Brescia, città del Teatro (13) – EMI, ovvero dell’immortalità della morte

 

Dell’Associazione Alchimia abbiamo già parlato diffusamente proprio nell’ambito di questa rubrica ( su queste pagine elettroniche –  undicesimo articolo della sereie) https://cardona.patriziopacioni.com/brescia-citta-del-teatro-11-ce-alchimia-in-palcoscenico/ .

Ieri sera, al Teatro Sant’Afra, ho assistito all’ultimo appuntamento degli eventi in programma per celebrare il ventesimo anno di vita dell’associazione:  «EMI – Una storia come tante...» 

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Il tema dell’opera:

Tutti muoiono, affetti e persone che ci sono indifferenti, oppure ostili.

Tutto muore, prima o poi.

E ci sono mille modi di affrontare la morte: la paura, il rifiuto psicologico, la rassegnazione, l’elaborazione logica, la rabbia.

Un uomo che ha perso la madre, un altro che ha perso la donna amata, un terzo che è stato privato del figlio, rappresentano diverse angolazioni dello stesso problema, dello stesso strazio, in un dialogo disarticolato attraverso il quale si intrecciano considerazioni spesso (ma non sempre e non del tutto), discordanti e dissonanti.

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Lo spettacolo:

La regia di Massimo Alberti (anche autore dell’opera) sceglie la strada dell’espressione multidisciplinare, attraverso l’utilizzo combinato di recitazione, musica elettronica e movimenti di danza, ricavando da un (forse deliberatamente) testo piuttosto statico un’ora di spettacolo godibile e stimolante.

Decisamente positiva la prestazione degli attori “auto-narranti” (con lo stesso Massimo Alberti, Luca Muschio e Marco Passarello) e di una Maria Angela Sagona, simbolo languido e dolente di ogni persona e di ogni figura defunta, efficace nel ruolo di supporto e connettivo della recitazione corale.

Stimolante la colonna sonora, basati su movimenti semplici ma suggestivi i passaggi di danza opera della coreografa Sisina Augusta, ottimamente eseguiti dai ballerini, perfettamente in linea e adeguata la pur minimale scenografia.

Dell’eccessiva staticità della scrittura e della mancanza, alla fine, dell’emersione di una posizione sul tema e di una proposta ben definita, si è accennato più sopra. Del gradimento espresso dal pubblico con prolungati e convinti applausi, invece, lo scrivo adesso.

Resta il felice ventennio dell’attività di Alchimia. 

E questa sì, che è una gran bella notizia!

 

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Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (164) – Che meraviglia, le pubbliche confidenze di «Conversas»!

Di «Conversas», il format che il siciliano Marco Passarello (attore, commediografo e ora anche brillante intrattenitore) ha importato dal Portogallo, abbiamo ampiamente trattato in un precedente numero di questa stessa rubrica (precisamente nello scorso febbraio:

https://cardona.patriziopacioni.com/goodmorning-brescia-137-conversando-di-conversas/

A distanza di dieci mesi, trovandomi ad assistere  al primo appuntamento della nuova stagione, mi sono reso conto che né la formula né tantomeno il conduttore, hanno perso interesse e smalto.

Anche il primo dei tre “conversatori”, Massimo Alberti, si è occupato questo blog, nell’occasione con un articolo firmato dall’amico e collega GuittoMatto (https://cardona.patriziopacioni.com/brescia-citta-del-teatro-11-ce-alchimia-in-palcoscenico/): Si tratta di uno dei fondatori di Alkimia, associazione che proprio in queste settimane sta celebrando, con una rassegna di cinque spettacoli che vanno in scena al Teatro Sant’Afra, i primi venti anni di attività artistico-culturale. Nel corso del colloquio. Alberti ricorda gli ultimi due appuntamenti: il monologo fantastico di Mario Mirelli «Storia meravigliosa di luci corpi e ombre» (di scena dopodomani alle 21) e «Emi», opera di cui firma la regia lo stesso Alberti, che affronta in modo “interdisciplinare/multimediale” il difficile tema della perdita di persone care, con l’interpretazione, tra gli altri, dello stesso Marco Passarello e di Mariangela Sagona.

«Io e i miei compagni di avventura intendiamo il teatro come lavoro di ricerca ed elaborazione, ponendo al pubblico domande, ma senza fornire risposte» è il suo saluto finale.

La conversatrice successiva è Giusy Orofino.

«Nella prima parte della mia attività di educatrice mi occupavo di degenti psichiatrici, poi sono passata a seguire gli anziani e, nel corso di sei anni, la mia vita è cambiata»

Passa poi a raccontare, servendosi anche di immagini, schede e grafici, la quotidianità del proprio lavoro, sempre fonte di nuovi arricchimenti e stimoli personali e professionali e mai uguale a se stesso. Un lavoro affrontato con impegno e meticolosità, con costante focus sull’aggiornamento, fonte della felicità di chi ha il destino e la fortuna di svolgere un’attività che ama.

