FaIDa Morgana: gli sbagli, gli abbagli e i ragli del web (03)

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Confesso che per scrivere questo post non ho dovuto faticare molto. In un gioco di specchi, infatti, mi limito a riportare, qui di seguito, quanto pubblicato sul proprio profilo facebook dal signor Emilio Mola (da Oria, provincia di Brindisi) che, a sua volta, si riferisce al commento (sempre fonte Facebook) del giornalista Pha Bioh in merito alla clamorosa fake spacciata da due “autorevoli” (si fa per dire)) quotidiani del profondo nordest.

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«I richiedenti asilo che protestano (e dalle foto sembrerebbe pure con un certo vigore) davanti alla Questura di Vicenza perché vogliono “Sky con le partite di calcio”. È una di quelle notizie capaci di urtare il sistema nervoso anche buonisti più convinti. Capace di farti pensare: “Ok, ma così esagerano!”.

Ti viene il sospetto che sia la bufala di un sito di fake news, poi leggi il nome della testata “Giornale di Vicenza” e “Corriere del Veneto” e devi scartare quell’ipotesi.

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Però c’è chi non si ferma al titolo e alla testata. E va a fondo. Come Pha Bioh (Repubblica, Le Iene) che, letta la notizia e “Non avendo un caso da fare” -dice lui- si è preso la briga di telefonare in Questura. E gli dicono che di questa storia di Sky non sanno nulla. E allora chiama in Prefettura: e niente, nemmeno loro. Allora telefona al Giornale di Vicenza e chiede lumi al cronista, e quello gli dice che glielo ha detto uno che però non può rivelare. “Ma con i richiedenti asilo ci hai parlato?” chiede Pha Bioh. “Non ne ho avuto il tempo” risponde l’altro.

Il Corriere del Veneto fa di meglio. Perché aggiunge alla bufala la foto di questi tizi che protestano con ferocia. Urlano. Sono incazzati neri. “Ma come?” pensi tu, per Sky tutta questa rabbia! “Ma allora siete proprio stronz…”.

Poi però, guardi meglio la foto. Cappello di lana, cappotto. E pensi che questi o soffrono veramente il clima europeo, oppure la foto, con quello che è successo lunedì davanti alla Questura, non c’entra nulla.

È tutta, insomma, una enorme montatura. Ed è la montatura più pericolosa, visti gli ingredienti di prima scelta: argomento capace di fare arrabbiare tutti, ma proprio tutti; fatto che spaventa; testate giornalistiche autorevoli.

E, infatti, la politica si scatena. I politici leghisti partono con il “Mandiamoli a casa loro!”. La gente li segue a ruota. E l’odio monta. Perché l’odio serve sempre. Perché l’odio fa vendere. E fa prendere voti. Ma finché ci saranno dei Pha Bioh in giro, giornalisti che dubitano, che non si fermano, che chiedono poi informano e diffondono, un argine sarà ancora possibile.»

Ecco. Mi sembra proprio che non ci sia niente da aggiungere.

Anzi, no: una cosa c’è: il brillante articolo dei due quotidiani veneti è stato ripreso (ovviamente senza effettuare il minio controllo di merito) da altre prestigiose (?) testate nazionali, quali Libero, Il Secolo e Il Giornale.

Chissà perché, ritengo che questo non susciti in voi la minima sorpresa.

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Alla prossima e mi raccomando: nel frattempo non abboccate alle esche dei pataccari del Web!   

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Post It (10) – Quanto è avanti, la Svizzera!

Che bella, la Svizzera.

Quanto sono liberali, quanto sono tolleranti, quanto sono avanti, gli elvetici.

L’eutanasia? Che problema c’è? Oltre confine ola praticano da tempo e con lo stile e la classe che sono propri a un popolo serio.

Basta pagare, s’intende: in Svizzera si può comprare e vendere di tutto, purché si rispettino le regole. Sono civili, sono moderni loro. Sono avanti.

E noi italiani, invece, selvaggi retrogradi, baciapile, conservatori inguaribili e inguardabili, cosa facciamo? Restiamoa  guardare il progresso degli altri?

Il Testamento Biologico? Roba da età della pietra. Da medioevo prossimo venturo.

Cosa si aspetta a fare sparare la pistola? Quella dello starter, s’intende, l’omino che sancisce la partenza di una corsa. Perché siamo nel Terzo Millennio e correre, bisogna, non importa se non si sa bene dove si andrà a finire e, spesso, a sbattere, finendo con il farsi molto ma molto male.

Poi su Repubblica (giornale attento al cambiamento e di larghe vedute, mica sull’Avvenire, o sul Giornale, o su Libero) compare un articolo in cui s’informano i gentili lettori che ance gli svizzeri poi così avanti non sono.

L’abbiamo detto, per avere un servizio, anche mortale, in Svizzera basta pagare. Sembra però che da quelle parti, a volte, ci su lasci un po’ troppo prendere dal business, sia che si tratti di accogliere in caveau sacchi di banconore che proprio oulite probabilmente non sono, sia di impiantare una vera e propria fabbrica del suicidio assistito.

Allora magari sarà meglio pensarci un po’ di più, a valutare con maggiore profondità di analisi una questione che dibattere nei bar, nei mercati e in una banca o in un ufficio postale così, per ingannare al meglio l’attesa, forse non è proprio il massimo.

Attezione alla libera eutanasia. È una parola grossa e pesante quanto un macigno.

Perché una cosa è evitare l’accanimento terapeutico, rispettare le volontà di chi, in un documento adeguatamente verificato e certificato, reclama il diritto a morire senza venire ridotto, nell’ultima stagione della propria vita, a un ammasso di carne tenuto in vita da un macchinario, a un fantoccio di pezza trafitto da aghi di ogni genere, attaccato a un respiratore… e così via (tristemente) dicendo.

Tutt’altro affare, sull’onda lunga di un caso particolare, di un’emozione, di un movimento di pancia, prendere la strada (in una questione che merita ben altro approfondimento) dei simpatici vicini di oltralpe tutti Ricola, prati verdi, mucche viola e squisito cioccolato.  

    Valerio Vairo

 

 

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