Umberto Gagliano: guardare al passato per costruire il futuro

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Ho incontrato Umberto Gagliano in Sicilia, qualche settimana fa.

Mi ero già reso conto, osservando le sue illustrazioni diffuse in rete, di quali fossero le potenzialità della “matita”, ma ero curioso di capire anche a chi realmente appartenesse la mano che l’impugnava.

Ne è uscita fuori l’intervista, al tempo stesso rilassata e vivace, riportata più sotto.

 

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So che hai sempre avuto un’autentica passione per il fumetto e che il tuo impegno professionale è arrivato solo nella maturità della Tua vita. Qual è, sempre che ci sia, la scintilla che ti ha portato a intraprendere professionalmente quel che fino a poco prima era solo un hobby, o meglio, una grande passione ma riservata solo a Te stesso?

Nel corso della mia vita ho sempre dipinto in acrilico su tela, in pieno stile Popart, i personaggi che ammiravo da giovane sulle pagine dei fumetti degli anni 70 editi dalla Editoriale Corno, oltre a ritratti e quant’altro: troppo materiale che a un certo punto della mia vita non poteva più essere rilegato in cantina, complice la mia spiccata pigrizia. La vera scintilla credo sia attribuibile in realtà alla maggiore determinazione con cui mia moglie Manuela mi ha incoraggiato a uscire fuori dal guscio, cogliendo così l’occasione per approfittare delle tante opportunità che sono offerte ai nostri giorni, molto più che in passato.

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Vedendo le cose che hai disegnato che sono presenti nel web mi sono reso conto che hai una autentica passione per le riproduzioni delle cover e delle prime pagine di grandi comics del passato. Cosa rappresenta per te questa tipologia di impegno artistico? Cosa pensi che possa aggiungere una semplice (per quanto perfetta) riproduzione di tavole che già sono state disegnate? Non è un po’ come se qua un pittore si impegnasse solo a ridipingere capolavori come “La Gioconda” di Leonardo, “Il bacio”di Ayes, “I girasoli” di Van Gogh o altri capolavori del genere?

In realtà mi trovo spesso impegnato in commission di ogni genere, richieste che provo a raffigurare nello stile fumettistico tipico degli anni ‘70 e la cosa mi diverte tanto. Per esempio mi capitano persone che vorrebbero vedere i propri figli dipinti con indumenti da super eroi nel bel mezzo di una scena di azione tra Spiderman e Green Goblin tra la folla in preda al panico. Nel riprodurre le cover invece mi tengo in allenamento e nel frattempo realizzo qualcosa che mi piace personalmente. Credo che la cover e la prima pagina di un fumetto rappresentino quanto di più bello ed elettrizzante ci sia nei comics.

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Quali tecniche di disegno preferisci utilizzare? E perché?

Non ho dubbi, acrilico, acrilico e ancora acrilico nel rispetto della più tyradizionale e tipica Popart. Mi piace molto utilizzare colori di non facile reperibilità. Li producono in Spagna a Valencia, sono a base di latex e donano all’opera un effetto stampa luminoso e plastico. L’azienda è storica e vanta clienti eccezionali come Salvador Dalì. Lo studio e la ricerca dei colori rappresentano per me la riuscita del 50% dell’opera.

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La tua abilità tecnica ormai non ha bisogno di ulteriori conferme. Adesso, però, non è arrivato il momento di impegnarsi nella costruzione di una narrazione?

Perché no? Mi piace, per esempio, l’idea di realizzare una storia a fumetti in perfetto stile Marvel anni 70, come dire «Hey, ragazzi! Eccoci, siamo tornati: vi piacciamo ancora?». È un’operazione che qualcuno deve pur portare avanti, se non si vuole che tutta quella (bella) roba muoia nel dimenticatoio.

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Da qualche anno a questa parte sei un assiduo espositore in fiere di settore dedicate particolarmente al fumetto. Puoi dirci che cosa pensi di trarre dal contatto con il pubblico e quale valore aggiunto ci sia nella concentrazione in un solo luogo e in una sola giornata di disegnatori, autori, sceneggiatori, inchiostratori, ma anche di editori e semplici appassionati dei comics?

È ormai ampiamente assodato che ogni fiera rappresenta una ghiotta occasione per proficui scambi d’idee e per un aggiornamento artistico non indifferente: ci si confronta e ci si espone maggiormente a un pubblico ben selezionato ed attento. Le fiere per me sono una fucina di opportunità che poi si concretizzano in tempi più lunghi. Le tele che produco io richiedono per la realizzazione un certo periodo di tempo, quindi pur se non ti accaparri quello che espongo al momento, magari più in là, a mente serena, definirai con maggior precisione cosa desideri veramente e, a quel punto. Si lavorerà insieme su un progetto chiaro e specifico.

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A questo proposito è comune impressione che le manifestazioni collaterali,  dall’imitazione dei personaggi  ai tornei di carte, stiano finendo per avere la prevalenza su quella che era una volta la natura principale delle fiere di settore?

Sono d’accordo, sicuramente le fiere esclusive del fumetto sono molto più utili alla “causa” ma è anche vero che alcune Fiere come Lucca, Roma, Napoli e chiaramente la mia amata Etnacomics non sarebbero mai entrate negli standard delle grandi Fiere americane senza la presenza del Cosplay , dei Videogames di Youtubers e di tutte le altre attività connesse.

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Ho appreso  da fonti sicure che nei mesi scorsi ci sono stati intensi e ripetuti contatti tra te e Patrizio Pacioni. Non è un segreto, tra l’altro, che tu abbia realizzato anche qualche tavola di prova ispirata al mondo di Monteselva. La saggezza popolare dice che dove c’è fumo c’è anche fuoco. Dunque? C’è per caso qualche incendio in arrivo?

