Ex Libris (26) – Wanda Morandini, immagini e parole

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Se questo metereologicamente isterico 2019 ci ha totalmente privato della primavera, assegnandola in pari misura all’inverno (al declino) e all’estate (in entrata), io di primavere posso regalarvene addirittura mille.

Perché la recensione di oggi, appunto, è dedicato al libro che s’intitola esattamente «Mille primavere» , scritto e disegnato dalla giovane bresciana Wanda Morandini.

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La trama:

Giada e Chiharu hanno tredici anni quando il destino decide di allontanarle: la loro storia inizia proprio quando sembra essere finita. È la storia di una grande amicizia, di un invisibile filo che si allunga, si riavvolge, si spezza e si riannoda, e che le due ragazze non lasceranno mai andare, a costo di mettersi contro ogni logica, ogni legge e contro il destino stesso. Perché il destino è ancora tutto da scrivere, anche quando ogni speranza sembra perduta. In un mondo gentile che nasconde un grande vuoto, Giada e Chiharu scopriranno che possono ancora esistere il coraggio e la fiducia, che a ogni risposta corrisponde una nuova domanda e che non bisogna mai smettere di voler imparare. Ma ciò che più desiderano scoprire è il tepore che si prova quando ci si riabbraccia dopo tanto, tantissimo tempo.

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Come l’ho letto io:

Un salto di 800 anni avanti nel tempo, ma potrebbero essere soilo cento, o mille, e nella sostanza non cambierebbe nulla, o semplicemente il conteggio potrebbe riguardare un altro mondo o un’altra dimensione.

Un compleanno festeggiato ogni 29 di febbraio, un po’ per scelta eccentrica, un po’ per travisare la lentezza di un trascorrere rallentato nel succedersi delle stagioni da un’inconfessabile origine aliena.

Questo e altro è Giada, ma per la deteminata e sempre pragmatica Chiharu è solo l’amica del cuore, l’altro polo di un rapporto magnetico talmente potente da tenerle legate anche quando si trovano a grandissima distanza.

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Le protagoniste di questo singolare romanzo epistolare di Wanda Morandini sono loro, tutti gli altri (il resto del mondo) solo sfondo in basso rilievo, presente più per necessità narrativa che per scelta dell’autrice.

È una scrittura pulita e coincisa, quella di Wanda, un viaggio all’interno di un’anima unica, anche se apparentemente suddivisa in quelle delle due protagoniste. Azzarderei dire che è un viaggio interiore che l’autrice, protetta dal batiscafo della fantasia (e del fantasy) intraprende calandosiin modo intrepido  nelle proprie sensibilità, aspirazioni, paure e speranze, all’interno della propria anima.

L’aspettativa di un incontro, o meglio, di quell’incontro, capace di cambiare fuori e dentro, che può anche non arrivare mai, ma che non si può mai smettere di sognare, simboleggiato dall’abbraccio tra le due amiche, vicino nei cuori di Giada e Chilaru, ma talmente difficile da realizzare da sembrare, a volte, obbiettivo irragiungibile.

Ma, al di là di una trama sostanzialmente semplice e lineare, di cui lascio il dovuto spazio alla vostra lettura, i temi trattati nel libro sono molteplici. Primo tra tutto quello dell’accettazione delle diversità culturali e razziali (in questo caso estremizzate attraverso la natura aliena di Giada), sia per quanto riguarda gli altri che per ciò che attiene a se stessi. Poi la natura di romanzo di formazione e viaggio, che, grazie alla verde età, permette all’autrice di scavare dal di dentro nelle pieghe di quel delicatissimo passaggio che porta ogni essere umano dall’adolescenza alla maturità. Il tutto attraverso un utilizzo di una fantasia talmente ricca e spontanea da permettere a Wanda Morandini di descrivere in dettaglio e con assoluta credibilità letteraria, situazioni, luoghi e personaggi che non esistone, né mai esisteranno.

Semplicemente incantevoli, e assolutamente pertinenti al dipanarsi della trama, le illustrazioni (opera della stessa narratrice, non a caso nipote di un certo Gi Morandini) inserite, numerose, a corredo di una scrittura di sorprendente nitore. 

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Il tutto perfettamente idoneo e fortemente suggestivo nella descrizione di «quel mondo gentile che nasconde un gran vuoto» in cui le due amiche si trovano a vivere la grande amicizia che le lega e (soprattutto) le collega indissolubilmente.

