Goodmorning Brescia (130) – Bicentenario di Antonio Bazzini, a metà tra conferenza e spettacolo

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Una conferenza stampa che è anche qualcosa di diverso e di più.

A cominciare dall’insolita sede: l’appuntamento, per la presentazione del Festival Antonio Bazzini, Brescia e l’Europa 1818 – 2018, in collaborazione tra Conservatorio Luca Marenzio di Brescia e CTB Centro Teatrale Bresciano, è fissato al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri invece della sala conferenza della sede del CTB o del Foyer del Sociale, come solitamente accade. 

Delle altre “differenze”, invece, saprete leggendo il resto dell’articolo.

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Introduce, come sempre, il Direttore del CTB Gian Mario Bandera, sottolineando prima di ogni altra cosa la propria soddisfazione per questa sinergia con il Conservatorio Luca Marenzio.

«Le location degli spettacoli saranno diverse: si va dal Teatro Socilae e dal Teatro Mina Mezzadri (a pagamento a prezzi contenuti e con la possibilità di mini abbonamento) al Salone Pietro da Cemmo sel Conservatorio, alla chiesa di Santa Maria della Carità e all’Accademia di Scienze, Lettere e Arti presso l’Ateneo di Brescia».

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Laura Nocivelli (presidente del Conservatorio Luca Marenzio, sottolinea l’intesa con il CTB, mirante a intraprendere un cammino comune idoneo a raggiungere orizzonti ancora inesplorati, uno dei cui aspetti più interessante è la contaminazione dei generi con l’esplorazione di nuovi percorsi espressivi ancora non conosciuti dalla generalità del pubblico.  «Il festival dedicato a Bazzini “maestro di maestri” permette una rivisitazione innovativa dell’artista capace di proiettare Brescia in un panorama musicale di portata internazionale».

Passa poi allo spettacolo ideato, scritto e diretto da Costanzo Gatta «Bazzini, l’AntiVerdi?» con Daniele Squassina, Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Miriam Gotti, che andrà in scena una settimana prima di Natale: il ricordo di un personaggio la cui opera si rivelò particolarmente importante in un momento in cui una Italia appena nata si affacciava al consesso delle Nazioni.

«Saranno giorni molto intensi, tra aperitivi bazziniani, concerti, conferenze, con una intrigante commistione tra musica, prosa ed eccellenze gastronomiche»

Patrizia Vastapane richiama l’esperienza maturata in qualità di presidente del Conservatorio (prima della nomina di Laura Nocivelli), i cui contenuti ha portato con sé al CTB. 

«Teatro e musica sono due passioni che da sempre custodisco in me: è naturale che finissero per avvicinarsi. Così, dopo trentaquattro anni si sono tornate a riunire l’Ente Teatrale e il Conservatorio nella realizzazione di un evento unico. Un’occasione immancabile e forse irripetibile per presentare al grande pubblico la figura di un grandissimo compositore che, purtroppo, ancora non tutti conoscono».

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Costanzo Gatta, come sempre depositario della cultura e della tradizione bresciana, ricorda che l’idea di fare “rete” tra prosa e musica nacque cinquantaquattro anni fa con il contatto tra la Loggetta e il glorioso Istituto Venturi da cui sortirono due nuove opere da realizzare con attori e musicisti del conservatorio.

«La drammaturgia di mia composizione è una indagine su un personaggio  di grande vivacità (che sarà interpretato da Daniele Squassina); lavoro non facile, visto che Bazzini attraversò in modo incisivo un intero secolo denso di eventi importanti. Per realizzarlo mi è stato particolarmente utile lo scambio epistolare con Gaetano Franchi, insieme al quale fece nascere l’Istituto Venturi».

Il suo è un intervento ad ampio raggio, con riferimenti alla tradizione che vuole Brescia capitale della Misericordia, come dimostrato dalle origini della Società dei Concerti, nata anche per aiutare i musicisti in difficoltà Si sofferma poi sulla figura di Antonio Bazzini, uomo al tempo stesso parsimonioso e generoso,  personaggio stravagante nato da una povera famiglia di Lovere, che il mecenate Bucciarelli mise in grado di studiare quelle lingue che poi avrebbero reso più agevole la successiva “europeizzazione culturale” del musicista. Insomma,  una storia articolata e complessa che raccontare in poco più di un’ora gli è risultato particolarmente ostico.