Patrizio è persona molto affine al mio modo di pensare e osservare, mi piace molto come descrive i personaggi, gli ambienti. Io con il mio temperamento e la capacità di tradurre idee in immagini, lui con il suo enorme potenziale creativo e narrativo, costituiremmo un tandem davvero interessante: in più c’è mia moglie Manuela, che mi spinge a intraprendere nuovi percorsi artistici e ad accettare sfide sempre più complesse e difficili, dunque…  Ecco, potremmo diventare talmente esplosivi che, dovesse concretizzarsi una collaborazione, sarà qualcosa di talmente incendiario ed esplosivo da consigliare di tenere all’erta anche i pomieri.

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Ecco.

Credo che, arrivati a questo punto, non resta che attendere quale sarà la direzione che prenderà la sua evoluzione artistico-espressiva e, soprattutto, se l’ipotesi di una collaborazione tra il disegnatore catanese e Patrizio Pacioni, porterà davvero alla nascita di un progetto comune.

Questo, però, come cantava Lucio Battisti, «lo sapremo solo vivendo».

   Umberto Gagliano

Dice di sé:

«Nasco a Catania il 22 Settembre del 1970. Passo la mia infanzia a disegnare su carta, con matite e pennarelli carioca, i personaggi dei cartoni che trasmettono in TV; Supergulp, Superman, Asterix e tanti altri. Poi arrivano i giapponesi, Goldrake, Jeeg robot, Mazinga e Mazinga Z che danno sfoggio di bellissime anatomie del corpo umano, i personaggi assumono pose tiratissime e tesissime regalandomi un sacco di spunti per perfezionare sempre di più quello che scopiazzavo anche per non restare a bocca asciutta visto che allora la TV non trasmetteva ininterrottamente i cartoni come invece accade oggi e forse era un bene. All’età di sette anni  mio padre mi compra un fumetto della editoriale corno, L’Uomo Ragno Gigante, il numero 14 illustrato da Steve Ditko. Mi beccai la serie cronologica proprio nel punto in cui Steve Ditko passava il testimone a John Romita Senior e da allora smisi di affezzionarmi al super eroe in particolare ma incominciai a inseguire John Romita laddove dava sfoggio della sua arte. Non mi importava più chi fosse l’eroe; l’uomo Ragno, Devil , I Fantastici 4 o Capitan America, per me il vero eroe era John Romita. Adoro anche Jack Kirby, ma John Romita resterà per sempre il mio preferito. All’età di 14 anni subisco un “trauma”, mi ritiro a casa dalla scuola, mi siedo a tavola e finito di pranzare passo in camera mia e cosa vedo? A questo punto chiunque può immaginare una sorpresa, che so io, un megaposter sulla parete, Un libro di fumetti rilegato di quel tempo e invece no. La sorpresa consiste nel fatto che tutti i fumetti che avevo accumulato in quegli anni sono spariti, buttati nella pattumiera, per la prima volta ho pensato che Peter Parker non era poi tanto sfigato. Ma fu un bene, ringrazio ancora mia madre per averlo fatto perchè così ha fatto in modo che non smettessi mai più di dare importanza a questi fumetti, tant’e’ che ancora oggi li compro, li vendo e non è tanto per una questione di farci soldi ma per il puro gusto di trattarli e condividerli, e non solo la serie cronologica Gigante che in fondo era una raccolta, ma tutte le cronologie numero per numero, comprese le copie americane originali della Marvel. Crescendo di età ma lasciando inalterati gli interessi ho cominciato a disegnare non più con la matita, ma usando i pennelli e non più su carta ma su tela, e non più con i pennarelli carioca ma con gli acrilici indovinate che cosa? I soggetti di John Romita ovviamente, perchè non mi bastava vedere quei quadratini piccoli sulle pagine dei fumetti, ho pensato che tanta arte in quelle dimensioni era troppo ridotta, più grandi sono le dimensioni e piu’ bello è il risultato. Le copertine degli originali americani poi sono il massimo. Certo, mi capita che qualcuno mi chiede un ritratto o qualche tela della Disney per la cameretta dei bambini, ma chi mi chiede una tela in puro stile Marvel….mi rende felice» (altro…)

Categorie: Teatro & Arte varia.

La morte e l’amore: così distanti, così vicini

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(vds. precedente articolo in argomento: https://cardona.patriziopacioni.com/si-ma-le-vere-bestie/)

Riferimenti storici:

La volontà di cancellare un’intera etnia dalla faccia della Terra, otto lunghi anni (dal 1915 al 1923) di stragi sistematiche, che causarono la morte di poco un milione e mezzo di persone, tra uomini, donne e bambini.

 

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Tutto cominciò, però, a molti chilometri di distanza dall’Armenia, ls regione geografica in cui si erge il biblico monte Ararat: nella notte del 24 aprile, a Costantinopoli, un gran numero di intellettuali, studiosi, scrittori e poeti, vennero massacrati nelle loro case. Dopo di che fu Medz Yeghern (il Grande Male) e il massacro si spostò a oriente, nelle terre abitate da millenni dal popolo armeno: torture inumane, esecuzioni di massa, deportazioni in luoghi desertici e inospitali, massicce confische dei beni che andavao a ingrassare maggiorenti e alti burocrati.

Per il popolo Armeno non ci fu rispetto alcuno: non bastò il genocidio di un milione e mezzo dei suo figli, ma venne stuprato anche il territorio, con l’annullamento del trattato di  Sévres del 1920 e la spartizione di quello che sarebbe dovuto diventare uno Stato indipendente e fu invece smembrato a favore dei turchi. La piccola Repubblica d’Armenia, cui rimase la restante parte,  e, per la restante parte, fu inglobata poi nell’URSS, con l’indipendenza che arrivò solo al tramonto dell’Impero Sovietico, nel 1991.

