Sbuffi di Ponentino (6) -Qualità e quantità nella II edizione di «Va in scena lo scrittore»

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Ottocento è un numero importante.

E quando questo numero esprime il numero dei partecipanti a un concorso letterario e teatrale, diventa ancora più importante. 

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È il caso di «Va in scena lo scrittore», competizione letteraria e tetarale organizzata dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) l’organizzazione di categoria degli scrittori italiani che li rappresenta, ne tutela gli interessi ed agisce per la salvaguardia del diritto d’autore. Direzione artistica di Ermete Labbadia.

Al termine di un’articolata e severa selezione delle opere pervenute, suddivise in cinque “categorie” (scrittura teatrale, racconti, poesie, monologhi e autori di testi di canzone), lo scorso giovedì, 17 maggio 2018, nella nuovissima quanto accogliente ed elegante sede di Lungotevere dei Mellini 33, nel centro della Capitale, si è tenuta la premiazione della II edizione.

Il riuscito appuntamento introdotto e presentato dall’attrice Giovanna Cappuccio, ha visto la presenza, in rappresentanza della FUIS, del Presidente prof. Natale Antonio Rossi, con gli interventi di Simone Di Conza.

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Questo l’elenco dei premiati scelti dalla folta e qualificata giuria composta da Fabrizio Angelelli, Federico Baldini, Carlo Bernardi, Manuela Boccanera, Vito Bruschini, Sabrina Crocco, Veronica D’Appollonio, Isabella Deiana, Gabriella Deodato, Armando Di Lillo Marzia Ercolani, Patrizia Iovine, Alessandra Kre, Luigi Manzi, Debora Mattiello, Marcella Mitaritonna, Luca Mordenti, Anna Moretti, Belinda Patta, Manuela Pinetti, Antonella Rizzo, Stefania Severi, Gianluca Testa, Eleonora Totaro, Roberta Valdes, Marisa Vallone, Luciana Vasile:

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SEZIONE SCRITTURA TEATRALE:

Primo premio: “Diciannove + uno” di Patrizio Pacioni 
Secondo Premio: “I tacchini che facevano la ruota” di Yousef Wakkas
Terzo Premio: “Tecnolandia” di Luca Laurenti
Quarto Premio: “Il giovane premier (Italexit)” di Emanuele Cerquiglini
Quinto Premio: “Alphabet K.” di Flavia Chiarolanza

SEZIONE RACCONTI:

Primo premio: “Amina” di Carmela D’Ascoli
Secondo Premio: “I gelsomini del Punjab” di Samantha Falciatori 
Terzo Premio: “L’uomo ombra” di Paola Nazzaro
Quarto Premio: “Ugo il tarlo” di Maria Lorello
Quinto premio: “AAA Santo in Paradiso cercasi” di Antonina Giordano 
Miglior testo per essere letto: “Bianco come ascensore” di Laura Daniele

SEZIONE AUTORI DI TESTI DI CANZONI:

Primo Premio: “Nanni” di Iacopo Ligorio
Secondo Premio: “Come in un film” di Manuel Giancarlo
Terzo Premio: “Il segreto” di Alessandro Viti
Quarto Premio: “Regina del niente” di Manuela Galasso 
Quinto Premio: “L’amore che ho dentro” di Antonella Braccia
Miglior testo per essere letto: “Sottovoce” di Andrea Riso

SEZIONE POESIE:

Primo Premio: “Come rosa in gennaio” di Tiziana Gabrielli 
Secondo Premio: “Diciannove e zero otto” di Davide Rocco Colacrai 
Terzo Premio: “Amatrice” di Gloriana Solaro
Quarto Premio: “Tu Stai” di Anna Rita Murano
Quinto Premio: “La partenza” di Patrizia Palmieri
Miglior testo per essere letto: “Nodi” di Alexandra Mc Millan
Miglior testo per essere letto: “Mille metri di mondo” di Vincenzo Ruggero