Ruggero Ruocco, dopo avere ringraziato i collaboratori Cuccarini, La Sala e Cotroneo che lo hanno aiutato nella creazione e nell’organizzazione della manifestazione cartellone, fa presnete come il territorio cittadino conservi molte tracce di Antonio Bazzini. Il titolo dato al festival trova la sua origine nel fatto che Bazzini è un esempio emblematico di un europeisti (artistico) ante litteram, dovuto sia al suo virtuosismo di esecutore sia alla sua educazione musicale di stampo mitteleuropeo

«Ci proponiamo di valorizzare, oltre alla figura dell’artista, un momento della storia musicale è esistito un nucleo di artisti dedicati alla musica strumentale alla quale Bazzini tra i primi dedicò parte della propria produzione creativa e delĺa propria attività concertistica». Passa poi a ricordare i singoli eventi in programma, soffermandosi sulla pièce di Gatta e sull’insolito concerto per violino e organo in programma venerdì 9 novembre, insolito e stimolante.

«Si tratta comunque, nelle nostre intenzioni, piuttosto che di un punto di arrivo, di un punto di partenza per ulteriori simili iniziative».

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Un Daniele Squassina particolarmente ispirato legge due significativi brani della pièce che andrà in scena al Teatro Mina Mezzadri domenica 16 e lunedì 17 dicembre, a chiusura del festival, incassando i meritati applausi dei numerosi presenti

Si finisce con il Quartetto Bazzini che esegue il quarto movimento del Maestro.

Un’autentica delizia per melomani… e non solo.

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Antonio Bazzini nasce a Brescia l’11 marzo 1818. Allievo di Faustino Camisani, all’età di 25 anni si trasferì a Lipisia dove, per quattro anni approfondì lo studio di compositori come  Bach e Beethoven e delle loro opere. Talento precoce, percorse i gradini di una carriera che lo portò in giro per molti paesi europei, dalla Spagna alla Danimarca. Nel 1964 il rientro a Brescia, dove si dedicò esclusivamente alla composizione. Con altri fondò l’Istituto Musicale Venturi (futuro Conservatorio) e la Società dei Concerti. Influenzato dalle esperienze musicali maturate all’estero, che caratterizzarono molte delle sue composizioni, entrò in polemica con l’interpretazione nazionale della musica lirica impersonata principalmente da Giuseppe Verdi, alla quale oppose la musica strumentale di tipologia prevalentemente tedesca e francese. Nel 1882, dopo poco meno di dieci anni d’insegnamento, fu nominato direttore del Conservatorio di Milano. Compose una sola opera lirica, la   «Turanda» (basata sullo stesso soggetto poi messo in musica da Puccini e Busoni), che però, allorché venne rappresentata alla Scala, non incontrò il favore di pubblico e critica.

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Eclettico quartetto d’archi intitolato al musicista e compositore bresciano Antonio Bazzini, nato nel 2010 da giovani musicisti diplomati al Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, con l’intento di riscoprire un repertorio raro e ingiustamente dimenticato. Composto da: Lino Megni (violino), Daniela Sangalli (violino), Marta Pizio (viola), Fausto Solci (violoncello)

 

 

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Goodmorning Brescia (106) – «Quarant’anni dopo», doppiando Dumas

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Ritrovarsi a fare lo stesso spettacolo di danza insieme dopo quarant‘anni?

Si può, sempre che si risponda ai nomi e cognomi di persone della qualità di Costanzo Gatta Orietta Trazzi. Il primo, giornalista di grande spessore, attualmente “firma” del Corriere della Sera, con il trascorrere del tempo sembra accumulare esperienza e nuovi stimoli, più che anni.

La seconda, invece, è la grazia e l’armonia in persona, passata dal ruolo di giovanissima ballerina a quello più maturo ma non meno importante di insegnante di ballo (eccellenza bresciana nel ruolo) e fantasiosa coreografa.

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Ieri mi sono trovato ad assistere a una delle ultime prove dello spettacolo «Le sei mogli di Enrico VIII», prodotto dal Freebody Club.