I moderni Turchi, che hanno portato avanti una disinvolta e spregiudicata operazione di revisionismo storico, negano ogni addebito, varando addirittura leggi severe e repressive che minacciano a chi si azzardi solo a pronunciare la parola “genocidio” pesantissime pene detentive.

Agli Armeni rimane solo la speranza, del resto mai abbandonata, e la vista, dalla capitale Yerevan, di quell’imponente e sacro monte Atrarat rimasto al di là del confine.

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La trama:

1921. Un matrimonio combinato per corrispondenza. La giovane, fresca, spontanea e ingenua Seta arriva a Milwaukee per incontrare l’altrettanto giovane Aram Tomasian, fotografo, emigrato in America dopo che la propria famiglia era stata massacrata.

A casa del promesso sposo Seta trova un’atmosfera cupa e dolente che complica e rende problematicoi l’avvio di un rapporto sereno.

Sarà l’arrivo di un piccolo ladruncolo italiano, che, all’insaputa di tutti, Seta adotta con affettoie  istinto materno, a fornire qualche motivo di speranza per un futuro diverso.

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Lo spettacolo:

Il dolore è il dolore è un uncino che si conficca nel cuore.

Il dolore è un cuneo che divarica le relazioni.

Il dolore è una belva che dilania da dentro.

L’unico modo di vincere il dolore è domarlo e addomesticarlo, e può farlo solo l’Amore.

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Questo è il messaggio della pièce di Richard Kalinoski, fedelmente messa in scena da Andrea Chiodi con diligente e fedele interpretazione del testo.

Seta, sposa scelta per corrispondenza grazie a una foto non sua, arrivata negli Stati Uniti per incontrare Aram, vittima e superstite come lei dell’insensato e feroce sterminio del popolo Armeno, deve combattere contro altri potenti nemici: la propria immaturità misconosciuta dallo sposo («Gioca con la bambola? Ma lei ha quindici anni, non è una bambina!» commenta lui), contro i pregiudizi bigotti dello stesso Aram, contro l’incomunicabilità di una coppia mal assortita, divisa, tra l’altro, da un diverso sentiero di elaborazione del dolore, contro la voglia quasi feroce del marito di perpetuare la famiglia, contrapposto alla propria sterilità. E soccomberebbe, se non fosse per l’arrivo di Vincent, infantile e saggio («Il respiro è un’avventura») capriccioso e profondo, protagonista e narratore, autentico grimaldello che riesce a scardinare la porta ferrea di una prigione fatta di ricordi tossici.

Fino a quel cappotto nuovo che Aram, arrendendosi finalmente anch’egli all’amore, dona al ragazzino.

Fino a quella collezione di francobolli, in cui ne è rimasto uno solo, ma non è un fallimento, anzi: perché, come spiega Aran, finalmente risanato dal tormento dell’esule e dello scampato «Un solo francobollo rappresenta pur sempre un inizio»  

Ben calati nei personaggi principali, duramente segnati da esperienze di vita durissime, Elisabetta Pozzi e Fulvio Pepe, vivace q.b. nella non facile interpretazione di un’ambigua fanciullezza Luigi Bignone, solidamente presente in scena il “testimone” Alberto Mancioppi.

Pulita e attenta la regia di Andrea Chiodi, dilatata e cadenzata al punto giusto perché non uno solo dei delicati passaggi psicologici dello spettacolo possa sfuggire agli spettatori.

Sobria ma efficace e perfettamente aderente al claustrofobico contesto narrativo la scenografia di Matteo Patrucco.

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Dalla platea, al calare del sipario, applausi convinti e meritati.

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   GuittoMatto

 

 

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (17) – La pazzia, l’amore e l’avventura

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«Dall’abisso» è il primo romanzo pubblicato (per le stampe di Vita Felice) da Lorella De Bon (*). Al pubblico di questo sito l’Autrice è nota (e particolarmente cara) per avere firmato, insieme a Patrizio Pacioni, la raccolta di racconti gialli «Delitti e Diletti» con il commissario Cardona in veste di protagonista.

Si tratta di un’opera prima ben riuscita, catìratterizzata da una scrittura efficace e scorrevole, che  si contraddistingue per una singolare discontinuità di struttura narrativa, assistita in ogni momento da coerenti variazioni di stile di scrittura.

I primi capitoli, infatti, sono di sofferta analisi interiore risolvendosi in un viaggio, documentato e didattico al tempo stesso, nei meandri oscuri della follia in cui si dibatte la fragile Teresa, vittima di un’infanzia disagiata e degradata. In questa parte del romanzo risulta oltremodo apprezzabile l’attento lavoro di ricerca sui metodi e le finalità di quella che si può definire la preistoria psichiatrica, fondata sull’emarginazione dalla società dei malati invece che su tentativi, pure in molti casi problematici, di recupero degli stessi.

Improvvisamente, ma senza strappi, il lettore si trova coinvolto in un altro tipo di storia, romanticamente improbabile:; succede allorché il dottor Givetti, nuovo direttore del manicomio, nonché medico curante di Teresa, s’innamora della sua paziente: un errore e un orrore per la deontologia psichiatrica dei nostri tempi, ma accettabile e perfettamente somministrata, in questo caso, grazie alla fantasiosa libertà della fiction.