SEZIONE MONOLOGHI:

Primo Premio: “Scossa” di Giovanna Fileccia 
Secondo Premio: “Gestazione dell’addio” di Lucianna Argentino
Terzo Premio: “Le implicazioni della palestra” di Stefania De Ruvo
Quarto Premio: “Frena Frenia” di Veronike Jane
Quinto Premio: “Per un pietoso baro” di Antonella Alfano
Miglior testo per essere letto: “Stella” di Debora Scalzo

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Esauriti numeri e nomi, un paio di brevi ma significative osservazioni.

La prima è che lo straordinario successo di «Va in scena lo scrittore» premia l’azione di un’organizzazione (la FUIS, appunto) che, oltre a proporsi come interlocutore con enti pubblici e privati per migliorare leggi e normative che permettano agli autori di esprimersi liberamente, di vigilare affinché agli scrittori giungano i diritti d’autore che spettano e che permettano loro di vivere del proprio lavoro intellettuale, sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che non può essere arte senza che ci sia retribuzione dell’autore, o ffrendo agli scrittori occasioni di promozione di se stessi e delle opere del loro ingegno e aiutandoli nei momenti di difficoltà (scusate se è poco), attrabverso l’ideazione e l’organizzazione di concorsi letterari permette ai migliori autori di misurarsi con gli altri e di mettersi in luce.

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La seconda riguarda, invece, l’affermazione nella sezione “scrittura teatrale di «Diciannove + Uno». Il dramma di Patrizio Pacioni che prende le mosse dalla misteriosa scomparsa nel Mediterraneo della motonave Hedia, avvenuta nel 1962, e dal complesso intrico di complotti legati alla guerra di Algeria e alla lotta per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del nord Africa, ha ricevuto e continua a ricevere apprezzamentie  riconoscimenti. Tra pochi mesi, nel prossimo agosto, andrà in scena a Marone (BS) nella nuova versione, rivisitata e riscritta dall’Autore per la compagnia Lanterna Teatrale, con Fabrizia Boffelli, Carlo Hasan e Lorenzo Trombini.  Una nuova “prima” alla quale, ci si augura, seguiranno numerosissime repliche anche in numerose altre regioni d’Italia.

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L’appuntamento con la FUIS è fissato per la terza edizione di «Va in scena lo scrittore» (obbiettivo 1000) e per le altre molteplici e prestigiose manifestazioni promosse da un’associazione alla quale tutti gli scrittori dovrebbero aderire.

Le foto inserite a corredo di questo articolo sono state scattate da Roberto Terelle.

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    Vestale

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Goodmorning Brescia (101) – Costanzo Gatta: un puzzle di ricordi per quel drammatico 9 maggio

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È dote propria di un grande giornalista, quella di saper riportare all’indietro il tempo e fermarlo in un certo preciso istante.

Saper estrapolare un fotogramma fissato nel pensiero e nella memoria, non troppo sgranato, ma neanche troppo nitido, perché dev’essere lasciato libero spazio alle volute nebbiose delle emozioni.

Lo ha fatto ieri Costanzo Gatta, sul Corriere della Sera, per preparare uno dei giorni della memoria più oscuri e dolorosi della Storia della Repubblica. Dolore ancora vivo e pulsante, sotto quell’esile tessuto cicatriziale che è tutto ciò che 40 anni sono riusciti a produrre.

Un vulnus forse incurabile, nel dare e nell’avere, per l’Italia e per la Democrazia.

Costanzo Gatta ha scelto di farsi aiutare, nell’ingrata quanto ambiziosa impresa, dalle testimonianze di tanti bresciani, di nascita e di elezione, sintetizzando in modo incisivo i ricordi di ciascuno di loro puntati su quel 9 maggio in cui furono fatte ritrovare dalle Brigate Rosse, nella centralissma via Caetani, le spoglie mortali di un grande uomo politico e grande statista, Aldo Moro.  