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Titolo: Mille primavere
Autore: Wanda Morandini
Anno edizione: 2019
Editore: Mannarino
Pagine: 234 p., ill. , Brossura
Prezzo 15 €
EAN: 9788896708903
 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Wanda.jpg  Wanda Morandini è di origine polacca, ma è nata e risiede nel Bresciano. Diplomata al Liceo Artistico e laureata in Fotografia, ha maturato un’autentica passione per l’illustrazione in tenerissima età. Appassionata di manga, sta compiendo un percorso artistico di grande spessore che passando per la mediazione culturale tra cultura estremo-orientale (in particolare giapponese) e valori culturali occidentali, arrivando a si estrinseca in un’attenta e originale introspezione dell’anima.

 

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è IlLettoreRIT.png   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (153) – A Ospitaletto il teatro si fa sul serio

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Il Teatro è una di quelle passioni che, quando ti prendono, non ti mollano più. Anzi, più passano gli anni più la malattia si aggrava, diventando una vera e propria dipendenza destinata ad accompagnarti per tutta la vita.

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Bene, Katiuscia Armanni, come tutti saprete (e se non lo sapete ve lo dico io) da questo morbo è stata da molti anni contagiata irreversibilmente e nella forma più grave. È così, e per questo, che ogni anno, quando si arriva a questo punto della stagione, sul palcoscenico di quello che ormai può considerarsi a ragione il vero e proprio “teatro di casa” della sua compagnia de I Teatranti, vale a dire il Teatro Agorà di Ospitaletto, sotto la sua direzione i suoi allievimettono in scena una nuova pièce (di cui vi riferirà prossimamente l’amico GuittoMatto).

Un appuntamento e una notizia che, proprio nel giorno dello spettacolo, non poteva tralasciare Costanzo Gatta, Mastro Giornalista con la passione della storia, della letteratura e di ogni altra forma di espressione artistica e grande cultore delle tradizioni bresciane, non si lascia sfuggire l’occasione di pubblicare un corposo articolo sull’edizione del Corriere della Sera in edicola stamattina.

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Ad attirare l’attenzione del Nostro, come avete visto, la straordinaria presenza di una straordinarissima creatura da palcoscenico che risponde al nome (e cognome) di Enrica Bianchi Colombatto, per il grande pubblico Erika Blanc.

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Una signora attrice che, tanto per dirne qualcosa, come giustamente ricorda Gatta in apertura di articolo, ha lavorato fianco a fianco di personaggi del calibro e del livello di Oreste Lionello, Strehler, Squarzina, Pasquale Festa Campanile e Pupi Avati.

La vedrà stasera chi avrà l’occasione e il privilegio di essere presente stasera a partire dalle 20,30 al già citato Teatro Agorà. Io ci sarò senz’altro, e voi?

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Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Il maestro È Margarita

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Il collegamento al quale ammicca il titolo di questo articolo è ovviamente con «Il maestro e Margherita» (in russo  «Мастер и Маргарита») ovvero quello che è universalmente considerato il capolavoro di Michail Bulgakov, scritto e riscritto in più riprese tra il 1928 e il 1940 e pubblicato, post-mortem, a cavallo tra  1966 e 1967. Considerate le origini del personaggio oggetto e soggetto di questa intervista e le sue capacità didattiche (oltre che teatrali) mi sono permesso di giocare un po’ con le parole.

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Margarita Smirnova, ovvero “Dalla Russia con amore” (sia nei confronti del teatro che nei riguardi del marito, il musicista romano Paolo Gatti). Quali sono le motivazioni alla base di questa tua non facile scelta?

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Le motivazioni principali vengono dalla ricerca di nuove emozioni e di nuovi stimoli. Andare via dalla Russia prima della famigerata “perestrojka” fu un notevole atto di coraggio, sia contro il nuovo regime che prendeva il posto del vecchio, sia contro me stessa, visto che, all’epoca, avevo appena finito di girare (in quella che allora era ancora la Russia socialista) due film importanti

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Quali sono le opportunità che ti si sono presentate e le difficoltà che hai dovuto affrontare  nel passaggio tra due realtà geografiche, culturali e sociali così diverse tra loro?

