Goodmorning Brescia (11) -Bresciani, ve li do io i monumenti!

Si può passeggiare per Brescia e dintorni rimanendo comodamente seduti nel Foyer del Teatro Sociale? Si può, se a tenerci per mano e a condurci in questa fantastica e virtuale promenade è una guida che si chiama Michela Valotti, docente di Educazione al Patrimonio Artistico e Teatro di Animazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

  

È il secondo e ultimo appuntamenti di 《Sguardi su Brescia》 breve ciclo d’incontri ideato, realizzato e condotto da Elena Bonometti, già (favorevolissimamente) conosciuta dai visitatori di questo blog. Il titolo: 《Passeggiata bresciana tra le pietre della memoria, tra vero e simbolo》 .

La “visita guidata” è orientata su opere bresciane (o di artisti bresciani) collocate in un arco temporale che va dall’inizio ‘800 al primo ventennio del ‘900.

L’intenzione è di fare parlare i meravigliosi monumenti bresciani, affinché possano rivelarsi nella propria essenza e collocazione storica, consentendo a chi li ascolta di puntare uno sguardo consapevole su queste “emergenze culturali” (da emergere, naturalmente) che hanno donato alla città qualcosa di davvero importante.

Si parte dal Cimitero Vantiniano, autentico e prezioso scrigno di tesori scultorici, oltre che assorto luogi di memorie, al pari, tanto per fare un esempio, del più celebrato Monumentale di Milano.

  

Più precisamente si parla di Giovanni Battista Lombardi, iniziando dal monumento funerario dedicato al conte Annibale Maggi,  commissionato dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia: suggestiva scultura marmorea in cui colpisce l’accostamento tra l’umiltà dell’accattone e del bambino che mendicano e la coppia di personaggi abbienti, ulteriormente differenziata, al suo interno, dal contrasto con la sobria eleganza dell’uomo e la decadenza che comincia a trasparire nella figura femminile.

Si passa per la Pietà di Ermenegildo Luppi, (1923). Si tratta di un gruppo bronzeo che raffigura Cristo deposto tra le pie donne, realizzato grazie alla donazione di 150.000 lire (all’epoca cifra di un certo rilievo) effettuata per espressa disposizione testamentaria da Luigi Premoli.

La scultura, che deriva la propria essenza dalla tradizione michelangiolesca, s’inserisce nel solco del passaggio tra realismo e topos universale e totalmente simbolico della tendenza espressionista introdotta in Italia, proprio in quel periodo, dallo scultore meneghino Adolfo Wildt. Tale matrice si evince, anche per il più disattento degli sguardi, dall’evidente deformazione impressa nei corpi da parte dell’artista (si vedano gli arti del Cristo) e il sottolineatissimo pathos espressivo delle figure femminili curve su di lui.

La tappa in pieno centro con Piazza Loggia sotto la neve di Angelo Inganni, consente di contemplare, opera d’arte in opere d’arte, il Monumento alle Dieci Giornate di GB Lonbardi (1864), uno dei primi e più suggestivi esempi del Culto degli Eroi, esplicitato da est a ovest della città dal monumento ad Arnaldo da Brescia (porta della città in direzione Venezia) e da quello a Garibaldi (direzione Milano) opera di Eugenio Maccagnani.

 

Non sono solo condottieri, o politici, i destinatari degli statuari omaggi: la professoressa Valotti lo dimostra mostrando due monumento tardo ottocenteschi: il primo dedicato al pittore Alessandro Bonvicini detto Moretto l’altro a Niccolò Tartaglia (matematico), opere entrambe di Domenico Ghidoni, commissionate dall’Ateneo per celebrare con pari dignità (oggi si direbbe par condicio) sia le arti che le scienze.

Scoppia e divampa la Grande Guerra, lacerando paesi e coscienze. non è più tempo di eroi, ma di ideali, tradotti in simboli.

Mentre la Nazione si prepara allo scontro irredentistico, Leonardo Bistolfi lancia la sua sfida di italianità su un lago di Garda, che ancora bagna terre dominate dalla straniero che non è ancora italiano. Cosi nasce il monumento a Giuseppe Zanardelli a Toscolano Maderno (1911/1913) a pochi passi da Salò, dove un altro capitolo di storia avrebbe avuto tragicamente fine, una trentina di anni dopo.

