Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Mimma Lovoi, tutta la passione del sud

 

Ho incontrato a Roma Mimma Lovoi, impegnata nelle prove di  «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca che sarà portata in scena il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente in prima nazionale dalle Ombre di Platone, con la regia di Giancarlo Fares.

 

Mimma Lovoi, da Napoli (per la precisione da Casoria) a Roma, spinta dalla impetuosa passione nutrita per la recitazione. Cosa ti aspettavi di trovare nella Capitale e cosa vi hai trovato realmente?

A Roma arrivai recando con me un prezioso bagaglio: i primi passi con i mitici fratelli Rosalia e Beniamino Maggio, poi la freqientazione presso lo Stabile di Napoli (che allora allora era definito il teatro Sannazaro, frequentato da straordinari maestri del palcoscenico, quali Nino Taranto e Pietro De Vico) dove conobbi Luisa Conte ed Enzo Cannavale: una vera scuola di recitazione. A dire il vero, però, a spingermi a trasferirmi dalla mia terra, di cui sono e sempre sarò figlia devota, fu sì la passione, ma la passione d’amore, piuttosto che quello per la recitazione. In un caso o nell’altro, tengo a dire che Roma si è rivelata per me una seconda madre. Il risultato del grande disegno del destino, visto che proprio nella Capitale, come, ormai grande, venni a sapere da mio padre, venni concepita. E nella Capitale trovai la voglia di avventurarmi in esperienze diverse.

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Ecco, a proposito dell’esperienza partenopea, se non sbaglio c’è dell’altro…

Sì, certo che c’è. A Napoli lavorai molto anche al Teatro Diana, che produceva spettacoli destinati  a essere portati in tutta Italia. Feci un provino per Miseria e nobiltà per il ruolo di Bettina e partii per le mie lunghe tournée, con Carlo Giuffrè, Lina Sastri, Leopoldo Mastelloni, Isa Danieli, Antonio Casagrande, Nello Mascia e tanti altri, diretta da registi meravigliosi, da Armando Pugliese a Giuseppe Patroni Griffi. Ci tornai ancora, più tardi, incontrando nuovi e giovani straordinari talenti,  quali Ffrancesca Marini e Massimo Massiello per uno spettacolo di Abbate mirato a omaggiare la memoria di Antonio Sorrentino: lo rappresentammo al Teatro Totò di Gennaro Liguori e Davide Ferrari, due coraggiosi appassionati del palcoscenico che, attraverso il teatro, hanno fortemente contribuito alla riqualificazione del quartiere.

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Torniamo a Roma.

Roma, certo. Quando ci venni a vivere, in occasione di un’esperienza fatta al Teatro dell’Orologio con Amerika di Franz Kafka, insieme a Luca Lionello, debutto ufficiale della mia nuova residenza nella Capitale, conobbi tra gli altri anche Claudio Insegno, Enrico La Manna e… Giancarlo Fares. In occasione di una replica dello spettacolo mi contattò un importante impresario, Mario Chiocchio. Ricordo che, dopo lo spettacoli, mi chiese «Sei libera fra due anni?». Ridendo gli risposi «Oh, santo cielo. Direi di sì, se Dio vuole». Beh, puntualissimo, dopo due anni Mario mi chiamò per interpretare la parte di Nicoletta nello spettacolo Il borghese e Gentiluomo con Ernesto Calindri (regia di Filippo Crivelli). Solo che, a quell’epoca, ero ritornata a lavorare con Patroni Griffi in Nata Ieri con Valeria Marini. Cominciai a conoscere quelli che definisco “attori italiani”: Stefano Santospago, Duilio Del Prete, Kaspar Capparoni, Gianfranco D’angelo, Erika Blanc, Sandra Milo, Elsa Martinelli, Mariangela Melato, Michele Placido, Silvio Orlando e tanti altri che proprio a Roma ho avuto occasione d’incontrare.

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Ci sono altre esperienze che ricordi con particolare soddisfazione?

Altroché, se ci sono. Il musical Nine a Parigi, alle Folies Bergère, con la regia di Saverio Marconi. Roobin Hood, con Manuel Frattini. Otto donne e un mistero (traduzione e addattamento di Claudio Insegno e Caterina Costantini) con Corinne Clery, Eva Robin’s, Sandra Milo ed Elsa Martinelli. Uno straordinario  collage di brani tratti da opere di Annibale Ruccello  in memoria del quale era stato organizzato: in quell’occasione impersonai il personaggio di zia Lavinia in un frammento de L’Ereditiera. E fermami qui, sennò vado avanti chissà per quanto tempo.

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Sul set e sul palcoscenico hai interpretato ruoli di suora, fuorilegge, figlia del popolo napoletana, nobildonna francese dei bei tempi andati… e decine di tipi di altre donne, di ieri e di oggi. Sul palcoscenico sempre e comunque solare, passionale, estroversa… Ma cosa e quanto c’è di te nei personaggi che interpreti sul palcoscenico e sul set e, soprattutto, chi è, davvero, Mimma Lovoi?

Mimma Lovoi è una eterna ragazzina sognatrice che nelle sue fantasie vede tutti i personaggi come sue compagne di giochi, perché nella vita reale non ha avuto tempo di giocare. E ciò che faccio emergere da ogni singolo personaggio interpretato è la passione che ha dentro la donna. Tanta, tanta, tanta passione.

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Da quel che so di Te, sei una di quelle attrici che scelgono accuratamente, secondo le proprie inclinazioni artistiche ed estetiche, i soggetti in cui recitare. Nel caso di «Sua Eccellenza è servita», qual è la molla che ti ha spinto a entrare nel cast e a partire per questa nuova avventura?

Vuoi davvero saperlo? Mi ha convinto Isidora.

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Isidora? Chi è?

Un personaggio della pièce di Pacioni e Buccafusca: una cantante disincantata, saggia e folle al tempo stesso. Una nuova amica da amare e da far vivere sul palcoscenico.

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Per concludere, si può dare una sbirciatina alla Tua agenda, per capire quali siano i propositi e i progetti per il prossimo anno?

Non serve sbirciare: ti dico tutto. A parte «Sua Eccellenza è servita», per Canale 5 ho in programma Furore il vento della speranza, diretto da Alessio Inturri; per Sky, invece,  The miracle di Niccolò Ammaniti.  Posso aggiungere una cosa?

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Vai pure Mimma: la scena è Tua, come sempre.

Vorrei ringraziare gli amici della C.D.A. Luca e Maria Grazia Di Nardo (che considero una seconda mamma), perché, con la fiducia e l’affetto che hanno nutrito per me, mi hanno consentito di entrare anche nel mondo del cinema.

 

 

Poche storie: in palcoscenico, sullo schermo della tv o al cinema (e anche nella vita di ogni giorno) Mimma Lovoi sa distinguersi.

Sempre.

