Cahier de bord (1) – «Perdersi» non è necessariamente un male

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Ciao a tutti, mi chiamo Alice e ho appena ricevuto da questo blog l’incarico che più di ogni altro mi piace: quello di viaggiare e raccontare ciò che, nel corso dei miei viaggi, vedo e noto. Prima di passare alla parte più squisitamente “informativa” di questo reportage della mia visita al Labirinto della Masone (che spalmerò in due post), però, consentitemi, come faccio da sempre e sempre farò, di mettere sul tavolo (in modo del tutto casuale e disordinato, com’è nella mia natura) alcune delle tante foto scattate nel’area del “Labirinto”, dopo di che…

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… dopo di che ecco le mie impressioni personali. Le mie sensazioni di pancia. Le emozioni suscitate in me dal luogo e dalla visita. Le riassumerei in tre parole: “Sorpresa“, “Ammirazione” e “Bellezza“.

Sorpresa” nello “scoprire” un sito di grande suggestione praticamente per caso. O meglio, a seguito di una ricerca su GoogleMaps a seguito di un breve dialogo più o meno di questo tono: «Visto che io sto guidando, puoi vedere se c’è qualche posto interessante che si può visitare lungo l’autostrada che porta da Livorno a Brescia?» «Ah, sì, guarda, a Fontanellato c’è addirittura un LABIRINTO» . «Ma dai, che bello! Su, andiamo a vederlo, mi ricorda uno dei giochi che più mi affascinava e divertiva quando riuscivo ad arraffare la Settimana Enigmistica del papà»

Ammirazione” nel rendersi conto, dopo aver portato a termine il gico di un labirinto (bellissimo e suggestivo, deliziosamente ombroso nella calura agostana, delineato da lussureggianti bambù) che lo splendido sito nasconde (non tanto) e offre (generosamente) un gran numero di attrattive artistiche, culturali e persino gastronomiche di rilevantissimo spessore: un museo nel quale sono esposte opere di rilevante interesse, alcune delle quali di intrigantissima originalità, una biblioteca-archivio liberamente consultabile nella quale sono custodite tutte le annate di FMR, rivista cult dell’ingegno e dell”espressività ad altissimo livello, soprattutto di quello nazionale, insieme ad atre prestigiose e raffinate pubblicazioni librarie praticamente uniche., persino una tenebrosa e aggressiva Jaguar nera, il tutto racchiuso in una location talmente elegante (vds. l’antica farmacia) e sontuosa che da sola varrebbe il tempo della visita e il biglietto.

La «Bellezza», invece, è ciò che resta appiccicato addosso quando, decisamente a malincuore, arriva il momento del commiato. Una sensazione struggente, quasi, un overbooking della mente e dell’anima assalita da troppi e troppo intensi stimoli di origine diversa. Una beatitudine (ma anche un’inquietudine) estetica, un piacevole estraneamento, un rapimento delle coscienze al quale non si riesce a opporsi (né si vuole farlo) in nessun modo. E resta anche (oh, questo sì!) la voglia di tornare al Labirinto della Masone il più presto possibile, perché tanto qualcosa di diverso, di nuovo da vedere lì si troverà sempre.

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Labirinto deriva dal nome greco labýrinthos (λαβύρινθος – probabilmente voce egea) usato nella mitologia per indicare il labirinto di Cnosso. La parola è di origine pre-greca e Arthur Evans espresse la sua ipotesi supponendo la sua derivazione dal lidio labrys, bipenne, l’ascia a due lame, simbolo del potere reale a Creta.

Secondo il mito, il palazzo di Cnosso, un intricatissimo palazzo di cui ancora oggi si possono ammirare i fastosi resti, fu fatto erigere nientemeno che da re Minosse, figlio di Zeus e di Europa. Ma il mito ci racconta qualcosa di più.
Quando Minosse si rifiutò di sacrificare a Poseidone un toro che il dio gli aveva inviato (era così bello…!), per punizione Poseidone suscitò in Pasifae, moglie di Minosse, un lubrico appetito nei confronti del bel toro. Si unirono, e dal suo grembo nacque il mostruoso Minotauro. Al che Minosse (che incassò e zitto) incaricò l’architetto Dedalo di costruire un edificio in cui rinchiuderlo – quello che il mito ci descrive come il ‘labirinto’ vero e proprio. Quando uno dei figli di Minosse, Androgeo, fu ucciso ad Atene perché, con le sue straordinarie doti fisiche, sbancava sempre i giochi atletici, il re di Creta mosse guerra al re di Atene Egeo, vinse e impose un terrificante tributo: ogni nove anni, sette fanciulle e sette fanciulli ateniesi da gettare nel labirinto, dandoli in pasto al Minotauro. L’epica vicenda di Teseo, principe di Atene, comincia proprio quando si offre volontario per essere fra i sette che incontreranno il mostro.

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Labirinto della Masone
Strada Masone 121 – 43012 Fontanellato (PR)
0521 827081 * labirinto@francomariaricci.com
www.labirintodifrancomariaricci.it

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«Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa trent’anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto che finalmente, nel giugno del 2015, ho aperto al pubblico.» racconta lo stesso Fanco Maria Ricci.

«Solo che» precisa subito dopo, «mentre Minosse costruì il suo labirinto con le più crudeli delle intenzioni, io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un Giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo. Decisi di realizzarlo utilizzando come materia prima il bambù, pianta elegantissima ma così poco utilizzata in Occidente e in Italia in particolare».