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Le opportunità sono state quelle della conoscenza diretta di una cultura classica, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, come quella italiana. La più grande difficoltà (non ancora risolta, onestamente) è invece quella della pronuncia: con due lauree alle spalle non ho mai preso (mi vergogno di ammetterlo, ma è così!) una sola lezione seria in materia di lingua italiana. Devo confessare che però, per essere una “autodidatta”, sono abbastanza soddisfatta dei progressi sin qui conseguiti.

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Il Petrolini è un teatro piccolo ma ricco di tradizione e di suggestioni, a partire dal riferimento con il nome di uno dei più grandi attori romani di tutti i tempi. Raccontaci qualcosa di più sulle modalità di gestione, sulle scelte artistiche e sugli obbiettivi che vi prefiggete nella conduzione del locale tu e tuo marito.

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La regola numero uno (valida per me e per la mia famiglia, dal momento che ora del Teatro Petrolini, oltre a me e mio marito, si occupa anche nostro figlio Ielizar) è: “metti amore in tutto quello che fai”. Per onestà intellettuale voglio sottolineare che prima di essere un lavoro, la gestione del teatro, in particolare di questo nostro teatro, è una forma di forte passione, di voglia di affrontare ogni giorno che viene, ogni nuova compagnia e ogni testo, come un bellissimo viaggio… E che viaggio!

(ndr: al Teatro Petrolini, l’8 e il 9 febbraio p.v. sarà di scena «Marzia e il salumiere – il fiore reciso», dramma scritto da Patrizio Pacioni e prodotto dalle “Ombre di Platone” per la regia di Mario Mirelli, con Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti)

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Margarita Smirnova, attrice, insegnante, regista . Partiamo dalla tua attività recitativa: fra tutti gli spettacoli ai quali hai partecipato come interprete, ce n’è uno che ricordi con più piacere e orgoglio degli altri? E perché?

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Ricordo con grandissimo affetto tutti e sette gli spettacoli che ho realizzato con Fiorenzo Fiorentini, mio suocero, in quanto patrigno di mio marito, notissimo attore romano scomparso nel 2003. Avere condiviso il palcoscenico con un grande interprete come lui è stato un dono che custodisco e custodirò gelosamente sempre nel cuore.

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Tantissimi aspiranti attori che hai aiutato prima a prendere confidenza con il palcoscenico, poi a perfezionarsi, avvalendoti del famoso metodo Stanislavskij. Cos’è, esattamente, che ti sforzi di trasmettere ai tuoi allievi e, soprattutto, quand’è, al termine di un corso, che ti senti veramente soddisfatta della tua attività di docenza?

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Sono trascorsi dieci anni di insegnamento, ho insegnato a quasi trecento allievi… trecento nomi, trecento anime, a volte complicate, incomprese, conflittuali. Ancora non mi rendo conto di quanto possano essere tanti gli spettacoli (trenta) che ho messo in scena per due terzi con loro e insieme a loro e per il resto con la mia Compagnia Stabile del Teatro Petrolini di Roma in dieci anni di attività italiana: ognuno di essi è nato ed è cresciuto come un bambino che ho curato e amato come si cura e si ama un figlio.

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Mi sembra di capire che la regia va acquistando, nella tua attività artistica, una parte sempre più importante. È così? C’è un genere teatrale che, in particolare, preferisci portare in scena rispetto ad altri?

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I grandi classici russi, naturalmente! Un campo di azione immenso ma ancora, a mio avviso, troppo poco conosciuto qui in Italia. Adoro tradurre personalmente un inedito Checov, un mai tradotto (o mal tradotto) Kuprin, Puškin, e poi vedere il risultato in scena. Amo smodatamente i sublimi, sensazionali e immortali Tolstoj, Gogol e Dostoevskij.

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L’ultima domanda, come d’uso in interviste di questo genere, guarda al futuro. Quali sono i progetti più prossimi e più importanti di Margarita Smirnova?

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Prima di ogni altra cosa, voglio continuare a insegnare il più a lungo possibile: per i giovani che si avvicinano al teatro (e non solo per loro) è essenziale imparare, imparare e ancora imparare! Nel corso degli anni i miei allievi sono diventati sempre più numerosi e hanno bisogno di sempre più cure, sempre più attenzione e sempre più amore. Vorrei tanto trasmettere loro la passione che nutro per la recitazione e l’inesauribile energia che anima il mio lavoro in palcoscenico. Desidero condividere con loro la voglia di crescere e l’amore per il teatro classico. Nel prossimo futuro ci sono le due commedie brillanti «Divorzio al peperoncino» e «Un Natale molto… molto intimo», con Salvo Buccafusca, Lella Perrone, Caterina Boccardi, Maria Pia Cardinali, Feder ico Giovannoli, Paola Barzi, Vito Garofalo, Dario De Vecchis, Paolo Maniscalco. Un’altra produzione di prossima realizzazione (alla quale tengo particolarmente) è «La vita di Giacomo Puccini» con importanti cantanti lirici e con Gabriella Arcangeli.

