparso nei giorni scorsi sulle pagine del Corriere della Sera on line:

.

.

Ebbene, quando ho letto questo, sono rimasto francamente basito, a dir poco.

L’ultimo segnale del genere era venuta da una certa Regina Vittoria che aveva imposto le mutande anche alle gambe dei tavoli.

Censurare l’arte è quanto di più retrivo, conservatore, codino, volgare ci possa essere al mondo.

È fare un passo, lungo e deciso, verso gli oscurantisti, gli integralisti… verso l’ignoranza e il pregiudizio. Come quando, tanto per citare un esempio recente nazionale, si coprirono alcune tele del Campidoglio in occasione del ministro iraniano Rouhani.

Terribile, davvero, anzi raccapricciante, quanto accaduto alla MAG di Manchester.

Spero davvero che non sia questo lo spirito del #metoo, ma comincio fortemente a dubitarne.

Insomma, mio caro Gramellini, confermo: per una volta, per questa volta, non posso essere d’accordo con Te, non fartene cruccio.

Tanto il caffè, già domattina, tornerò a berlo con Te e sarà ottimo, come sempre.

Ci vediamo al bar, il solito: mi raccomando, non farti aspettare!

 

 

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (74) – Carla Boroni e un manuale che è anche antologia

.

Scuola e Letteratura,  apparentemente un connubio naturale quanto inevitabile e indissolubile.
Ma le cose stanno proprio e davvero così?

Oggi alla libreria Università Cattolica del sacro Cuore, proprio di questo si è parlato, prendendo spunto dalla recente “uscita” firmata Carla Boroni per le stampe di SEFER Edizioni.

.

.

«Il libro è nato da una grande e lunga storia d’amore sia con l’una che con l’altra» esordisce Carla Boroni, al cospetto di un pubblico talmente numeroso che le sedie non bastano per tutti. Poi lascia la parola al professor Francesco De Nicola (professore di Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università di Genova) insieme al quale -annuncia- varerà una nuova collana didattica. sempre per le stampe di SEFER Edizioni.

.

.

«Al momento dell’Unità italiana, in presenza delle consistenti difformità che si registravano (anche per la scuola) tra il nord (governato nello specifico dalla legge di riforma varata dal ministro della pubblica istruzione del Regno di Piemonte e Sardegna Gabrio Casati,  e il sud del neo-costituito regno, si decise di affidare l’ardua impresa di un riequilibrio a varare una legge attraverso la quale provare a riequilibrare le situazioni» spiega De Nicola, partendo esattamente dall’inizio, allorché, con l’unione, cominciò effettivamente la storia del rapporto tra scuola e letteratura italiana.

L’incarico di una impresa a dir poco ardua e ingrata, visto che a quel tempo, a quanto si dice, la competenza specifica avesse ancora qualche importanza nel nominare un ministro, fu chiamato un certo Francesco De Sanctis.  Uno studioso, ma prima ancora un giovane che, scendendo dalle montagne dell’Irpinia, aveva avuto modo di capire cosa volesse dire diventare prima studente e poi professore. Nell’autobiografia   《La giovinezza 》dettata dall’autore negli ultimi due anni di vita alla nipote Agnese, possono individuarsi suggerimenti pedagogici validissimi ancora oggi: metodo, disciplina e sacrificio.

Per rendere più digeribile l’obbligo scolastico  imposto dai “piemontesi”, inasprito dalla legge Coppino del 1877 che  elevava da due a tre gli anni di obbligo scolastico per fanciulli e fanciulle, imponendo alla fine del biennio un anno di corso serale o festivo, introducendo sanzioni per le famiglie che disattendevano all’obbligo, fu invece messo in azione Edmondo De Amicis, che rispose da par suo con il celeberrimo «Cuore».

«Nel libro viene fuori la storia della Scuola Italiana fino ai decreti delegati,   fino ai nostri giorni.  Grazie all’incontro tra letteratura e scuola cominciano a scrivere le donne (che pure resteranno purtroppo, ancora in netta minoranza tra gli autori, fino agli anni ottanta)»

Tra queste ricorda  Ida Baccini con 《Il romanzo di una maestra» , prima edizione nel 1901.