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Scorrono una dopo l’altra (“Io ero a scuola” “Io stavo lavorando in fabbrica, il sindacato indisse subito uno sciopero” “Io, carabiniere, presidiavo in servizio di ordine pubblica una sede del Movimento Sociale, con tanto di giubbotto antiproiettile e mitraglietta“, “Io, chirurgo, ero in sala operatoria“, “Io in un bar, avendo marinato la scuola per evitare un compito in classe“, “Io lo seppi dalla tv“…

Inevitabilmente, anche la memoria del lettore si mette in moro, alla ricerca di un ricordo.

Quel ricordo.

E, puntualmente, non senza sofferenza, lo ritrova.

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Goodmorning Brescia (100) – Il buongiorno ai bresciani… raddoppia !

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Proprio così, amici miei.

Da qualche giorno questa rubrica, che ho l’onore e l’onere di condurre ormai da diversi anni, vive ogni giorno anche su Facebook.

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Un “gruppo chiuso” che, in pochissimo tempo, è già arrivato a 850 componenti (e presto si raggiungerà il fatidico 1000,  ne sono convinto!): ogni mattina le previsioni del tempo e poi tante segmnalzioni, diffuse dalla direzione o dai componenti del Gruppo, di eventi, raduni, appuntamenti localizzati nel territorio di Brescia e provincia.

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Chiamatela appendice, chiamatela spinoff, chiamatela come vi pare, ma se siete bresciani, o semplicemente amate la Leonessa, la sua storia e il suo spirito, chiedete di iscrivervi anche voi.

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Goodmorning Brescia, seguiteci sempre più numerosi all’interno di questo blog e raggiungeteci anche su FB: perché questo sia sempre più un vero e proprio giornale della positività, della cultura, della solidarietà, dell’artevche, ogni giorno, scriveremo e leggeremo insieme.

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (99) – Miserabili in scena… con tutti gli onori

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Sta per arrivare a Brescia (nell’ambito della grande stagione del C.T.B.) una straordinaria operazione culturale letterario-teatrale: la trasposizione scenica de “I miserabili“, l’immortale capolavoro di Victor Hugo con Franco Branciaroli in palcoscenico.

Stamattina ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione, mercoledì notte, subito dopo che sarà sceso il sipario della “prima”, per così dire a cose fatte, ve ne riferirà GuittoMatto.

Da non mancare, se possibile.

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Come al solito è il Direttore Artistico Gian Mario Bandera a introdurre la conferenza stampa, ricordando che  “I Miserabili” di prossima rappresentazione al Teatro Sociale di Brescia) è una coproduzione CTB    – Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia – Incamminati.

La consigliera Patrizia Vastapane, prima di passare la parola a regista e drammaturgo, riferisce del buon andamento della stagione sia al Sociale che al Santa Chiara e il buon lavoro che si sta svolgendo nelle scuole.

«Attività che cominciano a essere notate e raccontate anche dalla stampa nazionale» sottolinea, esprimendo poi il proprio apprezzamento per Doninelli e Però, capaci di una riduzione né banale né noiosa di un grande classico come “I Miserabili”

Il regista Franco Però racconta quella che definisce “una pazzesca avventura”.

«Un’idea temeraria per rendere pensabile la quale,  per prima cosa, è stato necessario trovare qualcuno talmente coraggioso e incosciente da metterci le mani» aggiunge, ammiccando al vicino Doninelli.

«“I miserabili” è un romanzo immenso che quasi tutti conoscono (attraverso film e sceneggiati)  ma che pochissimi hanno letto dalla prima all’ultima pagina. Le vie di per la trasposizione drammaturgica erano due: la prima quella di assecondare il meccanismo narrativo dell’opera (sostanzialmente fuga e inseguimento) seguendo soltanto i personaggi principali o provare (temerariamente) a raccontare, più o meno, tutto di tutti, tramite un cast importante anche in termini numerici (13 attori); in pratica reinventando il romanzo, piuttosto che riducendolo».

