Goodmorning Brescia (16) – Questa volta niente pacchi da Christo

Articolo in subappalto. Questa volta ci pensa il mio inviato speciale. Sapete chi.

   Bonera.2

 

 

Lo conoscevo come impacchettatore di monumenti.

Ma anche di palazzi, di mura antiche…

Quello di “The Floating Piers” però non è per niente un “pacco”.

Ci sono stato stamattina, perché del “raccontato” e del “sentito dire” non mi sono mai accontentato.

Sveglia alle 3 e 45, per essere al Lago d’Iseo per le 6, ora fissata per l’apertura al pubblico. Con la soddisfazione aggiuntiva e non compresa nel prezzo (che non c’è, perché la camminata sull’acqua non comporta alcun pedaggio) di vedere l’alba spuntare tra i colli rigogliosi e severi della Val Trompia.

Prima di trasmettervi le mie sensazioni (dopotutto è per questo che mi state leggendo, che ci sia state, che progettiate di andarci o che lo snobbiate arricciando il naso, o no?) però, mi preme fare qualche doverosa considerazione:

  1. Davvero ragguardevole la correttezza nei punti di ristoro: pur considerando l’assoluta eccezionalità dell’evento, la qualità del servizio appare alta e il livello dei prezzi ragionevolmente contenuto;
  2. Encomiabile il lavoro degli addetti alla sicurezza (sia gli stuart che le forze dell’ordine generosamente dispiegate in zona;
  3. Qualche perplessità (pur considerando le enormi di difficoltà di gestione della mobilità di ca. un milione di persone in pochi giorni) sulla rete dei trasporti che rende, soprattutto per chi non conosce la zona, davvero problematico l’avvicinamento all’evento;

a

Quando arrivo a Sulzano, nonostante la giornata sia ancora così giovane (una neonata, praticamente)  c’è già tanta gente in fila. Con grande soddisfazione, però, constato che il tempo di attesa non supera il quarto d’ora.

Poi sono lì, a sentire sotto i piedi lo sciabordio lieve delle onde, in una condizione di piacevole destabilizzazione, tra la terra ferma e il dominio dell’acqua. Passeggio, conversando con chi ti accompagna, ma il lago è lì, che reclama attenzione a ogni passo.

Sono lì, a vivere l’effimero. Sono lì, a divorare famelico una pietanza che, già lo so, perché, semplicemente, questa è la regola del gioco, mi sarà portata via dal piatto prima che ne sia completamente sazio,

Sono lì, languidamente malinconico sapendo che la prossima volta che verrò in riva all’Iseo, quella lunga striscia arancione la cercherò con lo sguardo, senza trovarla. Cerco di fissare tutto nella memoria, perché è lì che resterà, come il ricordo di un bacio o di una scottatura. Una carezza, per me.

Capisco che questa è la magia di Christo. 

Ricordo ciò che mi consigliava mia madre: “Alzati sempre da tavola quando ti resta ancora un po’ di appetiito”.

Il regalo, nel pacco, stavolta si trova.


    Patrizio Pacioni

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-it (1) – BREXIT = British Requiem Economic X ITaly

 

Rimango davvero sbalordito dal…. dal…. diciamo 《candore》 (oggi mi sento buono, va), di chi pensa, in un mondo sull’orlo del disastro ecologico e umanitario

(e che nessuno salti su a dire che la colpa è di questo o di quello, ormai vicini al baratro ci siamo, dunque si tratta solo di cercare di sopravvivere)

ci si possa salvaguardare chiudendo l’esile cancello del proprio misero orticello.

Intanto, per colpa del delirio nazionalista di metà del Regno Unito, quell’accenno, quel timido abbozzo di ripresa economica che faticosamente si stava facendo strada, rischia di essere completamente strozzato per almeno altri due anni.

Il crollo delle borse, l’appesantimento della sterlina nei confronti delle principali valute mondiali, il brusco impennarsi dello spread non appaiono certo come messaggi positivi.