«Il libro di Carla Boroni si può leggere sia come saggio che come antologia»  conclude il professore. 

 Tra gli autori entrati nella  storia della nostra letteratura, ci sono stati moltissimi insegnanti, come Caproni, Sciascia, Venturi, Fucini,  Pasolini, Coppini, il Mastronardi de 《Il maestro di Vigevano》…

.

 

.

Io ho sempre insegnato con la pancia》 fa presente Carla Boroni, prima della lettura di Candida Toaldo dall’autobiografico 《Ricordi di scuola》  di  Giovanni Mosca, il più celebre e personale tra i suoi romanzi che racconta la dolcezza di un maestro un po’ speciale, dall’animo mite, nella Roma degli anni ’30.

Chiude l ‘Editore Alessandro Bruciamonti:  «Chi fa il mio mestiere si deve confrontare attivamente con il mondo e con i tempi. Fare cultura è sempre meno considerato e sempre più eroico».

.

    Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (73) – Temporale in arrivo… al Teatro Santa Chiara

.

.

«Temporale» è la quarta produzione del Centro Teatrale Bresciano nella stagione, la prima del 2018» è l’esordio di Gian Mario Bandera.

«Si tratta di un vero e proprio ritorno alle origini, con riferimento allo spirito che animò la Compagnia della Loggetta: Strindberg è un autore di non semplice lettura e trasposizione teatrale, ma di grandissima profondità, che porta avanti un lavoro profondo e spesso spietato di introspezione, alla ricerca del buono e del cattivo, del dolce e del meschino».

«Prosegue il trend positivo sia in termini numerici di spettatori che di consensi della critica che sta riscontrando il C.T.B.» sottolinea il consigliere Patrizia Vastapane.

«Ricordo il valore della regista Monica Conti, dotata di un poderoso curriculum professionale e artistico: tra i numerosi riconoscimenti che le sono stati attribuiti, ricordo le affermazioni nel Premio Istrio e nel Premio Fidapa per la drammaturgia», aggiunge subito dopo.

«Noi attori, nel corso della carriera, mettiamo insieme un bagaglio di esperienze sia di vita che tecnico espressive, come accade a ogni buon onesto artigiano» esordisce Vittorio Franceschi (il Signore, nel dramma).

«Spesso, però, il processo di approfondimento, per vari motivi, resta a metà: capita che si tiri a campare, accontentandosi di raggiungere risultati di “media portata”. Con Monica e con Strindberg, invece, la faccenda è stata del tutto diversa: ho vissuto una situazione in cui mi si richiedeva di non fermarmi a una onesta prestazione attoriale, ma di far vibrare, insieme agli altri attori, anche corde che, di solito, restano silenti. In scena bisogna faticare, bisogna sudore, per ottenere risultati eccellenti, impegnarsi allo spasimo non solo a livello di memoria e di interpretazione dei personaggi ma anche di intima immedesimazione».

E c’è ancora un pensiero, forse ancora più importante dei precedenti, prima di passare la parola alla regista.

«Mi piace pensare che uno spettatore non esca dal teatro uguale a come è entrato. Ed è esattamente questo ciò che noi tutti ci impegneremo a fare a partire da martedì prossimo al Santa Chiara con Temporale»

«Torno a Brescia a distanza di 14 anni da una “ospitalità”. E torno con Strindberg, che non ha una consolidata tradizione in Italia, anche se non mi sento di ignorare autentici gioielli teatrali come la messa in scena de Il Padre con la regia proprio di Mina Mezzadri» dice Monica Conti.  

.

   August Strindberg

.

«Il drammaturgo svedese è un vero e proprio “investigatore” del cuore dell’anima e della mente, che, con le sue indagini, cerca di creare nei propri lavori quella realtà onirico-allucinatoria che gli è propria. Ho lavorato sul testo, leggendo attentamente diverse traduzioni dallo svedese (lingua che, purtroppo, non conosco) e riandando all’unico “incontro” tra August Strindberg e Giorgio Strehler, che mise in scena proprio Temporale  nel 1980 al Piccolo di Milano. Pur senza tradire mai il testo,  ho lavorato sulla costruzione di due archetipi femminili  ben strutturati e destrutturando, nella terza parte, la ripresa della narrazione in un momento esasperatamente onirico. Ho lavorato persino sulla struttura “fisica” di un teatro notoriamente di complessa struttura, attraverso i boccascena».