 

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 CURRICULUM

Teatro

“Harry ti presento i miei” – regia di M.Scaletta

“Se non ci sono altre domande” – regia di P. Virzì

”Robin Hood” – musical – regia di C. Ginepro

”8 donne e un mistero” – regia di C.Insegno

”Questi Fantasmi” di S. Orlando – regia di A. Pugliese

 “Miseria e nobiltà” di E. Scarpetta – regia di C. Giuffrè (ripresa)

 “Miseria e Nobiltà” di E.Scarpetta – regia di C.Giuffrè 

 “Il padre della sposa” – compagnia G. D”Angelo – regia di S. Japino

“È ricca, la sposo e l”ammazzo” di M.Scaletta – regia di S. Japino

 “Borghese e gentiluomo” – II° ripresa

 “Don Raffaele Trombone” e “Cupido scherza e spazza” – farse napoletane di P. De Filippo – con S. Orlando, E. Cannavale, I. Piro – regia di S. Orlando

 “Borghese gentiluomo” di Moliére – regia di F. Crivelli – con E. Calindri (ruolo: Nicoletta)

“Nine” alle Folies Bergére di Parigi – regia di S. Marconi (ruolo: “La Saraghina”)

 “Medea di Portamedina” di A. Pugliese – regia di A. Pugliese – con L. Sastri

“Entgrenzen” – invenzioni teatrali di e con V.Modica

“Napoli milionaria” di E. De Filippo – regia di G.Patroni Griffi – con C. Giuffrè

“Sabato, Domenica e Lunedì” di E. De Filippo – regia di G. Patroni Griffi

“Nata ieri”di G. Kanin – regia di G. Patroni Griffi – con V. Marini

“Amerika” di Kafka – regia di M. Moretti – con L. Lionello

“Trans napoletano” – 7° Festival Nazionale dei nuovi tragici napoletani

 “Miseria e Nobiltà “ di E. Scarpetta – regia di G. Lombardo Radice – con C. Giuffrè (ruolo: Bettina)

Festival dell”Unità, intervento con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e con il Gruppo delle Tammorre

 “Don Pascà fa acqua a pippa” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

“14 “o pittore e 22 “a pazza” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Angelarosa Schiavone” di G. Di Maio – regia di G. De Martino

 “Festa di Montevergine” di R. Viviani – regia di A. Pugliese

 “Sceneggiata napoletana” – partecipazioni in varie farse napoletane di Petito e di Scarpetta

Cantante in vari gruppi folk (voce e tammorra)

 “Carnascialata” – animazione con tammurriate con artisti di tutta la città, Napoli

 “A Guapparia” di A. Fusco – con Beniamino e Rosalia Maggio – regia A. Giuffrè

 

Cinema

“7 Minuti” – regia di M. Placido

“L’Abbiamo fatta grossa” – regia di C. Verdone

”La grande seduzione” – regia di M. Gaudioso

”Buongiorno Presidente” – regia di R. Milani

”Visus- L’eredità dell’arca” – regia di T. Baumann

“Ginger e Fred” – scritto e diretto da F. Fellini

“Io speriamo che me la cavo” – regia di L. Wertmuller

“Voce del sud” – regia di G. Mingozzi

“Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” – regia di L. Wertmuller 

“L”ombra nera del Vesuvio” – regia di Steno

“I panni sporchi” – regia di M. Monicelli (ruolo: Fosca)

“Un uomo perbene” – regia di M. Zaccaro

“Non lo sappiamo ancora” – regia di A. De Luca, L. D”Angiò e S. Bambini

”Non prendere impegni stasera”- regia di G.M.Tavarelli (ruolo: Maga)

 

Televisione

“Giovane Montalbano 2” – regia di G. M. Tavarelli 

”Pupetta Maresca” – regia di L. Odorisio

”Ultimo 4” – regia di M. Soavi

”Tutti pazzi per amore” – regia di R.Milani – Fiction (RaiUno)

”I delitti del cuoco” – regia di A. Capone 

“Non ho l’età” – regia di G. Base

“Distretto di polizia 2” – regia di A. Grimaldi

”Azione civile” – regia di A. Barzini (ruolo: Signora Tamarro)

”Carabinieri 7” – regia di R.Mertes, D.Trillo e A.Cane

 

 

      GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Scarpetta parla siciliano e a Misterbianco si ride… da pazzi!

Il teatro Nelson Mandela di Misterbianco ha un ampio e moderno palcoscenico, può ospitare finoa 500 spettatori e… sa ancora di nuovo.

Non è nuovo il gruppo che si è battezzato Teatro Siderurgico,  nato ufficialmente nel 2009, ma impegnato nell’ideazione e realizzazione di spettacoli di prosa da oltre quarant’anni.

Dall’esperienza dei soci fondatori (Michele Condorelli, Gianni Zuccarello, Alfiotano Costanzo, Eva Nicotra, Rosa Lao, Dina Palmeri, Piero Di Prima, Rossella Di Natale, Nicola Abbadessa) è nata in una fucina di pratica e di idee che, anno dopo anno, ha favorito la crescita di nuove generazioni di appassionati.

«La nostra filosofia è legata ad un modo di vedere il teatro come strumento di cultura, in senso lato; che si rivolga a tutti e che tratti i temi più disparati, da quelli più drammatici a quelli comici e spensierati» amano dire di sé.

Il primo spettacolo della stagione 2017/2018 (la quarta rappresentata nel nuovo teatro di Misterbianco) è un classico della commedia brillante italiana.

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   La commedia

Come una serata di fuochi artificiali vede nell’ultima girandola il momento più spettacolare, così Edoardo Scarpetta scrisse una delle sue migliori commedie,  «Il Medico dei Pazzi», nel 1908, vale a dire un solo anno prima del suo addio dalle scene.

La trama è semplicissima: Ciccillo (ribattezzato nello spettacolo Nicolino) è un giovane sfaccendato, ai nostri giorni quel che si definirebbe un “bamboccione”, alimenta i propri vizietti (compreso quello, pericolosissimo, del gioco) facendo credere al ricco zio Felice Sciosciammocca (ribattezzato nello spettacolo Alfio Pennisi), attraverso un’articolata collezione di bugie di ogni tipo,  di essere seriamente impegnato nella costruzione di una brillante carriera medica bisognosa di supporto finanziario.

Forse non sarà sempre vero che le bugie hanno le gambe corte, ma certo, prima o poi, quando si mette in piedi una così complessa costruzioni di menzogne, prima o poi accade che un colpo di vento finisca per farla cadere giù: in questo caso è la pretesa di un certo guappo, peraltro giustificata, in un certo senso, intenzionato a riscuotere quanto Ciccillo ha perso al tavolo di una delle sue bische. Preoccupato per le conseguenze del prolungarsi dell’insolvenza, complicato dall’arrivo in città dello zio Felice, intenzionato a verificare i progressi del nipote, il suddetto bamboccione non trova di meglio che far passare una pensione, peraltro davvero abitata da personaggi piuttosto strambi, per la clinica psichiatrica che egli stesso dirige.

Con le tragicomiche conseguenze che si possono facilmente immaginare, conoscendo Scarpetta.

Al di là della facile risata, però, come al solito Scarpetta non manca di far passare un messaggio di livello superiore, questa volta, consapevolmente o meno, di chiaro riferimento pirandelliano: cos’è davvero la follia e, soprattutto, che differenza c’è, in realtà, tra i “sani” e i “pazzi”?

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    L’Autore:

Eduardo Scarpetta (1853 – 1925) padre del grande Eduardo De Filippo e grande maestro del teatro italiano, per Napoli fu il più importante attore e commediografo negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Discendente da una famiglia della media borghesia partenopea, decise già da adolescente (15 anni), decise di intraprendere la carriera teatrale per assecondare la sua passione ed aiutare economicamente la famiglia caduta in disgrazia. Diventato capocomico della compagnia di Antonio Petito, dal 1870 raccolse enorme consenso con il personaggio di Felice Sciosciammocca nella farsa Feliciello Mariuolo de na pizza

Dopo aver rinnovato grazie a un prestito lo storico teatro San Carlino, ne fece il palcoscenico dei suoi maggiori successi: da Li nepute de lu sinneco a ‘Na Santarella, passando per Miseria e nobiltà (celebre la versione cinematografica del 1954, interpretata dal grande Totò). Molte vennero riprese dal figlio Eduardo, che ebbe dalla relazione extra-coniugale con Luisa De Filippo (da cui nacquero anche Titina e Peppino).

