Brescia, città del Teatro (10) – Perché la vita… è un manicomio.

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Il teatro Agorà di Ospitaletto, con la sua originale platea a gradoni, registra il tutto esaurito in occasione del “saggio” annuale del corso di teatro messo in scena dagli allievi sotto la direzione e la supervisione dell’insegnante, la brava Katiuscia Armanni. Ed è proprio lei regista e coreografa dello spettacolo drammatico (intitolato «La casa dei matti») che, prima che cominci lo spettacolo, si fa carico del saluto di benvenuto e dell’introduzione della serata, i cui proventi sono destinati a finanziare la Casa del Sole di Rovato. Pubblico composito, nel quale si nota, e come potrebbe essere il contrario, quella straordinaria attrice che risponde al nome di Erika Blanc.

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E mentre pronuncia le prime parole che si verifica un di quei piccoli “incidente” che potrebbero mettere in difficoltà un attore meno esperto e meno empatico, non certo lei: le luci che illuminano il palcoscenico non vogliono saperne proprio di accendersi. Katiuscia, da consumata intrattenitrice, coglie invece immediatamente lo spunto per entrare in immediata sintonia con la platea, prima sdrammatizzando l’inconveniente con  accattivante ironia, per poi cambiare fluidamente registro, passando all’introduzione pensosa e malinconica di una pièce drammatica che affonda le proprie origini nell’anima e nella carne della brava autrice-regista e che la Armanni rivela di avere dedicato alla figura di un padre sfortunato quanto amato e, attraverso lui, agli esclusi, ai diversi e a tutti i più fragili. Poi il sipario si apre su una scenografia essenziale, composta da un letto da ospedale e da un gruppo di ricoverati di un struttura psichiatrica ante- legge Basaglia.

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Gli internati vivono in un mondo rovesciato dove anche il riso è disperazione, anzi, spesso è più disperazione del pianto, e “Nulla è così feroce come la situa solitudine del manicomio” .

Il testo è composto da un accorto assemblaggio di parole e poesie tratte dagli scritti e dalle interviste di Ada Merini, che ne costituiscono il prezioso collante, smaterializzandosi in un amalgama di sofferenza e di domande che non possono, né probabilmente potranno mai, ricevere risposta.

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Davvero rimarchevole e degna di menzione la sapienza e la fantasia dimostrate dalla Armanni nella gestione di luci, suoni e coreografie, che gli interpreti della scuola dei “Teatranti” assecondano con una prontezza e un’efficacia straordinaria in rapporto alla giovane pratica del teatro di ciascuno di loro. È lo un alternarsi di momenti scenici altamente evocativi e simbolici, resi più onirici dalla schermatura di un velo che isola quanto accade in palcoscenico in immagini e in movimenti confinati nel mondo alieno e remoto dell’instabilità psichica. Fino a culminare in un quadro finale di grandissima suggestione che vede gli attori riuniti in una figura collettiva che ricorda molto da vicino una tela romantica ottocentesca.

Perché, a ben vedere, “La vera follia è credere di essere sani“.

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Meritati i convinti, prolungati e ripetuti applausi che scrosciano al chiudersi del sipario.

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«La città dei matti» – regia di Katiuscia Armanni, aiuto regia Elide Torri, con Francesca Barone, Stefania Bonassi, Gabriella Cito, Federico Bignotti, Eleonora Borghetti, Silvia Andreoli, Samuele Danesi.

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GuittoMatto

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Goodmorning Brescia (153) – A Ospitaletto il teatro si fa sul serio

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Il Teatro è una di quelle passioni che, quando ti prendono, non ti mollano più. Anzi, più passano gli anni più la malattia si aggrava, diventando una vera e propria dipendenza destinata ad accompagnarti per tutta la vita.

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Bene, Katiuscia Armanni, come tutti saprete (e se non lo sapete ve lo dico io) da questo morbo è stata da molti anni contagiata irreversibilmente e nella forma più grave. È così, e per questo, che ogni anno, quando si arriva a questo punto della stagione, sul palcoscenico di quello che ormai può considerarsi a ragione il vero e proprio “teatro di casa” della sua compagnia de I Teatranti, vale a dire il Teatro Agorà di Ospitaletto, sotto la sua direzione i suoi allievimettono in scena una nuova pièce (di cui vi riferirà prossimamente l’amico GuittoMatto).

Un appuntamento e una notizia che, proprio nel giorno dello spettacolo, non poteva tralasciare Costanzo Gatta, Mastro Giornalista con la passione della storia, della letteratura e di ogni altra forma di espressione artistica e grande cultore delle tradizioni bresciane, non si lascia sfuggire l’occasione di pubblicare un corposo articolo sull’edizione del Corriere della Sera in edicola stamattina.

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Ad attirare l’attenzione del Nostro, come avete visto, la straordinaria presenza di una straordinarissima creatura da palcoscenico che risponde al nome (e cognome) di Enrica Bianchi Colombatto, per il grande pubblico Erika Blanc.

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Una signora attrice che, tanto per dirne qualcosa, come giustamente ricorda Gatta in apertura di articolo, ha lavorato fianco a fianco di personaggi del calibro e del livello di Oreste Lionello, Strehler, Squarzina, Pasquale Festa Campanile e Pupi Avati.

La vedrà stasera chi avrà l’occasione e il privilegio di essere presente stasera a partire dalle 20,30 al già citato Teatro Agorà. Io ci sarò senz’altro, e voi?

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Bonera.2

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