La conclusione è lapidaria, ma estremamente indicativa dei metodi di lavoro della regista:

«In testi come questo l’impegno degli interpreti deve essere totalizzante. L’attore non può limitarsi a indossare una maschera, ma deve sforzarsi di trarre nuova linfa dalle proprie più intime risorse interiori».

.

.

 

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (72) – Lonato: la Rocca o il Cubo?

.

Come già accaduto in passato, affido volentieri questo numero di «Goodmorning Brescia» a Patrizio Pacioni, molto interessato al tema in argomento. Buona lettura!

 Bonera.2

.

L’articolo a firma di Costanzo Gatta, apparso sul Corriere della Sera dello scorso 10 gennaio, richiamava con forza l’attenzione su quanto in corso alla Rocca di Lonato: la prossima apertura in loco (non priva di impatto ambientale) di un modernissimo ristorante, mirata al rilancio turistico del sito e al conseguente ritorno finanziario, ritenuto necessario per la manutenzione e la conduzione del castello. Questo il link dell’edizione on line per chi volesse leggere l’intero pezzo:

http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/cubo-discordia-rocca-lonato-italia-nostra-attacca-2caf0704-f5ee-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

.

.

Non essendoci stati significativi seguiti, ho deciso di interpellare in merito la professoressa Giusi Villari, presidente della sezione Lombardia dell’”Istituto Italiano dei Castelli”, considerata uno dei massimi esponenti del settore.

.

La Rocca di Lonato

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°°*°*°*°°*°*°*°*°*°

.

Cominciamo con inquadrare sia dal punto geografico che storico l’oggetto di questa intervista: «La Rocca di Lonato è una costruzione fortificata, edificata a partire dal X secolo, sita nei pressi di Lonato del Garda (BS). A motivo della sua pozione strategica. è sempre  stata considerata di grande valenza militare. Tenuta prima dai conti di Montichiari, passò agli Scaligeri, ai Visconti e  ai Gonzaga, per finire poi sotto il controllo della Repubblica Veneta. Nei suoi pressi ingaggiarono battaglia, nel 1797, gli eserciti francese e austriaco. Attuale proprietaria è l’omonima Fondazione, che (nel primo dopoguerra) l’acquisì dal senatore Ugo Da Como»  Mi aspetto da Te,  riconosciuta tra i massimi esperti del settore, qualche notizia in merito non di routine, diciamo in non più di dieci righe. Si può fare?

Possiamo provarci!

Mi occupo di castelli, e di quelli bresciani in particolare, da quasi quarant’anni. Per la Rocca di Lonato ho una particolare predilezione, sia per la bellezza del luogo, sia per la complessità e unicità di un sistema di difesa caratterizzato da tre tipi diversi di fortificazioni: una fortezza sul colle, un castello ricetto e una cerchia muraria esterna più ampia che cinge l’intero centro storico. Se la Rocca aveva il compito di controllare militarmente e difendere un sito di importanza strategica fondamentale lungo la via che, rasentando a sud il lago di Garda, univa Venezia a Milano, il castello ricetto, simile in tipologia a quelli della vicina Valtenesi (Moniga, Soiano, Padenghe, etc.), offriva riparo agli abitanti del circondario e ai loro beni. Nel corso delle mie ricerche archivistiche in ambito lombardo veneto ho avuto l’opportunità di scoprire e pubblicare mappe e documenti inediti su Lonato e sicuramente altre importanti informazioni potranno essere ricavate in futuro se si investirà, come sarebbe doveroso, nella ricerca sia archivistica che archeologica. Ti allego una mappa veneziana settecentesca e una ricostruzione grafica contemporanea per capire meglio la situazione.

 

.