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Margarita Smirnova, nata a San Pietroburgo ( ex Leningrado ) nel 1966, nel 1988 si laurea in Arte Drammatica presso la prestigiosa Accademia della città. Nella sua formazione anche un master di regia presso il Teatro Classico Russo. Trasferitasi a Roma lavora come modella. Come attrice va in scena in sette spettacoli del grande Fiorenzo Fiorentini. Con il marito Paolo Gatti, noto e affermato musicista romano, in qualità di direttrice organizzativa da venti anni tiene le redini dello storico Teatro Petrolini e, da dieci anni, conduce la Scuola Metodo Stanislavskij di Margarita Smirnova. Da regista, presso il Teatro Petrolini, ha diretto sino a questo momento trenta spettacoli. È docente di “Alta Moda” presso l’agenzia milanese “New Faces and Stars” di Milano “-in cui insegna portamento e galateo.

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Il Teatro Petrolini nasce a Testaccio in via Romolo Gessi 8. Venne inaugurato il 18 gennaio 1994 da Paolo Gatti e Fiorenzo Fiorentini in occasione della prima di “Petrolini…Bravo…Grazie!” commedia di Fiorenzo Fiorentini e Ghigo De Chiara. Il teatro prese il nome di Sala Petrolini in onore del celeberrimo Ettore, attore romano dei primi del ‘900. La sala venne ricavata dai locali del Centro Studi Petrolini di cui Fiorenzo Fiorentini era direttore artistico e Paolo Gatti direttore organizzativo.

Dal 2003 (anno della scomparsa di Fiorenzo Fiorentini) il teatro viene affidato a Paolo Gatti (virtuoso di chitarra classica che per molti anni ha lavorato con Fiorentini) che ne diviene il direttore artistico mentre la direzione organizzativa è affidata a Margarita Smirnova (attrice che ha recitato nella compagnia di Fiorentini).

Ricordiamo che proprio presso il Teatro Petrolini, nel prossimo febbraio, andranno in scena alcure repliche del dramma «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso», prodotto dalle «Ombre di Platone», scritto da Patrizio Pacioni per la regia di Mario Mirelli e l’interpretazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (152) – Corti da ricordare a lungo

 

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L’idea di far partire per la prima volta a Brescia un festival di corti teatrali, (vale a dire pièces teatrali che abbiano la durata massima di quindici minuti), era stimolante e foriera di favorevolissimi sviluppi futuri, ma la sfida di organizzare il primo concorso nel giro di pochi mesi, poteva sembrare talmente difficile da rasentare la temerarietà.

Siccome, però, «per vincere una guerra perduta ci vuole un generale folle» e siccome un pizzico di follia in chi non è uso limitarsi ad aspettare che ila mela si stacchi da sola dall’albero, ma è sempre pronto ad attivarsi e a  mettersi in gioco perché le cose accadano, piàù che necessaro è indispensabile…

… ecco che l’assessore alle politiche giovanili e pari opportunità Roberta Morelli e lo scrittore-drammaturgo Patrizio Pacioni si sono attivati con determinazione e il concorso per corti teatrali, riservato alle scuole e alle comunità giovanili e battezzato «Facciamoci un corto» da progetto si è trasformato immediatamente in realtà.

Il risultato? Lavori ben pensati, ben scritti e ben messi in scena, che hanno reso difficile (la vita) la valutazione da parte mie e della qualificatissima giuria che con me ha interagito (composta da Franca Ferrari, Annabruna Gigliotti, Pino Oriolo e Rita Piccitto),

Un altro risultato: una cerimonia di premiazione (tenuta nella prestigiosa Sala Giudici di Palazzo Loggia) festosa e arricchente per tutti i partecipanti.