Eppure c’è chi esulta, non pensando alle conseguenze di quello che, da parte dei britannici, è stato un autentico colpo… di pancia.

Intanto in Scozia e Galles riprendono vigore le spinte separatiste e  in Irlanda si parla di riunificazione alle spalle della Regina Elisabetta e del suo Governo.

<Non sono pessimista per la presenza di un’enorme quantità di problemi da affrontare (e il peggio sembra ancora lungi da venire), ma per l’assenza di un solo elemento che possa fare presagire una rinascita o, almeno, una significativa ripartenza.

L’economia segna il passo in tutto il mondo, il terrorismo incarognisce anche nella forma più subdola dei “massacri fai da te”, l’ecosistema sembra un pugile in procinto di andare al tappeto per il conto finale, le ideologie languiscono a favore del nichilismo e del qualunquismo più becero quello alla Nigel Farage, per intenderci), valori come solidarietà e impegno civile si portano ai piedi come vecchie ciabatte e una generazione di giovani è stata espulsa dal ciclo del lavoro e un’altra si prepara a esserlo.

E la nostra povera Italia, in tutto ciò, è una mandorla stretta nello schiaccianoci.

Inutile prenderci in giro: la decrescita ci sarà, come vuole qualcuno, e ci sarà per tutti.

Ma non sarà indolore né tanto meno felice.

Dio salvi il Re, e anche i sudditi di tutto il mondo. Amen.

  Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Ex libris (4) – Fiori e spine nella dolceamara ortica di Velise

  

Ieri sera, a Desenzano, è cominciato tutto così: sorprendendo il pubblico che gremiva al limite della capienza la deliziosa Libreria  Castelli Podavini di via Roma, il romano Patrizio Pacioni, con impegno degno d’encomio e coraggio al limite della temerarietà, ha cercato di leggere in dialetto bresciano (variante “basso Garda”, per di più) la biografia di Velise Bonfante, autrice di  Fiore d’ortica.

 

Tutto si è risolto in una grande risata collettiva, naturalmente: quell’accordo iniziale che, come la nota di un diapason, ha messo in sintonia intervistatore, intervistata e spettatori per affrontare un discorso molto più profondo, ovverosia la presentazione del romanzo di Velise (nella foto qui sotto al centro tra Patrizio Pacioni e il giallista Roberto Van Heugten) già favorevolmente sperimentata come commediografa e poetessa.

Nel corso del serrato dialogo, si è delineata con chiarezza la semplice ma mai banale costruzione narrativa del romanzo della scrittrice gardesana: una storia di dolore, di degrado e di riscatto attraverso la porta stretta di un amore che non vuole arrendersi davanti agli ostacoli (talvolta talmente grandi da sembrare insormontabili) frapposti da una vita sfortunata.

Un affresco che, grazie a una ricostruzione storica e ambientale dettagliatissima e ai ritmi opportunamente d’antan di una scrittura solo apparentemente ingenua, riesce a riportare il lettore ai tempi in cui si svolge la vicenda. 

Una parola infine (ma ne meriterebbero molte di più) per Roberto Franzoni e Oreste Bianchi, che con le loro chitarre hanno vivacizzato la serata, eseguendo brani originali composti dallo stesso  Franzoni con le parole delle poesie di Velise Bonfante.

Titolo: Fiore d’ortica

Autore: Velise Bonfante

Editore: Marco Serra Tarantola

Anno: 2015

Pagine: 256

Prezzo: 15 €

ISBN: 9788867771189

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (3) – La bella Tuscia di Dante (e di Rescifina)

Il libro è sottile, ma denso.

Sintetico, ma succoso.

Ben congegnato e ben scritto (e qui non ci sono “ma”).

Il viaggio che Giuseppe Rescifina compie, portando con sé coloro cui tocca la buona sorte di sfogliare questo saggio, è uno di quelli talmente ricchi di memorie, suggestioni e spunti che si esauriscono troppo presto, lasciando il desiderio che presto ci sia una nuova partenza.

