Brescia, città del Teatro (9) – Ricordando Marzia con affetto, nostalgia e lacrime di bellezza

.

.

Una profonda emozione condivisa, una struggente malinconia su ciò che poteva essere di una vita in fiore e non c’è stato, una tensione crescente che si scioglie solo al momento del chiudersi del sipario, in un grande, sonoro e ripetuto applauso finale.

Comincio dalla fine, per raccontare quanto accaduto ieri sera al Teatro Sant’Afra di Brescia, dov’è andato in scena, in prima nazionale, il dramma «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso», scritto da Patrizio Pacioni. Regia di Mario Mirelli, con l’assistenza di Pina Vivolo, interpretazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, scenografie di Ugo Romano, gestione suoni/luci di Stefano Caldera, per la produzione dell’Associazione Le Ombre di Platone ETF.

Un evento premiato, prima ancora di cominciare, da un interesse particolare di stampa e radio e dalla presenza di ben oltre 150 spettatori. Una pièce dal ritmo serrato, accuratamente confezionata, che, senza cadute di tensione, s’indirizza a un finale sorprendente ed estremamente coinvolgente.

.

.

Insomma, un cocktail davvero ben riuscito, il cui valore, la cui riuscita al debutto e il cui auspicabile successo futuro dipendono dal felice mescolarsi di pochi ma significativi elementi:
Il nitore e l’incisività della scrittura drammaturgica di Patrizio Pacioni, che ha affrontato un tema delicatissimo come quello del rapimento e dell’uccisione della piccola Marzia Savio stando bene attento a rispettarne la memoria e, nel frattempo, a non cadere nello stereotipo;
L’abilità registica di Mario Mirelli, capace di cimentarsi con l’opera in modo creativo e del tutto originale, senza però mai troppo discostarsi dal testo e, soprattutto, senza mai tradire lo spirito e i fini dell’opera;
La squisita e straordinaria sensibilità, tra trasognata tenerezza e implacabile sete di giustizia, con la quale Chiara Pizzatti si è calata sia nella interpretazione della dolce, ingenua e indifesa fanciullezza di Marzia Savio, che nella costruzione ipotetica di come sarebbe potuta divenire la personalità di quel magnifico fiore troppo premautramente reciso;
La passione, la passione e la passione (proprio così, passione al cubo, si potrebbe dire) spesa da un maiuscolo Massimo Pedrotti, che si è consegnato senza esitazioni, senza risparmio e senza pregiudizi a un personaggio complesso e oscuro come quello dell’assassino, scolpendolo con slanci, allucinazioni, rimpianti e rancori in modo assolutamente suggestivo e coinvolgente.

Adesso, però, sentite direttamente dalla stessa voce degli artefici dell’indimenticabile serata, raccolta a caldo nell’immediato dopo-spettacolo. Sappiate che, per riuscirci, ho dovuto farmi largo tra il folto stuolo degli spettatori che hanno scelto di congratularsi direttamente con loro con autore, regista e attori.

.

«La scrittura di questo dramma è stata una delle più faticose e sofferte della mia produzione, anche perché, attraverso la triste storia di Marzia, mi è sembrato di entrare in diretto contatto con la sofferenza e con l’essenza del male» fa presente l’autore dell’opera, Patrizio Pacioni.
«Ora che il progetto è divenuto realtà, però, sono molto contento del consenso manifestato dai tanti spettatori che sono venuti al Sant’Afra, tra i quali diversi “addetti ai lavori”» precisa subito dopo. «Siamo riusciti ad arrivare a questo attraversando non poche difficoltà e resistendo agli attacchi malevoli di certa stampa, sempre pronta a incrementare le vendite parlando alla pancia dei propri lettori, danneggiando tra l’altro proprio coloro di cui, in apparenza, vorrebbero ergersi a paladini» aggiunge, togliendosi fastidiosi sassolini dalle scarpe.
«La soddisfazione più grande, però, è stata quella di rispettare la promessa fatta al papà di Marzia, Dino, che poche settimane prima della morte, mi aveva chiesto di portare avanti fino in fondo questa operazione di memoria e di affettuosa rievocazione».

.

«Voglio considerare questo magnifico esordio solo come la prima tappa di un percorso che mi auguro lungo e proficuo» dichiara il regista Mario Mirelli. «La tragica vicenda della piccola Marzia può rappresentare una preziosa occasione per proseguire nel lavoro di scavo nell’animo umano, soprattutto per ciò che attiene l’aspetto espressivo» prosegue, sempre più orientato al futuro. «Se ci riusciremo (o meno) dipenderà in larga misura dalla disponibilità degli attori attraverso un atteggiamento di ricerca e abbandono».