Ma veniamo alla vexata quaestio: alla Rocca di Lonato,  una decina di giorni fa, previa autorizzazione della Sovrintendenza alle Belle Arti (che si è impegnata a seguirà da vicino lo svolgimento dei lavori)  si è iniziato a mettere concretamente mano alla realizzazione del “cubo della discordia”, una struttura in vetro e acciaio che insisterà su oltre 500 mq di prato, destinata a ospitare un ristorante.  ristorante ovvero il tanto discusso ristorante in vetro ed acciaio che occuperà 536 mq di prato. Da lampante contrasto tra l’onusta costruzione carica di suggestioni artistiche e storiche e il moderno parallelepipedo, è sorta una disputa intessuta di intemperanze e carte bollate, in pratica un’aspra partita a tre: da una parte la Fondazione Ugo da Como, che degli introiti degli affitti per la gestione del ristorante, nonché da quelli rivenienti da un presumibile aumento delle visite in presenza di un’attrazione anche “gastronomica”, parrebbe avere una forte necessità, dall’altra l’intransigente difesa del territorio e delle tradizioni portata avanti da Italia Nostra, al centro (scomodo arbitro), la Sovraintendenza.  Che ne dice una “conoscitrice di castelli” del Tuo calibro?

Ti rispondo da coordinatrice della delegazione di Brescia e da nuova presidente della Sezione Lombardia dell’Istituto Italiano dei Castelli onlus che si occupa dello studio e della tutela dei castelli dal 1964 (questo sono i nostri siti di riferimento http://www.istitutoitalianocastelli.it/; http://www.istitutocastelli-lombardia.org/). Nella nostra sede milanese anche noi abbiamo discusso del progetto di Lonato  e abbiamo inoltrato agli enti preposti, per il momento senza risposta, una lettera nella quale manifestiamo il nostro dissenso per un intervento che rischia di snaturare le caratteristiche di un sito storico importantissimo. E’ impensabile che si costruisca un padiglione di vetro e acciaio con caratteristiche formali e tecniche inadeguate al contesto e in una zona storicamente adibita a piazza d’armi in cui sono documentati ambienti sotterranei. Faccio presente che nelle fortificazioni vanno tutelate anche le aree storicamente libere da costruzioni perché questi spazi erano fondamentali per la vita militare.  La Rocca di Lonato ha fatto parte dal XV secolo del sistema di difesa della terraferma veneziana ed è stata una importante fortezza di stato collegabile storicamente e strategicamente alle opere di difesa veneziane recentemente dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La tipologia e le caratteristiche formali e funzionali del fortilizio, bene monumentale dal 1912, vanno tutelate e valorizzate nella loro totalità. Apprezziamo l’attività culturale svolta dalla Fondazione Ugo da Como e ci auguriamo che la stessa possa trovare fonti di finanziamento adeguate. Auspichiamo tuttavia che la Fondazione stessa, il Comune di Lonato del Garda e la Soprintendenza che ha approvato il progetto del “cubo di vetro” individuino una soluzione più rispettosa della qualità e dell’importanza della Rocca e del sistema fortificato di Lonato del Garda.

.

Un ristorante modernissimo (dentro come fuori, si suppone), sarà inaugurato a breve, ancora agli albori del III millennio. Ma… cosa mangiava, negli anni di loro competenza, Bernabò, Isabella d’Este e il feldmaresciallo Peter Vitus von Quosdanovich?

Caro Patrizio, mi sfidi su un argomento “alla Bastianich” che esce dalle mie specifiche competenze, ma in verità qualche anno fa durante le conferenze milanesi dell’IIC (per inciso quest’anno a cominciare dal 6 febbraio ci occupiamo di Fortificazioni e UNESCO) ci siamo occupati della vita nei castelli ed anche della cucina legata alle fortificazioni. Certamente Isabella d’Este durante il suo viaggio di ricognizione dei territori del basso lago strappati nel 1509 a Venezia, oltre ad ammirare il paesaggio avrà pensato ai cibi e ai vini che aveva assaporato: “Dopo disnare son stata a vedere la rocha […] mai vidi loco di più bello aspetto di quella et presi grandissimo spasso et recreatione a farmi nominare le terre infinite che se vedono” (lettera 17 marzo 1514).  Ci piacerebbe che la visuale decantata da questa grande donna del Rinascimento non fosse deturpata da più o meno nuovi ecomostri.