Portato in tribunale da Gabriele D’Annunzio, irritato (a dir poco) per una parodia della tragedia La figlia di Iorio, Scarpetta si ritirò dalle scene, trascorrendo gli ultimi anni nella sua villa del Vomero.

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Lo spettacolo:

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Quella che porta in scena il Teatro Siderurgico è un adattamento molto “libero” della celeberrima commedia di Scarpetta per la regia di Pippo Gullotta. Non solo per l’adozione del siciliano in luogo del napoletano,  ma anche e soprattutto per una impostazione scenica, che coinvolge scenografia, ritmi recitativi e, in certi casi, le stesse battute, ispirate alla liscìa catanese.
Una contaminazione troppo ardita? Un pericoloso azzardo?
Probabilmente sì, ma ben riuscito.
La rielaborazione di Aldo Lo Castro conferisce alla pièce rappresentata al teatro Mandela una identità propria che, pur conservando l’arguzia narrativa di Scarpetta, risulta alla fine assolutamente godibile per gli spettatori.
Alla positiva conclusione dell’esperimento contribuiscono gli attori che, con un singolare equilibrio di livello recitativo, riescono a mantenere incalzante la narrazione, disegnando e caratterizzando effiucacemente personaggi, anche di minore importanza, destinati a rimanere ben impressi nella memoria: cito, non esaustivamente, Michelino (il fin troppo accondiscendente amico del bamboccione interpretato da Daniele Lando), le gemelle siamesi (Rosa Lao e Vittoria Smirti), il burbero pompiere (Nicola Abbadessa), lo stordito e sgtralunato direttore della pensione (Pippo Santonocito), l’attore Vittorio (Giovanni Zuccarello) etc. etc.
Tra tutti, a mio avviso, emergono però l’ottima interpretazione di Alfio / Felice Sciosciammocca nelle cui vesti si cala un Alfiotrano Costanzo in gran forma e la spassosa interpretazione che Marinella Maugeri riesce a dare dell’imbranatissima Agatella, zitella senza speranze.
Azzeccate le scene allestite dalla Ditta Balsamo e assolutamente perfetti i costumi del duo Rosy Bellomia e Shirley Campisi.
Nel corso della commedia risate a non finire e, al calare del sipario, prolungati e convinti applausi da parte degli spettatori che riempivano quasi per intero i 500 posti del Nelson Mandela,  resi ancora più caldi e festosi dall’atmosfera familiare.
Per concludere un’ultima osservazione, dettata dalla visione di questa recita ma di carattere più generale: il cosiddetto teatro di provincia, spesso teatro di base portato avanti da attori non professionisti, riveste, a mio modo di vedere, soprattutto quando ben realizzato come nel caso del Teatro Metallurgico, riveste un ruolo determinante per avvicinare nuovo pubblico alla prosa. 
 
 
 
E allora sapete che vi dico?
Evviva la liscìa.
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    GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Antonio Conte: «Sono innamorato del palcoscenico. E con ciò?»

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In «Sua Eccellenza è servita», commedia scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Antonio Conte si calerà nei panni di un singolarissimo vescovo.

Questo vi basti, per ora. Il resto di Antonio lo capirete dalle risposte che ha fornito alle mie domande.

 

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Circa trent’anni di carriera tra palcoscenici e set. Nel frattempo, il mondo è cambiato rapidissimamente, a detta di molti non in senso migliorativo. Per quanto riguarda l’evoluzione del mondo dello spettacolo, segnatamente quello nazionale, nello stesso arco temporale, qual è la tua sensazione “dall’interno”?

Per certi aspetti lo vedo migliorato per altri decisamente “deteriorato”.

 

Andando più nel dettaglio?

Una volta, diciamo fino agli anni ’80, il teatro, il cinema e la tv erano punti di arrivo; oggi, invece, costituiscono solo punti di partenza nella ricerca della “notorietà”. In buona sostanza la pratica teatrale si è equiparata, in questo, a quella della tv che, nel frattempo, a seguito dell’avvento di certe emittenti private, ha abbassato notevolmente il proprio livello qualitativo, scivolando in una spirale da eterno, melenso «Grande Fratello»”. A ciò si aggiunge un pessimo uso delle nuove tecnologie: l’avvento dell’ Archetto, tanto per fare un esempio, ha fatto sì che, anche in teatri dotati di un’ottima acustica, gli attori si siano orientati a affidarsi alla comoda (ma a mio avviso mistificatoria) scorciatoia dell’amplificazione elettronica. Un po’ come nella musica, insomma: grazie alla tecnologi può cantare anche una voce da rospo ma mi chiedo… questo è davvero buono e giusto?

Fin qui tutto negativo, mi pare.

Un lato positivo c’è: sta emergendo, da qualche anno a questa parte, molta drammaturgia nuova, firmata da autori contemporanei e, in molte occasioni, giovani di straordinario talento.  Anche qui, però, non mancano le controindicazioni: da una parte una permanente diffidenza da parte del pubblico verso ciò che non è “classico”, dall’altra (e questo è davvero un punto dolente), perché c’è una sconcertante penuria di validi produttori, capaci d’individuare e di promuovere le vere eccellenze emergenti.

Questa della carenza di impresari all’altezza è una recriminazione che non sei il primo a fare…

 

Oh, improvvisarsi produttore teatrale è qualcosa che possono fare tutti, in questo momento di crisi che porta gli operatori del settore ad accettare, pur di lavorare, anche trattamenti non conformi a quanto previsto dal contratto nazionale o, bene che vada, alla corresponsione sistematica e pressoché indifferenziata del minimo sindacale.  Tutti possono farlo, riducendo all’osso il rischio finanziario, attraverso la non puntuale applicazione del contratto nazionale o, quando va bene. con l’applicazione sistematica del minimo sindacale. Ciò, naturalmente, finisce con il livellare (al ribasso) anche la qualità attoriale media. Come dire che “non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, insomma. A ciò si aggiunge che, a parte quanto si verifica per poche compagnie,  le rappresentazioni sono generalmente costituite da un ridotto numero di repliche: ho visto spettacoli che, per quanto ottimi, sono stati messi in scena solo per il brevissimo spazio di un weekend, per essere poi abbandonati. Ciò costringe l’attore, per riuscire a sbarcare il lunario, a impegnarsi ogni anno per 4/5 spettacoli, con ovvii risultati sulla preparazione di ognuno di essi.

 

 

Teatro, cinema e tv. Nel Tuo curriculum c’è davvero di tutto e di più: dal brillante al drammatico, dall’operetta alla realizzazione di spot pubblicitari per marchi prestigiosi. Se mi è consentita la similitudine, sei come un nuotatore che si presenta alle Olimpiadi cimentandosi in tutti gli stili e su tutte le distanze. Ma quali sono davvero le preferenze artistiche di Antonio Conte?