In complesso siamo convinti e soddisfatti delle scelte effettuate.

Conclude l’intervento esprimendo grande soddisfazione per le scelte effettuate e riferendo che per quanto riguarda i costumi si è optato per la fedeltà nei confronti dell’epoca in cui è ambientata la narrazione, mentre per le scenografie ci si è avvalsi dell’apporto delle suggestive luci di Cesare Agoni.

Luca Doninelli rincara la dose in merito alla temerarietà di un’operazione di questo tipo.
«Un’impresa del genere è davvero titanica. Roba da malati di mente… ed evidentemente io lo sono» scherza.

«I miserabiliè uno dei romanzi più famosi dell’Occidente se non addirittura il primo. Portarlo in scena è stato un lavoro difficilissimo ma non impossibile» aggiunge, subito dopo..

Il discorso poi si amplia, passando all’individuazione delle principali forme narrative.

«Sono sostanzialmente poche, le principali queste: il romanzo popolare, il romanzo di viaggio,  l’auto-sacramentale (in cui il fulcro è all’inizio). È proprio quest’ultimo il caso de “I Miserabili”, con la consegna dei preziosi candelabri da parte di Monseigneur Myriel a Jean Valjean: un’origine sacramentale per un romanzo inequivocabilmente laico».

Fatta questa premessa, Doninelli fa notare che, mentre solitamente, in teatro, il protagonista principale sia dominatore,  nel dramma tratto dall’opera di Victor Hugo, esso sia in continua diminuzione, allo scopo di fare vivere altri.

«È la rappresentazione del “male alto” e del “male basso”. I “cattivi” di alto livello meritano una morte gloriosa, gli altri neanche quella, solo l’oblio. È la ripetuta quanto ostinata riaffermazione che la vita non è solo un rapporto di causa-effetto, ma risente del caso o del destino».

La conclusione è pienamente in linea con l’alto livello dell’intervento:

«Sono felice di essermi immerso in questa avventura grandiosa.
Jean Cocteau diceva
Victor Hugo era un pazzo che credeva di essere Victor Hugo” e io non posso che essere d’accordo con lui. L’opera I Miserabili rappresenta, per la letteratura, ciò che, nella Storia, furono il fuoco, la ruota, la stampa, la penicillina e la scoperta dell’America eventi fondamentali per il progresso dell’umanità».

Del commiato si fa carico Gian Mario Bandera, ricordando che all’esordio, andato in scena  a Napoli,  e che alla rappresentazione del Teatro Sociale seguirà una lunga tournée  che girerà l’Italia dal prossimo ottobre ad aprile.

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DALL’8 AL 20 MAGGIO AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA

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Goodmorning Brescia (98) – Con Dream Dance le vie del ballo… sono infinite!

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Lei (la presidentessa) si chiama Daniela Toselli.

Al ballo ci arrivò dall’interno, scoprendo la propria passione mentre lavorava da semplice dipendente, alla fine dello scorso millennio, nella discoteca Florida di Ghedi. Applicandosi nello studio e nella pratica con tanto impegno da conseguire, proprio nel 2000, l’attestato di “maestra”.

Lui (il vice presidente) si chiama Ermanno Scalvini, ed è un operatore reiki (metodo di cura alternativo simile alla pranoterapia curando in particolare la metodologia della respirazione).

So che è difficile crederlo, ma il percorso di avvicinamento al ballo di Ermanno è partito niente meno che dalle arti marziali, dalle tecniche di combattimento, dalla pratica dell’arrampicata e del paracadutismo.

«Un po’ perché ero arrivato a un’età alla quale, vista la necessità di controllo dell’integrità fisica necessaria per le mie passioni, il succedersi delle visite mediche aveva assunto ritmi stressanti, ma soprattutto per un’altra ragione:  mi una volta  che  mi capitò di assistere a una lezione di tango argentino, prima con stupoore, poi con grande interesse, ravvisai nella danza movimenti e posture molto simili a quelli delle arti marziali»  spiega.