Infine la vicenda si movimenta, accelera, trasformandosi in un racconto d’azione, con tanto di fughe rocambolesche, inseguimenti e violenze di implacabili cani da caccia rappresentati, in questo caso da ottusi e violenti servi del Potere.

Il tutto senza trascurare l’attento, accurato e sempre presente studio del contesto storico: l’atmosfera prebellica esaltata e cieca, di un’Italia avvelenata, ripiegata su se stessa, addormentata com’è dalla retorica fascista.

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titolo Dall’abisso
autore Lorella De Bon
editore La Vita Felice
genere  Narrativa
collana  Albalibri – Narratori senza confini
pagine  180
pubblicazione  10/2017
prezzo  €  15,00
ISBN/EAN   9788893461856

 

(*Lorella De Bon, laureatasi in storia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, pubblica regolarmente poesie in Rete, sotto lo pseudonimo di CRISalide. Altri suoi componimenti o lavori in prosa compaiono in svariati volumi, fra cui Avere un nome, Liberodiscrivere, Genova, 2003 (antologia con prefazione di Don Ciotti); Le FiumIdee, Liberodiscrivere, Genova, 2004 (antologia presentata alla Fiera internazionale del libro di Torino); Poetici Orizzonti, volume IV, Aletti Editore, Villanova di Guidonia, 2004 (antologia); Ti bacio in bocca. Antologia di poesia erotica al femminile, LietoColle, Faloppio, 2005; Navigando nelle parole, volume XVII, Edizioni Il Filo, Roma-Viterbo, 2005 (antologia); Briciole di senso, Casa Editrice Montedit, Melegnano, 2005 (antologia); ES temporanea. 24 donne per un romanzo, Liberodiscrivere, Genova, 2005 (romanzo collettivo con prefazione di Gabriella Falconi); Il velo della notte, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia di fiabe, miti e racconti fantasy); Anatomia di un battito d’ali, Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia); Sei emozione raccolta in uno sguardo, Edizioni Artemis, Reggio Calabria, 2006 (silloge poetica di Ugo Antonio Bella); Ucronie per il terzo millennio, Liberodiscrivere, Genova, 2007 (antologia di racconti fantascientifici); Malta Femmina, Editrice Zona, Pieve al Toppo, 2009 (romanzo collettivo). 
Per l’Associazione “Terre Sommerse” di Roma, ha curato un’antologia di poeti vari, dedicata ad una grande autrice: Alda Merini; il volume — intitolato Nata il 21 marzo. Un seme nella terra, un fiore di poesia — è uscito nel 2006, con una prefazione della stessa Merini. 
Nel 2004 una sua poesia (Sala d’attesa i giorni) è stata letta durante la trasmissione di Rai Tre Cominciamo bene prima. 
Qui di seguito, alcuni dei risultati che ha ottenuto partecipando ai premi letterari: seconda classificata alla V edizione del Premio “Città di Salerno”; selezionata al Concorso “Ti bacio in bocca” della casa editrice LietoColle; finalista all’VIII edizione del Premio biennale di poesia “Diego Valeri” — Piove di Sacco (Padova); prima classificata all’VIII edizione del Concorso di poesia “Lino Negri” — Parona (Pavia); seconda classificata alla VI edizione del Premio di poesia e narrativa “Vigonza” (Padova); prima classificata alla IX edizione del Premio “Alessio Di Giovanni”, indetto dall’Accademia teatrale di Sicilia; finalista all’VIII Premio “De Palchi-Raiziss” — Verona; segnalata al XXX Premio di poesia in dialetto veneto “Bruno Tosi”, organizzato dalla Fondazione “Fioroni” di Legnago (Verona).

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Marco Blanchi: «Insegnare? È il miglior modo di imparare»

 

  

Marco Blanchi.  A sinistra in un bel primo piano, a destra ripreso, in scena, con Giancarlo Fares

 

 

Sarà la barba, sarà lo sguardo luciferino, ma quello di Marco Blanchi è uno di quei volti capaci di “bucare” lo schermo, come si suol dire, oppure di scendere giù dal palcoscenico per catturare e tenere inchiodato lo sguardo degli spettatori che assistono a una rappresentazione teatrale fino al calare del sipario. Ci siamo incontrati a Roma, nel corso di una delle prove di «Sua Eccellenza è servita» e quel che segue, che per praticità chiamo “intervista”, è il risultato del nostro aperto e franco dialogo.

Ah, mi raccomando: se, incontrando per caso Marco Blanchi, lui si dimostrasse interessato a comprare la vostra anima… almeno tirate sul prezzo!

GM

 

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Si approssima a grandi passi la prima di «Sua Eccellenza è servita», la commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Proprio con Fares hai portato avanti (e stai portando avanti tutt’ora) un percorso comune che vi ha visto più volte esibirvi sullo stesso palcoscenico. Se ne può sapere qualcosa in più, che non compaia già nelle vostre biografie “ufficiali”?

Beh, con Giancarlo Fares ci siamo conosciuti giovanissimi molti anni fa e devo dire che il suo modo di lavorare, le sue idee, la sua energia le ho trovate fin da subito congeniali al mio modo di vedere la vita e il teatro. Durante gli anni sono nati tanti progetti che ci hanno visto unire le forze per dare vita, tramite il nostro lavoro, a spettacoli che non fossero solo belli ma oserei dire prima di tutto, in qualche modo “necessari”. Perché io ho sempre pensato che il teatro debba essere prima di tutto utile. Come diceva Bertolt Brecht: «Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte. L’arte del vivere».

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Se il “mestiere di attore” può essere, sulla base di un’adeguata formazione e di un intenso e costante impegno personale, lo sfociare di un’attitudine già presente nella propria personalità, forse non si può dire altrettanto per la voglia e la capacità d’insegnare ad altri: cosa è che Ti ha portato a questo risvolto didattico della Tua attività? E cosa ne ricavi, dal punto di vista del progresso interiore?