Riguardo al severo feldmaresciallo austriaco dubito abbia dedicato particolare attenzione ai piaceri della tavola, ma penso abbia verificato con asburgica attenzione che i suoi soldati  fossero adeguatamente nutriti e approvvigionati di viveri.

.

In Italia, se le informazioni in mio possesso non sono errate, esistono circa 25.000 tra castelli, rocche et similia. Un patrimonio inestimabile di cultura, di Arte e di memoria storica, ma anche altro. Un numero enorme persino da inventariare, il cui mantenimento richiede uno sforzo complessivo sia in termini di impegno economico che di allocazione e impiego di risorse umane in possesso di adeguate competenze, da far tremare i polsi. D’altra parte la situazione generale del nostro Paese (e non solo) reclama altre urgenze, non meno importanti. Cosa fare, allora? Tentare di “difenderli” tutti o entrare nella scomoda e dolorosa (ma forse anche necessaria, restando così le cose) ottica di stilare una graduatoria tesa a salvaguardare solo quelle strutture che si verranno a trovare, dopo il censimento e la valutazione, nella parte alta della classifica?

Discorso difficilissimo da fare in questa sede, e sicuramente non risolvibile in poche battute. Necessita una politica culturale in grado di operare scelte di pianificazione in un settore che tutti concordano potrebbe essere “il nostro petrolio”, ma che nessuno sembra avere la capacità e la competenza di gestire. Fondamentale, come per tutte le tipologie architettoniche, è pianificare la manutenzione degli edifici per evitare in seguito costosi interventi di emergenza. Altrettanto importante è coordinare e creare sinergie fra gli enti che tutelano e valorizzano il nostro patrimonio culturale. Il ruolo di associazioni specializzate come l’IIC potrebbe essere molto importante, e purtroppo lo è raramente,  perché abbiamo censito e studiato le fortificazioni italiane e perché, con sezioni regionali e delegazioni provinciali, siamo capillarmente distribuiti nel territorio nazionale.

.

 

Un’ultima domanda che intende riallacciare, in qualche modo, le due “articolazioni” (per così dire) della Tua attività culturale: da una parte studiosa, dall’altra educatrice. Quali sono, a Tuo modo di vedere, l’attuale misura e i modi in cui i due momenti sono già connessi e quali le eventuali avvertenze per l’uso e gli eventuali vantaggi derivanti da una ancor più salda correlazione?

Caro Patrizio hai proprio colto il nocciolo della questione. Senza una adeguata sensibilizzazione in tutti i settori dell’istruzione, dall’asilo alla università, è impossibile che gli studenti e l’opinione pubblica si relazionino in modo corretto e consapevole con il patrimonio artistico culturale dei territori nei quali vivono.  La storia dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e del restauro dovrebbero essere discipline portanti nei nostri percorsi scolastici, solo così potremmo evitare scelte errate come quella di cui stiamo trattando.

.

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Vero Sport (1) – Vincoli? No, grazie!

.

.

Accondiscendendo alle richieste di numerosissimi amici di questo blog, parte con questo post una rubrica dedicata esclusivamente allo sport. A condurla, di volta in volta, saranno articolisti esperti delle varie discipline o (come in questo caso) provenienti dalle località interessate dall’argomento trattato. Questo pezzo di esordio reca la firma dell’amica siciliana Edvige

Abbiamo deciso di cominciare, anziché dal vertice, da quella base che costituisce (o dovrebbe costituire) il vero humus della pratica sportiva: l’attività giovanile che è (o dovrebbe essere) fonte primaria di educazione e di preparazione delle nuove generazioni alle dure sfide della vita.

Ma è sempre così?

Potrete dirlo con maggiore consapevolezza  dopo avere letto l’intervista con D., giovane e promettente pallavolista siciliana.

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

.

D.  , cosa rappresenta per Te lo sport?

Per me lo sport è un modo di essere, prima ancora che di esprimersi. Grazie all’appoggio dei miei genitori, l’ho praticato fin da bambina, passando da una disciplina all’altra. Prima il nuoto, naturalmente, (il rapporto con l’acqua e con il mare, per noi siciliani, è molto più di… una semplice amicizia) poi la danza e poi… l’incontro fatale con la mia passione, la pallavolo. Mi ci sono buttata a capofitto, al punto che, in brevissimo tempo, la società che mi ha accolto è diventata la mia seconda casa e l’allenatrice la mia seconda mamma.