«La soddisfazione principale è quella di trasformare quelli che per molti (per troppi) sono diventati soltanto numeri in persone dotate non solo di specifici bisogni, ma anche di legittime aspirazioni per l’ultimo segmento della propria vita» sottolinea, con legittimo orgoglio.

«Non si tratta di gestire solo gli “ospiti”, ma anche i loro familiari, ovvero quelli che si definiscono la nostra “seconda utenza”. Di trattare nel migliore dei modi, attraverso percorsi guidati, i momenti di crisi degli anziani che sono affidati alle mie cure, di ottimizzare, attraverso la trasmissione di serenità ed equilibrio, e l’utilizzo di “protesi ambientali” l’inevitabile supporto farmacologico» conclude, prima di rispondere all’autentica raffica di domande che la sua approfondita riflessione ha suscitato nei presenti.

Chiude il ciclo di conversazioni quella con Sonia Perrone, in arte Sonicelart, disegnatrice (“autodidatta”, si premura di precisare) con preferenza per i ritratti, attraverso una fonte d’ispirazione molto particolare.

«La Rete, intesa in senso informatico, io la uso per pescare occhi e volti. Sono un’autentica predatrice del web, che trasforma le foto di Instagram in ritratti» confessa.

«La parte più interessante di ciò che faccio è, quando la cosa è possibile, confrontare la personalità reale di chi mi ha ispirato il ritratto con quella che mi sono costruita attraverso la mia sensibilità. Mi affeziono talmente alle mie opere che poi, quando le donne e gli uomini ritratti me le richiedono, mi risulta davvero difficile separarmi da loro».

Sonia Perrone è reduce da una bella e riuscita mostra tenutasi presso il Rifugio Vittorio Arrigoni.

Ancora chiacchiere in libertà prima che il numeroso pubblico intervenuto nonostante il maltempo decida di sciogliere le righe e lasciare il Caffè Letterario Primo Piano (per sostenere il quale invitiamo tutti coloro che leggeranno questo articolo a iscriversi al più presto, visto che il servizio civile e culturale che Daniele Bonato e compagni svolgono per la città è diventato praticamente irrinunciabile e insostituibile).

Proprio come succede al termine di una riuscita riunione tra amici, insomma.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Brescia città del Teatro (11) – C’è Alchimia, in palcoscenico!

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Ho incontrato recentemente Maria Antonietta Belotti, Massimo Alberti e Mario Mirelli, storici rappresentanti di una iniziativa bresciana che da un ventennio (scusate se è poco!) si occupa in modo convenzionale -e non convenzionale- di teatro. Si tratta di…

Potrete acquisirne notizie più dettagliate semplicemente visitando il loro sito. Questo è il link: http://www.associazionealchimia.org/ . A seguire la conversazione, sintetizzata in domande e risposte (con immagini di scena “Alchemiche” inserite tra un argomento e l’altro), che è venuta fuori dalla serata.

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Si può avere, prima di ogni altra cosa, qualche notizia sulle “origini storiche” dell’Associazione e sulle motivazioni che ne ispirarono la nascita?

L’Associazione nacque il 1 gennaio 1999 e il primo evento fu una festa concerto delle sorelle Citterio che si tenne in un teatro di Manerbio. Noi tre soci fondatori eravamo già attivi da tempo con spettacoli itineranti e, con la formalizzazione del gruppo, il progetto era quello di crescere sia dal punto di vista qualitativo (con particolare riguardo alle contaminazioni e alla multimedialità -allora ancora sperimentale, la cui prima prova nel 2004 fu «Anime incarnate») che quantitativo. Il modello di riferimento iniziale furono artisti come i Momix e Pina Bausch attraverso un apporto di artisti di adeguato livello professionale. Tra le altre idee c’era anche quella di organizzare e tenere corsi di recitazione, musica, danza e arti figurative che, difatti, andò avanti con soddisfazione qualche anno indirizzandosi ad allievi di ogni età, con particolare attenzione anche ai disabili.  

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Venti anni di attività rappresentano per ogni associazione un traguardo significativo da festeggiare (soprattutto nel campo della cultura, effimero per eccellenza), ma anche un momento di riflessione e di bilancio da non mancare.

Se si tratta di fare un bilancio complessivo il risultato è positivo, ma resta il rammarico di non avere ricevuto, nonostante l’intensità, la quantità di quanto prodotto e l’impegno profuso un autentico appoggio (non solo economico) da parte delle istituzioni locali e degli enti che ci hanno aiutato nelle produzioni solo in modo del tutto saltuario. In particolare credo che in questo non abbia giovato la nostra assoluta determinazione di portare avanti un discorso culturale indipendente sia dal punto di vista politico che da quello della scelta dei temi da trattare. Insomma, la scelta presa di sottrarci sempre a qualsiasi “schieramento”, evidentemente non piace a un estabilshment che vede l’indipendenza come un potenziale pericolo.