Il Teatro, tutta la vita:  da una parte perché è la modalità di espressione artistica con la quale  ho avuto a che fare nel maggior numero delle occasioni, dall’altra (soprattutto) perché stare in palcoscenico, dovermi confrontare ogni giorno con il pubblico, anzi ogni giorno con un pubblico diverso, mi stimola in modo incredibile. Senza spettatori non c’è Teatro, dunque per il pubblico bisogna nutrire assoluto rispetto e profondere il massimo impegno, in ogni occasione.

 

Definisci in poche parole cosa significa, per Te, “fare l’attore”

Una grande possibilità che la vita assegna a me e agli altri che sono come me. L’impagabile possibilità di dimenticare (pur se momentaneamente)  i problemi e le angosce del reale,  trovando rifugio nell’esistenza di un personaggio, che si trasforma in qualcosa di straordinariamente liberatorio quanto più si riesce nell’immedesimazione. E, paradossalmente, ciò avviene anche quando il personaggio che ci si trova a dover interpretare è tragico sfigato come Amleto o squallido come Fantozzi.

 

Parliamo della parte “comica” del tuo curriculum. Hai lavorato con comici del calibro di Bramieri, Verdone, Panariello, Cristian De Sica, Brignano, Insegno, Montesano, Dorelli, Vianello, Arena… e mi fermo qui altrimenti rischiamo di fare notte. Possibile che, nel corso delle prove, o delle riprese, non ti sia mai capitato di scoppiare a ridere?

È successo, ma molto raramente, diciamo che potrei contare le occasioni sulle dita di una sola mano. Vedi, agli esordi della mia carriera ho ricevuto da un grande Mario Carotenuto (con cui ho lavorato per 5 anni. per centinaia di repliche) una educazione piuttosto severa: un autentico professionista del palcoscenico, di una rigidità e di una serietà incredibile. Un altro maestro che si è rivelato piuttosto esigente è stato Carlo Croccolo: in una rappresentazione del «Miles Gloriosus», in cui ero stato cooptato all’ultimo momento, per farmi notare una mia disattenzione, mi colpì, addirittura, in scena. Beh, non ci crederai, ma per quel gesto lo ringrazio ancora e  continuo ad amarlo alla follia.

 

Pochi, credo, conoscono la realtà teatrale di Roma come Te. Vista da fuori, la Capitale sembra, per così dire, discretamente strutturata sia per numero di locali che per varietà di offerta spettacolare. Le cose stanno davvero così? Cosa si potrebbe fare, a Tuo avviso, per migliorare ulteriormente la situazione?

Roma dispone effettivamente un’imponente offerta teatrale, più o meno come e quanto, in proporzione, le altre maggiori grandi città italiane. Come le altre patisce degli identici problemi. Da parte di “chi comanda” si potrebbe forse supportare con maggiore generosità quel  teatro di qualità che non risulta inserito nei soliti grandi circuiti e, soprattutto distribuire i contributi con maggiore equità e oculatezza e vigilare con la dovuta attenzione sulla correttezza dell’utilizzo dei fondi stanziati.  Certo, per finanziare chi lo merita davvero, bisogna conoscere il “mercato” e valutare chi vale e chi no, e questo, per essere sinceri e purtroppo, non sempre fa parte del bagaglio conoscitivo di ceri amministratori.

 

Stai per cominciare una nuova avventura con «Sua Eccellenza è servita», scritta da Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca per la regia di Giancarlo Fares che il prossimo dicembre esordirà, in prima nazionale, al Teatro Boni di Acquapendente, diretto dall’effervescentissimo Sandro Nardi. Si può avere qualche piccola anticipazione / indiscrezione?

Finalmente riesco a lavorare con Giancarlo! Fares è uno di quelli che (tornando all’inizio) rispetta il pubblico e soprattutto conosce il modo di trasportarlo in un mondo diverso, in uno stato di benessere che solo lo spettacolo può fornire. Proprio in questi giorni sta riscuotendo un enorme successo a Milano con il suuo fantastico «Le Bal», in tournée da tempo in tutta Italia.

Tornando a «Sua Eccellenza è servita», Il testo è interessante, originale e scritto bene, i personaggi sono ben delineati: insomma, noi attori  ci divertiremo molto, sperando che si diverta molto  anche il pubblico.

 

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Progetti in corso e futuri.

Sto lavorando per la realizzazione di serie televisiva molto divertente con avanzamento stato di lavori piuttosto buono. Poi c’è  «Ieri è un altro giorno» con Gianluca Ramazzotti, Antonio Cornacchione e Milena Miconi, un testo moderno scritto molto bene da due autori francesi Sylvain Meyniac e Jean Francois Cros. Nella pièce, ambientata in uno studio di avvocati si racconta (con effetti speciali e flash back molto insoliti per il palcoscenico) una situazione piuttosto insolita… e spassosa. Saremo in scena dal 5 al 22 aprile al Martinit di Milano e dal 26 aprile al Manzoni di Roma

 

Niente da aggiungere?

Come mia abitudine, in queste occasioni, colgo occasione per  ringraziare chi, pur non dovendomi nulla, ha avuto la bontà di farmi del bene. In particolate il Maestro Landi (conosciuto al Teatro dei Satiri per «Omicidio a mezzanotte»: accompagnando l’amica Nadia Rinaldi, con cui lavoravo insieme, per un provino, ebbi occasione di coadiuvarla in un pezzo a due che si trasformò poi, inaspettatamente, in una specie di happening in cui mi trovai a ballare, al suono di un pianoforte, con Marisa Laurito… e in un positivo provino anche per me. Ai ringraziamenti aggiungo Paolo Triestino con cui ho fatto «Grisù, Giuseppe e Maria»  e che più volte si è offerto come mio garante per la partecipazione a spettacoli di grande spessore e bellezza, come «Brividi in arrivo»

 

Qualcuno da salutare?

Tutti quelli che mi seguono, ai quali do appuntamento il prossimo 3 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente per la prima e a Roma dal 7 al 10 dicembre al nuovissimo Teatro Cyrano per le repliche (le prime di una lunga serie, ci si augura) di «Sua Eccellenza è servita», naturalmente. Ah, l’invito è esteso anche a coloro che ancora non mi seguono… ma che presto cominceranno a seguirmi, oh se mi seguiranno!

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IL CURRICULUM DI ANTONIO CONTE

(e scusate se è poco)