Col passare del tempo quell’idea primitiva si è in gran parte trasformata.  Il Labirinto ora è visto da FMR soprattutto come un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma e dintorni, una parte almeno del molto che gli ha donato. Accanto al Labirinto è sorto un Museo (l’intera collezione di opere d’arte raccolte nel corso di mezzo secolo, una Biblioteca, con le collezioni bibliofile del proprietario e tutti i libri pubblicati), spazi per mostre temporanee e un Archivio. Il tutto affiancato da strutture turistiche che assicurano accoglienza e occasioni di svago, di informazione e di ispirazione, nel segno della Civiltà, dello stile e del comfort.

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Franco Maria Ricci è figlio di una famiglia aristocratica di origine genovese. Laureato in geologia, inizia l’attività di editore ed artista grafico a Parma negli anni ’60. Progetta marchi, manifesti, pubblicazioni e si dedica allo studio dell’opera e dello stile di Giambattista Bodoni per il quale nutre una sconfinata ammirazione, ristampandone con successo persino inatteso il Manuale Tipografico.

Nel 1965 fonda la casa editrice FMR a Parma, che pubblica edizioni d’arte e letterarie di pregio, valedosi della cllborazione, tra gli altri di Jorge Luis Borges.

Nel 2005 nasce e si sviluppa l’idea della costruzione del Labirinto nelle campagne di Fontanellato, che viene aperto al pubblico nel 2015.

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Nel prossimo articolo (strettamente correlato a questo) mi occuperò, invece, di ristorazione… e di Bambù. Ci si vede tra poco, Viaggiatori!

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Categorie: Viaggi.

Ex Libris (26) – Anche un italiano può essere straniero in casa sua

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Di Salvatore Maira ci si è occupati in questa rubrica, esattamente nel luglio 2016, con la mia recensione di «Diecimila muli» che, se ne avete voglia, potere rileggere (o leggere per la prima volta, qualora non l’aveste già fatto allora) attraverso il sottostante link:


https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-5-i-diecimila-muli-di-salvatore-maira-sono-in-3d/

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Adesso, però, è venuto il momento di parlarvi della nuova uscita,
«Ero straniero», che ho finito di leggere nei giorni scorsi.

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Migranti e mercanti di uomini, bianchi e neri, musulmani, cristiani e senza Dio, sfruttati, sfruttatori, caporali e migranti: un brodo primordiale di coltura dove ogni specie di forma di vita, dal virus all’eroe, può prendere vita e svilupparsi.
È un romanzo corale, «Ero straniero», con molti personaggi principali e secondari, è un romanzo in cui, con il progredire della narrazione, vengono sacrificati alcuni pezzi, come in una partita di scacchi, ma nessuno mai per errore o per distrazione: è l’inevitabile e inesorabile corso della vita che, per ogni conquista, per ogni resistenza, chiede sempre un prezzo, a volte salatissimo.
È una storia appassionante e avvincente, che pagina dopo pagina acquista pathos e suscita sempre nuovi spunti di curiosità e interesse.
Saro, la figura principale, è un giovane uomo a metà, costantemente in bilico tra l’aspirazione al bene e il richiamo del male, riesce ad accogliere le contrarietà, le ingiustizie e le violenze perpetrate da un mondo gravemente malato, come una palestra che lo indurisce e lo rafforza. L’incontro con Adele, dolcissima e (apparentemente) fragile suorina in crisi di vocazione, è l’incontro con una moderna, umile Beatrice, capace di condurlo per mano oltre le fiamme dell’inferno.
C’è anche il drago, in questa moderna fiaba metropolitana, anzi, i draghi: potenti spavaldi, funzionari corrotti, manovalanza criminale priva di ogni scrupolo, individui immorali e amorali capaci, con le loro guaste e smodate pulsioni, di corrompere irreparabilmente anche ciò che è puro. Artistici altorilievi  che descrivono un osceno e spaventoso bestiario.
Un campo minato da attraversare in tutta la sua lunghezza, oltre il quale Saro, sia pure con grandissima difficoltà, finirà per scoprire che, forse, il metodo migliore per combattere certi mostri non è sempre e solo un colpo di spada da affondare nel loro cuore nero.
E c’è posto anche per l’amore, sì, per fortuna, quello che salva gli individui e il mondo, quando è vero amore. Un amore che nasce a sorpresa e cresce in sordina, faticando non poco a trovare la via di una completezza anche carnale, frenato com’è dalla paura che si possa trattare solo di un desiderio dell’anima, di un sogno.
Ed è proprio questo Amore a lasciare aperto il finale, che più aperto non si può.

Davvero un bel libro, insomma: ben scritto, evocatore d’immagini e di sentimenti, di nefandezze e di valori, attraverso una narrazione serrata che risente beneficamente di quell’attitudine al montaggio di fatti e scene che a un esperto di cinema, come Maira, non devono e non possono mai fare difetto.

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Studioso di letteratura contemporanea (è laureato in Lettere e Filosofia ed è ricercatore di Letteratura Italiana all’Università di Roma) dal 1974 al 1977 Salvatore Maira lavora per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm giallo per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.
Nel 1999 dirige Amor nello specchio, tratta della commedia di Giovan Battista Andreini, di cui aveva curata un’edizione critica.
Negli ultimi anni ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi come quello sui fatti del G8 di Genova
a e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini e un’insegnante) causato dal terremoto del Molise del 2002.

(da Wikipedia)

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Titolo: Ero straniero
Autore: Salvatore Maira
Editore: Bompiani
Anno: 2019
Pagine: 746
Prezzo: 19 €
ISBN: 978-88-452-8197-6

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.