Un altro ancora? La consapevolezza che già a partire dal prossimo settembre si partirà per l’organizzazione della seconda edizione «Facciamoci un corto» per la quale, a parità (sperèm) di qualità delle opere, ci aspettiamo un deciso incremento del numero delle partecipazioni.

Detto questo, qui di seguito, ecco le motivazioni dei premi assegnati:

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Menzione d’onore speciale per i costumi e la scenografia: laboratorio dell’IIS Fortuny (per «Don Chisciotte»)

Lo spettacolo, di per se stesso suggestivo nei richiami storico-letterari, beneficia del sorprendente supporto dei costumi multicolori, fantasiosi, evocativi e di forte impatto emotivo, perfettamente in linea con l’interpretazione in chiave moderna e simbolica dell’eterno dramma di Don Chisciotte. Rimarchevoli la perizia e l’accuratezza rilevate nella realizzazione che, sommate a una fresca vena artistica e creativa, contribuiscono a una convincente e coinvolgente esaltazione estetica degli abiti di scena.

 

Migliore interpretazione femminile: Paola Bazzana, Margherita Bianchi, Martina Frassina e Beatrice Breda, “coreute” nello spettacolo «Antigone» (Liceo Gambara)
Calate in uno spettacolo di matrice classica, colgono con grande sagacia lo spirito della contaminazione tra antico e moderno impressa alla pièce dalla regia. Notevole la capacità di interazione e sincronia tra le attrici che, pur esprimendo al meglio la coralità del gruppo, riescono ciascuna a a conferire alla recitazione accenti personali perfettamente distinguibili e riconoscibili.

 

Migliore interpretazione maschile: Ibrahima Coly (IIS Fortuny, spettacolo «Don Chisciotte»)
Nella trama ironica, paradossale ed estremamente stimolante della pièce, basata sulla riattualizzazione dell’opera di Cervantes, pensata e messa in scena da Marco Passarello, l’attore s’inserisce con una interpretazione del goffo Sancho Panza caratterizzata da un’eccezionale naturalezza e condotta con coinvolgente autoironia. Può sembrare facile… ma non lo è affatto.

 

Migliore spettacolo: «Offline» messo in scena dalla scuola secondaria Giosuè Carducci
Sarcastico, provocatorio, irritante, ma anche malinconicamente romantico: il sorprendente “corto” realizzato dai giovanissimi allievi della Giosuè Carducci, diretti da Biagio Vinella, porta in scena una spietata analisi di certe “deviazioni del progresso” che hanno portato (e stanno tuttora portando) intere generazioni di ragazzi a privilegiare la superficialità della comunicazione virtuale a scapito dei più autentici rapporti personali. Lasciando nello spettatore uno scomodo interrogativo: quanto di tutto ciò è voluto e indotto dal Sistema?

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   Bonera.2

 

 

 



Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (151) – Le cicale di Brescia cantano, ma sono formiche operose

Al Broletto conferenza stampa per la presentazione del festival di teatro ragazzi e giovani con la direzione artistica di Teatro Telaio, denominato “Il canto delle cicale“, giunto quest’anno alla 20ª edizione.

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«Come è noto, questa rassegna di spettacoli è una proposta indirizzata a giovani e famiglie, che si svolge nel territorio della provincia» esordisce il dottor in rappresentanza della Provincia di Brescia. Un’iniziativa che comprende l’adesione di 14 comuni e la rappresentazione di 19 spettacoli, e che l’ente che rappresento sostiene e sosterrà.

«In occasione di questa nuova edizione, che coincide con il 40º anniversario di attività del Teatro Telaio, la funzione di direttore artistico sarà responsabile condivisa di tre di noi, vale a dire Angelo Pennacchio, Jessica Carbone e Angelo Facchetti» precisa Maria Rauzi che si presenta, invece, come direttrice amministrativa del festival.

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La rassegna, itinerante su un territorio che si intende far conoscere e apprezzare, con particolare attenzione al recupero di spazi inutilizzati e, in alcuni casi in passato considerati inagibili, è caratterizzata tradizionalmente da un clima particolare, più rilassa, favorito dalla stagione estiva.

Alla parte per così dire “narrativa” sono collegate altre iniziative, quali “CicaLeggendo” (momenti e spazi dedicati dura riservati ai bambini, in apposite strutture a loro misura) cui si affianca “CicaGiocando”, un singolare e originale gioco dell’oca.

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Nel corso della rassegna sarà possibile ritirare un suggestivo e stimolante “Passaporto” e il gioco creativo “Spiaggiarelli”.

