Brescia, città del Teatro (8) – Il “cantaTTore” delle ombre

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(produzione Associazione Culturale Alchimia)

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Il protagonista del monologo, omen-nomen, si chiama Pier. Per la precisione Pier Dente. Per gli amici (?),  inutile dirlo, semplicemente “Per-dente”.

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Appena sbarcato in città, Pier si mette in cerca di lavoro, ma sono tante le porte che gli vengono sbattute in faccia, una dopo l’altra. Finché una sera, nel corso di una festa elegante (no, cosa andate a pensare, ogni riferimento a persone reali o a fatti effettivamente accaduti è puramente casuale) nella bella villa del vacuo affabulatore signor Zirconi, si trova coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui.
Chi è il riservato quanto misterioso Uomo in Grigio che, come un novello Eta Beta in carne e ossa, è capace di tirare fuori dalle tasche un cannocchiale, un tappeto persiano e -addirittura- un immenso padiglione lungo venti metri?

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Chiunque esso sia, per Pier Dente rappresenta la possibilità di arrivare a ciò di cui ha bisogno attraverso ardite scorciatoie di cui non sospettava neanche l’esistenza; la corruzione offerta a chi, evidentemente, era già pronto a essere corrotto, come quasi sempre accade anche nella realtà.
Così il nostro controeroe cede alle lusinghe e alla seduzione del Male, stringendo un patto apparentemente più che vantaggioso: la propria ombra in cambio di un patrimonio in monete d’oro e gemme, talmente ingente da garantirgli un futuro florido e privo per sempre di ogni preoccupazione di tipo economico. Una ricchezza inaspettata che sembra la realizzazione di un sogno.

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Le cose, naturalmente, non vanno proprio in questo modo. Presto la mancanza della propria ombra si fa sentire, dando esca all’emarginazione sociale di Pier Dente.
«Sentivo che la Bellezza del Creato si manifestava sì attraverso la luce, ma anche attraverso  l’ombra, dalla quale, invece, io ero escluso» .
Insomma, il bel sogno si trasforma in un incubo, e a Pier non resta che fuggire dal mondo e da se stesso, seguito e accudito dal fedele servitore Benedetto. Ogni volta, però, non appena s’illude di avere ritrovato equilibrio e serenità, magari anche l’amore (attraverso le grazie della bella Mina) tutto si guasta, e bisogna ricominciare da capo.
Non resta che stipulare un nuovo patto, ovviamente più pesante e svantaggioso del primo, perché, questa volta, si tratta di vendere nientemeno che la propria anima.
Del resto, perché non firmare, visto che «La vita è una sarta cattiva: ci cuce addosso abiti che non vogliamo».
Il perché, Pier lo scopre appena in tempo, ponendosi un altro interrogativo:«Ci può essere qualcosa da guadagnare, quando si accetta di perdere se stesso?».
La penna vola via, gettata lontano in un gesto rabbioso, ma non è certo la fine: quella di difendere la propria dignità, infatti, è una decisione che va presa molte volte, nella vita.
«Continuiamo a dare corpo alle ombre…» è la denuncia-monito finale, «… ma, nel contempo, vediamo i nostri corpi sparire come ombre».

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Testo ben scritto, regia ottimamente strutturata, capace di mantenere per tutto lo spettacolo un delizioso sapore di antico e un’atmosfera fiabesca, rendendo avvincente anche la trattazione di argomenti molto complessi e, soprattutto…
… soprattutto una maiuscola prestazione attoriale di Mario Mirelli (vds. altro articolo in questa stessa rubrica:
https://cardona.patriziopacioni.com/brescia-citta-del-teatro-1-mario-mirelli-tra-recitazione-e-regia/ ), che rende serrato il monologo attraverso continui cambiamenti di ritmo e di tono, capace di riempire alla perfezione gli spazi, con un’assoluta padronanza del palcoscenico, sopperendo alla voluta assenza di scenografia (o forse approfittando di essa), con un sapiente controllo e utilizzo del corpo e della voce.

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Convinti, prolungati e meritati gli applausi che i cento spettatori che ieri sera gremivano la Sala Civica Italo Calvino di Rezzato, tributano al mattatore della serata.
Prossimo (ormai vicinissimo) nuovo appuntamento con Mario Mirelli, questa volta in veste di regista, quello con «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso» scritto da Patrizio Pacioni e interpretato da Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti: sabato 6 aprile alle ore 20,30, al Teatro Sant’Afra di Brescia.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.