Così seguiamo il Sommo Poeta nel viaggio intrapreso unendosi ai pellegrini diretti a  Roma per il Giubileo del 1300.

Passa a Viterbo percorrendo la Francigena che, guarda caso, scorre vicino al Bullicame (cfr. XIV Canto dell’Inferno) , sorgente di acqua sulfurea che senz’altro deve averlo ispirato nel descrivere l’infernale Flegetonte.

Ne esce un affresco di parole, di notizie e di riferimenti che unisce storia, letteratura e arte. Un mosaico di personaggi sospesi tra i versi del Sommo Poeta e la Storia, cui Rescifina riesce ad attribuire, con tocco sapiente, colore, rilievo e suggestione.

Aggiungendo, per rendere ancora più gustoso il tutto, un pizzico di esoterismo e di stuzzicante alchimia e spigolature di costume e di cronaca sparse qua e là.

Insomma, libro snello ma di sostanza, da leggere velocemente e da rileggere con attenzione, parte per parte, una volta che si sarà posata la nebbia magica dell’ arcano incanto della Commedia così abilmente evocato e trattato dall’Autore.

Giuseppe Rescifina è nato a Sant’Agata di Militello e vive a Viterbo. Giornalista, saggista, autore di testi teatrali e di ricerche di antropologia delle religioni. Studioso (e appassionato estimatore) di Dnte, che ha anche interpretato in varie performance e diffuso in  “lectio”. Ha lavorato per Il Giornale di Sicilia, Il Corriere dell’Umbria e collaborato con il Corriere della Sera. Ha contribuito, insieme ad alcuni colleghi, alla fondazione del Corriere di Viterbo. Ha diretto Viterbo Oggi e alcuni uffici stampa. Nel 1987 ha pubblicato la guida Sicilia per Edizioni Futuro e ha collaborato con numerose testate.

  Titolo: Dante e la Tuscia

  Autore: Giuseppe Rescifina

  Editore: Casa Editrice Serena

  Anno: 2015

  Pagine: 116

  Prezzo: 15 €

  ISBN:  9788890876622

 

 

  Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (15) – Il Rivellino rivelato

Ne aveva scritto sul Corriere della Sera meno di un mese fa, all’indomani del fortuito (e fortunato) ritrovamento della base del rivellino di piazza della Repubblica a opera degli operai della A2A e, venerdì prossimo; venerdì pomeriggio il giornalista Costanzo Gatta ne parlerà presso la sede della in uFondazione Civiltà Bresciana,  insieme a Nicoletta Carioni, l’attore Daniele Squassina e l’architetto Giusi Villari n dotto talk show artistico-cultural-storico sulla nuova collocazione dei reperti.

Insomma, grazie al teleriscaldamento (con buona pace di chi ne contesta l’utilità e la compatibilità ambientale), proprio davanti al palazzo dei sindacati, è saltato fuori  un bel pezzo delle cosiddette mura venete e, in particolare dell’antica Porta di San Nazaro.

Sì, ma che cosa è, un “rivellino”?

Nulla a che vedere (naturalmente) con l’omonimo calciatore carioca Roberto Rivellino (vincitore tra l’altro di 3 coppe del mondo nel 1970, 1974 e 1978 e inserito dal maestro Pelè nella lista dei migliori giocatori sudamericani di sempre.

No, il rivellino (o revellino) di cui si parla in questo articolo è un tipo di fortificazione indipendente generalmente posto a protezione di una porta di una fortificazione maggiore. La grande diffusione della struttura, soprattutto nell’ambito della fortificazione alla moderna, ha diffuso la parola in tutta Europa (in inglese e francesce Ravelin, in spagnolo Revellín, in portoghese Revelim) ma ne ha contemporaneamente sfumato il significato cosicché spesso sono etichettate come rivellini strutture di tutti i generi. La probabile origine va ricercata in una formazione del tipo iterativo RE + VALLARE cioè fortificare di nuovo, da cui un latino tardo REVALLO; dall’analogia con “ripa”, “riva” (che darebbe la forma intermedia RIVALLO) avrebbe, per metafonia A>E portato alla forma RIVELLO. Trattandosi di opere in genere di ridotte dimensioni si sarebbe poi affermato il diminutivo “rivellino”.