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L’offerta artistica di Alchimia è piuttosto variegata, andando dai classici al dialettale, al teatro-documento, alle letture d’autore e a numerosi altri generi. Quanti spettacoli sono stati prodotti nel primo ventennio di attività? Tra gli spettacoli prodotti, ce n’è qualcuno che si è distinto per qualità e riscontri da parte del pubblico e almeno uno che, se si potesse tornare indietro, non allestireste più?

Difficile contare con precisione, ma più o meno, la media è di due produzioni l’anno. Tra l’altro, nel 2017, abbiamo prodotto anche un film intitolato «Maddalena e le altre » che è stato selezionato anche al Festival di Caorle. Per quanto riguarda una graduatoria relativa è impossibile per noi stilarla, in quanto ogni spettacolo prodotto è stato pensato, scelto e realizzato con assoluta convinzione nella sua validità e con il massimo impegno da parte di tutti noi. Possiamo però dire che lo spettacolo sulla Shoà (uscito con titoli diversi e rappresentato anche a Roma davanti a più di mille persone) «Pasticci d’amore» (riduzione del capolavoro shakespeariano «Sogno di una notte di mezza estate» con particolare diffusione “itinerante” esclusivamente in sedi “non teatrali” e particolare attenzione a scenografie naturali) si sono distinti per numero di repliche. “Per quanto mi riguarda sono molto affezionata e legata ad «Anime incarnate» spettacolo corale e multimediale tutto al femminile scritto da me e che mi ha visto tra le interpreti” tiene ad aggiungere Maria Antonietta Belotti.

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Quali sono i criteri adottati per “reclutare” autori, registi e attori?

La prima caratteristica che viene presa in considerazione è la condivisione dello spirito del progetto. Diciamo che in Alchimia c’è una vivace rotazione di persone che collaborano artisticamente  e che parte degli artisti sono cresciuti personalmente e professionalmente con noi (“trasformiamo il piombo in oro” ribadiscono) arrivando a conseguire affermazioni professionali in molti casi anche importanti. “Possiamo dire” ironizza Massimo Alberti “che se c’è un fattore che ci accomuna più di altri è… la diversità!” “Oltre alla passione, alla libertà, all’urgenza di dire” interviene Maria Antonietta Belotti

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Abbiamo parlato, nella domanda precedente, di differenze spesso sostanziali tra una regione e un’altra, a volte tra una provincia e un’altra, che caratterizzano l’Italia. Un problema che, considerate certe tendenze “centrifughe” che caratterizzano i nostri giorni, sembra destinato a farsi più complesso. La domanda è: in cosa individuate le esigenze e le richieste più sentite e autentiche del pubblico al quale vi rivolgete?

Una cosa che abbiamo notato è un’ancora non completamente matura abitudine al teatro tra i giovani e i giovanissimi della provincia bresciana sulla quale riteniamo che si possa e si debba lavorare molto. Per quanto riguarda le aspettative del pubblico, invece, forse si tratta di un falso problema: è nostra convinzione che il pubblico sia perfettamente in grado di scegliere, purché gli vengano sottoposte le giuste alternative e le corrette informazioni. In questo senso non vediamo differenze né a livello di strati sociali né di territorio. “La gente ha voglia di portare a casa qualcosa di significativo” interviene Mario MirelliSia uno spettacolo drammatico o brillante, l’essere umano ama più di ogni altra cosa emozionarsi, e ce ne si può rendere conto anche solo vedendo le espressioni di chi esce dal Teatro a fine spettacolo

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In che modo Alchimia intende festeggiare il traguardo dei venti anni di attività? Quali sono i progetti che avete in cantiere per il prossimo anno?

Una rassegna di cinque spettacoli di nostra produzione (di cui tre nuove e con testi originali cui si aggiungono due spettacoli di repertorio) tutti di diverso genere: « Il cavaliere dalla trista figura», «Non sono Marco Paolini» (nuovo) «‘na vedova e tre muscù «Storia meravigliosa» (nuovo) «Emi» (nuovo)che si terranno al Teatro Sant’Afra dal 27 settembre al 22 di novembre. Festa finale il 14 dicembre (intitolata “Incontri”) che si terrà alla sala dell’Oratorio della Parrocchia Beato Luigi Maria Palazzolo e che consiste in un incontro tra tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato ad Alchimia e che sarà aperta anche a chiunque vorrà conoscerne la storia e i progetti anche grazie alla proiezione di un video con le fotografie di spettacoli (backstage compresi) di questi venti anni. La manifestazione sarà arricchita da monologhi, improvvisazioni, performances varie e terminerà con un rinfresco.

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Per concludere, qui di seguito, il manifesto dell’intera rassegna. Più in basso, e più in grande, le locandine dei singoli spettacoli che la comporranno.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.