Dopo tanti anni di tournée accanto a grandi maestri del teatro italiano ho sentito di aver acquisito un bagaglio di esperienze professionali molto nutrito e vario. questo, però, non mi bastava. Non mi bastava riempire il mio “baule d’attore” solamente per “fare curriculum”, ecco. Fu in quel momento che nacque in me l’esigenza di rendere, a chi come me amava questo mestiere, tutto quello che mi era sembrato di comprendere. Così ho iniziato ad insegnare e devo ammettere che fin da subito mi sono reso conto che l’insegnamento per me è un dare/avere. aiutando qualcuno a costruire un personaggio, a lavorare su una scena o un autore riesco a comprendere qualcosa di più sia di questo meraviglioso, difficile, e complicato mestiere sia, soprattutto di me stesso.

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In  «Sua Eccellenza è servita» impersoni il cupo Giuseppe Esposito, commensale imprevisto e inquietante. Senza voler rivelare dettagli troppo precisi, è un po’ come se di personaggi Tu ne interpretassi due. Per un attore, del resto, lo sdoppiamento è una specie di malattia professionale… o no?

Si, in effetti è così. il mio personaggio possiede una personalità ambigua. Se, però, pensiamo per un attimo alle nostre vita, ci accorgiamo che tutti noi, attori e non, incappiamo spesso in situazioni di “sdoppiamento”. Con questo voglio dire che, durante la giornata, non siamo, quasi mai la stessa persona. Quando ci troviamo con i nostri compagni o con le nostre compagne siamo totalmente diversi da come ci percepiscono i nostri colleghi di lavoro, e quando ci troviamo con nostro figlio, il vicino di casa stenterebbe a riconoscerci… Forse a pensarci bene gli attori sono i più “sinceri” perché per riuscire a essere altro da sé, ovvero  il personaggio, devono assolutamente partire da se stessi.

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Una curiosità da “dietro le quinte”, per così dire: in ogni gruppo, in particolar modo in caso di attori che si riuniscono per preparare un nuovo spettacolo, o di musicisti che preparano un concerto, come raccontato da Fellini nel film «Prova d’orchestra», inevitabilmente emergono dinamiche (e spesso problematiche) particolari di interazione. Dicci come si stanno svolgendo le cose tra le Ombre di Platone e qual è, per dirla in termini da cronaca sportiva, il clima del vostro “spogliatoio”.

Lasciami dire che questa “compagnia” è veramente, sinceramente e assolutamente un gruppo nel quale si lavora in modo sereno, felice e proficuo. Io mi sono trovato molto bene con tutti i miei colleghi . A parte Giancarlo Fares che per me è come un fratello, ho trovato persone splendide e professionisti esemplari. Comincio da Salvatore Buccafusca, sempre attento e disponibile con tutti. Di Antonio Conte che conoscevo di fama ma con il quale non avevo mai lavorato, ho scoperto la bravura e la simpatia;  con la sua grande esperienza mi consiglia e mi aiuta a trovare il modo migliore per fare arrivare al pubblico ogni singola emozione. Ho conosciuto Mimma Lovoi, che trovo formidabile come attrice comica, ma della quale ho scoperto anche la presenza di corde drammatiche di grande verità scenica.  Con Francesco Sala  mi sono trovato talmente a mio agio che mi pareva di averci lavorato già tante volte, pur essendo in realtà la prima volta che condividiamo lo stesso palcoscenico: è un attore bravissimo, oltre che un regista di cui ho amato molti spettacoli, dotato di una vis comica assolutamente fantastica. Ultima, ma solo in questo elenco, Guenda Goria che non conoscevo personalmente ma che si è rivelata una compagna di scena davvero preziosa per me, oltre che una seria e preparatissima  professionista.   

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Anche Tu, come altri tuoi colleghi di cast, porti nel Tuo bagaglio personale e professionale esperienze artistiche di diversa tipologia, consumate in modo più che soddisfacente. Guardandoti dentro, però, anche Tu riuscirai a individuare dove vadano le preferenze dell’attore: palcoscenico, grande schermo, piccolo schermo?

Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto teatro, cinema, televisione, doppiaggio, radio, ma il palcoscenico è il luogo nel quale più sono riuscito a comprendere  qualcosa della vita, e che più ha esaltato le mie capacità. Per me il teatro è la moglie che a volte può capitarmi di tradire con l’amante di turno (il cinema, la tv) ma dalla quale finisco sempre per tornare perché senza di lei non esisterei.  

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Cosa c’è nel futuro immediato del signor Blanchi? E, guardando più avanti, qual è la Sua stella cometa? Per arrivare dove?

Con Giancarlo prossimamente torneremo a recitare il testo che, ormai da più di due anni stiamo portando in giro per l’Italia e che si intitola “Emigranti” scritto dal grande autore polacco Slawomir Mrozek. Una commedia dolce e amara sulla condizione degli emigranti e che ha avuto molto successo sia al festival di Todi (all’interno del quale ha debuttato) sia a Roma, e in tutte le altre piazze che ci hanno ospitato. Per quanto riguarda la mia “stella cometa” io ne ho una tutta mia che si chiama Sveva… come mia figlia. Non so dove mi porterà ma so che sarà meraviglioso viaggiare al suo fianco.

 

E se c’è qualcosa da aggiungere, fallo adesso… o taci per sempre!

Nient’altro da dichiarare. Anzi, sì: vi aspetto a teatro, tutti,  per divertirci insieme con questa bella commedia che parla della vita con leggerezza e, in fondo,  con disarmante sincerità. Un grande abbraccio.