(da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Scrive Gatta nel suo articolo:

Si può approssimativamente calcolare che il diametro fosse attorno ai 70 metri. Il tracciato semicircolare doveva abbracciare l’attuale piazzale della Repubblica. Poi dove oggi iniziano via Fratelli Ugoni e via Vittorio Emanuele al rivellino si allacciavano le mura. Lungo via Vittorio Emanuele esistevano poi torrette di guardia con i romantici nomi di Stelle, Sole e Luna.”

Già quasi novanta anni or sono, in occasione della posa delle fondamenta del Palazzo dei Sindacati, erano emerse alcune vestigia murarie, prontamente (ma invano) segnalate dagli operai alla direzione dei lavori cui premeva, soprattutto, poter inaugurare il nuovo fabbricato in tempo utile per festeggiare l’ottavo anniversario della Marcia su Roma.

Quelli venuti alla luce sono dunque i resti del rivellino della porta San Nazaro, saltato in aria nel 1769 per un drammatico scoppio delle polveri. Accadde alle 4 del mattino durante un temporale. Tutta colpa di un fulmine piombato su uno dei 2800 barili che contenevano 234.822 libbre di polvere.” ricorda ancora Costanzo Gatta.

La città pianse oltre 500 morti: 270 i rinvenuti, altrettanti rimasti per sempre sotto le macerie, 276 infine i feriti. Al di fuori delle Chiusure si contarono 6 morti.I resti trovati verranno valorizzati. Il come è ancora da studiare e secondo le direttive della Sovrintendenza.”

 

 
La Fondazione, senza scopo di lucro e per l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, ha come fini la ricerca, la documentazione e lo studio della storia, della vita, della tradizione e del patrimonio culturale lombardi, con particolare riferimento a quelli bresciani e, come tale, favorisce, promuove ed attua ogni attività ed ogni iniziativa che abbia attinenza con le proprie finalità istituzionali.

In particolare la Fondazione (presieduta da Monsignor Antonio Fappani):

– incrementa (anche con il contributo di altre Istituzioni, Associazioni, Enti pubblici e/o privati e di singole persone) la raccolta di documenti, di studi e di materiale librario afferenti le proprie finalità;
– promuove e cura ricerche specifiche di materiale documentario e ne pubblica i risultati; sviluppa iniziative per la conoscenza e la valorizzazione dei   beni culturali e per la creazione di progetti museali; organizza convegni di studio e/o seminari sugli argomenti afferenti le proprie finalità istituzionali;
– istituisce e promuove premi di studio e borse di ricerca per studiosi e ricercatori che intendano approfondire le tematiche che costituiscono le finalità sociali della Fondazione;
– garantisce la funzionalità degli archivi e delle biblioteche specializzate propri e favorisce la fruibilità di quelli di proprietà degli Enti a tal fine convenzionati con la Fondazione;
– promuove attività di formazione e di aggiornamento degli operatori di tutti i Servizi culturali attivi o attivabili a livello sia locale, sia regionale;
– cura la pubblicazione di riviste e di monografie al fine di rendere noti i risultati delle ricerche e degli studi promossi, cura altresì la stampa degli atti dei convegni e dei seminari organizzati.
– promuove corsi e seminari di storia;
– promuove convegni di studio sui problemi e sui personaggi bresciani;
– promuove ricerche e indagini su particolari momenti della storia bresciana, anche per offrire stimoli ed incentivi di studio per i giovani ricercatori;
– presenta opere attinenti la vita e le storie bresciane;
– progetta e realizza mostre, anche itineranti, su tutti gli aspetti della vita, della storia e della cultura bresciane;
– ospita anche esposizioni già allestite, purché siano consone ai suoi scopi;
– progetta e dirige l’allestimento di esposizioni e di mostre per conto di Comuni, Enti e privati.