TEATRO

  • 2012/13 “Cicchignola” – S. Giordani
  • 2012/13 “La cena”  – C.Boccaccini
  • 2012/13 “Finchè vita non ci separi” – V.Gasbarri
  • 2011/12 “Una volta nella vita” – F. Della Corte
  • 2011/12 “Pericolo di coppia” – C.Insegno
  • 2010/11 “La Marcolfa”  – C.Simoni
  • 2010/11 “Il giro del mondo in 80 giorni” – G. Ramazzotti
  • 2009/11 “La strana coppia” – F. Tavassi
  • 2008/09  “Una pillola per piacere” – C.Insegno
  • 2007/08 “RIsate al 23° piano” -C.Insegno
  • 2007/08 “Pazzi in partenza” – A.Santos
  • 2007/08 “Il re di New York” – C.Insegno
  • 2007/08 “Grisù,Giuseppe e Maria” – N.Pistoia
  • 2007/08 “S-Cena con delitto” – R.Bonacini
  • 2005/06 “Arsenico e vecchi merletti” – A.Corsini
  • 2005 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2005 “L’OSPEDALE PIÙ PAZZO DEL MONDO” – C. Insegno
  • 2005 “ARSENICO E VECCHI MERLETTI” – A. Corsini
  • 2004 “AL MOULIN ROUGE CON TOULOUSE LAUTREC” – W.Manfrè
  • 2004 “BRIVIDI IN ARRIVO” – M. Fallucchi
  • 2004 “PER TE… PER NOI… PER CLYDE” – D.Belfiore
  • 2004 “IL MALATO IMMAGINARIO” – R. Laganà
  • 2004 “GLI ALLEGRI CHIRURGHI” – C. Insegno
  • 2004 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2003 “LA BATTAGLIA DI CERIGNOLA” – N. La dogana
  • 2003 “UN DUE TRE…OH…TELLO!” – R. Della Casa
  • 2003 “ACCADDE A MOMPEO” – O. Borgia
  • 2002 “LA STRANA COPPIA” – G. Zampieri
  • 2002 “RICCARDO III” – N. La dogana
  • 2002 “CITY READING – RING” – A.Baricco
  • 2002 “CAVALLERIA, DA VERGA A MASCAGNI” – N. La dogana
  • 2002 “LA BOHÈME DA MURGER A ILLICA E GIOCOSA” – N. La dogana
  • 2001 ”SARTO PER SIGNORA” – N. La dogana
  • 2001 ”GALILEO GALILEI” – N. La dogana
  • 2001 “NEROTANGOROSSOSANGUE” – D. Belfiore
  • 2001 “LA TOSCA TRA SARDOU E PUCCINI” – N. La dogana
  • 99/00 “UN MANDARINO PER TEO” – G. Landi
  • 99/00 “PALLOTTOLE SU BRODWAY” – R. Giordano
  • 98/99 “L’IMPERO DEI SENSI DI COLPA” – D. Camerini
  • 98/99 “PALLOTTOLE SU BROADWAY” – E.M.Lamanna
  • 98/99 “I VERI FIGLI DI FILUMENA M.” – E. M. La manna
  • 1996 “NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI” – E.M. La manna
  • 92/93 “DRACULA IL MUSICAL” – L. Lerici
  • 93/94 “LA BOTTEGA DEL CAFFÈ” – N. La dogana
  • 94/95 “IL TACCHINO” – G. Sepe
  • 91/92 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 91/92 “I NUOVI TRAGICI” – P. De Silva
  • 90/91 “OMICIDIO A MEZZANOTTE” – E. M. La manna
  • 90/91 “ULTIMAMENTE HO DOPPIATO UN TOPO” – P. De Silva
  • 90/91 “LULÙ” – T. Brass
  • 89/90 “UN CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE” – N. La dogana
  • 89/90 “MILES GLORIOSUS” – C. Croccolo
  • 87/88 “L’AVARO” – N. La dogana
  • 87/88 “FALSTAFF E LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR” – N. La dogana
  • 86/87 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “IL MERCANTE DI VENEZIA” – N. La dogana
  • 85/86 “LA LOCANDIERA” – N. La dogana
  • 85/86 “L’AULULARIA” – N. La dogana
  • 84/85 “SUL CANAPÈ” – N. La dogana
  • 84/85 “VERSO…CARRIERI” – E. Toscano
  • 84/85 “LA CELESTINA” – N. La dogana
  • 1984 “IL VIAGGIO INCANTATO” – F. Passatore
  • 82/83 “UNA DIABOLICA INVENZIONE” – A. Trionfo
  • 82/83 “QUESTA SERA DA TOSTI” – G. Navello

OPERETTE

  • 2004 “PAGANINI”  – G.Landi
  • 2002 “LA VEDOVA ALLEGRA” G.Landi
  • 1995/96 “LA PRINCIPESSA SISSI” G.Landi
  • 1995 ” LA PRINCIPESSA DELLA CZARDAS”  G.Landi
  • 1994  “LA VEDOVA ALLEGRA” G. Landi

CINEMA

  • 2004 “TI DISPIACE SE BACIO LA MAMMA?” – A.Benvenuti
  • 2002 “NATALE IN INDIA” – Neri Parenti
  • 2002 “L’AMORE TARDI” – A. Benvenuti
  • 2001 ”CAVALCANDO LA TIGRE” – C. Mazzacurati
  • 2000 ”SI FA PRESTO A DIRE AMORE” – E. Brignano
  • 2000 ”GLI ASTRONOMI” – D. Ronsisvalle
  • 2000 ”MARI DEL SUD” – M. Cesena
  • 1999 “TIFOSI” – N. Parenti
  • 1999 “C’ERA UN CINESE IN COMA” – C. Verdone
  • 1998 “BAGNO MARIA” – G. Panariello
  • 1996 “GRATTA E VINCI” – F. Castronuovo
  • 1996 “BELLA CIAO” – X. Schwarzenberger
  • 1995 “NINFA PLEBEA” – L. Wertmuller
  • 1991 ”COSI FAN TUTTE” – T. Brass

TELEVISIONE

  • 2013 “DONNE, VITTIME E CARNEFICI” – L.Alcino
  • 2012 “VEDETTO FINALE” – L.Alcino
  • 2007 “IL COMMISSARIO DE LUCA” – A. Frazzi
  • 2008 “LO SMEMORATO DI COLLEGNO” – M. Zaccaro
  • 2006 “UN POSTO AL SOLE D’ESTATE” – F. Sabbioni
  • 2005 “PADRI E FIGLI” – Gianfranco Albano
  • 2005 “CAMERA CAFFÈ” – C.Sanchez
  • 2005 “AL POSTO TUO” – F.Bianca
  • 2003 “DON LUCA” – D.Pisani
  • 2003 “IL MARESCIALLO ROCCA 4” – G. Capitani e F. Jephcott
  • 2003 “LA SQUADRA” – M. Caffo
  • 2001 “DISTRETTO DI POLIZIA” – A. Grimaldi
  • 2001 “IL COMMISSARIO” – A. Caponi
  • 1999 “UN POSTO AL SOLE” – V. Terracciano
  • 1999 “L’ISPETTORE GIUSTI” – S. Martino
  • 1998 “SQUADRA MOBILE-SCOMPARSI” – C. Bonivento
  • 1998 “PAPERISSIMA” – S. Arruffi
  • 1997 “DUE PER TRE” – R. Valentini
  • 1997 “MAMMA PER CASO” – S. Martino
  • 1997 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1997 “CASCINA VIANELLO” – G. F. Lazotti
  • 1997 “GLI EREDI” – J. Dayan
  • 1997 “DISOKKUPATI” – F. Di Rosa
  • 1996 “IO E LA MAMMA” – F. Gasperi
  • 1996 “CARRAMBA CHE SORPRESA” – S. Japino
  • 1996 “QUEI DUE SUL VARANO” – S. Arruffi
  • 1994 “NONNO FELICE” – G. Nicotra
  • 1992 “IL GRANDE CIRCO DI RETE 4” – M. Rabissi
  • 1992 “BELLEZZE AL BAGNO” – G. Landi
  • 1992 “SERATA D’ONORE” – G. Landi
  • 1985 “LA CELESTINA” – D. Perego
  • 1984 “1914 LE RADIOSE GIORNATE” – M. Leto
  • 1983 “GUIDO GOZZANO” – G. Casalino
  • 1983 “IL PROCESSO MATTEOTTI” – G. Casalino

 

   Guitto Matto

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Chi ha detto che non ci sono più i Gentiluomini di una volta?