«D’altronde, per dirla proprio tutta, il tango argentino non nacque come ballo tra uomo e donna, ma come gioco di abilità tutto maschile da esercitare anche con l’uso di coltelli»

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Gli altri sono Diego Martinez (segretario) e Monica Miglioli (consulente psicologa)

«Con Diego, colombiano di Calì, abbiamo cominciato a fare conoscere in Italia  (dove non era particolarmente coltivato) il folclore sudamericano, in particolare la salsa caleňa, la cui caratteristica peculiare è la velocità dei passi (dei colombiani che la praticano si dice che “hanno il fuoco nei piedi”). A Brescia aveva preso piede la salsa cubana, e non è stato facile introdurre un ballo sotto certi aspetti abbastanza simile ma che necessità di maggiore fisicità» spiega Daniela Toselli.

«Dalla nostra collaborazione è nato il gruppo di folclore Co.de.co» aggiunge, con malcelato orgoglio.

Diego Martinez  è ambasciatore in Italia della cultura colombiana e rappresentante di aerorumba (aerobica con musica latina), nonché responsabile italiano della salsa colombiana.

La dottoressa Monica Miglioli (consulente) unisce in sé la doppia figura di appassionata e brava ballerina e di psicologa: inutile dire quanto la sua presenza possa risultare preziosa, soprattutto in termini di motivazione, all’interno della nostra associazione.

Già l’Associazione.

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È di Dream Dance che si parla. Associazione con sede in Borgosatollo nata nel 2012 proprio per iniziativa di Daniela Toselli ed Ermanno Scalvini.

«Non ci interessa l’aspetto competitivo, ma la componente ludica, soprattutto. Ciò non toglie naturalmente che, in presenza di eccellenze, non si sia in grado di individuarle e prepararle al meglio, visto che abbiamo il diploma di istruttore federale» precisa la presidentessa.

Con Dream Dance balli popolari della Colombia (come il Baile de Salon o Carnival de Barranquilla)  e di tutta l’America Latina, oltre a tutte le tipologie di liscio e danza europea.

«A differenza di altre scuole, forniamo noi. Gratuitamente, agli allievi sia i costumi che le scenografie necessarie per saggi ed esibizioni» rivendica con orgoglio Daniela Toselli.

«Il nostro bacino di utenza coincide con Brescia e dintorni. Abbiamo allievi fidelizzati, che vengono da noi da anni. Il calendario comincia dopo l’estate, allorché si parte con il latino-americano. Il tango è un classico che non ha stagione, mentre per quanto riguarda il folclore i nostri allievi arrivano… quando hanno modo di vederlo e  di apprezzarne le peculiarità» interviene Ermanno Scalvini.

«La settimana è scandita da lezioni serali: due ore a settimana per il folclore sudamericano. Un’ora per le altre discipline. Si tengono tutti i lunedì a Colombaro, martedì e giovedì al castello di Castiglione delle Stiviere, il mercoledì a Borgo Satollo. Fino ad arrivare, a giugno, al saggio di fine stagione» finisce di illustrare Daniela.

Poi, come in un perfetto paso doble, raccontano anche cosa c’è che non va, o che potrebbe andare meglio:

«C’è troppa concorrenza da parte di istruttori o presunti tali non adeguatamente formati e preparati, che deprime e squalifica l’offerta di mercato: si parla di maestri improvvisati, scuole che sorgono dal nulla. Vorremmo una maggiore trasparenza nei rapporti con gli Enti. Qualche anno fa fummo esclusi da un importante bando nonostante avessimo presentato un’offerta più completa e competitiva a vantaggio di un altro partecipante, e ancora non abbiamo capito perché.  Da allora non abbiamo più partecipato, cominciando a indirizzare le nostre proposte anche al di fuori  dei confini regionali, se non addirittura all’estero».