Appuntamento venerdì pomeriggio a partire dalle 17 presso la sede di Fondazione Civiltà Bresciana in Vicolo San Giuseppe 5.

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 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Al Sociale con tanti ballerini sul palcoscenico e un solo grande cuore

Un’altra serata da “tutto esaurito” questa sera al Teatro Sociale.

Una serata particolare, però. Sia perché il C.T.B. per l’ennesima volta punta sul sociale, fornendo un ulteriore appoggio alla causa del recupero dei reclusi attraverso la pratica della recitazione e della danza, sia perché la bravissima Giulia Gussago (che abbiamo intervistato qualche giorno fa proprio in vista di questo evento), per mettere in piedi lo spettacolo di danza presentato stasera, si è avvalsa, oltre che del performer Giannalberto De Filippis, degli allievi della sua Compagnia Lyria e di un certo numero di detenuti della Casa di Reclusione di Verziano.

Dello spirito di questo progetto abbiamo già ampiamente riferito nel suddetto articolo al quale vi rimandiamo nel caso non l’aveste ancora letto (https://cardona.patriziopacioni.com/il-teatro-apre-i-lucchetti-e-allarga-le-sbarre/); oggi, dopo averlo visto, ci si occupa più da vicino dello spettacolo.

Bene, vi dico subito che l’abilità di Giulia Gussago nel predisporre coreografie di grande effetto scenico ed emotivo ma di non altissimo quoziente di difficoltà, come si addice a una rappresentazione del genere, è davvero mostruosa.

Per più di un’ora, seguendo il fil rouge dei sonetti shakespeariani, si sono alternati momenti di riflessione, di autentica poesia, di pittoresca denuncia e di un grandissimo coinvolgimento emotivo che, dopo avere permeato gli interpreti sul palco, si è trasmesso con pari efficacia agli spettatori. 

Si comincia con il sottofondo dell’ “Imagine” di John Lennon sapientemente adattata alla bisogna e una danza languida ed elastica. Aumenta poi gradualmente il ritmo con la musica hispanico-latino-americano, fino a trasformare una scena che più corale non si può in un autentico happening che mescola in parti armoniche, nei movimenti dei ballerini, gioia, rabbia, speranza di riscatto, voglia famelica di vita e liberazione dionisiaca dei sensi.

È nella forza rivoluzionaria e catartica dell’Arte, che si cerca e si può trovare la salvezza comune. Nella condivisione, nella collaborazione, nell’aiuto reciproco.

È un grido rivolto al pubblico e in platea e al mondo, un anelito di libertà che nessuna sbarra, nessun catenaccio può tenere chiusa in una cella.

 Giulia Gussago e Giannalberto De Filipipis salutano il pubblico a fine spettacolo.

Si conclude con un tripudio di colori, con tanti applausi con lacrime di pura emozione che rigano il volto di questo o di quel detenuto, uomini e donne per una volta a contatto, impegnati a costruire qualcosa d’importante insieme senza la divisione di genere inevitabilmente imposta dal sistema di pena.

E in chi esce dal sociale, rimane una sensazione positiva, un ricordo confuso dal tanto, dal troppo che si è visto e che si è infiltrato nell’anima e nel cuore.

Parole che restano caparbie a fluttuare tra i pensieri, più o meno così…

 Ho reso l’idea?

Per chi era con me al Sociale, poco, fa, probabilmente sì.

Per gli altri: andate a vedere uno spettacolo di Giulia Gussago … e capirete.

 

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  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Vernissage (1) – Gi Morandini, il camuno guerriero… del bello

 

Ho superato quasi tutti gli esami della facoltà di medicina, ma proprio quando sono arrivato quasi in fondo, ho capito che non era roba per me e non mi sono laureato. Ho fatto cento lavori, impegnandomi fino in fondo in ciascuno di essi, ma c’era sempre qualcosa che mancava”

Noi montanari camuni, i cittadini possiamo metterli  tra due fette di polenta calda, e mangiarceli senza nessuna difficoltà, se vogliamo: perché chi vive in altura si  abitua sin da fanciullo a un franco ma duro confronto con la natura, e matura prima e meglio”

Autodidatta colto, onnivoro dal punto di vista culturale, sempre curioso di tutto. Goloso di notizie, aggiornamenti e novità.