.

Te la senti di raccontare perché, a un certo punto, da qualcosa di così bello sono venuti fuori tanti dispiaceri? Come è cominciata questa storia?

Diciamo che per il 14° compleanno,  naturalmente festeggiato in palestra mi è stato fatto, a totale mia insaputa, un regalo del tutto sgradito.

.

Spiegati meglio.

Non so se conoscete  cosa è il vincolo sportivo: è quel privilegio concesso alle Società sportive  che in  virtù di questo,  possono gestire la vita sportiva degli atleti dalla età di 14 anni fino ai 24 e oltre. In base a esso, dal compimento del quattordicesimo compleanno, appunto, automaticamente, senza che venga firmato alcun contratto, un ragazzo o una ragazza si trovano legate indissolubilmente alla società sportiva per la quale sono tesserate. Ciò comporta che, in presenza di Società Sportive” dirette da personaggi privi di scrupoli, può comportare dei gravissimi problemi.

.

E… nel tuo caso?

Nel mio caso, all’inizio tutto è filato liscio, tra vittorie di squadra e soddisfazioni personali, conoscenze importanti ed esperienze preziose di sport e di vita. Poi, un giorno, quasi per caso, i genitori delle giocatrici scoprono l’esistenza del famigerato “vincolo” e chiedono spiegazioni.

.

Ottenendole prontamente, immagino.

Ah, certamente sì. Il Presidente ostentava un atteggiamento bonario e amichevole sia con le atlete che con le loro famiglie. «Non avete fiducia in me? Non preoccupatevi! Le mie ragazze sono libere di andarsene come e quando vogliono». Così si continuò a giocare e a vincere, anche se quell’aggettivo possessivo, quel “mie” avrebbe dovuto metterci tutti in allarme.

.

Poi, però, è successo qualcosa.

Sì. Ci fu un’incrinatura del rapporto tra il presidente e l’allenatrice con la quale, come ho già detto prima, si era instaurato un rapporto vero e profondo, trovando in lei un’amica sincera e una seconda figura materna. Detto questo, è facilmente immaginabile quanto fosse forte il mio desiderio di seguirla nella nuova squadra.

.

E invece no.

“Invece no” nel senso che, quando mio padre si rivolse al suo “amico” presidente per informarlo di ciò, questo gentiluomo rivelò la sua vera natura, in questo pienamente spalleggiato dalla discesa in campo di sua moglie, donna fin troppo determinata e volitiva, a voler usare termini positivi. Forte di quanto prescritto dalle “norme” la coppia da “Attenti a quei due” scatenò una vera e propria guerra, coinvolgendo me (e molte delle mie compagne) nel conflitto scoppiato con l’allenatrice: pretese esagerate, condizioni irragionevoli e talmente volubili da cambiare di giorno in giorno.

.

Letteralmente allucinante. Cosa accadde poi?

Accadde che ci rivolgemmo alla Giustizia sportiva: un iter complesso e costoso, al termine del quale, ci rendemmo conto che anche da quella parte le porte erano chiuse: attenendosi strettamente alla lettera di regolamenti e regolamentini, appiattita sulle posizioni delle società, i giudici se ne lavarono le mani risbattendoci di nuovo tra le grinfie (citando un altro film) di “Bonnie e Clyde”, che ribadirono, ovviamente, l’assurda richiesta (anche i  giudici la definirono tale) di 6.000 € per potermi “liberare”.

.

E, sebbene a malincuore, il riscatto fu pagato.

Ecco, riscatto mi sembra proprio la parola giusta. Fu pagato, sì, per forza: che altro si poteva fare?

.

C’è un insegnamento che si può trarre da questa tua disavventura?

