Goodmorning Brescia (126) – Bella «La Notte della Cultura»… secondo il CTB

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Piaccia, oppure no, la Cultura è una creatura crepuscolare.

Perché è quando calano le tenebre che la creatività si espande, esce dall’anima dell’Artista, sorge come una luna piena, oppure, in una chiave di lettura più gotica, come un vampiro dal suo letto di terra sconsacrata.

È al lume della candela che lo Scrittore trova gli stimoli più forti ed efficaci per raccontare le sue storie, il Pittore per dare vita alle tele, il Musicista per creare armonie.

A Brescia, ogni anno, si celebra appunto «La notte della Cultura», con magiche ore che illuminano la città, perché se è vero quanto affermato da  J.W. Goethe in  “Theory of Colours”, cioè che «Dove  c’è molta lucel’ombra è più nera», è altrettanto vero, inevitabilmente, anche il contrario.

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Non potendo, per comprensibili ragioni di carenza di ubiquità, presenziare a tutti i tantissimi eventi in programma, ho optato di seguire quanto messo in piedi dal CTB, prima nella memoria della grande Mina Mezzadri, poi con un richiamo molto attagliato alla ricorrenza: quello a  un mai abbastanza celebrato “giovane” al quale la Cultura italiana deve davvero molto.

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Al Santa Chiara si comincia con l’inaugurazione della  mostra «Mina, una stanza tutta per sé», che rimarrà visibile per tutta la durata della stagione teatrale del CTB nel foyer del Teatro a lei intitolato; un’esposizione di foto, frasi e manifesti, mirata a ricordare la grande Mina e gli esordi della Compagnia della Loggetta di cui fu anima e cuore. Dopo i saluti istituzionali, ma molto sentiti, del vicesindaco Laura Castelletti e del Direttore del Centro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera, e un breve intervento dell critica teatrale del Giornale di Brescia Paola Carmignani, è Tino Bino, presidente del CTB per tredici anni a partire dal 1975, a interessare e commuovere tutti i numerosi presenti con una articolata rievocazione sia della persona (e della forte personalità) della straordinaria donna di Teatro che del clima, dei temi e dei più significativi personaggi che accompagnarono e favorirono la nascita e la crescita del movimento teatrale bresciano.

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A seguire, nella suggestiva cornice del chiostro, magistralmente illuminato da Sergio Martinelli, il breve ma intenso spettacolo «Letture per Mina», curato da Monica Conti, anche interprete insieme a Monica Ceccardi, Bruna Gozio e Giuseppina Turra: una convinta e convincente scelta di alcuni brani tratti dai testi messi in scena dalla Mezzadri, in cui le quattro bravissime attrici si impegnano, riuscendoci in pieno, a dare davvero il meglio di sé.

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Il tempo per un “frugale pasto”, come si diceva una volta, e via, di corsa in via Trieste, per accomodarsi nell’Aula Magna dell’Università Cattolica,

È una sola, ma sembra un’intera compagnia di recitazione: oltre a Pasquale Rotondi, lo «Schlinder delle opere d’arte italiane», la bravissima e intensa Laura Curino, col solo modulare della voce e l’atteggiarsi del corpo, diventa la moglie Zea, le figlie, il ministro, l’ufficiale tedesco, il collega, il collaboratore…

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                                                                                                                           Laura Curino ne «La lista» (ph. Giorgio Sottile)

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«La lista» è la storia del salvataggio, per opera di Rotondi, professore di Storia dell’Arte presso l’università di Urbino, di migliaia di tele, una parte consistente e insostituibile del patrimonio artistico italiano. L’incarico, partito su iniziativa del Ministro dell’Istruzione Bottai, tramite il funzionario Carlo Giulio Argan, iniziato al primo spirare dei “venti di guerra” che portarono al secondo conflitto mondiale, entrata in fase operativa pochi giorni prima della delirante dichiarazione di guerra urlata da Benito Mussolini in piazza Venezia quel fatidico 10 giugno 1940, fu portata a termine felicemente, dopo avere superato una serie incredibile di vicissitudini.

La missione, denominata  ‘Operazione Salvataggio’, si risolse in un frenetico lavoro di raccolta, che, seppure privo di adeguati finanziamenti e di concreti appoggi politici, consentì di mettere al sicuro all’interno della Rocca di Sassocorvaro (nome in codice “Il Ricovero”) e, successivamente, nei sotterranei del Palazzo dei Principi di Carpegna (ma anche sotto il letto della casa di campagna dello stesso Rotondi) un ingente patrimonio d’Arte, in modo da preservarlo dai pericoli della guerra e, soprattutto, dalla razzia dei nazisti, da sempre avida dei tesori artistici italiani.