La mia è una mancanza cronica e incolmabile, una carenza legata a un’infanzia e a un’adolescenza piuttosto compressa. Un po’ come quelli che hanno subito le privazioni imposte dalla guerra e continuano ad avere fame anche quando dovrebbero essere satolli“.

Comincia con matita e tempera: disegnare i tratti esalta la sua creatività, il riempimento lo rasserena e lo tranquillizza.

Nudoprimigenio (acrilico su MD – cm 70×50)

          Gacneosemplice  (collage su MD – cm 70×100)

Tumialba (acrilico su carta da acquerello – cm 50×30)

 

Gi Morandini nasce a Bienno (Valle Camonica) nel 1951. Conseguita la maturità scientifica, intraprende gli studi universitari iscrivendosi alla facoltà di Medicina. Ha al suo attivo 63 mostre personali di cui una nelle sale del Museo di Stato di San Marino e tre a Villa Vogel a Firenze.

Nel 1976 inizia la sua ricerca sui temi legati alla figurazione con particolare attenzione al fatto segnico, denominando il tutto con il neologismo neosemplicità  (in riferimento alle tematiche  ecologiste dei filosofi anglosassoni  degli anni ’60). Comincia a esporre a partire dal 1981. Nel suo percorso attraversa la figurazione, l’astrazione, la poesia visiva fino ad  opere  di  netto  impianto  concettuale (installazioni fatte con oggetti appartenuti al suo vissuto inserendo così la vita di ogni giorno nell’arte). Dal 1990  opera  anche  nel  campo della tridimensionalità  (sculture  in  bronzo, installazioni plotter-painting su tela …). Nel 1989  una sua opera  è divenuta  un annullo filatelico delle poste  nazionali. La sua attività si svolge  da più di   un  decennio  anche nel campo  della grafica  ed ha  al suo attivo numerosi manifesti,  copertine  di  libri…  Dal 11  gennaio  2005 ha iniziato la serie di azioni d’arte dal titolo Burocrazianeosemplice in cui trasla gli stilemi del lavoro di  Ufficiale  di  Stato  Civile in un  Atto d’Arte  itinerante compiuto  negli Uffici di Stato Civile dei Comuni Italiani.

  Dal 2003 è art director  dell’Associazione   Culturale  per   l’Arte  Contemporanea “La Parada“.

L’Associazione Culturale “La Parada” (che ha all’attivo moltissime mostre personali di artisti nazionali) è stata fondata nel 2003 a Brescia – in via Milano, 64 – dall’artista Gi Morandini con alcuni collezionisti ed estimatori d’arte. Lo stabile che la ospita risale agli inizi dell’800 ed era la stazione di posta per le carrozze della linea Milano-Venezia. Al suo interno la ristrutturazione dell’ambiente ha tenuto conto di quello che doveva essere l’aspetto originario, sia nell’uso dei materiali che nel design dell’insieme. Le salette adibite ad esposizione hanno il pavimento in granito nero e le pareti bianche illuminate da luce soffusa, per permettere la migliore lettura possibile delle opere. Fino ad oggi l’Associazione ha accolto le mostre personali di Fabio Annunziata, Giorgio Chiesi, Guido Zanoletti, Shalom, Rodolfo Vitone, Eikoh Hosoe (nell’ambito della Biennale di Fotografia di Brescia), Adriano Grasso Caprioli, Wolfang Kossuth, Silvestro Lodi, Giovanni Dalle Donne (Gruppo G), Massimo Bucchi, Ario Marianni, Luciano Ghersi, Giovanni Blandino, Gerico, Egidio Duina e Max Bi. Apertura su appuntamento (+39 335 563 3509)

Per chiudere, una ghiotta indiscrezione dell’ultima ora: sarà proprio Gi Morandini a realizzare la copertina del nuovo libro di Patrizio Pacioni, In cauda venenum, d’imminente uscita.  Un incontro importante, visto che se da una parte segnerà il ritorno, dopo ben sei anni di “riposo”, del commissario Cardona, dall’altra, nelle intenzioni della Serena Edizioni (che ne curerà la stampa), vuole rappresentare, anche “fisicamente” un oggetto del tutto particolare e sorprendente. 