Programmi per il futuro?

«Il 23 maggio saremo a ballare a Boario Terme per l’apertura dei favolosi giardini esterni. Tutte le domenica siamo presenti, dalle 20 alle 21,  ad Angolo Terme. Alla Fiera del Cavallo di Verona, a novembre, ripeteremo l’esibizione tango- dressage che già tanto successo ha riscosso nella precedente occasione, proponendola magari anche con l’abbinamento folclore sudamericano-dressage: uno spettacolo singolare e affascinante, quello di unire le movenze dei ballerini e di cavalli meravigliosamente addestrati dai rispettivi cavalieri

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Ecco, di Dream Dance, a questo punto, aggiungendo che si occupano con professionalità dell’organizzazione di eventi e serate e di lezioni private, e che tengono corsi di lingua spagnola, postura e settore olistico reiki, si è detto tutto (o quasi).

Ora non resta che verificare di persona. Questi i recapiti:

Sede: Via Nino Bixio 42 – Borgosatollo (BS)

Mail: dream-dance1@hotmail.it;

Tel. Dany: +39 349 66 71 885

Tel Ermy: +39 338 28 62 113

E ricordate:

IL BALLO COMINCIA … DOVE LA PAROLA SI ARRESTA !

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (97) – C’è il sorriso di un Angelo, nel Parco di Rivoltella

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Ancora una volta, ma le volte son poche, affido la conduzione di questa rubrica a Patrizio Pacioni.

Leggendo l’articolo capirete perché.

Bonera.2

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Oggi pomeriggio c’erano quattro generazioni, al parco giochi di via Albinoni, a Rivoltella del Garda.

Anziani, adulti, ragazzi e bambini.

Per la scopertura di una targa, nella ricorrenza di un giorno molto triste di trentasei anni fa: il ritrovamento del corpo della piccola Marzia Savio, rapita e brutalmente uccisa nel 1982.

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C’era il Sindaco di Desenzano, Guido Malinverno, che ricorda come quel piccolo parco fosse già intitolato alla bambina, ma che formalizzarlo, con una cerimonia ufficiale, assume un significato che va molto oltre la burocrazia.

Sì, è vero, e che questa riunione di popolo va molto al di là, lo dicono gli sguardi delle tante persone presenti, l’emozione che si respira nell’aria, il cordoglio ancora vivo negli occhi dei parenti più stretti e degli amici.

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È il segno di un amore e di un dolore profondi, che non si sono mi sopiti. Del ricordo accorato di tutta una comunità, che non vuole che la memoria s’interrompa e si confonda nell’oblio.

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«Tra me e Marzia passava solo una quarantina giorni» dice la cugina Giuliana Savio. Lo stesso cognome, la stessa età.

«Tante volte mi sono chiesta come sarebbe cresciuta lei, come si sarebbe sviluppata la sua esistenza, cosa avrebbe saputo fare e dare, quante cose avrebbe visto, se si sarebbe innamorata, sposata, se avrebbe avuto dei figlise le fosse stato permesso di vivere»

Le chiedo come fosse il carattere della cugina.

«Oh, Marzia era allegra, curiosa del mondo» mi risponde con un mesto sorriso, al ricordo.

«Vivace, assai più di me, che invece ero una bambina tranquilla».

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Viene scoperta la targa, sulla quale sono incise le belle parole scritte da Mirco Maltauro, destinata a restare lì, a lungo.

Come il ricordo di Marzia Savio nei cuori dei suoi cari e dei suoi concittadini.

E non solo nei loro.