Una storia che, grazie alla eccezionale bravura di Laura Curino, ha profondamente coinvolto gli spettatori che affollavano l’aula magna dell’Università del sacro Cuore, in via Trieste e che ha pienamente meritato il lungo e convintissimo applauso finale.

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Goodmorning Brescia (95) – Tra Arte e Letteratura, le meraviglie di Vicolo delle Stelle

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Dell’opera di Giuseppe Raspanti «Il treno di Ignazio» si era già occupato su questo blog, nella rubrica Ex Libris, l’amico conosciuto come Il Lettore.

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Per la recensione vi rimando dunque a questo articolo:

Ex libris (16) – Il «pick and roll» di Raspanti

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Dopo un saluto al numeroso pubblico accorso in Vicolo delle Stelle, Massimo Tedeschi (da un anno Presidente Associazione Artisti Bresciani. Ospite dell’evento)  tratteggia con sintetiche pennellate (non trovo termine migliore, considerata la location)  alcuni aspetti del libro presentato.

«L’Autore, come il protagonista Ignazio, si rivela condottiero di eserciti di ricordi, capace di evocare immagini attraverso le parole» è l’esordio.

«Restano impressi nella mia mente e nella mia immaginazione il simbolico, ineluttabile ripetersi  della torrida cont’rora estiva, accesa dallo scirocco, quelle “minacce travestite da consigli”, una filosofia vita intessuta di rancori e cose da aggiustare».

E, tra tutto il resto, i bambini che venivano portati a veder passare i treni in attesa di salire sul treno che avrebbe cambiato le loro vite, la persistente presenza invasiva dei morti nelle case e nelle esistenze dei vivi.

«In qualche modo L’Autore, che molto si è impegnato nel mettere così mirabilmente le parole giuste, faticherà a staccarsi dal libro e dal suo alter ego Ignazio» dice il giornalista ed editore Tino Bino.

«Si arriva alla fine dei suoi racconti realizzando che in quel che si è letto, oltre che ciò che si è capito, c’è molto ancora da capire» aggiunge, passando in rassegna alcuni tra i più grandi narratori moderni anglosassoni,  come Salinger e la Rowling. 

«In questo libro, si riconosce una singolare scoperta e la valorizzazione della fragilità che, paradossalmente diventa un valore forte» è l’arguta conclusione.

«Io non vorrei mai congedare ciò che sto scrivendo, e non lo lascerei andare, se non ci fosse un editore impaziente di strapparmelo» conferma Raspanti.

«E questo libro in particolare è inquieto, liquido, simile a quella torrida e afosa contr’ora che ha citato all’inizio Tedeschi. Un intervallo di tempo in cui altro non si può fare se non un nulla… pieno di straordinari contenuti».

A scandire l’evento le letture scelte, di cui si fa carico la voce profonda e ben modulata di Bruno Noris.

Qui, però, finisce solo la prima metà di questo articolo.

Perché resta ancora da riferire della splendida “personale”  del Maestro Carlo Pescatore, i cui straordinari quadri erano esposti sulle pareti della sala.

 

Nato a Brescia nel 1932, insegna Tecnica dell’incisione calcografica all’Accademia di Belle Arti di Santa Giulia. La sua pittura è caratterizzata da cicli all’interno dei quali viene sviluppato il tema della ricerca figurativa, non disgiunta da ricerche formali collegati a movimenti artistici e alle esperienze della modernità e della contemporaneità.

Nell’opuscolo di presentazione della mostra intitolata “Furtivi sguardi su dipinte tele”, arricchito da un  racconto scritto dallo stesso artista e tratto dalla raccolta “È tutta colpa di Modì” (Serra Tarantola 2014), Massimo Tedeschi scrive:

«… Pescatori è, tra le molte cose, una delle memorie più lucide del Novecento artistico bresciano: un figlio d’arte, visto che il papà Mario è stato –nella propria epoca-  il più grande restauratore di affreschi nella Provincia»

Insomma un riuscitissimo connubio tra pittura e letteratura, in un ambiente elegante quanto accogliente. Spero che a Brescia, come altrove, se ne ripetano tanti così.

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