Ho avuto così l’occasione e la buona sorte di vedere al lavoro insieme Costanzo Gatta, autore del testo recitato, e Orietta Trazzi, una vita dedicata alla danza, prima come ballerina poi come coreografa e insegnante, praticamente il meglio che questa disciplina artistica può offrire la città di Brescia.

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«Lo spettacolo, scritto da me, fu messo in scena per la prima volta nell’ormai lontano 1978» mi dice Costanzo Gatta, «con la coreografia della grande Tina Belletti e la allora giovanissima Orietta Trazzi, chiamata ad interpretare niente meno che il ruolo della morte».

La musica è di Rick Wakeman, tastierista e compositore britannico  esponente del progressive rock degli anni ’70. Ha fatto parte del gruppo degli Yes.

«I brani di Wakeman sono quanto di più discontinuo si possa immaginare: si passa da ritmi popolari a percussioni rock, a brani ispirati a suggestioni celtiche, a echi di bolero e ad altro ancora: un’autentica sfida sia per la coreografa che per i ballerini, costretti a continue e repentine variazioni di ritmo» aggiunge Gatta,uno di quei pochi che non hanno mai paura di affrontare nuovi quanto ardui cimenti

Il cast è composto di sedici ballerine, tre ballerini e il “fine dicitore” Daniele Squassina nella parte del folle giullare che narra le drammatiche vicende di Enrico VIII e delle sue sfortunate consorti. Nella citata messa in scena del  1968 il ruolo fu interpretato da  Aldo Engheben, importante attore bresciano che fu tra i cofondatori della Loggetta, dalla quale deriva l’attuale CTB.

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Ma ecco che inizia la prova. La prima sorpresa è l’intensità con la quale Costanzo Gatta (in sostituzione dell’assente Squassina) si presta alla lettura del testo: declama forse senza la perfetta azione di un aTtore ma con la partecipazione emotiva e con quella “interpretazione autentica” che solo un aUtore  può conferire al proprio testo che ha ideato e scritto.

Le giovani danzatrici, preparatissime allieve di una scuola di eccellenza, si muovono seguendo le indicazioni di Orietta Trazzi, gentile e ferma quanto basta, a sua volta in continuo dialogo e confronto con Costanzo Gatta.

In una scenografia essenziale ma molto efficace, composta da pannelli mobili il cui chiudersi e dischiudersi suggerisce l’alternanza di vuoti e pieni, divisioni e di assenze, di sempre meno durevoli chiarori e sempre più tenebrose oscurità, che scandisce la follia e la violenza di Enrico VIII, con tratti scanditi e suggestivi si dipana una storia di violenza e di sangue, resa plastica dalle armonie della danza. Non è una danza di nozze, ma una danza di morte, per donne maledette dalla vita, una sequenza angosciosa e angosciante nel corso della quale, nel momento stesso in cui si festeggia, si comincia a rimpiangere.

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A nulla valgono, al severo cospetto del Re, la sottomissione di Caterina d’Aragona, ne la capacità seduttiva ma sterile di Anna Bolena. Non si salva, grazie alla propria poetica dolcezza, Jean Seymour, a nulla giova il languore di Anna di Clèves. Non servirà a fuggire, attraverso le sbarre della prigione in cui il crudele sovrano l’ha fatta rinchiudere, la flessuosità di Caterinhe Howard. Solo l’ultima moglie, la quieta, rassicurante Caterina Parr avrà il “privilegio” di sopravvivere alla furia distruttrice di un Enrico VIII arrivato, a sua volta, all’appuntamento con la morte.

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Uno spettacolo capace di coinvolgere ed emozionare, anche grazie agli splendidi costumi ideati dalla stessa Orietta Trezzi (che i ballerini, ovviamente, non indossavano nella prova, ma che ho avuto modo di vedere già pronti) che conferiranno allo spettacolo di domenica prossima, a Manerbio, ancora più magia..

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«Le sei mogli di Enrico VIII» andrà in scena domenica prossima 10 giugno (alle ore 20,30) al Teatro Politeama di Manerbio  insieme all’altro spettacolo del Freebody Club «Lo scorrere del tempo»

Freebody Club (via Gabriele D’Annunzio 12 – Orzinuovi)  è anche su  Facebook:

https://www.facebook.com/search/top/?q=freebody%20club

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