 

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   Marco Blanchi

Dopo aver frequentato per due anni la scuola di recitazione TEATRO AZIONE diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco, nel 1995 debutta in teatro con la commedia di P. Rudnik Jeffrey diretta da Piero Baldini, nel ruolo del protagonista. Nel 1996 entra a far parte della compagnia di Glauco Mari con la quale inizia una lunga serie di tournées che lo porteranno a calcare le scene dei più importanti teatri d’Italia recitando in grandi classici come La Tempesta e Re Lear di W. Shakespeare, Il Rinoceronte di E. Jonesco, Faust di W. Goethe e molti altri, tutti sotto la regia del maestro Mauri.
 
Nel frattempo incontra il regista Maurizio Scaparro che, nel 1998, lo chiama al Teatro Eliseo di Roma per Enrico IV di L. Pirandello. Nello stesso anno con la regia di Giancarlo Sammartano è il protagonista della commedia di Jonesco Il Re muore e l’anno successivo sempre sotto la regia di Sammartano debutta nella bellissima cornice del teatro antico di Segesta con Le donne al parlamento di Aristofane.
 
Nel 2002 inizia la sua collaborazione con il Teatro dell’Orologio di Roma, dove fino al 2004 con il ruolo di protagonista interpreta diversi spettacoli tra i quali D… come Buzzati, regia di Mario Palmieri, Emigranti di S. Mrozek, regia di Giancarlo Fares, Il Lupo della Steppa e Il giuoco delle perle di vetro, entrambi tratti dai romanzi di H. Hesse con la regia di Ilaria Testoni. Il 2007 e’ anche l’anno in cui torna a collaborare con Giancarlo Fares stringendo con lo stesso un forte sodalizio artistico che lo porterà a interpretare, sotto la sua regia numerosi spettacoli. Per diversi anni, porta in scena, sotto la regia di Giancarlo Gori, diversi spettacoli nella cornice de “L’estate Romana”.
 
Nel 2011 debutta nella regia teatrale con un adattamento, da lui stesso curato, del romanzo di F. M. Dostoevskij Le Notti Bianche e nel 2012, al Teatro Sala Uno di Roma, dirige la tragedia Ippolito di Euripide. Contemporaneamente alla recitazione teatrale che insegna in diverse scuole di Roma e del Lazio (“Teatro del sogno” “Teatro Azione”, “Fondamenta”, “Scuola d’arte di Nettuno” ecc…) lavora per il cinema e la televisione partecipando per quest’ultima a varie fiction di successo come La squadraUn posto al soleUn medico in famigliaI Cesaroni. Nel 2000 interpreta Jago nella trasposizione cinematografica di Giulio Reale. L’anno successivo è tra gli interpreti de Il compagno americano regia di Barbara Barni e nel 2008 incontra  che lo vuole per il suo film Nient’altro che noi. Nello stesso anno e’ il co-protagonista del cortometraggio di Lorenzo Di Nola e Brando Bartoleschi Il sistema morbido, tratto da un racconto di E. A. Poe, che viene selezionato e proiettato allo “Short Film Festival di Cannes”.
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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Altro che Luna: le vere bestie vivono sul pianeta Terra

 

«Una bestia sulla Luna», che andrà in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri dal 21 novembre all’11 dicembre, produzione CTB Centro Teatrale Bresciano e Fondazione TeatroDue di Parma, è stato scritto da Richard Kalinoski.

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Patrizia Vastapane e Gian  Mario Bandera  introducono  la conferenza stampa esprimendo il più vivo  compiacimento personale del e del CTB per gli esiti di questa prima parte di stagione che conferma l’Ente Teatrale Bresciano come uno dei TRIC più attivi e prestigiosi d’Italia. L’una coglie occasione per ricordare mettere in evidenza il dinamismo, la sagacia  e le formidabili competenze del Direttore Artistico Franco Branciaroli, l’altro sottolinea come anche questo spettacolo sia frutto ed ennesima tappa di una strategia mirata a consolidare e a sviluppare sempre di più ogni sinergia con i più  prestigiosi e attivi teatri d’Italia.

«È un testo interessantissimo,  che prende spunto da una tragica vicenda di un passato neanche troppo remoto per dipingere la nascita di una complessa, imprevista  e imprevedibile nuova  storia d’amore. È il genocidio degli armeni perpetrato dai turchi, il vulnus, sanguinoso, spietato, terribile, che squarcia  le coscienze e umilia ogni umana pietà» spiega il regista Andrea Chiodi.

«Uno sterminio programmato e sistematico che va avanti per anni, nella sostanziale assenza di reazioni esterne.  Il duro macigno nelle cui pietrosa interiora s’innesta, quasi miracolosamente la pur gracile pianta dell’amore. Un abominio dell’Umanità, non primo e non ultimo di una serie interminabile di altri abomini che, paradossalmente, continuano a essere perpetrati anche ai nostri giorni, anche se può sembrare un paradosso, sempre meno percepiti dalla gente, nonostante l’invasività dei media»  definisce, ancora più compiutamente.

«L’ho conosciuto grazie a Elisabetta Pozzi e, subito, ho sentito che toccava e faceva vibrare le mie corde interiori. Per quanto riguarda la messa in scena, ho scelto che gli attori si muovessero e recitassero in uno spazio che si riempie e si completa man mano che la narrazione si sviluppa »

Elisabetta Pozzi manifesta la felicità che le provoca la messa in scena di un testo straordinario (alla cui lettura, neanche a farlo a bella posta, aveva assistito in Francia, nel corso di un esperimento di “teatro aperto”) .