      La storia

Scritta tra il 1592 e il 1594 è una delle prime opere scritte da Shakespeare, una pièce tragicomica, effervescente e suggestivamente discontinua. Vicenda complessa che vede come protagonisti i due giovani amici Valentino e Proteo. Il primo, partito da Verona per stabilirsi a Milano, incontra la bella e ricca dama Silvia di cui, ricambiato, s’innamora. Proteo, andando a trovare l’amico, nonostante abbia lasciato a Verona la fidanzata Giulia, si innamora anch’egli di Silvia. Giulia, messa in allarme dal suo intuito femminile, si presenta a Milano mascherandosi da uomo. In un concitato quanto intricato epilogo, Valentino e Proteo (che tenta di rapire Silvia) si affrontano nella foresta. Valentino libera la donna ma,  in nome dell’amicizia, rinuncia a lei in favore dell’altro. Proteo, però, in nome dello stesso sentimento, a sua volta rinuncia a Silvia e torna da Giulia. Un lieto fine, o forse no.

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    L’opera

Il sipario si apre su una scenografia essenziale, ma di grande suggestione: una costruzione modulare dai colori desertici, mimetici, lunari, virati in un gialloverde coloniale.

Si comincia con una separazione che non è soltanto l’ìinizio di una frattura tra due amici, inevitabile epilogo di certi forti sodalizi giovanili, soprattutto maschili, ma anche l’inizio dell’ennesima battaglia dell’eterno conflitto tra sentimenti e valori spesso contrastanti, come quelli dell’amicizia e dell’amore.

Quell’amore che, nella visione shakespeariana rappresenta il più potente motore di vita.

Quell’amore che non è esattamente ciò che il drammaturgo intende raccontare, ma quel che il pubblico del suo tempo vuole vedere e vivere dalle proprie poltrone: sentimento tragico e romantico, dominatore di cuori e di coscienze, inesorabile aggressore dell’anima che colpisce più duramente proprio chi meno sembra credere nella sua potenza.

Quell’amore, che però, probabilmente, il Grande Bardo guardava con altri occhi, molto più freddi e razionali. Un paravento, o piuttosto un comodo pretesto, utile a mascherare, dietro al più esasperato romanticismo, pulsioni carnali e istinti di possesso e di dominio. Un veleno dolceamaro che morde il ventre prima e più ancora di intossicare il cuore. Fonte di corruzione, in casi estremi,  e di efferati comportamenti: è il caso del gesto ignobile di Proteo, che arriva a donare come pegno d’amore alla nuova passione, Silvia, proprio l’anello ricevuto in regalo allo stesso titolo dalla fidanzata Giulia. 

Si respira una consistente e popolare carnalità in questa pièce, studiatamente sguaiata, in certi casi, al non nascosto scopo di catturare attenzione e applausi suscitando ilarità negli spettatori di ogni ceto sociale e popolare che si accalcavano nei polverosi teatri del sedicesimo secolo londinese. Un compromesso utile e necessario, mirato a trasmettere e dfare passare messaggi di ben più ampio respiro.

Perché il giovane e ancora acerbo drammaturgo William Shakespeare si mostra e si dimostra ne «I due gentiluomini di Verona» già in tutto il suo talento di narratore dall’immensa capacità di scrittura teatrale. Quasi un mostro, in riferimento all’età anagrafica, visto che, nelle pieghe della narrazione, lo si scopre già dotato, a dispetto della tenera età,  di tutta la saggezza del mondo.

Poi, però,  (per fortuna), arriveranno la maturità e la vecchiaia a fare, a Lui e a noi, un contraddittorio quanto inestimabile dono; quello della straordinaria, visionaria, fresca e giovanissima follia che ne fa il Genio insuperato e forse insuperabile della drammaturgia mondiale.

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   Lo spettacolo  (PH Serena Pea)

Ciò che colpisce di più in questa rappresentazione è la straordinaria omogeneità di recitazione che Giorgio Sangati (responsabile anche di questa versione italiana della commedia) riesce a ottenere  dal suo cast, composto di attori di elevato livello professionale. Un compito che il regista non si accontenta di svolgere in modo pulito e ordinato, impegnandosi in azzeccate e del tutto originali trovate sceniche e narrative.

Dall’accattivante prestazione della guest star a quattro zampe (il cane Charlie, molto ben calato nel ruolo), all’introduzione di certi “modernismi” stimolanti ma mai invadenti sia nel linguaggio che nei movimenti, alla originalissima idea del mantenimento in scena nel corso dell’intervallo di uno stoico Ivan Aloisio (Valentino) capace di rimanere immobile come una statua, in piedi al centro del palcoscenico per tutta la durata dell’intervallo, la discontinuità narrativa di questa pièce viene trasformata in un susseguirsi di stimoli capaci di far digerire in modo del tutto indolore al pubblico la lunga durata della commedia.

Tutti perfettamente all’altezza gli attori, a partire dal già citato AloisioFausto Cabra (Proteo) la cui breve intervista concluderà questa recensione.

Delle scene di Alberto Nonnato si è già detto, splendidi i costumi di Gianluca Sbicca, perfette (e questa non è una novità) le luci di Cesare Agoni.

Applausi meritati, prolungati e convinti per una partenza “ufficiale” della stagione 2017/2018 che meglio di così non poteva andare.

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Versione italiana e regia di Giorgio Sangati

Scene di Alberto Nonnato 

Luci di Cesare Agoni

Costumi di Gianluca Sbicca

Con: Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello, Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri, Giovanni Battista Storti, Chiara Stoppa, Alessandro Mor, Diego Facciotti.

e con la partecipazione straordinaria di Charlie

 

Produzione del CTB Centro Teatrale Bresciano  con Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale.

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    Che ne dice Proteo (ovvero Fausto Cabra  *)

«Ci tengo a rendere giustizia a un testo che, secondo me va inserito a pieno titolo tra i grandi capolavori di Shakespeare, e che collocherei tra i più avanguardistici scritti dal Grande Bardo. Un vero e proprio inizio di una rivoluzione destinata a cambiare non solo la storia del Teatro.

Quando ho cominciato a lavorarci l’impressione (e l’emozione) è stata quella di scoprire qualcosa di assolutamente nuovo, come se fosse saltato fuori un inedito shakespeariano.

Tutti noi del cast ci siamo sentiti e ci sentiamo responsabili della messa in scena un testo totalmente dimenticato. E di cercare di fargli giustizia. Personalmente lo considero un autentico capolavoro di libertà drammaturgica che solo oggi forse può essere conmpreso e pienamente apprezzato, anche negli aspetti più misterici.»

