Goodmorning Brescia (96) – Tutti insieme, appassionatamente (sul palcoscenico)

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«San Benedetto, la rondine sotto al tetto» recita un antico proverbio popolare, descrivendo l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda Sarezzo e il Teatro San Faustino, però, considerato che ormai la rappresentazione del lavoro svolto nell’ambito scolastico dal Gruppo Teatrale Gianluca Grossi è un appuntamento immancabile, all’arrivo della buona stagione, il detto potrebbe cambiare, per esempio con un «Non è realmente primavera / se non viene del debutto la sera».

Si parte, in pieno clima di meta-teatro, da un matrimonio e da una compagnia di attori e musici “poveri guitti di montagna”, come si definiscono essi stessi, chiamati a rallegrare con la rappresentazione di una pièce la festa degli sposi.

Si narrano le avventure venture di Martino, un giovane sprovveduto, un “bamboccione” come si direbbe ai giorni nostri, che, impegnato nel servizio militare, spende troppo ed è costretto a chiedere continue sovvenzioni a suo padre.

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Per ottenerle ricorre anche alla menzogna inventando una inesistente carriera nell’esercito. Incappando in un occasionale quanto fantastico incontro magico-religioso, chiede e ottiene due doni prodigiosi e grotteschi al tempo stesso: un sacco incantato e un randello, per così dire, a “percussione automatica”.

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Poi, come in tutte le fiabe, c’è la figlia del re che si invaghisce di lui, ma esagera un po’, al punto di perdere la ragione ed essere rapita all’inferno. Il prode (o incosciente, fate voi) soldato Martino, grazie ai suoi attrezzi magici riesce persino a sconfiggere l’esercito dei diavoli e liberare la Principessa posseduta.

Lieto fine, dunque? Sì e no. Anzi, prima no, poi si.

La morte lo ghermisce a sorpresa, ma sembra che per lui, rifiutato da Paradiso e Purgatorio, ci sia posto solo all’Inferno. All’ultimo momento, però, ci si ricorda di due atti di bontà (che riportano all’agiografia dell’omonimo San Martino, con la cessione del proprio mantello a un mendicante infreddolito narrata all’inizio della rappresentazione) e, adesso si, il consolatorio finale.

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Narrazione al tempo stesso ingenua e complessa, secondo il tradizionale stile dell’autore, Giulio Forbitti (regia di Guido Uberti) con la necessaria presenza, trattandosi di un saggio didattico, di un gran numero di personaggi e interpreti.

«Lo spettacolo prende le mosse dagli antichi e leggendari racconti che i cantastorie raccontavano e rappresentavano nelle piazze, nei cortili e nelle stalle dei paesi di un tempo lontano, in cui l’affabulazione sapeva ancora affascinare, divertire, coinvolgere e a volte commuovere» dichiara il professor Forbitti .

«Il Soldato Martino è insieme un eroe e un antieroe: è per certi versi un ingenuo, uno scapestrato e un fallito, ma sa anche essere prode, generoso e coraggioso».

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                A fine spettacolo la referente del progetto, professoressa Elena Bonometti, saluta  il pubblico insieme agli attori

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I ragazzi (e meno ragazzi) del gruppo teatrale Gianluca Grossi, studenti ed ex studenti dell’istituto Primo Levi di Sarezzo, tra i quali alcuni diversamente abili, interpretano lo spettacolo muovendosi e agendo sul palcoscenico con grande impegno e totale partecipazione e meritando, alla fine, i convinti applausi del folto pubblico presente.

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Goodmorning Brescia (8) – Il Seme… del Teatro

  

Giulio Forbitti è l’autore-drammaturgo della nuova opera teatrale portata in scena (per l’attenta regia di Guido Uberti) dai ragazzi dell’ Istituto Primo Levi di Sarezzo. Diciannove anni, diciannove pièce, diciannove volte scritte da lui.

In questo ormai lungo arco di tempo ho visto moltissimi ragazzi partecipare alle rappresentazioni, con la soddisfazione di constatare che molti di loro hanno continuato a recitare anche terminati gli studi” racconta Forbitti .