.

«È stata una grande emozione portare in scena questo spettacolo» è l’esordio di Massimo Pedrotti. «Un impegno straordinario, di grande difficoltà ma capace di emozionarmi quanto mai mi è successo prima, un’emozione che ho avuto la fortuna di condividere con tanti amici, prima con quelli che, dandomi fiducia, hanno proposto e messo in cantiere questa avventura, poi con i tanti amici presenti alla “prima”».

,

«Preparare e mettere in scena un dramma di tale e tanta portata e intensità emotiva» confessa Chiara Pizzatti. «A volte, com’è giusto che sia, mi è capitato di sentire su di me, ancora più gravosa del solito, la responsabilità di dare vita e voce alla piccola Marzia. Non ho mai dubitato del progetto, per questo, anzi mi sono impegnata ancora di più e, alla fine, grazie anche ai consigli e al supporto dei miei “compagni di viaggio” ce l’ho fatta e la soddisfazione è stata davvero grande. Grazie a tutti coloro che hanno creduto in me e che mi hanno dato questa bellissima opportunità!»

.

I saluti finali

.

Caloroso commiato dal palcoscenico, con il commovente momento della consegna dei fiori idealmente destinati a Marzia, tramite la cugina Giuliana Savio, presente in sala.

.

Eccoli: i fiori già sono stati consegnati alla piccola Marzia.

.

Per chi non fosse stato presente al Teatro Sant’Afra, repliche di «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso» andranno in scena il 28 settembre a Marone e nel mese di novembre ancora a Brescia. Dopo di che sono previste numerose repliche nella provincia, prima di trasferirsi nel Lazio e in Toscana.
«Poi… si vedrà!» conclude Pacioni e se ne va.
A lavorare a un nuovo dramma, certamente.

.

.

GuittoMatto

.

.

.

.

Le foto di scena inserite a corredo del servizio, (tranne l’ultima, gentilmente fornita da Giusy Orofino) sono state scattate dal fotografo Filippo Palmesi di “Frame Factory“.

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (97) – C’è il sorriso di un Angelo, nel Parco di Rivoltella

.

Ancora una volta, ma le volte son poche, affido la conduzione di questa rubrica a Patrizio Pacioni.

Leggendo l’articolo capirete perché.

Bonera.2

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

.

.

Oggi pomeriggio c’erano quattro generazioni, al parco giochi di via Albinoni, a Rivoltella del Garda.

Anziani, adulti, ragazzi e bambini.

Per la scopertura di una targa, nella ricorrenza di un giorno molto triste di trentasei anni fa: il ritrovamento del corpo della piccola Marzia Savio, rapita e brutalmente uccisa nel 1982.

.

.

C’era il Sindaco di Desenzano, Guido Malinverno, che ricorda come quel piccolo parco fosse già intitolato alla bambina, ma che formalizzarlo, con una cerimonia ufficiale, assume un significato che va molto oltre la burocrazia.

Sì, è vero, e che questa riunione di popolo va molto al di là, lo dicono gli sguardi delle tante persone presenti, l’emozione che si respira nell’aria, il cordoglio ancora vivo negli occhi dei parenti più stretti e degli amici.

.

    

.

È il segno di un amore e di un dolore profondi, che non si sono mi sopiti. Del ricordo accorato di tutta una comunità, che non vuole che la memoria s’interrompa e si confonda nell’oblio.

.

.

«Tra me e Marzia passava solo una quarantina giorni» dice la cugina Giuliana Savio. Lo stesso cognome, la stessa età.

«Tante volte mi sono chiesta come sarebbe cresciuta lei, come si sarebbe sviluppata la sua esistenza, cosa avrebbe saputo fare e dare, quante cose avrebbe visto, se si sarebbe innamorata, sposata, se avrebbe avuto dei figlise le fosse stato permesso di vivere»

Le chiedo come fosse il carattere della cugina.

«Oh, Marzia era allegra, curiosa del mondo» mi risponde con un mesto sorriso, al ricordo.

«Vivace, assai più di me, che invece ero una bambina tranquilla».

.

.

Viene scoperta la targa, sulla quale sono incise le belle parole scritte da Mirco Maltauro, destinata a restare lì, a lungo.

Come il ricordo di Marzia Savio nei cuori dei suoi cari e dei suoi concittadini.

E non solo nei loro.

.

   

Categorie: Giorni d'oggi.