 

 

(*)

Con l’importante “bagaglio” di una preparazione attoriale di prim’ordine sulle spalle, Fausto Cabra nel 2005 riceve il Premio Salvo Randone  come Miglior Giovane Attore Neodiplomato italiano. Lavora in diversi spettacoli prodotti dal Piccolo Teatro con la regia di L. Ronconi, ma anche R. Carsen, E. D’Amato, E. Bronzino, G. Sangati e C. Simonelli. Per il Teatro Stabile di Torino ha partecipato a varie produzioni, incontrando diversi registi: K. Arutyunyan W. Le Moli V. Arditti E. Malka e Claudio Longhi, con il quale collaborerà x molti anni anche in altri enti stabili, tra cui l’ERT e il Teatro di Roma. Dal 2006 collabora costantemente con Ricci/Forte in “Troia’s Discount”, “100% Furioso”, “Macadamia Nut Brittle”, come attore o assistente regia. Nel 2007 si aggiudica il Premio Ernesto Calindri  come Miglior Attore Emergente. Con Y. Ferrini recita in “Onora il padre e la madre” regia F.Olivetti. Nel 2010 comincia la collaborazione con il Globe Theatre di Roma, prendendo parte a “Molto Rumore Per Nulla” con la regia L. Scaramella ed a “Romeo Giulietta” regia Gigi Proietti nel ruolo di Mercuzio. Tra 2011 e 2012 inizia la collaborazione con Israel Horovitz e la sua compagnia italiana. Collabora con giovani compagnie emergenti, Piano In Bilico e Gli Incauti. Continua a tenere viva la collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano partecipando ad una serie di Lab. con il Maître F. Jaibi. Nell’estate 2012 incontra grazie alla Biennale Teatro il Maestro D. Donnellan, con cui lavorerà per 2 estati consecutive. Torna a collaborare con Luca Ronconi nelle estati 2012/13. Dal 2012 collabora con il CTB (CentroTeatraleBresciano) in 3 spettacoli con la regia di E. Bucci e M. Sgrosso, e poi con la regia di D. Salvo. Incontra nel 2014 G. Bisordi in “La Vita Agra” e “Actarus”.
Al cinema ricopre il ruolo principale in “L’estate d’Inverno” e “In guerra” di D. Sibaldi. È tra i protagonisti di “Lehman Trilogy”,  regia L. Ronconi.

 

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  (PH Serena Pea)

 … e tanti saluti da Charlie, naturalmente !

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   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Giovani attori per un antico testo

Stamattina, nel foyer del CTB, serrata conferenza stampa in occasione del vero debutto della stagione teatrale 2017-2018 con «I due gentiluomini di Verona», dopo il gustoso antipasto servito al Santa Chiara con «Curamistrega».

La notizia più curiosa è che nella recita di «I due gentiluomini di Verona» c’è un attore che è un autentico cane. Per di più, invece di nascondersi per sfuggire al pubblico ludibrio, stamattina ha avuto la bestiale impudenza di presenziare alla rituale conferenza stampa tenuta al CTB, seduto in primissima fila.

Anzi, più che seduto, sarebbe meglio dire accucciato.

Eccolo qui, ripreso accanto a Patrizio, e il mistero è svelato.

Il mistero sì, ma resta la curiosità anche di vedere la qualità della sua recitazione, che ci terremo fino a martedì sera..

Veniamo alla conferenza stampa, introdotta dai saluti del padrone di casa  Gian Mario Bandera, che sottolinea le ragioni e la finalità di questo spettacolo diretto e recitato, per la gran parte del cast, da giovani talenti. Dopo di che sottolinea come la co-produzione dello spettacolo con il Teatro Stabile del Veneto sia nel solco di una sempre più decisa ricerca di sinergie con i più prestigiosi teatri nazionali.

Prima che la parola passi al regista,  il professor Luigi Mahony riferisce, giustamente compiaciuto, che, essendo stato già raggiunto il numero di abbonamenti registrato nella precedente stagione (a sua volta record) la ragionevole previsione è quella di consuntivare, a bocce ferme, un ulteriore incremento del 10%.

L’intervento di Giorgio Sangati prende le mosse dalla soddisfazione di aver potuto dirigere un cast di grande livello, che si è lasciato totalmente coinvolgere nel progetto.

(PH_Umberto Favretto)

 

«Questa rappresentazione è un autentico punto di svolta nel pensare il Teatro, trattandosi non di uno Shakespeare minore, ma di uno Shakespeare da indagare, attraverso quest’opera che, con ogni probabilità, è la prima scritta e messa in scena dopo l’arrivo a Londra» afferma convinto, prima di passare a un’analisi per così dire più “tecnica” della commedia.

«Si tratta di un’analisi del rapporto tra uomo e lealtà, intesa come atteggiamento con il prossimo, certamente, ma anche e soprattutto con se stessi. Posso aggiungere che è nella discontinuità (di ambientazione, di ritmo, di tensione emotiva, che va individuata l’assoluta eccezionalità dell’opera. Una discontinuità che riflette, a ben pensarci, proprio ciò che accade nelle vite degli uomini, assai raramente ordinate da una regia lineare. Si tratta di una commedia, sì, che contiene in sé, però, una potente drammaticità, miscelando, come solo Shakespeare sa fare, l’ “alto” con il “basso” dell’anima umana »

Non può mancare, prima del congedo, qualche parola su Charlie, l’attore quadrupede:

«La sua presenza intende ricordare continuamente, sia agli attori che al pubblico, che l’uomo altro non è che un animale reso civile dalle convenzioni»

Una breve divagazione (mia) sulle c.d. opere prime dei grandi artisti: vedo la produzione di uno scrittore o di un drammaturgo come un palazzo del quale, le prime realizzazioni creative, costituiscono le pietre angolari sulle queli si eroge poi, anno dopo anno, lavoro dopo lavoro, grandi palazzi di meravigliosa bellezza. Se questo concetto passa, ne deriva però che, per ammirare le rifiniture, i fregi, i marmi e gli stucchi che compongono la costruzione finale, non si possa prescindere dal riconoscere agli esordi il giusto valore.

Ed è così. suggerisce Giorgio Sangati, che lo spettatore più attento troverà ancora maggior godimento dalla visione de I due gentiluomini di Verona, scoprendo nelle varie scene, in nuce, tematiche e atmosfere che saranno trattate dal Grande Bardo nel prosieguo del suo magistrale progetto creativo.

Dunque ecco l’appuntamento:

 

Di: William Shakespeare

Versione italiana e regia di Giorgio Sangati
Scene di Alberto Nonnato

Luci di Cesare Agoni

Costumi di Gianluca Sbicca
Con: Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello, Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri, Giovanni Battista Storti, Chiara Stoppa, Alessandro Mor, Diego Facciotti.

e con la partecipazione straordinaria di Charlie

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   GuittoMatto

 

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Streghe: mostri… oppure dottoresse?

Più o meno, la storia è sempre la stessa: ciò che non si conosce, al tempo stesso attira e respinge, da una parte incuriosisce, dall’altra… fa paura.

E la paura, com’è noto, molto spesso si rivela un pessimo consigliere.

Così, negli anni più oscuri di un’epoca oscura quanto fu il Medioevo, in un mondo tormentato da miseria, carestie, epidemie e guerre, dunque da ogni tipo di flagelli naturali e di origine umana, primo tra tutti quello, terribile, dell’ignoranza e della superstizione, la scelta più facile era lì, a portata di mano. In un sanguinoso delirio collettivo, gran parte dei mali fu caricata sulle streghe, creature eccentriche, solite vivere ai margini di città e villaggi e della cosiddetta “società civile”.

Del resto il nome stesso di strega, derivato con ogni probabilità da stryx, un uccello notturno cui veniva attribuita l’inquietante attitudine di nutrirsi succhiando il sangue dei bambini nella culla, come un vampiro, la dice lunga su ciò che le credenze popolari finirono con l’attribuire ben presto a questa figura femminile. 
In realtà, molte di queste donne a loro modo anti-sistema, coltivavano interesse per la natura, per le erbe ed altri rimedi, sostituendosi in moltissime occasioni, nella cura di uomini e animali, ai più costosi “dottori”: a esse ci si rivolgeva per curare febbri e altri malanni, per praticare aborti e per avere consigli sulla contraccezione.