Uno di loro, Marco Poli, non ha mai perso occasione di entrare nel cast degli spettacoli che si sono succeduti nel corso degli anni, con immutata passione, senza mancarne neppure uno.

Nel corso della serata del 13 maggio (replicata il 14) alunni ed ex alunni, ai quali si sono uniti a che alcuni bambini della scuola materna Pio X e di giovani della Cooperativa l’Aquilone, si sono perfettamente integrati in una recitazione corale di ampio respiro.

Sono loro i veri trascinatori dello spettacolo” dichiara Forbitti, elogiando il contributo degli ex-alunni.

Responsabile del Laboratorio è la prof.ssa Elena Bonometti (nella foto con il microfono) componente del consiglio di amministrazione del C.T.B. e da sempre impegnata per la promozione dei giovani studenti nell’attività teatrale, sapientemente coadiuvata dalla prof.ssa Maria Dabrosca

Il Preside prof. Mauro Zoli, è fortemente impegnato nell’organizzazione di questa iniziativa, il cui primo scopo (attuale più che mai) è quello  di mettere insieme giovani e disabili con il preciso scopo di promuovere l’amicizia e l’integrazione più assoluta.

Alla “prima”, oltre al Preside Mauro Zoli, è presente il Sindaco di Sarezzo, anche lui ex alunno del Primo Levi “

Purtroppo, quando io ero studente, nella scuola non c’era ancora promozione dell’attività teatrale” confida, senza nascondere un velato rimpianto.

Grazie al lavoro e all’impegno degli organizzatori di queste recite si promuove la capacità per i giovani di confrontarsi con i propri limiti e di ricevere attraverso il teatro input positivi che potranno favorire il prosieguo del cammino di vita“.

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La trama, complessa e articolata, prende le mosse dalla sofferenza.

Tocca argomenti molto forti come lo stupro, l’omicidio, la coltre intessuta di silenzi e inganni sotto la quale (come spesso accade) si cerca di occultare una verità scomoda.

Nella vita, però, come ricorda un personaggio della pièce, giovanissima madre adottiva “Il passato si veste, si traveste e poi si svela” e ciò che è dolore, falsità e sofferenza viene trasformato in carità e affetti sinceri.

   

Nella storia, ambientata nel medioevo, emerge la forza di una giovane donna capace di accettare la scomoda realtà di essere nata dopo (e per) il più basso e indegno degli oltraggi che un uomo  possa arrecare a una donna. Rassicura i suoi due fratelli, con i quali (inconsapevole della consanguineità) arriva a rischiare un incesto, con i sentimenti più sublimi di pietà e spiritualità, di amore e di generosità.

Si parla di fratellanza, di unione fra i tre ragazzi, di collaborazione che sfocia nella realizzazione di un ospedale di cui lei è la amministratrice… ma siamo nel medioevo.

 

Una donna al comando suscita non poche discussioni per quel periodo e un religioso mette in dubbio le capacità di una donna in quanto donna. Ma è più moderna di quanto si possa pensare: si parla di magia bianca, affidata in quel periodo solo a figure maschili, in cui troviamo, oggi, le radici della scienza moderna e della medicina.

Insomma, i colpi di scena sono numerosi e capaci di stupire il pubblico fino alla fine.

E come tutte le storie raccontate da Forbitti, anche questa ha un finale lieto e, al tempo stesso, utile a valere da insegnamento: una delle doti più desiderabili, in un essere umano, è quella di volere e sapere trasformare il male in bene.

 

 

Il seme del Re

Saggio didattico organizzato dall’ Istituto d’Istruzione Superiore Statale “Primo Levi” di Sarezzo.

Proposto dal  Gruppo Teatrale Gianluca Grossi.

Testo: Giulio Forbitti

Regia, scene, luci: Guido Uberti

Teatro San Faustino Sarezzo 13 e 14 maggio 2016

 

 

  Giusy Orofino (per Bonera.2)

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