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Goodmorning Brescia (96) – Tutti insieme, appassionatamente (sul palcoscenico)

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«San Benedetto, la rondine sotto al tetto» recita un antico proverbio popolare, descrivendo l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda Sarezzo e il Teatro San Faustino, però, considerato che ormai la rappresentazione del lavoro svolto nell’ambito scolastico dal Gruppo Teatrale Gianluca Grossi è un appuntamento immancabile, all’arrivo della buona stagione, il detto potrebbe cambiare, per esempio con un «Non è realmente primavera / se non viene del debutto la sera».

Si parte, in pieno clima di meta-teatro, da un matrimonio e da una compagnia di attori e musici “poveri guitti di montagna”, come si definiscono essi stessi, chiamati a rallegrare con la rappresentazione di una pièce la festa degli sposi.

Si narrano le avventure venture di Martino, un giovane sprovveduto, un “bamboccione” come si direbbe ai giorni nostri, che, impegnato nel servizio militare, spende troppo ed è costretto a chiedere continue sovvenzioni a suo padre.

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Per ottenerle ricorre anche alla menzogna inventando una inesistente carriera nell’esercito. Incappando in un occasionale quanto fantastico incontro magico-religioso, chiede e ottiene due doni prodigiosi e grotteschi al tempo stesso: un sacco incantato e un randello, per così dire, a “percussione automatica”.

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Poi, come in tutte le fiabe, c’è la figlia del re che si invaghisce di lui, ma esagera un po’, al punto di perdere la ragione ed essere rapita all’inferno. Il prode (o incosciente, fate voi) soldato Martino, grazie ai suoi attrezzi magici riesce persino a sconfiggere l’esercito dei diavoli e liberare la Principessa posseduta.

Lieto fine, dunque? Sì e no. Anzi, prima no, poi si.

La morte lo ghermisce a sorpresa, ma sembra che per lui, rifiutato da Paradiso e Purgatorio, ci sia posto solo all’Inferno. All’ultimo momento, però, ci si ricorda di due atti di bontà (che riportano all’agiografia dell’omonimo San Martino, con la cessione del proprio mantello a un mendicante infreddolito narrata all’inizio della rappresentazione) e, adesso si, il consolatorio finale.

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Narrazione al tempo stesso ingenua e complessa, secondo il tradizionale stile dell’autore, Giulio Forbitti (regia di Guido Uberti) con la necessaria presenza, trattandosi di un saggio didattico, di un gran numero di personaggi e interpreti.

«Lo spettacolo prende le mosse dagli antichi e leggendari racconti che i cantastorie raccontavano e rappresentavano nelle piazze, nei cortili e nelle stalle dei paesi di un tempo lontano, in cui l’affabulazione sapeva ancora affascinare, divertire, coinvolgere e a volte commuovere» dichiara il professor Forbitti .

«Il Soldato Martino è insieme un eroe e un antieroe: è per certi versi un ingenuo, uno scapestrato e un fallito, ma sa anche essere prode, generoso e coraggioso».

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                A fine spettacolo la referente del progetto, professoressa Elena Bonometti, saluta  il pubblico insieme agli attori

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I ragazzi (e meno ragazzi) del gruppo teatrale Gianluca Grossi, studenti ed ex studenti dell’istituto Primo Levi di Sarezzo, tra i quali alcuni diversamente abili, interpretano lo spettacolo muovendosi e agendo sul palcoscenico con grande impegno e totale partecipazione e meritando, alla fine, i convinti applausi del folto pubblico presente.

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    Bonera.2

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Sbuffi di Ponentino (5) – Alcolici a scuola? Sì, ma solo per fare Teatro

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La location è quella, linda, accogliente e  ancora odorosa di pittura fresca della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori – la organizzazione maggiormente rappresentativa degli scrittori italiani di tutte le forme ed espressioni – al numero 33 di Lungotevere dei Mellini) in una delle zone più eleganti e suggestive di Roma.

L’occasione è quella della presentazione pubblica delle opere finaliste del prestigioso concorso «Va in scena lo scrittore», che si avvia ormai alla conclusione con ben tre opere di Patrizio Pacioni selezionate per il round decisivo.