Certo, per arrotondare le entrate, di tanto in tanto ci stava pure la preparazione di qualche filtro d’amore o la messa in scena di qualche oscura “fattura”, a base di sangue di pipistrello e code di lucertola… ma questa è tutt’altra storia. 

   LO SPETTACOLO

Al Santa Chiara Mina Mezzadri in  prima nazionale, fa parte del progetto pluriennale IdentitàBs, mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del territorio attraverso il ricorso a talentuosi teatranti nati e/o formati in loco. 

L’ambito è bresciano. Per meglio dire, la vicenda (raccontata in qualità di autore e di regista da Marco Ghelardi) si svolge in Valle Camonica, sito -ahimé- tra i più attivi d’Italia nell’individuazione, escussione e combustione delle streghe, a cavallo del 1520.

Due donne le protagoniste: Angela e Biscia, lontanissime tra loro per censo, formazione culturale ed estrazione sociale, che s’incontrano per motivi “clinici”: la prima, cittadina senza problemi economici ma affetta da una malattia anomala quanto insidiosa, refrattaria ai rimedi proposti dalla medicina tradizionale del tempo, viene infatti affidata (spes ultima dea) alle cure della seconda che, per approfittare della situazione, s’improvvisa guaritrice.

Entrambe le donne, però e ahimé, sono però “troppo avanti” per i tempi, cosicché, inevitabilmente, il loro consorzio è destinato a interrompersi ben presto. Una, la più ricca, riuscirà comunque a trovare una via d’uscita, l’altra, invece…

Venendo allo spettacolo, anticipo subito che si è rivelato un ottimo biglietto da visita per la presentazione di questa nuova stagione targata C.T.B.

Se è vero che «chi canta prega due volte», come diceva Sant’Agostino, assistendo a Curamistrega si può tranquillamente affermare che  «chi canta recita moltissime volte».

Prima di tutto perché le voci ben intonate e ben accordate tra loro di Monica Ceccardi (Biscia) e Silvia Quarantini (Angela) introducono cantando la narrazione e ne sottolineano con grazia (con ampi meriti da riconoscere alle suggestive melodie e agli effetti sonori creati da Mimosa Campironi) i passi più significativi. In secondo luogo perché, con grande versatilità e con sorprendenti credibilità ed efficacia, le due attrici impersonano, oltre ai due principali, un gran numero di personaggi complementari.

Eccellente il gioco di squadra, il loro, con la partenza spumeggiante di Monica Ceccardi (deliziosa nei movimenti di Biscia, degni dei sornioni ammiccamenti del Jack Sparrow di Johnny Depp) e l’interpretazione di Silvia Quarantini che parte piano per consolidarsi ed esprimersi al meglio (come il motore di un diesel di lusso) con la prosecuzione dello spettacolo.

Pulita, ordinata e fantasiosa la regia di Marco Gherardi (anche autore del testo) ed essenziali, ma di perfetta resa scenica, le scene e i costumi di Domenico Franchi. Eccellente, come sempre, la gestione delle luci opera dell’esperto di casa Cesare Agoni, insieme a Sergio Martinelli.

Eccellente la soluzione scelta per il finale, anche se il messaggio di speranza che si vorrebbe far passare con l’ultima canzone fatica a dirottare il senso di una storia che, nella generalità degli spettatori, mi è sembrato lasciare invece un rintocco cupo e poco incline alla speranza.

«Per me no» si canta in una canzone, allegra e spensierata solo in superficie.

«Il mio maestro è il mondo» è il ritornello dell’altra.

Ma, con il mondo che ci circonda in questo difficile momento della storia che, probabilmente, nonostante il progresso delle scienze, si sta rivelando non meno violento di quello del ‘500, nelle faville del rogo finale si fatica a intravvedere riflessi di speranza.

Perché se le cose non cambieranno, e devono cambiare al più presto, di questo mondo resterà solo grigia e sottile cenere.

Così, almeno, è arrivato a me.

La realtà, ciò che conta davvero, però, è che, quando cala il sipario, meritatissimi, prolungati e convinti, scrosciano gli applausi di tutti gli spettatori del Santa Chiara Mina Mezzadri.

E la magia stregata del Teatro si perpetua.

 

TESTO E REGIA DI MARCO GHELARDI
MUSICHE ORIGINALI ED EFFETTI SONORI MIMOSA CAMPIRONI
SCENE E COSTUMI DOMENICO FRANCHI
LUCI CESARE AGONI E SERGIO MARTINELLI
CON MONICA CECCARDI E SILVIA QUARANTINI
PRODUZIONE CTB CENTRO TEATRALE BRESCIANO

 

 Brescia – Teatro  Santa Chiara Mina Mezzadri dal 22 al 24 settembre 2017 

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Quella famosa Napoli… che non ti aspetti

 «Napoli magica – Vispi morituri, morti viventi e morti di fame» è il titolo volutamente didascalico e paradossale della pièce che il professor Giulio Forbitti (per la ventesima volta, un vero record) ha scritto per il consueto spettacolo messo in scena (sotto la responsabilità della professoressa Elena Bonometti, affiancata nel lavoro di direzione di palcoscenico dalla collega Maria D’Abrosca) dagli alllievi ed ex-allievi dell’Istituto Primo Levi di Sarezzo, insieme ai ragazzi diversamente abili della cooperativa «L’Aquilone», per la regia di Guido Uberti

La trama:

Nella commedia, andata in scena venerdì e sabato sera sul palcoscenico del teatro San Faustino di Sarezzo, si narra del viaggio a Napoli,  in visita all’anziana nonna che, pur ancora lucida e autosufficiente, sente incombere l’arrivo della morte, di una famiglia ormai radicata al nord. Troveranno, oltre alla riscoperta di una donna in cui all’arguzia partenopea si miscela armonicamente una singolare sapientia vitae, un mondo sconosciuto, intessuto di arte, di storia, di leggende, superstizioni e autentiche magie.

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Lo spettacolo

Si comincia con il sipario tirato e, davanti, la professoressa Elena Bonometti e il drammaturgo Giulio Forbitti che introducono lo spettacolo al cospetto di una platea gremita di spettatori e (si vedrà poi) ben disposta all’applauso.

Poi si comincia e, subito, si capisce qunto siano giovani gli attori.

Qualcuno più giovane di quanto si sarebbe potuto immaginare.

L’argomento, però, è piuttosto complesso: sotto un leggerissimo ma gustoso velo di comicità tutta “acqua & sapone”, infatti, si palesa il tema dei temi: il rapporto dell’essere umano con una fine scritta sin dal momento della nascita, mannaia sterminatrice o preziosa cornice che, limitando il bel quadro della Vita, ne esalta vieppiù il valore.

La pièce è divertente e scorrevole, intarsiata anche di gradevoli momenti musicali e completata dalla accattivante coreografia finale.  Un brio complessivo che permette di sorvolare su alcuni passaggi (particolarmente quelli tesi a valorizzare i tesori artistici e i suggestivi misteri partenopei, in logica dipendenza delle finalità educative del progetto) che possono risultare alquanto didattici.

 

 

Bene la regia, attenta e capace di tenere in scena, senza confusione, un numero così alto di attori. 

Essenziale (anche e soprattutto per motivi di budget) ma efficace la scenografia.

Convinti gli applausi finali.

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  GuittoMatto

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