Insomma, conoscendo la fantasia, l’entusiasmo e la vis creativa dei due artisti, chissà cos’altro ne verrà fuori.

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 Mastro Tempera

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (14) – Lasciate che i giovani (attori) vengano a me

 

Al Caffè Letterario Primo Piano teatro giovane che più giovane non si può.

Biagio Vinella presenta Tutta colpa del ping!, spettacolo preparato in sette mesi con i più giovani allievi della sua scuola di recitazione (tutti in età da seconda media).

Il teatro dei ragazzi  dev’essere fatto dai ragazzi”  è l’idea guida.

Il mio corso è stato frequentato da circa trenta allievi; insegnare recitazione a questi attori in erba costituisce per me occasione di un grande accrescimento personale e professionale che, mi auguro, ripeterò in modo ancora più strutturato, anche il prossimo anno

Il testo scritto dallo stesso conduttore di  “… e quindi?“,  il talk show dal vivo 100% bresciano che tanto interesse ha suscitato in città e tanto successo ha riscosso con i primi quattro appuntamenti, è una snella pièce di tema (apparentemente) fantascientifico: in essa si narra del primo lancio di un astronauta bresciano da una  scalcagnata base aerospaziale della provincia in cui tecnici fannulloni e dediti a chattare con lo smartphone e chiacchierare (rigorosamente in dialetto) delle più ordinarie banalità, anziché impegnarsi nel lavoro, perdono ben presto il controllo della situazione. Non manca neanche la scienziata che, invece dell’ingegnere spaziale, ambisce a trovare un impiego da cassiera in un Mc Donald.

L’astronave sembra destinata a perdersi nel buio siderale, ma l’astronauta, invece di preoccuparsi del proprio destino, non trova di meglio che lamentarsi del vitto, chiedendo che l’avveniristico ma insipido cibo dispensato da un sofisticato apparato per essere succhiato da una super-tecnologica cannuccia, venga sostituito da un bel piatto di casoncelli.

Di fronte alla drammatica emergenza venutasi a creare nello spazio, non mancano naturalmente i riflessi dei media, rappresentati da un cinico giornalista che (non curandosi della possibile tragedia che sta per avvenire nello spazio) si preoccupa solo dell’audience.

I tempi sono snelli, i giovanissimi interpreti perfettamente a proprio agio nelle parti, la scenografia  “minimal” ma non priva di “effetti speciali”, ingenui ma suggestivi.

Il finale, naturalmente, è lieto, ma non banale.

Il messaggio dell’opera piuttosto trasparente: gli adulti, nella maggior parte dei casi, vengono visti come inconcludenti cialtroni (e forse è proprio così che le giovani generazioni li considerano, vista la pessima  “eredità” ricevuta dalle precedenti generazioni) .

Agli spettatori più attenti, invece, viene da chiedersi se è proprio così che, fatte le dovute proporzioni,   i governanti dell’Italia e del Mondo gestiscono i pesanti problemi in cui da troppo tempo si sta dibattendo l’intera Umanità.

E… la macchina che fa ping? Oh, è un po’ come il sarchiapone, un tormentone comico utile, in questo caso, a simboleggiare una certa comunicativa pseudo-tecnica che, una volta che se ne vengono smontate le posticce sovrastrutture, si rivela assolutamente inutile e pretestuosa.

 Tanti applausi alla fine, sia per gli attori che per l’istruttore/drammaturgo/ regista Biagio Vinella.

E Brescia, sempre più, è la città del teatro, per tutti i gusti e per tutte le età.

 

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.