La sorpresa è che gran parte del pubblico che occupa tutti i posti disponibili della funzionale sala-eventi che ospita l’evento è composta di persone molto, ma molto giovani.

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Sono i ragazzi della II G dell’Istituto Comprensivo Garibaldi di Fondi, che, guidati per la parte relativa alla scrittura creativa, storica, letteraria e artistica dalla professoressa Debora Marrocco, coadiuvata dai professori Italo Vela, Franco de Benedictis, Giovanna Pagnani, Sabina Testa, Francesco Terelle, Ida Conte, Giovanna Bellina e Giuseppina Prota per la descrizione della caratteristiche organolettiche del vino, lo studio in lingua e del territorio, il coordinamento della parte grafica, i lavori di gruppo, i balli dell’Antica Roma e le musiche e la messa in scena, hanno creato la pièce «Nunc est bibendum».

Con piacevole leggerezza, ma con dovizia di particolari “tecnici”, e sorprendente proprietà di linguaggio i ragazzi parlano di “Uva Serpe” (pregiato vitigno caratteristico Greco del comprensorio Fondi-Itri-Sperlonga, utilizzato per la produzione del famoso vino Cecubo); con giovanile incoscienza “osano” scherzare con la maestosità della severa Romanità e con la sobria dignità delle matrone; trasformano il Consiglio Imperiale (completo della presenza dei “consiglieri-colti”  Marziale, Plinio e Orazio) in un’assemblea dei soci di una cooperativa vinicola (“Siamo uomini tutti dotati di uno spiccato “senso del business” dice uno dei letterati-enologi) che si esaurisce in uno “scaciato” brindisi da trattoria di campagna.

 

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È una pièce allegra, che informa facendo sorridere, e non è cosa da poco.

Così gli spettatori, tra tante altre notizie acquisite, conoscono i contenuti dell’editto proibizionista  e discriminatorio nei confronti delle donne chiamato «Senatus Consultus de Baccanalibus» che vietava le feste in onore di Bacco in quanto foriere di immoralità e sregolatezze.

Così viene ricordata la “guerra commerciale” tra i vini italici e quelli greci, tanto simile, per molti aspetti, a quella tra i vignaioli italiani e quelli francesi che è tuttora in corso. Senza esclusione di colpi.

Insomma, il divieto per le donne di bere vino dev’essere abolito, e le donne romane s’impegnano per questo, disposte, per spuntarla, anche ad arrivare a al Divo Augusto attraverso sua moglie Livia. In una lotta di rivendicazione da parte di un femminismo moderato ma molto tenace, se così si può dire.

Chi vince alla fine? Naturalmente le donne, c’è da dubitarne?, armate di quella fantasia  ragionata trasgressività che fa impazzire e mette nel sacco ogni uomo che cammini su questa terra, fin dai primordi dell’umanità.

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Auguri di cuore ai giovani ricercatori-commediografi-attori, talmente bravi da meritare di essere nominati uno per uno: Samuele Angeloni, Jurgen Baha, Matteo Giuseppe Caprarelli, Alessia Conti, Alessia Di Mario, Alessia Di Trocchio, Giada Esteso, Asia Fasolo, Eleonora Fasolo, Selenia Iacovacci, Walter Mariani, Annarita Marrocco, Marco Marrocco, Iole Ostacolato, Ida Palazzo, Valentina Piccione, Anastasia Riccardi, Ilenia Salemme, Alessia Stasi, Giorgia Velli, Sara Zannella.

Buon lavoro agli/alle insegnanti che con tanto impegno, e felici risultati, si sono impegnati in questa impresa.

«E un’altra simile è già in cantiere», confida Debora Marrocco.

In bocca al lupo, naturalmente, a «Nunc est bibendum», la bella pièce della  II G dell’ I.C.  Garibaldi di Fondi.

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   Vestale

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