«Si tratta di un dramma appassionante, capace di coinvolgere gli spettatori già dalle prime battute , fino a immergerli in una situazione storica che non può e non deve essere dimenticata» afferma, con assoluta convinzione.

«La scrittura è efficacissima, tale da rendere di semplice lettura anche le situazioni più complesse, mettendo in relazione la precaria situazione psicologica di due giovani coinvolti, loro malgrado, in una sconcertante manifestazioni dell’umana follia, con un’epoca e una situazione politica precisamente collocabile nella Storia», aggiunge, per concludere però che «Nonostante tutto, alla fine, la vita deve andare sempre avanti. E infatti ci va»

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Chiude, nei “tempi supplementari”, l’attore Fulvio Pepe, aggiungendo di suo che la forza di questo testo è la grande forza evocativa della drammaturgia: attraverso due personaggi si descrive la tragedia di un intero popolo, arrivando direttamente al cuore degli spettatori.

«In un mondo come quello del terzo millennio, in cui le  immagini in diretta delle guerre, degli attentati terroristici, di ogni tipo di violenza e di sopraffazione, creando assuefazione, diviene forse ancora più efficace il messaggio veicolato dalla narrazione teatrale» è l’essenza della sua riflessione.

Beh, come gli si può dare torto?

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mi chiamo Guenda. Guenda Goria.

 

Nella commedia di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, ormai prossima al debutto con la regia di Giancarlo Fares, Guenda Goria interpreta la parte di Olga Gigli, una ragazza timida e romantica che, forse, nasconde un segreto…

Giovane, brava, bella e piena di voglia di fare: un cocktail di qualità che lascia intravedere per lei un futuro di grande crescita artistica e professionale.

Non che, fino a ora, sia rimasta con le mani in mano, come scoprirete dalla mia intervista.

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Guenda, togliamoci subito il pensiero e facciamo fuori la storia della “figlia d’arte”: mamma (Maria Teresa Ruta) una brillantissima conduttrice amata da un vastissimo pubblico, papà (Amedeo Goria) uno dei più noti giornalisti sportivi d’Italia. Tra informazione e spettacolo sembra che tu abbia scelto il secondo. È stata una decisione sofferta?

I miei genitori hanno pensato di farmi dono di solide radici ma, soprattutto… di ali; e con queste ali io provo a volare in territori in cui mi sento a mio agio, scegliendo le rotte da seguire e le destinazioni da raggiungere giorno per giorno.

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Nel tuo curriculum vitae (che si riporta in fondo a questa intervista)  c’è veramente tanta roba: cinema, tv, teatro, varietà, regia… e in tutto sei riuscita a distinguerti. Ciò premesso, ci sarà pure una modalità di espressione artistica che preferisci alle altre.

Ma se ho appena cominciato! Vorrei ancora esplorare prima di scegliere cosa mi piace di più.. spero che la vita mi dia sempre questa possibilità.

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Oltre ai corsi di formazione artistica (recitazione, ballo, canto) c’è anche una laurea. Vuoi parlarci di questo non secondario traguardo raggiunto e del valore aggiunto che rappresenta nella Tua crescita personale e professionale?

Penso che la cultura sia importantissima anche per affrontare il mestiere di attore: leggere e approfondire offrono strumenti preziosi per poter interpretare, ti aiutano a cogliere delle sfumature e a capire psicologie, epoche, sentimenti nascosti nei testi.. A me è sempre piaciuto studiare, sono una persona curiosa e mi piace imparare cose nuove.

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Dal 3 dicembre (prima assoluta al Teatro Boni, conosciuto come la piccola perla di Acquapendente, poi subito quattro serate nella Capitale, dal 7 al 10 al Cyrano) sarai in scena con «Sua Eccellenza è servita», originalissima pièce scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca, per la regia di Giancarlo Fares.  Cosa ti ha fatto decidere di essere anche tu della partita, e qual è il tuo approccio allo spettacolo?

La stima per il regista Giancarlo Fares, l’ originalità del testo e il gruppo di bravissimi attori con cui ho il grande piacere di condividere il palcoscenico, vale a dire Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca e Marco Blanchi.

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Non è ammissibile che in un’intervista di questo genere non venga posta la fatidica domanda: «Cosa c’è nel tuo futuro prossimo? Quali sono i tuoi progetti?». Visto quello che sei riuscita già a fare, giovane come sei, ti chiedo solo di tener conto dei problemi di spazio di un articolo da blog…

In questo momento sono impegnata come ambasciatrice per Medici senza frontiere, poi sarà la volta di  «Sinceramente bugiardi», un nuovo spettacolo teatrale che andrà in scena a Milano.

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Per concludere: esiste una frase, una citazione, un qualcosa che, al di fuori e al di là delle risposte che hai dato alle mie domande, ti piacerebbe condividere con chi leggerà questa intervista?

Sì, che c’è. Una frase che, in questo momento della mia vita sento molto mia, presa in prestito dal grande poeta Hikmet: «Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I nostri giorni più belli non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto».

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Accidenti, da una citazione di questo genere potrebbe cominciare un’altra intervista. Peccato che, almeno per questa volta, ci si debba fermare qui.