Tornando all’aspetto più puramente artistico della manifestazione, saranno proposti al pubblico spettacoli di clowneria, narrazione e commistione musicale, non trascurandola rivisitazione di classici quali ‘immortale Pinocchio di Collodi.

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«Per quanto riguarda Teatro telaio in anteprima nazionale lo spettacolo “Torna a casa, Ulisse!” per la regia di Angelo Facchetti» ricorda Maria Lauzi avvicinandosi al congedo.

Ricorda infine la predisposizione delle schede “Ti prendo per mano”, il cui scopo è l’aumento dell’agibilità per tutti gli spettatori teatrali attraverso l’illustrazione delle caratteristiche negative di ogni singolo spettacolo da superare da parte dei portatori di ogni tipo di gap. Chiude la conferenza l’intervento di Alberto Vanoglio, neo-sindaco di Ome che, a nome di tutti gli amministratori locali coinvolti in questa ormai consolidata iniziativa (oltre che Ome Botticino, Brescia, Erbusco,  Gussago, Mazzano, Monticelli Brusati, Nuvolera, Ospitaletto, Paderno Franciacorta, Passirano, Provaglio d’Iseo, Roncadelle, Rovato e Villa Carcina), spiega le ragioni e gli scopi alla base delle scelte di aderire, con entusiasmo e partecipazione, a questo importante progetto.

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Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Brescia e il Teatro: un matrimonio riuscito

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Un Teatro Sociale vestito a festa saluta la ormai tradizionale cerimonia di vernissage della prossima stagione 2019/2020 (battezzata «a riveder le stelle!») con lo splendido colpo d’occhio del “tutto esaurito”.

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Ad accogliere il pubblico e a condurre la serata, come un anno fa, è Daniele Pelizzari, ormai conduttore fatto e finito, questa volta accompagnato da Lucilla Giagnoni.

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Il saluto “istituzionale” è invece appannaggio di Baresani e Gian Mario Bandera. La Presidente pone l’accento sulla natura inclusiva dell’azione del CTB che non rimane nell’ambito dei teatri ma estende sempre più la propria attività in molti altri anditi della Polis.

«Il 31% dei nostri abbonati è costituito da giovani al di sotto dei 25 anni» sottolinea con grande soddisfazione, per concludere con un citazione evocativa: «Il teatro usa la finzione per combattere le finzioni della vita».

È poi la volta del direttore che si chiede se quella denominazione di TRIC – Teatro di Rilevante Interesse Culturale che all’inizio poteva sembrare soltanto una dichiarazione di intenti sia stata rispettata nell’agire del Centro teatrale bresciano.

«Missione compiuta» si risponde, sempre attenti alla natura della parola cultura e come realizzarla nel concreto.

«La stagione che comincerà nel prossimo autunno comprende oltre 40 titoli ai quali si affiancheranno innumerevoli iniziative culturali collaterali. Largo spazio si è dato alla drammaturgia contemporanea, ma senza trascurare la grande tradizione» conclude.

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Poi, uno dopo l’altro, si susseguono le presentazioni degli spettacoli in cartellone dal Falstaff di Franco Branciaroli in avanti. Lucilla Giagnoni dismette poi per qualche minuto la veste di conduttrice per indossare quella della straordinaria attrice che è, presentando il suo magnifica Magnificat attraverso una brillante e provocatoria esaltazione dell’oca. Particolarmente interessante la produzione CTB Viaggio al centro della Terra, tratto dall’omonimo romanzo di Jules Verne, il cui breve estratto è stato letto da Fausto Cabra. E ancora, ancora, gli spettacoli inseriti in una programmazione che definire sontuosa potrebbe sembrare riduttivo, tra i quali ci piace segnalare La materia oscura, La monaca di Monza, Prima della pensione (con i fantastici Elena Bucci e Marco Sgrosso), La parola giusta (con Lella Costa), Manuale di volo per uomo (Simone Cristicchi) e 124 secondi (Alessandro Mor e Alessandro Quattro)… E qui mi fermo, ma solo in questa elencazione, perché ce ne sono veramente tanti altri da vedere.

Buon Teatro, bresciani.