Mia e delle mie compagne, tengo a sottolineare, prese anch’esse in ostaggio dalla società e dai suoi rappresentanti. Gli insegnamenti, a mio giudizio, sono due. Il primo, più di carattere generale è che di certi “amici” è meglio non fidarsi. Il secondo, più attinente alla vicenda è che, pur non potendosi  evidentemente cambiare le leggi dello sport, si può almeno formulare un’avvertenza buona per chi, seguendo la passione per lo sport, si avvicina a una società sportiva che gli consenta di farlo:  state attenti non vi fate accecare dalle false promesse, chiarite le vostre posizioni all’interno delle società sportive  sin  da subito con accordi chiari e scritti. E, soprattutto, state alla larga da soggetti instabili e disonesti come i miei (per fortuna “ex”) Presidente e Presidentessa. A quanto ne so, sono ancora in libera circolazione.

.

Ma tu, nel frattempo, hai ricominciato a  giocare?

Oh, sì! Con più voglia e più gioia di prima, se è per questo. La pallavolo è una dura ma preziosa maestra di vita, utilissima, per chi la pratica, ad apprendere quale sia il modo il modo giusto di affrontare le difficoltà, piccole o grandi, che la vita, inevitabilmente, dissemina sul cammino di ogni essere umano. persona. Le avversità sono come schiacciate che piovono sul tuo campo da parte di un avversario particolarmente agguerrito e potente. Se non si riesce a prenderne qualcuna, inutile restare in terra a disperarsi, bisogna subito rialzarsi e mettersi in posizione, perché presto o tardi arriverà la prossima, e bisognerà riceverla nel modo migliore. 

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

.

 Edvige

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (71) – Dormire, forse sognare. Al «Primo Piano».

.

.

La sala del Caffè Letterario  Primo Piano, al numero 10 di via Cesare Beccaria (una pertinenza di Piazza Loggia) è talmente gremita che non c’è neanche una sedia libera.

Quello che colpisce di più, però, è l’età media dei presenti: fatta eccezione dei pochi consuetudinari aficionados, ci si aggira sui 20-25.

E dire che l’evento di questa sera, così, a prima vista, non sembra proprio di quelli  capaci di sottrarre pubblico giovane a pub, birrerie e discoteche: si tratta, semplicemente di una conferenza della serie «Il Racconto della Psicoanalisi» Organizzato da Il Cantiere di Psiche. intitolata «Il Sogno».

Il sogno, già.

Intrigante incontro fra giorno e notte, conscio e inconscio, luce e ombra,  immaginazione e realtà.

Per la psicanalisi, secondo il Dott. Sandro Panizza che, con Sara Abate, conduce la conferenza, “sceneggiatura di avvenimenti che, ove non rappresentati politicamente, ci sfuggirebbero e sfuggirebbero all’esame terapeutico”. Messaggi inconsapevolmente rivolti a un’altra persona, dove l’altra persona è molte volte se stessi.

Inevitabile che, con un argomento del genere all’ordine del giorno, non appena la relazione “dotta”  prende fiato, qualcuno dei presenti non resista alla tentazione di raccontare il proprio sogno, finché tutto si scompone in mosaico di opinioni ed esperienze personali. E chi non racconta, probabilmente, vorrebbe raccontare.

Finché sorge legittimo il dubbio che anche questo possa essere un preciso obiettivo dell’incontro.

Si parla di tutto passando per pagine di teoria e aneddoti. A un certo punto viene fuori anche un famoso film a cartoni animati, precisamente “Inside Out”.

.

.

Uno spunto didattico per sottolineare come, nella vita di tutti i giorni, una serie ininterrottamente positiva di eventi sia un obiettivo da perseguire con tutte le proprie forze, mentre la serie opposta venga considerata quasi universalmente una calamità da evitare a ogni costo. In realtà, afferma il dottor Panizza, secondo la psicanalisi un pieno instabile equilibrio non può essere raggiunto senza accettare anche le inevitabili negatività che propone quotidianamente la vita; sapendo bene interpretare però quell’importante linea di confine che separa l’eden prenatale dalla vita adulta.

Un’alternanza che si presenta anche durante la gravidanza, peraltro, circa ogni tre secondi, così come testimoniato e dimostrato dalle moderne tecniche di monitoraggio fetale”.

.

.

E a chi continua a pensare e a dire che la cultura annoia, auguro brutti sogni e dolori di pancia.

.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.