 

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Curriculum di Guenda Goria

 

Cinema

2016   Per sempre                             Paolo Genovese 

2016   Chi salverà le rose?                Cesare Furesi 

2015   The Coltrain code                   Monica Mazzitelli (lingua inglese)

2015   Un viaggio di cento anni          Pupi Avati      

2014   Il giocatore invisibile                Stefano Alpini

2014   Il racconto dei racconti            Matteo Garrone  

2013  Sul Vulcano Vesuvio                Gianfranco Pannone ( voce narrante )

2013   Anita B.                                   Roberto Faenza  (lingua inglese)

 

Serie tv/ fiction

2017  il paradiso delle signore 2        Monica Vullo Rai Uno

2015  Il paradiso delle signore           Monica Vullo Rai Uno

2014  Con il sole negli occhi              Pupi Avati    Rai uno

2014  Un passo dal cielo                    Jan Michelini Rai uno

2010 Natale coi fiocchi                       Angelo Vitale  Sky Lei

2009 Giochi Sporchi                           David Emmer Rai 4

2008 Cosi’ fan tutte                            Gianluca Fumagalli canale 5  

2006 Crimini                                       Manetti Bross Rai Due

 

Teatro

2017 Sinceramente bugiardi             Teatro Leonardo ( in preparazione )

2017 Recitar mangiando                  Guenda Goria       Festival “La notte dei poeti”

2017 Ritratti di signora                     Vanessa Gasbarri   Cometa off

2017 Risiko                                      Vanessa Gasbarri   Teatro della Cometa

2017 Nel buio dell’ America            Guenda Goria         Teatro Litta

2016  Rosso Giungla                       Vanessa Gasbarri   Teatro Roma 

2016  Re Lear  Shakespeare          Giancarlo Marinelli   Teatro Ghione 

2016 Ritratti di signora                    Vanessa Gasbarri   

2016  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva            Teatro Out Off

2015  Don Giovanni di Puskin         Albero Oliva

2013 La coscienza di Zeno             Maurizio Scaparro   Teatro Carcano

2014 Cent’ anni di solitudine          Juan Puerta Lopez   Teatro Palladium

2014 Notturno D’ Autore                 Anonia Renzella

2013 La coscienza di Zeno            Maurizio Scaparro    Teatro Carcano

2012 Cinemando      Roberto Antonelli   Centro Sperimentale di Cinematografia

2011 Il tesoro dei templari             Gerardo Placido

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

A Roma c’è un’ «Eccellenza» da sbirciare

Inutile insistere: la trama di «Sua Eccellenza è servita» non la racconto mica.
Non adesso, non qui.

Non racconterò neanche gli “schemi” provati in allenamento dal mister Giancarlo Fares (efficacementecoadiuvato da Viviana Simone), al quale si augura di cuore miglior successo di quanto ottenuto dal signor (S)Ventura con la nazionale di calcio.
La squadra di Fares, in questa occasione, si chiama «Le Ombre di Platone» e si appresta (mancano ormai poco più di due settimane alla data fatidica del 3 dicembre) a scendere in campo per la prima volta ad Acquapendente.

«Tra domani e dopodomani finiremo la messa a punto della strategia» mi confida. «Poi, già dal fine settimana, comincerà il lavoro sugli ultimi dettagli da correggere e sulla… forma fisica».

Nessuna fuga di notizie, eccetto questa, è tollerata in questa fase della preparazione, nessuna significativa rivelazione, ripeto: non a caso gli allenamenti vengono svolti tutti “a porte chiuse”. Sulla seduta alla quale ho avuto il permesso di assistere (provando lo straordinario piacere di un’anteprima viva, in continuo divenire) però, assumendomene ogni responsabilità, qualche indiscrezione mi sento di lasciarla trapelare:

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• Nessuna pretattica sulla formazione: i sei che scenderanno in campo al Boni di Acquapendente sono già decisi: giocheranno (pardon, reciteranno) in «Sua Eccellenza è servita», ovvero «Di un Vescovo sposato e di altri malanni» Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Guenda Goria e Marco Blanchi. Durante lo spettacolo non sono previste sostituzioni, dunque la panchina resterà deserta.

• Il clima che si respira in “sala prove” è di sereno ma tenacissimo impegno, di grande rispetto reciproco e di incondizionata collaborazione tra tutti gli attori;

• Lo stile di regia adottato da Fares è al tempo stesso assertivo (com’è giusto che sia per un regista dotato di marcata personalità e autorevolezza conquistata sul palcoscenico) e proattivo: nell’ambito delle linee guida dettate dal Mister, infatti, ogni componente del gruppo apporta il proprio contributo alla causa comune, attraverso osservazioni (anche critiche, al caso) e suggerimenti. Una pratica che, grazie alla presenza nel cast di attori di grande spessore artistico e di provata esperienza, può risultare estremamente preziosaO

• Ogni dettaglio dell’azione scenica, ogni sfumatura di recitazione, tempi, pause, luci e sonorità, viene esaminato, valutato e, al caso, corretto, con certosina meticolosità. Tenendo sempre presente che da ogni errore, da ogni minima imprecisione rilevati, può nascere un’opportunità utile a modificare, arricchire e, alla fin dei conti, migliorare il prodotto finale.

Il cast: da sinistra Francesco Sala, Mimma Lovoi, Salvo Buccafusca, Antonio Conte, Guenda Goria, Marco Blanchi

Mi congedo, dopo avere assistito a quattro intensissime ore di lavoro (come passa il tempo, in certe intrigantissime situazioni) lasciando regista e attori ancora impegnati e concentratissimi (chissà per quanto tempo ancora, la notte è ancora giovane!) nell’aggiustare la sorprendente scena finale: quella, per intenderci, in cui…

Ah no: questo non posso proprio raccontare.

Ci si vede al Boni di Acquapendente, il 3 dicembre. E poi ancora al Cyrano di Roma, dal 7 al 10 dicembre: è lì e solo lì che ogni segreto sarà svelato.

E sia chiaro che gli articoli sul teatro, in questo blog, li scrivo io!

Perché lo scrivo? Capirete… oh se capirete…
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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.