 

  GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

I Medici Volontari Italiani… salvavita

                                                                                                                                                                

SMART CITY PER IL SOCIALE: LE INFORMAZIONI SALVAVITA

Se ne parla in un aggiornamento post Digital Week  2019

5 giugno 2019  h.15,30  – libreria “ Covo della Ladra” via Scutari 5,  Milano

 

 

Quando si parla di digitale, si pensa di solito a grandi progetti, mentre “piccole e diffuse iniziative digitali”, pur avendo obiettivi importanti, come salvare vite umane, ed enormi potenzialità di sviluppo, vengono invece trascurate.  Se ne è parlato il 14 marzo u.s., evento della Digital Week 2019.

Si tratta di un’ iniziativa che utilizza le cosiddette INFORMAZIONI SALVAVITA, anche in formato digitale.

Questo Progetto, avviato dalla Onlus Medici Volontari Italiani e fatto proprio dal Comune di Milano, è “Cittadini più Coinvolti & più Sicuri”, meglio conosciuto come: BUSTA ROSSA.

 

Si è quindi deciso di non lasciar cadere quanto di interessante e significativo è stato esposto dai vari relatori, come pure la parte che non è stata possibile presentare per mancanza di tempo.

Si desidera anche, partendo dal report di quanto trattato nel corso della prima conferenza, fare un update di ciò che è avvenuto nel frattempo, forse a seguito proprio della Digital Week 2019.

 

Temi dell’incontro del 5 giugno p.v.

 

  • Le Informazioni Salvavita e loro utilizzo sul territorio
  • Le sinergie tra servizi  esistenti, fattibili e proponibili
  • Next: Braccialetto Salvavita, “Cittadino Soccorritore”, Primo Miglio – 112.

 

coordinatori: Dott.ssa Stefania Zazzi e Ing. Carlo Geri

 

Il Progetto, dal punto di vista culturale rientra nelle buone prassi di prevenzione in quanto permette al Cittadino indistinto di dotarsi di strumenti, ovvero “presìdi socio-sanitari”, di fondamentale importanza in un eventuale intervento di soccorso medico-sanitario.

 

Di conseguenza, il Progetto presenta valenze negli ambiti:

  1. della Salute, visto che tratta delle Informazioni Salvavita;
  2. del Sociale, per quanto riguarda la Sicurezza delle Frange deboli;
  3. delle Nuove Tecnologie, proprio grazie all’uso dello Smartphone per la Salute ed il Sociale.

 

Quanto sin qui esposto permette di affermare che il  Progetto ha tutti i crismi per rientrare di buon diritto nell’ambito della Smart City, poiché permette sia al “Cittadino con il digitale in tasca” e sia a quello che ne è privo, di beneficiare delle possibilità che provengono dalla comprensione del digitale e del suo essere socialmente utile nella vita quotidiana.

Si parla quindi di un “Cittadino al centro” che diviene un “Cittadino Soccorritore”, sia di sé stesso che del proprio prossimo e della comunità.

 

 

Medici Volontari Italiani Onlus       Via Padova,104                mvi@medicivolontaritaliani.org       

Organizzazione di Volontariato          20132 Milano                   www.medicivolontaritaliani.org       ­      

Tel.: 02  36755134                                                            

  

Comune di Milano      Assessorato Politiche Sociali, Diritti e Salute   www.comune.milano.it

Area Domiciliarità e Cultura della Salute  via S. Tomaso, 3  20121 Milano                                                  Tel.: 02 88463030

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Che storia, «La storia»!

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    Il romanzo:

La vicenda del romanzo (pubblicato nel 1974) si svolge tra il 1941 e il 1947, sullo sfondo drammatico di una Roma devastata dalla guerra e poi avviata verso un’incerta ricostruzione. Qui vive Ida Ramundo, timida maestra elementare, di origine per metà ebraica, rimasta precocemente vedova e con un figlio, Nino. Viene violentata da un giovanissimo soldato tedesco, e resta incinta. Malgrado la vergogna di quel concepimento, quando nasce, Useppe porta nella vita di Ida e di Nino una nota di allegria e di speranza. Ida deve rifugiarsi a Pietralata, a causa dei bombardamenti, e qui soffre per la promiscuità e la miseria. Il piccolo Useppe conserva la propria felicità, mentre Nino raggiunge i partigiani. Terminata la guerra, la vita sarà ancora più difficile: Nino pensa di dover continuare, a modo suo, la lotta armata, tanto da finire ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia; quanto all’amico David Segre, che aveva condotto Nino fra i partigiani, si uccide con la droga. Anche Useppe muore, dopo un attacco di epilessia: quella malattia è come una protesta contro l’inesattezza della vita. A essa si rassegna invece, con tranquilla pazzia, la madre, incapace di scelte alternative.