Insomma, a partire dal Milite Ignoto (nuovo potentissimo Mito a metà tra sentimento e propaganda) da re, generali e politici si passa al monumento  a un anonimo caduto. L’esasperato monumentismo iniziato con la prima guerra mondiale, finisce con la seconda, come se la bomba atomica tutto riuscisse a distruggere e riplasmare.

Democrazia o demagogia?

Lo dirà la Storia. Forse.

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Goodmorning Brescia (9) – Lo sguardo indiscreto di Elena

Carla Boroni introduce la serata e la mini-serie di conferenze Sguardi su Brescia (curata da Elena Bonometti per il C.T.B.) che si tengono nella tradizionale sede del Foyer del Teatro Sociale.

A parlare del tema 《Il gioco del mondo e il sapere dell’uomo preistorico》 è Gaudenzio Ragazzi esperto di iconografia preistorica e formatore.

Prima di cedere la parola al relatore, Elena Bonometti ricorda come questo genere di iniziative ispirate al territorio, la cui organizzazione da parte dei TRIC è fortemente caldeggiata dal Ministero, riprenda nella sostanza la bella tradizione di quegli incontri sulla brescianità che costituiscono una radicata tradizione che il CTB, da sempre promuove e difende con assoluta convinzione.

Il gioco si fa per divertimento, senza scopi utilitaristici, è un momento della vita che favorisce fantasia e libera espressione di sé, necessita da parte di chi lo pratica del ricorso a molteplici e variegate “abilità”, favorisce il miglioramento motorio e psichico e (ultimo ma non ultimo) accompagna il delicato percorso della crescita da “solitario”, a “parallelo” per diventare alla fine ludico coadiuvante dello spirito “associativo” e “cooperativo“》 ricorda ai presenti, con la consueta chiarezza.

 《Al gioco appartengono e sono propri contenuti artistici e affettivi. Può essere utile ad analisti e psicologi per effettuare indagini e verifiche cognitive e terapeutiche di sicura efficacia》.

《Campana》 o 《Mondo》 o uno qualsiasi dei mille nomi che assume in Italia e nel mondo, è da questo gioco che parte Gaudenzio Ragazzi.

《La mia occupazione non è quella  di cercare terre e cose nuove, ma di guardare con occhi nuovi》, premette, per poi passare a un’articolata quanto vivace disamina dei più o meno visibili aspetti collaterali di ciò che potrebbe sembrare un semplice quanto ingenuo passatempo per giovanissimi.

   

È nella divisione degli spazi il segreto e la rivelazione: dalla stele in pietra al disegno del gessetto sull’asfalto, quello che si diletta nel 《Gioco del Mondo》 è un uomo ancora bambino che (segnando la Terra e venendo in contatto con tale gesto con la misteriosa e maestosa essenza del globo)  diventa l’uomo maturo di millenni dopo.

Le regole del gioco riportano, attingendo a conoscenze e sensazioni ancestrali , agli interrogativi e alle più profonde aspirazioni di conoscenza dell’essere umano. Una volta entrati in questa ottica, cerchi, rettangoli, curve e angoli assumono significati arcani e trascendenti.

Insomma, che siano chiese cristiane, moschee o templi indù, che si tratti di una scacchiera o di una tavola da gioco maya, in certi segni, in certe forme, in certi gesti, c’è un percorso comune che parte dall’anima stessa del pianeta che abitiamo e ci raggiunge dagli spazi profondi, un anelito di assoluto da soddisfare attraverso lo studio delle immutabili leggi che regolano i fenomeni naturali.

Un gioco dalle regole rigide e inappellabili, cui ci si applica con quella serietà di cui, ammettiamolo, solo il candore di un bimbo, frutto ancora incontaminato della natura, unico approccio per l’avvicinamento a Dio.

Persino il sassolino tirato all’indietro, quel piccolo frammento di natura che parte da una “casa” e a essa ritorna,assurge al ruolo di simbolo  di un’anima trasmigrante ma mai errante.

Ci si ricorda del territorio, certo. Della “brescianità” di cui si diceva prima. Parlano della cripta di San Glisente (Esine), le cui colonne e le cui aperture appaiono magicamente (o misticamente) perfettamente allineate e orientate con precisione persino inquietante alla luce del solstizio e dell’equinozio.

 Bonera.2

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