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    L’autrice:

Nata a Roma nel 1912, Elsa Morante dimostrò fin da giovanissima una notevole attitudine alla scrittura, cominciando a comporre poesie, fiabe e racconti che, negli anni successivi, avrebbero fatto la loro comparsa su giornali e riviste come Il Corriere dei piccoli e Oggi; Fu la prima scrittrice donna a vincere il Premio Strega con il romanzo L’Isola di Arturo (Einaudi), Elsa Morante e una delle più importanti autrici del Novecento italiano: poetessa, saggista, ma soprattutto romanziera, ha consegnato alla storia letteraria titoli come Menzogna e sortilegio (Einaudi) e La Storia (Einaudi), libri fondamentali della letteratura italiana.

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    Il film:

«La storia» è un film del 1986 diretto da Luigi Comencini, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1974 da Elsa Morante.

Il film è stato girato per la televisione ma ne è stata distribuita una versione ridotta (135′) destinata al circuito cinematografico.

Fu presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia del 1986.

Regia: Luigi Comencini – Sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico e Cristina Comencini – Protagonisti principali: Claudia Cardinali

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 Lo spettacolo:

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Tutto comincia con uno stupro.

Forse anche prima, dal momento stesso della nascita di Ida, che in realtà doveva chiamarsi Aida, se non fosse stato per l’addetto dell’anagrafe incaricato di registrarne il nome, e anche questo può essere un inquietante segno del destino.

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Così interpreta e traduce il testo il drammaturgo Marco Archetti, e nello stesso spirito lavora l’accorta e immaginifica regia di un Fausto Cabra in gran spolvero, Una versione novecentesca dell’antica tragedia classica, con tanto di maschere (immateriali ma percetibilissime) indossate, a turno, dai tre attori.

La modalità espressiva è data da un agire teatrale incatenato a brani del romanzo e, nello stesso tempo, in volo libero tra simboli e stereotipi, orientato, per tutta la durata della pièce (che non annoia né incespica mai dall’inizio alla fine) alla narrazione della storia (quellabellissma, ma con la minuscola scritta da Elsa Morante) parallelamente al dipanarsi della Storia (con la maiuscola) che racconta del dramma di una nazione che si aggiunge e si sovrappone al dramma di una famiglia particolarmente disgraziata.

Fissati in modo indelebile sulla scena e nell’immaginario del pubblico, alcuni momenti, tra i quali ricordiamo con emozione la sequenza della violenza subita da Ida da parte di un soldato tedesco ubriaco e infelice, lo straniamento di Useppe al centro di un boschetto intricato quanto i suoi pensieri malati, e…

… le tre morti: quella drammatica di Nino, quella straziante e pietosa di Useppe, quella interiore di Ida, che arriva molto prima di quella naturale.

Poi c’è la denuncia, perfettamente in linea con il registro dell’autrice, degli orrori della guerra, della violenza e delle insidie derivanti da fascismo e razzismo, delle più urticanti diseguaglianze sociali, a più riprese urlata (interiormente ed esteriormente) dai personaggi della pièce, compreso il ribelle “amico di famiglia” David Segre.

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Semplicemente perfetti gli interpreti (Franca Penone, Alberto Onofrietti, Francesco Sferrazza Papa) che danno anima (e che anima) a Ida, Nino, Useppe e gli altri. Tutto, attraverso loro, prende anima, anche un neonato, anche due cani, così come seppe a suo tempo fare la penna ispirata e felice di Elsa Morante, sia che si tratti di personaggi principali o secondari.

Per quanto riguarda la scenografia, l’autentico sfondo incombente del dramma non è il telo nero che pur rende suggestivo il succinto arredo, ma un’Italia (e non solo) gravemente ammalata, perché «il Potere è la lebbra del mondo».

Efficacissima la gestione dei suoni e, soprattutto delle luci, che non poco contribuiscono al totale coinvolgimento degli spettatori che gremivano il Teatro.

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Meritatissimi i lunghi e scroscianti applausi che hanno più volte richiamato sul palcoscenico gli attori e gli altri artefici di questo straordinario appuntamento bresciano.

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    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.